OldClaudio

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  • in risposta a: tabelle #91076
    OldClaudio
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      Né \multirow né \multicolum si possono usare nell’header proprio perché si riferiscono a celle particolari,; nell’header ci sono solo le specifiche generali.

      in risposta a: scorciatoie tastiera #95572
      OldClaudio
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        Sì, lo so, ma non è chiaro quel del 200 incarnazioni di Linux faccia questa operazione. In ogni caso stvo parlando di Windows, dove l’operazione con i driver e la tastiera giusta `è altrettanto semplice, ma di solito la tastiera e il suo driver sono “sbagliati”.
        In questo caso, poi, sembra che ci sia qualcosa che non va nell’editor.

        in risposta a: scorciatoie tastiera #95570
        OldClaudio
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          mc” post=95187Intanto ringrazio tutti coloro che mi hanno dato un contributo. Provo a spiegarmi meglio (l’espressione “scorciatoie da tastiera” l’ho presa direttamente da Pantieri-Gordini p.23):
          1. apro un nuovo documento, scegliendo ad esempio da un modello beamer/article;
          2. comincio a scrivere sull’editor.
          3. Se voglio inserire la parentesi graffa (Alt + 123) anche sull’editor appare un altro carattere (æ) mentre qui compare proprio {.
          saluti
          Marco

          OK. La tua risposta perciò dimostra che è l’editor che fa pasticci.
          Quindi, che edito Hhai, per quale codifica è configurato. Se il tuo editor è un [o\ “esotico” è possibile che nessuno sia in grado di aiutarti, ma se stai lavorando su Windows, ricorda che le due graffe si ottengono anche con Alt_Maiu+è (cioè sono le “maiuscole delle parentesi quadre).
          La prossima volta che compri un desktop, se vuoi programmare in qualunque linguaggio, LaTeX compreso, usa ua n tastiera USA; (io ne sto usando una, ma come vedi introduco tutte le lettere accentate che voglio) se prendi u laptop o un netbook, prendili con la tastiera USA; io sto usando un MacBookPro, cioè un laptop- il fatto che sia un MAc è abbastanza irrilevante, perché i caratteri ASCII presenti tutti quanti sulla tastiera mi consentono di programmare in qualunque linguaggio, cosa che apprezzo, molto di più che non avere le sole vocali minuscole sulla tastiera; io qui sul forum scrivo anche À È É Ì Ò Ù, metre tu lo puoi fare ma con molta più fatica perché le debite combinazioni di tasti non sono documetate o sono adeguatamente nascoste.:wink:

          in risposta a: scorciatoie tastiera #95568
          OldClaudio
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            Le scorciatoie della tastiera NON hanno niete a che vedere con le codifiche impostate per il programma di composizione; direi che non hanno nemmeno a che vedere con la codifica con cui è impostato l’editor.
            Ripeto che sto parlando delle “scorciatoie tastiera” come da titolo del filone.

            Su macchine diverse lo stesso editor potrebbe essere configurato diversamente per quel che riguarda le scorciatoie tastiera, ma lo si vede subito, Perché se perimi una (ipotetica) scorciatoia ctrlls+T, lo vedi subito nella finestra di editing se ti mette/ti fa quello che ti spaetti da quella scorciatoia.

            Capisco che con la tastiera italiana sia la tilde, sia le graffe, sia l’accento grave si ottengono con comnazioni diverse di tasti, che non sono proprio scorciatoie tastiera; di solito con Windows si ottengono premendo il tasto Alt di sinistra e mentre è premuto si gigitano certe cifre sul tastierino numerico:

