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Non c’è bisogno di codice: quando usi JabRef o BibDesk per creare il database bibliografico per comporre la bibliografia con bibtex o biber, quel programma di gestione dei file .bib contiene anche la casella Publisher (o nome simile a seconda del programma e della lingua di localizzazione); quindi basta riempire il campo con il nome di quello che noi chiamiamo abitualmente “casa editrice” oppure “editore” 🙂 Basta la volontà di farlo, non è che occorra del codice.Un riferimento come “Euclide,«Elementi»” non serve a niente, anche se identifica più o meno vagamente il testo a cui ci si riferisce. In realtà quel riferimento non serve a niente, perché certamente nessuno ha letto il papiro originale vergato da Euclide in persona, ma avrà letto qualche codice se va bene (riscrittura della riscrittura forse dell’originale, quando non è riscrittura delle riscrittura di una traduzione dall’arabo al latino, che a sua volta è la traduzione dal greco all’arabo, di una copia forse dell’originale…). Certamente è stato consultato un testo curato da qualcuno in tempi moderni; pubblicato da una casa editrice ancora esistente o che ha chiuso i battenti; di cui almeno un esemplare si trova bella Biblioteca Tale; con o senza il testo greco a fronte; con o senza apparati di note, e via di questo passo. Citare solo “Euclide, «Elementi»”, o magari “Euclide, »Elementi», III s. A.C.” non serve a granché; nel secondo caso serve per indicare che l’originale è stato scritto molto tempo fa, ma non è molto utile, visto che lo sanno tutti. Io mi aspetterei qualcosa come:
Euclide, The Thirteen Books of Euclid’s Elements, trad. e cur. Thomas E. Heath, Cambridge University Press, Cambridge 1925, ristampa: Dover, New York, 1956.
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Non entro nel merito delle prescrizioni della tua università in merito alla copertina della tesi; esprimo solo un giudizio personale.Quel tipo di legatura delle tesi mi sembra piuttosto antiquato, con il piatto superiore incernierato su una costola di un buon centimetro di larghezza, Ai tempi iiei questo tipo di legatura non prevedeva l’uso di colla, ma prevedeva tre viti passanti attraverso quella costola di un centimetro; ma mi sono laureato più di 50 anni fa, quindi le tecniche erano rudimentali rispetto a quelle di oggi. Capisco che con una costola di legatura così importante il centimetro che hai usato non solo per il frontespizio, ma anche per le pagine interne, sia necessario. Altre copisterie/legatorie che lavorino meglio le tesi…?
Invece mi sembra molto discutibile che la copertina contenga tutte quelle informazioni di tipo burocratico con numero di matricola, il relatore e compagnia. La tesi, benché abbia un valore legale/burocratico che si riflette sul frontespizio, ha una copertina che non differisce molto da quella di un libro; in alto il nome dell’ateneo e sotto quello della facoltà o della struttura didattica in vigore presso quella università., poi il titolo e l’eventuale sottotitolo della tesi in copro minore, poi il nome del laureando, e in calce l’anno accademico. Sulla copertina non si appongono firme né si stampano timbri; queste cose burocratiche si fanno eventualmente sul frontespizio; negli USA si fanno dopo il frontespizio insieme alla dichiarazioni legali di rito.
Può darsi che gli esemplari di cui hai allegato le foto siano un eccesso di zelo dei rispettivi autori; verifica con attenzione presso la segreteria della tua facoltà, specificando la differenza fra le informazioni da inserire nella copertina e quelle da inserire nel frontespizio, che sono due elementi completamente diversi dell’oggetto tesi di laurea (certo quello che conta dovrebbe essere solo il contenuto, ma…).
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Giusto, ma attenzione, una tabella semplice come la tua non ci compone usando \parbox in ogni cella, ci mancherebbe altro!Ti sei letto L’Arte di scrivere con LaTeX? i comandi LaTeX sono descritti lì.
