OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 5,386 al 5,400 (di 11,286 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Stesso font in modalità matematica #96659
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Capisco che se devi riciclare figure già fatte, non hai tante scelte, ma io, per esempio, faccio molte presentazioni ocn beamer e uso i font di cui si dispone con il pacchetto LXfonts. Mi consentono di scrivere testo, matematica anche con i simboli della AMS, e in greco; tutti font che ho disegnato io e che sono già contenuti nelle distribuzioni ufficiali.

      Secondo me, non perché li ho disegnati io, sono più leggibili degli Helvetica. Il merito non è mio ma di Knuth; egli ha disegnato quei font per comporre le frasi celebri alla fine di ogni capitolo del suo TeXbook; poi Leslie Lamport è partito da quelli per usarli come font per la sua vecchia classe slides, che oggi non credo che usi più nessuno; ma la leggibilità dei font è superlativa. [er usarlo con beamer nell preambolo bisogno aggiungere le due righe seguenti:`\usefonttheme{professionalfonts}
      \usepackage{lxfonts}`

      Certo sono molto diversi dagli Helvetica e all’inizio bisogna farci l’abitudine, ma poi non se ne può fare più a meno.

      Ciao e buona presentazione.
      Claudio

      in risposta a: Stesso font in modalità matematica #96657
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        Il corsivo testuale e il cosivo matematico sono font diversi, Quinti o componi entrambi i simboli in modo testo, o entrambi in modo matematico

        Per il modo matematico ovviamnete devi scrivere [tt]$ T_s$ [/tt] per il modo testo è piò complesso; se usi il pacchetto matematico amsmath dovresti disporre del comando [tt]\textsubscriitp[/tt] che ti mette un pedice in modo testuale con lo stesso font circostante, quindi [tt]\emph{T\textsubscript{s}}[/tt]. Oppure bisogna che usi il comando \raisebox, con il quale poi mettere l’argomento più in alto o più in basso di quel che ti pare, per esempio`\emph{T\raisebox{-0.7ex}{\scriptsize s}}`.

        Però il tuo approccio, lasciamelo dire, è un buon esempio di cattiva tipografia. Magari con gli euler math fonts te la potresti cavare sia con LATeX sia con CorleDraw, ma la domanda che io mi farie è: Perché mi metto in quasti pasticci di voler imitare CorelDraw dentro LAtEX? Perché non uso solamante LaTeX e non faccio i miei disegni direttamante con i pacchetti LATeX. per esempio TiKZ.

        Se rispondessi alla seconda domanda scopriresti che UiKZ va benissimo epr fare gli stessi disegni che puoi fare con CorelDraw, e anche meglio, ma che operando dentro l’ambiente LaTeX usa gli stessi font e accoppiate di font testuali e matimatici disegnati assolutamente con lo stesso stile. Scegliendo solo i Latin Modern, sei sicuro che font testuali e matematici siano nello stesso stile; usando newtxtext e newtxmath sei sicuro di usare dei simil-Times testuali e matematici perfettamente accoppiati; poi ci sono i newpxtext e pxmath con i font simil-Palatino; poi ci sono i Libertine, poi ci sono i fourier, i kpfonts, i… Non hai che l’imbarazzo della scelta, ma senza usare CorrelDraw, cosa che arrivato a questo punto non avresti nessuna voglia di abbandonare, specialmente se hai in fretta maledetta.

        in risposta a: Relazione grandezza nel pdf e stampata. #96622
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Se fai le cose per bene, sì.

          Ma secondo me stai affrontando il problema in modo sbagliato. Mi spiego; una cosa è la maniera di scalare una figura perché i caratteri che vi sono riportati appaino con un certo rapporto rispetto ai caratteri del testo. Una cosa del tutto diversa è subordinare questo problema al formato della figura; Che cosa c’entra se la figura à con l’altezza maggiore o uguale della larghezza, rispetto a quando è minore, per quel che riguarda lo scalamento? Al massimo devi usare l’opzione tripla che ti ho indicato, ma non poi /non devi scalare differentemente larghezza e altezza, pena la deformazione della figura.