            Alt+123 produce {
            Alt+125 produce }
            Alt+96 produce `
            Alt+126 produce ~

            ma su linux e su Mac occorrono altre combinazioni di tasti., ma non si tratta di scorciatoie tastiera: si tratta di metodi diversi per introdurre caratteri non direttamente accessibili dalla tastiera; in ogni caso vedi subito nella finestra di editing che cosa appare sullo schermo. Per questi motivi, spesso gli editor dispongono di un pannello per inserire cliccando sull’opportuna voce del pannello i caratteri che non sono disponibili in tastiera. Con TeXstudio configurato con una configurazione avanzata, epr esempio, si possono introdurre non solo le lettere latine accentate con le sequenze, per esempio \`{A}, ma anche direttamente À — segni che mancano dalla tastiera italiana.

            in risposta a: Problemi numerazione tabella e \ContinuedFloat. #95504
            OldClaudio
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              Io uso LaTeX da quasi trent’anni e a suo tempo quando LaTex2e non esisteva ancora mi ero definito un ambiente per creare nuovi ambienti flottanti; è passatp molto tempo e non ricordo di avere mai usato nemmeno l’ambiente che avevo creato, se non mentre lo stao creando per fare i debiti collaudi. Ovviamente non nego che passa essere itile, ma finora non sono riuscito a trovare un’applicazione dove lo ritenessi necessario.

              Quindi quello che sto per dirti è forse anche dovuto ad un certo tipo di pregiudizio nei confronti di quel pacchetto. Perdonami.

              Passi l’idea di fare degli altri oggetti flottanti; si può sempre trovare una via alternativa. Ma quel pacchetto definisce i codice di posizionamento H che rende non flottante l’oggetto flottante; Bell’idea? ancorare gli oggetti galleggianti perché non galleggino.

              Il tuo problema si risolve benissimo con una sola longtable, fatta apposta per le lunghe tabelle che, in quanto lunghe e troppo grandi per stare in una sola pagina, non hanno bisogno di essere fatte galleggiare altrove.; metti uno psazio verticale di una riga per fistanziare la tabella dal testo che la precede, apri l’ambiente con [tt]\begin{longtable}[/tt] imposti la ripetizione della prima riga e dell’ultima riga in ogni pagina occupata dalla tabella, scrive le tue celle, il contenuto della tabella, nel solito modo, chiudi l’ambiente, inserisci uno spazio di una riga, et volila, ci pensa LaTeX a spezzartela ripetendo intestazioni e file tabelle parziali nel miglior modo possibile, cioè in modo professionale. Leggi la documentazione di longtable con texdoc longtable e in una mezz’oretta rifai le tue tabelle in modo corretto. Tutto qui.

              La scussa che non hai tempo, porta al risultato di usare strutture tipograficamante inefficienti, e che non consentono modifiche o correzioni al testo che le precede. Insomma la mezz’oreta che ci spendi per rifarle ti compensa del tempo che perderai con le tabele inserite come immagine di cose fatte con Excel, se va bene, o di scansioni da altri testi, che è illegale se non si citano le sorgenti, e che non puoi numerare con lo stesso numero, perché la tabella logica è una sola, ma l’hai inserita nell’ambiente sbagliato.

              in risposta a: Numerazione, grassetto e introduzione #95291
              OldClaudio
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                Quello che va bene è che non si invochi \linespread con nessun valore. Ii valore di default è 1 e va benissimo. il valore 1.3 può andar bene per te se vui correggere le bozze su carta, per segnare dove aggiungere qualcosa e mettere, in sostanza, i segni d’uso per la correzione delle bozze.

                Nella versione finale, qualunque vaore maggiore di uno va male. Per usare valori tipo 1.03, che un professionista pottrebbe trovare più adatto con un certo font e una certa lunghezza delle righe, non vale la pena, perché né tu né io siamo professionisti ed è meglio fidarci della tradizione.