Se sei abituato a usare emcas, auktex ti aggiunge molti comandi che ti aiutano con LaTeX; ma, con tutto il rispetto per emacs, trovo che sia un editor difficile; o lo sai già usare oppure, ne usi uo che sia veramente LaTeX friendly, per esempio TeXworks o TeXstudio. Ma leggiti l’Arte; vedrai che in effetti non serve disporre di un editor onnipotente e molto complicato come emacs; questo suggerimento, naturalmente, non vale se sei un utente abituale di emacs e lo padroneggi da maestro. Siccome non padroneggi LaTeX, probabilmente non padroneggi nemmeno emacs, ma questa è una mia interpretazione maliziosa…:smile:
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Con la soluzione 2 hai ottenuto quello che volevi; solo che il titolo è troppo lungo (a parte che hai mandato una immagine della testata si una pagina dispari, cioè una pagina di destra e il comando che hai usato fa esattamente quello); se avessi guardato una pagina pari (di sinistra) avresti trovato il titolo del capitolo.Siccome hai tendenza a scrivere titoli lunghi ricordati che la sintassi dei comandi di sezionamento \chapter, \section, \subsection, eccetera accetta sempre un arbomenfo facoltativo; te lo esemplifico per \chapter, ma per \section è la stessa cosa:
\chapter[titolo breve]{titolo lungo}
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Continuo ad essere sorpreso dalle abitudini cristallizzate degli studiosi di scienze umane quando continuano a elencare i riferimenti bibliografici senza indicare la casa editrice ma limitandosi al Luogo e all’anno di pubblicazione; Poteva andare bene due o trecento anni fa ma oggi esistono delle norme che vanno rispettate. Esistono sia sotto forme ISO in francese/inglese sia sotto forma UNI in italiano.Imitare lo stile grafico e i font della Valla, va bene (basta che sia solo una imitazione, perché se fosse identità sarebbe plagio), imitare gli errori non va altrettanto bene.
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A parte l’eccesso di acronimi direi che va abbastanza bene’ io lo moficherei così:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex\documentclass[a5paper,12pt,oneside]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{graphicx}
\usepackage[a5paper]{geometry}% Perché pdflatex sappia che la pagina fisica è A5\begin{document}
\begin{titlepage}\centering
\thispagestyle{empty} % forse superfluo ma non guasta
\vspace*{0pt plus 1fill}\Huge CNGEI Udine\par}
{\Large in collaborazione con: IAL fvg\par}
\vspace*{0pt plus 1fill}{\Huge \textbf{Corso PS}\par}
\bigskip\includegraphics{cngei100.png}
\bigskip{\large\today\par}
\vspace{0pt plus 1fill}
\end{document}`
Il pacchetto geometry ti può servire anche per altre cose; con la sola opzione per le dimensioni della carta ti permette di comunicarle a pdflatex, altrimenti ti stampa una pagina A5 su un foglio fisico A4.Ricordati inoltre che le specificazioni per i corpi sono delle dichiarazioni, non dei comandi, quindi la dichiarazione e il testo a cui si riferiscono vanno racchiusi in un gruppo; dentro il gruppo ci va anche un fine paragrafo esplicito, altrimenti gli avanzamenti di riga associati ad ogni copro non vengono in modo corretto.
7 Febbraio 2014 alle 22:32 in risposta a: Riferimenti bibliografici nella didascalia delle figure #92248::
@Invernici forse non sa usare \cite e gli altri comandi afifni, quindi la lettura dell’Arte gli farebbe certamente bene.
Ma c’è un problema; se fa la lista delle figure, il riferimento bibliografico potrebbe essere incluso anche nella lista delle figure.
Ne consegue che il riferimento bibliografico nella lista delle figue ci sta come i cavoli a merenda.
