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Benvenuta sul forum.Il problema è che il comando \bibitem richiede obbligatoriamente una etichetta diversa per ogni citazione, altrimenti i comandi \cite non sanno che cosa citare.
Detto questo, mi pare strano che tu voglia togliere i numeri o quant’altro ti permetta di citare i tuoi riferimenti.
Ci sarebbe un modo, forse, per fare quello che vuoi tu.
Sarebbe quello di usare un database bibliografico e il pacchetto biblatex e il programmab biber, tutte cose che sono già installate sul tuo PC, tranne, ovviamante il databse bibliografico che contiene i tuoi riferimenti in una forma standard che non ha nulla a che vedere con LaTeX. Per saperne di più devi leggere il capitolo sulla bibliografioa della guida L’Arte di scrivere con LaTeX, che puoi scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito. È un testo per neofiti; Se già conosci LaTeX puoi forse saltare i primi tre o quattro capitoli, ma la loro lettura, che non non richiede più di una mezzoretta, vale comunque la pena. Poi il capitolo sulla bibliografia è illuminante. Il metodo che stai seguendo ora è un po’ artigianale e non ti consente di mantenere l’uniformità e la coerenza di composizione dei vari riferimenti se non con uno sforzo persoanle nel mettere tutti i comandi giusti al loro posto e recuperare tutte le informazioni necessarie per ogni tipo di pubblicazione; queste sono comunque necessarie anche epr il database bibliografico, ma le comode interfacce di JabRef, mutlipiattaforma, BibDesk, solo MAc; TeXstudio, multipiattaforma, eccetera, ti permettono di inserire le informazioni strettamante necessarie per ogni tipo di riferimenti, perché di presentano menù con le finestrine di tipo diverso epr ogni tipo di pubblicazione. Inoltre la configurazione/personalizzazione di biblatex ti permette di ottenere qualsiasi effetto speciale nella composizione della bibliografia.Senza scherzi, ti consiglio vivamente di cambiare metodo; il tempo che ci consumerai ti gratificherà abbondantemente nel vedere il risultato.
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Hai anche creato il symbolic link perché quel tex che c’è in /opt/texbin/ mandi davvero all’indirizzo giusto? Nella mia versione del file di Gregorio, nella paigna 5 c’è scritto esattamanete quale dei tre symbolic link bisogna creare. Se which tex non ti risponde quello che dice Gregorio, vuol dire che manca il simbolic link.
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Per il momento vedo che hai scritto newpstext invece di newpxtext.
Devo provare il tutto; ma sono di corsa. perché devo andare a Verona per il Meeting GuIT 2014….:grin:EDIT
Io aggiungerei solamente \sffamily nell’argomento di \roottitle{code]\newcommand*\roottitle[1]{\subsection*{\sffamily #1}\vspace{-0.3em}\nopagebreak[4]} % Top level sections in the template[/code]
Per il resto mi sembra a posto.
Nota che i warning sul fatto che sostituisca il corsivo senza grazie con il tondo inclinato senza grazie è normale, visto che solitamente i font senza grazie non dispongono del corsivo. Il corsivo ha i disegni delle lettere diversi da quelli del tondo; ma la sua imitazione mediante il tondo inclinato è il trucco che si usa di solito e va bene così. Con il CV scritto in tondo con grazie la cosa sarebbe del tutto diversa.
Vedo che non hai modificato la definizione di \acr. Io ci metterei`\newcommand*\acr[1]{\textrm{\textsc{{#1}}}} % Custom acronyms command`ma, in realtà. vedo che non lo usi più nel file principale.
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Sono entrambi vettoriali; eps è in chiaro, pdf è compresso. pdflatex oggi incorpora entrambi i tipi di formato, mentre una volta escludeva gli eps. Siccome però per importare gli eps, pdflatex deve trasformarli in pdf, perché non darglieli in pasto direttamante in pdf? Io non uso più gli eps da anni.
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Lo spazio bianco di cui dici non ho capito quale sia.Il fiel structure ha qualche problemino con relsize, perché a un certo punto usa il comando \textscale{4}, cioè vuole impostare un font quattro volte più grande di quello di default. Ovviamente viene sostituito con un font di dimensioni minori, grande lo stesso, ma di dimensioni minori; Forse quello spazio di cui parli era dovuto al fatto che lo scartamento non era conforme al corpo, ma su quello si può tornare in un secondo tempo.
