OldClaudio

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  • in risposta a: Problema con \cellcolor e righe delle celle che scompaiono. #119928
    OldClaudio
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      Probabilmente si tratta di ordine col quale specifichi le cose; tuttavia le righe verticali in una tabella non si devonomai usare, e di quelle orizzontali puoi usare solo due filetti uno sopra e uno sptto l’intera tabella, e uno solamante totto la riga che contine le intestazioni delle colonne. Vedi texdoc booktabs

      in risposta a: Info su alcuni pacchetti #119924
      OldClaudio
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        Light_Bringer98″ post=120403Salve a tutti, vi volevo chiedere quali sono i pacchetti per:

        1. poter restringere le parti bianche ai lati
        2. per inserire le immagini da esterno (Excel)

        Grazie

        @robitex ti ha già dato le informazioni che cercavi, ma…
        Quello che chiedi è l’ABC di LaTeX; ti consiglio quindi di studiarti una guida da neofiti esaminando quello che ti serve nella sezione Documentazione di questo sito.
        Quello che @robitex non ti ha detto è che con LuaLaTeX probabilmente si riesce a prendere materilale, compresi i grafici, direttamente dall’interno di Excell; mail modo più semplice con Excell consiste nell’esportarli in formato adeguato (In ordine di preferenza: PDF, PNG, JPG, EPS) e poi di importarli nel file che componi con LaTeX mediante le funzionalità del pacchetto graphicx di cui puoi leggere la documentazione dando da terminale, xterm, prompt dei comandi (a seconda del sistema operativo con cui lavori) il comando texdoc graphicx. Ma…; c’è sempre un MA; che ti spiego più sotto.

        Per ridurre i margini certamente il modo più semplice è usare le funzionalità del pacchetto geometry, (documentazione texdoc geometry).

        Veniamo ai MA.
        LaTeX non è un word processor (Word, Pages, Writer di OpenoOffice o di LibreOffice, o…); i word processor servono benissimo per scopi burocratici o legali, lettere commerciali, fatture, decreti ministeriali, bandi di appalti, eccetera. Il burocratese e i legalese apparentemente non curano affatto la forma di quel che scrivono. LaTeX è un programma di composizione tipografica e una casa editrice non riempirebbe mai una pagina del formato di un foglio A4, con tutto il materiale che appare, per esempio, in un DPCM (che di questi tempi calamitosi sono così frequenti).
        Quindi i margini vanno scelti in modo che le righe di testo non siano né troppo corte né troppo lunghe; la tradizione tipografica vecchia di almeno 5 secoli e che recentemente ha fatto grossi passi avanti grazie all’abbandono quasi generale dei caratteri mobili in piombo, ha stabilito delle regole diverse; la riga ottimale deve contenere in media 66 caratteri, più o meno il 10% (quindi da 60 a 72 caratteri, spazi e segni di interpunzione compresi) in media. Il modo più semplice epr stabilire quanto possa essere lunga una riga ottimale scritta con un dato font è quello di calcolare la lunghezza del suo alfabeto di 26 lettere: abcdefghijklmnopqrstuvwxyz. LaTeX te lo può dire compilando un piccolo file come questo`\documentclass[10pt]{article}
        \usepackage{lmodern}
        \begin{document}
        \setowidth{\dimen0}{abcdefghijklmnopqrstuvwxyz}
        La lunghezza dell'alfabeto vale \the\dimnen0
        \end{document}`Puoi cambiare l’opzione del corpo (lì impostato a 12pt); puoi cambiare famiglia di font (qui sono selezionato i Latin Modern, ma ce ne sono tanti altri). Oltre ai Latin Modern ti suggerisco di usare al posto di lmodern i pacchetti newtxtext (font Times testuali) o newpxtext{ font Palatino testuali) e vedrai come cambiano le lunghezze dei rispettivi alfabeti. Bene tenuto cono che un punto 1mm=2.845pt, ovvero 1pt=0.351mm, fai presto a calcolare quanti millimetri è lungo un alfabeto, e perciò quanto deve essere lunga una riga che contiene 66/26=2.54 alfabeti di 26 lettere; modifica pure del 10% il valore trovato (anche se il 10% è già troppo) e vedi quanto deve essere lunga al massimo una riga. Il resto, per arrivare alla larghezza del foglio A4, deve essere lasciato ai margini. geometri, se non specifichi diversamente imposta il rapporto fra il margine esterno e quello interno secondo la proporzione 3/2.
        Certo puoi usare righe più lunghe, e quindi avere margini più piccoli ma il testo diventa difficile/faticoso da leggere.

