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La tua domanda sulla forma delle note, ciò lo stile del richiamo, gli spazi, gli allineamanti non si risolvono facilmente, seocndo me, con le funzionalità di footmisc.Ma, non so quanto ti dico ti piaccia o no, ma quello che tu chiedi si può personalizzare facilmente con le funzionalità della classe memoir; se tu non esprimi opzioni e se non specifichi nessun comando di perosnalizzazione memoir produce gli stessi risultati della classe book. Ma è completamnte personalizzabile; in particolare il capitolo 12 che comincia nella pagina 231, tratta quanto tu richiedi, solo che devi avere pazienza di arrivare fino al § 12.1.2 per vedere i comandi di personalizzazione. In parricolare i comandi che mi sembrano che faccinao al caso tuo mi sembrerebbero \footnotemakstyle, \footnotemarkwidth, \footnoteparindent, \footnotefont. In particolare se \footnotemarkwidth è nullo, il mark della nota in calce alla pagina viene messo a filo del margine complessivo, senza sporgere nel margine esterno; \footnotemarksep separa il segno dall’inizio del testo della nota, che può venire ulteriormente rientrato dell’ammontare specificato per \footnoteparindent. Le righe successive, però hanno il margine giustificato a sinistra allineato con il margine del testo principale.
Mi sembra che tutto ciò potrebbe risolvere i tuoi problemi; tentare non nuoce, ma abbi la documentazione aperta accanto a te; non devi leggere tutte le centinaia di pagine che texdoc memoir ti può mostrare, ma devi conoscere a fondo almeno il capitolo 12.
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No, se vuoi che non se ne accorga per davvero, devi anche fissare la geometria della pagina come viene con il suo preambolo quindi devi aggiungere qualcosa che simuli la sua chiamata a \vmargin;
`
\setmarginsrb{45mm}{48.5mm}{43mm}{33.5mm}{11pt}{11mm}{0pt}{11mm}
`
Visto che quella chiamata specifica nell’ordine i margini effettivi a sinistra, sopra, a destra, sotto poi fornisce nell’oridne l’altezza delle testatina, la sua distanza dal blocco del testo, l’altezza del piedino e la sua distanza dal blocco, e che se non specifichi il font da usare, di default con la codifica T1, ri vengono caricati i font CM-super, che trovo meno ben fatti dei font Latin Modern (parere personale), io farei così:
`
\documentclass[11pt]{book}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}\setlenght{\headheigth}{11pt}\setlength{\headsep}{11mm}\setlength{\footskip}{11mm}
\usepapage[a4paper,left=45mm, top=48.5mm, right=43mm,bottom=33.5mm,includehead,includefoot]{geometry}\usepackage{graphicx}
\usepackage[
]{hyperref} \begin{document}
Qui scrivi la tua tesi.
\end{document}`
Copiano i valori dei margini e delle distanze della testatina e del piedino dalla griglia di stampa, ci si rende conto ulteriormente della pochezza del preambolo del tuo prof. Ho lasciato quei valori, ma il margine interno è il maggiore di tutti (forse fatto apposta per tener conto della cucitura, ma è contrario al buon uso tipografico) ma il topmargin di quasi 5 cm e il bottom di poco più di 3 cm è un grosso errore.. Andrebbe studiato meglio.
Il pacchetto geometry, a differenza di vmargins, consentirebbe di lasciargli calcolare la giustezza in modo da avere una lettura comoda, e di impostare i margini in rapporto specifico, volendo diverso per il margini orizzontali da quelli verticali; consentirebbe si specificare la binding correction in modo sensato Se la testatina e il piedino non sono otticamente importanti, consentirebbe di lasciarli fuori della gabbia; insomma consentirebbe di disegnare al pagina in modo decente.Capisci che con i margini laterali di circa 45mm nella cara A4, che è larga 210mm, restano solo 120mm per la larghezza del testo; non è molto se usi gli 11pt del disegno originale, potrebbe andare bene con i 10pt di default, ma certo se i margini laterali quasi uguali sono così ampi, mentre i margini superiore e inferiore sono così difformi, lo psecchio di stampa sembra scivolato in basso e la pagina risulta molto bianca su tre lati.
Normalmente il margine esterno è il 50% maggiore di quello interno, come il margine inferiore è da uguale al 50% maggiore del margine superiore.
In questo regolati tu.
Buona fortuna col tuo relatore.