Peccato che si sia usato il pacchetto relsize che da più problemi che altro, ma i suoi comandi sono stati usati così spesso che è difficile correggerli tutti in modo coerente. Però se al posto di [tt]\textscale{4} ci metti \fontsize{40}{48}\selectfont, i messaggi d’errore sui font spariscono tutti.
Volevi tutto in sans serif? non lo ottenevi di sicuro con quel pacchetto structure.sty (era .tex) Io ho aperto quel file e ci ho trovato \usepackage{tgpagella) che è una imitazione del Palatino (font con grazie e solo font con grazie), ho sostituito con un font Platino (che mi pare migliore, ma il cui pacchetto contiene anche i font sans serif scalati di quanto basta per andare d’accordo con il Palatino, e contiene anche i font matematici. Perciò se sostituisci \usepackage{tgpagella} con \usepackage{newpxtext,newpxmath} le cose vanno altrettanto bene; inoltre hai anche il maiuscoletto, per cui il comando \acr può venire ridefinito meglio usando \textsc.
Se vuoi i sans serif in tutto il curriculum dopo \begin{document} mettici \sffamily e tutto ti dovrebbe venire in sans seerif.
Il file structure.sty contiene anche altri errori, uno che per caso non ti da problemi, è quello di caricare hyperref e di usare il comando \hypersetup troppo presto; hyperref va caricato quasi sempre per ultimo e ci sono pochissimi pacchetti che si possono o si devono caricare dopo. Per fortuna a te non da problemi, ma sarebbe meglio spostarlo prima delle definizioni. un dozzina di righe più in basso.
Intanto metti a posto quello che ti ho detto; poi vedremo di correggere il resto. Nota che mancando i tuoi dati anagrafici il CV risulta strano e certi spazi che vi appaiono potrebbero sparire se ci fossero; usa i nomi dei personaggi di Walt Disney al posto dei tuoi e indirizzi e telefoni di pura fantasia, ma metti anche dei dati anagrafici; si capisce meglio come vanno le cose in un curriculum completo
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Avendo ora anche il file structue.tex il tuo CV compila perfettamante.Perché chiedi come fare a cambiare i font; è la prima volta in tutto il filone che chedi una cosa del genere; prima parlavi di un errore. ora aprli di font.
Quali font vuoi cambiare; che cosa vuoi cambiare dei font: il copro? la famiglia,?, la collezione?
Cerca di essere più chiaro.Aggiungo un altro punto: nel tuo preambolo tu usi include per includere structure.tex; Non è il caso; per funzionare, funziona, ma \include serve ad altro, in particolare emette un \cleardoublepage come prima azione, che potrebbe dare molto fastidio nel preambolo; potrebbe, non vuol dire che nel tuo caso lo faccia, ma…
structure .tex dovrebbe essere un file che contiene solo impostazioni epr tutto il documento; va benissimo se gli cambi l’estensione da .tex a .sty e lo importi con [tt]\usepackage{structure}[/tt]. siccome contiene un intero preambolo, tanto vale mettere i comandi per modificare i font dentro strucure.sty. Ho fatto questo cambiamento e il tutto funziona come prima.Certo che leggendo il file .log si vede che ci sono problemi con i font; siccome il CV è scritto in inglese l’autore non si è preoccupato di richiedere l’uso di font decenti e probabilmente non ha nemmeno messo la codifica di ingresso e di di uscita, oltre alla selezione dei font. Ahimè, questo è quello che succede a tirare giù dei modelli di documenti da internet e non da siti affidabili come l’archivio CTAN oppure dalla sezione Documentazione di questo sito. Ci do un’occhiata.
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Tommaso, in verità in italiano non saprei come dirlo, ma TOPtesi è un bundle che contiene diversi file sia la classe, sia alcuni file .sty, sia un file di configurazione da usare come modello, sia una mezza dozzina di esempi con i loro file sorgente e i loro .pdf compilati, sia due documentazioni.
