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Ci ho provato, ma ne sono rimasto un po’ deluso, se non altro perché la versione scaricabile demo dice che bisogna registrarsi, ma non sono riuscito a farlo — tanto per cominciare. Sarò imbranato, ma se uno con 50 anni di esprenza con i calcolatori non ci siesce, o è pronto per uscire di casa con i piendi in vanti, oppure il sito non è quello che può chiamarsi user friendly.In ogni caso il programma non sembra essere gratuito, ma non sono riuscito ad entrare nella member area perché non sono riuscito a registrami.
Ci saranno anche migliaia di applicazioni che JPort può sostenere, ma se è vero RTextDoc non è fra quelle della versione demo.La réclame è bella, ma di fatto non sembra che abbiano nessun desiderio di divulgare il loro software nemmeno a livello demo, dove le applicazioni usabili sono poche e poco interessanti, tranne un paio che ssmbra che permettano di eseguire disegni con una interfaccia interattiva ma producendo il risultato in linguaggio PGF e TiKZ.
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La classe memoir definisce i comandi di sezionamento in modo che accettino due argomenti facoltativi, invece di uno solo.\section{titolo} manda il titolo nell’intitolazione de paragrafo, nella testaina e nell’indice
\section[titolo corto]{titolo lungo} Manda il titolo l’ungo nell’intestazione del paragrafo e il titolo corto nelle testatine e nell’indice
\section{titolo per l’indice][titolo per la testatina]{titolo per l’intestazione del paragrafo} si spiega da solo.Usando altre classi si può separare il titolo per l’indice da quello della testatina in questo modo:`
\section[titolo per l'indice e la testaina]{titolo per l'intestazione del paragrafo}
\markright{titolo sostitutivo per la testatina}`
In altre parole il solito comando standard con un solo argomento facoltativo caricherebbe il mark di destra con lo stesso titolo per l’indice, ma il successivo comando \markright carica il mark di destra con il contenuto del suo argomento.Nel tuo caso potresti usare`\section{titolo lungo per l'intestazione e per l'indice}
\markright{titolo corto per la testatina di destra}`
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Hai fatto bene a segnalare il problema nella documentazione. vedo di correggerlo e la correzione sarà disponibile fra alcuni giorni quando si aggiorna la propria instllazione del sistema TeX (pochi giorni con TeXLive, non so di preciso quanto con MiKTeX).Il concetto è che il comando \TesidiLaurea{…} serve per impostare la dicitura che comapre in testa alla pagina; quindi non usare \monograia{
} ma usa semplicemente \titolo{ }, eventualmente \sottotitolo{…}, ma non nominare e non usare \monografia{…}. Inserisci |TesidiLaurea{Monografia di laurea}, o quel che ti pare, po specifica pure i relatori. Il comando \monografia imposta una variabile booleana che impedisce di inserire i relatori; ecco perché puoi fare quello che vuoi e trattare una monografia come se fosse una normale tesi di laurea quinquennale, cambiandone solo l’intitolazione.
[Off Topic] La monografia con la classe toptesi non ha i relatori perché è stata concepita per un ateneo dove, quando esistevano le facoltà, era un lavoretto da 2 crediti (credo che lo sia ancora) che serviva ad ottemperare i dettami di legge, ma si trattava di una formalità che la facoltà aveva deciso del tutto inutile (approccio opinabile, ma quella fu la decisione dell’allora facoltà) Per le altre facoltà dello stesso ateneo che non consideravano l’esame finale una formalità di legge, valeva il discorso della tesi di laurea con l’intitolazione di “Tesi di laurea” senza specificare né “specialistica” né “magistrale” cosicché tutti erano contenti.
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In realtà non capisco bene il fatto di voler spostare due figure dentro lo stesso ambente per metterle in punti diversi della pagina.Basta fare due ambienti distinti tikspicture, ognuno contente una sola corona circolare, e collocare ciascuna figura per suo conto dove si vuole.
Si pososno usare anche due file pdf, ottenuti ciascuno con il suo disegno di corona circolate marcata in ebraico, e composti con la classe standalone (che produce, per ciascuno dei due file, un file pdf contenente solo una corona circolare, perfettamente scontornata) in modo che con dei distinti \includegraphics si possono collocare i due disegni dove si vuole.