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Aurora, te l’ho spiegato nel primo messaggio perché è importante usare fontenc con la codifica T1.Per saperne di più scaricati la guida tematica (dalla sotto sezione Guide Tematiche della sezione Documentazione di questo sito) che sipega le codifiche di entrata e di uscita; l’inputenc e il fontenc.
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Mi spiace Aurora; non uso più WinEdt da circa 8 anni e non ne ho una versione sottomano; quella immagine che hai inviato spiega come usare UNICODE, non come non usarlo (tranne forse smarcare tutte le voci tranne l’ultima) ma penso che tu possa leggere l’Help di WinEdit per saperne di più.Vediamo ora se ti posso dare altre idee: una volta WinEdt era capce si salvare il file in modo da eliminare tutti i segni speciali e di salvarli ocn i codici TeX; era anche capace di riapire il file riconvertendo i condici TeX nei caratteri speciali quando bisognava eseguire correzioni. per esempio, se nella finestra di editing scrivevi è, WinEdt salvanva nel file .tex la sequenza TeX \'{e} che non contiene nessun carattere speciale; analogamente quando apriva un file .tex che contenva la sequenaza \`{e}, mostrava nella finestra di editing il segno è.
Questo rende il file salvato indipendente da ogni possibile codifica prefissata, scelta o imposta.
Altra possibilità: prima di salvare esegui ti a mano quelle sei sotituzioni globali à -> \`{a}, …, ù -> \`{u} senza dimenticarti é -> \'{e} per la é con laccento acuto; il tuo file salvato sarà indipendente dalla codifica e qualunqe codifica venga specificata a inputenc non avrà nessuna infleuanza.
Altra possibilità: WinEdt è shareware, dipende se l’hai già pagato o se lo stai ancora usando in prova. Quest’altra alternativa è quella di usare Teworks (che l’installazione di MiKTeX dovrebbe avrti già messo nella sua cartelal …\bin; creane una scociatoria e portal sul desktop, è sempre utile; poi configura le estensioni dei file in modo che cliccando su file con l’estensione .tex vengano aperti con TeXworks) oppure scarica dlal rete TeXstudio e instalaltelo; sono entrambi ottimi editor; TeXstudio forse ti permette di avere un aspetto più simile a WinEdt; entrambi questi editor hanno la codifica di entrata configurabile ed entrambi comprendono le righe magiche, che ti permettono di scrivere in testa al file .tex dei commenti scritti in modo speciale e che dicono all’editor quale codifica deve usare per la composizione, indiependentemente da quella con la quale sono configurati; per esempio entrambi gli editor son preconfigurati epr usare utf8, ma se tu scrivi in testa `
% !TeX encoding – IsoLatin`
(gli spazi vanno rispettati) entrambi gli editor useranno la codifica latin1 per aprire, scrivere e salvare il file, anche se sono ocnfigurati per usare di default la codifica UNICODE (nella sua forma UTF-8)Un prof che ti dice “fai come ti dico” affermando che nel mondo del lavoro devi fare quello che ti si dice di fare, perde tutta le mia possibile stima; è vero che il mondo del lavoro è duro e difficile, ma se tutti obbedissero ciecamente a quanto si dice loro di fare si arriva a perdere ogni creatività. L’università non dovrebbe essere contro la creatività, né dovrebbe trattare gli studenti come semplici esecutori. Si dirà “fai come ti ho detto” solo allo studente che non è capace di fare da solo, ma anche con uno studente di questo genere un prof dovrebbe saper usare la maieutica in modo adatto per portarlo a capire quello che fa e perché. Lo dico e affermo come prof che ha avuto 50 anni di attività all’università, quindi so quel che dico e lascio ciascuno libero di pensarla diversamente,
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Il file, il preambolo, che ti ha imposto il prof è un reperto archeologico. Il fatto che sia specificatoal’opzione dvips, singifica che il tuo prof non ha letto la documentazionei di graphicx e non sa che questo pacchetto è capace di sceglersi da solo il driver con cui lavorare. Inoltre l’uso di quel driver implica l’uso di latex e non di pdflatex, e l’uso delle figure in formato eps, che pdflatex “moderno” sa gestire da solo da almeno due anni, ma anche da prima por di impostare una certa opzione in un certo modo. Il pacchetto vmargin è stato sorpassato dal pacchetto geometry da molto tempo; geometry è molto più efficace di vmargin. Inoltre manca una impostazione per la codifica dei font di uscita, modernamente [tt]\usepackage[T1]{fontenc}[/tt] e una impostazione di font PostScritpt adatti a questa codifica, per esempio [tt]\usepackage{lmodern}[/tt]. I font di default senza questi due comandi sono i Computer Modern in codifica OT1 che, non disponendo di glifi accentati, non permettono di avere gli algoritmi di sillabazione in modo completo Anche latin1 è una cosa che usavo anch’io fino ad alcuni anni fa, ma oggi è sorpassata. Come vedi, quel preambolo ne ha molte di cose che non vanno.Ma veniamo al tuo punto; perché criticare è facile, e convincere gli altri a fare diversamente è difficile.
