OldClaudio

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  • in risposta a: Pagine vuote dove non dovrebbero esserci. #89326
    OldClaudio
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      Mi permetto di osservare quanto segue:
      1) non ha crato una classe modificando la classse book, ma la classe report;
      2) La classe report non contiene i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter, né mi pare che tu li definisca nella tua classe;
      3) \include esegue un comando \cleardouble page al suo inizio, quindi all’occorrenza inserisce una pagina bianca, perché vuole ricominciare a comporre da una pagina dispari; a te le pagine dispari vengono a sinistra? a me risulta che se non sono stati commessi pasticci con le cose iniziali come il frontespizio (comando \maketitle), le pagine con numero dispari sono a destra;
      4) l’opzione reqno non esiste con nessuna classe, sia perché è il comportamento predefinito, sia perché, appunto non è definita perché inutile. Esiste l’opzione leqno per scrivere i numeri delle equazioni a sinistra.

      La lettura di una buona guida come l’Arte di scrivere con LaTeX non guasterebbe.

      Per creare classi come la tua tesidilaruapd.cls si può fare, ma leggi la guida tematica sulle classi, da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito.

      Sono quasi sicuro che usando convenientemente il pacchetto frontespizio (leggine la documentazione usando il terminale e il comando texdoc frontespizio) Probabilmente puoi scrivere la tua tesi senza bisogno di scrivere nuove classi. Il pacchetto geometry (leggine la documentazione con texdoc geometry ti permette di modificare dimensioni e margini (che non mi pare che tu abbia modificato nella tua classe).

      in risposta a: suftesi e frontespizio #89287
      OldClaudio
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        Devi chiamare frontespizio con l’opzione suftesi. Leggi la documentazione di frontespizio dando da temrinale il comando texdoc frontespizio; leggi il §3 e il §8. Scoprirai che la classe suftesi ha un suo metodo per creare il forntespizio; leggi la documentazione dando da temrinale il comando texdoc suftesi, §2.3.

        in risposta a: Errore abstract con revtex4-1 #89279
        OldClaudio
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          Un minimo di esempio minimo compilabile?

          in risposta a: Titolo abstract a fine pagina #89275
          OldClaudio
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            Tu scrivi:` \begin{abstract}
            \include{sommariotesi}
            \end{abstract}` ed è giusto che tu ottenga quel tipo di composizione:\include, infatti come prima cosa esegue un \clearpage, andando quindi su una nuova pagina. O usi \input invece di \include, oppure metti l’ambeite abstract dento al file c sommario.tex, (dove dovrebbe statare in effetti}

            in risposta a: Frontespizio vuoto! #89254
            OldClaudio
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              silentwing” post=88768Momento Oldclaudio, al messaggio numero 88727 sei tu che mi dici di compilare il frontespizio con quickbuild se voglio.
              Ho fatto innumerevoli prove e ho usato sia il quick che la compilazione da riga di comando. Ho ottenuto qualcosa ma c’è ancora qualcosa che non mi torna. Più tardi mi metto tranquillo cancellando tutto sul documento principale e anche i file nella cartella come se dovessi cominciare dall’inizio e vedrò di capire da dove è nato l’errore. Ad ogni modo ho visto che il quickbuild non va, ottengo risultati solo con la compilazione da riga di comando o equivalente tasto del menù grafico. Tuttavia ho sbagliato anche io a creare il file thesis-frn. (l’ho creato io perchè pensavo lo dovessi fare io, ma latex ha creato anche lui il suo , il che forse spiega perchè di file *-frn me ne trovavo due) . Farò resoconto dettagliato.

              Ti ho detto e ripetuto più volte che puoi usare quick build anche per compilare il frontespizio, ma devi compilare il file tesi-frn.tex, non il file che ti sei creato tu. È per questo che ti ho consigliato di usare la linea di comando, il terminale, perché non puoi sbagliarti; ma anche nell’ultimo messaggio ti ho detto che poteresti usare anche quick build nella seocnda compilazione se sai come fare a compilare il file giusto, cioè tesi-frn.tex, e non tesi.tex.

