OldClaudio

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  • in risposta a: [RISOLTO] Ridefinire comando \centerline #90080
    OldClaudio
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      Ti hio già detto che \centerline è deprecato.

      \makebox[\textwidth]{…} svolge le sesse funzioni, meglio, senza i problemi che dà \centerline, e in particolare prima di entrare in azione passa da solo in modo orizzontale. In più se ti interessa puoi sostituire \textwidth con quel che ti pare, per esempio \linewidth o \columnwidth.

      Se voi sostituire \makebox[\textwidth] con \centerline è una tua scelta e, se qualcosa non va, capisci perché \centerline è deprecato.
      “deprecato” purtroppo è un anglismo che non ha propriamente lo stesso significato in inglese e in italiano. In inglese vuol dire NON USARLO! col punto esclamativo e senza scorciatoie; in italiano vuol dire “l’uso è sconsigliato”.

      in risposta a: Caratteri romeni #90075
      OldClaudio
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        Ho copiato il tuo sorgente da compilare con pdfLaTeX. i caratteri che non riesce a rendere con i font codificati T1, sono i segni di cesura che compaiono nelle parole che danno fastidio e che pdfLaTeX, non sapendo come renderli, non rende, e il tutto appare corretto.

        Il punto è che hai fatto del copia e incolla; quando fai così, copi anche le cesure in fin di riga che compaiono nel testo che hai copiato. Con XeLaTeX la cosa funziona, perché i font usati prevedono anche il segno di “a capo” speciale che usano certi impaginatori per impaginare il testo; questo carattere non è presente nei font codificati T1, quindi dà errore; è codificato nei font UNICODE, quindi con XeLaTeX che usa i font UNICODE,non da errore.

        Ma l’errore vero sta nel copiare e incollare, senza rivedere quello che si è incollato.

        Per esempio bisogna vedere se le parole sono divise da un trattino; se lo sono, bisogna togliere il trattino rivedendo parola per parola il testo incollato; la presenza del trattino, tra l’altro, appare nel testo ricomposto con XeLaTeX, e ci sta male, anche perché ricomponendo su una giustezza diversa gli “a capo” vanno in posto diversi. Se si compone con pdfLaTeX, ammesso che il trattino fosse rappresentabile, esso impedirebbe la cesura in punti diversi da dove si trova, e quindi ricomponendo il testo con una giustezza diversa, le righe potrebbero risultare divise male.

        Inoltre nel testo sorgente che hai copiato, i capoversi non sono separati tutti con una riga vuota; per pdfLaTeX e per XeLaTeX la mancanza della riga vuota significa che il capoverso prosegue ininterrotto; quindi vengono capoversi lunghissimi, che rendono la lettura difficile e lenta.

        Ecco quindi che copiare e incollare (ammesso che sia lecito e non si violino i diritti di copyright di colui o di coloro che li detengono, e ammesso che, ricevuto il permesso di copiare e incollare, si sia attribuita la paternità correttamente a colui o coloro che ne detengono la proprietà intellettuale, richiede comunque interventi manuali per non alterare la sostanza del testo, ma solo la forma compositiva.

        Comporre su colonne parallele due testi che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro, potrebbe essere anche giusto (ne dubito) ma la composizione va fatta su colonne più larghe, quindi su una griglia di stampa a due colonne con una base più larga di quella di default. Inoltre le colonne parallele hanno senso, in pratica, solo se si mantiene l’allineamento dei capoversi, cioè in modo che il capoverso della colonna di sinistra composto nella lingua A, abbia la prima riga allineata con la prima riga del capoverso di destra scritto nella lingua B.

