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La storia richiederebbe sempre degli storici in possesso dei documenti o prove di quel che è successo.Io ricordo a grosse linee quello che è successo nel mio ateneo, se non altro perché mi sono dato da fare per LaTeX fin dall’inizio, quando qualcosa è giunto fra noi, grazie a un collega del dipartimento che aveva fatto un anno sabbatico in California, tornò con una fotocopia del manuale di TeX78, che non era nemmeno il TeX ufficiale, ma la versione sperimentale su cui Knuth stava ancora lavorando. Non esistevano ancora versioni per PC, non esisteva ancora LaTeX; non esisteva ancora il formato PDF. Riuscimmo a convincere l’amministrazione centrale ad acquistare una versione per un mainframe Digital 360 (mainframe che è stato rinnovato ancora un paio di volte, puoi smantellato alla fine degli anni ’90. Sono riuscito a conservare un nastro magnetico, che però oggi è sostanzialmente un ricordo non più usabile, perché non rovo più centri dove abbiano ancora lettori per nastri).
I PC entrarono nell’ateneo nel 1984 e costavano una schioppettata; ricordo che il mio primo PC mi costò 8 milioni di lire, che al cambio iniziale/ufficiale dell’euro sarebbe stato circa 4000 €. Riuscii ad averlo nel 1985. Il primo sistema TeX, contenente anche LaTeX, si chiamava TeXas e stava su due dischetti da 2 pollici e mezzo, sostanzialmente 2 megabyte; per confronto oggi il MacTeX compresso (TeX Live con qualche programmino specifico per il Mac) occupa circa 3.5 gigabyte.
Il sistema TeX montato sul mainframe funzionava solo per scrivere in inglese; chiesi ed ottenni il permesso di accedere con credenziali avanzate al mainframe e creai una versione itlatex per scrivere in italiano, creando anche la cesura per l’italiano; un ricercatore dello CSELT (laboratorio di ricerca elettrotelefonica della SIP, poi diventata Telecom e oggi forse inglobata in TIM , o viceversa) aveva già predisposto una serie di pattern per l’italiano, ma il loro funzionamento si limitava ad eliminare punti di cesura fra consonante e vocale, quindi, comunque bisognava intervenire a mano per eseguire le necessarie correzioni di cesura). Poi il mio ateneo dovette stilare un accordo bilaterale bilingue scritto in italiano e in catalano; fu così che fui trascinato (volentieri) nella creazione di file con pattern di sillabazione almeno per le lingue romanze; inutile dire che con il sistema di allora, con i font di allora senza codifica Unicode e nemmeno la codifica T1, la cesura per il francese mi richiese lacrime e sangue con tutti gli accenti che compaiono in quella lingua. A tutt’oggi ho creato file di cesura per una quindicina di lingue, anche non figlie del latino; poi finalmente con il TUG meeting del 1991 sono state gettate le basi per la codifica T1 e per LaTeX2e, quindi le cose sono fortemente migliorate a partire dal 1994/5.
Sono stato sufficientemente incosciente da pubblicare con Hoepli la prima guida su LaTeX in italiano; conteneva un mucchio di errori concettuali, ma nonostante ciò ha contribuito alla diffusione di LaTeX.
Negli anni ’90 fu fondata a Milano una prima approssimazione del gruppo GuIT, credo che si chiamasse Gilda Guild. Questo gruppo provvide la traduzione in italiano della guida introduttiva a LaTeX, The not so short introduction to LaTeX2e, apparsa nel 2000. Nel 2020 un gruppo del GuIT ha aggiornato questa guida, temo, poco conosciuta, ma disponibile con texdoc it-lshort con qualunque installazione del sistema TeX.All’inizio del 2000, mi pare nel 2004, è nato il gruppo GuIT; io mi sono iscritto nel 2005.
Nel frattempo LaTeX si era esteso moltissimo specialmente in ambito accademico nei settori tecnico-scientifici; gli umanisti sembrano resistere a queste novità, ma anche nel loro ambito, LaTeX è piuttosto diffuso. Il mio pacchetto teubner è stato scritto per loro e viene usato; la cesura epr il Latino che ho prodotto e curato fin dal 1990, è ora i mano ai francesi e tedeschi, sia pure con il mio supporto, perché i Latinisti di quei paesi hanno bisogno di sistemi di cesura che si adattino di più alla grammatica e meno alla tipografia, in quanto questi sistemi si possono usare nel comporre i testo degli inni sacri, specialmente del canto gregoriano, che io non conosco.