              Quando poi smetterai di usare quick build o altri software simili )per esempio make, o latexmk) vivrai felice; arara è una eccezione, ma da usare con accortezza.

              in risposta a: Appendice #89272
              OldClaudio
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                Ba’, c’è scritto nelal documentazione come si fa senza bisogno di ricorrere a soluzioni complicate. Non mi pare che aprire un terminale, scriverci dentro texdoc appendix, premere invio e leggere quel che appare sullo schermo sia così complicato. C’è scritto all’inizio della pagina 3.

                in risposta a: Appendice #89268
                OldClaudio
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                  Be’ se hai letto la documentazione del pacchetto appendix, dovresti sapere che il pacchetto si carica con l’opzione title per avere il nome prima del numero/lettera. il nome viene fuori in inglese, e se lo vuoi in italiano devi scrivere` \renwcommand\appendixname(Appendice}
                  \renewcommand{\appendixpagename{Appendici}`
                  Se poi eviti di caricare quel pacchetto e usi solo la dichiarazione \appendix come ti ha suggerito Tommaso, usi le funzionalità standard della tua classe (misteriosa e segreta) che non sappiamo quale sia. sono più che sufficienti ad ottenere quello che vuoi. Stai attento a NON mettere le appendici nella backmatter, altrimenti non ti vengono numerate (né con lettere maiuscole né in altro modo).

                  in risposta a: Frontespizio vuoto! #89252
                  OldClaudio
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                    Continui a sbagliare.

                    Lascia perdere quick build e prova così:
                    1) apri un terminale e scrivici dentro il comando `pdflatex tesi` poi premi il tasto inco e aspetta qualche istante che ti ritorni sul temrinale il prompt e sopra ci sia scritto che la compilazione è andata bene.
                    2) ora scrivi nel terminale `pdflatex tesi-frn` e prmi il tasto invio; quando ha finito e dice che è andato tutto bene prosegui
                    3) scrivi nel terminale `pdflatex tesi` e prei invio; quando ha finito, aziona il tuo visualizzatore di file PDF e guarda il file tesi.pdf: miracolo il frontespizio c’è.

                    Leiggi dopo il codice dell’esempio che ti ho leggermente modificato, ma la cosa ha a che vedere con l’estetica del frontespizio, non con il modo di ottenerlo.`\documentclass[a4paper, oneside, 10pt]{book}
                    \usepackage[utf8]{inputenc}
                    \usepackage[italian]{babel}
                    \usepackage{graphicx}
                    \usepackage{amsmath}
                    \usepackage{booktabs}
                    \usepackage{empheq}
                    \usepackage{microtype}
                    \usepackage{subfig}
                    \usepackage{caption}
                    \linespread{1.5}
                    \graphicspath{{immaginitesi/}}
                    \captionsetup{labelfont={sf,bf}}
                    \usepackage{frontespizio}

                    \frontmatter
                    \begin{document}
                    \begin{frontespizio}
                    \Universita{}
                    \Facolta{I Facoltà di Ingegneria}
                    \Corso{Corso di Laurea in Ingegneria Aerospaziale}
                    \Titoletto{Monografia di Laurea}
                    \Titolo{Caratterizzazione di un flusso di cavità per mezzo\\ di tecniche di velocimetria ottica}
                    \Logo{logopoli}
                    \Candidato[PP999999]{}
                    \Annoaccademico{Ottobre 2013}
                    \end{frontespizio}

                    \end{document}`
                    In particolare ho eliminato la x da utf8x, e ho spezzato il ttiolo su due righe affinché una non sia lunghissima e l’altra ridotta praticamante a una sola parola (con preposizione).

                    Spiegazione dei tre pessi precedentemente descritti:
                    1) la prima esecuzione di pdfatex compila il file tesi.tex ma non compone il frontepspizio, ma scrive un file nella stessa cartella che si chiama tesi-frn.tex
                    2) la seocnda esecuzione di pdflatex compila il file tesi-frn.tex e produce la sola pagina del frntespizio nel file tesi-frn.pdf
                    3) la terza esecuzione di pdflatex scopre che esiste il file tesi-frn.pdf, quindi lo ingloba nella tesi, anche se, avendo eventualmente modificato il contenuto dell’ambiente frontespizio, scrive sostituoendo l’omonimo il file tesi-frn.tex da ricompilare; ma intanto ha inglobato la paigna con il frontespizio compilata con i dati precedenti, e produce un file tesi.pdf con il frontespizio.

