OldClaudio

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  • in risposta a: uso pst-blur #91433
    OldClaudio
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      Come dice @cfiandra, ci sono due cose che sembra non vadano; una è che kpsewhich vede il tua albero perosnale in [tt]C:/Users/Marco/texmf[/tt] e l’altra che dici di avere creato il tuo albero personale in [tt]c:/Users/Marco/Documenti/texmf[/tt]. Per la verità non dici esattamente così, ma dalle tue parole si evincerebbe quello che ho scritto qui. Forse ti sei espresso male, ma la struttura TDS la devi creare dentro la cartella che viene vista da kpsewhich. Se nella GuidaGuIT i fa riferimento a Documenti/ è perché la GuidaGuIT non può esssere aggiornata ad ogni modifica dei sistemi Windows che negli ultimi 10 anni hanno cambiato sistematicamente l’area personale. Quindi anche se viene esemplificato un path per larea personale, questa può valre per una delle versioni di Windows, non per tutte le versioni di Windows. Mi pare che ci sia scritto anche nella GuidaGuIT; contorllerò e se non ci fosse scritto, vedrò di modificare l’avvertenza.

      L’altro “errore” discende da quel che ti ho detto io in modo corretto, ma funoso; infatti se tu hai sotto latex/ la cartelal pgf, allora è questa cartella pdf/ che devi caricare nel tua albero personale sotto latex/. Se guardi l’albero ufficiale texmf-distr. vedi che anche questo contiene la cartella pgf/ sotto latex/; contiene anche delle cartella che cominciano con “tikz” , ma se ci guardi dentro non ci trovii, per esempio, il file tiks.sty; ne segue che queste cartelle contengono moduli di estensione foriti da utenti volonterosi, ma che non fanno parte del pacchetto TikZ ufficiale. Se avessi cercato con le funzionalità del tuos sistema operativo il file tikz.sty l’avresti trovato sotto a texmf-ditr/tex/latex/pgf/frontendlayer/ e questo ti avrebbe dato una chiave per sapere dove mettere la cartella pgf di quanto hai scaricato.

      Scusami, vedo che continuo a suggerirti procedure da mini-hacker; il tutto dovrebbe essere molto più semplice. Purtroppo non è così; nello stesso tempo se uno impara a esplorare il proprio disco, impara anche molte cose che tornano utili in molte circostanze impreviste o imprevedibili.

      in risposta a: uso pst-blur #91430
      OldClaudio
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        Una possibile spiegazione è che tu non abbia creato una TDS; c’è scritto nella GuidaGuit che l’albero personale deve contenere una TDS, una TeX Directory Structure, e c’è scritto coma saper come è fatta leggendo con texdoc il documento tds.pdf.

        Per non sapere né leggere né scrivere, come si suole dire per intendere che si vuol fare una cosa senza sapere bene come fare (perché non si è letto, perché non si è capito, perché non si ha tempo di leggere, i motivi sono tanti), basta aprire il programmino del tuo sistema operativo che permette di vedere le cartelle e le loro strutture; poi basta andare a vedere come è fatta la cartella texmf-distr del sistema TeX e replicarne la struttura nel proprio albero personale. Non è necessario replicare la struttura completa, ma basta replicare quei rami dell’albero che interessano, salvo, eventualmente i rametti terminali che possono anche essere diversi (servono per contenere le cartelle dei propri file di classe, di stile, eccetera, personali, ed è giusto che abbiano nomi personali).

        Nella fattispecie texmd-distr contiene le cartelle: doc/, source/, tex/ oltre a tante altre.
        La cartella tex/ contiene fra l’altro le cartelle generic/ e latex/
        La cartella generic non contiene nulla relativa a tikz, ma la carella latex/ contiene molte cartelle i cui nomi cominciano con tikz.

        Ecco, allora nel tuo albero personale devi mettere la struttura delle parti che cominciano con tikz dentro a texmf/tex/latex/

        Similmente devi fare per le altre parti del pacchetto di tikz3.0.0.