So per certo che LaTeX si usa in Italia anche nei campi commerciale, economico, medico, legale, biblico; @robitex ne è un grande utente, tramite la versione LaTeX gestita mediante LuaTeX (LuaLaTeX) per produrre i documenti tecnici relativi alla sua professione in stretto contatto con gli enti pubblici.
il nostro @egreg9, è un altro grande utente, espertissimo di TeX, LaTeX, LaTeX3, e fa parte del LaTeX Project Team. È stato anche candidato a far parte del Board of Directors del TUG (internazionale). Scrive spesso su ArsTeXnica, la rivista semestrale del GuIT, e da qualche anno ci educa ai “misteri” di LaTeX3. Alcuni membri del GuIT svolgono attività professionale nel campo editoriale, occupandosi di creare classi o comunque soluzioni personalizzate per la loro clientela, specialmente case editrici che NON pubblicano romanzi (non perché sia impossibile, ma perché le esigenze del “romanzo” sono tipograficamente minime), ma libri “scientifici”, in qualunque scienza, che va dalla storia, alla teologia, dalla matematica medievale, all’informatica.
Non voglio essere trionfalista, ma credo di poter affermare che LaTeX in Italia è ben consolidato
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Puoi sempre aggiornare a mano; tlmgr funziona solo sull’ultima versione.
Tuttavia nessuno ti vieta di scaricare il pacchetto pm-isomath.zio da CTAN, e di installartelo a mano; di solito non spiego l’installazione perché parto dal presupposto che ogni utente di LaTeX lavori con una versione aggiornata e completa del sistema TeX, come viene sempre raccomandato qui nel forum. ma è talmente semplice, che si capisce subito che cosa fare una volta decompressoilfile .zip.Ciò non toglie che ti raccomanderei di installare la versione 2021 e di aggiornarla ora; LaTeX sta attraversando un periodo di grande evoluzione; anche se da un lato il LaTeX Projec Team cura con attenzione il rollback (usare (parti di) versioni precedenti, per chi ha bisogno di certe precedenti modalità di esecuzione) questo non avviene con la stessa regolarità per i pacchetti: io aggiorno quelli che ho messo su CTAN almeno una volta all’anno, ma ti assicuro è un impegno piuttosto gravoso.
Ora per esempio sto pensando di modificare un grosso pacchetto per fare terminare come per un errore fatale se si prova ad usarlo con una data del formato precedente a quella che ho usato io per creare il pacchetto; forse dovrei fare così con tutti i pacchetti; infatti non capisco chi vuole ostinatamente restare affezionato a software d’epoca (oggi si direbbe “vintage”) rinunciando deliberatamente a funzionalità migliori. Capisco che se uno ne ha bisogno per terminare un lavoro in corso, ma finito il lavoro deve/dovrebbe aggiornare subito.
Io non mi sono mai pentito di avere aggiornato il sistema TeX; mi sono pentito di aver aggiornato il sistema operativo, che mi ha reso inservibili alcuni programmi che avevo acquistato e pagato in moneta sonante; non capisco questa filosofia; ma almeno il sistema TeX non va all’indiero e non costa nulla.Talvolta l’aggiornamento del proprio software diventa problematica, specialmente se qualche pacchetto scritto da altri ti cambia le carte in tavola; mi è successo con il modulo per il greco filologico, dove molte delle macro per le funzionalità filologiche sono crollate miseramente, senza preavviso. Per fortuna non sono un filologo ellenista, quindi non ho avuto problemi, so non un mucchio di segnalazioni del fato dai filologi che usano il mio pacchetto in giro per il mondo; ho avuto una settimana di fuoco per aggiornare il mio pacchetto, ma alla fine ce l’ho fatta,
Scusami se ti annoio con queste storie personali, ma servono per illustrare la necessità di mantenersi aggiornati, non solo singolarmente, ma come comunità di utenti del sistema TeX.
