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Il file preambolo.sty, ti ho detto frettolosamente di caricarlo con uspepackage; in realtà ero leggermente “irritato” per doverlo inserire completamante nel preambolo vero e proprio; quando fai uns esempio minimo compilabile, non avresti bisogno di separare il fale die tuoi pacchetti e delle tue definiioni, ma se ritieni di lasciarlo, allora prima di \documentclass apri un ambiente filecontents, nell’argomento ci scirivi il nome del file, e bel corpo dell’ambiente ci metti tutto il file; Quando chi di noi usa il tuo esempio minimo o non minomo per collaudarlo, ha giè tutto pronto perché LaTeX provvede ad estrarre il contenuto dell’ambiente filecontents e a salvarlo con il nome che hai specificato; questa procedura serve anche epr bibliografie problematiche, non complete, ma solo con qualche record.Il fatto di usare un file .sty ti permette di usare la lettera @ come una lettera, quando normalmente è un “altro segno”, un segno analfabetico, che normalmente è vietato nei nomi delle macro; lo so che epr aggirare questo problema si può racchiudere il codice contentene dlele lettere @ fra \makeatletter e \makeatother; questo è quello che si fa normalmente in un preambolo vero, non in un file .sty; ecco perché suggerivo (erroneamente, perché lo facevi già) di usare un file .sty), ma dalla tua rispsota mi pere che tu non abbia afferrato la funzione di \makeatletter e \makeatother che non è vietato usare in un file sty, ma \makeatother potrebbe produrre dei rpoblemini; quindi nei file .sty non sono necessari ed è meglio evitarli. In sostanza [tt]\ints@b[/tt] contiene la lettera @, e per ridefinirlo o lo fai in un file sty o lo fai nel rpeambolo vero del main document, ma lo racchiudi fra \makeatletter e \makeatother.
Per la sillabazione di aproel straniere in un contensto di un’altra lingua, carichi la lingua srtraniera o le lingue straniere fra le opzioni di babel, ricordando che l’ultima specificata è la lingua di default del documento; poi scrivi [tt]\foreignlanguage{english}{theorem}[/tt] e tutto funziona automaticamente con al sillabazione inglese. Questo, almeno è il modo giusto di procedere.
Ho provato a cancellare solo i tre file .bbl, .bcf, .blg ma il problema persisteva; ho cancellato quindi tutto tranne i file .tex il preambolo .sty e la bibliografia .bib; e così mi ha funzionato!! quindi, anche se non so perché, il problema mi si è risolto
e hai fatto bene, talvolta gli errori si propagano attraverso i file ausiliari.
Consigliamo spesso, quando si presentano errori ostinati di cancellare tutti i file susiliari e 9 volte su 10 il problema si risolve da solo. Quindi non importa che invii i file che producevano l’errore; l’errore non c’era più nei file sorgente, ma persisteva nei file ausiliari.
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Prova ad usare i pacchetto pdfx, ma leggi con attenzione la documentazione; sullo standard psd/x1a non si è scritto nulla sulle guide in rete, mentre si è scritto qualcosa nella guida GuIt a proposito dello stanrdard pdf/a1b; qualcosa potrebbe esserti utile.Mi par strano che la tipografia ti abbai detto quel che ti ha detto; il file pdf dovrebbe contenere tutti i font usati nel testo; al massimo, il problema con lo standard di stampa potrebbero essere i profili di colore e le informazioni relative alla tetracromia sottrattiva, ma forse hai incluso nel tuo file immagini che contengon font che non risultano caricati, perché dovrebbero essere di default in tutte el stampanti (anche tipolitografiche) che comprendono il linguaggio pdf e il linguaggio postscript.
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Non ho cambaito nulla nei tuoi file se non le piccole cose necessarie per creare un esempio minimo compilabile; in particolare non ho cambiato assolutamante nulla nel file preambolo.tex (nel modo che usi per caricarlo ed usarlo sarebbe meglio dargli l’estensione .sty e caricarlo con \uspeackage; non avresti bisogno di scrivere nessun \makeatletter e \makeatother, con altri vantaggi.)