        La buona tipografia vorrebbe che le simbologie e le legende che compaiono nelle figure siano composta con gli stessi caratteri che si usano nel resto del testi, sia i caratteri usati per scrivere parole, sia per quelli che servono per le grandezze riportate in grafico e le espressioni matematiche che eventualmente compaiono nelle figure. Ecco quindi che usare diagrammi di Excell ed esportati cono i suoi caratteri, vuol dire fare tipografia di bassa qualità.

        Se quindi, per esempio, stai scrivendo la tua tesi, la tua tesi avrà un aspetto deplorevole se vi metti dei diagrammi fatti con Excell; sarebbe meglio che esportassi le tabelle di dati (ascisse ed ordinate) e li riportassi in grafico con i mezzi di LaTeX. Disponi dell’ambiente picture esteso con il pacchetto pict2e o con il pacchetto curve2e, hai a disposizione il pacchetto pgfpolots, e l’ambiente di disegno tikz. ci sono anche altri pacchetti. In ogni caso leggi le documentazioni texdoc pict2e, texdoc curve2e-manual, texdoc tikz[/], texdoc pgfplots e a seconda delle difficoltà e complessità dei grafici può essere può conveniente un pacchetto piuttosto di un altro.

        in risposta a: \caption out of float #119920
        OldClaudio
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          zimone” post=120396Salve a tutti
          Il messaggio di texworks di cui in oggetto mi compare quando cerco di definire una didascalia in un ambiente non float.
          Ho tuttavia la necessità che la tabella, che ho definito con tabular, sia fissa alla pagina , motivo per cui ho utilizzato l’ambiente \begin{center } .
          Per far apparire la caption nella stessa pagina ho definito all’ineterno di \begin{center } un ambiente float \begin{table} all’interno del quale ho inserito la mia caption.
          C’é altro modo?

          Piccola osservazione: il verbo essere in terza persona presente singolare si scrive con l’accento grave, non acuto: è è corretto; é sbagliato. Scusa se te lo dico, ma per chi scrive con LaTeX, vole presentare un documento tipograficamente a posto, quindi anche grammaticalmente a posto.

          La risposta di @robitex è corretta, ma \captionof, da usare, per esempio sotto a un ambiente tabular all’interno di un ambiente center richiede solo il pacchetto capt-of che, per altro contiene una sola riga di codice che puoi metterti nel preambolo:`\makeatletter
          \newcommand\captionof[1]{\def\@captype{#1}\caption}
          \makeatother`I comandi \makeatletter e \makeatother servono per reimpostare il segno @ (at sign) in modo che sia trattato come una lettera dell’alfabeto; il secondo comando, evidentemente, ripristina la funzione analfabetica di quel segno. Per usarlo per la didascalia di una tabella si fa così:`\captionof{table}[didascalia breve]{didascalia}` quindi si sua come il normale comando \caption solo che gli si fa precedere il tipo di didiascalia (figure, oppure table, opporre il nome di qualche alro ambiente flottante).
          Personalmente il preferisco mettermi questa definizione nel preambolo, piuttosto che caricare qualunque pacchetto.
          Ma se al porto di capt-of carichi il pacchetto caption, raccomandato da @robitex, lo stesso comando \captionof potrebbe beneficiare delle personalizzazioni che quel pacchetto può eseguire sul modo di comporre le didascalie

          in risposta a: Footnote non visibile all’interno di una tabella #119917
          OldClaudio
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            Su qualunque guida c’è scritto che le note nell’ambiente table o nell’ambiente tabular non si possono mettere.