        Fatti questi commenti (non richiesti) credo di averti spiegato l’origine di quegli errori che ti venivano con pdfLaTeX.

        in risposta a: Problema, inserendo un carattere speciale ad esempio \vert #89922
        OldClaudio
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          Il font teletype è privo di grassetto. Se proprio hai bisogno del grassetto, usa la codifica T1 dei ofnt e scrivi \textbf, al posto di \texttt. Se non usi la codifica T1 per i font con cui scirvi, non puoi disporre del segno | se non in modo matematico, per esempio, usando anche il pacchetto amasmath:
          `{\boldmath$\text{ps -ef –no-header} \middle| \text{wc -l}$}`\middle serve per avere le spaziature esatte attorno al segno |

          Visto che si tratta di codice informatico il teletype è però più indicato.

          in risposta a: Caratteri romeni #90071
          OldClaudio
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            Allora manda un esempio minimo compilabile. Grazie.

            in risposta a: [RISOLTO] Ridefinire comando \centerline #90078
            OldClaudio
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              Be’, a parte che \medskip si scrive con la i e non con la y, \centerline non può venire ridefinito in termini di se stesso se non eventualmente creando un loop infinito (spesso usccede e quando succede sono guai) L’interpete pdftex ammentte la ricorsione, ma deve essere scritta bene in modo che si possano evitare i loop infiniti.

              Perché non usi l’ambiente center” quello è fatto apposta per centrare una o più righe di testo, spaziandole prim e dopo.

              Troppo spaziato? Allora, senza usare \centerline (che è deprecato per vari motivi) deifnisci`\newcommand*\rigacentrata[1]{%
              \par\vspace{1ex}\noindent\makebox[\textwidth]{#1}\par\vspace{1ex}}`Modifica il coefficiente numerico prima di ex per regolare la spaziatura come meglio credi.

              in risposta a: Caratteri romeni #90069
              OldClaudio
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                Appunto, l’errore nasceva dal fatto che prima c’era una discrepanza fra il file sorgente scrito e memorizzato con codifica utf8, e una codifica diversa specificata al pacchetto inputenc.

                Ti suggerisco la guida tematica sulle codifiche da scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito. Capirai l’importanza della codifica dell’editor e della codifca con cui fai lavorare il programma di compilazione.

                Aggiungo questa informazione; I font codificati T! non contengono in realtà la t e la s con la virgola sottoscritta, ma contiene solo i caratteri con la cediglia. Ora so che i rumeni si accontentano di questa approssimazione perché i calcolatori non vengono loro incontro con i caratteri giusti, ma a stretto rigore i loro caratteri hanno sotto una virgola, non una cediglia. Il pacchetto combelow fa al caso tuo; leggi la documentazione se apri un terminale, o finestra comandi, ci scrivi dentro texdoc combelow, premi il tasto e leggi la documentazione.

                in risposta a: problema #90060
                OldClaudio
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                  Capisco che sei alle prime armi e l’informazione che sto epr darti non si trova in qualunque guida. Tuttavia ti suggerisco di dare una occhiata alla guida tematica Font e Tipografia; non è necessario che la leggi tuta; sei autorizzata a saltarne alcune parti molto tecniche; mac’è un paragrafo sui font matematici. Vi si dice chiaramente che non si possono usare più di 16 famiglie diverse di font. Le famiglie matematiche (nome interno dell’interprete TeX come l’ha definito Knuth; math groups, come si chiamano ora usando LaTeX2e che seleziona i fotn con il cosiddetto New Font Selection Scheme (NFSS), non più tanto nuovo visto che sta per compiere 20 anni; era nuovo quando è apparso LaTeX2e nel 2994) sono identificate da un nibble (metà di un byte, o detto in modo più semplice da una cifra esadecimale di 4 bit che quindi va da 0 a 15; questa cifra entra nella codifica di ogni simbolo matematico.

