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Innanzi tutto thesis non è una classe sulla quale i soci e i frequenatori del GuIT hanno poco da dire, visto che non è piuma delle nostre piuma; Qui sul sito abbiamo parlato di saptesi, suftesi, toptesi, classicthesis, tesimoderna, tesiclassic; tutte scritte da gente che frequenta questo sito.D’altra parte non vedo perché thesis dovrebbe fare eccezione rispetto al comportamanto delle altre classi.
Quello che invece non vedo nel codice che presenti lo staement \begin{document, e nemmeno \end{document}; qualunque cosa contengano i file die capitoli, quegli statemente sono essenziali.
Quindi finché non metti il tuo file sorgente in una fomra LaTeX compatibile non ottieni nulla di buono.
Nasconder gli statement \begin{cocument} e \end{document} dentro i file inclusi con \input forse funaziona ma è una pessima idea; ti è già stato mostrato un esempio minimo compatibile che funzione; ti è già stato detto che usare \input non c’entra niente con i riferimenti a contenuti di altri capitoli o appendici; ti è già stato detto che puoi eseguire la compilazione selettiva di alcuni e on tutti i capitolo usando al tecnica di \includeonly e \include, come è descritti nell’arte di scrivere con LaTeX; hai controllato quel testo? hai capito quale sia lo scopo della compilazione selettiva? eseguito con \input oppure ‘include? hai capito che il file principale lavora bene con entrambi i metodi quando includi tutti i file, ma lavora bene con la compliazione selettiva di alcuni file solo se usi al tecnica di \incudeonly e \include?Se non l’hai cpaito ma vuoi fare ugualmente la compilazione selettiva, rileggi l’Arte; ti potrei dire di documentarti anche su altre guide, ma comincia con l’Arte.
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Come ho già ho avuto occasione di scrivere, non mi ricordo quando e il numero del messaggio, io non sono riuscito a trovare un solo editor che renda l’immisisone della matematica in formato MathML decentemente facile e con la dovuta richezza di notazioni.
Quinid per me l’unico formato decente epr gli ebook che contengano della amtematica è il frmato PDF.
I lettori di PDF per o dispositivi di lettura hand held sono spesso nativi del sistema operativo (che sia esso iIO o Android); sul mio tablet Android ho instalalto Adobe Reader che va benissimo, certmante meglio del lettore nativo di Android (che per altro non è da trascurare).Il problema del formato PDF è che bisogna avere il formato dello schermo da usare come formato della carta; ora gli iPad di ogni genere prodotti dall’Apple hanno un coefficiente di forma H/B pari a 4:3; Il rapporto di forma dei Tablet della Samsung hanno il rapport H:B pari a 3:2. Non ho preso le misure su altri dispositivi. Ma anche se non è difficile avere rapporti di forma della “carta virtuale” (lo schermo) con quei lavori, Bisogna dimaenticarsi di scrbook, di classicthesis, di Arsclassica, e simili. Bisogna disegnar la pagina per uno schermo, non per un libro stamapto.
Inoltre, scelto il formato PDF e il tipo di disegni da riportare sullo schermo, bisogna essere disponibili a creare almeno tre formati con rapporti di frma diversi e con diagonali di 10, 9 e 7 pollici; Quindi le opzioni epr la carta da dare fra quelle della classe devono evere dei nomi dai quali si possa procedere tranquillamente con pochi calcoli, anche da lasciar fare a pdflatex, che tengano conto della diagole e del rapporto di forma; bisogn ascegliere i margini molto piccoli, in modo da riempire bene lo schermo; lasciare eprdere eventuali note marginali, scegliere il corpo normale affincheè si possano presentare sullo schermo righe leggibili, ma non troppo lunghe (per esempio 9pt per gli scrmi da 7 pollici, 10pt per quelli da 9 pollici, 11pt per quelli da 10 pollici. Le righe risulteranno corte, quindi bisognerà stare molto attenti a modificare la matematica coerentemente con la giustezza per i diversi formati, perché lo scopo è che ognuno si possa leggere al tua dispensa sul dispositivo di cui dispone (esclusi gli smart phone che hanno schermi troppo piccoli).