            Tuttavia c’è un pacchetto che permette di farlo, sebbene mettendo le note sotto la tabella, non a fondo pagina; per distinguerle dalle altre note sono numerato con lettere dell’alfabeto; Il pacchetto si chiama threparttable; leggine la documentazione con texdoc threeparttable

            in risposta a: Problemi con HyperRef #119915
            OldClaudio
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              Basta che tu metta nel preambolo i segenti comandi`\makeatletter
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              \cleardoublepage
              \@mainmattertrue
              }
              \renewcommand\frontmatter{%
              \cleardoublepage
              \@mainmatterfalse
              \pagestyle{frontmatter}
              }
              \makeatother
              ` e la numerazione in cifre arabe comincia da 1 con la prima pagina della tesi (il frontespizio) e prosegue iinterrota fino alla fine.

              in risposta a: Problemi con HyperRef #119913
              OldClaudio
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                Il tuo problema si risolve facilmente: hai messogli addcontentsline nei posti sbagliati; devono essere messi DOPO i comandi \chapter* che usi per diverse partii del tuo esempio.

                Però ti faccio alcune domande:
                1) Visto che sei dell’Università di Firenze, perché non usi la classe unifyth che un vostro professore ha predisposto per tutto l’ateneo e che fa già parte della tua installazione MacTeX? Non devi nemmeno andarla a cercare in rete, ce l’hi già. Serve essenzialmente per tesi magistrali e dottorali, ma se stai scrivendo una tesi triennale, non credo che ci siano troppe difficoltà a configurarla; all’occorrenza scrivi in merito a questa confiurazione.
                2) Usi \input e \include come ti capita; non va bene; in questo sito c’è una sezione Documentazione dove ci sono moltissime guide generali e tematiche; una riguarda le tesi, ma ti consiglierei prima di tutto di scaricarti la guida Il LaTeX Refeence Manual commentato perche fa bene leggerla ai principianti, ma anche agli esperti; io me la consulto spesso per farmi tornare in mente certi comandi che uso meno spesso o dei quali dimentico la sintassi, eppure sono circa 35 anni che uso LaTeX — in questi anni un po’ di esperienza dovrei essermela fatta, ma la documentazione non si impara a memoria, quindi…
                3) Leggendo quel manuale commentato capisci che il comando \addcontentsline coni suo argomenti non può essere messo prima del rispettivo comando \chapter, perché questo va da solo inizia una pagina nuova (esegue un suo comando interno \cleardoublepage) quindi l’hyperlink che \addcontentsline si riferisce all’ultimo sezionamento eseguito, di conseguenza al sezionamento precedente che tu vorresti lincare.
                3a) Stai attento ai pacchetti che carichi; per esempio carichi graphicx e graphics; il primo carica già il secondo; carich float; se ti serve per definire altri oggetti flottanti va bene; se ti serve per usare il posizionatore delle figure “qui e non fare storie”, si tratta di una operazione sbagliata e tipica dei word processor; di nuovo conviene leggere il manuale LaTeX commentato.
                3b) Il pacchetto setspace non andrebbe mai usato; passi per correggere le bozze stampate, ma la versione finale no deve essere con le righe distanziate di più di quello che LaTeX fa di suo, che è tipograficamente perfetto.