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Noi non siamo responsabile di Overleaf, quidni quel che ti succede lì sopra o te lo gestisci da solo o chiedi supporto a quelli di Overleaf.Personalmente ho sempre sconsigliato di ricorrere a software esterno, perché non sai mai a che punto è, se e come viene aggiornato,se e come accetta che gli utenti si carichino i loro font, che vanno comunque resi visibili al sistema TeX; con pdfLaTeX bisogna che siano elencati nei file .map; per XeLaTeX e LuaLaTeX devono comunque essere trovati da kpsewhich, il programma del sistema TeX in grado di trovare tutti i file necessari al sistema TeX, purché siano aggiornate i databse dei nomi dei file (filename databases) e in certi casi non solo sono accessibili ai programmi Xe e Lua, ma anche a tutti i programmi che usano i font OpenType sulla macchina particolare.
Quindi, personalmente, non posso consigliarti niente di più se non rivolgerti dell’assistenza del personale di Overleaf; ma se mi permetti, ti consiglierei di installarti sulla tua macchina il sistema TeX (qui preferiamo l’installazione TeX live, anche se la MikTeX va bene, ma la TeX Live è aggiornabile meglio) e sai perfettamente di che cosa disponi e su come regolarti con i font.
::Iacobus1983″ post=120463Buongiorno a tutti.
Mettiamo il caso che, in un testo impaginato, voglia diminuire leggermente la dimensione del segno di lacuna, cioè […], per ragioni estetiche (con il font che uso, risulta più in linea col testo, e meno “ingombrante”, vedi immagine allegata). Premetto che uso font opentype con fontspec e LuaLaTeX.
Ovviamente potrei cercare tutte le occorrenze e cambiare la dimensione a mano; magari usando il comando \smaller del pacchetto relsize, per evitare di dover badare alla dimensione del font nel contesto (es. se il segno è in una nota a piè di pagina).
Però mi chiedevo: ci sarebbe modo di automatizzare del tutto la sostituzione in tutto il sorgente? Usando l3regex? O per qualche altra via?
Grazie in anticipo dei suggerimenti.
Premetto che la risposta che ti ha dato @robitex è validissima. Ti offro un’altra soluzione che ricorre al semplice \LaTeX.
Carica nel preambolo il pacchetto xspace definisci con definizione che ritieni più opportuna (che io qui sostituisco con —, ma che tu riempirai con la tua definizione)`\newcommand\omissis{—\xspace}`. Poi; supponiamo che nel tuo testo la lacuna sia rappresentata con […], ma potrebbe essere rappresentata anche con altro, e io qui lo indico con [+++]) conl’editor che stai usando o con quello indicato da @robitex esegui un search and replace con [+++] come stringa da cercare e indica con \omissis la stinga di sostituzione; esegui l’operazione su tutti i file che ti interessano, oppure usando Vsual Code Editor sostituisci in tutti i file del tuo documento.
Non hai bisogno di gestirti l’\omissis seguito da uno spazio o seguito da un altro segno; quel magico \xspace fa tutto il lavoro per te.
Ora, vedo di tornare all’inizio: la definizione o la semplice scrittura di […] produce un risultato sgradevole perché sembra che ci sia troppo spazio fra l’ultimo punto e la quadra chiusa; da tempo viene suggerita al deifnizione con […\!] con il comando \! che inserisce uno spazio negativo (funziona anche in modo testo, non solo in modo matematico); per questo motivo io suggerirei la definizione complessiva `\newcommand\omissis{[…\!]\xspace}`Ho usato questa macro con soddisfazione da moltissimi anni, in seguito ad un post di Enrico che la suggeriva. Se vuoi raffinare l’accostamento sostituisci \! per esempio, con \kern-0.15em aggiustando il coefficiente 0.15 a quel che ti sembra meglio in merito al font che usi, ma continua a usare l’unità di misura em che dipende dal font in uso e quindi la definizione di \omissis funziona con qualunque corpo.
Nella guida it-lshort ([tt]texdoc it-lshort[/tt]) per la lacuna senza parentesi quadre viene suggerito di usare \ldots, invece di tre punti e spiega perché; ma credo che sia una soluzione opposta a quella che stai cercando tu.
Il vantaggio di avere definito la lacuna con unsamacro ha un ulteriore risvolto: cambi idea e modifichi la definizione? Nella (ri)composizione del testo tutte le lacune sono automaticamente sostituite da quanto specificato nella nuova definizione, senza bisogno di eseguire nessun find and replace.
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Coi nanoohm non mi ci trovo, magari con i megaohm,ma ci nanofarad, mi trovo più a mio agio.
