Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Mi spiace, @Teodoro, ma senza un po’ di testo non vedo errori che possano far tremare \pageref fino a farlo scoppiare. Ci saranno di sicuro, perché lo fa, ma non li vedo.Invece vedo molto incongruenze.
1) Scrivi che \hyphenation{qui-bus-dam} non funziona, e invece agginugi \hyphenation{sen-ten-za}; ma se usi le lingie italiane latina, ti assicuro che la divisione di sentenza avviene con i pattern di default in modo perfetto; siccome i pattern per l’italiano li ho fatti io (e anche quelli per il latino) so esattamente di che cosa parlo. Per il latino la cosa è diversa: certo la divisione che tu specifichi con \hyphenation è corretta, mentre i pattern latini darebbero qui-bu-sdam, chiaramante fonetica e non etimologica; questo è spiegato nella documentazione per il latino sia di babel sia di polyglossia; lavorando con bael si potrebbe usare il doppio apice [tt]quibus”dam{/tt] per indicare un punto di divisione filologica, ma poi con polyglossia non funziona; con entrambi funziona invece \hyphenation, ma va specificato entre è in vigre la lingua latina;non mentre è in vigire il mainlanguage; ogni lingua ha le sue regole di divisione in sillabe e le sue eccezioni specificate con il comando \hyphenation. questo per la stessa lingua può venire specificato più volte e le varie divisioni vengono cumulate in un un elenco senza che l’utente debba preoccuparsene; l’utente deve invece preoccuparsi di specificare hyphenation mentre è in vigore la lingua di cui si specifica uan eccezione.2) \endinput dopo \end{document} è del tutto inutile; \end{document} fa già da solo quello che fa \endinput; quest’ultimo è utile solo alla fine dei file inclusi con \input o con \include.
3) continui ad usare il pacchetto idxlayout; Please, don’t do it: te lo scrivo in inglese sperando che tu lo recepisca, visto che in italiano non l’hai recepito; le sue opzioni totoc e font=footnotesize sono già realizzate con l’opzione intoc di \makeindex e con la rideifnizione di theindex; Che poi il pacchetto serva a comporre le voci dell’incide analitico con un solo capoverso è una cosa che non capisco, visto che lo fa già da solo con o senza imakeidx.
4) L’uso di \@ nella ridefinizione di \see mi pare inconsistente; vedi la guida tematica Il LaTeX Hanbook Reference commentatoe tradotto in italiano nella pagina 13; vi si spiega che un punto dopo una lettera maisucola viene inteso come un punto di abbreviazione, se lo si vuoe come punto di fine periodo PRiMA del punto bisogna mettere \@; invece un punto dopo una lettera minuscola viene inteso come punto di fine periodo; con la lettera minuscola se vuoi che il punto sia di fi abbreviazione devi metterci uno spazio esplicito mediante “\ ” (senza virgolette; qui le ho indicate epr evidenziare che dopo la barra inversa c’è uno spazio), oppure con uno spazio indivisibile mediante la tilde di legatura [tt]v.~\fi#1[/tt]
5) Andando all’inizio carichi il pacchetto setspace; all’inizio del documento specifichi \footnotesize(12}{15} Che viene reso attivo solo se seguito da \selectfont o da qualunque altra dichiarazione relativa ai font, non limitata da un gruppo o da un ambinete che esegua a sua volta il comando \selectfont. È una impostazione strana; di default la classe report con l’opzione 12pt compone con font “normali” di 12pt con un avanzamanto di riga di 14.5pt; basterebbe quella opzione alla classe per avere quello che tu desideri, a meno di mezzo punto di differenza ad ogni riga. Sì, quando hai completato la pagina che avrà una trentina di righe di sicuro avrai una riga in più in ogni pagina con un avanzamento di 14.5 pt rispetto a una avanzamanto di 15pt; ma tr nr accorgi? Oppure te l’anno prescritto? Se te l’hanno prescritto tieni presente che l’impostazione con ‘fontsize vale solo per il font corrente quando specifichi questo comando, ma non influisce sui copri che ottieni con \footnotesize, \small, \large, eccetera. Per farlo funzionare sempre devi impostare ‘linespread{1.0345}, dove quel valore non è altro che il rapporto fra 15 e 14,5.