        Stando alle istruzioni (che puoi leggere con texdoc texlive), che l’albero personale non richiede la presenza del file ls-R, il quale contiene il database dei nomi dei file; ciò nonostante devi essere sicuro che i programmi del sistema TeX vedano il tuo albero personale; per fare questo controlla che cosa ottieni scrivendo in una finestra comandi il comando `kpsewhich -var-value=TEXMFHOME`Sul mio Mac questo comando mi restituisce l’indirizzo [tt]/Users/claudio/Library/texmf[/tt]. A te deve restituirti qualcosa di simile, senza la cartella Library/, forse una stringa che comincia dalla radice del tuo disco C. Se non ti restituisce quella stringa, forse devi eseguire un restart del tuo sistema affinché kpsewhich possa disporre della nuova situazione di cartelle che non esisteva prima che tu le creassi. Le variabili d’ambiente come TEXMFHOME sono specifiche del sistema TeX; non sono generali come quelle del sistema operativo. Se il riavvio non basta, a rendere noto il significato di TEXMFHOME, allora bisogna andare a leggere con attenzione il manuale di TeXLive con texdoc texlive alla sezione dove si parla dell’albero personale. Finché kpsewhich non vede il tuo albero personale, non c’è nulla da fare con quanto ci metti dentro.

        in risposta a: Grave problema di indice analitico #91488
        OldClaudio
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          spino” post=91050Hai ragione, nel lavoro precedente per i tre indici usavo il pacchetto multind. L’ho riprovato e funziona ancora. Potrei provare a disinstallare e reinstallare makeidx usando TexLive Manager, che ne dici?

          Non fare cretinate con il TeXLive Manager; se hai texlive completa, hai già sul tuo disco sia multind sia imakeidx; ti consiglio chiaramante il seocndo pacchetto, perché iltre a fare gli indici multipli, lo fa in modo sincorono. Sotto ti riallego il tuo file di prova dove ho aggiunto una i davant a makeidx, in mdoco che sia il pacchetto imakeidx a fare il lavoro; cancella i file /idx. .ind e .ilg dal pacchettino sippato e poi eseguilo con pdflatex;: sorpreesa; lindice analitico è già lì e composto a due colonne pareggiate, invece cha a due colonne non pareggiate come fa makeidx. Se poi prendi l’abitodine di leggere la documentazione, usa sempre una finestra comandi, prompt dei comandi, finestra DOS, terminale, console, xterm, o come si chiama sul tuo calcolatore col tuo sistema operativo; scrivici dentro il comando texdoc imakeindex ed eseguilo; si apre il visualizzatore adeguato del tuo sistema operativo e leggi la documentazione; scoprirai el meraviglie di questo pacchettino.
          [attachment=881]prova.zip[/attachment]
          Come vedi, compila benissimo e l’indice esce benissimo con una sola compilazione del file principale.

          Ho fatto la prova come mi hai suggerito con risultato negativo (si compila ma non fa l’indice), ma noterai che alla fine ho aggiunto la stringa “àèéìòù” che viene compilata correttamente.
          L’ho fatto perché nel mio attuale lavoro non si compilano le accentate e mi dà errore, tanto che sono costretto a scrivere \`a per à ecc.

          Come vedi sopra e nel mio file prova.tex compilato l’indice c’è e io non ho fatto nulla a mano, tranne che cliccare sul pulsante Typeset del mio editor.

          Per completare il quadro ti dico che il lavoro consiste nella revisione di un testo a suo tempo realizzato con Lyx 🙁 (prima che mi apriste gli occhi) e che non sono in grado di verificare se usava la stessa codifica. Per essere più chiaro, le vocali accentate che vengono dal vecchio testo lyx non si compilano, ma neanche quelle che io aggiungo ora da tastiera al vecchio file, mentre come vedi, su un file nuovo tutto va liscio.

          Come neofita non sono in grado di trarre conclusioni da quanto sopra, tuttavia cerco di ricapitolare:

          • Il vecchio file contiene qualche cosa invisibile ma che impedisce la corretta compilazione delle vocali accentate. Pazienza, non è grave.
          • Apparentemente non funziona il pacchetto makeidx e questo sì che è grave.