Basta definirsi una macro, del tipo [tt\\newcommand\unit[1]{}\ensuremath{\,\mathrm{#1}}}[/tt] giusto per non dover riscrivere sempre le stesse cose, oppure una macro più complessa che distingua due forma distinte per la matematica e per il testo, dove talvolta bisogna mantenere i neretto, e in rare circostanze anche il corsivo, dopo di che non è dificile con pm-isomanth, scrivere`$C=20\unit{nF}$ e $R=20\unit{M\ohm}$` Insomma, una cosa avere un comando per inserire le unità di misura con uno spazio insecabile in modo che non si possano separare dal loro valore numerico, una cosa è avere un pacchetto molto potente che consente di inserire le unità con i loro nomi, non con i loro simboli, e che fa ogni altro abbellimento del caso scegliendo (malamente) anche le divisioni fra unità indicate con la frazione a linea orizzontale, che le rende facilmente illeggibili.
In questi giorni hao rivisto il file sorgente di un manuale scritto da un amico; non gli piace farsi le cose da solo a si affida a pacchetti; bene: prima di emettere al prima pagina deve leggersi tanti di quei pacchetti, che passano almeno 15 secondi; Quei pacchetti,spesso fanno cose bellissime, che però non sono economiche in termini di tempo; il suo manuale richiede 2min15s per la compilazazione, quando, sempre sul mio calcolatore, la Guida GuIT, di circa 820 pagine, tante formule, tanti disegni, una ventina di foto, compila i 35s. Il trucco? non c’è nessun trucco se non quello di scriversi da soli le macro che servono. Non è sempre facile, ma secondo me ne vale la pena; in fondo LaTeX è asincrono, ma a me capitano tanti errori di digitazione sulla tastiera, quindi compilo spesso per non trascinarmi dietro errori da scoprire quando sono state prodotte centinai di pagine. D’accordo; oggi rimettendo a posto le mie cose latexiane, ho trovato un dischetto da 2,5pollici dove c’era la prima versione funzionante di un pacchetto, che ora viene distribuito su CTAN, ma che ho continuamente aggiornato e di cui ho esteso moltissimo le funzionalità; non me lo ricordavo più, ma era del 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino, 32 anni fa… Ho sempre usato pochissimi pacchetti, scrivendomene molti (all’occorrenza anche classi) per mio uso e consumo, personalizzati al tipo specifico di documento da scrivere; riduzione dei tempi decisamente efficace. Non sto dicendo di imitarmi; sto semplicemente scrivendo che cosa succede ad usare molti o pochi pacchetti.
Siunitx è fatto molto bene, ma per i miei documenti e la mia conoscenza di quel che scrivo è quasi sprecato.
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No, o usi siuntx, o conosci a menadito. unità che vuoi usare; io scrivo di elettronica analogica e le mie unità di misura le conosco benissimo con tutti i loro mutili e sottomultipli, e non usi siunitxpm-isomath dovrebbe essere disponibile per l’aggiornamento entro 24 ore, da quello che mi comunicano i gestori di CTAN.
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@CeskoBara, ti ringrazio, perché hai messo in luce una incompatibilità strutturale fra pm-isomath e siunitx. Colpa mia che non uso quasi mai, per non dire assolutamente mai, siunitx; per carità, è un ottimo pacchetto che va benissimo per chi ha poca pratica con le unità di misura e non riesco mai a immedesimarmici quando scrivo e propongo pacchetti. È il feedback come il tuo che permette al software libero e aperto di funzionare correttamente. A giorni nell’aggiornamento di TeX Live il pacchetto pm-isomath sarà corretto e disponibile per l’aggiornamento.
Grazie ancora
2 Maggio 2021 alle 8:43 in risposta a: fancyhdr – Numero di pagina della prima pagina del capito #11995929 Aprile 2021 alle 7:20 in risposta a: Awesome CV: dividere sezione a cavallo di due pagine #119947::
Ieri ho provato a mandarti questo piccolo messaggio, ma al momento di spedire, il server mi ha giocato un brutto tiro e mi ha buttato fuori prima dell’invio.Ho dato un’occhiata al codice di awesomecv. Vedo che i vari item sono composti denro scatole e queste servono appunto per evitare che il loro contenuto sia diviso fra più righe o fra pagine diverse. Quindi non c’è niente da fare se non modificare il codice.