Non ho corretto nemmeno la lista hypehnation che contiene parole sillabate in inglese, quando tu scrivi solo in italiano.
Hp caricato solo il pacchetto kantlipusum.sty per generare del testo qualsiasi (be’, dare del qualsiasi ad uno scritto di Kant è un po’ forte, ma insimma…)
Ho creato una bibliografia qualunque per poter simulare il comportamanto che lamentavi. l’ho compilato con biber, come è sostanailmente necessario quendo si usa biblatex.
Ho decommentato la riga con \phantomsrctio (quanto è scritto nell’Arte è chiarissimo: \phantomsection va caricata se si usa hyperref;; il motivo è che in generale la bibliografia è creata con un ambiente \thebibliography specialmente composto da biaber epr lavorare con biblatex, ma se anche fosse composto con bibtex senza usare biblatex sarebbe lo stesso, ma l’ambiente bibliografico vero e proprio viene aperto con \chapter* che non inserisce niente nell’indice; quindi \addconttentsline{…}{…}{…} è necessario per inserire al voce nell’indice ma va preceduto da \phantomsection, altrimenti hyperref non riesce a creare il collegamento giusto)\phantomsectionRisultato la bibliografia cade nelle pagina 7, come indicato nell’indice generale e come il collegamento ipertestuale generato da hyperref con l’aiusto di \phantom section crea correttamente.
`% !TEX encoding = utf8
% !TEX program = pdflatex
% !TEX spellcheck = it-IT\documentclass[11pt,a4paper,headinclude=true,footinclude=true,
oneside,
]{scrbook}
%,headinclude e footinclude servono per mettere spazio sopra e sotto (utile con classicthesis)%\usepackage{preambolo}
%%%%%%%%%%% INIZIO PREAMBOLO
\usepackage[T1]{fontenc} %codifica font e alfabeto italiano
\usepackage[utf8]{inputenc} %caratteri accentati da tastiera
\usepackage[italian]{babel} %per avere “Capitolo'' e non “Chapter'' ecc.\hyphenation{NO-HAIR the-o-rem}
%\usepackage{microtype} %migliora il riempimento delle righe nel pdf. con ClassicThesis è caricato mettendo l'opzione [pdfspacing]
%\raggedbottom % serve per non fat riempire per forza tutta la pagina nella sua altezza (consigliato)\usepackage{amsmath} %per la scrittura matematica
\usepackage{amssymb} %per la scrittura matematica
\usepackage{mathtools} %per la scrittura matematica
\usepackage{amsthm} %per dim, enunciati e teoremi con \newtheorem
\usepackage{siunitx} % per le unità di misura; per usare la virgola al posto del punto utilizzare l'opzione [output-decimal-marker={,}]%\mathtoolsset{showonlyrefs,showmanualtags} %per far visualizzare a destra il numero solamente delle equazioni che hanno una referenza
\usepackage{tensor} %per gli indici tensoriali
\newcommand{\ind}{\indices} %per scrivere solo $T\ind{^\mu_\nu}$
% \newcommand{\ind*}{\indices*}
% si può usare anche \usepackage{tensind} (vedi documentazione) con le opzioni
%\tensordelimiter{@} %delimitatore per un tensore: @T^m_n@
%\whenindex{m}{\mu}{} %in un indice la m è sostituita da \mu
%\whenindex{n}{\nu}{}\usepackage[pdfspacing,eulermath,floatperchapter,
drafting
]{classicthesis}
% pdfspacing pacchetto microtype per migliorare il riempimento delle righe; eulermath formule con caratteri più chiari; floatperchapter numerazione come 1.1, 1.2 ecc; drafting stampa la data a piè pagina; manychapters aumenta lo spazio tra numero e titolo nell’indice\makeatletter
\def\ints@b{%
\mkern-3mu\mathchoice{\mkern-1mu}{}{}{}%
\mathop\bgroup
\mkern3mu\mathchoice{\mkern1mu}{}{}{}%
\let\ilimits@\egroup
}%
\makeatother
%per un corretto allineamento, in classicthesis di \iiint\limits_{I}%\usepackage{arsclassica} %variazioni di classicthesis
\usepackage{graphicx} %per le figure
%\usepackage{subfig} %per affiancare figure
