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Secondo me il tuo è un falso problema; infatti se sai che un codice Unicode è indicato in fontforge come U+???? dove ???? sono cifre esadecimali,, in latex puoi usare sia \char”???? (ovviamente sostituendo quei quattro punti interrogativi cone le 4 cifre esadecimali maiuscole (quando sono letter) e se usi il doppio apice, ricordati di disasabilitare in italiano il doppio apice come carattere attivo. ma lavorando con xelatex, puoi sicuramente specificare per quel font le opzioni che riguardano le cifre oldstyle; la documentazione di fontspec illustra tutte el cose che riguardano queste cose. Con i programmi del sistema TeX per indirizzi unicode fatti di 4 cifre esadecimali puoi usare anche la notazione ^^^^??? dove, questa volta le cifre esadecimali letterali devono essere scritte in minuscolo.Sia per usare l’editor che usi abitualmente con xelatex, sia usando l’interfaccia grafica di LibreOffice per creare documeti .odt, puoi sempre aprire al tabella dei caratteri, cercarti il carattere che vuoi, ci clicchi sopra e te lo ritrovi tale e quale nella finestra di editing, (nell’unica finestra di LibreOffice).
Ecco perché dico che si tratta di un falso problema; certo lo è scomodo usare al tabella dei caratteri ma è l’unico mdo per accedere ai caratteri che non sono serigrafati sui tasti della tastiera e per i queli non esistono altri modi facili da usare; in generale molti caratteri, un paio di centinaia possono venire introdotti sempre su tutte le macchine e sistemi operativi anche con combinazioni di tasti, anche quattro contemporaneamente, il che richiede l’uso di quattro dita conteporaneamente; emacs poi è particolarmente dotato di queste scorciatoie epr i caratteri, ma se non le usi sistematicamente, non te le ricordi mai.
Con alcuni sistemi operativi è possibile visualizzare una tastiera virtuale dove si possono cliccare i tasti con il mose usando la nano sinistra per premere i tasti ctrl, alt, altgr, cmd, e quant’altro disponga la macchina. è comodo ma non puoi accedere al quasi milione di caratteri un font OpenYpe (o anche TrueType) che potrebbe contenere.; l’unica veramente usabile è la tabella dei caratteri; so che tu usi Linux, se ben ricordo, ma non ho idea di come si apra la tabella dei caratteri con el normali diffuse macchine Linux. So che si puo, ma non ho idea di come si faccia.
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Se hai letto la documentazione di fancyhdr, sai che \leftmark contiene il titolo del capitolo della pagina pari di sinistra e \right mark il titolo del paragrafo in vigore all’inizio della pagina dispari di destra.
Quindi nelle definizioni di \fancyhead[RO]{…} e \fancyhead[LE]{…} devi metterci qualunque cosa, ma non quei due mark.Io metterei in entrambi al posto dei puntini \chaptername\ \thechapter
Poi per i numeri di pagina metterei \fancyfoot[C]{\thepage}
Se qualcuno ti ha ordinato di comporre le testatine in quel modo, quel qualcuno sa poco di tipografia, per non dire nulla; e non sa a che cosa servono testatine e piedini; non sono delle semplici decorazioni delle pagine, ma servono al lettore epr trovare rapidamente il materiale che cercano. Se la tua tesi fosee un romans=zo, passi, ma se è una tesi, quel tipo di testatine non serve a niente. Parere personale, s’intende; potrebbe essere una grossa cretinata.
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Ho il sospetto che tu stia usando una versione abbastanza vecchia della distribuzione TeX.Il programma pdflatex (cioè il motore pdftex insieme al formato LaTeX e lo switch per la compsizione PDF) da alcuni anni gestisce perfettamente anche le immagini eps. Se hai letto da qualche parte che el immaigni eps sono quelle da preferire, hai letto delle informazioni o errate o vecchie, ma vecchie sul serio, non di pochi anni. Il formato pdf costituisce la base anche della norma ISO cosiddetta PDF/X sulla stampa (e la corrispndente norma ISO PDF/A sull’archiviabilità dei documenti; per entrambe il formato PDF è obbligatorio. Ma entrame le norme sono state promulgate a metà della prima decade di questo secolo, e da allora il sistema TeX privilegia il formato PDF. pdflatex, da quando è nato può incoprorare immagini PDF, PNG, JPG, MPS; da un 5 anni circa può incorporare anche immagini EPS.