Per esempio, nell’ultima versione del pacchetto di toptesi ho creato una semplice macro che prende un numero “arbitrario” di loghi di università e li colloca equi distanziati in una riga larga quanto la giustezza del frontespizio; un solo logo, va al centro, due loghi vanno al centro ma distanziati fra di loro da uno spazio configurabile, tre loghi risultano spaziati con lo spazio configurabile e il tutto posto al centro; e così via; se la striscia di loghi eccede la giustezza della pagina, l’intera striscia viene scalata in modo da riportarla dentro la giustezza.
Come vedi la questione non è quella di inserire i loghi o le corone circolari dove si vuole; la questione è di NON farlo dentro una sola figura/ambiente TiKZ.
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Leggendo la documentazione di toptesi con il comando texdoc toptesi-doc da terminale.Vi si dice che la monografia è senza relatore.
Se vuoi immettere il relatore devi necessariamente usare la classe come se dovessi scrivere una tesi magistrale, ma devi specificare il nome della tesi con il debito comando documentato, in modo da cambiare l’intitolazione di “Tesi Magistrale” in “Monografia di laurea” o in quel che ti pare, anche niente, se vuoi.
Ricordati: la soluzione si trova praticamente sempre leggendo la documentazione; e questa ce lhia gia a bordo del tuo PC se hai installato una versione recente e aggiornata del sistema TeX; l’ultima revisione di toptesi risale a circa un mese fa, quindi spero che tu non stia lavoroando con una copia ricevuta da un amico che l”ha ricevuta da un amico, che l’ha ricevuta da un amico,… visto che questa classe è in giro da circa 20 anni.
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Probabilmente compili schiacciando il pulsante pdfLaTeX nell’editor, oppure scegliendo questa voce da un menù a caduta.Il problema è che l’immagine non la trascini nel testo come si farebbe con Word e il mouse. Il file che contiene l’immagine si deve trovare nella stessa cartella del file sorgente .tex che componi con l’editor per poi compilarlo con pdfLaTeX al fine di ottenere il documento composto sotto forma di file in formato PDF.
Devi evidentemente chiamare nel preambolo dopo \documentclass e prima di \begin{document} il pacchetto graphicx con \usepackage{graphicx) e secondo quanto spiegato nell’Arte.
Puoi usare le opzioni del comando \includegraphics[…]{…} (cioè quello che scrivi fra le parentesi quadre, mentre quello che scrivi fra le parentesi graffe è il nome del file dell’immagine senza o con l’estensione esplicitata) per ridimensionare l’immagine, ritagliarla, ruotarla eccetera.
È importante che l’immagine sia del formato giusto: se usi una distribuzione recente del sistema TeX, per esempio MiKTeX, le estensioni dei file grafici che pdfLaTeX può gestire sono .pdf, .jpg, .png, .mps, e .eps; le scelte sono numerose tanto da soddisfare ogni esigenza. I formati vettoriali (.pdf, .mps, .eps) vanno meglio in generale, ma specialmente per disegni, schemi, schizzi, cartografie, istogrammi, e simili; i formati bitmapped .jpg e .png vanno bene per immagini con variazioni di colore graduali, tipicamente fotografie; i file .jpg a pari immagine sono più compressi, ma presentano una certa piccola perdita di informazione, per cui posso dare luogo ad artefatti, ma in generale vanno benissimo per le fotografia a colori sfumati, senza forti contrasti; il formato .png è compresso ma con un tipo di compressione diverso che non perde informazione, ma si sgrana, come il formato .jpg, se l’immagine piccola viene riprodotta fortemente ingrandita.
Detto questo — che è un brutto riassunto di quello che c’è scritto nell’Arte — c’è un’ulteriore cosa importante da osservare: le figure devono essere smarignate; non devono contenere bordi bianchi, non devono essere immagini di 10cm per 7cm collocata in basso a sinistra di un foglio A4 (29.7cm per 21 com) perché ci sono i margini bianchi attorno. L’Arte dice come smarginare le immagini da inserire.
Infine, e questo è quello che irrita di più i neofiti, pdfLaTeX non mette le immagini dove le inserisci mediante il comando \includegraphics, ma le sposta dove c’è abbastanza spazio per metterle; è per questo che ogni immagine deve avere una didascalia numerata, e una etichetta inserita mediante il comando \label, affinché si possa scrivere “… come si vede nella figura 3.5…” invece di “… come si vede nella figura seguente:”.