          Al massimo se devi presentare delle figure molto alte e strette, puoi usare wrapfig per mettere la figura al margine della gabbia ed avere il testo che ci scorre accanto, per restando entrambi dentro la gabbia di base \textwidth e altezza \textheight. \include graphics deve sempre essere usato con una i’opzione di ridimensionamento, ma comunque sta sempre a te scegliere di volta in vola la dimensione orizzontale o verticale relativa alla forma della gabbia, e relativa eprò anche alle dimensioni dei caratteri che compaiono nella figura. Tutto ciò ricordando sempre che le figure dovrebbero essere sempre importate alle loro dimensioni naturali, con eventuali opzioni di ridimensionamento che non le modifichino troppo, vale a dire non più o meno del 20%. Piuttosto le elabori in anticipo con GIMP o Photoshop o quello di cui disponi per elaborare immagini bitmapped, e riducendo la densità di pixel o le dimensioni apparenti, riesci già a vedere che cosa succede con la qualità del disegno. Quei programmi di editing grafico permettono di ottenere buoni risultati; se non altro ti permettono di vedere in anticipo di quanto peggiorano.

          in risposta a: Conversione da LaTeX ad ePub #64978
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Già passato per MarkDown; risultati inaccettabili, benché migliori che con altri programmi. Come al solito il markup di LaTeX è un ottimo markup, ma è diverso ed ha scopi diversi dal markup di altri formati. Nota che il passaggio da formato TeX/LaTeX (sorgente) a SGML e ad HTML è una cosa di cui ho cominciato a leggere su TUGboat fin dagli anni ’80. Di fatto i programmi disponibili e usabili, distribuiti con il sistema TeX, come al solito fanno un buon mestiere solo per documenti testuali. La matematica talvota viene fuori, più spesso non la trasforma. Le immagini talvolta vengono convertite in formati accettabili da HTML, talvolta no.
            Effettivamente il markup di LaTeX è potentissimo per descrivere virtualmente qualunque cosa, ma è orietato tramite il motore di composizione a tradurlo un in Page Description Language, che si DVI, PDF o altro non ha importanza. Sembra che ConTeXt basato su LuaTeX sia in grado di fare di più; forse Lua(La)TeX riesce a produrre qualcosa in XML, ma ancora è limitato, mi pare.
            Ho visto Feinman. Ma non oso pensare allle tribolazioni che ha dovuto passare il compositore per comporre quel testo. Certo usando editor giusti che permettano di comporre la matematica MathML, la cosa non è forse troppo laboriosa, ma cerco di tornare a noi. Noi tutti NON siamo tipografi professionisti, o pochi di noi lo sono; siamo troppo abituati ad usare LaTeX per scrivere le nostre cose e alcuni di noi sanno fare anche i salti mortali con LaTeX (non io, al massimo so fare il salto in lungo…). Non conosco nessuno, anche se evidentemente esiste, che sappia scrivere direttamente inn html, figuriamoci in xml e mathml; forse non freuento le persone giuste. Tuttavia continuo a dire che EPUB è adattatisimo per i dispositivi Hand Held, ma solo per testi letterari semplici; già per un’edizione critica, o per le favole di Fedro in greco non ce lo vedo proprio.

            Il prezzo di dover comporre dei PDF in diversi formati per produrre testi più complessi, senza essere pagati a peso d’oro come un compositore professionista, o senza dover pagare a peso d’oro un programma di composizione molto professionale, mi sembra un piccolissimo prezzo. Ricordiamo che un file prodotto oer l’iPAD si legge anche su un tablet più piccolo, sforzando un po’ la vista, e viceversa; la pagina PDF non rimepie bene tutto lo schermo se il rapporto di forma è diverso, ma la lettura è possibile lo stesso. quindi non è necessario comporre decine di formati diversi; te o quattro sono più che sufficienti. Io ho già fatto questo esperimento componedo un testo tecnico scientifico con il formato a5paper e con il formato a6paper (la classe memoir ce l’ha) e la lettura su un tablet da 7 pollici (più o meno A6) o su un 9 pollici(più o meno A5) è agevole con entrambi i formati su entrambi gli schermi.

            in risposta a: Moodle, Latex, jsmath e sistemi di equazioni #96640
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Ben tornata Angelama.
              Un sistena non è alto che una matrice a due colonne, o meglio un array a due coloonne, dove il separatore è costituito dal segno di uguale con i debiti spazi ai sui lati. la gaffa a sinistra si fa con \left\{ e il delimitatore invisibile a destra si fa con \right.

              In definitiva`\begin{equation}
              \left\{
              \begin{array}{r@{\mkern3mu=\mkern3mu}l}
              3x + 5y & 4\\
              2x – 3 y & 5
              \end{array}
              \right.
              \end{equation}`

              Aggiusta la spaziatura matematica che io ho messo di 3mu mettendoci un altro numero, probabilmente il doppio è meglio, ma cerca il valore che più si avvicina alla spaziatura a destra e a sinistra delle’uguale in una equazione scritta normalmente.