La cosa non è facile per niente, anche se forse è possibile, ma richiederebbe (almeno a me) diverse ore di lavoro, e non è detto che ci riuscirei.
D’altra parte fra i file distribuiti con TeXLive ci sono diversi altri pacchetti o classi che consentono di creare curricoli accattivanti e ben fatti.
Purtroppo quello che succede è che gli autori di questi software hanno fatto queste cose per risolvere un loro problema, e con i loro curricoli la cosa funzionava benissimo; succede che magari per altri curricoli la cosa non funzioni più così bene.
28 Aprile 2021 alle 18:54 in risposta a: elenco numerato con all’interno un’altro elenco numerato #107022::
Con la licenza LPPL è difficile fare disastri. Puoi usare i software sottoposti con questa licenza, senza nessuna responsabilità per chi ha creato quel codice; nello stesso tempo puoi ricavarne del software tuo, copiando il software altrui, cambiandogli il nome, riconoscendo l’autore primario e assumendone l’onere della manutenzione del software modificato; puoi distribuire il tuo software modificato a chi ti pare.Se apri un terminale e vi scrivi dentro il comando texdoc lppl, dopo aver premuto il tasto Invio/Return/Enter della tua tastiera, ti si apre la finestra con il testo completo della licenza e lo puoi leggere tranquillamente.
27 Aprile 2021 alle 15:06 in risposta a: elenco numerato con all’interno un’altro elenco numerato #107020::
Il pacchetto enumitem consente cose molto piì efficaci.
Intanto la definizione dei contatori e del modo di scriverli si può mettere fra le opzioni del comando di apertura dell’ambiente enumerate; quindi l’impostazione rimane locale a quel particolare ambiente e non si propaga a tutti gli ambienti con lo stesso nome.
Inoltre fra quelle opzioni si pù anche insereire il modo di scrivere i numeri dell’enumerazione: Si si vuole
1.
1.1.
1.2.
2.
2.1.
2.2.
2.3.
2.4.
3.
…
Si possono eseguire definizioni simili a quelle mostrate nel primo esempio della pagina 21, della documentazione di enumitem; il fatto che gli esempi siano in spagnolo è del tutto irrilevante, tanto quanto usare locuzioni tratte a lipsum.sty.
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@chiararosh, mi dispiace di non aver visto prima iltuo messaggio, quindi non ti ho dato il saluto di “benvenuta nel forum”. Te lo do ora, sperando che non sia troppo tardi.Dopo 13 anni nelle comunicazioni via internet è difficile che un url sia ancora funzionante; per carità, non voglio dire che non esistano siti dalla vita più lunga, ma…
Ora tieni presente che biblatex (la cui bibliografia si gestisce al meglio con il programma biber, funzionerebbe anche con bibtex, ma meno bene) che ti ha consigliato @Ivan sarebbe la soluzione migliore. 13 anni fa biblatex e biber non esistevano ancora, altrimenti le rispote date a @prometeos sarebbero state diverse.
Tuttavia oggi il problema è quello di leggersi la poderosa documentazione di biblatex, con la quale si può fare di tutto e di più e per questo la documentazione ammonta a 347 pagine 😮 Siccome biblatex fa moltissime cose la documentazione è necessariamente molto lunga. La puoi leggere aprendo un terminale, xterm, prompt dei comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo; vi scrivi dentro il comando texdoc biblatex, premi invio/return/enter, comunque si chiami con la tua tastiera, e ti si apre il visualizzatore di file pdf, che ti permette di leggere la documentazione. Essendo, ovviamente, scritta con LaTeX, contiene tutti gi hyperlink necessari alal navigazione e, oltre all’indice generale, dispone anche dell’indice analitico; se cerchi la parole “hyphenation” nell’indice analitico, trovi diverse pagine dove se ne parla e in una trovi come impostare l’italiano non solo per le congiunzioni della lista degli autori e per sostituire “and others” con qualcosa più adatto alle bibliografie.
Ti segnalo inoltre, che nela sezione Documentazione di questo sito, trovi una guida tematica destinata alle bibliografie:/wp-content/uploads/joomla-images/doc/GuideGuIT/bibliografia.pdf
Scaricatela e leggitela, è molto più breve della documentazione di biblatex e ti dice tutto l’essenziale, in poche decine di pagine!