                  Bene l e famiglie o math group usate di defautl sono:
                  0) famiglia degli operatori (per scrivere lim, cos, log, e simili)
                  1) famiglia delle lettere (per usare il corsivo matematico e certi simboli)
                  2) famiglia dei simboli (per scrivere simboli di vario genere e l’alfabeto “calligrafico”)
                  3) dei grandi operatori e per i delimitatori estensibili (i grandi segni di sommatoria o prodotto, i radicali e altri segni di questo genere; le grandi parenesi vericali aperte e chiuse, le parentesi orizzontali per raggruppare termini si sequenze, e simili)

                  Se usi amsmath e il pacchetto amssymb (che a sua volta chiama il pacchetto amsfonts, che, quindi non necessita di essere chiamato esplicitamente) aggiungi altre due famiglie o math group.

                  Per arrivare al numero 15 sembrerebbe che ci voglia tanta buona volontà, ma ci si arriva e tu ci sei arrivata.

                  Non c’è rimedio, se non quello di usare meno famiglie.
                  Perciò ti suggerisco di leggere con attenzione il catalogo dei simboli aprendo una finestra comandi o terminale, e scrivendoci dentro texdoc symbos-a4; il documento che ti si apre contiene la Lista completa di tutti i simboli matematici e non matematici che si possono usare con il sistema TeX e con i suoi moduli di estensione (pacchetti); è proabile che i tuoi simboli logici si trovino già offerti da pacchetti più estesi, in modo da non dover aggiungere un nuovo pacchetto epr ogni nuovo simbolo di logica matematica che potresti incontrare.

                  Se non riuscissi ad avere una collezione adeguata potresti “farla grossa” e crearti un font virtuale che contenga tutti i font che ti servono in modo da usare una salo famiglia o math group (i simboli matematici possono venire raccolti un collezioni al massimo di 256 segni). Quello che ti ho detto è fattibile, ma è quasi una bestemmia, visto che l’operazione è difficilissima e non basta sapere usare un po’ LaTeX ma bisogna conoscere a fondo i font e le loro caratteristiche e le loro idiosincrasie, oltre al modo con il quale pdflatex li gestisce.
                  Ti ho detto quest’ultima cosa tanto per dirti che si può fare, ma sono pochi al mondo che ne sarebbero capaci; quindi, non pensarci nemmeno.

                  Dai miei ricordi di “gioventù” ho fatto questa operazione che mi costò lacrime e sangue, ma era necessaria per certi scopi; oggi che ho molta più esperienza, non saprei se sarei ancora in grado di farla.

                  in risposta a: Biblatex philosophy e TL2013: pp. trasformato in p. #89542
                  OldClaudio
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                    @Liverpool
                    , la norma ISO, secondo me, è persino troppo tollerante. Un’abbreviazione è valida se serve davvero per scorciare qualche cosa, purché l’abbreviazione non sia ambigua.
                    Tolte abbreviazioni particolarmente corte come p. per pagina/e e n. per nota/e (quest’ultima ambigua rispetto a n. per numero/i) e alcune abbreviazioni burocratiche o militaresche (btg. per battaglione), sono solitamente costituite dalla prima sillaba e dalla prima lettera della seconda sillaba della parola che si vuole scorciare. Se ciò produce o può produrre ambiguità, l’abbreviazione è fuori luogo e non si abbrevia. Mi pare lapalissiano. Ma almeno si èvitano i VV.F., le OO.SS., le pp., i proff., i sigg. gli AA.VV. e altre simili ignominie usate nel linguaggio burocratico, in legalese, militarese e, purtroppo, troppo spesso nelle bibliografie.
                    Aggiungi che il bello scrivere accetta le abbreviazioni solo negli incisi parentetici; le bibliografie, ciò gli elenchi dei riferimenti non sono certo degli incisi parentetici.

                    Ciao
                    Claudio

                    in risposta a: inserire pdf in file latex #66136
                    OldClaudio
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                      yaku85″ post=89552ciao a tutti sono nuovo di questo forum e soprattutto sono nuovo nel scrivere documenti in LaTex.

                      Ho visto che è possibile inserire intere pagine di un documento pdf nel documento Latex che si sta scrivendo, usando pdfpages

                      La mia domanda: è possibile inserire solo parte del testo di una pagina pdf? oppure solo l’intera pagina?