\usepackage{caption} %per intestazioni numero e didascalia di grafici e tabelle
%\captionsetup{format=hang,labelfont={sf,bf}}\usepackage[binding=0.5cm]{layaureo}
%binding è lo spazio della rilegatura
\geometry{marginparwidth=60pt} %per \marginpar serve solo per layaureo\usepackage{indentfirst} % mette un rientro all'inizio di ogni sezione
%\usepackage{showkeys} %per gestire facilmente i riferimenti; puoi usare l'opzione [notref]
%\usepackage[colorlinks,linkcolor=blue]{hyperref} %va caricato per ultimo, crea i collegamenti ipertestuali rendendoli cliccabili (precaricato in classicthesis)
%pacchetto hyperref, precaricato in classicthesis
\hypersetup{colorlinks,linkcolor=blue, linktocpage=true} % colora i collegamenti, colore blu, colora solo num pagina e non testo\DeclareMathOperator{\diag}{diag}
%\DeclareMathOperator{\sgn}{sgn} %definisce un nuovo operatore; se il comando è già presente, come per i numeri reali, si deve rinominarlo es. \DeclareMathOperator{\Realpart}{Re} accapo \renewcommand{\Re}{\Realpart}%\theoremstyle{plain}
\newtheorem*{teorema*}{Teorema}
\newtheorem{teorema}{Teorema}
\newtheorem*{congettura*}{Congettura di censura cosmica}
%richiede il pacchetto amsthm\usepackage[autostyle,italian=guillemets]{csquotes}
\usepackage[
%bibstyle=numeric,citestyle=numeric-comp,safeinputenc,firstinits,
backend=biber]{biblatex}
\addbibresource{PaginaSbagliataBibliografia.bib}
%bibliografia
%%%%%%%%%%%%% FINE PREAMBOLO
\overfullrule=5pt
%mette in evidenza le righe troppo lunghe\usepackage{kantlipsum}
\begin{document}
% le dichiarazioni \frontmatter \mainmatter e \backmatter sono previste solo dalla classe book\frontmatter
\tableofcontents
% \include{capitoli/convenzioni}
\chapter{Convenzioni}
\kant[1]\mainmatter
% \include{capitoli/1BuchiNeri}
% \include{capconclusioni}\chapter{i buchi neri}
\kant\chapter{Conclusioni}
\kant\nocite{*}
\backmatter
\cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
\printbibliography\end{document}
`La prossima volta cerca di fornire un esempio mino compilabile che riproduca il problema e che permetta a chi ti vuole dare una mano di copiare dal tuo messaggio, incollare in un file .tex, compilare e osservare il verificarsi del rpoblema, senza dover perdere tempo per assemblare qualcosa che permetta di verificare il codice che hai proposto.
Tu probabilmente non ottieni il risultato che ottengo io, perché hai forse commesso un errore nel creare l’elaborazione della bibliografia, e con o senza \phanomsection continui ad usare i file sbagliati; prova a cancelarre tutti i file che si riferiscono alla bibliografia, cioè tutti i file .bbl, .bcf, .blg, ma mantienei solo il file .bib; ricompila il tutto generando nuovamante il file bibliografici con biber; e ricompila con pdflatex ancora un apiod di volte.
::eminova” post=93409Grazie a tutti !
Adesso funziona con il codice suggerito da Liverpool. Ho solo cambiato la
\pgfplotsset{compat=1.9}
in
\pgfplotsset{compat=1.8}
perché la versione 1.9 mi dice che non c’è. Non so perché visto che mi sembra di aver fatto tutto quello suggerito da Old Claudio. ma comunque va bene.La versione corrente del pacchetto TikZ/pgf della MacTeX 2013 aggiornata con TeXLive Utility.app è la 1.10. Pu`ø darsi che la 1.9 non sia mai stata distribuita, ma ne dubito. quell’impostazione [tt]\pgfplotsset{compat=1.9}[/tt] non presume l’esistenza sul disco di una versione 1.9, ma dice al pacchetto di usare una sintassi ora divenuta “obsoleta”, e da usarsi solo per motivi di compatibilità. Può benissimo darsi che nel creare la versione 1.10, non sia stata aggirnata quell’impostazione. ma come hai visto si tratta solo di un dettaglio quasi irrilevante scrivere 1.8 invece di i.9.