                4) Non ricordo su due piedi se la classe unifith si appoggi alla classe book o alla classe report; tu provala, e usa i comandi di supersezionamento \frontmatter, \mainmatter e \backmatter; \fontmatter dice che si inizia la parte iniziale che comprende pagina del titolo, sommari,o, dedica, introduzione, indice generale;, con le pagine numerate con numeri romani, con i comandi \chapter senza asterisco che non vengono numerrati, ma che vanno nell’indice senza bisogno di usare \addcontentsline; \mainmatter ricomincia la numerazione da 1 e numera le pagine con cifre arabe, e se componi twoside, ci pensa da solo a iniziare i capitoli solo sulle pagine di desra; \le appendici se sono più di una vanno numerate con lettere e sono l’ultima cosa della main matter; infine la backmatter prosegue la numerazione in cifre arabe, non numera i capitoli ma ne manda i titolo all’indice; se la tesi contiene una sola appendice, questa forma il primo capitolo della back matter. Questi comandi di sezionamento fanno anche altre cose e leggere la documentazione è necessario.
                5) se usi la classe unifith leggine la documentazione dando da terminale (trovi l’app Terminal.app nella cartella Applicazioni o Applications del tuo Mac; ti suggerisco di mantenerne l’icona sempre a portata di mouse nella barra inferiore)il comando texdoc unifith. Probabilmente non serve usare fancyhdr e le sue varie impostazioni.
                6) vedoche carichi la lingua greek a babel; visto il logo del tuo dipartimento, deduco che tu segua un corso di laurea di tipo umanistico/letterairo e che tu NON ti interessi del greco demotico moderno ma del greco classico; per cui no specificare sempplicemente [tt]greek[/tt] ma [tt]greek.ancient[/tt]; per maggiori dettagli leggi con texdoc greek la documentazione per usare correttamente il greco; A questo proposito mi pare strano che tu voglia usare il pacchetto alphabeta, molto utile per certe applicazione, ma secondo me non utile per scrivere parolein greco usando per ogni lettera \alpha per scrivere α, \beta per scrivere β, eccetera. Col Mac è piuttosto semplice aggiungere il driver per la tastiera greca politonica: clicchi sulla icona in basso nella barra col disegno di un ingranaggio, poi selezioni l’icona della tastiera, e nella nuova finestra di dialogo selezioni Input Sources (io ho il sistema operativo in inglese) Lì selezioni e aggiungi la tastiera Greek – Polytonic. Terminata questa operazione nella barra superiore dove vedi un A in campo bianco se clicchi puoi scegliere quale tastiera usare La A serve epr l’alfabeto latino; la ε serve per la tastiera greca; in ogni caso cliccando quell’icona ti si apre un menù in fondo ak quale sta scritto Show Keyboard Viewer; cliccando il quale ti appare un disegno di tastiera reattivo ai singoli tasti che tu premi, non solo i tasti delle lettere o dei numeri ma anche quel che succede se premi il tasto delle maiuscole, o il tasto control, o il tasto al t (o option) o il tasto command. se impari bene ad usare questa tastiera visibile scopri che anche con la tastiera italiana (come suppongo che sia la tua) puoi scrivere anche le vocali maiuscole accentate À È É Ì Ò Ù e tanti alri segni che nemmeno ti immagini; selezionando la tastiera greca hai a disposizione non solo tutto l’alfabeto, ma anche gli spiriti la dieresi, gli accenti e la iota sottoscritta. Scrivere ἂ non è un problema; inoltre usando i giusti comandi della mappatura della tastiera latina con quella greca, si possono usare ancora più segni diacritici. Se poi devi occuparti di filologia greca, prendi in esame il pacchetto teubner che è scritto apposta per i filologi ellenisti.

                Scusa la lunghezza di questo messaggio, ma sentito la necessità di spiegarti alcune cose che mi pare, agli inizi della tua dimestichezza con LaTeX, ancora non conosci.

                in risposta a: lstinputlisting con colorBox #119903
                OldClaudio
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                  Per esempio nella pagina 12, in basso c’è un esempio col titolo color magenta e con lo sfondo rosa chiaro; il titolo col suo sfondo magenta è scritto in rosa chiarissimo, se non bianco; comunque ci sono tutti i comandi scritti sopra.

