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19 Dicembre 2013 alle 21:47 in risposta a: Ancora sorting di Imakeidx (solo per stomaci forti!) #91047::
ernded” post=90636
Meno male…significa che la classe si comporta come vorrebbe il suo autore 😀
Potresti essere un po’ più chiaro sul cambiamento che vuoi apportare?Ciao
IvanVorrei che la label di primo livello fosse in \roman e seguita da una parentesi
`\renewcommand{\labelenumi}{\roman{enumi})}`
Perché il “suo autore” non vuole che si cambi la label degli enumerate?
ciao
ErnestoCredo che l’autore della classe suftesi non voglia che si cambi niente nella classe se non per mezzo delle opzioni e dei comandi di configurazione già predisposti.
L’Autore della classe, ha fatto ogni possibile sforzo affinché l\uscita della classe sia tipograficamente, se non proprio perfetta, almeno quasi perfetta. Egli stesso ammette che con le infinite combinazioni che si possono fare con gli stili e le impostazioni previste (alcune decine di migliaia) non tutte potrebbero passare il vaglio di un valente book designer; tuttavia quanto si può ottenere in generale è eccellente per testi umanistici. L’autore non mette mano alla matematica se non nel fatto che le opzioni per i font consentono una completa personalizzazione con font testuali e matematici compatibili, non come spesso succede che i font testuali abbiano uno stile e quelli matematici ne abbiano un altro.
Ma nel tuo caso, la numerazione romana minuscola per un ambiente enumerate è sbagliata per due motivi:
1) i romani non conoscevano le lettere minuscole, anche se certi graffiti sui muri di Pompei lascerebbero intendere che la loro scrittura “corsiva” (non è il corsivo che intendiamo oggi) preludesse alle lettere minuscole; La storia dei caratteri è una storia affascinante e la scrittura rustica era forse la prima che usava altezze diverse per le lettere iniziali rispetto alle lettere interne; forse, perché non si hanno molti codici scritti bene in rustica. Se ti interessa, ci sono diversi testi dedicati alla storia della scrittura, non nel senso di comporre testi, ma nel senso di quali segni usare, come disporli, che strumenti scrittori, eccetera; interessantissimo.
2) i numeri romani (minuscoli o) maiuscoli non sono adatti per lunghe enumerazioni incolonnate, come quelle che si possono avere con l’ambiente enumerate; infatti il numero è inserito dentro una scatola di larghezza fissa, col contenuto allineato a destra, congegnata in modo tale da accogliere un paio di cifre arabe; se si va oltre il numero 99, le cifre cominciano a sporgere a sinistra e sporgono nel margine sinistro del blocco del testo; i numeri romani sono fatti di molti segni: pensa a xiii per 8; peggio ancora se è maiuscolo: XIII. Perciò dopo pochi item inseriti nell’enumerazione il numero romano sporge nel margine sinistro.
3) La numerazione romana viene usata (nelle classi di default; in suftesi si può configurare) per numerare le parti generate con il comando \part{…}; le parti di solito sono poche, quindi anche il loro riferimento nell’indice non disturba più di tanto; ma i capitoli sono spesso numerosi; mi è capitato di dover aiutare un collega a numerare i capitoli in numeri romani, perché così voleva la casa editrice per cui scriveva; aveva trenta capitoli da numerare con numeri romani maiuscoli; il più lungo era XXVIII, ma ben prima nell’indice il titolo si sovrapponeva al numero. Non era possibile configurare il campo per il numero nell’indice mediante comandi di configurazione o mediante pacchetti esterni, perché la casa editrice aveva fornito il suo file di classe e vietava ogni uso di \newcommand o \renewcommand, nonché l’uso di pacchetti di configurazione esterni. Con il collega cambiammo la definizione della riga di formato per i capitoli nell’indice ([tt]\l@chapter[/tt]) quel tanto che bastava e il revisore editoriale o ha chiuso un occhio, o non se ne è accorto; solo in quel modo siamo riusciti a comporre il suo libro in formato “camera ready” (come si usava allora) e il libro venne pubblicato così.
Ma, conclusione di questa lunga digressione, i numeri romani minuscoli bisognerebbe sempre scriverli in maiuscoletto e quelli maiuscoli invece, in maiuscolo (oh, che sorpresa) e non andrebbero mai usati per essere inseriti in campi incolonnati, come quello dell’indice o quello di una enumerazione.