          Grazie anticipato per l’aiuto.

          Quanto dici sembra che coinvolga una questione di codifica; Siccome installando TeXLive hai anche l’editor TeXworks, cliicca sul file che non ti accetta le lettere accentate con il tasto destro del mouse; scegli dal meno che ti si apre la voce “Apri con”; dall’elenco dei file che sarebbero in grado di aprire un file di testo scegli TeXworks; se non è nell’elenco, cercalo cliccando con “altro” e vallo a cercare nelle cartelle del tuo TeXLive; verosimilmente in …/texlive/2013/bin/ o qualcosa del genere — dipende dal tuo sistema operativo; Aperto il file controlla se certi caratteri sono sostituiti da rombi neri con un punto interrogativo bianco dentro. Se è così la codifica non è utf8; nell’angolo in basso a destra clicca nella finestrina dove c’è scritto il nome della codifica di default usata per aprire il file; si apre un lungo menu verticale; scegli un’altra codifica (la scelta dovrebbe essere fra utf8, latin1, latin9, ansinew, applemac, cp152,… presumibilmente); riclicca sulla stessa finestrina, scegli al prima voce del menù “Reopen with…”,; ti chiede conferma che vuoi riaprire il file; rispondi di sì; nel nuovo file aperto controlla se ci sono i rombi neri; se ci sono ancora, ripeti l’operazione con un’altra codifica; quando finalmente avrai trovato la codifica che non ha più rombi neri, quella è la codifica del file; allora questa codifica deve coincidere semanticamente (cioè nel suo significato neon nel suo nome scritto; come UTF-8 è diverso da utf8, ma vogliono dire al stessa cosa) con l’opzione che è scritta nel preambolo del file per il pacchetto inputenc; se questa codifica scritta nel file è utf8 e la codifica che hai trovato per il file è ISO-8859-1, per esempio, allora nella finestrina in basso a destra della finestra di TeXworks scegli UTF-8, non riaprire il file ma salvalo con lo stesso nome: HAI CAMBIATO CODIFICA AL FILE. Ora riprendi il tuo text editor con il quel lavori abitualmente e compila il tuo file; le lettere accentate devono venire fuori correttamente.

          Per saperne di più scarica dalla sottosezione delle guide tematiche della sezione Documentazione di questo sito il file Codifiche in TeX e LaTeX dove nell’ultimo capitolo trovi descritta di nuovo la procedura che ti ho riassunto sopra, ma dove puoi capire al questione delle codifiche e della separazione fra la codifica dell’editore e quella specificata al programma di composizione. Il discorso codifiche è relativamente difficile, ma per procedere correttamente con i programmi del sistema TeX basta usare sempre la codifica d’entrata utf8 e sapere, eventualmente, come cambiare codifica ad un file scritto con una codifica diversa.

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          in risposta a: uso pst-blur #91428
          OldClaudio
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            Marchetto, non so che cosa vuoi dire quando dici che la struttura degli alberi è spiegata sula guida GuIT solo per MiKTeX, ma nel §4.4 io ci leggo tutto quello che serve per sapere che cosa è l’albero personale; in particolare c’è scritto di consultare il documento tds.pdf con il comando texdoc tds che spiega la struttura degli alberi assunta dal sistema TeX, e, in particolare, seguita da TeXLive; per MiKTeX, forse c’è detto qualcosa di più, ma solo perché la ditribuzione MiKTeX non usa completamante la TeX Directory Syste (TDS per gli amici) descritta nel documento tds.pdf.