6) A cosa ti serve exludeonly? a ninete, perché faresti prima ad usare il comando \includenly, con un solo nome di file in ogni riga e moi mettere un segno di commento (un solo segno di commento invece dell’intero nome del file) davanti ai file che vuoi escludere;; se non metti comandi di \include, ma usi solo comandi \input, excludeonly è inefficace.
7) i pacchetti dei font textcomp e lmodern non servono se usi fontspec con xelatex; (e usi certamente xelatex, altrimenti non potresti usare polyglossia e ti darebbe un errore grave se chiami fontpsec metre usi pdflatex); I font Latin Modern OpenType sono di default quando invochi fontspec; se invocho lmodern usa i font Type 1, invece dei font OpenType, quindi mi sembra un notevole regresso rispetto alle potenzialità di xelatex; di conseguenza il pacchetto slantsc potrebbe essere , anzi è superfluo, perché con in font OpenType puoi fare di tutto e di più, cisto che ogni font contiene migliaia se non deocne di migliaia di glifi e con i font Latin Modern Opentype hai già inclusi i segni del Text Companion Font e molto di più. (ti mancano solo gli alfabeti diversi da quello latino, ma ti mancano anche se usi il pacchetto lmodern.
7) il pacchetto rotating serve a ben altro oltre a ruotare ciò che è rappresentato dal suo argomento; viene usata per ruotare tabelle, e altre cose simili; per ruotare figure, senza ruotare la didascalia, basta usare l’opzione angle=90 fra le opzioni di ‘includegraphics; visto che carichi il pacchetto graphicx, rotating solo per rutoare figure non ti serve a niente.
8 ) il pacchetto multirow sarebbe da evitare, non perché non riesca a fare il suo lavoro, ma perché le celle di una tabella che si estendono per più righe non sono molto professionali; Enrico è esplicito su questo argomento; io sarei meno contrario, ma certamante eistono altri metodi per rimepire le caselel di una tablela che non siano coì antiestetici come quelli prodotti da \multirow.
9) il comando \centerline è stigmatizzato nei vari testi come quello leggibile con texdoc l2tabu-italian Si sostituisce semplicemente con \makeboz[\textwidth]{…}
Molti di questi appunt sono innocui; forse quello relativo a idxlayout potrebbe essere all’originae del tuo problema, ma se spiegi meglio cosa intendi per comperre in un solo capoverso, forse si più fare direttamente con \imakeidx, oppure ridefinendo i comandi \idx@iteme soci (che in parte ahi già fatto)
Ciao
Claudio
::pepi_b” post=90708i tuoi suggerimenti sono stati preziosissimi, infatti non so come ringraziarti specie per il documento della NIST è un piccolo manualetto da tenere ben aperto insieme ad ArteLaTex quando si lavora specie in questo ambiente. Devo ammettere la mia palese ignoranza in questo ambito in quanto nè alle superiore nè all’università nessun ci dice come “compilare” correttamente un rapporto tecnico e farlo come si deve. Grazie ancora!!!!
Nella sezione Documentazione di questo sito c’è un piccola guida Saper Comunicare che il Politecnico di Torino ha messo a disposizione dei suoi studenti e degli studenti di qualunque università; credo che sia una copia di due o tre anni fa. Recentemente Ne è stata prdisposta una versine più recente ed conforme alla situazione dei nuovi Stautti sia del PoliTO, sia di altre università dove spesso le facoltà non esistono più.
Ma per quel che riguarda la scrittura delel tesi o di una qualsiasi rapporto tecnico le cose sono ben ferme e non credo che verranno cambiate dalla attuale Commissione Rettorale che dovrebbe provvedere ad una revisione della revisione. Lo faranno certamente, ma chissà quando; nel frattempo hanno promesso che in via porvvisoria metteranno la versione attuale nel sito della Didattica del Polito.
Se e quando avverrà, verrà aggiornata anche la versione scaricabile dal sito del GuIT.Ti suggerisco di scaricarla da questo sito e di leggerla. Non occorre uno studio approfondito, e quell’ottantina di pagine contengono anche molte tabelle, quindi quello che c’è da leggere dovrebbe essere ben distinto dalle indicazioni burocratiche che per altro quella piccola guida contiene.
::
Il diagramma non mi spiace, ma le unità di misura fra parentesi quadre sono un errore palese, commesso dai più; se è un errore, non è un buon motovo di commetterlo con la scusa che tutti scrivono così.Quasi tutti scrivono mt non per indicare le millitonnellata(cioè i chili) ma per scrivere metri; lo stesso mq per non dire milliquintali; lo stesso per Km per non dire kelvinmetri; e via di questo passo.
