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Oltre all’errore che ti ha segnalato @cfiandra, ho il sospetto che ti dimentichi di eseguire biber prima di comporre la bibliogrfia con \printbibliography.Infatti non basta produrre un nuovo file .bib o modificare un file ,bib esistente; bisogna anche usare biber per trasformarlo in un file .bbl che è quello che viene letto dal comando \printbibliography.
Ricordi? La procedura per la bibliografia è quella di eseguire a mano o tramite i pulsanti dello shell editor in sequenza i programmi:
1) pdflatex
2) biber
3) pdflatex
4) pdflatex
::la mia non voleva essere una polemica contro quel manuale, solo che per qunato riguarda me cio’ che ho provato non ha funzionato.
nel mio preambolo ci sono i pacchetti per le figure solo che non li ho riportati perché li ritenevo inutili al fine della questione che avevo posto. inoltre se compilo con PDF latex non mi da errori e carica tutte le figure, invece se clicco su LATEX mi da l’errore che avevo scritto.Tutta l’Arte è dedicata all’oso di pdflatex. Oggi latex è desueto e sconsigliato per diversi motivi.
1) Il formato di uscita di latex è il DVI, mentre quello di pdflatex è PDF; il primo usa font a matrici di punti, il secondo font vettoriali; i font a matrici di punti sgranano quando sono visti a schermo con ingrandimenti anche di poco superiore al 100%, quindi si leggono male; i font vettoriali non sgranano mai.
2) Il programma latex, tramite il pacchetto graphicx, può incorporare solo figure di tipo postscript, quindi EPS e certi tipi di PS e il formatp di uscita del programma METAPOST. Il programma pdflatex, sempre tramite il pacchetto graphicx, può incorporare figure in diversi formati: PDF, JPG, PNG, EPS, MPS.
3) Per fare disegni il programma latex può usare il semplice ambiente nativo picture e il grosso insieme di moduli PSTricks. Il programma pdflatex oltre al semplice ambiente nativo picture, può usare il potentissimo insieme di moduli Png/TiKZ.
4) Il programma latex non può sfruttare appieno la microgiustificazione a causa del suo formato di uscita, mentre pdflatex lo può fare senza problemi.
5) Per i riferimenti ipertestuali interni ed esterni latex ha delle forti limitazioni, nel sneso che per ottenere quelle azioni necessita di avere il suo file di uscita in altri formati, PS e/o PDF, ma restano comunque alcune limitazioni; il programam pdflatex non ha queste limitazioni.
6) Potrei continuare con altre spiegazioni… Ma il concetto generale è che oggi il programma latex è conservato essenzialmente per retrocompatibilità non per eseguire del lavoro nuovo.Tutte queste cose sono scritte nell’Arte e vengono ripetute sistematicamente qui nel forum. Ti capisco quando affermi che l’Arte non ti è servita molto; anche se è un ottima guida, va letta con un’attenzione che non è mai richiesta da chi usa Word o Writer; questi word processor possono essere usati quasi senza mai leggere guide (producendo poi quei documenti di qualità grafica modesta che tutti conosciamo).
L’unico problema che in realtà non hai risulto o non hai ancora risolto è quello della bibliografia per capitoli. A suo tempo, diciamo 25 anni fa, anch’io sono stato attratto da questa cosa; allora non esistevano pacchetti e mi sono costruito da solo le macro necessarie; ci ho lavorato molto sopra, e le ho usate una sola volta. Non la trovo una pratica utile, anche se ho scritto diversi libri per i miei studenti, arrivando fino a malloppi di circa 700 pagine; quindi non ricordo più quando è stata quell’unica volta in cui ho composto una bibliografia separata per ogni capitolo. Ma nel mondo tecnico esistono certe consuetudini per le bibliografie, mentre nel mondo umanistico le bibliografie e le citazioni si fanno in modo molto diverso; se puoi, evita di comporre bibliografie separate per ogni capitolo; se ti è imposto fai di necessità virtù.