            Ciò premesso nella pagina 49, più precisamante nel seto coapoverso del §4.4 si legge:

            Ciò premesso, ogni utente farebbe bene a costruirsi un suo albero personale, conforme alla TDS, dove conservare le sue macro, i font che egli si crea, i pacchetti che si scrive; insomma tutto quanto gli sia strettamente personale e sia funzionale al funzionamento dei programmi del sistema TEX. Questo albero personale parte dalla cartella texmf che si trova nella sua $HOME; questo nome simbolico $HOME ha un significato diverso in ogni sistema operativo e deve essere diverso dalla ‘radice’ sulla quale sono innestati gli alberi installati dal programma di installazione. Normalmente questo nome simbolico rappresenta:
            • ~/ nei sistemi Linux;
            • ~/Library/ nei sistemi Mac OS X;
            • C:\Documents and Settings\⟨utente⟩\Documenti\ con l’installazione di MiKTEX sulle macchine Windows XP; sulle versioni Windowds Vista, Seven, Eight, vale C:\Users\⟨utente⟩\Documenti\;
            dove ⟨utente⟩ è il nome con il quale il particolare utente si è registrato sulla macchina.

            A me pare che ci sia scritto tutto quel che occorre; che cosa ti è oscuro?

            Aggiungo che sono d’accordissimo con te a proposito del fatto che non sarebbe stato difficile documentare meglio il pacchetto pst-blur. Permettimi un commento personale: le istruzioni per i compilatori di pacchetti da caricare su CTAN sono chiarissime sul fatto che i pacchetti debbano essere documentati adeguatamente. sono richiesti almeno tre file per ogni pacchetto (che a sua volta può contenere diversi file generati elaborando il pacchetto .dtx. Precisamente sono necessari almeno il file .dtx (Documented TeX file, che può essere auto-estraente oppure richiede un file con lo stesso nome e l’estensione .ins per estrarne i contenuti) un file manifest.txt e un file di testo README, senza estensione na deve essere solo testo. Il file .dtx è quello che contiene la documentazione e i file da estrarre; gli altri due debbono contenere le informazioni legali e le istruzioni per l’installazione. Compilando il file .dtx con pdfLaTeX si ottiene la documentazione; se il file è auto-estraente, si estraggono anche i fil di classe, di estensione, di definizione, di descrizione dei font, di definizione delle lingue, e compagnia bella.
            Ecco, la mia considerazione è questa: non hai idea di quanti pacchetti preziosi, non hanno documentazione alcuna, oppure ne hanno una ridotta a poche righe, assolutamente inutili; non hai idea di quanti pacchetti contengono solo documentazione in ostrogoto alto-medievale, lingua che evidentemente tutti conoscono come la lingua madre; capisco che se scrivi un pacchetto per comporre in mongolo (non è un nome scritto a caso) la documentazione sia in mongolo; è verosimile che chi vuol scirvere in mongolo conosca il mongolo anche se non è la sua lingua madre. Ma mi domando perché pacchetti di uso generale sono documentati solo intedesco, solo in litauano, solo in…; per gli altri è come si i pacchetti non fossero documentati. Confesso: ho scritto anch’io dei pacchetti con la documentazione in italiano , ma ho inserit anche la documentazione in inglese, spiegando come e perché avevo scritto una seconda documentazione in italiano. Forse non avrei dovuto farlo affatto, ma finora nessuno se ne è lamentato. TOPtesi è un tale pacchetto; viene usato anche all’estero; evidentemente la documentazione in inglese è sufficiente anche epr una persona che non conosce l’italiano.

            Ma, tornando a psf-blur, visto che la documentazione c’è, che cosa sarebbe costato all’autore di fare un po’ di copia/incolla per mostrare anche il codice sorgente dei suoi esempi? Va bene per uno che è abituato a leggere i codici sorgente, non è difficile andare a trovare come ha fatto a produrre i suoi esempi; ma sarebbe certo stato difficile per l’autore risparmiare a tutti la fatica di cercare il file sorgente; un principiante non lo saprebbe certo fare, non saprebbe nemmeno che cosa c’è dietro le quinte.

            in risposta a: Grave problema di indice analitico #91485
            OldClaudio
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              Allora il tuo lavoro precedente poteva anche funzionare, ma se preparava tre indici analitici distinti, non l’avevi fatto con il pacchetto makeidx, ma forse con il pacchetto imakeidx (noti la i iniziale?). con il pacchetto makeidx (senza la i iniziale) NON puoi preparare tre indici distinti; forse ci riesci usando le classi KomaScript, ma certamante non ci riesci con la classe book.