Ho già scritto abbastanza sull’analfabetismo metrologico; quindi non insisto; ma se chiedi al tuo docente vedrai che conferma quanto dico; per una cosa più autorevole scarica dal sito dal sito NIST (National Institute of Science and Technology, l’ex National Bureau of Standards statunitense) il documento sp811.pdf e, tolti i pochi commi che si riferiscono espressamente alla lingua inglese, avrai la conferma di quel che dico. Non parliamo poi della parentesi quadre che contengono solo la lineeta per il numero di Mach adimensionato 😯Nel tuo diagramma invece di scrivere β [°] sull’asse delle ordinate scrivi esplicitamente “Angolo di attacco β n gradi’ magari ruotando la scritta di 90° in senso antiorario, e in Ascisse scrivi “Numero di Mach M” (ovviamente senza le virgolette) e, se lo ritieni opportuno, semplifica la didascalia corrispondentemente.
Quello che ti ho suggerito per l’etichettatura degli assi è quanto prescrive la norma UNI sul disegno tecnico. Non mi sono inventato niente e non ti sto importunando con mie fisime particolari. Sì, certo, ce l’ho un po’ con coloro che usano informazioni metriche ma non le sanno scrivere; lo ammetto, ma non credo che sia opportuno lasciar correre, come chiunque non lascerebbe correre se si scrivesse squola invece di scuola.:wink:
::
Guarda il manuale di Enrico: Appunti di programmazione in TeX e LaTeX; lo trovi suo suo sito, dove ci sono altri documenti interessanti.
E poi ci sono gli infiniti pacchetti di cui non sarebbe male in certe circostanze guardare il codice; infine, ma siamo as un livello molto più basso, c’è la mia guida tematica Itroduzione alla creazione di file di classe dove tra le altre cose viene commentata non riga per riga, ma sezione per sezione proprio la classe book, per molti versi molto simile alle classi report e article; conoscendo la classe book si conosce molto di più di quel che si potrebbe immaginare.Certo, leggere manuali tecnici non è così divertente come leggere Tito Livio, o un bel libro bizantino come Philokalia, ma talvolta aiuta.
::Teodoro Studita” post=90685Che macello!
Però funziona. Spero che passando dal file di prova a quello “vero” non esploda nulla 😀
A presto e grazie ancora,
Macello?
Non direi proprio. Ho semplicemente copiato la definizione dell’ambiente theindex dalla classe article, vi ho aggiunto solo \footnotesize e ho camabiato il \@mkboth in \@mkrigt, togliendo il secondo argomento. Del tutto banale; davvero, non sto scherzando.
L’unica piccola arrampicata sui vetri, che per altro mi ha richiesto due minuti, è stata quella di vedere il codice di imakeidx per vedere come fa a mettere nell’indice generale i vari indici analitici e ho visto che non guarda come è definito theindex, ma guarda se la classe definisce \caption; quindi è stato davvero semplice ridefinire quel parametro interno perché facesse quello che vuoi tu.
Certo l’esperienza aiuta, ma non è difficile farsene, specialmente quando si compongono documenti complicati come i tuoi.Anzi più sono complicati i documenti, più bisogna avere il coraggio di andare a vedere che cosa c’è sotto il cofano, di questi bei motori che usiamo sempre a cofano chiuso. È vero, da bambino smontavo i giocattoli per vedere come erano fatti dentro e per capire come funzionassero; poi sono diventato ingegnere, che mi sembra la destinazione “predestinata’; non ho mai perso l’abitudine di vedere come sono fatte le cose dentro. Poi ho scoperto che questo approccio si applica anche a discipline insospettabili; uno dei libri più interessanti che ho letto è stato il manuale di Filologia Romanza, e mi è venuta la voglia di sapere come fossero fatte le lingue “dentro” ora sono capace di leggere usando poco il vocabolario tutte le lingue nazionali di origine latina, più diverse lingue secondarie; mi piace smontare el parole riconducendole al latino e rimontarle per arrivare ad un’altra lingua romanza. Mi avessero detto 50 anni fa che mi sarei appassionato di queste cose, avrei forse esclamato anch’io: Che macello!, ma ci vuole solo il coraggio di buttarcisi e poi non è più un macello.