                  Ma ci sono centiania di altri punti. certamente l’opzione NoTitleCode non sembra quella giusta per scrivere un titolo; non c`bisogno di cooscere l’inglese per capire che quello impedisce di mettere un titolo a quello snippet di codice che ci metteresti sotto.

                  Non è quello che volevi fare?

                  in risposta a: lstinputlisting con colorBox #119901
                  OldClaudio
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                    Èlungo da spiegare, ma è tutto descritto con moltitodine di esempi, nella documentazione di tcolorbox; apri un terminale; scrivici dentro il comando texdoc tcolorboc, mandalo in esecuzione premendo il tasto Invio, o Return, o Enter, comunque si chiami conla tua tastiera, e leggi.

                    in risposta a: Impostare interlinea #119899
                    OldClaudio
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                      Si, e corrisponde all’opzione 12pt fra le opzioni della classe.
                      Permettimi un’osservazione; se non vuoi usare un word processor è perché vuoi una qualità tipografica migliore. Dunque, perché vuoi imitare una qualità tipografica peggiore?

                      Magari le prescrizioni che hai avuto dicono ancora che vogliono pagine di 2000 battute; cosa che si diceva quando si usavano le vecchie macchine da scrivere meccaniche o motorizzate. Le macchine da scrivere elettroniche ebbero una scarsa diffusione benché oggetti raffinati, perché si quelle a sfera sia quelle a margherita (sfera portacaratteri o margherita portacaratteri) senza i famosi martelletti delle precedenti macchine meccaniche, sono virtualmente “defunte” con l’avvento dei PC all’inizio degli anni ’80; il rapido sviluppo dell’informatica diffusa con i calcolatori personali le ha spazzate via; ma è rimasta l’abitudione di prescrivere le 2000 battute per ogni pagina in persone che non si rendono conto che siamo nel terzo millennio, e continuano a replicare indicazioni che si usavano 50 anni fa.

                      Se usa LaTeX, il sistema TeX, che sia TeX Live o MiKTeX, lei si trova nel terzo millennio; l’incoraggio a essere autonomo nelle decisioni tipograifche se vuole comporre il suo documento con la qualità tipografica; senon le interessa questa qualità, usi un word processor.
                      Le potrei raccontare moltissimi casi di persone che non credevano ai loroocchi quando si sono messi a scrivere con LaTeX. Io stesso,la prima volta che ho messo le mani su LaTeX, dispondendo di un PC di allora (20 megabyte di disco fisso, e 640 byte di RAM/ROM, valori ridicoli oggigiorno) composi una formula: guardandola mi chiesi: ma sono proprio io quello che l’ha composta? Da allora non ho più usato nient’altro se non LaTeX.

                      Non voglio farle il panegirico di LaTeX; evidentemente se sono moderatore di questo forum è perché LaTeX mi piace.
                      Comunque provi a comporre qualche pagina con[tt]\linspread{1.25}[/tt] e le stempi; poi le ricomponga con [tt]\linespread{1}[/tt] e le stampi; lemetta accanto e le valuti; inizialmente vedràche la prima copia avrà le righe più spaziate della seconda, poi si accorgerà che la seconda si legge più scorrevolmente della prima. E allora si rende conto di che cosa vuol dire “tipografia”.

                      in risposta a: Impostare interlinea #119897
                      OldClaudio
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                        Ti ho spostato il tuo quesito nella sezione TeX e LaTeX, perché stai chiedendo come fare per eseguire una cosa che in tipografia non bisognerebbe fare. Nonta che quello che chiedi NON si chiama interlinea (che, come dice la parola, è lo spazio che c’è fra due righe consecutive affinché i discendenti delle lettere della riga superiore non tocchino gli ascendenti della riga inferiore; questo spazio si chiama
                        \lineskip, e LaTeX lo imposta in modo che tale distanza non sia inferiore a \lineskiplimit, che di default vale 2pt); quello a cui alludi si chiama “scartamanto” in italiano e \baselineskip, cioè lo spazio fra le linee di base di due righe di testo consecutive composte con lo stesso font. Nota la differenza fra l’espressione “fra due righe consecutive” e invece “fra le linee di base di due righe consecutive”.