È un lavoraccio, ma se vuoi distribuire le tue dispense ai tuoi allievi, dimenticati il fomrato epub e accingiti a lavorare il triplo di quello che potresti fare per un documento composto in B5 e da leggere sullo schermo di un normale PC da tavolo.S vuoi un consiglio, dimenticati gli e-book in formato epub; dovrà passare molta acqua sotti i ponti prima che quel formato sia usabile per testi decenti di matematica. Garda, eprsino le mappe dei segni che hai richiesto in un altro filone parallelo a questo, se sono fatti con TiKz con il formato PDF non danno nessun problema, con il formato epub te li sogni, a meno che to non li converta in immagini in forato png, di dimensioni diversi epr i tre tipi di schermo che ti ho indicato.
Finche non ci sarà qualche TeXguro che ci si metterà di buzzo buono per farlo, dimnetichiamoci del formato epub.
::Denisi” post=96254Ciao a tutti, sono nuovo nel forum e sono un assoluto newbie nell’utilizzo di LaTex. Dopo aver sclerato abbastanza con Word, ho deciso che per la scrittura della tesi valeva la pena di imparare qualche base di LaTex e devo dire che, in giusto un paio di giorni di utilizzo, la mia tesi sembra già molto più ordinata ed ha in generale un aspetto migliore.
Per scrivere sto utilizzando il pacchetto TopTesi e ho un paio di problemini.
1) Come faccio ad impostare la dimensione del carattere a 14pt? Dalla documentazione di toptesi leggo che devo metterlo tra le opzioni del documento! Ma mi da sempre errore ed il pdf risultante è una pagina bianca con il segno =.
2) Ho 2 sommari, uno in inglese e uno in italiano. Vorrei inserire delle pagine bianche tra di loro, come faccio? ho provato con \cleardoublepage ma nulla..
Grazie mille
Per l’errore, devo ammettere che l’ho fatto io e non ho collaudato abbastanza. Provvedo a caricare su CTAN una nuova versione corretta.
Per non perdere giorni preziosi nell’aspettare che la cosa sia accessibile a tutti, apri il file toptesi.sty, vai nella riga 64 e correggi \basleineskip in \baselineskip; salva e tutto funziona.
Però, attento: il corpo normale di 14pt va bene solo in determinate e rarissime circostanze; cioè per permettere la lettura per chi è “seriously vision impaired”, o per i bambini della prima elementare. Per una tesi il corpo 12pt è più che sufficiente, il corpo 10pt è quello più adatto alla lettura da parte di adulti senza problemi di vista. Il corpo 11pt viene selezionato spesso perché sembra un giusto compromesso. Con 14pt il frontespizio non sta in una sola pagina e quindi è una schifezza assoluta. (È un’altra cosa che dovrei rivedere, insieme ad un altro piccolo bug di un asterisco spurio…)Una pagina bianca si ottiene con il comando \pagina vuota da inserire una o più volte (perché più pagine bianche?) fra ciascuno dei due sommari.
Per usare TOPtesi hai letto la documentazione in italiano? La si legge aprendo un terminale (o prompt dei comandi), scrivendoci dentro texdoc toptesi-doc; dopo aver premuto il tasto
si apre il visualizzatore di file PDF e puoi leggere la documentazione al completo. il comando \paginavuota è descritto nella tabella 1.5 della documentazione. Per usarlo dovresti avere espresso l’opzione classica secondo quel che c’è scritto in quella didascalia, ma il comando funziona benissimo anche senza quell’opzione.
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Se è solo per quello puoi usare na soluzione più semplice che non invocare enuitem e studuarne le funzionalità per dare ci comandi giusti. Nota che enumitem è il pacchetto da preferire in modo assoluto per personalizzare le liste; tuttavia questo caso è semplice. Basta`\begin{description}
\item[\normalfont Capitolo 1] Bla bla
\item[\normalfont Capitolo 2] Bli Bli
\end{description}
`Naturalmente, se sei capace, puoi ridefinire il comando \item in modo che non sia necessario scrivere ogni volta \normalfont. Ma credo che, se non ne sei capace, allora sia meglio fare come indicato sopra, oppure quello di caricare enumitem, studiarti le funzionalità, e applicare la personalizzazione giusta per quel che desideri.