PS: mi ero scordato di segnalarti che avevo commesso un errore scrivendo \addtocontentsline, perché l’ortografia corretta è \addcontentsline. Scusami.
Ciao
Claudio
::
Cerca nel tuo file il punto dove chiami imakeidx e sostituisci con quanto segue:
`%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%INDICI%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% RIDEFINIZIONE DI theindex PERCHÉ LAVORI A LIVELLO DI \section E PERCHÉ
%%%%%%%%%%%%%%% SCRIVA IL SUO CONTENUTO IN CORPO \fotnotesize\renewenvironment{theindex}
{\if@twocolumn
\@restonecolfalse
\else
\@restonecoltrue
\fi
\twocolumn[\section*{\indexname}]%
\@mkright{\MakeUppercase\indexname}%
\thispagestyle{plain}\parindent\z@
\parskip\z@ \@plus .3\p@\relax
\columnseprule \z@
\columnsep 35\p@
\let\item\@idxitem
\footnotesize}
{\if@restonecol\onecolumn\else\clearpage\fi}
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%\usepackage{imakeidx} % Creazione di indici multipli
%<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< \makeatletter \def\imki@toclevel{section}% con la classe report è definito \chapter, quindi bisogna imbrogliare imakidex se si vogliono gli indici analitici nell'indice generale a livello di \section \makeatother %<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< %\usepackage[font=footnotesize, totoc=true]{idxlayout} % Customizza la grafica degli indici (es. in un solo paragrafo-> itemlayout=singlepar)
\makeindex[title=Rogatari dei documenti, columns=1, intoc=true] % Genera l'indice di default.
\makeindex[name=nomi,title=Nomi propri e di luogo, columns=1, intoc=true] % Genera altro indice
` e prendi nota che sono stato disonesto a dirti che era semplicissimo; in effetti bastavano poche righe di codice, ma bisognava imbrogliare imakeidx riedefinendone una macro interna.Verso la fine del tuo esempio non tanto minimo, cerca \phantomsection (che è un comando deifnito da hyperref, che immanginavo tu avessi caricato) e semplicemente commentalo; se lo lasci nel file, sia pure commentato, nel caso che volessi caricare hyperref, ti basta decommentarlo.
::
In effetti viene meglio se usi la corrsipondenza del punto centrato con il puntoe evirgola in greco; guarda il codice seguente dove ho modernizzato un poco la chiamata a babel e ho aggiunto al chiamata a teubner:`
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[utf8]{inputenc}
%\usepackage[LGR,T1]{fontenc}% non occorre esplicitare LGR se si usa anche al lingua greca
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[greek.polutoniko,italian]{babel}
\newcommand\gr{\foreignlanguage{greek}}
\usepackage{teubner}% per disporre dei segni filologici
\usepackage{newunicodechar}
\newunicodechar{·}{;}
\begin{document}
\gr{αὐτῶν \Ladd{γένεσις·} \Ladd{τὸ;} γὰρ}
\end{document}`Se commenti la riga dove si esegue l’equivalenza “punto centrato” <-> “punto e virgola”, da usare in greco vedi che il puntino oltre che più minuto è anche più in basso. mentre se usi l’equilanza con il punto e virgola ottieni lo stesso segno del punto e virgola che ho aggiunta apposta a destra di τὸ.
Quindi fai bene ad usare l’equivalenza. Ti ho mostrato anche l’uso di \Ladd; se compili questo esempio minimo vedi il risultato corretto con le parentesi acute al loro posto.
Come vedi io ho modificato il testo greco per vedere l’effetto, ma l’uso di \Ladd non modifica per niente il testo greco ed è decisamente più “economico” rispetto ad usare \textlangle e \textrangle. Nel tuo testo aristotelico non cambi assolutamente niente, nel file sorgente; e non lo alteri involontariamente solo perché per mettere le parentesi uncinate usi \Ladd.
::
Sì, si può fare se leggi la documentazione di imakeidx al §5.3; Basta che tu ridefinisca l’a,biente theindex, rima che imakeidx lo modifichi con le sue opzioni, quindi ridefinisce l’ambiente the index nel reambolo prima di caricare imakeidx, in ogni caso prima di stamaprlo, ma è più pulito se la rideifnizione la esegui rima di caricare imakeidx. Specifica il copro dei font che vuoi usare e usa \section* come suggerito nel §5.3.
