OldClaudio

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  • in risposta a: Fontspec – Errore: font non trovato #91266
    OldClaudio
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      No, non ti sei arenato; semplicemente non tutti i font OpenType hanno le stese “features”, il font Hoefler ha le features necessarie per l’esempio 7 della pagina 13; il font Eb Garamond non le ha o l’alternate=1 corrisponde a features diverse.

      Per l’esempio 28 non dovrebbe esserci nessun problema speciale; non ne vedo. Il file .log che cosa dice? (Io non posso replicare perché non ho mai visto né usato l’EB Garamaond). Ci provo; se trovo una soluzione ti modifico questo messaggio; quindi non rispondere finché non vedi che ho combinato qualcosa.

      [EDIT]
      Sembra che il font EB Garamond che viene distribuito con il sstema TeX non disponga per davvero dei set stilistici e delle Varianti di Cacartteri che le informazioni sul carattere lascerebbero pensare e che l’esempio 28 dimostrerebbe: se infatti si esaminano le caratteristiche del font EB Garamaond Italic con il programma otfinfo da terminale si ottiene`$ otfinfo -f ~/Library/Fonts/EBGaramond12-Italic.otf
      c2sc Small Capitals From Capitals
      calt Contextual Alternates
      case Case-Sensitive Forms
      ccmp Glyph Composition/Decomposition
      clig Contextual Ligatures
      cv01 Character Variants 1
      cv02 Character Variants 2
      cv03 Character Variants 3
      cv04 Character Variants 4
      cv05 Character Variants 5
      dlig Discretionary Ligatures
      dnom Denominators
      frac Fractions
      hlig Historical Ligatures
      liga Standard Ligatures
      lnum Lining Figures
      mark Mark Positioning
      numr Numerators
      onum Oldstyle Figures
      ordn Ordinals
      pnum Proportional Figures
      sinf Scientific Inferiors
      size Optical Size
      smcp Small Capitals
      ss01 Stylistic Set 1
      ss02 Stylistic Set 2
      ss03 Stylistic Set 3
      ss20 Stylistic Set 20
      subs Subscript
      sups Superscript
      swsh Swash
      tnum Tabular Figures` Quindi uno si aspetterebbe che se desse le features specificate con CharacterVar e con StylisticSe, dovrebbe ottenere le varianti di carattere e i set stilistici che corrispondono allae caratteristiche che otfinfo estre dal font.
      Ho predisposto allora il file seguente:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
      % !TEX TS-program = XeLaTeX
      \documentclass[12pt]{article}
      \usepackage{fontspec}

      \setmainfont{EB Garamond}

      \begin{document}
      \noindent\itshape
      very\\
      {\addfontfeatures{CharacterVariant=5} very}\\
      {\addfontfeatures{CharacterVariant=5:0} very}\\
      {\addfontfeatures{CharacterVariant=5:1} very}\\
      {\addfontfeatures{CharacterVariant=5:2} very}\\
      {\addfontfeatures{CharacterVariant=5:3} very}\\
      {\addfontfeatures{StylisticSet=1} very}\\
      {\addfontfeatures{StylisticSet=2} very}\\
      {\addfontfeatures{StylisticSet=3} very}\\
      {\addfontfeatures{StylisticSet=20} very}
      \end{document}
      `dove appunto ho specificato le features con i loro parametri che corrispondono ai valori numerici indicati da otfinfo. Facendo girare il codce con XeLaTeX, non si ottiene affatto quello che ci si aspetta, e la console riporta quanto segue:`…
      *************************************************
      * fontspec warning: “icu-feature-not-exist-in-font”
      *
      * OpenType feature 'CharacterVariant=5' (+cv05) not available for font 'EB
      * Garamond' with script 'Latin' and language 'Default'.
      *************************************************
      *************************************************
      * fontspec warning: “icu-feature-not-exist-in-font”
      *
      * OpenType feature 'CharacterVariant=5:0' (+cv05) not available for font 'EB
      * Garamond' with script 'Latin' and language 'Default'.
      *************************************************
      *************************************************
      * fontspec warning: “icu-feature-not-exist-in-font”
      *
      * OpenType feature 'CharacterVariant=5:1' (+cv05) not available for font 'EB
      * Garamond' with script 'Latin' and language 'Default'.
      *************************************************
      *************************************************
      * fontspec warning: “icu-feature-not-exist-in-font”
      *
      * OpenType feature 'CharacterVariant=5:2' (+cv05) not available for font 'EB
      * Garamond' with script 'Latin' and language 'Default'.
      *************************************************
      *************************************************
      * fontspec warning: “icu-feature-not-exist-in-font”
      *
      * OpenType feature 'CharacterVariant=5:3' (+cv05) not available for font 'EB
      * Garamond' with script 'Latin' and language 'Default'.
      *************************************************
      [1] (./EBGaramond.aux) )
      Output written on EBGaramond.pdf (1 page).
      SyncTeX written on EBGaramond.synctex.gz.
      Transcript written on EBGaramond.log.
      `Il file log è molto più prolisso, ma sostanzialmente dice le stesse cose.