                    Non mi sembra difficile da fare e te l’abbiamo detto in tanti che devi fare così, eppure continui ad usare il quickbuild di Kile anche per la seconda compilazione, cosa che non devi fare, a meno che tu non abbia capito che devi compilare tesi-frnt.tex e non tesi.tex nella seocnda compilazione..
                    Siccome usi Kile come interfaccia grafica esegui pure la prima e la terza compilazione con quickbuild, ma la la seconda è meglio che la esegui dal terminale se non sai come eseguirla con Kile (da quel che dici, sembrerebbe che sia così)

                    in risposta a: Frontespizio vuoto! #89242
                    OldClaudio
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                      Non hai bisogno di un altro file per comporre il solo frontespizio,

                      compila la tesi pure con quickbuild, ma dopo la prima volta apri con kile il file che si trova nella stessa cartella della tesi e il cui nome termina con -frn.tex; compila questo file, non la tesi, usando, se vuoi, quickbuild, ma se usi pdflatex fai prima (microsecondi più in fretta; quickbuild mi pare di ricordare, compila il documento almeno tre volte inserendovi anche la compilazione della bibliografia; il bottone (o la voce del menu) pdflatex compila il documento solo una volta). Poi torna alla tua tesi e ricompilala; ora il frontespizio ti comparirà; siccome le informazioni nel frontespizio vanno corrette, esegui le correzioni sul file pricipale della tesi e ricompila separatamente il file -frn.tex, perché ogni volta che compili la tesi il file -frnt.tex viene riscritto.

                      Potresti vedere come usare arara; questo programma che è disponibile nelle versioni recenti di TeXLive (ma se tu hai una distribuzione TeXLive/Debian potreti non disporne); permette di scrivere delle righe “magiche all’inizio del tuo main file della tesi; ogni riga magica corrisponde ad una particolare compilazione (tesi, frontespizio, bibliografia,, indice analitico, eccetera) e tu poi commentarle o de-commentarle quante volte vuoi in modo che non perdi tempo a fare compilazioni inutili di parti della tesi che non hai modificato.

                      Esiste non solo la documentazione di arara (leggibile con texdoc arara, comando dato nel terminale) ma esistono ampie discussioni qui sul forum (basta che cerchi con la parola chiave arara), perché ci sono molte buone idee su come usarlo (anche miei pareri scettici sulla sua utilità per come io lavoro, ma per come lavori tu potrebbe esserti molto utile).

                      in risposta a: LuaLaTeX e “Ligatures=TeX” #89231
                      OldClaudio
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                        Hai fatto benissimo e ti ringrazio, non solo a nome mio 😉

                        Ciao
                        Claudio

                        in risposta a: LuaLaTeX e “Ligatures=TeX” #89229
                        OldClaudio
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                          Immaginavo una cosa del genere, ma mi stupisce e non ci sarei mai arrivato da solo.

                          Ancora grazie mille
                          Claudio

                          in risposta a: lipsiakos #89204
                          OldClaudio
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                            Guarda, io ho TeXLive (MacTeX) aggiornato a qualche giorno fa; siccome stiamo parlando di pacchetti che tutti dovremmo avere a bordo con una distribuzione completa e aggiornata, quello che mi dici mi sembra strano; comunque apri il file log e cerca il punto dove carica il pacchetto mathpazo; dop parecchie righe che seguono c’è il nome della famiglia dei font che esso carica e dice che sta leggendo il file di descrizione di quel font, specificandone il noem della famiglia agglutinato alla codifica; sarà qualcosa del tipo t1epplj.fd; precisamente da me si apre il file che nel file log è annunciato con queste righe:`(/usr/local/texlive/2013/texmf-dist/tex/latex/psnfss/t1pplj.fd
                            File: t1pplj.fd 2004/09/06 font definitions for T1/pplj.
                            )`dunque da me, senza possibilità di dubbio la famiglia palatino usata da mathpazo si chiama pplj.

                            Tant’è che dopo diverse righe il programma legge il file:`(./lgrpplj.fd
                            File: LGRpplj.fd 2013/09/28 generated font description file
                            )`dove vedi bene la nuova descrizione dei file greci associata alla famiglia palatino e che il file è stato generato il 29 settembre 2013 (cioè oggi) dai comandi di teubner che ho usato per creare appunto quel file. Il file pdf che ottengo appare nel file allegato.
                            [attachment=795]TestOlgaLipsia.pdf[/attachment]
                            Di fatto, aprendo quel file pdf con Adobe Reader, e usando lo shortcut di tastiera cmd+D (in Windows dovrebbe essere ctrl+D) ottengo la seguente lista di font, tutti Type 1:

                            TeXPalladio-SC
                            URWPalladio-Ital
                            URWPalladio-Roma
                            grmi1000
                            grml1000
                            grmn1000

                            che è quello che ci si deve spettare dal file che ti ho allegato prima; L’unica sorpresa è che in realtà si tratta del Palladio e non del Palatino; forse è questo il motivo della discrepanza rispetto alla tua distribuzione, oltre alla possibilità che non usiamo pacchetti della stessa età.
                            Ciao
                            Claudio

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                            in risposta a: LuaLaTeX e “Ligatures=TeX” #89227
                            OldClaudio
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                              Va bene cambiare font, ma i Latin Modern OpenType è di default se non si specifica nessun font.

