OldClaudio

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  • in risposta a: Lettere accentate in \equation #96419
    OldClaudio
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      Bene; ora che hai risolto il problema, lasciami fare qualche commento sulla tua equazione.

      Le norme ISO per la scrittura della matematica vietano nel modo più assoluto di usare parole per indicare delle quantità o delle entità matematiche; consentono solo una lettera latina, greca o alcune delle lettere di altri alfabeti, a cui si possono “appendere” degli pedici o degli apici anche forati da perole o abbreviazioni di parole, tipo [tt]$V\ped{max}$[/tt] per indicare il valore massimo della grandezza [tt]$V$[/tt].

      Le norme ISO si applicano alle scienze sperimentali e alla tecnologia; a stretto rigore non si applicano ad altre scienze, ma tolti alcuni dettagli, esse vengono seguiti anche dai matematici puri, dagli statistici, eccetera. ([OT] la statistica è una disciplina sperimentale? mah…; secondo me sì, ma la teoria delle probabilità su cui si basa è una parte della matematica).

      Dunque, qualunque cosa tu stia scrivendo, in pratica, devi seguire le norme ISO; quindi niente abbigliamento o attività fra gli argomenti di una funzione.

      Il fatto che tu abbia rinominato alcune variabili matematiche come le loro corrispondenti varianti non giustifica l’errore che ti veniva segnalato. Piuttosto è probabile che tu abbai fatto un po’ di confusione con i comandi epr entrare e uscire dalla composizione della matematica, come è probabile che tu stia lavorando con una classe e/o dei pacchetti che fanno uso di font (matematici) incompleti, o che tu per scrivere il greco in modo matematico usi comandi del greco testuale avedo impostato i pacchetti “giusti” nel preambolo. Ho messo fra virgolette la parola “giusti” sia perché finora non hai mai mostrato il preamblo del tuo documento, né hai detto quale classe usi, sia perché l’uso del greco testuale in matematica o rappresenta un modo scadente di comporre, foriero di errori del tipo di quello che segnalavi, sia perché per farlo bene sarebbe necessario ricorrere a conoscenze di programmazione mediante comandi nativi di TeX, che generalmente non sono documentati nelle guide di questo forum.

      Vedi dunque che la tua reticenza a dire chiaramente quello che stai facendo, costringe gli altri frequentatori del forum a consultare la sfera di cristallo, tirando ad indovinare; ma così facendo si divaga a indicare soluzioni che c’entrano poco o niente con il tuo problema; probabilmente anche la soluzione che hai trovato è una pezza su una cosa mal fatta, ma nessuno lo può sapere.

      Concludendo, accogli questa raccomandazione: quando scrivi ad un forum qualsiasi, non solo questo forum del GuIT, non essere reticente 😉

      in risposta a: Lettere accentate in \equation #96417
      OldClaudio
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        Lello912″ post=96091Ho un altro problema.
        Devo inserire, sempre all’interno di quell’espressione, la lettera greca “fi”, quella del flusso, per capirci.

        \[
        f (\textit{… \phi …}) = 0
        \]

        Così facendo mi da errore. Mi dice che manca $.

        Inserendolo:
        \[
        f (\textit{… $\phi$ …}) = 0
        \]
        Però mi esce la lettera che, nella tabella 21 cap. 5.2 de L’arte, corrisponde a \varphi.
        come mai?

        Certo che non funziona; \textit accetta solo materiale testuale, mentre \phi è materiale matematico

        Il modo giusto di scrivere quella cosa è `\[ f(\textit{abbigliamento, attività},\dots, \phi, \dots) = 0 \] `

        in risposta a: spostare numeri di pagina #96392
        OldClaudio
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          BlueWizard” post=96066grazie mille per la celere risposta, se ce la faccio con i tempi proverò a cambiare classe, se no dirò al rilegatore di rifilare il meno possibile (sì, stampo su A4, quindi anche io mi chiedevo perché dovesse rifilare 2 mm, mi pare un’esagerazione).

          2mm non sono niente in confronto al fatto che la base del numero di pagine di classicthesis è a 20 mm dal fondo della pagina.