      Io ne concludo che i comandi dati nel file sorgente .tex vengono interpretati correttamente, ma che il font, nonostante quanto dice otfinfo non possiede le caratteristiche che esso stesso indica. Se la mia interpretazione è corretta il redattore di fontspec.pdf ha usato un’altra versione dei font EB Garamond diversa da quella che viene distribuita con il sistema TeX.

      Nota: ho controllato la presenza delle varianti dentro il file OpenType(sul Mac il programam FontBook.app mi ocnsente di farlo) e quelle varianti della lettera v ci sono effettivamente; non ho la più vaga idea, eprò di come le si possa attivare senza poterle far riconoscere a fontspec mediante le features che il font EB Garamond avrebbe, ma che fontspec non riconosce.

      Mi spiace; forse Enrico potrebbe dirci qualcosa.

      in risposta a: Fontspec – Errore: font non trovato #91264
      OldClaudio
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        L’argomento di setmainfont è il nome della famiglia e la famiglia otf dell’EB Garamaond è appunto EB Garamond; questa famiglia contiene poi l’EB Gramond Regular e l’EB Garamond Italic, ma con glo Opentype scegli l’uno o l’altro con i soilti comandi \rmfamily\upshape o \itshpae rispettivamente; poi puoi speficicare feature diverse per l’uno e l’altro font.

        Infatti togliendo Italic dall’argomento di \setmainfont, il tutto ti funziona regolarmente.

        PS: guarda che il verbo redarre non esiste; esiste invece redigere, il cui participio passato è redatto, ed è questo che ti ha tratto in inganno.

        in risposta a: Avanzamento linea incoerente in Eledmac #91258
        OldClaudio
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          Da quello che posso vedere fra \NuovoPar e \Finepar, cioè fra \pstart e \pend tutti i segni di markup di fine capoverso non hanno effetto; quidi quando all’interno del primo blocco \NuovoPar quando tu specifichi \Large sei già dentro l’ambiente latin (quindi non serve impostare \normalsize dopo aver chiuso l’ambiente, visto che la dichiarazione \large è locale) ma fino a dopo \FinePar non ci sono fine capoversi di nesun genere; non valgono la righe vuote come fine capoversi, perché evidentemente eledmac all’interno di \pstart e \pstop rende inerte ogni dichiarazione di fine capoverso; non serve nemmeno mettere \par; forse servirebbe \mettere qualcosa che sostituisca \par, ma che ne conservi il significato, ma quello che ti succede è specifico dell’intervallo di cpaoversi contenuti fra \NuovoPar (equivalente a \pstart\newpar) e \FinePar (equivalanete a \pstop\vspace{4ex}).
          Il fenomeno no si riproduce nel \NuovoPar successivo, perché specifichi \large prima di \nuovopar, quindi questa dichiarazione vale fino a \normalsize dato subito prima di \FinePar; piuttosto osserverai che all’inizio del secondo blocco la parte scritta all’inizio è scritta con font normale, ma l’avanzamento di riga è quello del corpo large. Cioè, le prime tre righe sono composte in \Large, poi scrivi alcune annotazioni specificando \normalsize e il font assume corpo normale ma resta con lo stesso avanzamento di riga, poi rispecifichi \large e così resta fino alla fine del blocco.

          Entrambi i casi dipendono dal fatto che l’avanzamento di riga viene usato solo alla fine del capoverso, e fra \NuovoPar e \FinePar non ci sono fine capoversi né esplicit né impliciti, perché all’interno di questo blocco i capoversi sono eliminati.

          Per correggere bisognerebbe ridefinire certe cose all’interno di eledmac, ma non me la sento di metterci le mani.