In inglese ci sono bundle e package; che distinguono un insieme di file impacchettati assieme, e i file .sty che la documentazione clsguide.pdf definisce pacchetti e che possono essere formati da un solo file o da diversi file.Ma quando ho tirato le orecchie a Vincenzo, l’ho fatto perché evidentemente se ha letto al documentazione toptesi-it, avrà anche letto che non deve caricare babel perché è già caricato con le opzioni english e italian, e che non può caricarlo due volete, pena un errore nella compilazione. C’è scritto di non caricare pacchetti di nessun genere fra quelli che interferiscono con hyperref, che ridefinisce i comandi di sezionamento e il comando \caption per le didascalie; non ha letto quello che lui stesso ha scritto vicino al caricamento di hyperref nel suo preambolo, cioè che deve essere caricato per ultimo, mentre lui nel suo preambolo ne carica ancora una mezza dozzina dopo hyperref. Non ha letto la documentazione di nessuno dei pacchetti che ha caricato, e quindi non sa che cosa fanno; vedi i commenti di fianco a xspace (che funziona abbastanza bene, ma non in modo infallibile). Egli ha evidentemente ripreso i preambolo di qualcun altro che anche lui aveva capito poco di quel che faceva.
Ora, io posso essermi arrabbiato ed essere andato oltre le righe, e me ne scuso, ma dopo avergli raccomandato di leggere la documentazione di TOPtesi e dopo aver visto il suo preambolo, mi è scappata la mano. Chiedo scusa, ma non desidero essere preso in giro in questo modo. E questa non è una frase di uno arrabbiato; è la frase di uno deluso. Vincenzo non sa quante ore ho speso su questa classe nei 20 anni in cui ne faccio la manutenzione, ne aggiorno le prestazioni all’evolversi rapido del sistema TeX, in modo che il bundle sia all’altezza degli sviluppi più recenti; non sa quante ore ho speso sulla documentazione sia del bundle, sia su quella in italiano; o quante ore ho speso per rendere la classe compatibile con il formato PDF/A (che ahimè, oggi non funziona bene, a causa delle modifiche del programma di composizione pdftex, su cui l’apposito work group sta lavorando da molti mesi, ma che non riesce a liberarlo da alcuni piccoli errori che rendono il pdf prodotto incompatibile con la norma ISO19005-2005, e meno che mai con l’omonima norma aggiornata al 2011).
Non credo, a parte le mie risposte, che egli ha trovato sgarbate e supponenti, che Vincenzo possa lamentarsi dell’aiuto ricevuto sul questo forum. Ma la sua collaborazione è stata nulla; non ha seguito, da quel che appare dai suoi brevi tratti di codice, nessuno dei consigli che gli sono stati dati.
Mi sbaglio? Vorrei sbagliarmi. Se mi sono sbagliato, chiedo scusa ancora una volta.
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Senti, a parte quanto ti ho detto nel messaggio rpecedente, se tu avessi letto la documentazione di toptesi scirta sia in itlaiano sia in inglese (da terminale texdoc toptesi-it oppure texdoc toptesi, perché se avessi letto la documentazione e se avessi l’abitodine di leggere quello che tu stesso scrivi, magari copiandolo da qualche altra aprte, non avresti caricato quei paccheti e in quell’ordine.Sapresti anche che TOPtesi ridefinisce il modo di comporre le didascalie; quindi non mi stupisco che caption possa essere incompatibile con TOPtesi.
Prima di procedere oltre documentati. Tra l’altro è uscita la nuova verisone 5.81, con una documentazione che spero sia ancora più chiara; c’è scritto anche di NON caricare pacchetti che possono modificare titoli e didasaclie. Non è detto che siano incompatibili, a l’avviso c’è. quindi usa una tabella flottante e non insistere a voler avere una tabella fissa.
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Toptesi non esclude che chiunque possa caricarsi i pacchetti che ritiene opportuni; Quindi nel preambolo metti [tt]\usepackage{caption}[/tt] che ti da accesso al comando [tt]\captionof[/tt]Poi nel tuoe sorgente c’è un grosso altro errore: hai messo caption dentro l’ambiente tabular; a me risulta che debba stare fuori; che tu metta la didascalia prima o dopo la tabella il comando per la didascalia deve stare fuori dell’ambiente tabular.