                in risposta a: Problema con Bibliografia: undefined references #95534
                OldClaudio
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                  Se c=vuoi evitare la configurazione degli eiditr, controlla due cose;
                  1) da qualche parte nel disco biber registra un file dal nome formato da una lunga stringa di cifre. Se non cancelli quel file, rimasuglio di precedenti esecuzioni non andate a buon fine, biber non funziona correttamente. A me non è mai successo, ma sul forum se ne parla e se ne è parlato molto nel 2013.
                  Il pulsante biber non c’é oppure cliccandolo non parte beamer? Esegui biber dal prompt dei comadio terminale che dir si voglia. se il tuo documento chi chiama miodocumento.tex, alla prima esecuzione di pdflatex, vengono creati dei file ausiliari che servono a biber. tu, però, non sei tenuto a sapere come si chiamino, ma ti basta cambiare direcory di lavoro fino a portarti nella catella dove si trova il tuo MioDocumento.tex e poi introdurre il comando biber MioDocumento e premere il tasto ,invio>; se entro quelche secondo non compare nel termiale l’informazione che biber ha terminato il suo lavoro, sei nei guai, perché vuol dire che c’è decisamente qualcosa che non va a livello di sistema TeX. Potrebbe esserci qualcosa che non va, ma nel termnale compaiono dei messaggi dai quli puoi capire che cosa non vada. i messaggi dovrebbero terminare con l’informazione che il programma ha creato il file MioDocumento.bbl. Se termian con questa informazione, aprilo con un qualunque editor di puro testo e vedi che cosa contiene. Se è vuoto sei nei guai, ma probabilmente contiene qualche cosa, cioè, dopo alcuni comandi preliminari, ti crea un ambiente thebibliography, dove in ogni voce ci sono gli estremi necessari per comporre la bibliografia.
                  Se non arrivi mai al file .bbl, allora devi scovare che cosa ci sia nella tua distribuzione che non va. Ma se ho capito bene, tu stai usando un Mac e hai installato MacTeX 2014. In questo caso, esegui l’applicazione TeX Live Utility (che si trova in Applicazioni/TeX/, ed esegui l’aggiornamento; da metà giungo, da quando è dispnibile, MacTeX ha già ricevuto un centinaio di aggirnamnti, forse di più. Non sarebe male aggirnare ogni 7-10 giorni.

                  Ho riletto i tuoi messaggi passsati: dichi: “ho installato TeX Live 2014 e ho scaricato TeXShop”. Mi preoccupa, perché se tu avessi instalalto la versione di TeX Live epr Mac, che si chiama MacTeX, tu TeXShop l’avresti già a bordo nella cartella Applocazioni.TeX/

                  Non riesco a vedere/cpire bene se il tuo problema sia di isteam TeX installato male, o se ci siano errori nel tuo codice sorgente. L’esempio che ti ha mandato @franene ti funziona? se ti funziona, allora l’errore è nel tuo codice sorgente. Se l’esempio di @franen non ti funzona, allore l’errore è ne sistema; a me quell’esempio funziona benissimo.

                  in risposta a: Codice non funzionante #95560
                  OldClaudio
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                    Manca un $ dopo dots e apri un ambiente matematico con $( alla fine della prima riga, dentro al quale metti una equazione che è già in abiente matematico.

                    L’idea di abbreviare gli ambienti con sigle di due sole lettere è una idea sbagliata concettualmente; può funzionare con alcuni ambienti, ma non funziona con altri; alcuni ambienti cercano il materiala da trattare usando la stinga di fine ambiente come delimitatore finale del materiale da trattare. Quindi creare degli alias brevi vuol dire andare certamente incontro a guai.

                    Era molto di moda una ventina di anni fa; evidentemente la modo sopravvive.

                    Giustamante @skevin ti chiede di allegare un preambolo minimo e le definizioni dei tutoi comandi e dei tuoi ambienti, perché usare dei nomi alias, vuol dire NON FARSI CAPIRE.