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Scusa Lorenzo: come autore dell’Arte, non dovresti contraddirti; nell’Arte raccomandi di leggere al documentazione, poi non lo fai.
In questo caso la risposta che ti ha dato Enrico è già scritta a metà della pagina 9 della documentazione di frontespizio.
Se tu avessi seguito i tuoi stessi consigli, avresti risolto il tuo problema in un tempo sostanzialmente nullo.
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È vero che si tratta di una tabella abbastanza piccola, ma pur sempre occupa una decina di righe in verticale, qualcosa di più con la didascalia. Quindi se metti il tutto dentro un ambiente center e la tabella capita in fondo alla pagina, c’è il rischio che la didascalia vada a finire nella pagina successiva; risultato ottenibile senza sforzo anche con Word o con Writer, senza bisogno di scomodare latex.Dunque non ascoltare i cattivi consiglieri; non escludo che in qualche caso la cosa possa funzionare, ma non mi fiderei a dover aggiustare a posteriori il testo prima e dopo la tabella per farla apparire in un altro posto, come dovrei fare con Word o Writer. Si può fare: si carica il pacchetto caption, e si usa il comando [tt]\captionof{table}{didascalia della tabella}[/tt].
La soluzione giusta è quella di usare un ambiente flottante, o galleggiante, o mobile, come preferisci chiamarlo; @cfiandra ti ha detto come fare; ti dico di più, anche se @Ivan ti ha già mostrato come fare:`\section{Prima versione}
Bla bla, blabla.\begin{table}
\begin{tabular}{rl}
\toprule
Voto & Sensazione \\
\midrule
+3 & molto caldo \\
+2 & caldo \\
+1 & leggermente caldo \\
0 & né caldo né freddo \\
-1 & leggermente freddo \\
-2 & freddo \\
-3 & molto freddo \\
\bottomrule
\end{tabular}
\captionof{table}{Scala ASHRAE a 7 valori}
\label{tab:1}
\end{table}\section{Prima versione}
Si veda la tabella \ref{tab:1}\begin{center}
\begin{tabular}{rl}
\toprule
Voto & Sensazione \\
\midrule
+3 & molto caldo \\
+2 & caldo \\
+1 & leggermente caldo \\
0 & né caldo né freddo \\
-1 & leggermente freddo \\
-2 & freddo \\
-3 & molto freddo \\
\bottomrule
\end{tabular}
\captionof{table}{Scala ASHRAE a 7 valori}
\label{tab:1}
\end{center}\section{Prima versione}
Si veda la tabella \ref{tab:1}\begin{center}
\begin{tabular}{rl}
\toprule
Voto & Sensazione \\
\midrule
+3 & molto caldo \\
+2 & caldo \\
+1 & leggermente caldo \\
0 & né caldo né freddo \\
-1 & leggermente freddo \\
-2 & freddo \\
-3 & molto freddo \\
\bottomrule
\end{tabular}
\captionof{table}{Scala ASHRAE a 7 valori}
\label{tab:1}
\end{center}La tabella \ref{tab:1} mostra chiaramente il metodo ASHRAE per classificare le sensazioni di bla bla bla…`
Leggi le guide che ti sono state consigliate; altrimenti non riuscirai a terminare la tua tesi in tempi ragionevoli; quel paio di giorni complessivi che consumi per leggere una guida, almeno quella parte che ti interessa maggiormente, anche se per sapere cosa ti interessa la devi come minimo sfogliare tutta, li risparmi abbondantemente perché riesci a procedere più spedito e non devi aspettare risposte sul forum.
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Il tuo problema nasce da una “feature” di hyperref che si mescola con altre “features” di altri pacchetti.
La parola feature viene usata per camuffare un bug in modo che sembri solo una particolarità. In realtà si tratta di un bug troppo difficile da correggere.Dire, però che nel tuo caso hai due soluzioni che ti indico in ordine di complessità del messaggio associato a ciascuna, non necessariamante nell’ordine che ti consiglierei.