Ma a mio parere non è chiararo se la descriione della figura sia formata da quelle tre parole con il rinvio alla bibliografia o sia una descrizione articolata con un certo numero di frazi; in questo secondo caso tutta la descrizione forata da più frasi andrebbe nella lista delle figure, costituendo un altro cavolo a merenda.Allora la didascalia è fatta di tre parti: il titolino corrente, il titolo, la descrizione: esempio:
Figura 2.7 Dispositivo automatico per tetratricotomia. Il dispositivo è costituito da un coltellino molto affilato e da un paio di pinzette di precisione.
Il punto dopo il titolo c’è solo se c’è anche la descrizione. Il titolino corrente può essere separato dal titolo da uno spazio di un quadrato oppure con una lineato medio, oppure, coma fa LaTeX con le classi standard, da un segno di due punti.A parte questi dettagli il numero della figura e il titolo vanno a finire nella lista delle figure, ma non la descrizione, meno che mai il riferimento bibliografico.
Per fare queste cose si usa il comando \caption completo del suo argomento facoltativo; e qui un’altra occhiata all’Arte ci sta benissimo.
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I margini di default, come recita la Documentazione sono \Margini{1.5cm}{1cm}{1cm}{1cm} e corrispondono a sinistra, sotto, destra, sopra. Quindi lo spostamento per la legatura influisce solo sul margine sinistro; tu hai modificato anche quello destro. Non va bene, ma almeno prova a vedere che cosa viene con i margini di default; poi eventualmente cambiali, ma seguendo la stesasa regola che ha seguito l’autore del pacchetto frontespizio. %mm per la piega della legatura sulla prima pagina, quella del frontespizio sono più che sufficienti.
::alfling” post=91792
Quello che ottieni è il comportamento normale di tutte le classi standard e speciali del sistema TeX; quello che vorresti fare, si potrebbe fare e l’ho fatto molti ania fa, ma poi ho constatato che non sta bene. Si può fare alterando alcuni parametri di stile che compaiono nella definizione della classe, ma si corrono rischi per altri aspetti, perché l’impostazione sarebbe globale. Però potresti provare a mettere un \vspace*{\vfill} sotto la didascalia e vedere che cosa succede.
Quindi sempre all’interno dell’ambiente figure?
Ho provato, ma quando compilo mi dà gli errori:
Missing number, treated as zero \vspace*{\vfill}
Illegal unit of measure (pt inserted) \vspace*{\vfill}Sì, hai ragione ho sbagliato a scrivere;ci vule \fill, non \vfill.
::Alcune volte, se non c’è molto spazio nella pagina o se magari c’è già un’altra immagine a inizio pagina, Latex mi posiziona l’immagine nella pagina seguente, e a me va anche bene. Il problema è che essendo quella l’ultima pagina del capitolo c’è solo l’immagine e niente più testo, e Latex mi posiziona l’immagina a centro pagina. Io invece la vorrei in alto, che mi pare esteticamente meglio, no?
Quello che ottieni è il comportamento normale di tutte le classi standard e speciali del sistema TeX; quello che vorresti fare, si potrebbe fare e l’ho fatto molti ania fa, ma poi ho constatato che non sta bene. Si può fare alterando alcuni parametri di stile che compaiono nella definizione della classe, ma si corrono rischi per altri aspetti, perché l’impostazione sarebbe globale. Però potresti provare a mettere un \vspace*{\vfill} sotto la didascalia e vedere che cosa succede.
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Benvenuta Barbara88.Hai fatto bene a rivolgerti al forum perché c’è certamente qualcuno desideroso di risolvere/analizzare il tuo problema. Ma senza dati è difficile poterlo fare; servirebbe un esempio minimo compilabile; meglio ancora servirebbe un esempio costituito da un file che contenga completamente il tuo preambolo (per vedere se ci sono dei conflitti) e almeno il capitolo dove ti si manifesta questo insolito errore. Naturalmente prima di allegare il file (zippato e accluso con la tecnica di accludere file che hai a disposizione nella finestra di dialogo in fondo alla finestra con cui scrivi i tuoi messaggi) verifica che anche in questo file di prova si manifesti l’errore, altrimenti non c’è sfera di cristallo che possa funzionare 🙂
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