          È chiaro che quando stampi, magari su carta A3 in segnatore da quattro fogli leghi il tutto per una rilegatura bene fatta, lo spessore dei 4 fogli piegati a metà, inplica uno sciimento verso l’esterno dei fogli che sono al centro della segnatura; siccome la carta da fotocopi ha uno spessore medio di 0,1mm, ne segue che i fogli interni di ogni segnatura spuntano fuori dal fogli esterno al massimo di 0,3mm. Mettiamo pure che la piegatura non sia perfetta e sporgano un poco di più; rifilando di 2mm ne hai abbastanza per pareggiare tutto senza andare a interferire co il contenuto delle pagine.

          Può darsi che il tuo legatore non abbia una taglierina adatta a rifilare le pagine dell’intero blocco delle segnature, e abbia bisogno di 5mm o di 7mm; questo sarebbe tanto ma non porterebbe via i 20mm di margine che l’impaginazione di classicthesis produce.

          Non so se con classichtesi funziona, ma prova a mettere subito dopo \begin{document} il comando `\footskip=\dimexpr\footskip-0.5\baselineskip\relax`Verifica due cose:
          1) veriica se il comando che ti ho indicato prodcue qualche modifica alla posizione del numero di pagina al piede;
          2) se produce qualche effetto, aggiusta il valore 0.5 al valore che ritieni più opportuno.

          È chiaro che il valore più opportuno per l’estetica della pagina sarebbe “zero”; tuttavia se il legatore non riesce a fare di meglio…

          in risposta a: spostare numeri di pagina #96390
          OldClaudio
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            Se stampi su carta A4 non dovresti avere bisogno di rifilare niente, al massimo un paio di millimetri, e già questa misura di rifilatura mi per tanto.
            D’altra parte hai scelto una classe che non consente modifiche, quindi o dici al legatore di rifilare di meno, oppure tieni quello che hai e ti accontenti.

            Se invece cambi classe, e ne usi una configurabile come memoir, oppure componi su cara B% se devi avere un formato finale decisamente più piccolo (170mm per 240mm una volta rifilato — il formato B5 è in realtà di 176mm per 250mm.) allora il tuo legatore non dovrebbe avere nessun problema con la rifilatura.

            In realtà cambiare classe non vuol dire riscrivere tutto quanto da coapo, ma bast cambiare nome della classe nella riga \documentclass, e poi si tratta di commentare la riga che invoca il pacchetto ClassicThesis. Anche la classe scrbook, da sola, senza ClassicThesis, va benissimo, ed è facilmente configurabile nel senso di muovere il numero di pagina nello stile plain un po’ più in alto. leggi la documentazione aprendo un terminale, scrivici dentro texdoc scrbook e ti si apre la documentazione di tutte la classi della collezione Koma Script di cui scrbook fa parte.

            in risposta a: intero capitolo cancellato #96281
            OldClaudio
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              Sì, è vero che DropBox aggiorna istantaneamente il file che viene aggiornato nella cartella locale di DropBox, ma non succede nulla se non si copia e incolla il file da salvare direttamante nella cartella locale di DropBox; attenzione: ho detto copia e incolla, non trascina; perché la cartella locale è vista come una cartella locale, quindi trascinando si sposta materialmente il file dalla cartella di lavoro alla cartella locale di DropBox.

              Non so se Google Drive si comporta nello stesso modo, ma con DropBox, pur di ricordarsi di non trascinare la roba da una cartella all’altra, ma di eseguire un copia e incolla, l’aggiornamento automatico del file residente nella cartella di lavoro non ha luogo.

              Io personalmente non mi fido delle cose automatiche.

              Nota che molti shell editor per latex possono essere configurati per memorizzare la versione precedente (distinta con una tilde aggiunta all’estensione, ma siccome sono anche configurati per salvare il file ogni tot minuti, si rischia di perdere tutto (mi è successo) a causa di questi salvataggi automatici. Per altro questi salvataggi automatici sarebbero utili per un desktop, dove, quando manca la corrente, si spengono all’istante e magari ore di lavoro vengono perse. Sui laptop questo pericolo non c’è perché la batterie in genere funziona anche se manca la corrente.

              No, seocndo me, salvare il proprio lavoro in cartelle diverse in modo manuale è la soluzione migliore, e se la cartella di salvataggio è su DropBox o su un disco esterno tanto meglio. Io uso sia DropBox sia un disco esterno.