                    Sostituire [tt]\be[/tt] a [tt]\begin{equation}[/tt] e [tt]\ee[/tt] a [tt]\end{equation}[/tt] vuol dire non aver capito bene che cosa facciano i comandi \begin e \end anche dal punto della comprensione del codice.
                    Magari in questo caso specifico non incontri guai, tranne quello di non esserti fatto capire; ma la pratica che segui è terribile e pericolosa. Ti do un consiglio non richiesto: Abbandona questa pratica ed eviterai molti guai.

                    in risposta a: Aiuto con Bibdesk e bibliografia #95460
                    OldClaudio
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                      Non mi riuslta che lo faccia nemmeno TS 3.x. Ma pur di avere diverse finestre di editing aperte o abbassate nella riga in basso, si pososno tenere aperte più finestre di file diversi contemporaneamente. sia con TS 3.x, sia con TS 2.x. Mettere diversi file in sottofinestre di un’unica finestra di TS, rende le finestre troppo piccole e la cosa, benché in teoria fattibile (forse…) non è certamante comoda nemmeno disponendo di uno schermo grande come quello di un iMac.

                      Mah… Non sono convinto di quello che affermi; può darsi che io sia troppo legato a TS com’è e com’era fin dall’inizio, che uso il 99% del tempo.

                      in risposta a: Comando istanziabile più volte #95508
                      OldClaudio
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                        Domanda interessante, ma ambigua.
                        Non si capisce se vuoi u comando \affiliazione per costruire una lista di affiliazioni concatenate, che poi con un unico comando puoi stampare tutte assieme, oppure se vuoi creare un “vettore” di affiliazioni da indicare e stampare con una espressione simile a quella che usi per recuperare l’n-esimo elemento di un matrice di una sola colonna.

                        In ogni caso per creare la lista o per creare gli elementi del vettore, devi usare un comando e per stamprne il contenuto devi usarne un altro; non puoi usare lo stesso comando per scopi diversi.

                        Se, quindi, spieghi meglio che cosa vuoi fare, forse si può trovare una soluzione.

                        in risposta a: Aiuto con Bibdesk e bibliografia #95457
                        OldClaudio
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                          Uno dei pochi limiti di TeXShop, a mio avviso (ho ancora la versione 2.* perché lavoro su Snow Leopard, non so se la versione 3.* abbia risolto questo fastidio) è che non puoi aprire più finestre in una, e ti tocca andare in cerca per lo schermo di quello che ti serve. Continuo a dire che aggiungere questa banalità è una banalità, appunto, ma Koch non ne vuole sapere.

                          Perché dici questo? io ho il portatile equipaggiato come il tuo ma la finestra si pezza comodamente cliccando il disegnino con due tratti orizzontali in alto a destra. `La schemata delleo stesso file. divisa in due, permette di vedere contemporaneamente due parti non contigue delle stesso file. Praticamante non mi accorgo di differenza particolari fra la versione sul vecchio MacBookPro, e il nuovo iMac — cioè qualche piccola differenza c’è ma non quella.

                          in risposta a: Aiuto con Bibdesk e bibliografia #95453
                          OldClaudio
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                            Ma visto che hai messo backend=biber, hai compilato con biber o con bibtex?

                            Io ho copiato tali e quali i tuoi codici sia per il file bib, sia per il main file; non so se il tuo editor capisca le righe/commenti magici, ma il mio TeXShop. così come TeXworks e TeXstudio le capiscono, quindi io le usao; Come poi leggere in diverse guide le righe magiche dette anche commenti magici o commenti di autoconfigurazione, permettono di conv=figurare al volo l’editor anche con inmpostazioni diverse da quelle di default.
                            Per la bibliografia .bib non c’è niente da aggiunger. Per il file .tex io non ho cambiato una vigola, ma ho agginuto le tre righe magiche che vedi:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                            % !TEX TS-program = pdflatex
                            % !BIB program = biber
                            \documentclass[11pt]{book}

                            \usepackage[italian]{babel}
                            \usepackage[T1]{fontenc}
                            \usepackage[utf8]{inputenc}
                            \usepackage{booktabs}
                            \usepackage[backend=biber]{biblatex}
                            \addbibresource{bibliografia.bib}

                            \begin{document}

                            \title{tesi\\
                            la mia tesi}
                            \author{me medesimo}
                            \maketitle
                            \tableofcontents
                            \chapter{Introduzione}