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Ricordati della nota guida tematica sul Layout della paigna…:wink:In quel documento puoi copiare e incollare un programma epr simulare il layout della paigna; questo ti aiuta molto nel creare un layout dove el note marginali sono prese seriamante in considerazione, ma insieme alla giustezza e ai margini; 20mm sono pochi per scrivere qualunque cosa. Vale la pena di ricorrere alle note marginali co`si strette solo per scirvere cose come “V. [12], p.352” e forse già questo è troppo lungo.
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Chissà perché vuoi usare \graffito… mah, queste cose mi sorprendono sempre.In realtà tu ti definisci i comandi che vuoi per creare delle note marginali; va bene, ma devi sapere che cosa fai; per esempio, se usi il pacchetto regged2e, che per le note marginali va benissimo, usa direttamante i comandi \RaddefRighte \ReggedLeft, senza bisongno di usare prima i comandi in lettere minuscole e poi rattoppare i comandi per sostituirli con el lettere maiuscole.
Allora passino i comandi ‘itshape e footnotesize; tutto il resto in \graffito@setupt è sostanzialmente sbagliato, perché non sai a cosa servano quei comandi; trovi descritti \lineskip e \lineskiplimit nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato; ma la sostanza è che non serve metterli al valore zero, perché se fossere chiamati in causa, il che non succede qualsi mai, servirebbero solo per peggiorare al situazione rispetto ai valori di default. \parindent vale già zero nele note marginali; \tolerance e \pretolerance servono epr la sillabazione; il loro funzionamento è descritto nel capitolo sulla divisione in sillabe della Guida Guit.;; ma aumentando \tolerance consenti degli spazi interparola maggiori e riduci le cesure in fin di riga.
\hyphenpenalty e \exhyphenpenalty sono penalità abbastanza grandi per impedire o ridurre le possibilità di sillabazione.
\doublehyphen demerits è un valore grande ma non grandissimo; serve per ridurre al possibilità di avere due righe consecutive con la cesura in fin di riga. Lo stesso vale per \finalhiphendemerits che servirebbe per evitare la cesura in fin di riga nella penultima riga di un capoverso; i “demerits” sono sostanzialmente delle penalità al quadrato, quindi un valore di 100000 per i demerits corrisponde a penalità di circa 316, come vedi non eccezionale.Inoltre definisci i parametri per le note marginali di 20mm per la giustezza e di 6mm per la distanza dal testo; Nota che questa distanza normalmente, di default vale qualcosa fre 6pt e 10pt, con 6mm tu imponi una distanza di 18pt circa; troppo distanti. La giustezza di 20 mm è decisamante piccola; se vuoi usare note marginali devi avere margini sufficientemente larghi da poter contenere dette note; nell’ArteLAtex i margini esterni sono decisamante grandi e quindi non è difficile metterci dei graffiti di 30 o 40 millimetri; ma 20 mm sono decisamante pochi; con le tue penalità certamante hai dei problemi; ricorda inoltre che non so che cosa faccia internamente \hspace, ma nel tuo caso io useri \hskip 0pt (o, visto che \makeatletter è attivo, userei \hskip\z@) per poter separare il testo della nota marginale dai parametri che la impostano; in mancanza la prima prola di un capoverso non viene mai divisa in sillabe.
Capisco che la divisione in sillabe e l’algoritmo che usano tutti i programmi di composizione del sistema TeX è complesso, ma una lettrua all’apposito capitol della Guida GuIT non farebbe male; vi si spiegano tante cose, e il tutto è molto abbreviato rispetto a quello che Knuth scrive nella sua appendice H del TeXbook.