Comunque sull’Arte la procedura è descritta e poi esiste la documentazione originale dei vari pacchetti; bisogna studiare entrambe le cose, visto che si tratta di eseguire operazioni non difficili, ma delicate.
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Nel filone Errore \u8 ho appena risolto un probelma simile quando il richiedente finalmente ha inviato un esempio minimo compilabile che presentava l’errore; leggi la risposta a quel topic, me se il tuo errore fosse altrettanto subdolo, invia un esempio minimo compilabile come ho richiesto in quel filone.
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@OldClaudio può essere in dubbio se font sia maschile o femminile, anche se usa sempre il maschile, ma non ha nessun dubbio che font non debba prendere la s al plurale.La grammatica italiana afferma categoricamente che le parole italiane, o entrate nell’italiano da lingue straniere, che terminano in consonante non prendono nessuna terminazione speciale al plurale e rimangono invariati. Fra le lingue diverse dall’italiano c’è anche il latino, quindi assolutamente i curruculum e non i curricula; perché se c’è qualcuno che sostiene il contrario, quel qualcuno coerentemente scrive curricula in corsivo, e sempre scrivendo in corsivo segue gli itinera legislativi e usa i lapides colorati per disegnare sugli alba da disegno…
OT 😀 😀 😀
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@deltax, mi è venuto in mente un programma gratuito, che ho usato poco, ma che mi sembra interessante; è un convertitore di formato ed esegue moltissime conversioni da e per una trentina di formati, fra cui latex e word-dtx. Si chiama pandora e lo puoi vedere e scaricare dal suo sito; Io ti do solo il link per la User Guide. è un programma senza interfaccia grafica, quindi lo lanci dal terminale specificando il formato del file da convertire e quello del formato che vuoi ottenere, puoi o devi specificare altre opzioni, devi infine specificare almeno il file d’entrata da convertire e il nome del file convertito.Provalo almeno una volta, vedi se ti fa un lavoro decente; se le “correzioni” sono poche e non ti fanno perdere troppo tempo, le puoi eseguire, altrimenti consegnalo così ai famosi ricercatori che prendono 2k€ al mese (forse sì, ma lordi) e passano il tempo a gr…
Nella mia facoltà non ne ho mai incontrati di ricercatori così; piuttosto i cosiddetti baroni, pochi per la verità, erano così; ma temo che dipenda molto dalle facoltà/dipartimenti, ma ho potuto costatare che non dipende dalla latitudine; le cattive abitudini si estendono con estrema facilità da nord a sud e da sud a nord e lo stesso avviene sulla direzione est – ovest. Non trascurare quello che ti ha detto @cfiandra; sono parole sagge.
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Sembra misterioso e forse lo è, ma certo è che le macro dentro i campi danno molto fastidio e i comandi \- sono elaborati da biber in modo da scrivere nel file .bbl dei trattini che non sono i semplici trattini ASCII, per cui l’opzione utf8 non li può mappare a caratteri della codifica T1/Bosogna togliere tutti i \-
Ma poi Bibliography esce dal margine; giusto; Footonotes-and-bibliography è forma una parola composta da tre componenti separate dal trattino e LaTeX non va mai a capo dopo un trattino; siccome non puoi mettere macro dentro a qualsiasi campo, né puoi lasciare il trattino adiacente alle parole devi modificare quella stringa in [tt]Footinotes – and – bibliography[/tt] oppure sostituire i trattini con degli spazi.
Ora sappiamo la causa, anche se restiamo, almeno io, insoddisfatti di questa feature di biber (e biblatex?)
PS: Dicesi feature un errore, generalmente non grave, che il creatore di software non ha voglia di correggere. 🙄
::claudio” post=95705no ti sbagli è citato 3 volte:D 😀 😀
Hai ragione, fino a due ero disposto a controllare, ma tre, forse è la prima volta che mi capita.