          Sei sicuro dei comandi \NuovoPar e \FinePar dove credo che tu intendessi il paragrafo italiano mentre \pstart e \pstop si riferiscono al paragraph inglese?

          in risposta a: quoatation incapsulate #91173
          OldClaudio
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            I due problemi che hai sottoposto al forum sono risolti nel file allegato.
            [attachment=874]CitazioniAnnidate2.tex.zip[/attachment]

            Ma mentre il prrimo problema relativo alle citazioni me lo aspettavo; il secondo, quello relativo alle testatine che esplodono non sono riuscito a riprodurlo; ho inserito le tue impostazioni dopo il caricamento del pacchetto fancyhdr; ho messo i renewcommando dopo la definizione delle testatine, e le testatine sono venute come previsto.Per lo meno, sono venute conformemente alle tue impostazioni dove vuoi che il capitolo e il paragrafo non siano accompagnati dai rispettivi sumeri e siano composti in maiuscoletto.

            Viceversa per le citazioni incapsulate ho tolto o commentato alcune parti che venivano dalle definizioni originali di Maïeul Roquette in eledmac. Maïeul non programma molto bene e specifica cose inutili; Per esempio non capisco perché all’interno dei comandi di apertura e di quelli di chiusura specifichi \skipnumbering, quando nei comandi di chiusura è ancora valida la dichiarazione fatta nei comandi di apertura. Non capisco perché debba mettere globali le specifiche dei margini, che influenzano anche altri ambienti incapsulati; avrei dovuto accorgermi da solo che per quotation* (e per quote*, dove mi sono scordato di correggerlo) nei comandi di chiusura specificare i margini in modo globale provoca l’errore che hai segnalato.

            Invece ho misurato con il tipometro e non ci sono le variazioni di avanzamento di riga che avresti notato; per essere sicuro ho misurato gli avanzamenti di 10 righe prima e dopo le aperture degli ambienti; ti assicuro che non ci sono variazioni di avanzamento di riga (comunemente e impropriamente chiamato interlinea).
            Ciao
            Claudio

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            OldClaudio
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              Sì, la conosco. è Scritta dal curatore di eledmac (il successore di ledmac). Siccome non sono un “umanista”, ci sono alcune parti che non so giudicare, ed altre che invece mi sembrano un pochino non aggiornate. Ne ho anche parlato (per e-mail) con l’autore e gli ho consigliato di rivolgersi a questo forum per certi suoi problemi. Se cerchi il nome maieul con il comando di ricerca di questo forum vedi quali sono i suoi interventi. Maïeul è in gamba; come letterato che si occupa di scritti apocrifi mi sembra una persona molto competente.

              Tu conosci invece il testo Edizioni Critiche — Guida alla composizione con il proprio computer? È stato scritto da due nostri soci ed è eccellente per i cultori di scienze umane.

              Maʼeul mi aveva promesso che avrebbe aggiunto anche la bibliografia del nostro (*) Edizioni Critiche che gli ho segnalato io. Non so se l’abbia fatto, perché non essendo un “umanista” non seguo molto questo tipo di pubblicazioni.

              (*) Scrivo “nostro” non perché il GuIT entri a pieno titolo nella redazione di Edizioni Critiche, ma perché i due autori sono membri del GuIT.

              in risposta a: Stesura di un documento di grandi dimensioni #91246
              OldClaudio
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                Il file interpretazione.tex è un documento autonomo che comincia con \documentclass, ha un preambolo. poi \begin{document} e infine \end{document}. In questo modo non può assolutamente essere incluso né con \includeonly+\include, nè con \input.
                Probabilmente ri sei sbagliato a mandare il file che hai mandato, visto che nei precedenti messaggio dici di aver tolto il preambolo.

                Poi c’è un altro inghippo che mi lascia perplesso; non so se abbia a che fare con il tuo problema, ma ti descrivo la mia perplessità.

                In \includeonly indichi i capitoli da includere con il loro nome, giustamente senza estensione .tex; ma nei comandi \include indichi i capitoli con il poro percorso relativo alla cartella del file principale. Per quanto ne so io devi indicare i file nello stesso modo sia nella lista di \includeonly, sia nelle singole chiamate con \include.
                Siccome io non tengo mai i capiitoli in sottocartelle, ammetto che la cosa non mi sia mai capitata, quindi non credo di avere voglia di costruirmi cartelle ramificate per verificare se la mia ipotesi è vera.
                Fai prima tu ad agginungere capitoli/ davanti ai nomi dei file nella lista di \includeonly e a vedere che cosa succede.