              Poi è ovvio: ognuno sceglie il metodo più confacente con i suoi gusti; l’importante è disporre sempre di copie di backup.

              in risposta a: Elementi “scalabili” in beamer #96360
              OldClaudio
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                Se cerchi nella documentazione di beamer la parola (opzione) shrink puoi fare quello che ciedi; solo frame per frame, quindi devi stare molto attento a non strafare, perché finché scali allo 0.95% nessuno se ne accorge, ma se scali di più, l’effetto diventa visibile e noioso per che deve seguire la presentazione. @robitex ha perfettamente ragione, ma qualche volta, specialmente con le tabelle, bisogna fare di necessità virtù.

                Ripeto, puoi usare shrink per far entrare nel frame una riga in più, ma non devi andare oltre questo limite. e se risci a configurare la tabella senza ricorrere a questi sporchi trucchi è ancora meglio.

                in risposta a: Problema con bibliografia e indice. #96354
                OldClaudio
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                  Alessandro, io non userei mai, nemmeno se mi pagassero a peso d’oro, i pulsanti per la creazione rapida dei file finali dei documenti composti. Sarà una mia mania, ma cerco di spiegarti il eprché.

                  Quando clicchi uno di quei pulsanti o selezione una di quelle voci di menù per la compilazione rapida, non sai esattamente quello che succede dietro le quinte. e quindi non hai più il controllo della situazione; Le tre compilazioni con latex, se non ci metti in mezzo una esecuzione del programma bibtex (o biber, se usi il pacchetto biblatex) non serve epr creare la bibliografia. Può essere che il pulsante di TeXmaker per creare il file pdf finale si occupi anche di lanciare il compositore della bibliografia, e magari si occupi anche di trasformare un eventuale file in formato DVI nel formato finale PDF, ma non lo sai perché non hai idea di che cosa succede dietro le quinde. Non ce l’ho nemmeno io, perché pur avendo molti editor caricati nel mio Mac, non ha TeXmaker (preferisco TeXstudio che è molto simile ma differisce da TeXmaker proprio in questo genere di cose).

                  Ecco perché io preferisco eseguire le quattro esecuzioni di programmi indicati da Ivan a mano. Infatti comporre una qualunque documento, per esempio la tesi, significa comporre un mucchio di volte per vedere di non aver commesso errori e se quella famosa formula è venuta fuori corretta, o se quella “dannata” tabella non abbia bisogno di un po’ di manipolazioni per farla stare nella pagina, o per sia necessario ruotarle, eccetera. Così lancio pdflatex molto spesso; non perdo tempo con la bibliografia ogni volta che lancio pdlatex. Inoltre non uso mai latex, perché il formato dvi non mi serve ami e non riesco, oggi, a trovare nesun buon motivo perché altri producano un file dvi. Ci sono molti modi per avitare il problema anche quando si usino i pacchetti come PSTricks che producono codice postscritp da eseguirsi in un secondo tempo con altri programmi.

                  Dunque, lancio bittex o biber una volta ogni, diciamo 20 volte che esegui pdftlatex.

                  Veniamo ora al tuo problema; generando direttamente il file PFG con l’apposito bottone che fa tutto dietro le quinte, ti vien la bibliografia man non ti viene l’indice.

                  Se fai a mno (tramite i bottoni di Texmaker, ma scegliendo bottoni o voci di menù che facciano una sola cosa, non tutta la sequenza) succede questo:

                  1) prima esecuzione di pdflatex; il programma compone tutto il documento e scrive nel file aux tutte le richieste di citazione bibliografica mediante le chiavi che hai specificato; scrive anche el voci nel file toc per generare l’indice. Ma in questa prima esecuzione non si genera né l’indice, né la bibliografia.

                  2) esecuzione di bibtex od i biber: il programma legge il file aux generato prima ed è in grado di estrarre dal data base bibliografico solo quelle entries di cui si chiede la citazione; il database bibliografico potrebbe servire per moltissimi documenti e contenere centinaia o migliaia di record bibliografici, ma per la tua tesi te ne servono solo una ventina, quelli che tu citi usando i vari comandi \cite e affini. Il programma produce il file bbl che contiene già impostata con i comandi LaTeX la bibliografia da comporre.

                  3) seconda esecuzione di pdflatex: il programma legge il file toc e produce l’indice; il programma legge il file bbl e compone la bibliografia, ma scrive anche nel file aux le chiavi dei riferimenti citati e composti, corredate delle indicazioni necessarie per la composizione dei riferimenti. La bibliografia è composta, ma i riferimenti nel testo non sono ancora risolti: essi appaiono ancora come punti interrogativi, o con le stringhe delle chiavi.