1) Credo che il problema nasca dal fatto che usi lo stile Roman per i numeri di pagina, invece dello stile roman. Se guardi nel file .aux quanto viene scritto per i riferimenti incrociati, troverai certamente che ogni comando \nelwlabel che faccia riferimento a qualcosa che si trova nella parte numerata in Roman, contiene il numero della pagina scritto in “cifre” romane minuscole, preceduto da un \MakeUppercase o da qualcosa simile. Quello impedisce a hyperref di creare il link corretto. Questo problema si manifesta anche quando si invoca l’opzione greek per babel, he scrie prima del numero romano il comando \textlatin e succede un pasticcio. La soluzione, dovrebbe essere semplicemente di accontentarsi dei bruttissimi numeri romani minuscoli.
2) Per la tesi in ingegneria o in qualunque altra disciplina o per qualunque altro documento che scrivi con LaTeX, non hai nessun bisogno di usare i numeri romani nella parte inziale, questo implica il fatto di non usare né \frontmatter, né \aminmatter (se non ridefinendole) in modo da usare per la numerazione delle pagine solo le cifre arabe e senza ricominciare da 1 con la main matter. Nella classe book \frontmatter e \mainmatter sono definiti così:`\newcommand\frontmatter{%
\cleardoublepage
\@mainmatterfalse
\pagenumbering{roman}}
\newcommand\mainmatter{%
\cleardoublepage
\@mainmattertrue
\pagenumbering{arabic}}`Vanno ridefiniti così nel preambolo della tua tesi o in un file di macro personali con estensione .sty che immetti nel preambolo mediante il comando \usepackage:`\makeatletter
\newcommand\frontmatter{%
\cleardoublepage
\@mainmatterfalse}
\newcommand\mainmatter{%
\cleardoublepage
\@mainmattertrue}
\makeatother`I comandi \makeatletter e \makeatother servono per cambiare codice di categoria al segno @ (che si chiama “at sign” in inglese) in modo da trattarlo come una lettera dell’alfabeto ma sono necessari solo se metti questo codice direttamente nel preambolo (prima di [tt]\begin{document}[/tt]); non sono necessari se metti il codice in un tuo file di macro personali con estensione .sty che carichi con \usepakage.Come vedi i due comandi eliminano la formattazione dei numeri di pagina e anche, indirettamante, il ripristino al vaolre 1 quando \pagenumering{arabic} viene eseguito con il comando \mainmatter.
Facendo in questo modo il tuo indice conterrà solo numeri arabi per i numeri delle apgine, e i riferimenti ipertestuali creati da hyperref funzionano come previsto.
Nota che potreti conservare i numeri romani in minuscolo, in maiuscoleto, o in maiuscolo, se i comandi per formattare i numeri di pagina non li metti nel modo di rappresentare il numero di pagina, ma li metti (forse con più logica) nei comandi che gestiscono la formattazione dell’indice, e nei comandi per presentare i riferimenti incociati; io l’ho fatto qualche volta, ma è difficile, e secondo me il gioco non vale la candela.
Atttento: la domanda che ti potresti fare è: “Ma allora perché esiste questa abitudine di numerare in cifre romane le prime pagine di un testo?”. La domanda è lecita, ma la riposta è molto semplice: come venivano composti i libri prima dell’avvento dell’elettronica? Da Gutenberg in poi, prima si componeva la main matter e si mettevano i numeri delle pagine nelle “forme” che contenvano ben allineati e giustificati i caratteri mobili metallici che l’artigiano compositore metteva a mano (poi ne XIX secolo e nella prima metà del XX secolo). In un secondo tempo componeva la parte iniziale e la parte finale (appendici, bibliografie, indici analitici) e se aveva bisogno di riferimenti alle pagine della parte principale, le andava a cercare nelle bozze tirate con quella sola parte, ma non aveva la necessità di cambiare nessuna numerazione delle pagine. Per la parte inziale, invece, che conteneva anche l’indice, non poteva usare la stessa numerazione araba della parte principale, perché la numerazione di questa parte avrebbe dovutto essere modificata per tenere conto delle pagine agginunte all’inizio. Ecco dunque il motivo di questa tradizione. Ora le motivazioni che ti ho illustrato, componendo elettronicamente con LaTeX non hanno più nessuna rilevanza, perché LaTeX cura che la numerazione complessiva e i riferimenti incrociati e quelli ipertestuali siano tutti coerenti, essendo sufficiente ricompilare una o due volte, consumando pochissime decine di secondi, non le settimane di lavoro che erano necessarie ai tempi dei caratteri mobili o dei caratteri fusi al momento con macchine del tipo delle linotype o delle monotype. Inoltre sono esclusi gli errori imani connessi con ogni operazione fatta a mano.