                        Hai diverse soluzioni:
                        a) la più semplice è quella di impostare all’inizio del document[code]\linespread{1.3}[\code]Questa banale operazione amplia tutti gli scartamenti. siccome lo scartmanto prefissato da LaTeX vale il 20% più del corpo, se moltiplichi il fattore 1.2 per 1.3 ottieni 1.56 che rappresenta un’ottima appossimazioe dell’aumento dello scartamano al valore 1.5; se vuoi esattamente 1.5, non devi fare altro che la divisione 1.5/1.2=1.25 e così puoi specificare \linespread{1.25}.

                        b) richiami con \usepackage il pacchetto setspace che ti offre i comandi \onehalfspace (spazi fra le linee di base pari a 1.5 il corpo, e \doublespace (spazi fra le linee di base pari a 2) — leggi la documentazione dando da terminale il comando texdoc setspace.

                        La differenza fra le due soluzioni? il pacchetto rimette a 1 il fatore \linespread, quando compila le note ed altri pochi punti dove loscartamato aumentato è fuori luogo.

                        Il coefficiente 1.5 per lo scartamento è accettabile in tipografia solo quando le righe contengono formule o caratteri che sporgono fuori dallo spazio previsto per ciascuna riga in relazione al corpo, e consentono di comporre le righe con interlinee uguali fra tutte le righe; mancando queste condizioni, si tratta di cattiva tipografia o cattive abitudini contratte usando i soliti word processor.

                        in risposta a: Libretto A6 #119888
                        OldClaudio
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                          Non ricordo l’ultima volta che ho fatto girare ConTeXt. Forse esisteva solo la versione mkii; ora questa non c’è piu ma ce ne sono due la mkiv e la “LuaTeX”. Almeno sulmio Mac.

                          Ho copiato il tuo esempio avendo chiamato 16pagine.pdf il file Pdf di cusi eseguire el imposizioni, e ho lanciato context: Errore: non conosce il comando \setpapersize.
                          Ho provato a lanciare l’altra versione basata su Lua. La prima volta ci ha messo mezzo miuto per generare una moltitudine di file e questome l’aspettavo, perché anche LuaLaTeX fa così; poi l’ho stoppato perché mi sembrava bloccato, magari in un ciclo infinito. Poi l’ho rilanciato e dopo avar datao il tempo di sistema fino a quel momento si è bloccato e non è andato più avanti. Ho stoppato di nuovo e ho ripulito la cartella di ongi file ausiliario o simile file prodotta dall’inizializzazione del processo; rilanciato si è bloccato di nuovo.
                          La miai nstallazione di TeXlive (MacTeX) è aggiornatissima e super-completa. Il file log non mi dice niente di utile per diagnosticare il problema.
                          Tu che versione di context usi? La mia è la seguente:

                          ConTeXt ver: 2021.03.05 19:11 MKIV fmt: 2021.4.14 int: english

                          e a un certo punto dice di usare LuaTeX versione 1.13.0

                          in risposta a: aggiungere simboletto alla fine di un esempio #119827
                          OldClaudio
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                            Te lo cerchi sul documento symbols.pdf, che leggi dando da terminale il comando texdoc symbols-a e li vi trovi descritte le migliaia di simboli che puoi usare e quali pacchetti puoi usare per poterli inserire nei tuoi documenti.
                            Oppure ti disegni il simbolo che vuoi usando l’ambiente picture esteso con il pacchetto pict2e; oppure esteso ulteriormente con il pacchetto curve2e; oppure usando l’ambiente grafico tikz, oppure…