Naturalmente devi aggiungere nelal rideifnizione un \markright{indexname} in modo che usi proprio il nome dell’indice corrente.
Prima degli indici metterai
`\clearpage % oppure \cleardoublepage
\phantomsection
\addtocontentsline{toc}{chapter}{Indici}
\markboth{Indici}{Indici}
\printindex
\printindex[nomi]`
e gl indixci analitici ti appariranno come senzioni del capitolo fantssma Indici. Naturalmente avrai insierito intoc nelle definisioni dei due indici analitici.Forse non è chiarissimo, ma è spiegato nel §5.3. — Anche il §5.4 è utile, specialmente per capire perché ora le cose non ti funzionano.
Ciao
ClaudioPS: Tua maoglie ha ragione, ma…
Si potrebbe vedere se xindy (texindy) è capace di fare quello che desideri sul sorting dei see{…}; ma devi eseguire a mano il comando xindy, oppure devi apbilitare pdflatex allo shell escape indiscriminato (non protetto) Mi pare di ricordare che tu l’abbia già fatto per la tesi…
::
@dianoia, quello che ti ha scritto Enrico va benissimo, ma…Dal tuo scritto non si capisce quale programma di composizione usi; citi il comando [tt]\newunicodechar[/tt] che farebbe pensare o a xelatex o a pdflatex con input avente le codifiche utf8 e LGR.
Se usi xelatex non dovresti avere problemi di sorta visto che è possibile configuraare i font in mdoo tale da ussare direttamente il copia e incolla del testo greco nell’argomento fi \foreignlanguage o negli ambienti otherlanguage con o senza asterisco, così come nell’ambiente greek che ti mette a disposizione polyglossia. Con xelatex i segni ascii < rimangono tali e quali e non producono nessuno spirito. Con pdflatex, e babel e le codifiche utf8 per i caratteri contenuti nel font di uscita (verosimilmente codificato T!) forse, e ripeto forse, il comando [tt]\newunicodechar[/tt] è persino superfluo, perché mi pare che con la codifica T1 del font id uscita il punto centrato sia gà disponibile. Per altro con una versione di babel aggiornata alal 3.9g non dovrebbe essere nemmeno necessario, mentre con versioni precedenti di babel e in particolare del pacchetto babel-greek e dei suoi pacchetti subalterni, questo non sarebbe possibile. Ma lavorando con babel eil suo moderno supporto le la lingua greca, il comando \textlatin {con tutti i suoi difetti} dovrebbe essere sufficiente, cioè [tt]\textlatin{<}[/tt] e [tt]\textlatin{>}[/tt] dovrebbero essere sufficienti, così come lo sono i due comandi indicati da Enrico ricorrendo al pacchetto textcomp. Poi con l’una o l’altra soluzione (\texlatin o pacchetto textcomp} puoi sempre rideifnrti delle macro più corte ma mnemomonicamente valide e il tuo problema dovrebbe essere risolto.
Se invece usi il pacchetto teubner, specifico per le edizioni critiche con la lingua greca, allora il comando \Ladd{αβγ} usato direttamente in un contesto greco ti produce direttamante il risultato voluto; \LLadd mette le doppie parentesi acute mentre \Ladd le mette semplici attorno al testo greco che ne forma l’argomento. Vedi tabella 7: Extended commands della documentazione di teubner leggibile con texdoc teubner-doc dato direttamante nella finestra comandi.
Visto che stai componendo un’edizione critica per un testo greco, mi pare che teubner dovrebbe essere la tua prima forma di documentazione; siccome ce l’hai direttamente a bordo (a meno che tu non stia usando una versione incompleta di TeXLive o di MiKTeX) del tuo hard disk. Tieni presente che ho appena caricato una versione aggiornata di teubner per adattarla alla nuova versione di babel e del suo supporto per il greco. Non ho io stesso ancora provato ad aggiornare la distribuzione, quinid non so se è gia aggiornabile oggi stesso. Comunque è una questione di un giorno o due…
Ciao
Claudio
::Leviathan87″ post=90658uso led perché lo usano dei miei colleghi con cui lavoro…se io passassi ad un altro di questi editor i file saranno leggibili ugualmente da Led?
Vedi, Tommaso ha ragione quando afferma che chi è alle prime armi non legge nessuna guida introduttiva a LaTeX.