                  4) terza esecuzione di pdflatex; se nella passata esecuzione il programma che lavora dietro le quinte non ha cancellato i file ausiliari già usati, il file toc è ancora lì, e viene composto l’indice. Lavorando a mano non c’è pericolo di cancellare i file ausiliari, perché bisognerebbe farlo a mano, quindi l’utente che lo facesse dovrebbe biasimare solo se stesso. viene letto il file aux, quindi pdflatex sa che cosa scrivere per ogni citazione. Il file bbl è ancora lì, quindi la bibliografia viene ricomposta.

                  5) quarta esecuzione di pdflatex: di solito non è necessaria un’altra esecuzione di pdflatex, ma non è male eseguirla ancora una volta; la cosa è fatta automaticamente se si continua a mettere testo nel documento o se si eseguono delle correzioni, quindi questa quarta compilazione non viene quasi mai citata. Ma anche se fosse la compilazione finale, quella da mandare in copisteria per stampare e rilegare la tesi, conviene comunque farla. serve per essere sicuri che tutti i collegamenti interni, i riferimenti incrociati, siano tutti risolti correttamente e siano assolutamente corretti. Può succedere infatti che i salti pagina della terza compilazione non corrispondano a quelli della seconda, per cui qualche riferimento potrebbe aver cambiato pagina.

                  Sapendo tutto questo sai eprché bisogna fare tutte quelle compilazioni e a che cosa servono; hai anche la risposta al tuo quesito; è possibile che siano stati cancellati i file ausiliari già usati una volta. Ma, come ho detto, questo non può succedere se si eseguono tramite lo shell editor le singole operazioni a mano.

                  in risposta a: Problema fronte/retro LyX #96337
                  OldClaudio
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                    Come puoi ben immaginare questo non è il forum giusto per chiedere informazioni del perché LyX fa o non fa certe cose. Si è spiegato bene nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX perché NON bisogna usare LyX. Non torno su questo punto.

                    Però visto che sei in grado di esportare il risultato del tuo word processor in formato LaTeX, edita il file .tex togliendo oneside dalle opzioni della classe; se poi dopo averlo tolto, compili direttamente con pdflatex (disponendo solo di LyX potresti avere delle difficoltà. Se non vuoi installare uno shell editor adatto a LaTeX, come per esempio il multipiattaforma TeXstudio, allora apri un terminale o prompt dei comandi o finestra comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo, scrivici dentro pdflatex seguito dal nome del tuo file .tex (senza specificare l’estensione) e poi premi invio; nel terminale scorreranno molte righe via via che la compilazione si sviluppa, ma non preoccuparti, a meno che non si verifichino degli errori (vedi più avanti), ti si forma il file .pdf che puoi aprire e leggere con il tuo visualizzatore di file pdf.

                    Se ti vengono segnalati degli errori prova a inserire il codice s nel termilae e poi premi nuovamente invio; la compilazione prosegue anche quando incontra altri errori (spesso gli errori sono peccatucci veniali), poi se gli errori non erano drammatici produce ugualmente il file .pdf; aprilo e leggilo, se trovi qualcosa che non ti piace torna sul file .tex e correggilo.

                    Naturalmente se usi uno shell editor valido per lavorare con LaTeX, come TeXstudio (ma ce non sono moltissimi altri) lavorare attraverso uno shelle editor come quello è molto comodo; dispone di un visualizzatore interno sincronizzato con il file sorgente, per cui non è difficlie passare dalla finestra di editing alla finestra del documento composto e tornare indietro, epr cui gli errori, anche i semplici refusi, si correggono con facilità. Lavorando con uno shell editor non hai LyX fra i piedi e ogni modifica, ogni macro, ogni personalizzazione che fai è tutta nelle tue mani, e non sei vincolato SOLO a quello che LyX sa fare.

                    Nota, io sono su un Mac, quindi non uso TeXstudio, anche se ne ho una copia montata anche sulla mia macchina; ti consiglio TeXstudio, perché mi pare che fra quelli più graditi agli utenti TeXstudio sia nei “top five”. Lo scarichi dalla rete cercando al parola TeXstudio e lo installi con pochi click.