                            Non hai che l’imbarazzo della scelta; però se hai scaricato la guida tematica ComporreMatematica, hai visto che sin sono molte tabelle che contengono simboli di vario genere (da usare in ambente matematico) che hanno accanto il comando per produrli; hai a disposizione la losanga, quella che ho usato io, ma hai quadrati, triangoloi, ciascuno col solo bordo o con l’interno riempito di colore nero; puoi cambiare il colore se ne selezioni uno usando il pacchetto xcolor che ti permette di creare colori a piacimento e con il comando {\color{$simbolo$}} o il comando \textcolor{}{$simbolo$} puoi, appunto, colorare qualunque testo o qualunque segno; negli esempi ho scritto simbolo fra is segni di apertura e chiusura dell’ambiente matematico, perché di solito questi simboli sono da inserire in un ambiente matematico; vada sé che se non trai i tuoi simboli da un font matematico, i segni di dollaro non servono.

                            Attento, Silvio, a non cercare di fare passi più lunghi della gamba…

                            in risposta a: Libretto A6 #119886
                            OldClaudio
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                              Mi pare strano quello che hai dovuto fare; suppongo che tu abbia già letto a fondo la documentazione di pdfpages, che ho usato spesso anch’io, ma mai per imporre 4 pagine per facciata di un singolo foglio.
                              So per certo che la rotazione in automatico e l’imposizione di più pagine sulla stessa facciata si possono fare con pdfpages; quidi forse ti è sfuggito il dettaglio; non saprei dirti di più se non andando io stesso a leggermi pdfpages.pdf usando da terminale il comando texdoc pdfpages.

                              in risposta a: perchè improvvisamente mi scrive tutto attaccato? #119881
                              OldClaudio
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                                Appunto; capisco che sei nuovo a LaTeX, quindi non hai molta familiarità con questo sistema di composizione tipografica.

                                Nella sezione Documentazione di questo forum co sono molte guide, da LaTeX per l’impaziente a Intoduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX passando attraverso molte altre generali o tematiche. Siccome LaTeX non è un word processor come MS Word, o OOo Writer, O LibreOffice Writer, o Mac Pages, o…, è chiaro che devi saprene un po’ di più. Fra le guide tematiche c’è anche Il LaTeX Referenxe Manual commentato tradotto liberamente in italiano dall’originale scritto da creatore di LaTeX Leslie Lamport. Siccome LL scrisse il suo manuale nella seconda edizione nel 1994, ed è passata moltissima acqua sotto i ponti, i commenti servono epr rivolgersi ai numerosi pacchetti che ne estendono le funzionalità aggiungendone di altre utilissime.

                                Veniamo al punto; nel preamblo non ci sono ambienti, ci sono solo le invocazioni ai pacchetti di comandi (“pacchetti di estensione” o “moduli di estensione) che aggiungono ulteriori funzionalità o modificano quelle già possetudte da LaTeX; volendo none preambolo si possono inserire delle definizioni di ulteriori comandi e di ulteriori ambienti. Del pacchetto Amsterdam che tu citi non ho mai sentito parlare, sebbene usi LaTeX da più di 30 anni. Comunque non credo che sia colpa sua se da un certo punto il testo viene scritto in corsivo e senza spazi.

