OldClaudio

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  • in risposta a: combinazione fonts corretta #93697
    OldClaudio
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      Bravo @alegenn; meno male che ci sei tu a correggermi quello che io mi ostino a ricordare a memoria, ricordandomi di solito in modo errato!
      Il “mi apre che esista anche una versione in italiano”, non era tanto er buttare lì un’idea; lo so che esiste; è solo difficle procurarsela.

      in risposta a: combinazione fonts corretta #93695
      OldClaudio
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        Sottolineo e ribadisco quello che ti ha già scritto Ivan.

        Ma aggiungo questo: quel font è terribile per lettri normodotati perché lo distrae con i suoi tratti più scuri fatti apposta per sottolineare le differenze di caratteri simili (per riflessione o per rotazione) che confondono i dislessici in modo particolare. Avendo avuto a che fare (molto superficialmente) con dislessici ho persino il dubbio che quei font non siano molto efficaci nemmeno per loro.

        Ma ammettendo che tu debba scrivere un testo per dislessici, certamente non puoi usare la matematica, almeno non con LaTeX; non mi pare di avere visto riferimenti per la discalculia, oltre a questi per la dislessia. Se questo è il tuo problema, ahimè, credo che per ora non ci siano soluzioni.

        Se invece il tuo problema è quello della leggibilità per normodotati, allora i font senza grazie secondo alcuni studi di psicosociologia sembrano più faticosi da leggere alla lunga distanza; naturalmente dipende dalla forma dei caratteri senza grazie. Gli Arev, tra l’altro, a pari corpo sono strettini, e nella riga entrano più caratteri di quelli che sono raccomandati per la buona leggibilità. Si può obbiettare, ma la regola di Bringhurst raccomanda di non usare più di 66 ± 6 caratteri in media per pogi riga; io sarei propenso ad una numerosità maggiore, attorno ai 70-75 caratteri, invece che attorno a 66. Ma io non ho fatto esperimenti psicosociologici, quindi il mio parere non vale niente in confronto al grande Robert Bringhurst (di cui ti consiglio il testo Elements of Typographic Design; sembra che esista anche una versione in italiano). Ti poso suggerire anche la guida tematica sui disegno della pagina, scaricabile dalla sotto sezione Guide tematiche della sezione Documentazione di questo sito.

        Trai le tue conclusioni in assoluta libertà.

        in risposta a: [Risolto] Bibtex #93731
        OldClaudio
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          Sbagli nel non leggere la documentazione di biblatex; Non si usa come se fosse da gestire con bibtex. ma devi leggere la documentazione per sapere come fare. Leggendola, per esempio, scopriresti che non devi usare come compositore del file .bbl il programma bibtex, ma devi usare biner, oppure se vuoi continuare ad usa bibtex devi disto a biblatex con una specifica opzione; scopri che il comando \bibliography è sostituito da \addbibresource e che il nome del file bibliografico deve contenere anche l’estensione. Scopri che biblatex richiede diversa altre opzioni, anche se usi lo stile numeric. Scopri che probabilmente per quello stile, biblatex è sprecato.
          Ma appunto solo leggendo la documentazione con attenzione uoi decidere se insistere con biblatex o tornare ai buoni vecchi stili .bst; sono in inglese?, non non tutti, ce ne sono anche in italiano; nessuno fa al caso tuo? te ne crei uno tuo usando pdflatex sul file makebst.pst che è in dotazione alla tua distribuzione (completa; probabilmente anche in una distribuzione incompleta, ma non saprei dirlo). Troppo difficile? Allora usa biblatex, ma dopo aver letto la documentazione.

          in risposta a: combinazione fonts corretta #93690
          OldClaudio
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            I font arev sono sanserif. possono andare benissimo per le presentazioni via videoproiettore, ma non ti consentono di scrivere matematica rispettando le norme ISO per la matematica “applicata, che richiede espressamente font con grazie quasi dappertutto; in quella matematematica i font senza grazie hanno usi estremamente specializzati e sono vietati per qualunque altro uso.