LED, TeXXworks, TwXstudio, eccetera sono solo degli editor, non hanno nulla a che vedere con la compilazione del documento che è demandata a programmi privi di interfaccia grafica con latex(.exe), pdflatex(.exe) e compagnia.
Quegli editor sono solo editor, e producono file con estensione .tex (anche con altre estensioni, ma il discorso è lo stesso) puramente testuali, in teoria contenenti solo i caratteri ASCII a 7 bit, comprensibili da qualunque editore di testi su qualunque macchina e con qualunque sistema operativo. Oggi c’è qualche piccola differenza tra gli editor che leggono anche le cose codificate in UNICODE con la transcodifica UTF-8 (opzione utf8 per il pacchetto inputeenc) e quelli che non lo fanno; LED è uno di quelli che non lo fanno.
Poi questi editor LaTeX friendly, sono utili a chi lavora con LATeX perché hanno bottoni/icone da cliccare o voci di menu da cliccare, o tasti-funzione da premere per lanciare il programma di compilazione e per aprire (se non è già aperta) la finestra di visualizzazione.
LED è nato molto tempo fa e lavorava con file di uscita in formato DVI; forse è stato il primo a integrare al finestra di visualizzazione nella sua schermata globale, e poteva con un click di mouse passare da una finestra al punto corrispondente dell’altra finestra. Sui calcolatori di allora non era una gran meraviglia, visto che i relativi schermi avevano una rapporto di forma 4:3, e quindi se tenevi la finestra di editing sufficientemente larga, la finestra di visualizzazione era tanto stretta che non serviva a niente, e viceversa. Oggi con schemi che hanno rapporti di forma 16:9 o 16:10, le cose vanno molto meglio, ma…
Oggi nessuno usa più il formato DVI, se non in casi speciali e rarissimi; quindi oggi è necessario avere una finestra di visualizzazione per il formato PDF, e che questa sia “sincronizzata” con la finestra di editing in modo da poter passare con un click di mouse da un punto di una finestra al punto corrispondente della finestra di visualizzazione, come faceva LED con il formato DVI.LED purtroppo si è fermato al formato DVI, che io sappia; quindi propio per questo non serve più a molto con il formato di uscita pdf che si può ottenere direttamente con il programma di composizione pdflatex(.exe). Mi dirai: ma a che serve: tanto il formato DVI si può poi trasformare in PDF con dvips+ps2pdf, oppure con dvipsdm. È vero, ma il formato DVI non può contenere certe cose, quindi anche trasformandolo quelle cose mancanti restano mancanti; quindi il risultato PDF ottimale che si può ottenere con pdflatex non potrà mai essere ottenuto con le trasformazioni suddette. Oggi è necessario compilare direttamente con pdflatex e quindi è necessario disporre di un visualizzatore integrato epr il formato PDF.
Ecco perchè tu e i tuoi colleghi dovreste seppellire LED e passare, per esempio a TeXstudio; questo si usa quasi nello stesso modo, dispone del visualizzatore PDF integrato e sincronizzato, dispone di molte icone da cliccare, per fare tante cose utili, capisce le cosiddette righe magiche, che consentono il cambio di codifica rispetto a quella predefinita nella sua configurazione, specificano il particolare motore di composizione (pdflatex, xelatex, lualatex, eccetera), permettono di gestire progetti in cui un main file carica diversi sottofile e sotto-sottofile, permettono di scegliere automaticamente un dizionario ortografico relativo alla lingua principale del documento; TeXstudio permette di comporre i database bibliografici, e via di questo passo. Insomma TeXstudio (così come TeXworks, e gli altri editor moderni e aggiornati) permettono di fare quello che si vuole con i file sorgente .tex, senza dover ricorrere (quasi mai) a comandi dati a mano nella finestra comandi/prompt dei comandi/finestra DOS, comunque la si voglia chiamare.
Non voglio fare propaganda per nessun editor particolare; io sul Mac uso TeXShop, specifico per il Mac, scarno e pulito, con il completamento dei comandi e degli ambienti, che non uso mai, perché ho sufficiente esperienza per farne a meno. Altri usano editor ancora più scarni, al punto da preferire editor come emacs che fanno tutto l’immaginabile ricorrendo prevalentemente, se non esclusivamente, a scorciatoie da tastiera, quindi usabili senza mai toccare il mouse. ( anch’io 30 anni fa usavo editor di questo genere, ma quando sono arrivati sistemi operativi con interfacce grafiche decenti sono stato ben contento di passare a sistemi dove il mouse viene usato; uso ancora una decina di scorciatoie, ma non sempre).