Controlla le impostazione del tuo WinEdt; probabilmente il tuo editor è predisposto per usare utf8,; quindi non hai che da configurare WinEdt affinche per il tuo lavoro usi la codifica latin1.
Oppure, indicazione per indurre a “delinquere”, cambia semplicemente la tua opzione nel preambolo da latin1 a utf8 e non dirlo a nessuno. 😉 Questa indicazione ha le sue ragioni, non tanto per trasgredire el regole, quanto per risolvere un altro problema perché devi tu configurare il tuo editor per adeguarti ad una codifica “sorpassata” invece che sia lui fornire il preambolo adeguato ai tempi moderni? Vedi è una questione di principio, non un vezzo tanto per trasgredire.
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Caro @Doc, io ho usato come substrato la classe scrbook per la clase dictibnarySCR (non ancora pubblicata, ma di cui ho parlato in due interventi ai meeting del GuIT, quindi ci sono i corrispondenti numeri di ArsTeXnica che ne contengono alcuni risultati). i pacchetti ClassicThesis, TesiClassica e TesiModerna mi pare che tutti si appoggino alle classi Koma Script. Certo sono classi potenti. (Tommaso, io non userei mai una classe epr lettere composta per un’utenza generale; non uso né la classe letter, né le classi scrletr2, né la classe predisposta dal coordinamento dei dottorandi di Padova, di cui si è parlato a lungo anche qui sul forum. Ognuno di noi ha esigenze particolari, quindi la classe che talvolta uso me la sono scritta da solo per venire incontro alle mie esigenze, e non la consiglierei a nessun altro, perché chiunque altro avrebbe esigenze diverse.).
Invece mi sono trovato sempre molto bene con la classe memoir, estremamente configurabile; permette di scrivere libri molto ben composti; aggiustando e personalizzando anche ogni elemento della composizione. L’avevo provato come substrato della classe dictionaryMEM (simile alla classe dictinarySCR) e l’avevo abbandonato solo perché allora sembrava incompatibile con il pacchetto imakeidx al quale già da allora non posso più rinunciare; da qualche tempo Enrico ha scoe=perto come fare andare d’accorodo memoir con imakeidx, tant’è che la classe per comporre le guide tematiche l’ho scirtta inizialmente per essere composta (facoltativamente) con la classe memoir come substrato.Ti suggerirei di provare approfonditamente la classe memoir; questa senza esprimere nessuna opzione e senza configurare nulla riproduce la classe book; quindi puoi facilmente passare dalla tuo documento già predisposto per book aggiungendo via via le personalizzazioni che ti servono e non devi caricare una miriade di pacchetti per eseguire el tue personalizzazioni; Nella pagina xxxviii e xxvix della documentazione di memoir c’è l’elenco die pacchetti che memoir stesso sostituisce con con le sue funzionalità esterne; mi pare di ricordare che siano una trentina di pacchetti che ti risparmi…
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No, io l’ho messo perch´comunque è bene che per l’uso che ne fai il tutto sia formato da capoversi ben precisi; certo puoi lasciare una riga vuota dopo la graffa chiusa, ma io di solito metto il fine parapgraph esplicito. Lo puoi omettere se ti ricordi di mettere una riga vuota dopola graffa di fine gruppo.
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Per il punto 1 usa un titolo più corto da scrivere nella testatina; tutti i comandi di sezionamento accettano come argomento facoltatio fra parentesi quesdre il titolo coro propio per risolvere problemi come il tuo.Per il punto 3 usa il pacchetto emptypage.
Leggi L’Arte di scrive con LaTeX da scaricare dalla sezione documentazione e dove queste cose sono spiegate.
::skevin93″ post=91925Calma. Stai confondendo l’editor TeXMaker con il programma di compilazione TeXlive che devi avere necessariamente installato. Sono due cose diverse. Potresti tranquillamente scrivere tutto il tuo testo con gedit o anche con il blocco note e poi compilarlo con [tt]pdflatex[/tt] da shell e otterresti lo stesso risultato.