              Quel codice contiene solo comandi LaTeX di base, spesso non documentati nelle guide perché l’uso normale di sarebbe quello di usare il pacchetto amsmath che rende la vita molto più semplice. Il linguaggio LaTeX di base è però documentato nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e liberamanete tradotto in italiano scaricabile dall sezione Documentazione/Guide Tematiche di questo forum. Forse vi ho documentato anche i comandi primitivi di TeX \mkern e l’unità di misura mu, ma non ricordo. Si tratta di cose semplici; il prefisso m serve per ricordare che si usa solo in matematica; mu è una unità di misura che si usa solo in matematica e che si adatta da sola al corpo dei caratteri degli stili text, script e scritscript con cui si compongono le varie parti della matematica; vale un diciottesimo di em, quindi 3mu sono un sesto di em; componendo in corpo 10pt, vuol dire 1.66 pt, quindi poco più di mezzo millimetro.

              Anche questo forum ha la funzione Cerca, ma il difficile è sapere quali parole cercare…

              in risposta a: Relazione grandezza nel pdf e stampata. #96620
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Secondo me una figura è un lavoro completo e fine a se stesso, anche se poi lo si inserisce all’interno di un documento più vasto, mentre una frase (non 20 pagine) è una frase soltanto, non è un lavoro completo. Sarà un modo di arrampicarsi sui vetri, ma di solito nella didascalia delle figure c’è scritto :per gentile concessione di…”, mentre per le citazioni del testo, a parte evidenziare con virgolette o ambienti di composizione specifici per le citazioni, c’è sempre solo il riferimento bibliografico.

                in risposta a: Conversione da LaTeX ad ePub #64975
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Ringrazio tutti per le preziose informazioni chemi avete dato, ma non mi avete convinto che il formato EPUB, sia adatto per testi tecnico scientifici di carattere didattico.
                  Certo, lo so che si pososno leggere anche i fumetti in formato EPUB; ho letto ue-book di Lupo Alberto. ma in quel caso basta scandire un testo stampato, produrre una immagine png di ogni pagina, assemblarle dentro il formato EPUB, e il gioco è fatto.
                  Se un autore deve produrre un testo da stampare e il corrispondente testo da leggere su un hand held, non può scrivere due volte il testo, una volta con LaTex o XeLaTeX o luaLaTeX a seconda delle necessità e del contenuto, e poi riscriverlo con un editor come Sigil (non ho provato gli altri che mi avete indicato) scrivendo direttamente del codice MathML, oppure scrivendolo in Libre Office MAth, copiandolo dal file esportato e messo dentro la schermata di editing di Sigil.
                  Non ho capito se e come i programmi indicati creino tablle, list puntate, numerate o descrittive, non ho capito come si debba configurare l’editor affinche produca un testo che rifluisce nella pagina con la cesura in fin di schermo che rispetti le regole dlal lingua con cui è scritto il testo (per ora ho trovato solo cesure con le regole dell’inglese americano). Tranne il nero, non ho capito come cambiare font, come scrivere in greco o in cirillico, peggio ancora come scrivere in ebraico o in arabo, o come usare gli ideogrammi orientali.

                  Per le dispense di Lorenzo queste ultime cose non servono; ma servono per il discorso generale; sul mio tablet Samsung ho installato l’app Adobe Reader e la lettura su schermo ha lo scrolling continuo, quindi non c’è nessun fastidio con la lettura, in compenso un testo che contenesse font diversi e di diversi corpi. liste, matematica figure di ogni tipo, anche quelle composte con TiKZ, o semplicemente le figure vettoriali composte con pricture+pict2e, si vedono in modo perfetto. L’unico fastidio, se così si può chiamare, è il fatto che bisognerebbe creare una piccola collezioni di file pdf creati per una “carta” virtuale coincidente con lo schermo del dispositivo hand held, che, come ho spiegato a Lorenzo, può avere rapporti di forma e grandezze delle diagonali tali da dover impostare con geometry un formato e un layout apposta per ciascun tablet. Questo “difetto” non c’è con il formato EPUB.

                  Non ho nessun pregiudizio per il formato EPUB, ma ritengo che vada bene solo per testi di lettura di intrattenimento, non di testi tecnico scientifici.