Quello che dici a proposito dei simboli strani se usi la figura in formato JPG, lascia perplesso me come lascia perplessi gli altri che hanno scritto prima di me.
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No, il segno % ha un significato speciale e le norme UNI di buona vecchia memoria dicono che andrebbe letto dicendo la parola “centesimi” non “per cento”.
Nelle norme per il NIST che cito spesso (cercare in rete il file sp811.pdf) si dice quanto esposto da @Liverpool.Ma le norme ISO e la norma per il NIST, introducono l’unità di misura adimensionata 1, a cui afferisce anche “%=0,01”, che quindi va scritta separata con lo spazio fine non separabile. Le uniche “unità” che vanno scritte attaccate ai rispettivi numeri, perciò, restano il simbolo dei gradi ° sessagesimali, per i primi ” e per i secondi ”, mentre i gradi Celsius vanno scritti staccati (35 °C) mediante il solito spazio fine non separabile; siunitx svolge il proprio lavoro in modo conforme alle norme.
Confesso che fino a poco tempo fa ero convinto anch’io (sedicente osservante delle norme) che il segno dei centesimi andasse scritto attaccato come anche i gradi Celsius. Me ne sono ricreduto da poco.
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Evidentemente avrei usato quelli che ho disegnato io stesso…:wink: (*)In particolare le prime righe del mio preambolo sarebbero state:
`\documentclass[a4paper,12pt,titlepage]{toptesi}% o qualunque altra classe, ma non thesis
\usepackage[LGR,T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage{greek.polutoniko,italian}% i miei font greci sono fatti apposta per abbinarsi con i font Latin Modern
\usepackage{teubner}% se vuoi usare altri font greci, questo pacchetto ti dice come fare
%\usepackage{frontespizio}% con toptesi non è necessario a meno di volere un frontespizio diverso
\usepackage{graphicx}% senza opzioni di sorta; con toptesi è già caricato
…
`
Inoltre vorrei suggerirti di NON cercare in rete quello che ti serve per usare i programmi del sistema TeX; se hai installato una distribuzione aggiornata, completa e affidabile del sistema TeX, hai già tutto sul tuo disco; se digiti, per esempio, texdoc greek nel tuo terminale o finestra comandi, hai subito l’informazione di come si introduce il testo greco;
Se scrivi texdoc toptesi hai la documentazione in inglese con particolare riguardo al codice; se invece scrivi texdoc toptesi-doc hai la documentazione in italiano con la descrizione di tutti i comandi necessari per comporre il frontespizio nonché tutti gli altri comandi che la classe ti mette a disposizione; se scrivi texdoc suftesi hai la documentazione del pacchetto suftesi che ti offre una varietà prossima all’infinito (TeXiano, dove infinito è qualunque numero superiore a 10000) di possibilità di configurazione.Certo qualche rara volta trovi in rete anche cosette che sul tuo disco non ci sono; allora c’è questo forum nella sezione Documentazione; non trascurare la sezione ArsTeXnica, di questo forum, dove trovi almeno un paio di articoli pubblicati sulla rivista del gruppo, per scrivere tesi di laurea. Sull’ultimo numero della rivista (non ancora inserito nella sezione ArsTeXnica) c’i troverai un’altra panoramica aggiornata delle classi e dei pacchetti utili per scrivere tesi. Nella sezione Documentazione ci sono anche diversi link al sito di Lorenzo Pantieri che ha predisposto due classi (TesiClassica e TesiModerna) per scrivere tesi.
Come vedi, tutto questo senza affidarti a Google.