Dato che parli di Ubuntu, suppongo che tu abbia installato TeXmaker e questo abbia installato come dipendenze anche la versione di Texlive presente sul Gestore di Ubuntu. Quella versione di Texlive è sempre un po’ meno aggiornata rispetto alle ultime release e quindi da qui i vari errori che ti succedono.
Ora, dato che non hai tempo, compila così come hai e pazienza. Ma appena passi la situazione di “emergenza”, ti consiglio di installare la versione di Texlive scaricabile da qui, essendo più aggiornata di quella presente su Gestore di Ubuntu.
PS: Al solito sono lento a scrivere e finisce che mando la risposta in contemporanea ad altri 😀
Mettiamo i puntini sulle i.
La tipografia italiana ha sempre usato la virgola come separatore decimale, e la tipografi angloamericana ha sempre usato il punto.
Molti autori italiani pensano che usare il punto faccia “più fino” anche quando scrivono in italiano, mentre non è vero. In italiano si usa la virgola, senza se e senza ma.
È per questo che mi sono dannato a scrivere per l’opzione italian di babel una macro per la virgola in matematica che usi la spaziatura giusta a seconda della funzione che svolge, separatore matematico o separatore seriale.
È per questo che il pacchetto siunitx (scritto se ben ricordo da un inglese che però ha a cuore anche i non angloamericani) si è dato da fare in modo da eseguire la conversione automatica del separatore diecimale che leggen nel file sorgente, al fine di usare il separatore giusto nel file composto, sia esso un punto, o una virgola o un punto centrato (usato nel Regno Unito, ma vietato dalle norme ISO aventi valore internazionale).
Poi ho controllato le disposizioni del Bureau International des Pois et Mésures, che è la fonte prima delle norme, e sembra che ora questo prestigiosissimo ente abbia accettato il punto decimale assieme alla virgola e non fissi più ambiti nazionali in cui usare l’uno o l’altro sepratore. Quindi a stretto rigore le norme internazionali accettano anche il punto senza differenziazioni di lingua.
Quello che non è cambito nell’arco degli anni è che i gruppi di tre cifre prima o dopo il separatore decimale non si separano con segni inchiostrati, ma solo con uno spazio fine; Il pacchetto siunitx è capace di farlo in modo corretto, rispettando la norma che se prima o dopo il separatore decimale ci sono solo al massimo 4 cifre non si usa lo spazio fine e non si separa la tripletta di cifre più vicina al separatore.
Stando cosi le cose, il numero 12,345.678, che con il separatore costituito dal punto deve essere scritto 12 345.678 non è ambiguo come non è ambiguo se si usa la virgola scrivendo 12,345 678.
In definitiva i prenderei le indicazioni del NIPM in questo senso: “usa la virgola ol il punto, con omogeneità, senza cambiare da una pagina all’altra, ma usa solo que sepratore e dividi le triplette di cifre solo con uno spazio fine”. Scrivendo col makup di LaTeX lo spazio fine si immette nel testo con il comando [tt]\,[/tt] per cui i numeri sopra esemplificati si scrivono: [tt]12\,345.678[/tt] e [tt]12,345\,678[/tt] rispettivamente. Il pacchetto siunitx è capace di usare lo spazio fine in modo corrotto. Legine la documentazione immettendo in una finestra comandi il comando texdoc siunitx.
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Certo, l’ambiente è più economico del comando [tt]\emph[/tt], ma non è più economico della dichiarazione:
`
{\em Primo capoversoSecondo capoverso
Terzo capoverso
…}`
Per l’uso che ne fai la correzione italica non sembra necessaria, visto che, anche se evidenzi qualcosa in tondo dentro al testo corsivo, è poco probabile che tu debba mettere qualcosa di alto dopo qualcosa di evidenziato; comunque queste evidenziazioni interne, che riguradano poche parole, possono essere tranquillamente fatte con [tt]\emph[/tt]:
`{\em Primo capoverso che contiene la \emph{parola} in evidenza.Secondo capoverso che parla della \emph{Weltanshaung} di tradizione ottocentesca.
…}`
In ogni caso la definizione che ti ho dato per l’ambiente mette la correzione italica alla chiusura dell’ambiente, per cui, volendo lo potresti usare anche all’interno di altro testo evidenziato; mette comunque la correzione italica, ma questa se non serve, non appare se non come talvolta un leggerissimo/impercettibile aumento dello spazio interparola, che compare solo quando l’ultima lettera dell’ambiente è protrude significativamente dalla scatola verticale di cui parlavo nel precedente messaggio.