                  Incidentalmente la classe guidatematica, scaricabile dal sito github del nostro gruppo, è già in grado di produrre file PDF anche per un paio di formati di tablet; si selezionano con la specifica di una semplice opzione alla stessa stregua di a4paper o b5paper.

                  in risposta a: Relazione grandezza nel pdf e stampata. #96618
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Ragazzi, non è terrorismo psicologico, perché ho dovuto far parte di una commissione interna del PoliTO per analizzare un caso di plagio di una tesi arrivataci dal tribunale. So che il laureato è stato condannato par plagio, con la condizionale, m; non è andato in galera, ma ha la fedina sporca e la prossima volta, qualunque cosa gli accada, non beneficerebbe più della condizionale. Non ho più informazione di come sia andato il processo civile. Ma so che l’autore originale che l’aveva citato in tribunale faceva sul serio.

                    Certo non capita a tutti, ma se ti capita l’autore originale permaloso, sei fritto.

                    Io penso che nei limiti del possibile sia meglio rifare i disegni, gli schemi, e simili, piuttosto che correre rischi. Per altre cose ovviamante bsiogna chiedere le autorizzazioni ai detentori dei diritti di copyright, cioè le case editrici delle riviste che pubblicano articoli scientifici.

                    Il metodo di usare le dimensioni reali della gabbai, o loro frazioni evita di dover tirare ad indovinare il fattore di scala da usare. Le tre opzioni che ti ho indicato sono molto comode, ma prima di usarle bisogna essere sicuri che l’immagine da riprodurre sia scontornata. Inoltre non bisogna mai copiare immagini direttamente dallo schermo; molti siti consento di scaricare l’immagine originale anche con alta definizione, ma se bisogna copiare qualcosa semplicemente facendo una copia dello schermo, e ritagliandola, è sicuro che l’immagine sia di qualità piuttosto bassa, meno di 100 pixel al pollice; riproduzione ingrandita pessima e seghettata; rimpiccolita potrebbe dare luofgo a perdita di informazione.

                    in risposta a: Relazione grandezza nel pdf e stampata. #96612
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::



                      @cfiandra
                      ti ha posto una domanda molto importante: “sei sicuro di voler importare figure prese da articoli scientifici?”

                      L’operazione è certo fattibile se citi il riferimento da dove li hai tratti, altrimenti commetti plagio e sei perseguibile penalmente; c’è anche il rischio che in seguito ad un processo nel quale ti fosse appioppata una condanna, si apre il processo civile per rifondere i danni agli autori originali, e la tua università potrebbe annullarti la laurea.

                      Basta saperlo, e ci si comporta seguendo tutte le regole.

                      È sempre una pessima idea ricavare figure da articoli o liberamente scaricabili da internet (che però contengono sempre una frase di licenza d’uso, la quale specifica che bisogna citare l’origine). Se anche fai tutto regolarmente secondo la legge, di solito quelle immagini sono bitmapped, non vettoriali, quindi, passi per le fotografie, ma per i diagrammi non vanno bene, la loro qualità non è adeguata alle necessità e il loro risultato a schermo è quello che vedi e del quale ti lamenti (giustamente).

                      Comunque, sì, in ogni caso se la figura originale ha le dimensioni verticali e/o orizzontali tali da richiedere un cambiamento di dimensione non superiore al 20% in più o in meno, le legende dovrebbero leggersi bene sia a schermo sia a stampa. Ricordati di smarginare le figure e di togliere dal loro contorno ogni spazio bianco; esse devono essere iscritte in un rettangolo i cui lati (ideali e invisibili) siano tangenti alla contenuto della figura.

                      Poi puoi ridimensionare anche in verticale con una opzione del tipo [tt]\includegraphics[width= 0.8\textwidth, height=0.3\textheight, keepaspectratio]{figura}[/tt] che non ti deforma la figura con due fattori di scala diversi, ma che sceglie automaticamente il fattore di scala che non faccia eccedere né la larghezza né l’altezza i valori prescritti.