Se proprio ci tieni ad eseguire quella modifica, nonostante quello che ti ho detto, puoi sempre farlo o mediante il pacchetto enumitem (ma definendo un nuovo ambiente sul modello di enumerate, col contatore definito diversamente diversamente) oppure prendi Il LaTeX Reference Manual commentato e in itlaiano (dalla sezione delle guide tematiche sotto Documentazione, in questo sito) e configuri l’ambiente list, con il quale puoi definire qualunque elencazione di qualunque tipo, con qualunque etichetta per ogni voce, usando qualunque carattere, e con le spaziature verticali e orizzontali che vuoi.
::carliga89″ post=90626
Ma a che cosa ti serve biblatex se poi usi direttamente l’ambiente thebibliography?
Volevo inizialmente lavorare con biblatex ma non sono riuscito a farlo funzionare, dunque ho optato per l’ambiente thebibliography.
Sì, ma se usi direttamante l’ambiente thebibliography, non ti serve nemmeno bibtex. Quindi lo scopo del tuo post iniziale è completamente vanificato.
Infatti: prima chiedi aiuto per far funzionare biblatex con bitex.
Diversi si danno da fare per darti questo aiuto, ma…
«Grazie ragazzi, non uso più né biblatex né bintex.»
Forse mi sono perso qualcosa.
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@WilhelmNabla, il tuo desiderio si risolve per quel che riguarda i capitoli in modo semplice; \graphicspath è un’altra cosa, ma lo metti nel rpemabolo dopo aver caricato graphicx, visto che lui deifnisce il comando; prima non potresti usarlo.Veniamo ai capitoli; come ho spiegato in una messaggio precedente non è prudente usare subfile; se la motivazione è quella che hai scritto, è la stessa motivazione debole dell’autore di subfiles.
Dunque prepari un main file che disponga dell’intero preambolo e di una serie di \include (o di un \includeonly e una serie di \include). Supponiamo che la struttura del mainfile sia la seguente:
`
Mainfile:
preambolo
\begin{document}
\input{./Capitoli/A}
\input{./Capitoli/B}
…
\end{document}`
Supponiamo che tu voglia compilare solo il capitolo A.tex; commenti tutte le righe ‘input che contengono gli altri capitoli e sei a posto; vuoi compilare solo il capitolo B.tex: commenti tutte le righe \input tranne quella che si riferisce al capitolo B e sei a posto. Quando vuoi compilare l’intero documento togli tutti i commenti dalle righe \input.Cosa c’è di complicato? Nulla, assolutamente nulla. al massimo potresti avere la necessità di provvedere un path grafico epr le figure di ogni capitolo, che si trovano in una struttura di cartelle complessa, del tipo di questa:`
Cartella del main file/
capitoloA/ A.tex
figureA/ aa.jpg
bb.jpg
cc.png
dd/pdf
…
capitoloB/ B.tex
figureB/aaa.pdf
bbb.png
…
`
Il comando \graphicspath definisce un path relativo alla cartella in vigore in quel momento, quindi quando esegui l’imput del file ./capitoloA/A.te specifichi dentro A,tex dove sono le sue figure.Questo è indipendente dal fatto che tu usi subfile o il metodo che ti ho indicato; tuttavia, anche se la cosa ti sembra più ordinata, è anche molto più complessa da gestire
Sarebbe più facile se usassi la stessa struttura di file consigliata nell’Arte ed eseguita in pratica nei template di Lorenzo Pantieri del tipo di TesiClassica o di TesiModerna (vai nel sito di Lorenzo attraverso i link che trovi nella sezione Documentazione di questo sito).Personalmente credo che la struttura di cartella suggerita da Lorenzo sia sufficientemente ordinata, ma anche abbastanza complessa; di solito io mi accontento dei capitoli nella stesa cartella del mainfile, e delle figure tutte insieme in una cartella figure; ma ovviamente dipende dal numero di figure da gestire, con una ventina di figure in tutto la mia struttura rudimentale è sufficiente, con 50 figure non lo sarebbe e con 1000 figure credo che ci voglia proprio al tua struttura.
Raccomandazione: LaTeX fa tante belle cose, ma non complicarti la vita inutilmente; LATeX fa già un ottimo lavoro senza bisogno che tu crei una moltitudine di cartelle che poi non riesci più a gestire.