Scusa la lunghezza del messaggio, ma credo di averti spiegato il perché e il percome.
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OK, rivedendo la tua immagine, mi è venuto in mente che avevo fatto le stesse cose una decina di anni fa, quando il Reader aveva ancora quel numero di versione. Ora non c’è più questa funzionalità, nel Reader XI, per lo meno non c’è più nella varsione del Reader per Mac.
Non uso Linux (non lo uso abbastanza), quindi non conosco i vari visualizzatori di file PDF presenti su quella piattaforma. Devo dire che il sistema operativo *NIX del Mac mi soddisfa perfettamente, e ho scelto il Mac dopo essermi impratichito di UNIX con Linux. Hardware e software sono più costosi, ma direi che il gioco vale la candela.
Per come uso le mie macchine non ho bisogno di molto software che non sia già in dotazione nelle macchine Mac, right out of the box.Ciao e grazie
Claudio
::Dingo” post=96186ma devi disattivare il cleartype /subpixel rendering nelle opzioni del visualizzatore pdf
per questo motivo oggi se c’è un documento molto pesante e mi scoccio di cambiare installazione frugale per utilizzare l’efficientissimo pdf x-change viewer, sicché mi tocca avviare acrobat reader, lo avvio nella versione 7.1; le successive sono orrende e mostruosamente pesanti
@Dingo, tu conosci Adobe Reader molto a fondo, ma mi domando quale reader usi; io ho sul mio Mac sia il Reader sia l’Acrobat Professional, ma da nessuna parte trovo come impostare o reimpostare il cleartype /subpixel rendering. In quale schemrata o menù si trova?
Sia il mio Reader sia il mio Acrobat sono in versione 11 e sono aggiornati. Non ho mai incontrato difficoltà ad aprire documenti molto pesanti; tanto per citarne uno, la Guida GuIT di 743 pagine e 9.7 MiB di occupazione sul disco. Certamente esistono file pdf più pesanti, ma non ne dispongo. Mai avuta nessuna difficoltà. e non ho mai avuto difficoltà ad liberarmi delle vecchie versioni del Reader, perché trovo che le nuove, dalla 10 in poi, sono molto megliori e permettono di fare cose che con le versioni precedenti erano impossibili, tanto epr citarne una, quella di firmare i documenti con una firma grafica (oltre che digitale, se ne avessi una).
Inoltre da me non è una questione di schermo; sul mio iMac ho uno schermo ad alta definizione e quindi è logico che non abbia problemi di visualizzazione, ma sul mio Mac portatile, piuttoto vecchiotto (8 anni) e con una versino nemmeno più aggiornabile del suo sistema operativo, con un buono schermo, ma non eccezionale, la visualizzazione e il tempo di accesso non mi hanno mai deluso.
Non sto facendo relame alla Adobe; lavorando con LaTeX, io uso prevalentemente il programma di visualizzazione interno di TeXShop. lo shell editor, preinstallato di MacTeX (TeXLive per Mac) e il visualizzatore preimpostato del sistema operativo Preview (Anteprima) che sono meno perfrmanti del Reader come grafica, ma hanno funzionalità che al Reader mancano.
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Sono convito anch’io che la spiegazione più probabile sia quella della diversa densità di pixel dei due schermi.
Non, Lo schermo di bassa qualità non sposta i caratteri, semplicemente non mostra alcuni pixel sui contorni; l’algoritmo di immage filtering per mostrare i glifi digitaliazzati al volo per ogni scelta di ingrandimento della pagina, tiene conto delle dimensioni “fisiche” dei pixel dello schermo. Inoltre programmi diversi hanno algoritmi diversi per collocare i contorni dei glifi sulla pagina il cui interno viene digitalizzato in base a dove si trova il contorno, e filtrato sui bordi per diminuire gli effetti della digitalizzazione.Il file PDF che hai allegato al tuo ultimo messaggio mostra chiaramente come sono anneriti i singoli pixel nei due schermi.