Devi esprime re una adeguata opzione al pacchetto caption per mettere le didascalia prima delle tabelle e lasciaral invede dopo le figure. Leggi la documentazione.
Quindi, impostato caption con la sua opzione, defi usare \captionof nel modo seguente`\begin{center}
\captionof{table}{La mia bellissima tabella}
\begin{tabular}{ll}
\toprule
… & …\\
\midrule
…& …\\
…& …\\
…& …\\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{center}`Ma detto questo, mi sorge una domanda: Perché vuoi mettere una tabella senza renderla “galleggiante” (o flottante, che poi vuol dire la stessa cosa, anche se sembra un forestierismo). Le tabelle come le figure, come i sistemi di equazioni sono oggetti di grandi dimensioni; grandi non culo dire immense, ma vuol dire che occupano l’equivalente di almeno 5 righe di testo; con la didascalia e lo soazio di separazione fra la didascalia e la tabella, le righe diventano almeno 7. È facilissimo che la tabella con la sua didascalia cada vicino ad un salto di pagina, quindi LaTeX la sposta all’inizio della pagina successiva, e allarga lo spazio fra tutti i capoversi della pagina che altrimenti risulterebbe mozza. Ecco perché le tabelle si rendono semrpe mobili, si assegna loro un numero, con \label e \ref si eseguono i riferimenti a ciacuna tabella usando prosa del tipo “…come si rileva dalla tabella~\ref{tab:LaMiaTabella}” invece di usare frasi del tipo ” … come si rileva dalla tabella seguente.”Tutto ciò non ha nulla a che vedere con LaTeX; ha a che vedere con la qualità della prosa e la qualità della tipografia. È certo che non puoi ottenere il galleggiamanto degli oggetti mobili con un word processor; am quello che vorresti fare tu lo si fa con i word processor, e il risultato lo si vede a colpo d’occho, perch quei programmi, piuttosto di avere una pagina mozza spezzano al tabella fra due pagine, oppure mettono la didasscalia al fondo della pagina n e la tabella all’inziio della paginia n+1. Tutte operazioni che gridano vendetta e fanno rivoltare Gutenberg nella tomba.
Con LaTeX si possono fare altri errori, ma certo non questo; quindi il mio suggerimento è quello di scrivere (senza chiamare il pacchetto caption)`\begin{table}
\caption{la mia bellissima tabella}\label{tab:LaMiaBellissimaTabella}
\bigskip
\beginin{tabular}{…}
…
\end{tabular}
\end{table}`e lasciare che LaTeX metta la tabella dove c’è lo spazio giusto per metterla.PS: Incidentalmente oggi è disponibile l’aggiornamento di TOPtesi alla versione 5.81. Il TeXLive manager di TeXLive 2014, già esegue l’aggiornamento; per MiKTeX non saprei dire.
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Quello che ha fatto il GrandWizard Enrico usando \halign si può fare anche con LaTeX e l’ambiente tabular; ovviamente non è banale nemmeno con tabular, ma si può fare.
Si tratta di non avere nessuno spazio veritcale né orizzontale fra le celle, e di dimansionare le scatole che contengono ogni valore della tabella in modo che siano tutte uguali; far fare i conti a LaTeX con \numexpr è una cosa normale, ma non descritta nell’Arte, bisogna leggere la documentazione texdoc etex per saperne di più. L’uso di \makebox(0,0){…} in modo testo non è documentato da nessuna parte, tranne che nella Guida GuIT e nel LaTeX Reference Manual commentato., che, lo ammetto, non sono letture per neofiti; il secondo, per la verità è l’ABC di LaTeX, è la traduzione in italiano del manuale di Lamport, il papà di LaTeX; visto che l’ha scritto nel 1994, mi sono permesso di aggiungere commenti personali per dice come si possono fare meglio certe cose con i pacchetti che sono stati pubblicati in questi ultimi 20 anni… — Forse così facendo ne ho reso la lettura un po’ meno chiara. Accetto consigli e suggerimenti.