(*)Chi si loda si imbroda, dice il proverbio; ma se mi sono fatto un po’ di réclame è anche per sottolineare che i miei font greci sono specialmente curati per l’utente NON greco, sebbene vadano benissimo anche per gli amici greci che fanno parte dell’ΕΦΤ, il gruppo ellenico corrispondente al nostro GuIT. Noi fuori dalla Grecia non usiamo quella lingua per scrivere romanzi o articoli per le riviste, ma per lavori di tesi e di articoli di filologia classica, sia greca sia di altre lingue dell’antichità dell’area mediterranea. I miei font sono ricchi di segni che non si trovano in Artemisia n´in altri font greci predisposti per i greci moderni che scrivono in greco monotonico o anche in greco politonico, ma sempre greco moderno. Se usi il pacchetto teubner, come ho indicato nel mio ipotetico preambolo, non solo hai accesso a tutti i segni utili in filologia, ma disponi di alcune altre famiglie o forme di font che aii filologi sono particolarmente familiari, cioè i font di Lipsia, usati dalle casa editrice Teubner di quella città per le loro edizioni classiche. La documentazione si legge con texdoc teubner-doc 🙂 Vedi dunque che la mia osservazione sull’uso dei font greci non era fuori luogo.
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Non conosco l’ebraico (sebbene un mezzo secolo fa il mio compagno di banco mi avesse insegnato a leggerlo ; non ne capivo una parola, ma lo leggevo quasi correttamente– ma da allora non h fatto più pratica e oggi riesco appena ad accorgermi che si tratta di ebraico), ma mi pare che ci vorrebbe un poco più di ordine nell’invocare pacchetti di vario grnere; in particolare fontspec e polyglossia andrebbero definiti per primi; subito dopo i font per la lingua principale; dopo aver specificato l’ebraico, si può specificare il font per l’ebraico con quel nome; Il pacchetto bidi va caricato epr ultimo. Infine per scrivere in ebraico usando il suo font specifico, bisognerebbe scrivere, per esempio:
`
text={|\begin{hebrew} | ר ת כ\end{hebrew} }
`
L’ambiente hebrew seleziona la lingua e il modo di scrivere sinistrorso e lo specifico font da usare per questa lingua; per lo meno così sembra di capire dalla documentazione di polyglossia. Tenuto conto che l’interprete xetex scandisce il file sorgente da sinistra a destra, non escluderei che per avere i caratteri ebraici nel verso giusto sia necessario scriverli inizialmente da sinistra a destra, nonostante l’uso del pacchetto bidi; Purtroppo i pochi esperimenti che ho fatto in passato per riprodurre del testo ebraico li ho fatti tanto tempo fa e non mi ricordo più che cosa feci; certo mi ricordo che avendo scelto di usare il visualizzatore della tastiera (ebraica nel caso specifico dei miei esperimenti) scoprii che anche i movimenti prodotti dai tasti della tastiera risultavano rovesciati; inizialmente mi trorvai molto a disagio con il tasto per cancellare che mi cancellava a destra del cursore, invece che a sinistra,
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Non credo che quella parte del preambolo sia sufficiente a simulare l’errore, ma…… perché carichi il font artemisia se non scrivi in greco? Tra la’ltro non mi sembra che Artemisia disponga di caratteri latini con codifica T1, quindi, non serve proprio a niente. Se vuoi scrivere in greco leggiti con texdoc greek come si fa a scrivere in greco e come se ne imposta il preambolo.
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@giaco, ti scrivo non per polemizzare, ma per spiegarmi meglio.
1) non ho niente contro google, anzi, serve a un mucchio di cose.
2) Hai ragione a chiamare pacchetto ClssicThesis, così come TesiClassica, eccetera. Per definizione un pacchetto nel sistema TeX è un insieme di file, formato da un solo file o da più file, che eprmette di estendere le funzionalità del cuore (o nocciolo, o kernel) di LaTeX. Essi contengono le definizioni di comandi nuovi o le ridefinizioni di comandi già presenti nel cuore di LaTeX, per far fare al questo “programma” cose che col solo cuore non si possono fare oppure richiedono manovre complicate. In realtà LaTeX non è un “programma” nel senso stretto della parola, ma è un sistema di marcatura per segnare le vaire parti di un documento con marcatori adeguati affinché il vero programma i composizione, spessissimo il programma pdfTeX, possa comporre il testo proprio come vuole la persona che sta componendo.3) l’utente, quindi, del sistema TeX dispone di quattro cose:
3.a) un editor, con il quale scrivere i file sorgente del documento;
3.b) un sistema di marcatura, che potrebbe essere LaTeX, PlainTeX, ConTeXt, o altro;
3.c) un programma in grado di leggere ed eseguire le istruzioni di marcatura ed il testo per comporlo in un file di uscita che oggi spesso è nel formato PDF;
3.d) un programma per visualizzare il risultato della composizione e, eventualmente, per stamparlo.4) I programmi dei punit 3.1 e 3.4 NON fanno parte del sistema TeX; gli oggetti descritti ai punti 3.b e 3.c fanno aprte del sistema TeX.