Non ho provato con Libertine, ma mi parrebbe strano che i file .tfm dei Libertine non contengano nessuna informazione relativa all’eventuale correzione italica. Può anche darsi che siano disegnati con una “spalla” (*) sufficientemente larga da non averne bisogno.
Nota che la correzione italica non è uno spazio costante inserito con un comando implicito del tipo [tt]\kern[/tt], ma è un valore preso dalle informazioni metriche del font che le dovrebbe contenere sia per l’intera collezione di caratteri sia per ogni singolo carattere.
Vale la pena vedere come è specificata la correzione italiaca nei file sorgente METAFONT dei caratteri CM; se si pare il file romanl.mf la prima lettera descritta è la “a” minuscola; senza entrare nei dettagli le prime righe del codice sono:
`
cmchar “The letter a”;
beginchar(“a”,9u#,x_height#,0);
bh#:=min(bar_height#,1.14x_height#-bar_height#); define_pixels(bh);
italcorr 1/3[bh#,x_height#]*slant+.5stem#-serif_fit#-2u#;
`
Non ti preoccupare del parametro [tt]bh#[/tt]; la [tt]italcorr[/tt] del carattere che viene descritto, è calcolata in base alla sue forme, lo psessore delle sue aste, dalla presenza o assenza delle grazie, eccetera, quindi è calibrato sul disegno della lettera, non è un valore fisso. Questo valore viene inserito nel file metrico .tfm, e il comando [tt]\/\[/tt] lo recupera e lo usa.Ciao
Claudio(*) La “spalla” è lo spazio bianco interno alla larghezza del carattere, che separa il glifo dai bordi sinistro e destro del rettangolo o trapezio ideale che contiene glifo e spalle.
I font CM e derivati hanno spalle sia a destra sia a sinistra, (tranne la f tonda che fuoriesce dal suo rettangolo ideale); altri font hanno la spalla solo a destra. La spalla serve per distanziare un carattere dal successivo, sebbene la crenatura contribuisca non poco ad alterare questa distanza. I caratteri mobili in piombo che ho avuto per le mani erano sempre con spalla quasi nulla, nel senso che le grazie arrivavano fino al bordo del blocchetto, ma essendo a bordi inclinati, la spalla risultava solo dalla inclinazione dei bordi del segno in rilievo sulla faccia del blocchetto. Coi caratteri mobili metallici la crenatura era virtualmente impossibile, se non con artifizi di alta acrobazia da parte degli incisori e dei fonditori; la cosa più semplice era preparare dei punzoni che contenessero già due caratteri accostati. Con i caratteri elettronici la crenatura è una banalità. Lo stesso vale per la correzione italica; di solito non necessaria in piombo, perché il carattere normalmente non sporgeva dalla faccia del blocchetto, e facilissima con i font elettronici, purché le informazioni metriche siano complete anche di questo dato; ed è per questo che i font creati apposta per il sistema TeX sono sempre completi, mentre i font commerciali o di produzione “industriale” resi di pubblico domino spessissimo non contengono queste informazioni. I Libertine forse fanno parte di questa categoria, ma se ricordo bene il loro disegno sono tali da non averne bisogno se non in casi eccezionali.
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Ti ho già detto che esiste il pacchetto feynmp che fa al caso tuo; leggine la documentazione scrivendo in una finestra comandi il comando texdoc feynmp; dopo aver premuto il tastoti si apre la documentazione che hai già a bordo del tuo PC. Poi ci sarebbe il pacchetto TikZ che ti è stato consigliato.
Poi c’è il pacchetto pdftricks la cui documentazione si legge sempre con texdoc pdfticks
Quindi, come vedi ci sono diversi modo per ottenere i diagrammi di Feynmann, Non è vero che non si possa fare nient’altro che quello che stai facendo tu.
Il problema di matlab i cui label degli assi non vengono bene, può dipendere da tante cose, ma se esporti in pdf non dovrebbero più manifestarsi incomvenienti.
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Bene, bene, bene….
Così c’è qualcuno che vorrebbe conservare la correzione italica e cita conversazioni su stackexchange oltre che sul nostro forum e altri che sanno come distinguere ed usare i comandi e le dichiarazioni ma non sanno che cosa sia la correzione italica.Stimolato dai vostri messaggi, ho controllato; nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato non se ne parla. Visto che i commenti li ho fatti io, bisogna che provveda, anche se Leslie Lamport non ha inserito niente nel suo manuale a questo proposito.