::lorenzo.pantieri” post=97076
È proprio questo il punto; quella riga dove si fa riferimento alla figura precedente è del tutto inutile, visto che la figura messa lì con H fa già parte del flusso del discorso.
Guarda, sono completamente d’accordo con te. La riga “La figura precedente rappresenta graficamente l’intervallo” è del tutto inutile (la didascalia invece mi serve, per i motivi che ti ho detto). Solo, non so come chiudere la dimostrazione, piazzando il quadratino di fine dimostrazione accanto alla didascalia. Il comando \qedhere, perfetto quando la dimostrazione si conclude con una formula in display, non funziona quando la dimostrazione si conclude con una figura! 🙁
Se mi suggerisci una soluzione per mettere il quadratino nel posto giusto, tutti quei “La figura precedente rappresenta graficamente l’intervallo” li tolgo volentieri.
Usi il pacchetto captio che definisce \captionof e non usi figure; devi solo aggiungere uno spazio negativo, perché \qedhere deve stare fuori della didascalia:`\documentclass{article}
\usepackage{tikz,float,amsthm,braket, caption}
\begin{document}\begin{proof}
Rispetto al caso precedente, il segmento che rappresenta l'intervallo è “chiuso a destra'', ovvero il punto~$6$ è incluso nell'intervallo, mentre il punto~$-2$ è escluso.\begin{figure}[H]
\centering
\begin{tikzpicture}[font=\small,x=10mm, y=5mm]
\draw [->] (0,0) — (8,0) node [below right] () {$r$};
\node [above] at (1,0) {$-2$};
\node [above] at (7,0) {$6$};
\draw [blue,ultra thick] (1,0) — (7,0);
\draw [blue,fill=white,very thick] (1,0) circle (2.0pt);
\draw [blue,fill=blue,very thick] (7,0) circle (2.0pt);
\end{tikzpicture}
\caption{L'intervallo $\Set{-2] (0,0) — (8,0) node [below right] () {$r$};
\node [above] at (1,0) {$-2$};
\node [above] at (7,0) {$6$};
\draw [blue,ultra thick] (1,0) — (7,0);
\draw [blue,fill=white,very thick] (1,0) circle (2.0pt);
\draw [blue,fill=blue,very thick] (7,0) circle (2.0pt);
\end{tikzpicture}
\captionof{figure}{L'intervallo $\Set{-2::
Va da se che la soluzione di Liverpool è perfetta;
Tuttavia, non voglio insistere, andando nei dettagli mi sono reso conto che la tabella col pilastrino non tiene conto dell’altro pilastrino che c’è nella prima calla a sinstra di ogni tabella.
Il tuo problema mi ha permesso di scendere nei minimi dettagli, e quindi ho ricordato una cosa che mi ero scordato, cioè che il pilastrino dela prima cella ha una parte discendente; in effetti è un pilastrino che ha la stessa altezza e profondità di una parentesi, e larghezza nulla. è la profondità quella che spinge la sotto didascalia di destra un poco più in basso. Bisogna quindi non far intervenire quel pilastrino. la soluzione, per altro è semplice, ma come per usare TiKZ bisogna conoscere cose in dettaglio, così anche con tabular bisogna conoscere altre cose in dettaglio, in particolare bisogna conoscere il comando \noalign; È quello che dietro le quinte permette di inserire materiale verticale in ogni tabella senza tenere conto degli allineamenti, come dice il nome; è quello che sta alla base di \toprule, \midrule, \bottomrule. Il codice vecchia maniera diventerebbe quindi sarebbe:`\documentclass{article}
\usepackage{tikz,pgfplots,booktabs,subfig}
\begin{document}\begin{figure}
\centering
\subfloat[][Grafico.]{
\begin{tikzpicture}[font=\small]
\begin{axis} [width=0.7\textwidth,
axis lines=middle,
xmin=-5,xmax=5,ymin=0,ymax=16,
enlargelimits,
xtick={-4,…,4},
ytick={0,…,16},
xlabel=$x$,
ylabel=$y$]
\addplot [domain=-4:4, samples=500,smooth,very thick,blue] {2^x};
\addplot [only marks, samples at={-4,-3,-2,-1,0,1,2,3,4}, blue] {2^x};
\end{axis}
\end{tikzpicture}
}
\quad
\subfloat[][Alcuni valori.]{
\begin{tabular}{rl}
\toprule
$x$ & $y=2^x$ \\
\midrule
$-4$ & $2^{-4} = 1/16$ \\
$-3$ & $2^{-3} = 1/8$ \\
$-2$ & $2^{-2} = 1/4$ \\
$-1$ & $2^{-1}= 1/2$ \\
$0$ & $2^0 = 1$ \\
$1$ & $2^1 = 2$ \\
$2$ & $2^2 = 4$ \\
$3$ & $2^3 = 8$ \\
$4$ & $2^4 = 16$ \\
\bottomrule
\noalign{\vspace{3.35ex}}
\end{tabular}}
\caption{La funzione $y=2^x$.}
\label{fig:esponenzialecrescente}
\end{figure}\end{document}`Tutto sommato il codice è più semplice di quello di TiKZ, ma sa più di “sporchi trucchi”, mentre al soluzione di Luigi è lineare, anche se richiede conoscenze che non tutti hanno.