                      Ci sono tanti programmi per fare diagrammi; quelli che citi non fanno parte del sistema TeX; il pacchetto pgfplots del sistema TeX, che ti è stato già suggerito, ti assicura diagrammi vettoriali e gli stessi font del testo, senza problemi di rimpicciolimento. TiKZ in generale è il pacchetto del sistema TeX che ti permette una grafica raffinata, vettoriale e con i font del testo. Leggi le istruzioni aprendo un terminale e scrivendoci dentro texdoc pgfplots oppure texdoc tikz; dopo che hai premuto il tasto di invio, ti si apre al documentazione in PDF, dove ogni elemento grafico è fatto proprio con quei pacchetti. Esiste anche una guida, qui nella sezione documentazione del forum, dedicata a disegnare con TiKZ e a diagrammare con pgflotos. È molto leggibile; ma la documentazione ufficiale è evidentemente la risorsa ultima da usare. Non bisogn spaventarsi delle 700 pagine; capita la filosofia dai primi capitoli, che sono sostanzialmente dei tutorial, il resto lo si consulta nei punti che interessano, quando interessano.

                      in risposta a: Relazione grandezza nel pdf e stampata. #96608
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        È chiaro che lo schermo ha una densità di pixel al pollice molto inferiore della densita dei puntini colorati o neri sulla carta: oggi una stampante da 600dpi è considerata scadente, mentre non molti anni fa era consi=derata di categoria superiore (per il lavoro d’ufficioe).

                        Ma il concetto che segui usando scale secondo me non è corretto: mi spiego; se fai una immagine grandissima e poi al riduci moltissimomo per farla stare sulla apgina, è chiaro che i caratteri che vi sono scritti diventano piccolissimi e scarsamente leggibili sullo schermo; forse sulla carta si leggono ancora, ma siamo a livello dei bugiordini dei contratti di assicurazione…

                        I caratteri normalmente usati sono complessivamante di 10pt o 12pt; sicome un pt vale circa un terzo di millimetro (3pt circa uguale 1mm) fai presto a renderti conto di quel che succcede. Stampti la figuraa senza passare attraverso latex, misura le dimensioni della figura, calcola il rapporto di scale ed acco che con quel rapporto puoi vedere benisimo come verrà lo stampato, se cioè un font di corpo 12pt, cioè 4mm, diventa di 1mm o di mezzo millimetro. e fai presto a trarre le tue conclusiioni.

                        L’approccio giust è quello di fare figure, schemi, grafici del formato giusto per entrare nella gabbia di composizione del tuo documento, la tua tesi o il tuo rapporto tecnico. Quindi disegna i tuoi disegni in modo da non doverli scalare; se li devi scalare non usare l’opzione scale=…, ma usa Width=… parametrizzando la tua larghezza alla larghezza del testo; per esempio width=\textwidth. In altre circostansze potrebeb andare bene un width=0.8\textwidth se la figura non è tanto grande; in altri casi ancora potresti anche non eseguire nessun ridimensionamento.
                        Se segui questa regola non ti trovi mai a dover usare dei fattori di scal troppo piccoli, perché in partenza hai creato un disegno delle dimesnioni giuste.

                        in risposta a: Conversione da LaTeX ad ePub #64971
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          No, e-book è la parola giusta, indipendentemente dal formato con cui è composto. Se esamini le liste di e-book fornite dai vari editori, vedrai che se ne sono anche in formato PDF.

                          Il PDF si legge benissimo su tutti i dispositivi da reggere in mano (hand held) se il loro schermo ha una diagonale di almeno 7 pollici, come ti ho già scritto, ma devono essere composti per quel formato, non per un generico formato A4 o B5, da leggere su qualunque dispositivo; Bisogna cioè fare diverse versioni dello stesso testo, composti per una serie di dispositivi hand held; sul grande schermo di un iMac da 27 pollici, naturalmente un file predisposto epr uno schermo di 7 pollici appare moooolto ingrandito.

                          Comunque io ne ho già predisposti un piccolo numero e ho previsto una classe (che non posso darti perché è proprietaria di una piccola casa editrice) che prevede tre formati a scelta con apposito opzioni di classe, più una quarta, “Custom} per la quale, mediante un file di configurazione, si possono specificare le dimensioni base per altezza precise al millimetro.

                          Non è difficile, ma ovviamente ci vuole un po’ di tempo, perché la classe non può appoggiarsi al tuo schema prediletto di classicthesi + arsclassica.

                          in risposta a: Aggiornamento pacchetti senza aggiornare la distribuzione? #96603
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            Be’, con MiKTeX non è necessario reinstallare tutto, mentre con TeXLive è necessario reinstallare tutto una volta all’anno; TeXLive consente di tenere aggiornata l’installazione anche una volta al giorno (volendo — ma una volta ogni 7 o 10 giorni va più che bene in generale).