            Detto questo fai quello che credi; i Latine Modern sono di default con tre dei quattro motori di composizione del sistema TeX; per il quarto motore i Computer Modern sono di default; tra i CM e i LM le differenze riguardano prevalentemente le lettere accentate o con altri diacritici.

            Quindi si parte da dai font di default e li si cambia con cognizione di causa. Se vuoi scrivere id matematica “applica” e usi i font arev, non hai sifficienti conoscenze, perché violeresti le norme; se devi scrivere di matematica “non applicata”, forse la tua potrebbe essere una buona scelta, che però io non farei mai. Voglio dire, non scriverei nessun testo di una certa lunghezza con font senza grazie come font principale; si dice che siano più faticosi da leggere in lettura continua, ma che siano più facili da leggere per brevi tratti di testo, a limite per parole isolate, per i titoli e altre cose del genere.
            Sarà vero? Sarà la solita leggenda metropolitana? mah…
            Resta il fatto che da più di 500 anni i font con grazie sono quelli preferiti per comporre libri, mentre i font senza grazie sono indicati epr titli, cartelli stradali, bugiardini, contratti di assicurazione, e simili testi che o non vengono letti per niente, o comunque sono brevi testi la cui lettura può essere faticosa per il contento, non per il carattere usato.

            Se ti orienti per caratteri con grazie e non vuoi usare i LM, allora prova i font del pacchetto fourier, o quelli del pacchetto kpfonts; non ti dico di preferirli, ma di esaminarli, poi decidi liberamente.

            in risposta a: combinazione fonts corretta #93688
            OldClaudio
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              Confesso: è la rima volta che vedo un preambolo che richiama il pacchetto fix-cm.
              Preso dalla curiosità sono andato a vedere sia la documentazione, sia il file fix-cm.sty.
              Apparentemente il file è stato creato nel 1993, stando ai vari anni di copyright indicati nel file .sty e l’ultima modifica risale al 2006, quando i file Latin Modern (che ti ha consigliato Ivan) erano già disponibili dal almeno tre anni.

              Il file fic-cm poteva avere un senso nel 1993, quando i font con codifica T1 non esistevano ancora; probabilmente l’aggiustamento dei font EC è stato inserito dopo il 1993; I font EC sono apparsi prima come versione provvisoria e con il nome di DC nel 1995 (forse 1994) poi sono stati stabilizzati con il nome EC, ma non ne sono mai state create le versioni vettoriali, finché non sono usciti i CM-super, non saprei dire quando, ma molto dopo. (La distribuzione commerciale VTeX li conteneva già) Oggi negli archivi CTAN si trovano anche in versione vettoriale e sono un sotto insieme della totalità dei font che si potrebbero usare con quella codifica e i CM-super o meglio ancora i font LM (Latine Modern).

              I Latin Modern non a caso sono i font di default con ConTeXt, Xe(La)TeX e Lua(La)TeX. Ecco perché sono rimasto sorpreso a vedere che c’è ancora qualcuno che non li conosce e si rivolge a software archeologico come fix-cm.
              Si not che fix-cm viene documentato insieme al pacchetto fixltx2e; quest’ultimo è invece ancora indispensabile, perché corregge erroretti o erroroni presenti dai tempi di laTeX209 (defunto nel 1994, quando è nato LaTeX2e) ma conservati nel nuovo nucleo di LaTeX2e sulla base di una decisione (giusta o sbagliata che fosse) che i documenti composti prima del 1994 dovessero potersi compilare ancora col nuovo formato producendo lo stesso identico output; in sostanza rispettando il criterio di retrocompatibilità.

              Anche la guida L’Arte di scrivere con LaTeX indica i Latin Modern come font usabili e perfettamente accoppiati fra testo e matematica, anche se quella guida di per sé usa font diversi, belli, molto belli, e accoppiati molto bene, molto adatti per il testo e la matematica pura, ma poco adatti per la matematica “applicata” (la matematica delle grandezze soggetta alle norme ISO “for science and technology”).