Il programma latex (pdftex più LaTeX e lo switch per la composizione DVI) può incorporare solo immagini EPS; in che formato è il logo dell’università di Padova? se non è eps, non riuscirai mai a includerlo usando latex.
Kile di per sé, pur essendo un buon editor, è rimasto ai tempi di una volta; io non lo uso più da una decina d’anni, ma el poche volte che ne sento parlare mi pare che ci si riefrisca sempre alla versione che usavo 10 anni fa. Non mi sono mai accorto che abbia fatto il salto verso funzionalità più moderne.
Allora se usi Kile, vuol dire che sei su una macchina Linux; se la particolare versione del tuo sistema operativo è conforme agli standard del consorzio Debian, è facile che la tua installazione del sistema TeX si abbastanza vecchia; quindi non è questione di formato delle immagini, quello è l’ultimo problema; la questione è che la tua installazione è vecchia dalla nascita, e mai aggiornata; oggi anche su un Debian compliant Lnux, benché l’installazione possa ssere relativa a versino non aggiornatissime, è abbastanza aggiornata. Ma se vuoi lavorare con una versione aggiornata (e aggiornabile attraverso un comodo TeX Live Manager, anche tutti i giorni — non è necessario aggiornate tutti i giorni, anche se è vero che alcuni pacchetti aggiornati compaiono ogni giorno) allora leggiti il documento texlive-ubuntu.pdf, scaricabile dalla rete, che guida alla installazione di una versione non certificata Debian, che può convivere sulla stessa macchina, ma che diventa superflua (tranne che per Kile, che la vuole a tutti i costi); il documento non parla solo dell’installazione su Ubuntu, ma descrive anche le varianti per un apio di altre distribuzioni. Se segui questo consiglio, che ti raccomando vivamente, allora non puoi più usare Kile, ma devi usare un editor moderno e aggiornato, per esempio TeXstudio, scricabile gratuitamente dalla rete; questo editor assomiglia a Kile come aspetto grafico, ma dispone delle funzionalità più avanzate, fal visualizzatore PDF sincronizzato, all’intepretazione delle righe magiche, cose di cui abbiamo parlato sovente in queto forum e che sono descritte approfonditamente nella guida L’Arte di Scrivere con LaTeX e in quella forse meno adatta ai principianti Guida GuIT[/], entrambe scaricabili dalla sezione di docmentazione di questo forum.
Se fossi in te, non esiterei a seguire questi consigli, ma naturalmente se sei affezionato alla tua installazione, la puoi certo conservare, ma devi fronteggiare i suoi limiti.
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Evidentemente anch’io sono poco incline a capire l’umorismo altrui. Scusami.Non voglio “difendere” Tommaso, ma penso che egli volesse dire che se definisci una parola in maiuscolo ti viene in maiuscolo; ora la parola Parte è contenuta nella macro \partname (come quello della bibliografia si trova in \bibname — l’analogia è semplice; d’altra parte queste macro sono elencate tutte nelal tabella 46 de L’Arte di scrivere con LaTeX e come modiifcare i loro contenuti sono descritti nel paragrafo che contiene quella tabella); se tu ridefinisce \partname, in modo che contenga PARTE, l’intestazione della parte ti viene in maiuscolo; siccome tutto ciò è lapalissiano, penso che il messaggio di Tommaso volesse sottolineare la “lapalissinità” del problema.
Se Tommaso voleva dire qualcos’altro, interverrà lui personalmente.:wink:
::Nevermind” post=94812Vero. . . quindi immagino basti scrivere `\PART, \CHAPTER` 😛 (La classe del documento è book)
Ancora grazie 🙂
Scherzi?
Non capisco; hai già gli stumenti, visto che ti è stato mostrato il codice per scrivere Riferimenti bibliografico invece di Bibliografia: non sarà per caso che devi pare nello stesso modo per ridefinire \partname e \chaptername?
Perché continui a chiedere il codice già bell’e fatto?