Concludendo: i file .tex possono essere gestiti da qualunque editor di puro testo non formattato (niente word processor, dunque) con l’avvertenza che sia nota la codifica con cui è stato salvato ill file (non ci sono problemi se ogni file contiene in testa la riga magica della codifica e se l’editor usato è in grado di capirla e di agire di conseguenza); al limite anche NotePad (BloccoNote) potrebbe andare bene,; il fatto che l’editor usato sia LaTeX friendly semplifica il lavoro, ma nemmeno quello è indispensabile con il sistema TeX (TeXLive o MiKTeX che sia), perché per il resto della lavorazione basterebbero comandi dati dalla finestra comandi. L’uso di editor LATeX friendly con visualizzatore PDF integrato e sincronizzato semplifica moltissimo la lavorazione del documento.
Eccoti in paragone alimentare; Le tagliatelle si possono fare a mano o a macchina o un po’ a amno e un po’ a macchina; puoi mettere la farina sulla spianatoia, romperci dentro il numero giusto di uova, metterci il sale, il goccio di olio di oliva, e poi impastare a mano; dopo aver lasciato riposare l’impasto bene lavorato, puoi stendere la sfoglia col mattarello e poi, lasciatala riposare ad asciugare un pochino, l’arrotoli giusta e poi la tagli conon un coltello molto affilato a lama rettangolare, appoggiandoti sull’apposito attrezzo di legno posto sulla spianatoia. Per fare questo hai lavorato a mano ma hai dovuto usare qualche strumento adatto allo scopo. Invece, se prendi un robot da cucina adeguato, poi versare farina, uova, sale, olio nell’apposito recipiente, della parte impastatrice, premi un bottone, e l’impasto di forma da solo con l’impastatrice che si ferma da sola; prendi l’impasto e lo apssi alla parte rullatrice, che ti produce le sfoglie rettangolari; le lasci asciugare un pochino e posi le passi all’attrezzo di taglio. Non hai quasi toccato l’impasto, non hai la fronte imperlata di sudore, e hai le tue brave tagliatelle. C’è chi dice che quelle fatte completamente a mno sono migliori, ci sono quelli che sono propensi al compromesso e impastano a mano ma spianano e tagliano a macchina, ci sono quelli che fanno tutto a macchina; il risultato finale sarà forse un poco diverso ma poi le tagliatelle sono ottime lo stesso.:lol: 😆 😆
Con LaTeX è la stessa cosa; produci il file .tex necessariamente con un editor, ma anche se questo è un editor stupidissimo va bene lo stesso; poi fai tutto a mano con la finestra comandi. Oppure usi un editor intelligente poi premi l’icona ci compilazione e interagisci fra la finestra di editing e la finestra di visualizzazione per correggere quanto non è venuto bene, infine clicchi i bottoni per la bibliografi e l’indice analitico, e ricompili con il bottone di compilazione quante volte occorre.. Terza via: scrivi e modifichi il file con un editor intelligente, poi premi il bottone latexmk e questo ti fa tutto in automatico producendoti il risultato finale completo di bibliografia e indice analitico (certo se ci sono cose da modificare bisogna ricominciare da capo, mentre con le tagliatelle se ti sono venute male non puoi re-impastare, ma puoi farne i quadretti ed avere un’ottima pasta all’uovo da usare per la minestra in brodo:lol: 😆 😆 )
Usa la via di mezzo e vivrai felice.
::
Ci sarebbe il pacchetto multirow, se ho capito quello che vuoi fare; semrpe che dentro le due caselle unita in verticale ci metti una cosa sola, non le due a1 e b1 che hai usato come esempio.Leggi al documentazione con texdoc multirow; leggila davvero, perché non è facile avere il contenuto delle celle unite in verticale ben centrato rispetto allo spazio verticale disponibile, o collocato in modo diverso.
L’uso del pacchetto multirow non è apprezzato da molti, e se si può evitare di usarlo, sarebbe meglio non usarlo. Detto in altri termini, se è possibile evitare di unire celle in verticale, sarebbe meglio non unirle.
Ci sono altri modo per fare quello che chiedi, ma vanno risolti caso per caso e non sono facili da configurare.
-
AutoreRisposte