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@WillelmNabla, stai cercando di ammazzare una zanzara con un cannone; @frenen ti ha detto come fare, ma visto che la prima cosa da fare quando si comincia a lavorare con LaTeX è leggere una buona guida (come l’Arte di scirvere con LaTeX, liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito), sarei curioso di sapere dove hai trovato l’ispirazione di usare il pacchetto subfiles; Lo conosco; coonosco anche le motivazioni dell’autore, ma penso che anche lui abbia preso un granchio, almeno per risolvere i suoi problemi.Il pacchetto non è gran cosa, ma sostanzialmente il pacchetto ridefinisce i comandi \documentclass e \begin{document} e \end{document} provocando possibili danni che lui stesso, nella sua documentazione (l’hai letta?), non è sicuro di non provocare.
Leggi l’Arte; non necessariamente tutta e subito; ma sfogliala tutta, in modo che tu sappia con precisione che cosa contiene; poi andrai in seguito ad approfondire gli argomenti che ti interesserà approfondire; ti garantisco è tutto tempo risparmiato; inoltre è scritta molto bene ed è un piacere leggerla, anche se l’argomento tecnico non è divertente come altri generi letterari.
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Sì, @franen, è corretto, e tutto sommato più semplice che usare \includeonly e \inckude, come invece io preferisco fare; è ovvio che usando più informazione (includeonly e \include) si ottiene anche un risultato migliore durante la lavorazione della tesi, ma poi il risultato finale quando si include tutto è esattamente lo stesso.Ciao
Claudio
16 Dicembre 2013 alle 21:24 in risposta a: Ancora sorting di Imakeidx (solo per stomaci forti!) #91045::
Vai nella pagina che ti ho suggerito e cerca di capire quello chi io potrei aver capito male.Quello che io ho capito è che un qualunque comando di indicizzazione che contenga una cosa del genere`
\index parola|see{verbum}` va a finire nell’indice analitico al punto alfabeticamente corretto, ma l’incapsulazione |see{…} fa si che manchi il numero di pagina, quindi dovunque sia quel comando \index vene elencato nel corrispondente indice analitico, senza che sia operata nessuna operazione né di verifica di duplicazioni, e di ordinamento delle parti incapsulate.Di conseguenza puoi mettere i tuoi comandi`\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata|see{Platee}}` e gli altri suoi consimili subito dopo [tt]\beign{document}[/tt] che fa lo stesso; in particolare se li elenchi uno per riga e li ordini in ordine alfabetico tu stesso in quel suppongo breve inizio del tuo “document body”, ti verranno elencati nell’indice analitico sotto ad Amelia… e saranno elencati nell’ordine in cui xelatex li ha incontrati, cioè nell’ordine alfabetico che hai creato tu stesso.
Certo è inusuale che sotto ad Amelia… ci siano tante contrate che vengono rinviate a tanti posti diversi. mah…
Infatti ho provato con`
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% INIZIO DOCUMENTO %%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\begin{document}
\fontsize{12}{15}\selectfont % Dimensione del Font e Interlinea in punti. (20=doppia)
%\maketitle % Stampa il titolo
%\tableofcontents % Stampa l'indice generale%%%%%%%%%%%%%%%TESTO DI PROVA%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata@contrata|see{Burgi}}\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata@contrata|see{Forpontis}}\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata@contrata|see{Marclani}}
\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata@contrata|see{Montis Labri}}
\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata@contrata|see{Platee}}
\index[nomi]{Amelia, Ameria, \textit{Amelia (Terni)}!contrata@contrata|see{Vallis}}\beginnumbering % Inizia a numerare le righe
`
e nell’indice analitico die nomi compare:Amelia, Ameria, Amelia (Terni), 2, 5
contrata, v. Burgi, Forpontis, Marclani, Montis Labri, Platee, VallisNon è quello che volevi ottenere?
Forse questo esempio, che conferma che avevo capito bene la famosa pagina 11, chiarisce anche a te la natura del problema.
Capisco che l’esempio è “ut exemplum utar”, quindi non è importate che la cosa sia sensata semanticamente, ma io non metterei mai vicino , p.e., Burgi l’indicizzazione che punta all’indice analitico per indicare vedi Burgi, quando la voce Burgi Non c’è. Ma, come dicevo, è irrilevante che l’esempio minimo compilabile contenga in testo sensato; non usiamo lipsum per creare del testo senza senso?