Nella Guida GuIT se ne parla nella pagina 348 e si mostra anche nel testo che questa correzione potrebbe essere necessaria anche quando si scrive in tondo.
Allora l’ambiente che @samiel vorrebbe creare e che dovrebbe conservare la correzione italica potrebbe essere il seguente:
`\newenvironment{\introd}{\em}{\/}`Il comando [tt]\/[/tt] è quello che inserisce la correzione italica fra due caratteri; l’ultimo del testo che lo precede e il primo del testo che segue.
[tt]\emph[/tt], come gli altri comandi testuali del tipo [tt]\textrm, \textit, textsc,…[/tt], è costruito in modo da analizzare il primo carattere che segue l’argomento ed eventualmente inserisce la correzione italica come in “…le congiunzioni che contengono la prostesi (per esempio \emph{ed})…” ha la d in corsivo, leggermente separata dalla parentesi chiusa in tondo, in modo tale che non si scontrino; provate a scrivere “…le congiunzioni che contengono la prostesi (per esempio {\em ed})…” e vedrete che la dichiarazione [tt]\em[/tt] non introduce lo spazietto, cosicché la d batte contro la parentesi tonda. Per correggere bisognerebbe mettere [tt]\/[/tt] subito dopo la “d” quando usa la dichiarazione.
L’esempio in tondo riportato nella Guida GuIT l’ho dovuto cercare con i lanternino, ma è un caso reale; il simbolo SI del femtofarafd è fF e, anche in matematica, deve essere scritto in tondo; se non si inserisce la correzione italica fra “f” e “F”, le due lettere si scontrano. quindi il simbolo del femtofarad deve venire composto correttamente con [tt]f\/F[/tt] perché le due lettere non si scontrino.
Il file metrico .tfm per ogni font contiene per ogni carattere la correzione italica a lui associata; normalmente essa consiste in un allontanamento positivo per quasi tutti i caratteri di un font corsivo o comunque inclinato, mentre per il carattere tondo o comunque diritto è raro che venga specificato un allontanamento. La crenatura è un accostamento, una crenatura negativa è un accostamento negativo, quindi un allontanamento positivo.
La correzione italica corrisponde perciò alla misura di quanto il carattere sporge (di solito a destra) dal rettangolo verticale il cui lato sinistro corrisponde al punto di riferimento del carattere, e il lato di destra corrisponde alla larghezza del carattere, larghezza misurata sulla linea di base, non larghezza assoluta.
Credo di avere illustrato che cosa sia la correzione italica; fa bene @samiel a preoccuparsene; fa male quando non legge abbastanza la documentazione (vedi anche l’invenzione “casuale” della definizione di un ambiente). @Elrond di solito è un buon lettore della documentazione, ma questo punto gli è sfuggito
Detto questo, mi domando perché @samilel desideri un ambiente quando deve usare solo una dichiarazione con le sue graffe di gruppo:
`…{\em testo da evidenziare} altro testo non evidenziato`
sapendo che deve mettere la correzione italica [tt]\/[/tt] solo se dopo la graffa chiusa non c’è uno spazio ma c’è invece una lettera o un segno di interpunzione alto: parentesi chiusa, punto esclamativo, magari anche interrogativo, due punti, punto e virgola, … ma non me ne vengono in mente altri.Con l’ambiente introd il mark-up è più chiaro? forse sì, ma deve scrivere assai di più che non se usa la dichiarazione [tt]\em[/tt] con le sua parentesi di gruppo.
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Usa il pacchetto emptypage per la pagina dietro il frontespizio (la pagina 2 tanto per intenderci); Lascia che la numerazioni continui da 3 con l’indice; è normale che sia così.Anzi, a stretto rigore prima del frontespizio (che sarebbe la pagina 3, ci sarebbero due pagine di cui la prima con l’occhiello, e la seconda bianca, quindi l’indice è nella pagina 5.
Il frontespizio non è la copertina, ma è una pagina speciale della parte iniziale del libro/tesi, o quel che è; naturalmente per una tesi io non metterei l’occhiello e la successiva pagina bianca, ma nella pagina 1 metterei solo il frontespizio, poi bianca, poi Indice; se metti una Dedica, questa va nella pagina 3 e l’indice comincerebbe nella pagina 5. Che poi i numeri vengano scritti oppure vengano lasciati in bianco non ha importanza; la numerazione comincia con la prima pagina di destra dopo la pagina di risguardo, se c’è.Incidentalmente le conclusioni non costituiscono un sotto-paragrafo, ma un paragrafo.
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