Quindi l’errore c’è, ma non porta danni, perché in entrambi i casi (quelli non commentati) è chiamato con le stesse opzioni (cioè senza opzion); in questo modo \usepackage non effettua l’effettivo caricamento del pacchetto; se ci fossero opzioni diverse il caricamanto effettivo non avverrebbe, ma verrebbe segnalto l’errore di “Option clash” e il software si fermerebbe.
@Yokanaan, non c’è niente da capire; il file opentype IM Fell double pica non viene trovato e allora xelatex ti dice semplicemente che non ha trovato il fot specificato a ontspec. Si possono essere presentati alcuni casi
1) il file di questo font non ce lhai davvero;
2) ce l’hai ma non l’hai installato; per esempio con il Mac no ti basta copiarlo nela tua cartella locale dei font, ne deivi eseguire k’installazione con FontBook.app; su linux devi aggiornare la cache, altrimenti non lo vede; su Windows non ti sapei dire.
3) il font ce l’ahi e lo hai installato, ma non si chiama in quel modo; a fontspec defi secificare il nome della famiglia; siccome io quel font non ce l’ho, non posso dirti quale sia il nome esatto della famiglia da specificare a fontspec.
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Be’, ci sono errori ed errori.
Quello di codifica è certamante un errore che ferma l’esecuzione della compilazione in attesa di ulteriori indicazioni; se al pro arrest, invece di rispondere premendo la lettera x (eXit) rispondi con la lettera s (Scroll) la compilazione va avanti lo stesso ed eventualmente il programma termina “correttamente”, oppure subisce un crash definitivo, ma senza danni er la macchina. Il correttamente fra virgolette, significa che il programma riesce ad arrivare alal fine della compilazione e riesce a scrivere tutti i file ausiliari e a produrre un file di uscita, che però contiene errori di compilazione dovuti all’aver detto al programma di continuare senza badare agli errori. Ma in questo modo si produce il file .log che contiene tutta la registrazione di quello che il programma ha fatto e quindi si possono esaminare tutte le volte che non file .log si trova la parola Errror, e vedere in dettaglio che cosa è successo.Ci sono avvertimenti che non sono errori, ma segnalzioni che qualcosa va ritoccato; per esempio gli avvertimenti (Warning) che c’è una scatola troppo grande che non sta nella riga, o non sta ella pagina, o che un font non è disponibile ed è stato sostituito con un altro, eccetera. per esempio:`Overfull \hbox (2.1574pt too wide) in paragraph at lines 158–158` è solo un avveritmento; ti dice che mentra stava componendo il capoverso che cotiene la riga 158 del file sorgente il programma non è riuscito a dividere una riga in modo da rispettare le tolleranze di giustficazione e che questa riga sporge fuori del margine destro di poco più di 2pt, circa 0,7mm; ti pare una cosa terribile? queste sono eventualmente le cose da aggiustare a bocce ferme quando hai finito di comporre e rivedere il documento.
Ora il tuo messaggio non dice niente di che cosa è successo con le ü e l’eventuale carattere invisibile dentro le parole con le ü cancellate. C’è scritto nel file .log; e il carattere non decifrato, eventualmente, è rappresentato in qualche odo strano, per esempio due caratteri strani, un rombo nero con un punto interrogativo bianco dentro, o qualcosa del genere; è relativamente facile confrontare la riga del messaggio d’errore con la riga del file sorgente e stabilire senza incertezza quale sia il carattere incriminato.
Io non sarei troppo preoccupato del fatto che lo stesso identico file ti dia degli errori su una macchina e non ne dia sull’altra. Fiché su una avvungono degli errori e non si capisce la loro origine è difficile dire perché ciò succeda. Quindi continua ad esaminare gli errori dei caratteri che hai avuto e cerca di venirne a capo.