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Senza saper quale classe usi, non è facile scriverti il codice; quando ti si chiede il preambolo devi scrivere tutto da \documentclass fino a \begin{document}.Inoltre, benché la cosa che chiedi sia possibile con qualunque classe, il sommario in italiano e l’abstract in inglese di solito non si indicano nell’indice, ma si mettono subito dopo la pagina del titolo e quella dell’eventuale “retrofrontespizio”, che contiene le informazioni legali. Tuttavia, se li vuoi mettere nell’indice, devi fare le stesse cose che hai fatto per la bibliografia.
Per avere il numero della pagina al cento in basso devi specificare lo stile plain, senza bisogno di definire niente, a meno che la tua classe non l’abbia ridefinito. All’occorrenza ridefinisci lo stile plain usando esattamente quello che c’è scritto nella documentazione di fancyhdr, che hai sicuramente già letto visto che l’hai usato per definire lo stile fancy.
Non ti scrivo nessun codice, perché, come ho detto, senza conoscere la classe che usi, non è possibile scrivere un codice sicuramente funzionante; siccome però tu sai quel classe hai usato e ne hai letto la documentazione, visto che hai usato fancyhdr e ne hai letto la documentazione, visto che hai letto come fare per inserire la bibliografia nell’indice generale perché senza quei comandi la bibliografia non vi comparirebbe, allora hai già in mano tutti gli strumenti per ottenere quello che vuoi.
Se invece sei una di quelle persone che si fanno scrivere i codice da altri, domandati se hai fatto bene a scegliere LaTeX per scrivere il tuo documento. Naturalmente con LaTeX il documento composto ti viene molto meglio, ma per farlo venir bene non basta cliccare delle voci sui menù a discesa. L’Arte di scrivere con LaTeX, che dovresti avere già letto, spiega benissimo che “LaTeX non è Word” (e, aggiungo io, non è nemmeno Writer di Open/LibreOffice). Bisogna imparare ad usare i comandi del mark-up di LaTeX e per farlo bisogna leggere la documentazione, sperimentare, sbagliare, correggere, ricordare, eccetera, come si fa con qualunque linguaggio di programmazione. Per cose semplici come quelle che ti servirebbero, come ho detto sopra, disponi già di tutti gli strumenti. Per cose complicate, dove siano richiesti gli “sporchi trucchi” che il mark-up LaTeX consente, allora qui siamo in molti pronti a cimentarci con cose difficili e magari pronti a darti del codice “anomalo”, che non troveresti in nessuna guida, né come codice, né come modi di scriverlo.
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Bene, tutto è bene qul che finisce bene.Ma mi togli una curiosità? perché specifichi letterpaper fra le opzioni di sphinxmanual? dove trovi la carta di formato letterpaper in Italia? Visto che scrivi in italiano,, dubito che tu voglia pubblicare il tuo lavoro negli USA, quindi…
In Italua la normale carta da lettere per la stampante si chiama a4paper, di dimensioni 210mm per 297mm. La letterpaper è biù bassa e più larga: 8.5pollici per 11 pollici (215.9mm per 279,4mm). Non è proprio la stessa cosa.:smile:
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1) ricoda che 1mm sono circa 3 punti e che 5 mm sono, quindi, circa 15 punti, più di una riga di testo;
2) probabilmente lo spazio verticale sopra la didascalia viene portato al valore che specifichi solo se è maggiore di quello di default che, secondo me è sempre sufficiente. In ogni caso puoi provare con \vspace*; con l’asterisco lo spazio introdotto ha caratteristiche diverse da quello intordotto senza l’asterisco. Non ti grantisco che queste caratteristiche diverse ti possano risolvere il problema, ma non costa niente provarci.
8 Luglio 2014 alle 19:18 in risposta a: Esperienze non troppo felici di conversione da Latex a ebook #95103::mstorti” post=94782
Giacché ci sono, un’altra domanda. Stavolta la rivolgo a OldClaudio. Egli scrive:In ogni caso ti garantisco che non si tratta di cose complicate; sono alla portata di tutti; basta conoscere un minimo di funzionamento interno con relativa programmazione anche in linguaggio nativo TeX; ma poi il lavoro lo fa tutto il pacchetto geometry al quale basta specificare dei margini rispetto allo stock paper (lo schermo) di pochi millimetri: da 5 mm a 10 mm.