              Pertanto sarebbe importante che ci mandassi un TUO esempio minimo NON compilabile. Prendi il file sorgente possibilimente con almeno un file incluso, se usi file inclusi, ma ridotto al minimo; basta una pagina che contenga un paio di \index{…}; comunque nel preambolo togli tutti i pacchetti non necessari per la prova e controlal che da te le cose non funzionino. zippa il tutto, compreso il tuo file .log, e allegalo al tuo prossimo messaggio; così noi possiamo scaricare, aprire i file, compilare, verificare se le cose vanno storte per errori oppure se da noi funzionano. Nel primo caso cerchiamo di dirti dove sbagli, me secondo vulo dire che la tua installazione è bacata; consigliarti come fare per “sbacarla” sarà difficile, ma ci proveremo.

              in risposta a: Grave problema di indice analitico #91480
              OldClaudio
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                E che cosa contiene il file idx?

                in risposta a: Elaborazione interminabile #91466
                OldClaudio
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                  Ricordo che proprio tu, @OldClaudio, in un altro intervento avevi già spiegato come interrompere una compilazione con TeXStudio. Comunque da quello che ho letto su SourceForge, è stato aggiunto un pulsante dedicato, se ho capito bene.

                  Beati voi che vi ricordate quello che ho fatto io 😆
                  Io non ci riesco più.

                  Però, leggendo l’Help di TeXstudio trovo:

                  if a started latex freezes up, you can kill it by pressing escape after 2 seconds

                  Non so se era questo che avevo scritto nel messaggio che voi ricordate, ma questo è scritto nel file di aiuto che si apre clliccando su Help/Aiuto nella barra superiore. Forse funziona davvero, ma sicome non uso più windows, non posso verificare.

                  in risposta a: Elaborazione interminabile #91462
                  OldClaudio
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                    marchetto” post=91007
                    Rimane ancora una domanda:
                    Esiste un bottone o una combinazione di tasti su TexStudio che permetta di bloccare la compilazione con pdfLatex?

                    Qui dipende dal sistema operativo, visto che non ricordo che TeXstudio abbia un bottone o una serie di bottoni in grado di “uccidere” il processo. Sicuramente su Windows dovrebbe esserci un tasto funzione, forse F4 (sono vago perché riporto ricordi di una decina di anni fa, quando lavoravo su windows), che permette di bloccare il rpocesso dela finestra in evidenza.; Su wWndows c’è anche qualcosa nel Pannello di Controlo che eprmettte di elencare i processi in esecuzione, selezionarne uno ed “ucciderlo”. Di nuovo non so essere più preciso dati i dieci anni di distanza; le cose sono diventate più difficili con Vista e con Win8 perché è sempre più difficile stanare quelle utilissime applicazioni che con Win2k e WinXP permettevano di tenere sotto controllo il PC. Quando lo dico agli amici che usano Windows recente, loro mi dicono che è difficile trovare il pannello di controllo e che comunque è difficile scoprire fra quei nomi striani quello che corrisponde a qualcosa che possa chiamarsi Task Manager.
                    Lanciando la compilazione a mano da un finestra comandi il processo lanciato dovrebbe potersi uccidere con Ctrl+C oppure con Ctrl+Y; anche qui, trovare le informazioni su questi shortcut da tastiera su Windows recenti è un problema. Per fortuna non uso pi`¨Windows, che ho usato con soddisfazione per tanti anni, da quando era nato WinNT, finché la GUI grafica dello zio Bill non ha preso il sopravvento e le cose, invece che user friendly, sono diventate un enigma.
                    Col Mac, arrivando da Windows, ci vuole un po’ per abituarsi e imparare le nuove funzionalità, ma poi le cose vanno decisamente meglio.

                    in risposta a: Elaborazione interminabile #91458
                    OldClaudio
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                      marchetto” post=90998Grazie proprio non sapevo queste informazioni sulle unità di misura informatiche. con Gb intendevo gigabyte ma penso che ormai si sarà capito.