Oppure crea un esempio minimo compatibile; crea un file con lo stesso preambolo (da \documentclass a \ begin{document} inclusi) del tuo file che non compila bene; incollaci dentro un tratto del file sorgente che contenga l’errore che vuoi trovare; chiudi con \end{document} e includilo un messaggio usando i tag “code” e “/code” (dalla barra sopra la finestra di editing del messaggio) e faccelo avere. L’importante è che il testo che includi replichi l’errore.PS: mi viene in mente che eseguendo del copia e incolla da file Word o Writer che usano font OpenType, succede che vengano ricopiate legature del tipo fi, fl, ff, e simili; se il font dell’editor contiene queste legature è possibile che esse non vengano riconosciute da LaTeX anche se hai usato la codifica utf8 per salvare i file.Se il font dell’editor non contiene legature, allora qual percolo non c’è; Questa poterebbe essere una spiegazione del diverso comportamento sulle due macchine. A me è successo, ma sono pronto a riconoscere questi errori, quindi non ne sono infastidito più di tanto perché trovo ed eseguo le necessarie correzioni in breve tempo.
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Tanti stanno cercando di aiutarti; ma quello che chiedi dovrebeb essere: Ho scritto Tübingen (con la u con l’umlaut); perché non mi viene” per scirve ela ü ho usato is seguenti tasti, oppure ho usato la character map; oppure ho fatto un copia e incolla da un altro file.Allora ti suggerisco ancora questo: cerca Tübingen nel file sorgente; metti il cursore a sinistra della ü; usando la freccia a destra sposta il cursore un carattere ala volta oltre la ü; noto qualche movimento insolito? se per oltrepassare al b che segue la ü hai dovur=to premere la freccia destra tre volte, allora fra la ü e la b c’è un carattere invisibile da togliere. Ti suggerisco allora di cancellare la parola intera e di riscriverla con la tastiera che hai con la tua macchina, e per inserire la ü apri al tabella dei caratteri (tutti i sistemi operativi hanno una simile tabella, anche se i nomi possono essere leggermente diversi) e inserisci la ü scegliendola e cliccandola dalla tabella dei caratteri. Or ricompila; si presenta lo stesso errore in quella particolare istanza di Tübingen? se no, hai trovato la causa dei tuoi mali.
::illinguista1972″ post=95673Mi capita questo: dopo la composizione, la A del logo [tt]\LaTeX{}[/tt] nel titolo dell’articolo e nei titoli di sezione di un articolo scritto con la classe arstexnica è minuscola.
È già successo? Inutile riportare un esempio minimo. Ho provato e tutto fila liscio.
Ciao
TommasoCerto tutto file liscio nel senso che la A è maiuscola, o meglio, minuscola del maiuscoletto. Sei siciro di non avere cambiato font con una famiglia di font prva del maiuscoletto? Stai forse scrivendo il titolo della sezione o parte di esso in corsivo? i font Latin Modern non hanno il maiuscoletto corsivo.
Ecco perché l’esempio minimo compilabile servirebbe. Io ho appena provato e il logo che si ottiene con [tt]\LaTeX[/tt] viene come deve venirecon la A minuscola del maiuscoletto rialzata finché il suo apice è all’altezza del T.
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Il tedesco è compreso, ma ci vuole almeno un fontenc con l’opzione T1.In realtà non è tanto al questione delle codifiche interne di LaTeX perché questo ha ina intefaccia interna che permette di elliminare le interferenze gravi fra codifica di ingresso e quella dei font di uscia. Il problema è che il convertitore da utfo alla codifica iterna non trova un carattere corrispondente all’ü che trova nel file d’entrata, nel file sorgente, perché questo visto con l’editor sembra a posto, ma magari non lo è.