Capisco perfettamente il riferimento al pacchetto geometry e, a questo punto, mi domando: non basta quello (cioè impostare le dimensioni giuste e i margini giusti)? Perché parli di “programmazione anche in linguaggio nativo TeX”? Che necessità c’è di essa?
Bisogna fare qualche conto; se tu hai le dimensioni dello schermo mediante il rapporto di forma e la diagonale e vuoi rendere il programma sufficientemente autonomo, senza obbligarti a fare i conti a mano, devi poterli far fare al programma stesso, perché comunque geometry necessita di base e altezza, non di diagonale e rapporto di forma.
Se vuoi rendere la classe abbastanza autonoma devi proporzionare i margini a larghezza e altezza, visto che i margini saranno comunque di pochi millimetri; chiaro che con un tablet da 7 pollici di diagonale, non ti puoi permettere i margini che puoi permetterti con un iPad grande; tanto per fare le proporzioni , le dimensioni dello schermo di un iPad grande non sono molto diverse da quelle di un foglio B5, solo che l’iPad ha un rapporto di forma di 4:3 (cioè 1.333) mentre il foglio B5 ha le proporzioni ISO, cioè della radice quadrata di 2.
Un tablet da 7 pollici di diagonale ha le proporzioni pressappoco di un foglio A6; il rapporto di forma potrebbe essere 1,5, non molto distante dalla radice di 2, In ogni caso vedi che nell schermata di un iPad grande ci puoi mettere agevolmente il tuo materiale e lasciare di comodi margini attorno, giusto per non avere il testo che sfiori la cornice dello schermo, diciamo 10-12mm; mentre per un tablet medip-piccolo, dei margini di 6-8 mm sono da preferire, altrimenti la superflue utile della gabbia di stampa risulta troppo piccola.Insomma qualche calcoletto va fatto; certo puoi usare il pacchetto calc; ma i comandi nativi di e-TeX (facenti parte di pdflatex da circa 9 anni) sono più diretti e non occupano la memoria che le macro del pacchetto calc invece consumano. Meno pacchetti carichi meglio è, come regola generale, quindi se vuoi fare dei conti con dimensioni o con numeri interi i comandi \dimexpr e \numexpr sono facili da usare e ben documentati (da terminale texdoc etex), oppure Guida GuIT, oppure Il LaTeX Reference Manual commentato da scaricare dalla sezione di documentazione di questo forum.
Naturalmente tutto ciò è “forse” necessario se vuoi automatizzare il funzionamento della classe, non è necessario se dai a mano di volta in volta dello schermo o se imposti la letura di una file di configurazione, oppure se scegli la via interarattiva mediante i comandi \typein e \typeout nativi di LaTeX.
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Dopo aver incluso l’immagine e prima di scrivere il comando \captio ci scrivi [tt]\vspace[37mm}[/tt] (ovviamante 37mm è un valore del tutto assurdo, ma tanto per indicare uno spazio) e poi lasci una riga bianca prima di \caption. Esempio:`\begin{figure}
\centering
\includegraphics[width=\columnwidth]{Mani}
\vspace{37mm}\caption{Didascalia.}
\end{figure}`
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Ho il sospetto che l’ambinete lstlisting interferisca male con wrapfig; d’altra parte la documentazione stessa di wrapfig (leggibile da terminal con il comando texdoc wrapfig) elnca una quantità di incompatibilità; non sono sicuro di quella con il pacchetto listing, ma vedo che il tutto è troncato quando comincia listing.Prova a spostare i codice di wrapfic dopo la fine del listato e vedi che cosa succede.
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Se non l’ha trovata vuol dire che manca. controlla con le funzioni del tuo SO per sapere se sul disco c’è il file lthtlwg.enc; forse ci iresci anche con kpsewhich; ma se non c’è non c’è. E se non ci fosse e venissero installati nuovi font con qul nome, allora è diffettoso il pacchetto specifico che dovrebbe mettere sul disco i file necessari.D’altra parte tlmgr ha già aggiornato tutti i database dei nomi dei file perché ha già eseguito mktexlsr, quindi se non l’ha trovato vuol proprio dire che il file non c’è.
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