                      Scusate se probabilmente per qualcuno sono domande banali 🙂

                      Ciao
                      yaku

                      Non sono domande banali, ma…
                      …richiedono di leggere la documentazione:
                      1) con il comando texdoc dato da terminale puoi leggere la documentazione del ; con texdoc pdfpages puoi leggere la documentazione di pdfpages, e in particolare come usare l’opzione “pages=…”, voe puoi specificare una sola pagina, una lista di pagina, un intervallo di pagine, tutte el pagine di un altro documento da includere.
                      2) con texdoc graphicx Puoi leggere al documentazione del pacchetto graphicx, quello che ti permette i inserire una figura o comunque un file in viri formati da replicare tale e quale; puoi scalare, ruotare, deformare, ritagliare quanto contenuto nel file da includere; ci sono molte opzioni da usare, tutte molto utili.
                      3) Leggendo L’arte di scrivere con LaTeX, file scaricabile liberamente dal link contenuto nella sezione Documentazione di questo forum, puoi vedere molti esempi e vedere l’effetto che si può ottenere mediante ciascuna opzione. Naturalmente non devi leggere tutte le pagine di quel testo, ma è meglio se dai loro una scorsa rapida generale, per sapere che cosa contiene e dove cercare le informazioni dettagliate di quel che ti serve; questa scorsa rapida deve essere qualcosa di più della lettura attenta dell’indice generale, ma non così fine come imparare a memoria l’indice analitico. Questi due indici si possono usare quando si vuole epr andare subito al punto. Il capitolo sull’inserimento delle figure è particolarmente utile per chi è agli inizi.

                      in risposta a: Headers & Footers, Capitoli #89946
                      OldClaudio
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                        @sese-TeX; le leggi le risposte che ricevi? Ti ho già scritto che la documentazione aggiornate, quella di suftesi in particolare, NON la devi cercare in rete e poi domandare in giro se va bene. Ce l’ha a bordo del tuo PC, aggiornata ed affidabile, conforme a quanto hai sul tuo PC. L’unica cosa importante è che tu disponga sempre di una installazione del sitema TeX, sia essa MiKTeX (accettabile) o TeXLIve (consigliata); ma sempre completa ed aggiornata.

                        Apri un terminale (*); scrivici dentro texdoc suftesi, premi il tasto e vedi che cosa succede. Se ti dice che il comando è sconosciuto o che non trova suftesi hai la prova provata che NON disponi di una valida installazione di MIKTeX o di TeXLIve completa ed aggiornata; quindi il primo compito non è quello di andare a circare in rete quanto dovresti già avere a bordo, per poi chiedere se è affidabile. Il tuo primo compito è quello di installare una versione di TeXLive completa ed aggiornata.

                        Dài, non ti scoraggiare. segui i ocnsigli del forum: COMPLETA E AGGIORNATA!

                        Claudio

                        (*) Se non sai che cosa sia un terminale (spero proprio di no e che tu lo sappia benissimo e lo sappia usare) allora non hai la preparazione adatta per unsare un software complesso come quello del sistema TeX. Come disse un amico a Lorenzo Pantieri, l’autore di L’Arte di scrivere con LaTeX, «LaTeX non è Word». Non che Word sia male; va benissimo per scrivere lettere commerciali o rapporti burocratici; per usarlo bene e produrre documenti di qualità tipografica bisognerebbe studiarlo a fondo e quasi nessuno lo fa. Il pregio di Word, senza studiarlo è che in pratica funziona quasi da solo anche nelle mani di un principiante, che se lo può configurare con quattro click di mouse. Naturalmente produce documenti da principiante, ma, se vuole, il principiante può migliorare. Con LaTeX, il gioco non funziona così se non ci si prepara e non si studia; non è difficilissimo, ma non funziona “da solo” come Word nelle mani di un principiante.