Ciao\Claudio
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@Filippo, ho fatto molta fatica a leggere il tuo messaggio: Impara a mostrare il codicie come si deve usando i tag che trovi nella prima riga della finestra di composizione dei messaggi.Però da quel che ho capito, e non è detto che io abbia capito bene, La scelta della classe thesis per comporre un libro è errata.
Probabilmente l’option clsah deriva dal fatto che la classe thesis contiene già la chiamata a inputenc con un’opzione diversa.
Il tratto di codice che non ti compila è logico che non te lo compili, visto che quello non è LaTeX, ma sembrerebbe una forma di html.
Usi a sproposito l’ambiente cases e non credo che li annidi in modo corretto.
usi il doppio dollaro per marcare le equazioni in display, cosa che è stigmatizzata in qualunque guida; devi usare [tt]\[…\][/tt] invece di [tt]$$…$$$[/tt] Meglio ancora se devi numerare le equazioni sarebbe che tu invocassi il pacchetto amsmath e usassi l’ambiente [tt]equation*[/tt per le equazioni non numerate e l’ambiente [tt]equation[/tt] per le equazioni numerate.
I comandi come \it, \rm, \bf, e simili appartengono al linguaggio Plain TeX e al linguaggio LaTeX209, defunto esattamente 20 anni fa.
Le tabelle devono avere tanti descrittori di colonna quante sono le colonne che usi. È meglio che tu riveda le tue tabelle con attenzione.
Quando trovi “undefined control sequence”, hai commesso probabilmente un errore di ortografia scrivendo un comando; nell’esempio che porti mi pare di vedere [tt]2\lex[/tt] e [tt]\lex[/tt] mi pare che sia davvero un errore di battitura; forse volevi scrivere [tt]2ex[/tt]?Se sei alle prime armi con LaTeX, scaricati dalla sezione Documentazione di questo sito la guida L’Arte di scrivere con LaTeX; è destinato ai neofiti, come parrebeb che tu sia a giudicare dal numero di errori che hai commesso.
Ciò non toglie che meriti un benvenuto nel forum; hai fatto bene a chiedere aiuto, anche se per ora abbiamo/ho capito poco e qual che abbiamo/ho capito è probabilmente sbagliato.
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Nel senso che esse appaiono corrette, supponendo che il tuo ellissoide non sia di rotazione, cosa che non si può sapere da quelle due viste perché il tra alla vista frontale, e a quella superiore ci vuole quella laterale.
In sostanza la vista frontale ha una asse verticale piuttosto grande, e un asse orizzontale di 4cm; nella vista dall’alto si vede una ellisse con il reticolo delle coordinate, ma l’asse orizzontale è di 4cm; quindi è coerente con al vista frontale. L’asse verticale nella vista dall’alto è minore dell’asse orizzontale, ma non lo si può confrontare con nulla, perché manca la vista laterale.Allora se volevi fare un ellissoide ellittico, ci sei riuscito benissimo; se volevi fare un ellissoide di rotazione, evidentemente il risultato è sbagliato. Metti i valori minimi e massimi giusto sui tre assi e vedrai che ottieni il risultato che volevi. Il disegno verrebbe ancora meglio se tutte le linee coordinate di meridiani e paralleli sull’ellissoide fossero davvero continue, invece che spezzate in segmenti; si tratta in fondo di disegnare delle altre ellissi. ma ci vuole tempo e lascio a te il piacere di trovare come disegnare le ellissi giuste per rappresentare meridiani e paralleli.
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Sì, infatti, come ti avevo detto nel mio mail, l’effetto collaterale è che non puoi più tornare indietro, quindi tutte le tabelle di quel documento avranno un \midskip prima e dopo;, definire un nuovo ambiente non sarebbe meglio? Qualcosa come`\newenvironment{spacedtabular}[1]{% comandi di apertura
\begin{flushleft}\tabular{#1}
}{%comandi di chiusra
\endtabular\end{flushleft}
}% fine definizioni`
ATTENTO: non ho collaudato il codice…
Ci vuole una definzione analoga per tabularx, ma con due argomenti, il primo la larghezza e il seocndo per le colonne.