                                Il fatto che scriva tutto in corsivo e senza spazi, significa che non hai chiuso un ambiente matematico prima di quel tratto di testo.
                                Ripassiamo assime alcune cosette: la matematica si scrive in modo matematico; il testo si scrive in modo testo; la matematica può essere in linea col testo, oppure fuori testo; la matematica fuori testo può avere le formule numerato oppure non numerate; la matematica in linea col testo non può avere formule numerate.
                                Chiaro fin qui? Bene come si passa dal modo matematico al modo testo e viceversa? Guarda i seguenti esempi:` testo $ formula matematica $ testo
                                testo \( formula matematica \) testo
                                testo \[ formula non numerata in display \] testo
                                testo \begin{equation} formula numerata in display \label{equ:etichetta}\end{equation} testo
                                % usando amsmath, come stai facendo tu, hai ancroa a disposizione questo ambiente
                                testo \begin{equation*} formula non numerata in display \end{equation*}`Allora quando dico che hai dimenticato di chiudere un ambiente matematico, vuol dire che non hai usato il comando che termina la formula, che sia $, oppure \),oppure \], oppure \end{equation} oppure \end{equation*}, non ha importanza: ne hai dimenticato uno.
                                Quindi nel file sorgente vai all’inizio del testo che LaTeX ti compone in corsivo; bene lì o poco prima hai dimenticato di chiudere l’ambiente matematico e la composizione in modo matematico ti prosegue da quel punto in poi scrivendo in corsivo, senza spazi e su una sola riga se eri in modo display, su righe consecutive se eri in modalità in linea col testo.

                                Quindi non si tratta di un arcano,ma di una semplice e banale dimenticanza di chiudere un ambiente matematico. Solo tu puoi trovare dove ti sei dimenticato di chiudere l’ambiente matematico che ti avrebbe consentito di passare dal modo matematico al modo testo.
                                Certo,tu non hai usato nessun comando per scrivere in corsivo, ti sei solo dimenticato di chiudere l’ambiente matematico che precede quel testo; quindi quelle parole sono composte come se fossero variabili matematiche, quindi in corsivo matematico, font che non ha spazi, non ha legature, non ha crenature, insomma non è fatto per scrivere testo, ma solo per scrivere formule.

                                in risposta a: perchè improvvisamente mi scrive tutto attaccato? #119877
                                OldClaudio
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                                  Ti ho spostato nella sezione giusta. La sezione GuIT è destinata agli interventi che riguardano l’associazione.

                                  In merito al tuo problema hai sicuramente dimenticato un dollaro di chiusura dei un ambiente matematico. Verifica dal punto in cui ti componeva il testo regolarmente: incontrerai una formula che manca del dollaro di chiusura.

                                  Il manuale di LaTeX raccomanderebbe di usare i delimitatori [tt] \( [/tt] e [tt] \) [/tt] per la matematica, perché sono più facili da cercare con la funziona “cerca” del tuo editor, e se il tuo editor è sufficientemente intelligente, dovrebbe consentirti di trovare il segno \) corrispondente ad ogni segno \(.
                                  A tutti capita di perdere per la strada dei degni di dollaro; con l’esperienza si impara a vedere a colpo d’occhio dove lo si è dimenticato; ma all’inizio l’uso dei delimitati raccomandati è molto utile. Solo che che usare i dollari è più spiccio.

                                  Per le formule non numerate in display si potrebbero usare le coppie di dollari: una coppia per aprire e una coppia per chiudere; ma questa delimitatori vanno bene solo per TeX, non per LaTeX, meno che nai se usi il pacchetto amsmath (sempre consigliabile, perché permette di scrivere la matematica in modo molto migliore).

                                  Siccome l’ambiente matematico non accetta righe vuote, un trucco per accrgersi dell’errore è quello di separare i capoversi con una riga vuota e di scriverli abbastanza corti; questo non uol dire di solo due righe, ma non capoversi di mezza pagina stampata e mai andando a capo con \\

                                  Se lasci una riga vuota dopp \\ ti viene messo un avviso dal quale capisci che il comando \\ è fouri luogo.

                                  Al contrario se dopo una formula fuori testo, magari ci sono ancora poche righe, ma poi cominci un nuovo capoverso, l’errore della mancanza del comando di chiusura ti viene segnalato subito con con tanto di numero della riga, per cui diventa facilissimo andare al punto giusto nel file sorgente per correggere l’errore.

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