PS: ho un erroe di eledmac; che mi dice che i miai \pstart e \pend (nascosti dentro \NuovoPar e \FinePar) sono in numero diapsri, ma a me non sembra; comunque questo è un problemino solo mio, nel senso che a forza di copia e incolla potrei aver scombussolato la sequenza dei \NuovoPar e \FinePar, questione irrilevante rispetto al problema degli indici.
16 Dicembre 2013 alle 8:26 in risposta a: problema biblatex Bibliografia non in ordine alfabetico #90875::
È possibile che tu abbia sul tuo PC due verisoni di biblatex, una quella aggiornata, e una quella obsoleta.
Se quella obsoleta è la prima che pdlatex e bibtex trovano quando vengono eseguiti, ti succede quanto osservi.Con i potenti mezzi di Windows dovresti essere in grado di aprire il file explorer (o come diavolo si chiama visto che gli cambino continuamente nome) ed eseguire una ricerca di file; dovresti avere una voce di menu “Cerca” cliccando la quale ti si apree una finistrina che ti chiede se vuoi cercare file o testo, dove vuoi cercare, eccetera; rispondi che vuoi cercare su tutto il calcolatore e scrivici biblatex.sty e magari ripeti la ricerca con biblatex.bst; se alla fine l’elenco die file trovati contiene più voci, va a vedere dove si trovano e cancella quelle più vecchie.
Forse hai aggiornato MiKTeX alla versione 209. ma non hai eliminato la versione 2.8 e forse ti trova prima i file della versione 0.8. Comunque se fai quella ricerca (armati di pazienza perché ci vuole tempo …) saprai esattamante che cosa hai a disposizione.Da me biblatex.sty ha la verisone 2.8a e la data 2013/11/25; invece biblatex.bst non ha date e numeri di versione, dice solo che il copyright è 2006-2011 e a metà file c’è una stringa che recita: “$Revision: 2.8$” e sembra che il file abbai una data di creazione del 24/11/2013 (che probabilmente è la data con cui il file è stato inserito in TeXLive. Il numero 2.8 però lascia supporre che sia coerente con la versione 2.8a di biblatex.sty
::stetojim” post=90586No non sono assolutamente giusti così. Tanto è vero che se metto l’impostazione “sue due facciate” non mi da questo problema. Sinceramente se guardi qualsiasi libro l’ultima nota deve sempre finire a 3 cm dal margine (per me che ho impostato 3 cm). Questo sia che ci sia una sola nota sia che ce ne siano 50. Se in una pagina scrivi una sola riga la nota non deve essere attaccata alla riga, ma posizionata in basso e nel rispetto dei 3 cm. Se dalla nota al margine mi rimangono 5 cm i margini inferiori non sono rispettati. Tornerò a word a sto punto.
Direi che se componi “oneside” i marigni inferiori variano da pagina a pagina perché LyX ti ha inserito un \raggedbottom da qualche parte a tua insaputa; in un certo senso quello che ti ha fatto LyX non è una cosa stupida, anche se sarebbe meglio continuare a rispettare la distanza dell’ultima nota dal taglio inderiore; stampando solo sul recto, non si hanno mai due pagine affacciate (chi è oggi che consuma il doppio della carta per non scrivere fronte e retro? solo le segreterie possono dare istruzioni di questo genere…), quindi non è tanto importante che le pagine successive non rispettino i margini inferiori; il prezzo da pagare con il tuo testo, per avere i margini inferiori uguali sarebbe quello di inserire \flushbottom e di avere poi quegli spazi bianchi di una riga fra i capoversi. altrettanto antiestetici dei margini inferiori disuguali.
Prova così: lascia le impostazioni come sono oppure aggiungi un \flushbottom all’inizio del documento; ma insieme a questo vai a capo più spesso, cioè scrivi dei capoversi più corti. Mi dirai, ma se l’argomentazione viole un capoverso di 20 righe, perché dovrei spezzarne il flusso logico dividendolo in tre capoversi di 6 o 7 righe in media? Giusta domanda, ma la risposta è che non si può avere la moglie unbriaca e la botte pinea.
Alternative? prova allora a impostare all’inizio del documento `\clubpenalty=0
\widowpenalty=0
\makeatletter
\@clubpenalty=\clubppenalty
\makeatother`
Questo consente a LaTeX di finire il fondo pagina anche se lascia righe orfane o vedove, e il problema dei margini inferiori disuniformi si risolve da solo.Altra altrnativa; potrei trovarne, am bisogna lavorare sul file LaTEx con comandi strani. quindi se insisti con LyX non ce la fai.