              Il suggerimento di Ivan dovrebbe essere la situazione di default; poi se uno vuol cambiare, padronissimo di farlo, sapendo quello che fa.; ma deve sempre cominciare con i LM, mai con i CM che purtroppo sono ancora di default con pdf(La)TeX.

              in risposta a: [L3] Gestire il creep con pdfpages #93643
              OldClaudio
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                Grazie; certo l’inglese è molto più compatto, ma non tutti conoscono questo termine tecnico. Cercherò di aggiungerlo al glossario della Guida GuIT.
                Claudio

                in risposta a: XeTeX e i font #93667
                OldClaudio
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                  Li puoi mettere tranquillamente in ~/Library?fonts/, ma devi installarli; ci clicchi sopra e li april con FontBook, e rispondi di sì al fatto che li vuoi installare. Quel meccanismo ti serve anche er disinstallarli.
                  Con Maverick (che mi pare tu non abbia) FontBook ti serve anche epr evedere non un semplice esempio dei glifi che contiene nella pagina 00 della codifica UNICODE, ma ti permette di vedere TUTI i glifi che il font contiene; ovviamante nessuna font OpenType contiene tutto il milione e passa di glifi codificati da UNICODE, ma può averne diverse migliaia.

                  Ciao
                  Claudio

                  in risposta a: \DisplayCoffinHandles #93663
                  OldClaudio
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                    Certo: è del tutto sbagliato. La classe minimal è utile solo ed esclusivamente per provare se le opzioni a un pacchetto o una classe sono gestite correttamente.

                    Grazie Enrico di avree segnalato un erroe che compare nella Guida GuIT da quasi 8 anni.

                    Io per la verità ho usato la classe minimal proprio per collaudare macro, senza il peso di tutte le cose che sono definite nelle classi non minimali. Certo, alcune cose non sono definite, come, per esempio, tutti i comandi dei corpi dei font. Ma se uno non si dimentica che si tratta di una classe minima, tutto funziona come si deve.

                    Non bisognerebbe mai usarla? Forse. Grazie al tuo contributo toglierò la descrizione della classe minimal dalla Guida.

                    Sapendo quello che si fa, funziona a dovere, come ogni altra classe o ogni altro pacchetto; basta documentarsi, e non pretendere troppo da una classe minimale. Tuttavia sono d’accodo con te che se ne può fare tranquillamente a meno.

                    In fondo è defunta anche al classe slides; aveva molti errori e serviva, in pratica, solo per produrre i fogli di metacrilato per gli epidiascopi di una volta. Chi la cita più oggi. È stata una classe benemerita ai tempi di LaTeX209, e ha continuato ad esserlo ancora per qualche anno; poi sono state create classi che producono presentazioni bellissime, slides è defunta.

                    in risposta a: Inserimento linee verticali tra minipage #93657
                    OldClaudio
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                      Diverse minipage in unsa sola riga devono essere molto piccole; se sono tanto piccole varrebeb la pena considerarle celle di una tabella con le celle separate da filetti verticali.

                      Se invece sono due, al massimo tre minipage, più strette di mezza giustezza, o rispettivamente, di un terzo della giustezza, puoi inserire fra l’una e l’altra il seguente codice`\enspace\vrule\enspace`Ovviamente puoi definirtii una macro che inserisca quei tre comandi. al posto di \enspace puoi usare comandi del tipo \hspace{…} mettendo al posto dei punitni la distanza che ti pare; \enspace inserisce lo spazio di mezzo em nel font corrente.

                      in risposta a: Una sciocchezza su TexStudio #93652
                      OldClaudio
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                        Colpito e affondato! 😳

                        In realtà mi riferivo al fatto che SJ ha inventato e costruito il primo calcolatore personale da tavolo che facesse uso del mouse; per quel che mi risulta; il primo Apple, costruito nel famoso garage, e poi finalmente commercializzato col nome che oggi conosciamo, era piccolo e aveva uno schermo in formato portrait e usava il mouse. Il concorrente IBM XT coevo del primo Apple, non usava ancora il mouse. Il successivo IBM AT di quelche anno dopo usava il mouse.