Per altro io ho dovuto cambiare l’applicazione di visualizzazione dei file pDf sul mio tablet con SO android, perché quello di default, sullo stesso schermo mostrava i glifi leggermente spostati rispetto a quello che faceva/fa l’applicazione Adobe Reader per Android, che mostra la pagina esattamente come deve essere ed esattamente (a pri dimensioni della finestra) come essa appare sollo schermo da 21″ del mio iMac.
Se usi i font testuali newpxtex usa magari il corpo normale di 11[t, invece che di 10pt, e vedrai che il risultato finale occuperà qualche pagina in più, forse, ma si vedrà in modo più simile con evince rispetto a Adobe Reader.
Lo schermo non `h fatto per leggere testi scriti in corpo 10pt; va benssimo come “previewer” per un documento scritto così in piccolo, ma per leggere bene a schermo sarebbe meglio usare font più grandi, oppure di usare uncerto valore di ingrandimento della schermata.
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Io non lo farei mai, ma capisco che in certi casi potrebbe essere utile; non tutti i visulaizzatori di file pdf mostrano la pagina logica, ma tutti mostrano la pagina fisica, indiendentemente da come è numerata. Adobe Reader mostra la pagina logica.; è possibile che ridefinendo localmente il comando \thepage affinché invece di un numero stampi la parola cover, e scegliendo lo stile della pagina plain, invece che lo stile di default empty. compaia una cosa del tipo che dici tu.A me sembrerebbe una cosa di alta acrobazia del tutto inutile; chi è che guardando il frontespizio di un documento si domanderebbe che pagina sia? Se Adobe Reader scrive o è capace di scrivere “Cover”, è lui che dà una informazione inutile e probabilmente anche acrobatica a livello di codice interno.:roll:
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Gli esempi che hai allegato nel tuo primo messaggio a me apiono indistinguibili; se non ci fosse scritto sotto evince o acrobato non saprei dire quali siano gli uni o gli altri.Una cosa è certa: il fiel PDF contiene per costruzione tutti i font usati al suo interno, quindi se anche il file composto su macchina Linux può avere usato font che non sono presenti suall macchina windows, questo sarebbe irrilevante perché, come dicevo i font, sia pure parzialmente inclusi, sono tutti dentro il file pdf. Il parzialmente significa che non sono inclusi i glifi che non vengono usati nel documento.
Se ingrandendo la pagina su Windows si vedono meglio, vuol dire che comunque stai usando font vettoriali; se avessi usato fotn bitmapped, ingrandendo si vedrebbero peggio e con i bordi curvi tutti seghettati.
Io propendo per un difetto del monitor della tua macchina Windows, che potrebbe avere una bassa densità di pixel, mentre on la macchina Linux hai un monitor di buona o ottima risoluzione. Oppure: il monitor della tua macchina Linux è grande e la viuslizzazione della pagina composta avviene praticamante in scala 1:1. al contrario il monitor della tua macchina Windows è piccolo, e se vuoi vedre l’intera apgina devi rimpicciolirla, finanche alla metà. I font vettoriali patisocnono se li si rimpicciolisce troppo; potrebbero mancare di certi “hint” per la loro digitalizzazione in scal ridotta sullo schermo, e quindi aprti dei segni spariscono o diventato grigio chiaro, praticamante indistinguibili.
Fai un semplice prova: stampa una pagina del tuto documento; anche se le stampanti sono diverse, cosa che pio notare solo con la lente di ingrandimento quando guardi lo stampato, i le due stampe fatte sulla macchina Windows e sulla macchina Linux saranno praticamente identiche, lo sono certamante ad occhio nudo.
Come risolvere il problema? difficile dirlo; certo usando monitor più grandi e con un’alta densità di pixel, il problema non si pone nemmeno. Probabilmente usando font testuali diversi (quali usi?) le cose potrebbero migliorare. MA ricordati: si tratta di un problema di hardware e di un problema di font, non di un problema di pdf o di latex.
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