                            Con MiKTeX gli aggiornamenti che avvengono su CTAN ,e conseguentemente su TeXLive con un ritardo di circa 24 ore, avvengono invece con delle cadenze più lunghe e di solito non è possibile, almeno non lo era ai miei tempi, aggiornate cumulativamente tutti i pacchetti che nell’arco del mese o del trimestre erano stati aggiornati nel repository di MiKTeX. Ecco perché a me TeXLive piace molto di più, anche se riconosco che MiKTeX sia una distribuzione fatta molto bene, sebbene limitata ai sistemi operativi Windows; tra l’altro a suo tempo ho pagato un buon contributo allo sviluppo di MiKTeX così che ero stato annoverato fra gli utenti che avevano il diritto di dialogare direttamente per mail con Christian Schenk; ma da otto anni non uso più macchine Windows, quindi non seguo più lo sviluppo di MiKTeX.

                            in risposta a: Riferimenti incrociati tra file diversi #96539
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              Il punto è un altro.

                              Quando usi \include vengono generati i file aux per ogni file incluso, che restano disponibili per i riferimenti incrociati anche se non compili il relativo sorgente.

                              Con \input NON vengono generati i file aux per ciascun file introdotto con \input, ma i riferimenti incrociati vanno a finire nell’unico aux relativo al main file. dunque se compili un solo file introdotto con \input i suoi riferimenti, i comandi \newlabel che servono per i riferimenti incrociati, vanno in quell’unico file, e alla secondo compilazione li puoi usare e il programma di composizione te li risolve, mettendoci il numero giusto e magari, se usi hyperref ti mette crea anche il collegamento ipertestuale, ma i newlabel dei file che non hai introdotti non ci sono da nessuna parte, quindi non vi puoi fare riferimento.

                              Ecco perché devi usare l’accoppiata di \includeonly e \include e non devi usare \input; \includeonly ti permette di eseguire la compilazione selettiva elencando solo in file che vuoi includere, come dice chiaramente il nome, mentre \include, il cui statement non deve venire commentato quando si riferisce ad un file da non ricompilare, ordina però la lettura del suo file aux così che i suoi newlabel restano disponibili per i riferimenti incrociati.

                              Quando ti ho chiesto se avevi capito la differenza fra i due metodi di inclusione, avevo il sospetto che non l’avessi capita; il tuo messaggio a cui sto rispondendo mi dimostra che non l’hai capita. Spero che la mia spiegazione sopra ti aiuti a capirla.

                              in risposta a: imakeidx con splitindex #96566
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Non funziona perché l’opzione nonewpage serve, sì, per non emettere il comando di \newpage, quando la classe in uso è article, ma impedisce anche la composizione automatica, come è scritto nella documentazione di imakeidx e, più dettagliatamente, nella descrizione del codice, sempre nello stesso file di documentazione.

                                in risposta a: imakeidx con splitindex #96564
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::

                                  gios” post=96282

                                  Togli l’opzione slitindex e riprova; imakeidx deve ricorrrere a splitindex solo quando il numero di indici è molto elevato; La guida GuIT ha 6 indici analitici e non usa splitindex.

                                  Anche togliendo splitindex non viene prodotto alcun indice. Inoltre miofile.idx viene generato correttamente mentre nugae.idx risulta essere vuoto.

                                  Togli anche l’altra opzione nonewpage: il seguente EMC funziona benisismo`\documentclass{article}
                                  \usepackage{imakeidx}

                                  \makeindex[title=Cose primarie]
                                  \makeindex[name=nugae,title=Cose secondarie]

                                  \begin{document}
                                  Compilare\index{Compilare}.
                                  \newpage
                                  Splittare\index[nugae]{Splittare}.

                                  \printindex

                                  \printindex[nugae]
                                  \end{document}`

                                  [EDIT]

                                  Mi sono voluto togliere la soddisfazione di riprendere il tuo codice iniziale rimettendo entrambe le opzioni nonnewpage e splitindex.

                                  Ho compilato una volta e mi si è formato il file unico .idx, ho aperto un terminale dove ho dato i debiti comandi per usare come cartella di default quella dove avevo salvato il file e ho dato il comando splitindex nomedlefile.idx; dopo aver premuto il tasto , sono apparsi alcuni messaggi nella finestra del terminale; ho elencato i file e vi comparivano i due nuovi file .ind alfabetizzati. Ho ricompilato il documento e i due indici erano lì, nella seconda pagina come previsto che succedesse.

                                  Tu forse ti dimenticavi di far eseguire il programma splitindex dando le debite istruzioni nel terminale.

                                  Comunque vedi che togliendo quelle opzioni tutto fila liscia e non c’è da fare niente nel terminale.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 5,386 al 5,400 (di 11,286 totali)

                                Go to top▲