                    PS: il codice che hai allegato al tuo messaggio riguarda la personalizzazione di testatine e piedini e non ha nulla a che vedere con gli inconvenienti che lamenti.

                    in risposta a: Tex Live Utility #96335
                    OldClaudio
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                      Una delle impostazioni di TeX Live utuility è quela che eprmette di scegliere il server a cui connetteris, per l’Italia cerca nella lista dei server quello che contiene la parola garr; per l’Italia è il migliore. Io, nonostante questo preferisco collegarmi a Vienna oppure a un server olandese, ma sempre un server specifico; se non lo stabilisci tu, il server di default per l’Italia è quello di Roma2, che soffre dei problemi che tutti sappiamo; quando funziona è di solito troppo lento. il mio mirro è QUESTO

                      in risposta a: Un po’ di teoria… #96333
                      OldClaudio
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                        Ernesto, la teoria che cerchi è tutta esposta nella Guida GuIT, capitolo 27, in parricolare il § 27.1 con la formaula 27.1 per la formazione dei capoversi.

                        § 27.2 per la divisione delle pagine e la formula 27.3 per il calcolo del “costo” che è in sostanza la badness della apgina, invece che del capovero.

                        ì importante sapere che quando componi un capoverso, esso non viene spezzato in righe subito, quindi non si sta parlando della bruttezza di quella \hbox, ma questo buffer viene svuotao nella scatola 255, la “galley proof” formado il cpaoverso, ma senza inserire materiale flottante o altri “inserts”, quando entra in azione la routine di uscita, per accodare la pagina corrente al file di uscita, allora si tiene coto anche degli inserts, e degli oggetti flottanti.

                        Non è semplice tenere a mente ogni dettaglio di questo meccanismo complesso, ma è importante conoscerlo perché se lil programam di composizione e la routine di uscita fanno in un certo modo, quello è il risultato dell’ottimizzazione discreta programmata dal matematico Knuth per minimizzare la badness del capoverso e il costo della pagina. Essendo il frutto di una ottimizzazione, è difficle poter fare di meglio, perché meglio dell’ottimo è un po’ impossibile….:smile:

                        in risposta a: \ped vs \ap #96331
                        OldClaudio
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                          \ped e \ap sono definiti nell’opzione italian di babel.

                          Se mi trascrivi tutto il messaggio d’errore riesco a capire perché ti dà errore, visto che a me non me ne dà.

                          in risposta a: \end {Exercise} #96324
                          OldClaudio
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                            Se basta assegnare un valore a \ExerciseSkipAfter vuol dire, @Toni, che non hai letto la documentazione. Lorenzo mica se l’è inventato quel nome di lunghezza… Infatti si trova ben descritto nella pagina 9 all’inizio del § 3.3 della documentazione di Exercise.

                            Per leggere la documentazione, apri un terminare o prompt dei comandi o come si chiama nel tuo sistema operativo, scrivici dentro texdoc exercise e dopo aver premuto il tasto inviao ti sia apre la finestra contenete la documentazione del pacchetto, la documentazione originale scritta dal suo autore e presumibilmente completa. Non c’è niente di meglio che leggere la documentazione scritta dagli stessi autori dei vari pacchetti.

                            [OT] Non voglio dire che tutte le documentazioni scritte dagli autori siano delle meraviglie, ma di solito dicono tutto il necessario e lo dicono in modo chiaro; per le altre poche documentazioni inesistenti o scritte male, bisogna rivolgersi ad altri utenti, come qui nel forum.

                            in risposta a: Aggiornate (molte) guide tematiche #96329
                            OldClaudio
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                              Sì, lo so; è colpa mia. Mi trovo male con github e non lo uso; devo sempre passare attraverso un intermediario a cui evidentemente richiedo del lavoro per lui inutile.

                              in risposta a: usare un font particolare #96295
                              OldClaudio
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                                @renareto
                                , cominiciamo con i commenti.

                                Tabularx non serve per il piedino (riga di piè di pagina) nel senso che lo puoi usare, ma non è obbligatorio. Dipende da cosa ci scrivi ricordando che fancyhdr divide testaine in tre campi, il primo colo contenuto accostato a sinistra, il secondo con il suo contenuto centrato, e il terzo con il suo contenuto accostato a destra, quindi a stretto rigore non hai bisogno di una tabella, perché tre celle cono già disponibili e lo sono per del testo scritto su una sola riga; l’uso di una tabella serve per inserire un testo su più righe e quindi con tabularx puoi specificare al larghezza che vuoi occupare e poi il suo descrittore di colonna può essere un descrittore di tipo p o, se usi il pacchetto array, di tipo m o b. Per il piedino, probabilmente sceglie il descrittoe b potrebbe essere una buona idea, ma dipende da cosa ci scrivi dentro e da cosa scrivi negli altri due terzi del piedino.
                                nella tabella tabularx non metterei né i filetti verticali né quelli orizzontali.