                        (**) Questa seconda nota non si riferisce ad un richiamo che io abbia inserito prima; è una osservazione al tuo ultimo messaggio dove dici di “dover usare molte note per le citazioni”. Questa infatti è una pessima abitudine consolidata in certe discipline, dove l’ammontare delle note permette di scrivere lavori molto voluminosi dove si citano e ri-citano sempre le stesse cose a suon di loc. cit, ivi, ibidem, che si ripetono con fastidiosa frequenza. LaTeX consente di fare citazioni direttamente nel testo, senza ricorrere a note, specificando l’autore, l’anno della pubblicazione del suo lavoro, e la pagina precisa, o il gruppo di pagine preciso, che si vuol citare, senza rinviare il lettore ad un altro punto della pagina, facendogli così perdere il punto dove era arrivato a leggere. Le citazioni in nota: che orrore, che fastidio! Peggio delle citazioni in nota sono le note a fine capitolo, ma questa è un’altra storia.

                        in risposta a: BibDesk #89864
                        OldClaudio
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                          Be’ @giaco, per prima cosa i pacchetti non si scaricano da google; Non c’è nessun bisogno di scaricare pacchetti se si segue quanto c’è scritto sull’Arte di scrivere con LaTeX liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito, e in particolare se si esegue una installazione completa del sistema TeX, sia esso TeXLive (consigliato) sia esso MiKTeX (accettato).

                          Poi, una volta installata una versione completa del sistema TeX, uno dispone del comando texdoc col quale può leggere tutta la documentazione che vuole e di cui già dispone sul proprio disco, per esempio leggendo la documentazione di biblatex (texdox biblatex da terminale) può scoprire quanto sia potente biblatex e scopre un’infinità di altre cose oltre a quelle di conservare le maiuscole.

                          Questo è il bello di LaTeX e delle sue distribuzioni; non serve più impazzire per cercare in rete quello di cui si dispone già.

                          in risposta a: Headers & Footers, Capitoli #89940
                          OldClaudio
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                            L’idea dei ttitoletti nei margini e delle intestazioni nei margini derv=iva dal famoso libro di Robert Bringhurst, che citiamo sempre The elements of typographic style (esiste anche in italiano, ma è la traduzione di una edizione precedente). Questo libro contiene solo testo, non dà nessuna indicazione veramante utile per la composizione della matematematica e non riporta esempi di composizione matematica. Non l’ho sottomano, ma non ricordo che contenga figure, se ne contiene, sono pochissime. È scritto in un inglese delizioso e il materiale è presentato con finezza; lo si legge molto volentieri. Detto questo, però, quel tipo di composizione richiede margini esterni piuttosto larghi, una griglia di stampa con un rapporto di forma prossimo a 2 (rapporto fra altezza e larghezza); molto bello, ma non adatto a composizione di testi che contengano parti “scientifiche”, vale a dire equazioni, sistemi di equazioni, fotografie, diagrammi, schemi, planimetrie, e via di questo passo.

                            Ora tu vuoi comporre i tuoi appunti, per te molto importanti. Non devi necessariamente vestirli con un abito inappropriato. Lo stile tipografico vuol dire un abito adatto a chi l’indossa, con decorazioni adatte all’abito, senza fronzoli, visto che lo scopo della tipografia è quello di trasmettere nel modo più agevole possibile il “messaggio”, non di attrarre l’occhio su cose che c’entrano poco o niente. Un testo composto bene, non è un dépliant pubblicitario, dove le fotografie e i disegni, i colori e gli effetti grafici sono fatto per attrarre il lettore sull’oggetto, piuttosto che sul costo, o sulle prestazioni, o sui limiti di garanzia, o sulle condizioni per far valere la clausola “soddisfatti o rimborsati”. Ho esagerato, ma credo di aver sottolineato il punto importante. La buona tipografia non si fa notare. Bringhurst può farsi notare, eprché lui è il Maestro, ma nessuno di noi lo è, quindi tutti cerchiamo di mantenere la sobrietà di stile necessaria.