                            PAROLE PAROLE PAROLE

                            \nocite{*}
                            \addcontentsline{toc}{chapter}{Bibliografia}
                            \printbibliography

                            \end{document}`

                            Cliccando successivamente i pulsanti LaTeX (esegue pdflatex, grazie alla riga di auto configurazione) e il pulsante bibtex (esegue biber grazie alla riga di autoconfigurazioen) biber gira benissimo e produce il file .bbl, e le successive due esecuzioni di pdflatex producono il risultato finale con la bibliografia. non te lo posso allegare perché occupa troppi byte, ma se fai come ho fatto io, ti esce tutto come dovuto e come atteso; non hai commesso nessun errore; molto probabilmente è vero quello che ho supposto all’inizio, quindi ricompila la bibliografia con biber; se non hai il bottone per eseguito nel tuo editor, o se non capisce la riga di auto cnfigurazione, apri un terminale , cambia cartella fino ad avere come cartella di default quella dove si trovano i tuoi file; scrive ben terminale [tt]biber miofile[/tt]; torna all’editor e da due volte il comando di compilazione.Forse l’hai gia scritto ma mi pareva di aver letto che usi TeXpad; se è vero, ti assicuro che per il mac l’editor migliore è quello di default con il sistema TeX, cioè TeXShop; ho acquistato TeXpad, e non lo uso più dopo aver avuto uno scambio di opinioni con l’autore sulla inadeguatezza di quell’editor; il cui unico vantaggio è di sfruttare pienamente per l’editing lo schermo intero di un iMac (come ho io); sembra di essere al cinemascope…
                            Ma come editor vale poco; TeXShop fa tutte el cose che ti ho detto con le righe di auto configurazione (le ha inventate TeXShop!); sullo schermo dell’iMac sia la finestra di editing sia quella del PDF sono grandi, decisamante grandi e non stancano la vista. per cavarsi gli occhi per decifrare caratteri troppo piccoli.

                            Se invece ho letto male, e tu non usi né un Mac, né TeXpad, perdonami. Usa almeno TeXstudio (multipiattaforma) con il visualizzatore PDF integrato e sincronizzato, e in grado di capire le righe magiche, perché quando uno comincia a usarle, non ne può più fare a meno.

                            in risposta a: Dimensione immagini #95482
                            OldClaudio
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                              Pasqualato” post=95101Ho risolto!!!


                              @alegenn
                              e @cfiandra come mi avete consigliato mi è bastato togliere l’opzione [dvips] dal comando \includegraphics{…}.

                              Non so come ringraziarvi! Grazie mille a tutti!

                              Ma……come mai poi?

                              Vedo soo ora il messaggio e vedo che ti è già stato segnalato l’errore “capitale” che hai fatto nello specificare il driver sbagliato.

                              Ricapitoliamo: né il programma latex né il programma pdflatex eseguono direttamante le operazioni per trattare le immagini. ma le devolvono ai psogrammi che servono per visualizzare o per traformare il file di uscita. Nei dettagli:

                              1) Il prgramma latex produce in unscita un file DVI, (DeVice Idependent) quindi per visualizzarlo occorre un altro programma che sappia interpretare quallo che si trova dentro il file DVI. Alcuni visualizzatori di questo tipo di file sono in grado di decifrare ed eseguire dei comandi estranei al mondo di TeX; per questo fin dall’infanzia del sistema TeX, dopo le prime urgenti necessità di visualizzazione e di stampa, e la nascita del linguaggio PostScript, fu creato per il mondo TeX il programma convertitore di formato dvips, che trasformava il file DVI in formato PS; il linguaggio PostScript era e resta un poderoso linguaggio di presentazione grafica degli stampati e il mondo Linux l’ha fatto suo; il programma per elaborare e gestire i file in formato PDF per eccellenza era ghostscript phe eprmetteva anche di “stampre” il documento su schermo; questa funzione è poi stata risolta meglio con una interfaccia grafica ghostview, più semplice da usare ed utile ancora oggi. I comandi per scalare, ruotare, deformare, eccetera, le immagini erano comandi PostScript; TeX disponeva di un comando apposta per inviare comandi estranei al programmi esterni, per cui quando uscì il pacchetto graphicx questo inizialmente fu accompagnato da un iniseme di driver, uno dei quali era il driver dvips, che serviva appunto per trasferire i comandi esterni al programma di trasformazione affinché inserirsse i debiti comandi PostScript nel suo file di uscita in formato PS.