                                Veniamo al tuo punto; il logo logo.eps ti viene collocato giusto con ùwindows (che cos’è?) ma non in windows (che differenza c’è fra questi due Windows?).

                                Ma la spiegazione potrebbe essere semplice se oltre a dire che ti emette un messaggio d’errore lo trascrivessi anche, è difficle immaginare di quale errore si possa trattare senze vedere il messaggio diagnostico.

                                Facco delle ipotesi, cercando di lustrare bene gli occhiali al fine di non intyerpretare male i messaggi della sfera di cristallo.

                                Ipotizzo che l’errore consita nel fatto che non ti riconosce il formato .eps; Ci potrebbero essere diverse cause.
                                1) Hai installato su una qualche versione di Windows un qualche sistema TeX che richiede per il suo uso i diritti dell’amministratore.
                                2) non hai attivato l’opzione -shell-escape; per trasformare una figura eps in una figura sempre vettoriale ma in formato pdf, pdflatex ha bisogno di lanciare dietro le quinte un programma di conversione di formato; ma se non è abilitato ad eseguire comandi di sistema, allora non riesce ad eseguire la conversione.
                                3) il tuo ùwindows in realtà non è per niente Windows, ma una macchina Linux conforme alle regole del consorzio Debian e potrebbe essere una versione abbastanza datata. Sulle amcchine Linux/Debian è conveniente usare una installazione di TeXLive secondo quanto descritto nel documento texliveubuntu.pdf scaricabile dalla rete (uas un qualche motore di ricerca e lo trovi subito)
                                4) le prime tre ipotesi sono false,; il gioco non ti riesce perché non hai installato il programma di conversione (normalmente ghostscript ora alla versione 9.20 se ricordo bene).

                                Soluzione: usa da terminale il pacchettino epstpdf. Apri un terminale e scrivici dentro epstopdf –help e vedi che cosa ti scrive; se ti scrive qualcosa hai il programmino a bordo; allora sempre nel terminale scrivi epstopdf logo.eps e vedi quello che ti succede; se esegui queste operazioni mentre da terminale lavori nella stessa cartella dove risiede il file logo.eps, il comando ti produce un nuovo file: logo.pdf; ne puoi vedere il contenuto con il programma di visualizzazione che usi normalmente. Fatto questo sostituisci nell’argomento di \includegraphics l’estensione .eps con l’estensione .pdf e riprova a compilare.

                                Se continua a dare errori, facceli conoscere, per favore.

                                in risposta a: Intervista con Latex #96315
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Il discorso di LaTeX di domandarsi prima di comominciare: “Questa che struttura è?” vale anche in questo caso.

                                  Hai una serie di domande e risposte più o meno alternate. ogni domanda ed ogni risposta sono costituite da uno o più capoversi; le domande dono caratterizzate da D: e le risposte con R:.
                                  A me viene in mente che si tratti di una lista, unn po’ particolare, ma pur sempre una lista.
                                  A quel delle tre liste standard di Latex corrisponde? o, almeno, a quale assomiglia di più?

                                  Visto che le etichette sono corte, io propenderei per una lista di tipo itemize con gli \item personalizzati: Per cui definirei due nuovi comandi del tipo \domanda e \risposta, oppure più brevi \Dom e \Ris`\newcommand\Dom{\item[D:]}
                                  \newcommand\Ris{\item[R:]}`e userei l’ambiente itemize così:`\begini{itemize}
                                  \Dom BlaBlaBla?
                                  \Ris EccEccEcc.
                                  \Dom BliBliBli?
                                  \Ris CoCoCoCo.
                                  \end{itemize}`

                                  Dopo aver provato se ti va bene, potresti aggiustare lo spazio destinato alle etichette, cambiarne il font, la serie, la forma, insomma potretsi personalizzare la cosa come meglio ti pare. Per personalizzare le liste usa il pacchetto enumitem e usalo dopo averne letto la documentazione.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 5,431 al 5,445 (di 11,286 totali)

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