                      Certo, che l’avevo capito, e capisco anche quando le distanze sono indicate in mt (millitonnellate?) o in ml (millilitri?); capisco anche che squola vuol dire scuola, ma ciò non toglie che anche se si capisce, sia sbagliato lo stesso 🙂

                      Sempre per non essere pignolo ma dare un contributo costruttivo, io consiglio di scaricare dal sito del National Institute of Science and Technology (NIST) il documento sp811.pdf; c’è tutto lo scibile sulle unità di misura e il sistema internazionale; ci sono anche regole per scrivere correttamente le informazioni metriche in un contesto di lingua inglese, che ovviamente non si applicano all’italiano (per esempio tutte le unità scritte epr disteso in inglese prendono la s del plurale, mentre in italiano sono tutte invariabili al plurale se il loro simbolo ha una iniziale maiuscola o finisce per consonante esempi: lumen, volt, ampere, joule, eccetera). Ma quel documento vale oro zecchino, dovrebbe essere sempre a portata di mano; ci sono informazioni che dovremmo conoscere tutti, ma che la nostra italica superficialità ci fa dimenticare troppo spesso.

                      in risposta a: Font usato #91445
                      OldClaudio
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                        Ma perché dopo aver caricato il pacchetto per, diciamo, Inconsolata, subito dopo \begin{document} non metti la dichiarazione \ttfamily e \raggedright? Se non hai cosse complicate nel tuo testo queste dichiarazioni globali dovrebbero rimanere valode per tutto il documneto.

                        In subordine puoi rideifnire \rmdefault e \sfdefault con \ttfamily, in modo che se anche qualche comando dovoesse usare dietro le quinte una coas come \normalfont (che ripristina la famiglia \rmfamily e gli altri parametri per il tondo medio, normale, di coo pari al corpo \normalsize, avendo ridefinito \rmdefault Il “tondo medio normale in copro standard’ diventa teletype medio normale in corpo standard”.

                        Io non comporrei nulla in teltype, tranne codice informatico.

                        Ciao
                        Claudio

                        in risposta a: Suftesi – Palatino #91475
                        OldClaudio
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                          Sì, è una domanda che mi sono fatto anch’io, ma sono contento che Ivan abbia scelto il Palatino, perché a me piace di più.

                          Tuttavia, in attesa di una risposta dal diretto interessato, espongo come io mi sono giustificato la scelta di Ivan; Il palatino ha il supporto completo epr la matematica mediante il pacchetto mathpazo; per i font che elenca non c’è supporto per i Minion Pro; Garamond non è instalalto dappertutto perché a stretto rigure i Garamond distribuiti con il sistema TeX sono “not free”; il che vuol dire che non li paghi, ma non li puoi usare liberamente per qualunque utilizzo. Per gli Utopia mi pare di ricordare di averli dovuti scaricare e installare a mano; ma non ricordo bene.t Di fatto una cosa molto simile, se non identica agli Utopia è già fornita dal pacchetto fourier (texdoc fourier-doc) che fornisce ampio supporto per la matematica: “Fourier-GUTenberg provides all complementary typefaces needed to allow Utopia based TEX typesetting. The system is absolutely stand-alone: apart from Utopia and fourier, no other typefaces are required.”

                          Quindi, di fatto Ivan, volendo evitare problemi con font non liberi, ha scelto i Palatino, che poi, nonostante le grazie non a goccia, non sono poi male.

                          Vediamo se quando Ivan risponde ci da delle spiegazioni diverse.

                          in risposta a: Elaborazione interminabile #91456
                          OldClaudio
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                            Be’, problema risolto; sono contoento.

                            Ti vorrei far notare che Gb non vole dire niente; è il modo di scrittura degli informatici sovrappensiero, non di tutti gli informatici; che stanno usando Word che corregge le maouscole quando vuole lui; i kilohertz diventano khz invece di kHz, ma il primo gruppo di tre lettere minuscole vuol dire kilo hetto zepto, cioè non vuol dire niente.