                              2) Quando usci il programma pdftex del sistema TeX, che permetteva di avere direttamante un file di uscita in formato PDF, fu creato il file pdftex per il pacchetto graphicx, affinché inserisse direttamente nel file di uscita i debiti comandi PDF al fine di eseguire tutte le operazioni di scalamento, rotazione, deformazione, eccetera, con il linguaggio PDF.

                              3) col tempo il pacchetto graphocx è diventato in grado di stabilire da solo con quale programma (latex, pdflatex, xelatex, lualatex, eccetera) viene usato e da solo sa caricarsi il driver apposito perinserire nel file di uscita i debiti comandi dipendenti dal motore che poi avrebbe dovuto rendere visibile il contenuto del file di uscita.

                              4) Oggi, quindi, non bisogna mai specificare nessun driver al pacchetto graphicx, pperché ci pensa da solo; se si specifica il driver giusto, si fa una cosa ridondante; se si specifica il driver sbagliato si combinano i pasticci che sono capitati a te. è ovvio: se gli chiedi di usare i comandi PostScript, per agire graficamente all’interno di un programma che non è capace di interpretarli, il programma pdftex, non li interpreta e si limita a includere la figura alle sue dimensioni normali.

                              Direi che il “chissà come mapi, pi?” è abbastanza evidente; cpaisco che aualche parola in più non guasta, ma è un po’ come l’uovo di Colombo.

                              Per @Little; L’errore che traspare ancora dalla tua ultima risposta discende dal fatto che ti riferisci ad una opzione aspectratio che è sconosciuta a graphicx, e non consideri l’opzione riconosciuata da graphicx keepaspectratio, che tu stesso ammetti di non averne avuto conoscenza prima di contribuire a questo filone. Vedi dunque che le tue argomentazioni si riferiscono a qualcosa implicito (graphicx fa così di default), ma l’opzione non essite. L’opzione che esiste si riferisce a disuguaglianze; keepaspecratio unita alle impostazioni di width e di height, vuol dire

                              keepaspectratio := begin
                              select max scalefactor such that
                              width<= specifica orizzontale and height <= specifica verticale end e ti rendi conto che le tre informazioni portano ad un risultato univoco e non ce ne è nessuna ridondante. Se ci fosse, sarebbe ridondante l'opzione aspectratio, perché è quello che fa graphics quando non gli si specifica nessuna opzione di forma ma si specifica solo width oppure height.

                              D’altra parte la guida grfguide (da leggere con texdoc grfguide, come ti è già stato detto) specifica chiaramente (pagine 8 e 9):

                              width Required width. The graphic is scaled to this width.
                              height Required height. The graphic is scaled to this height.
                              totalheight Specify the total∘height (height + depth) of the figure. This will
                              differ from the ‘height’ if rotation has occurred. In particular if the figure has been rotated by −90 then it will have zero height but large depth.
                              keepaspectratio Boolean valued key like ‘clip’. If set to true then specifying both ‘width’ and ‘height’ (or ‘totalheight’) does not distort the figure but scales such that neither of the specified dimensions is exceeded.

                              Come vidi non i sono inventato niente.