Allora ti ho indicato la guida tematica sulle codifiche che forse hai letto, forse no. In quella Guida Tommaso ed io abbiamo cercato di fare il possibile per spiegare al questione dele codifiche, ma abbiamo anche indicato alcuni mezzi per ripararsi dei problemi di codifica e abbiamo indicato come usare l’editor TeXworks per cambiare codifica ad un file codificato male. ciò salvato ddu disco in modo errato. È troppo lungo da spiegare qui; abbiamo scritto quella guida apposta per spiegare come fare; nota che TeXworks è multipiattaforma (ovvero esistino versioni er ogni piattaforma), quindi se non ne disponi già (è installato con MacTeX e con TeXLive su Windows — lo era anche con MiKTeX, forse lo è ancora, am credo che nelle ultime versioni sia sostituito con l’eccelente TeXstudio; comenunque lo si può sempre scaricare dalla rete e installarlo deliberatamente) non è installato di default su Linux, ma i gestori di pacchetti ne hanno solitamente la voce corrispondente, per cui puoi installarlo anche su Linux.
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Sono d’accodo con Ivan, ma ti dò due indicazioni che forse ti possono essere utili.
I relatori che vogliono il formato doc o docx, lo vogliono per due motivi non mutuamente esclusivi:
1) per apportare correzioni e modifiche al tuo lavoro;
2) per poter disporre di un file facilemente editabile per copiarlo in toto o in parte e scirvesi una pubblicazione a loro nome.Il secondo motivo si commenta da solo, ma come ex barone ti posso assicurare che l’eventualità non è così remota.
Per il primo dà al prof il file pdf e digli di commentarlo usando il programma gratuito Adobe Reader versione XI o successiva, con il quale può annotare il tuo pdf meglio e più rapidamente di come farebbe correggendo e modificando direttamente il file doc/docx.
Seconda informazione, per te stesso: con Adobe Reader lo si può fare a pagamento, ma non so quanto costi; con Adobe Acrobat Professional versione XI o successive, hai direttamente il pulsante/voce di menu per convertire un file pdf in un docx. Se la conversione sia buona o cattiva, non te lo saprei diere, ma di solito dipende dal contenuto del testo da convertire. Nota che se vai nel sito della Adobe e richiedi il trattamento Education, ti chiedono la fotocopia del tesserino universitario e poi ti concedono uno sconto molto corposo. Io, per me, l’ho trovato conveniente, ma non è detto che sia conveniente per te; te l’ho detto non per fare réclame alla Adobe, ma perché ritingo che si tratti di una informazione utile.
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Non ti preoccupare per il passaggio di qualche giorno; in fondo siamo a ferragosto e i nonni, come me, devono assecondare i nipotini per farli interessare a qualcosa di intelligente, che non siano le solite fiere o le solite mangiate. I giovani come te in questi giorni avranno sicuramente qualcsa più interessanti da fare.La FAQ che riporti deve essere molto vecchia, anche dse fa parte delle FAQ inglesi il cui ultimo aggiornamento risale a un paio di mesi fa, come è scritto in fondo alla pagina Web.
Le informazioni riguardo ai font non c’è bisogno di cercarle in rete, ma basta leggere la documentazione che viene distribuita con ogni distribuzione completa del sistema TeX; in particolare le due guide da leggere sono la clsguide e la fntguide, entrambi i nomi da dare in pasto a comando texdoc in una finestra comandi o terminale, che dir si voglia.
La prima guida illustra i nuovi concetti relativi alle classi e ai pacchetti e spiega che cosa è cambiato rispetto a LaTeX209, cosa che è avvenuta 20 anni fa, nel 1994, quindi non proprio ieri. La seconda guida spiega come si accede alle sei caratteirstiche di ogne selezione di font; e lo spiega illustrando i comandi di basso livello che le selezionano o le impostano; si tratta di \fontencoding{
}, \fontfamily{ }, \fontseries{ }, \fontshape{ }, \fontsize{ }{ }, \selectfont Ciascuno di questi comandi modifica una sola delle caratteristiche del font che si vuole usare (tranne ovviamante \fontsize, perché l’avanzamento di riga deve essere proporzionato al corpo).