                            Le unità di misura sono una cosa seria; le unità di misura relative alla grandezze usate in informatica contengono una i fra l’inziale del prefisso e il simbolo del byte; per cui abbiamo KiB, Mib, GiB, TiB, eccetera (nota il K maisucolo che non va separato dalla i minuscola) si leggono rispettivamente “kibibyte”, mibibyte”, gibibyte” tibibyte”, eccetera.

                            Scusa la pignoleria.:sad:

                            in risposta a: pdfLaTex+MakeIndex+Biber #91450
                            OldClaudio
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                              fierli” post=90990Ho la versione 2.9, comunque grazie! Per curiosità mi leggerò la documentazione di arara, ma effettivamente Biber (come dici tu) non conviene lanciarlo troppo spesso. Un’altra cosa, mi sembra di aver capito che il pacchetto imakeidx mi evita di dover lanciare il comando “MakeIndex”, vero?

                              In merito a imakeidx non è esattamente quello che ti ho dotto nel messaggio precedente?ci pensa da solo a lanciare makeindex” vuol dire esattamente quello; se ne leggi la documentazione (texdoc imakeidx) capisci meglio quali funzionalità abbia imakeidx. Il programma è stato scritto al 99% da Enrico; l’idea prima di usare la funzionalità shell-escape è mia; ci ho scritto anche un articoletto su ArsTeXnica, scaricabile dalla sezione ArsTeXnica di questo forum. Ma le estensioni che ci ha aggiunto Enrico possono soddisfare la stragrande maggioranze delle necessità pratiche. Ne siamo entrambi molto orgogliosi, e vediamo che è usato molto anche all’estero. È talmente comodo che io non ne faccio più a meno. La Guida GuIT ha sei indici analitici creati con imakeidx in modo sincrono con il documento e credo di poter dire che il mio iMac non perda più di un paio di secondi a compilarli tutti e sei.

                              in risposta a: Font usato #91443
                              OldClaudio
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                                lavocedilassù” post=90989

                                [quote=”dissolto” post=90975]Mi interesserebbe inoltre sapere se è utilizzabile in LaTeX, o se ce ne sono di simili.

                                So rispondere solo a questo. Prova uno dei font che trovi qui.

                                Ciao

                                Mi aggiungo alla discussione: quale comando si usa nel preambolo per impostare per l’intero documento un carattere typewriter volendo emulare una macchina per scrivere, escludendo di inserire il testo del documento in un gruppo, come: {\ttfamily…}? E quale per il carattere san serif (a meno che il font, come Computer Modern, disponga già di una variante tutta sua ‹CM Bright›? 😕

                                Grazie,
                                Gianni[/quote]

                                Certo che si può fare tutto quello che si vuole con i font, ma una cosa è mettere il font tletype come font di default per tutto il documento, un’altra cosa è mttere un sans serif monospaziato che non esiste; per lo meno non ne conosco.

                                Direi che dalal tua domanda sembrerebbe che tu conosca poco dei font del sistema TeX; ti consiglierei la guida tematica Font e tipografia.

                                in risposta a: Elaborazione interminabile #91454
                                OldClaudio
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                                  Dipende dal sistema operativo e dall’editor; con TeXshop, per esempio, nasta cliccare il tasto verde/rosso e la compilazione si arresta. Con TeXShop c’è il pulsnate Abort. Con diversi sistemi operativi c’è il mdo di “uccidere” specifici processi di eleaborazione.

                                  Tuttavia ho il sospetto che tu sia a corto di RAM sul tuo vecchio portatile; temo che al massimo abbia 1GiB di RAM e questo ammontare è troppo poco; se poi ha meno di un GiB di RAM (il mio vecchio portatile Windows ne aveva 250KiB) sei sicuro di incorrere in guai del genere; sarebbe meglio sevista la pochezza della RAM, tu tenesi aperto solo il processo di compilazione, chiudendo le finestre che compaiono nella barra inferiore, si tratta di programmi in grado di essere eseguiti, quindi parzialmente tenuti in memoria, am dormienti; dormono, sì, ma occupano la poca RAM disponibile.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 6,181 al 6,195 (di 11,287 totali)

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