Lo userai così`\begin{document}Nell'Isagogé Porfirio formula tre fondamentali questioni: 1) se gli universali
sussistano realmente o solo nell'intelletto; 2) supponendo che godano di
esistenza autonoma, se siano realtà corporee o incorporee; 3) se sono realtà
incorporee, se sussistano separatamente dalle cose o uniti a esse.\begin{spacedtabular}{lccc}
\toprule
& \textsc{ante rem} & \textsc{in re} & \textsc{post rem} \\
\midrule
\textsc{realismo} & sì & sì & sì \\
\textsc{realismo moderato} & no & sì & sì \\
\textsc{concettualismo} & no & no & sì \\
\textsc{nominalismo} & no & no & no \\
\bottomrule
\end{spacedtabular}Porfirio, analizzando com'è possibile predicare e cioè attribuire un predicato a
un soggetto, ne identifica cinque modi: genere («Socrate è un animale»), specie
(«Socrate è un uomo »), differenza («Socrate è razionale»), proprio («Socrate è
capace di ridere») e accidente («Socrate è calvo»). Ma le relazioni fra i
termini rispecchiano relazioni reali, esistenti fra le cose? Detto in altro
modo, i cinque predicabili sono sostanza (res) o semplici parole (voces)?\end{document}`In questo modo non avresti i pericolosi effetti collaterali.
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Certo quello che ti ha detto @Liverpool è esatto, am ho guardato il tuo PDF e ho misurato le dimensioni della vista frontalee della vista superiore (non quella della vista laterale, che non c’è) e le dimensioni sono coerenti; quindi il disegno corrisponde a quel che hai scritto; ma se mancano le informazioni che ti ha indicato @Liverpool, certo non ottienei quello che ti saresti aspettato di ottenenere, ma quello che TikZ genera di default.
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Non vedo perché tu debba ricorrere a a \preto e \addto; hai dele tabelle dentro lo stesso ambiente (flottante o non flottante, non importa) bene perché fra un tabella e l’altra in inserisci un \bigskip e festa finita?
Se \bigskip ti mette uno stazio eccessivo, puoi sempre metterci un \medskip o uno \smallskip, oppure un \vspace*{…} mettendo al posto dei puntini la spaziatura che vuoi.Oppure, non ho capito che cosa vuoi fare.
Vuoi rendere automatica questa spaziatura, benissimo; ma devi modificare sia tabular, sia tabularx e non può trnare indietro, perché in tutte le tablle dopo quelle modifiche avrai gli spazi che hai aggiunto. Non mi para una strada flessibile per tutte le situazioni in cui uno può trovarsi a dover inserire delle tablle in un documento.
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Se è per quello la scrittura`\[* * *\]` funziona ancora meglio (secondo il mio gusto), ma c’è un problema sia cuoi tuoi comandi sia con quello che ti propongo.Non ha la certezza che se il paragrafo termina a fondo pagina l’asterismo non vada a finire all’inizio della pagina successiva, e questo mi pare piuttosto sconveniente; forse sbaglio, ma a me non piacerebbe.
Oggi nei testi non sezionati con i titolini per ogni paragrafo vedo spesso ua semplice linea di testo vuota; questa però manca se il paragrafo comincia nella pagina nuova; magari la riga bianca appare al fondo della pagina precedente, rendendola lievemente corta.
Se il comando che definisci si chiamasse \asterismo, allora io lo definirei così`\newcommand\asterismo}{\\*\makebox[textwidth]{$***$}}`In questo modo devi usare \asterismo alla fine del paragrafo, senza lasciare righe vuote, e risulta centrato dentro una scatola di larghezza pari alla giustezza, ma il comando [\tt]\\*[/tt] impedisce un salto pagina; al massimo, se si tirasse a pagina nuova anche il righino di fina capoverso (l’ultimo capoverso del paragrafo) \potresti aggiustare la cosa aggiungendo in fase di revisione delle bozze un comando [tt]\enlargethispage*{\baselineskip}[/tt].
Capisco che vuoi rendere lo stesso look del tuo vecchio libro, ma lasciare perdere gli asterismi ti evita tanti piccoli problemini.
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