Una volta che hai acquisito quei concetti, navigare nella documentazione di biblatex, diventa più facile, ma è possibile che tu non ne abbia più bisogno. Ti suggerisco invece di leggerti al documentazione all’estensione di biblatex costituita dal pacchetto (leggi la documentazione dando il comando texdoc biblatex-philosphy che ti propone due opzioni diverse; philopsophy-classic e philosophy-modern. Essendo state scritte da un umanista italiano, è più probabile che contenga stili di riferimento e di citazione più consonia quel che interessa te.In passato, quando biblatex e biber non esistevano, avevo seguito un procedimento artigianale ma efficace; avevo scelto un pacchetto come natbib.bst o apalike.bst (non è importante quale fosse, la cosa funzionava comunque bene) e, dopo averne fatto una copia con un nome diverso, ne ho corretto le parole inglesi in parole italiane; l’operazione, concettualmente semplice, è delicata perché quegli stili bibliografici, validi solo con bibtex, sono scritti in un linguaggio strano, quindi bisogna stare attenti a rispettare gli spazi, le virgole e gli altri segni speciali, ma di per se l’operazione è semplice; visto che oggi c’è biblatex+biber, non ti consiglio questo metodo artigianale, e se lo vuoi provare non combini di sicuro un disastro; alla peggio elimini dal tuo disco il file cambiato di nome e non ci pensi più. 🙂
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Sì, gli ambienti flottanti figure e tabel possono contenre qualsiasi cosa; differiscono solo per l’etichetta che attribuisocno alla didascalia e al fato che se la didascalia è etichettata con “Figura” la didascalia va a finire nella lista delle figure e, analogamante, se la didascalia è etichettata con “Tabella”, la didascalia va a finire nella lista delel tabelle; hanno poi meccanismi simili che il programma di composizione usa per toglierne il codice dalla “coda” degli oggetti flottanti, per trasferirle nel documento composto.Ma per un problema semplice come il tuo, si possono usare tanti metodi; quello proposto da @Ivan credo che sia il più semplice; quello proposto da @robitex è molto potente, ma usa un cannone per uccidere una zanzara; ovviamente non è assolutamante vietato, ma usa moltissime risorse.
È vero che io preferisco sempre scegliere il pacchetto più semplice per affrontare un dato problema; userei l’ambiente picture nativo di LaTeX, per cose semplicissime (come per questo tuo problema), estenderei le funzionalità con il pacchetto pict2e, per togliere tutti i vincoli che mostra l’ambiente picture nativo; per disegni ancora più complessi userei curve2e, ma devono meritarselo; per costruzioni geometriche userei euclideangeomery, la cui applicazione è limitata alle costruzioni geometriche; per lavori più complessi userei tikz; per diagrammi complessi userei pgfplots. Come vedi le possibilità sono tante,
Il tuo problema è semplicissimo: hai una figura da immettere con \includegaraphics e una tabella da posizionarle accanto; se fai tutto nell’ambiente picture, puoi mettere la figura dove ti pare e la tabella dove ti pare; pasta che stiano dentro lo spazio dell’ambiente figure, perché la didascalia deve essere etichettata con “Figura”, mentre la tabella non ha bisogno di nessuna didascalia in quanto il suo scopo è palesemente una legenda per la comprensione dei colori della figura.
La soluzione di @Ivan è anche semplicissima e va bene così; con picture potresti avere un poco più di libertà nella posizione della figura e della tabella, ma mi sembra persino eccessivo.Quanto ti dice @robitex in merito ai colori è importantissimo; Forse con un programma di foto-ritocco potresti cambiare un poco i colori, perché onestamente nella figura che hai allegato qualche messaggio fa, non sono riuscito a distinguere i vari colori elencati nella tabella. Tuttavia ogni sistema operativo dispone già o può importare strumenti grafici per gestire i colori e rilevarne correttamente le componenti del modello rgb; è importantissimo che tu riesca a ricavarne le giuste componenti, perché altrimenti non si riesce a comprendere il significato dei colori. Peccato che la figura che hai allegato in quel messaggio sia così mal fatta e i clori non si distinguano bene tutti quanti; grossolanamente si capisce che l’indice rappresentato dai colori cresce passando dal verde al nero, ma dove sia rosa o in varie tonalità di rosso non si distingue bene; almeno io no ci riesco e, preciso, non sono affatto daltonico. 🙂
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