                        in risposta a: Una sciocchezza su TexStudio #93650
                        OldClaudio
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                          A meno che tu non stia lavorando su un netbook tascabile o quasi, non ti conviene aumentare lo spazio per la schermata del file sorgente. L’altra metà dello schermo verrà occupata dal visualizzatore del file pdf, il visualizzatore interno di TeXstudio; e quando lavori su una documento è bene avere entrambe le finestre aperte e affiancate..

                          In ogni caso con ogni interfaccia grafica tu puoi fare alla Stallman, che non usa mai il mouse, oppure come Steve Jobs che ha inventato il mouse. Io preferisco usare il mouse e trascinare i bordi o gli angoli della finestra che voglio ridimensionare fino a renderal delle dimensioni precise che voglio io, non a scatti come si farebbe con le scorciatoie della tastiera.

                          in risposta a: [L3] Gestire il creep con pdfpages #93641
                          OldClaudio
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                            Finora ho pubblicato il libretto dei corsi della UNI3 che presiedo in formato A5; il libretto, per ovvi motivi ha sempre un numero di facciate multiplo di 4; attualmente contiene 40 facciate che stampo in formato A4 fronte-retro, su carta da stampate da 80 g/m2 e ho misurato che lo spessore di ogni foglio ammonta a 0,1 mm.
                            Poi c’è la copertina che stampo a clori fronte retro su un foglio di cartoncino da 150 g/m2.

                            Non so come si chiami il creep in italiano, ma è ovvio che chiunque si rende conto che quando prendi un mazzetto di 10 fogli A4 e lo pieghi a metà, mettendolo dentro al copertina piegata a metà, per eseguirne la pinzatura con le solite graffette per pinzatrici, anche se lo fai di piatto, in modo che non ci siano scorrimenti mentre cuci il libretto, quando chiudi il libretto le pagine formano una specie di cuneo sul margine esterno. Quello è l’effetto della mancanza di creep.

                            Ma a questo punto, anche se si fosse eseguito lo spostamento della pagina con pfdpages con l’opportuno sostamento verso l’interno dei fogli al centro della segnatura, il tutto tichiede una buona taglierina per rifinire el pagine e togliere quella antipatica sporgenza delle pagine interne. Questo è veramente un trattamento necessario. Ma se viene o non viene eseguito il creep, lo spostamanto dei margini causato dalla sua mancanza o presenza quando si apre il libretto ad una pagina qualsiasi è del tutto trascurabile, a meno che i margini laterali non siano veramante piccoli. con una segnatura interna di 10 fogli la differenza massima di creep da mettere o da non mettere fra il foglio più esterno è quello più interno ammonta a 1 mm; ma la prima apgina e una pagina centrale non vengono ami viste simultaneamente; quindi al massimo la presenza o l’assenza del creep fra due pagine affacciate non apparteneti alo stesso foglio è al masimo di un decimo di millimetro; ancora più trascurabile.

                            A meno che non si componga una quaderno di una cinquantina di pagine da chiudere con punti metallici sufficientemente grandi, la presenza del creep o la sua assenza risultano del tutto trascurabili; ma sun una cinquantina di pagine, via via che si va verso il centro del quaderno i margini si spostano fino a 5 mm e questo non passa inosservato.

                            In ogni caso che ogni segnatura si di poche o di molte pagine, la rifilatura con un’adeguata taglierina o con altri mezzi altrettanto adeguati ed efficaci, è assolutamente necessaria.