                            Prima di decidere per le intestazioni e i titolini nel margine, domandati a che cosa serve il tuo scritto; chi lo deve leggere, che cosa deve contenere, eccetera, La forma dell’abito la deciderai dopo.
                            Ti suggerisco anche la lettura della guida tematica Introduzione alla geometria della pagina scaricabile da questo link nella sezione documentazione di questo sito — ci sono altre guide tematiche che ti potrebbero interessare.

                            Una cosa che puoi rilevare da quella guida è che la larghezza della griglia deve essere adeguata al font usato; questo a sua volta deve essere in tono con quello che vuoi scrivere e non useresti mai il font Comic Sans per scrivere appunti di filosofia (ma neanche di qualunque altra materia, che non sia l’Arte di scrivere fumetti). Vedresti, che i vincoli materiali fra il formato della pagina rifinita e la gabbia non sono cose su cui giocare a piacimento, per cui i margini potrebbero essere assolutamente insufficienti per scriversi intestazioni e titolini.. Se poi vuoi stampre i tuoi appunti e rilegarteli, la cosa diventa ancora più cogente: l’abito deve veramente essere cucito su misura. Alla fine dei conti rinuncerai ai titolini nei margini, e ricorrerai invece ad adeguate personalizzazioni delle testatine destre e sinistre con font adatti, poco “ingombranti” magari con un filettino sotto; Sceglierai probabilmente una composizione della prima pagina dei capitoli con un titolo scritto in caratteri adeguati, magari con il numero del capitolo in grigio e parzialmente o totalmente nel margine, ma essenzialmente cercherai di inserire tutte le accortezze necessarie per un sezionamento adatto a consultare i tuoi appunti. Questo è importante: lo stampato è un mezzo per comunicare il messaggio, non un giocattolo (come si fa per i bambini di età prescolare).

                            Buon lavoro e buon divertimento; comporre tipograficamente è bello, anche se per farlo con LaTeX bisogna investire tempo ed energia per imparare a farlo — consolati: un corso professionale da tipografo dura negli istituti professionali cinque anni; per imparare LaTeX abbastanza bene ci si mette meno tempo.

                            in risposta a: Problemi con la bibliografia #89880
                            OldClaudio
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                              Tu non inserisci niente in TeXstudio, che è solo un editor. Quando hai su qualunque macchina la distribuzione del sistema TeX completa, hai tutto quello che ti serve per compilare.

                              Con TeXstudio puoi avere degli aiuti nello scrivere il file sorgente, ma l’editor non c’entra niente con la compilazione; Invece di TeXstudio, potresti usare Texmaker, TeXworks, emacs, e diversi altri editor multipiattaforma con prestazioni e ricchezza di icone da cliccare diverse. Come mi pare di averti già detto, io personalmente, secondo i miei gusti personali, preferisco un editor spoglio che non dia aiuti sotto forma di icone da cliccare, ma che mi permetta di fare quello che voglio con il file sorgente. Ce l’ho, ed è TeXShop per Mac, dove talvolta uso TeXworsk e talvolta TeXstudio, nel quale prò ho praticamanto eliminato le barre degli strumenti e la finestra laterale, riportandolo alla versione spoglia che piace a me.

                              Questo, in particolare è un motivo per il quale non ti so dire dove si trovisno i file di servizio di TeXstudio; sono però sicuro che se scarichi dalla rete un documento di Help meno soprio di quello che poi avere cliccando sulla voce Help del menù, puoi trovare tutte le informazioni che ti servono. È un buon editor, anzi ottimo; devi soltanto esplorare il tuo disco per trovare le cose che ti servono.

                              in risposta a: Beamer non mostra le lettere nelle formule di matematica #89955
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Confermo: compilo con pdfLaTeX (perché usi latex+dvips+ps2pdf? Procedura quasi archeologica…) con TeXLive 2013 completa su Mac, verione OS 10.9, e fila tutto liscio.