::lorenzo.pantieri” post=97071
Non mi piacciono le espressioni del tipo “La figura precedente rappresenta l’insieme delle soluzioni”. A che serve numerarle se si usa quell’espressione verbale?, basterebbe un “Vedi figura 21”.
Lo studente apre a caso il libro a pagina 31 (versione colorata), vede la figura 21 e ci legge sotto:
Soluzioni della disequazione $2x^2-8x\le0$.
Lo studente (in grado di capire) ha appena fatto un esercizio (un ripasso), risolvendo a mente la disequazione. Ecco perché è opportuna la didascalia. Poi, però, quella figura fa parte del flusso del discorso, ecco perché l’ho messa “lì” con [H]. Dire “la figura precedente” nel flusso del discorso è più snello che “la figura 21”.
È proprio questo il punto; quella riga dove si fa riferimento alla figura precedente è del tutto inutile, visto che la figura messa lì con H fa già parte del flusso del discorso. Comunque l’aspetto linguistico è del tutto personale. Io toglierei la riga; tu la lasceresti. Non c’è problema.
Questa conversazione aiuta a meditare e a vedere le cose con gli occhi altrui; talvolta ci si accorge di aver guardato un problema dal punto di vista sbagliato. A me succede spesso e sono contento di aver scambiato le idee con altri che vedevano la cosa in modo diverso. Ma nulla vieta di restare della propria idea, solo che lo si fa più consapevolmente.
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@hpo, le opzioni e le specifiche non vanno messe all’ambiente table, che serve solo per rendere flottante un oggetto e a mettergli una didascalia che comincia con la parola Tabella; inoltre non usare mai l’opzione h da sola, magari htbp, magari ht, ma mai h da sola.È il contenuto dell’ambiente table che deve contenere la tabella composta dentro l’ambiente tabular e devi prescrivere e descrivere come sono composte le varie colonne.
Oltre a darti il benvenuto/a nel forum, ti suggerisco di leggere la guida L’Arte di scrivere con LaTeX (che puoi scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito) in particolare il capitolo sulle tabelle e quello sugli oggetti mobili (o galleggianti, o flottanti, chiamali come vuoi, il senso è sempre quello). Te lo raccomando molto perché dal tuo codice si direbbe che tu abbia moltissime lacune nella conoscenza di LaTeX, almeno per quel che riguarda tabelle e oggetti flottanti. Il fatto di usare \halign, che è codice “primitivo” o “nativo” dei motori di composizione TeX (o eTeX, o pdfTeX, o XeTeX, o LuaTeX) non sarebbe sbagliato di per sé, se usato bene, ma non è LaTeX; il codice che hai copiato proviene da internet, suppongo, ma in da pagina sbagliata, una pagina di Plain TeX, non certo una pagina di LaTeX. Non c’è nessun male ad usare Plain TeX, con cui Knuth ha scritto il TeXbook, ma è molto più difficile da usare bene rispetto all’ambiente tabular di LaTeX. Davvero, non scherzo, leggi i primi capitoli dell’Arte, e almeno i due capitoli che ti ho indicato
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