                            Ecco; sono molto contento che Francesco sti studiando come eseguire la correzione del creep; per fortuna non è necessario eseguire questa correzione con segnature dimeno di 10 fogli; una segnatura con sedici facciate ha 4 fogli e sicuramente non richiede nessun creep. Per chi produce libretti/quaderni di una sola segnatura con molte più pagine, il creeb è senz’altro importante e necessario; quindi preghiamo Francesco di scriverci una guida tematica o un articolo spe ArsTeXnica (dopo aver scoperto come il creep si chiami in italiano) e quindi ci tenga al corrente dei suoi risultati.

                            Lo ringrazio in anticipo. Francesco non fare scherzi: ci conto.

                            Claudio

                            in risposta a: Compilazione “partita da sola” #93634
                            OldClaudio
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                              No, pdflatex.exe converte da solo le immagini eps, in immagini pdf, non png.

                              Non usare latex.exe, sse la tua scelta dipende da quell’unica immagine eps.

                              in risposta a: singolo e doppio pedice #93637
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Se scrivi in italiano puoi usare la forma più semplice \ped:`P\pef{f}
                                Q\ped{f,s}`

                                Ma attento sia \ped sia \textup compongono i pedici in tondo, non in corsivo matematico; se quei pedici indicano delle quantità fisiche o delle variabili matematiche vanno scritti in corsivo matematico; se sono una da scrivere in \tondo e uno in corsivo allora devi scrivere, per esempio`Q_{\mathrm{f},x}`

                                in risposta a: Compilazione “partita da sola” #93628
                                OldClaudio
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                                  @laura88
                                  , ho notato che nel tuo preambolo usi i font ae e aecompl; roba vecchia di 20 anni. Oggi usi i font LAtin Modern, che sono solo vettoriali e quindi presentano dei problemini se compili con latex.exe. Mi parrebbe strano che la Springer Verlag usi dei font vecchi e incompleti come glo ae.

                                  Non usare mai latex.exe perché se la tua distribuzione di MiKTeX è sufficientemente recente ed aggiornata, pdflatex incorpora anche le immagini eps e, tramite opportuni pacchetti di interfaccia, può gestire anche i pacchetti PSTricks e subalterni. Inoltre si dispone del pacchetto TikZ e dei suoi moduli di estensione che funziona benissimo con pdflatex e fa sostanzialmente le stesse cose di PSTricks (non proprio, ma quasi, diciamo il 95% delle cose che fa PSTricks).

                                  Il tuo problema potrebbe essere che usi programmi o moduli che creano dei file da compilare separatamente, per produrre imamgini da trasformare in formato png. Ma il modo con cui MiKTeX sembrerebbe gestire queste cose sembra un po’ bizzarro.

                                  Quelle esecuzioni strane, sono strane davvero. Non so che dirti; sono 8 anni che non uso più MiKTeX; perché? Perché pur essendo un’ottima distribuzione per Windows, almeno lo era finché l’ho usato, è, per così dire, di seconda mano. Per gli utenti di Windows contiene delle attrattive non indifferenti, ma il bravissimo Christian Schenk prende da CTAN i file di ogni genere, li ricompone nel pacchetti compressi di MiKTeX e confeziona il tutto per l’uso sulle macchine Windows.
                                  Dal 2006 o 2007 non c’è più la necessità di ricorrere a questa confezione speciale per Windows, in quanto TeXLive è di prima, non di seocnda mano; è aggiornabile, volendo, anche quotidianamente, ma un ritmo di una volta ogni settimana o decina di giorni va benissimo; sei sicura di avere sempre l’ultimo aggiornamento del sistema TeX sotto il confano della tua macchina da tipografia. Ma più che altro puoi sempre essere aggiornata.

                                  Consigli finale; Installa TeXLive 2013 (pronta ad installare fra qualche messe la TeXLive 2014; cerca nell’archivio CTAN con al prola di ricerca texlive; qualunque motore te lo trova); controlla, poi se ti va, smonta MiKTeX: non te ne pentirai.

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