Ma perché dici che se lasci l’editr pseudo initelligente LyX, con il quale poui salvare il tuo lavoro in formato .tex, dovresti cominciare a tudiare LaTeX; non è vero, casomai devi cominciare ad usare un altro editor, perché sia TeXstudio (tanto per citarne uno) sia LyX usano LaTeX per comporre il documento, quindi cos’hai da imparare?
LyX ti nasconde i comandi di LaTeX che lui steso inserisce nel file; un altro editor non te li nasconde, ma lasciandoteli vedere ti fa anche capire che cosa stai facendo. Non vedo il problema. Davvero.
Non confondere LyX con un vero word processor come Word o Writer; non lo è; è soltanto un editor che ti nasconde i comandi del mark-up di LaTeX e ti da l’impressione di lavorare con Word, ma non è così.
15 Dicembre 2013 alle 23:22 in risposta a: Ancora sorting di Imakeidx (solo per stomaci forti!) #91043::
Direi che il tuo esempio minimo, a parte alcune sviste, come la mancanza di \selectfont dopo l’iniziale comando \fontsize{12}{15}, possa fare quello che deve; però devi togliere [tt]\usepackage[font=footnotesize]{idxlayout}[/tt] che risulta un po\ incompatibile con le opzioni che hai dato ai due comandi \makeindex, fra le cui opzioni strebbe ebne anche intoc, per inseririe quegli indici nell’indice analitico, senza mettere nessun \addcontentsline perima dei due printindex.Quello che ti succede, però è che nella pagina 9 del tutorial leggibile con texdoc ind, è detto chiaramente che l’incapsulazione di see{entry} dpo il comando di incapsulazione |, non contiene il numero della pagina, quindi il comando \index che conteneesse una cosa del genere non potrebbe essere oridinato e quindi è del tutto irrilevante dove si trovi; se tu mettessi all’inzio del documento tutti quegli \index[nomi]{…contrata|see{…}} e non li ripetessi ogni volta che vuoi indiciizzare, cessò, Platee, sarebbe esattamente lo stesso; allora tutti questi ripetuti mackup di cose da indicizzare mettili una volta sola, e mettili nel file sorgente in ordine alfabetico, e vedrai che l’incie dei nomi ti viene bene. Con see also sembra che le cose siano diverse, perché cè il numero della pagina, del tipo contrata, 27, see Platee; anche in questo caso, però, mi aspetterei delle stranezze. Non l’ho provato, ma non sarebbe difficile da verificare.
Devo dire che il tutorial da leggere con texdoc ind sia una buona integrazione della documentazione da leggere con texdoc makindex anche se vi vengono ripetute diverse cose con le stesse parole.
15 Dicembre 2013 alle 22:15 in risposta a: problema biblatex Bibliografia non in ordine alfabetico #90873::
Nel tuo primo post hai scritto che specificavi il database biblio grafico con `\bibliography{C:/Dottorato/bib3}`Ivan poi ti ha indicato di scrivere`\addbibresource{nicol.bib)`
In un successivo messaggio hai indicato come avivei cmabiato qualcosa ma non hai indicato come invocavi ildatabase bibliografio; bisogna usare \addbibresource e bisogna specificare anche l’estensione del file. L’hai fatto?
Dai messaggi che continui a rivere sembrerebbe di no. Ma siccome non hai mostrato una esempio minimo compilabile, è difficile dire di più ed è difficile non usare i condizionale, che esprime dubbio, non certezza.
::
È un falso problema: succederebbe anche se usassi latex, che in realtà già usi, perché LyX è solun editor; devi solo usare un editor diverso che ti consenta di avere maggiore controllo del preambolo e di quello che stai facendo.LaTeX evita come la peste le righe orfane e le righe vedove; le prima sono costituite dalla prima riga di un capoverso dopo il quale si va alla pagina successiva; le secondo sono costituite dall’ultima riga di un capoverso prima delle quale ha avuto un salto pagina.
Per evitare quest brutture LaTeX allunga di un po’ lo spazio fra i capoversi; siccome nella pagina ti comincia un solo capoverso a metà pagina, quello spazio viene allungato di una riga, per evitare un riga orfana a fondo pagina ; suppongo infatti che nella apgina successiva a quella che ci hai mandato comincia un nuovo cpaoverso.
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