                              in risposta a: Dimensione immagini #95474
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
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                                C’è qualcosa di strano, per esempio la figura .jpg che vorresti immettere non è ben formata, per esempio non contiene le dimensioni reali; è difficile dirlo senza disporre di quell’immagine; prova ad accluderla (se non è assolutamente privata e riservata), così che possiamo avere qualcosa da esaminare in un contesto reale; basta l’immagine, non occorre né classe, no esempio minimo mal compilabile (male, perché la figura esce fuori dalla pagina e non ne vuol sapere di venire ridimensionata.

                                Normalmente \fbox, durante la lavorazione del documento} può servire per avere una idea di come l’immagine sia formata nello spazio che dice di occupare; mette molto bene in vista gli eventuali margini delle immagini NON scontornate. Non mi sembra che il tuo caso si riferisca ad una immagine non scontornata, ma, lavorare sull’immagine vera potrebbe darci dei lumi.
                                Meglio ancora sarebbe usare il comando \frame, invece di \fbox (ovviamente \frame non si può usare con beamer) perché \frame non aggiunge nessuno spazio di separazione fra la cornice e il suo contenuto.


                                @Little
                                : le tue osservazioni sulla presenza di tre opzioni, width, height, keepaspect reatio, sono sbagliate. Se specifichi solo width, l’altezza viene dimensionata già con lo stesso fattore di scala; lo stesso, invertendo le parti, succede specificando solo height; keepaspectratio serve proprio quando le specifichi entrambe; non escludo che ci sia qualche caso in cui le si possa specificare senza usare l’opzione booleana keepaspectratio, ma la figura deve essere molto speciale per poter essere scalata con fattori di scala differenti per l’altezza e la larghezza; l’immagine ne viene distorta, come vista negli specchi deformanti dei luna-park. Keepaspectratio serve proprio per evitare questa deformazione; si usa quando la figura ha un coefficiente di forma diverso dal coefficiente di forma dello spazio dove la si vuole inserire. Allora \includegraphics usa il fattore di forma tale che altezza e larghezza vengano scalate mediante lo stesso
                                fattore di scala, usando il massimo fattore che consenta di non uscire né in altezza né in larghezza dalle dimensioni specificate.
                                Se questo non è abbastanza chiaro, supponi di avere una figura di 2000px per 2000px e volerla mettere in una pagina in modo che la sua base non superi \textwidth (15 cm, per esempio) e la sua altezza non superi 0.5\texheight (12cm, per esempio); è chiaro che la vuoi mettere in una spazio rettangolare, mentre la figura è quadrata di conseguenza se non usassi l’opzione keepaspectratio, il fattore di scala in orizzontale sarebbe di 15cm/2000px, mentre quello verticale sarebbe di 12cm/2000px; la figura ne verrebbe deformata; ma se specifichi keepaspectratio, il fattore di scala massimo che permette di NON eccedere le dimensioni specificate è il minore dei due, cioè, nell’esempio, 12cm/2000px e la figura resterebbe quadrata, senza uscire dallo spazio previsto; un \centering permetterebbe di centrale la figura nella larghezza della gabbia del testo e il tutto verrebbe composto correttamente.

                                in risposta a: Aiuto con Bibdesk e bibliografia #95446
                                OldClaudio
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                                  Lo sai che ogni guida, anche la più elementare dice che dopo aver creato il databse bibliografico, che ha poco o nulla a che vedere con LaTeX, bisogna eseguire in sequenza:

                                  1) pdflatex mio_file
                                  2) bibtex mio_file
                                  3 )pdflatex mio_file
                                  4) pdflatex mio_file

                                  Di solito gli shell editor hanno un bottone/icona da cliccare o una voce di menù epr eseguire bibtex (o biber, dipende da come sono configurati, ma con le scelte bibliografiche che ahi fatto tu devi usare bibtex).

                                  L’esecuzione di bibtex serve per estrarre dal database bibliografico tutte le informazioni necessarie per LaTeX affinché possa compilare la bibliografia. Queste informazioni sono disponibili solo dopo la prima esecuzione di pdflatex. Le altre due esecuzioni di pdflatex servono per mettere a posto le etichette dei \cite con le etichette estratte dal datobase bibliografico.

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