                                Mi permetterei di suggerirti, benché i font sans serif di default di Beamer siano eleganti, di provare ad usare gli LXfonts (leggine la documentazione con texdoc lxfonts) ti permettono di usare a pari corpo un font dall’occhio mediano maggiore, quindi più facilmente leggibili (poi se ti piace il disegno va bene, sennò torna ai font di default) ma che come expert font ti dà si più dei font matematici che puoi avere con i font matematici; tra l’altro puoi usare \Upi, per comporre con il segno del pi greco non inclinato, come vorrebbero le norme ISO per la matematica delle scienze applicate (questo norme a stretto rigore non sono vincolanti alla matematica dei matematici).

                                Leggi bene la documentazione perché con beamer non basta dire che si vogliono usare gli lxfonts, ma bisogna dire anche che si tratta di un font speciale: tutto sulla documentazione.

                                in risposta a: Problemi coi font gfs #89901
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  @samiel
                                  , ho provato a interessare Günter Miede ad implementare per il greco un modo diverso di scrivere barani in quella lingua. Mi ha risposto picche, nonostante i vari suggerimenti che avevo indicato; quando chiedo una nuova funzionalità, non mi limito a chiederla, ma cerco di dare anche qualche idea su come realizzarla. Pazienza.

                                  Vista la risposta negativa e considerate le tue esigenze, ho buttato giù in fretta un pacchettino da chiamare dopo babel. Eccolo:`% Package begingreek.sty
                                  \NeedsTeXFormat{LaTeX2e}[2011/06/27]
                                  \ProvidesPackage{begingreek}[2013/10/28]
                                  % This file provides an environment “greek” similar to the one defined by polyglossia
                                  % that typesets greek text with a specified LGR encoded greek 256 glyph font.
                                  % is is to be used with pdfLaTeX only, not with XeLaTeX or LuaLaTeX.
                                  %
                                  % Load this package as \usepacackge{}{begingreek]
                                  % Be sure that the specified greek font family exists and had available
                                  % its lgr
                                  .fd file.
                                  % You can always specify a different font family trhrought the optional argument
                                  % of the greek environment: \begin{greek}[arq'h}

                                  \textgreek{dokim'h}% usa solo i font predefiniti da babel-greek

                                  Questa parola è scritta in greco \begin{greek}>arq'h\end{greek} e vuol dire \emph{inizio}.

                                  Questa parola è scritta in greco \begin{greek}[artemisia]>arq'h\end{greek} e vuol dire \emph{inizio}.

                                  \end{document}`

                                  Prova anche ad usarlo senza specificare nessuna opzione al pacchetto begingreek, e vedi che cosa succede.

                                  Di fatto puoi scrivere con il font che preferisci sia una singola parola, sia una frase sia un capoverso intero o una testo completo con l’ambiente greek; le uniche limitazioni sono le seguenti:
                                  1) funziona solo con pdflatex, e l’ho fatto apposta, affinché non venga voglia di usarlo con Xe o Lua; se lo si facesse sarebbe del tutto inutile, perché il pacchetto, di fatto è come se non venisse caricato. Con Xe e Lua, polyglossia fornisce già l’ambiente greek.
                                  2) con pdflatex è necessario disporre dei file .fd da qualche parte dove pdflatex possa trovarli, quindi vanno bene i fontCBfonts compatibili cono i CM e gli LM; vanno bene quelli della GFS, vanno bene i txfontsb di Antonis Tsolomitis. Vanno bene anche i CBfonts usati coe font sostitutivi di altri font greci mancanti; per esempio se volessi usare i font greci testuali usando il pacchetto KPfonts, non ci riusciresti, se prima non avessi usato il marchingegno di teubner per creare il file .fd mancanti.

                                  Sembra, ma non ho controllato, che esista un pacchetto substitutefonts che riesce a fare questa piccola magia senza bisogno di ricorrere a teubner.

                                  Ciao
                                  Claudio

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