                Naturalmente accertati che i file da includere NON CONTENGANO NÉ IL PREAMBOLO NÈ \begin{document} NÉ \endd{document}; devono solo contenere il contenuto del capitolo da \chapter{…} fino alla fine del capitolo; se proprio vuoi marcare la fine del file metti alla fine solo \endinput.

                Inoltre non scrivere l’argomento di \includeonly in quel modo, am scrvilo con un file pr ogni riga:`
                \includeonly{%
                capitoli/onde,%
                capitoli/interpretazione%
                }`
                Mettendo un segno di commento prima del nome do ogni file che NON vuoi compilare, e compilando il main document (che non dovrebbe contenere altro che il preambolo e i vari \include — quell’introduzione che hai indicato va messa in un file da includere) puoi compilare un capitolo alla volta mantenendo tutti i riferimenti incrociati. senza bisogno di compilare ogni capitolo con un altro file che contenga il preambolo.

                A me sembrava che nell\Arte fosse spiegato bene; se vuoi controllare sulla GuidaaGuIT (da scaricare dalla sezione di documentazione) vedi che si consiglia questo modo di procedere. Non dico che la cosa sia esposta meglio che nell’Arte, ma le due esposizioni possono completarsi a vicenda.

                PS: Orrore e brivido di raccapriccio! scorrendo meglio il tuo main file ho visto che scrivi bestemmie del genere: `
                \newline
                \\
                `
                Guarda che non ho esagerato a dire che si tratta di bestemmie. Leggi bene L’Arte; ne hai sicuramente bisogno.

                in risposta a: oldstylenums #91228
                OldClaudio
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                  dianoia” post=90815Ciao oldclaudio, scusa sono stato un pò frettoloso nel porre la domanda.
                  Uso pdflatex, generalmente con il font concrete math (concmath). Non so se sia una scelta adatta, tenuto conto del fatto che non scrivo matematica ma il font mi piace molto. Non l’ho specificato perché lo stesso errore mi viene restiuito anche con il font di default (latin modern?). Nella documentazione di concmath ho già visto che, se non vado errato, è soltanto previsto il comando \oldstylenums, ma non mi sembra sia possibile definire una volta per tutte il font dei numeri. Secondo te posso risolvere mantenendo questo font?

                  Non ho mai usato ci concrete e in particolare i concrete math; Ho letto il libro di Knuth Concrete Mathematics dove Knuth usa sia i concrete fonts per il testo e i concrete math per la molta matematica che c’è in quel testo.

                  Ma quello che ti dicevo nel mail precedente era di usare dei font che permettono di scegliere gli oldstyle, le cifre minuscole, globalmente tranne che nelle tabelle, dove ci vogliono le cifre maiuscole, possibilmente equispaziate (i font opentinpe distinguno le cifre miuscole “lining” dalle cifre maiuscooel”tabular”). Ti avevo detto di leggere la documentazione di cfr-lm (texdoc cfr-lm) giusto per avere un esempio; ma ci sono, credo i fourier e i kpfonts che consentono di farlo; al solito bisogna leggere la documentazione.

                  I concrete non sono molto sviluppati da questo punto di vista, secondo me sono belli ma di impostazione un po’ vecchiotta, insomma un po’ come i font CM in codifica OT1, anche se oggi forse esistono in codifica T1; ma questo ti dà un’idea di quello che intendo per vecchiotti; font adatti a Knuth che compone (benissimo) i suoi test in inglese usando Plain TeX con un suo file di “stile” come ha fatto per il TeXbook e per il METAFONT book.