Questa capacità di separare le caratteristiche dei font per selezionarle separatamente è la novità del New Font Selection Scheme adottato con LaTeX2e; LaTeX209 seguiva un metodo “primordiale” simile a quello usato con Plain TeX.
Infatti nei file di classe i vecchi comandi sono ancora presenti per compatibilità con il passato, ma sono ridefinti in quanto modo, per esempio`\renewcommand\bf{\normalfont\normalsize\bfseries`\normalfont rimette le caratteristiche di di famiglia, serie e forma rispettivamente ai valori di \rmfamilly, \mdseries e \upshape; poi normalisze reimpsta il corpo normale; infine \bfseries sostituisce la \mdseries. Le aptre caratterisitche rimandoo invariate, quindi scriveno con la codifica T1, qualunqe font si stesse usando prima di eseguire \bf, la codifica resta invariate così come il corpo e il corrispondente avanzamanto di riga, ma la famiglia viene cambiata nella famiglia di default con grazie, la serie viene in seconda battuta impostata al neretto, e la forma torna ad essere quella diritta.
I comandi di LaTeX209, come quelli di Plain tex, selezionano, invece direttamente il font cmrx10 senza curasi minimamente del corpo e della codifica. Il risultato è quasi lo stesso di quello che si ottiene con i comandi ridefiniti.Tutto quel che si dice nella FAQ non è una cretinata, ma denota il fatto che lo scrivente non conosce il New Font Selection Scheme; se vuoi saperne di più su questo schema di selezione dei font puoi leggere la guida tematica sui font scaricandola dalla sezione Documentazione di questo sito.
Abituati a leggere la documentazione che hai già installata sul tuo elaboratore, qualunque sistema operativo tu stia usando e qualunque installazione del sistema TeX tu abbia installato; abituati anche a dare almeno una scorsa alle guide presenti in questo sito, con particolare attenzione alal guide tematiche; esse sviluppano un solo tema, ma lo sviscerano (parola adatta ad un laureando di medicina) fino in fondo.
Per una autorevole guida italiana di tipografia da parte mia devi aspettare la fine del mese; se qualcun altro ha cose più agevolmente sottomano e ti può dare indicazioni senza farti aspettare troppo, tanto meglio.
::Elrond” post=95644
(ma – OT – non sarebbe filologicamente più corretto usare “font” al femminile?)
È vero che “font” deriva dal britannico “fount” cioè “fonte”, “fontana”, “sorgente”, ma in italiano lo utilizziamo per indicare il “carattere tipografico”, che è maschile, e la regola sarebbe quella di usare il genere della corrispondente parola italiana
No, font viene da fount che viene dal francese fonte (femminile) che vuol dire fusione; oggi in francese “la fonte” significa “ghisa” e le pentole e le casseruole di “fonte” sono il massimo per cucinare secondo i menù dei nostri cugini d’oltralpe.
Il fato che “la fonte” in francese sia femminile (mentre in inglese “font” è neutro) non ci autorizza ad usala come “la metode” o “la couler” e altre simili parole di genere grammaticale diverso da quello che le corrispondenti parole hanno in italiano. D’altra parte in italiano il genere grammaticale maschile funziona anche da neutro quindi a me il maschile per “il font, i font” va benissimo. Confesso che quando vedo scritto “le font” mi si rizzano i capelli in testa. Ma i gusti sono gusti, quindi non mi permetterei mai di affermare che si debba trattare il nome font come femminile o che lo si debba trattare come maschile.
Il discorso che in italiano “font” significa “carattere tipografico”, locuzione maschile, non mi convince del tutto, perché font significa anche “polizza di caratteri tipografici”, “collezione di caratteri tipografici”, sempre locuzioni nominali femminili.
Dunque se si vuole restare off topic, la discussione è aperta, ma non porta da nessuna parte. 🙂
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