5) I neofiti spesso usano editor molto ben integrati con il sistema TeX, per esempio TeXstudio, TeXworks, Texmaker, TeXShop, e molti altri, tanto che i neofiti pensano che il lavoro di composizione sia svolta dai programmi che ho appena nominato; non si accorgono che sono semplici mezzi epr scrivere il file sorgente e vedere il file composto, ma sono solo degli intermediari verso i programmi e i sistemi di marcatura del sistema TeX.
6) Generalmente tutto quello che serve, in particolare il metodo di marcatora e i moduli di estensione, cioè i pacchetti come definiti sopra, si trovano tutti in una distribuzione completa del sistema TeX. Quindi non è necessario cercare con google alcunché.
7) Talvolta i gruppi nazionali ,come il GuIT, che gestisce questo forum, mettono a disposizione degli utenti (che siano o non siano mentri dell’associazione non ha importanza) altri moduli di estensione, altri pacchetti, che eprmettono di svolgere funzioni specifiche di interesse per gli utenti di una nazione. Talvolta questi pacchetti non fanno parte della distribuzione completa del sistema TeX, ma possono essere reperiti nei siti delle associazioni nazionali; per esempio se esplori la sezione Documentazione di questo sito, trovi direttamente i link per scaricare TesiClassica, come TesiModerna, e tante altre cose che ti possono essere utili, senza bisogno di scomodare i server mondiali, e senza sprecare banda utile perla gestione della rete. Giustamente puoi controbattere che non te ne importa niente di saper da dove scarichi ciò che ti serve; hai ragione solo in parte. Infatti andando subito nel posto giusto, risparmi tempo e arrabbiature con la rete mondiale. Quindi il posto giusto è in priis il tuo stesso disco dove hai installato al distribuzione completa e ufficiale del sistema TeX, e in secundis il sito del GuIT, nella sezione Documentazione. Ti assicuro che se cerchi qualcosa di riferito al sistema TeX e segui questa procedura, di solito trovi subito quel che cerchi; solo se non trovi nulla puoi cercare con google, ma ti assicuro che sono anni che io non uso google per cercare cose relative al sistema TeX.
Seguendo questi consigli diventerai più autonomo nell’uso del sistema TeX molto più rapidamente che non usando google (prezioso, ma le sue ricerche sono molto indirette e poco finalizzate)
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Tisuggerisco di leggerti sia il LaTeX Reference Manual commentato sia Introduzione creazione di file di classe, due guide tematiche da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito.Nel primo c’è la sintassi di LaTeX, che comprende il comando \makebox; due di queste box una dentro l’altra (anche una sola, per la verità, possono farti il giochetto di mettere una figura a larghezza di pagina, non a larghezza di specchio di stampa. Nella seconda guida è descritta riga per riga la classe book; questa contiene anche il modo di comporre l’intestazione dei capitoli; con il pacchetto titelesec è possibile gestire la creazione di quella intestazione in modo pche al principiante sembra più comodo, ma ridefinendo i comandi \@makechapterhead e \@makeschapterhead (il primo per i capitoli numerati, il secondo per capitioli non numerati) puoi fare assolutamante tutto quello che vuoi mettendo quel che ti pare dove ti pare.
A me piace ridefinire i comandi interni (naturalmente senza modificare i file originali, ma ridefinendoli in file personali come descritto in quella seconda guida; Ho la sensazione di avere un migliore controllo di quello che faccio; mi rendo conto che i comandi e i pacchetti di personalizzazione sono molto comodi, ma talvolta la loro documentazione è un po’ criptica; invece il codice TeX/LaTeX usato nei file di classe, di solito mi è molto più chiaro. Non voglio istigarti a delinquere seguendo il mio esempio, ma se sei curioso di spendere le giornate uggiose di novembre cercando di risolvere compiti difficili, credo che il passatempo che uso io sia meglio e più istrittivo che non cercare di decifrare documentazioni carenti.
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