                  Come fanno i font cfr-lm (Latin Modern) a comportarsi diversamente dai Latin Modern ottenuti con il pacchetto lmodern? I font sono gli stessi, assolutamente gli stessi, eppure in u modo puoi avere cifre maiuscole e minuscole, con gli altri le puoi avere solo usando \oldstylenums; il trucco sta nell’uso dei font virtuali; il discoso sarebbe molto lungo e in parte è accennato nella guida tematica sui font, ma è appena una descrizione molto superficiale; vale la pena leggere il paragrafo sui font virtuali per rendrsi conto quanto c’è dietro il sistema TeX. I font virtuali non vengono usati solo per le varianti dei cfr-lm, ma anche per ottenere gli spezzono a 256 caratteri dei font OpenType (che possono contenere migliaia di caratteri in un solo font) al fine di usarli con pdflatex che può usare solo font a 256 caratteri. Lo stesso vale per i font TrueType. A suo tempo, prima che esistessero i veri font EC (con la versione preliminare DC) in codifica T1, esistevano i font AE ottenuti dai Cm attraverso in font virtuali. Appena osno stati disponibili i font Type 1 con dvips e poi con pdftex, i veri font Times, e compagni, sono stati resi accessibili al sistema TeX mediante una transcodifica eseguita con i font virtuali. Ma Quando Knuth i ha inventati li ha definiti un nuovo gioco per aspiranti TeX guru. Il nuovo gioco è molto difficile, quindi oggi i font virtuali esistono ma gli script per generarli sono creati da veri guru.

                  I font fourier e i font kpfont si basano anche loro su font virtuali.

                  Le guide tematiche sono composte con una particolare classe che usa i Latin Moden, versione cfr-lm, dove le cifre minuscole sono usate regolarmente nel testo.

                  in risposta a: oldstylenums #91224
                  OldClaudio
                  Partecipante
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                    Dipende da cosa usi per compilare; quale programma e quali font:
                    1) usi pdflatex e i font Latin Modern o altri font dotati di oldstylenums, cioè le cifre minuscole; leggi le istruzioni dei pacchetti che hai usato per usare quei font; se lavori con i LaTin Modern invece del pacchetto lmodern usa il pacchetto cfr-lm, dopo averne letto a documentazione; puoi impostare separatamente le cifre minuscole nel testo e le cifre maiuscole per le tabelle; hai moltissime possibilità.
                    2) usi xelatex e font che contengono le cifre minuscole, masta che tu specifichi le cifre minuscole come opzione di default o come opzioni per tutti i font, o solo per i font che usi nel testo; puoi definire delle famiglie di ofnt con opzioni diverse per comporre le tabelle, C’è tutto nella documentazione di fontsprec’ fontspec è i pacchetto che permette di gestire i font OpenType e che viene sempre caricato nel preambolo perché non avrebbe molto senso compilare con xelatex un qualsiasi documento che non usi nemmeno un font OpenType.

                    in risposta a: RISOLTO – smallRoman e backref #91202
                    OldClaudio
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                      Corrado, se avessi letto il messaggio dal fondo verso l’alto, avresi visto ce la cosa si manifestava alla riga 50 di qualche file; dirante l’esecuzione di una macro.
                      alla riga sopra hai la famosa riga spezzata; la riga viene spezzara nel punto in cui è avvenuto l’arresto, e nella parte di sotto c’è il prossimo token da elaborare cioè \x, ma subito prima dell’interruzione c’è \show\x; chissà cosa cosa vorrà dire?
                      Passi alle righe precedenti e trovi che \x è una macro e che il suo significato è [tt]\endgroup \original@abx@aux@backref {1}{Kechris:classical}{0}{IX}{9}.[/tt]
                      Nota il punto finale che non fa parte della definizione, ma rappresenta al fine del messaggio.

                      Come vedi è chiarissimo; se poi vai in basso dolo la riga che comincia con l..50, nella console troveresti che puoi premere o qualuque degli altri tasti azione, compreso I. Io tavolta se \show mi dicesse che il significato della macro \x è [tt]\protected\x .[/tt] (nota lo spazio subito prima del punto di fine messaggio) avrei avuto poca informazione, Allora sfodererei una di quelle magie alla TeX e iscriveri nella riga in basso `
                      I\expandafter\show\csname x \endcsname` (noti gli spazi?) e avrei il significato della macro vera, non quella protetta, in modo che saprei esattamante cosa fa sia la macro vera sia evidentemente quella protetta quando viene eseguitaa per davvero.

                      I mi dice di inserire nel flusso dei token all’entata qunto c’è scritto dopo sulla stessa riga della console.
                      \exmandafter mi dice di eseguire \show DOPO aver eseguito il token successivo
                      \csname “nome control sequence”\endcsname serve per fare riferimento ad un nome di una control sequence costruito con tutti i token anche non letterali che sono compresi dopo \csname e prima di \endcsname (senza contare gli spazi che seguono il comando \csname che non contano mai dopo il nome di un comando)

                      Ovviamente l’azione I finisce premendo , questo va da sé, altrimenti come sarebbe terminata la descrizione dell’azione.

                      I è utile, specialmente con TeXShop che lavora in errorstopmode anche quando scrivi male il nome di un comando; a me capita di scrivere \amta invece di \meta; bene il compilatore si ferma con un messaggio d’errore spezzando la riga dopo \mata e indicandomi il numero della riga dove ha trovato il comando errato; allora premo mela+L e mi si apre la finestrella il numero della riga; lo scrivo e premo ; correggo \mata in \meta nel file sorgente e NON premo mela+alt+T, ma scrivo nella riga della console [tt]I\meta[/tt] e premo ; la compilazione prosegue con lo stesso file sorgente (anche se alla prossima il file sorgente non conterrà più l’errore) ma avendo sostituito \meta a \mata; se non ci sono altri errori la compilazione arriva alla fine senza ulteriori problemi; se ci sono altri errori non gestibili con la I, allora premo X al primo errore che non posso correggere interattivamente come per \mata, e senza perdere niente in termini di file ausiliari che mi potranno essere utili per le prossime compilazioni. Trovo questo modo di procedere molto efficace. Come noto non cancello mai i file ausiliari; sono troppo utili per cancellarli; per ricrearli in modo corretto di solito ci vogliono da due a tre compilazioni del documento, quindi si spreca un mucchio di tempo.

                      Un mucchio? be’ sì; è vero che pdflatex è velocissimo; xelatex non lo è altrettanto e lualatex è ancora più lento; tre compilazioni possono far perdere anche un paio di minuti se si sta lavorando un documento non minimale.

                      in risposta a: indice analitico e Biblatex nomi con simboli iniziali #91213
                      OldClaudio
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                        Ammesso che tu abbai una tastiera decentemente associata ad un buon driver, o che tu disponga di una tastiera virtuale o una buona tabella dei caratteri, con a quale tu possa cambiare font e codifica assieme, hai provato a vedere che cosa succede se tu scrivi direttamente Łukasiewicz; forse te lo mette in coda a tutte le L, ma è meglio che fra i simboli. Naturalmente è obbligatorio usare la codifica di input utf8

                        Un’altra possibilità sarebbe quella di usare texindy come motore di sorting e di produzione dlel’indice dei nomi; Con il pacchetto imakeidx lo si può fare, ma devi o autorizzare il tuo sistema ad usare l’impostazione –shell-escape non protetta, o devi eseguire il sorting dell’indice dei nomi a mano.
                        Per le opzioni da dare a texindy devi leggerne la documentazione, che ahimè non è delle più chiare; non vorrei studiarmela io per usare le lettere polacche, per poi darti le dritte del caso, ma so per certo che xindy (anche nella versione texindi) dovrebbe poterlo fare.

                        Alternativa ulteriore, ma di scarso sollievo: nel database bibliografico da gestire con biblatex e poi da imakeindex per l’indice dei nomi, scrivi Lukasiewicz sena la L barrata; è sbagliato in polacco, ma per un tesi scritta in italiano o in inglese non si noterebbe l’errore.

                        Quarta alternativa: scrivi Lukasiewicz nel campo author e inserisci un campo note nel quale scrivi il nome completo dellautore scritto correttamante con la L barrata.

                        in risposta a: RISOLTO – smallRoman e backref #91199
                        OldClaudio
                        Partecipante
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                          Dork, il comamdo \show seguito da una control sequence, serve per mostrare sulla console il significato della control sequence, cioè la sua definizione o il carattere implicito che rappresenta.
                          Chiaramente quando arriva il suo momento per andare in esecuzione , il programma di ferma per dare tempo all’utente di leggere ciò che voleva vedere. Non è un errore, ma serve appunto per mostrare il significato di una macro, e per controllare che sia proprio quello che si voleva che fosse. Una volta visto che è tutto a posto, lo si toglie insieme alla control sequence che il comando mostra, e la verifica è finita.

                          Hai fatto bene a toglierlo, ma faresti ancora meglio se, quando il programma si ferma, leggessi quello che c;è scritto nella console, anche quando ci sono degli erorori veri; è così che si può interagire con il programma e capire se si tratta davvero di errori o di che cosa.

                          Io consiglierei di configurare i vari shell editor che vengono usati di far eseguire i programmai del sistema TeX in “errorstopmode” piuttosto che in scrollmode. Con quest’ultimo si dice al programma di tirate dritto, senza preoccuparsi dei messaggi, cercando di arrivare comunque alla fine, cosa che spesso mette in imbarazzo l’utente, perché talvolta non viene prodotta nessuna uscita; in ogni caso lil modo “scroll” impedisce all’utente di interagire con il programma per inserire le correzioni al volo sia nel file sorgente, sia nel flusso di dati che il programma sta leggendo. Nelle varie guide c’è scritto che fra le varie azioni che si possono fare quando l programma si ferma (H, X, S,…} c’è anche I; questa si uò usare solo se il programma si ferma e da tempo all’operatore di inserire/sostituire qualcosa nel flusso di dati che il programma sta leggendo. Secondo me utilissimo, ma non lo si può usare se non quando si è in errorstopmode, e si ha l’abitudine di leggere i messaggi.

                          in risposta a: RISOLTO – imakeidx Vs ClassicThesis Vs Hyperref #91206
                          OldClaudio
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                            È certamente una questione di ordine di caricamento dei pacchetti. imakeindx non si incarica di come scrivere le entries nel file idx, e si limita ala lanciare il programma makeindex che trasforma il file idx nel file ind. quindi non mi stupisco che con una delle classi Koma, con o senza classicthesis, le cose non funzionino bene, perché questa classe ridefinisce molti comandi delle classi standard rendendoli incompatibili.
                            Chi ha scritto imakeidx ha già indicato dei work around per altri casi di incompatibilità, tutti documentati e descritti nella documentazione di imakeidx (texdoc imakeidx) ma non può prevedere tutti i casi di incompatibilità, meno che mai quelli di classicthesis, che ad ogni nuova eversione non è retrocompatibile nemmeno con se stessa.
                            Se cerchi sul forum i filoni di discussione che riguardano classicthesis ne troverai anche di quelli iniziati da Lorenzo Pantieri stesso. Ma sarai stupito dal numero di filoni che riguardano quel pacchetto e credo che mantenga il primato di richieste di aiuto.

                            Pensare che suftesi funziona così bene!… non capisco perché si debba usare classicthesis; sì, certamente, esistono dei casi in cui non se ne può fare a meno, se non altro per compatibilità con il passato quando vengono aggiornati vecchi documenti, ma per una tesi non lo consiglierei mai.

                            Sia ben charo che anche suftesi è rigido; c’è scritto in modo ancor più evidente che per classicthesis, che se vuoi apportare modifiche alla classe, devi rivolgerti ad altre classi. Ma quanto offre suftesi sono alcune decine di migliaia di combinazioni di stilli, tanto che appare piuttosto improbabile che si debba cambiare qualcosa che la classe non offra già. Non è così con classicthesis.

                            Ciao
                            Claudio

                            in risposta a: RISOLTO – stile toc imakeidx #91210
                            OldClaudio
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                              Non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena; le classi Koma sono già attrezzate per fare molt delle cose che imkaedix fa; quella dell’opzione intoc è una di quelle che le classi Koma fanno fa sole, visto che la definizione di comando \chapter, come quella del \comando \chapter* non osno standard.
                              Il problema si è già presentato in passato. Ma la soluzione più corretta, sendo me è quella di non dare l’opzione intoc, di lasciar lavorare imakeidx, ma di aggiungere lo statement specifico che tu mostri ocmmentato, quindi facedo fare la composizone sincrona a imakeidx, e la composioone dell’indice generale alla classe koma che stai usando per la tesi.

                              in risposta a: TeXstudio – scorciatoia per un comando personalizzato #91192
                              OldClaudio
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                                Ho capito il problema; io non evidenzio mai passando per il sorgente .tex e ricompilando. ma evidenzio, ed eventualmente commento, il file pdf altrui. Si può fare certamente con Preview e con Skim sul Mac; si può fare con Adobe Reader (freeware); certamente si può fare anche con altri programmi presenti su macchine Windows o Linux.
                                Forse è più facile da fare come fai tu, ma per le annotazioni preferisco gli altri programmi.
                                Ciiao
                                Claudio

                                in risposta a: quoatation incapsulate #91172
                                OldClaudio
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                                  Abbi pazienza; ora sono io fuori sede per qualche giorno; conto di rientrare a casa domenica.

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