                              Claudio

                              in risposta a: lipsiakos #89202
                              OldClaudio
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                                Sì, certo che puoi, ma le indicazioni delle pagine 4 e 5 servono per dire che si può fare e che se si vuole uns sostituzione permanente del font simil-Olga con il font Lipsiano bisogna aggiungere quei due statement \addto\extrasgreek e \addto\noextrasgreek.

                                Se invece usi i comandi \textli{…} e textit{…} mentre sei nell’ambiente greco del tuo comando \GR, compni con il Lipsiaono o con il simil-Olga a seconda che tu usi il primo o il secondo comando.

                                Ma il tuo esempio non funziona perchè la famiglia del palatino usato da mathpazo si chiama pplj non qpl. Vedi il codice seguente:`\documentclass[a4paper]{report}
                                \usepackage[T1]{fontenc}
                                \usepackage{textcomp}
                                \usepackage[utf8]{inputenc}
                                \usepackage[greek,italian]{babel}% ci pensa teubner a gestire la “politonia”
                                \usepackage{fixltx2e}
                                \usepackage[osf]{mathpazo}
                                \usepackage[scale]{tgadventor}
                                \usepackage{teubner}% ci pensa teubner a gestire la “politonia”
                                \ifFamily{qag}{lmss}
                                \Lipsiantrue
                                \ifFamily{pplj}{lmr}
                                \usepackage{microtype}
                                \frenchspacing

                                % comandi vari
                                \newcommand{\GR}[1]{\foreignlanguage{greek}{#1}}

                                \begin{document}
                                Bello e bravo in greco classico si dice \GR{kal`os ka'' \>agaj`os}

                                Bello e bravo in greco classico si dice \GR{\textit{kal`os ka'' \>agaj`os}}

                                Bello e bravo in greco classico si dice \GR{\textli{kal`os ka'' \>agaj`os}}

                                Bello e bravo in greco classico si dice \foreignlanguage{greek}{kal`os ka'' \>agaj`os}

                                Bello e bravo in greco classico si dice \foreignlanguage{greek}{\textit{kal`os ka'' \>agaj`os}}

                                Bello e bravo in greco classico si dice \foreignlanguage{greek}{\textli{kal`os ka'' \>agaj`os}}

                                \textit{Bello e bravo in greco classico si dice \GR{kal`os ka'' \>agaj`os}}

                                \textli{Bello e bravo in greco classico si dice \GR{kal`os ka'' \>agaj`os}}
                                \end{document}`
                                Ho fatto alcune correzioni, ma ho fatto abbastanza esempi per mostrati che la cosa funziona benissimo con la famiglia giusta per il palatno; naturalmente devi anche specificare lo switch \Lipsiantrue, altrimenti non escono i comandi per i font lipsiani che esistono solo assieme alla famiglia latina con grazie, non con la famiglia senza grazie.

                                Bisogna togliere polutonikogreek lasciando solo greek a babel è solo per evitare un warning, visto che teubner ci pensa da solo a impostare il modo politonico di scrittura.

                                Noti invece quanto è scritto in teubner, e forse è un po’ oscuro; se imposti il testo lipsiano fuori dell’ambiente greco, siccome esso non esiste con i caratteri latini, esso viene impostato come alia di \textit; quindi se anche dopo entri in modalità greca, questa non può sapere te quel \itshape impostato fuori vuol dire proprio quello e non invece \lishape.


                                @samiel
                                , ti ringrazio perché studiando il tuo caso ho notato che la generazione dei file .fd è sostanzialmente giusta ma contiene un errore che devo assolutamante correggere. anche la documentazione di questo argomento contien un errore che credevo di avere già corretto sei mesi fa.

                                Ciao
                                Claudio

                                in risposta a: lipsiakos #89200
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::

                                  Mi consente di avere un greco “serif” nel testo che è in serif
                                  e un greco “sans-serif” nel commendo a due colonne che è in sans-serif.
                                  Ovviamente, se scelgo un font greco determinato, ad esempio Artemisia
                                  con il codice
                                  `\DeclareRobustCommand{\GR}{%
                                  \fontencoding{LGR}\fontfamily{artemisia}\selectfont
                                  \def\encodingdefault{LGR}}`
                                  mi salta la differenza dei due font greci.
                                  C’è modo di salvare capra e cavoli?


                                  @samiel
                                  , scopro solo ora questo filone, che è cominciato da poco, ma oggi che è sabato mi sono permesso di dormire un po’ di più.:smile:

                                  Dunque tu vorresti avere due font greci di famiglie diverse per poter imitare un testo pubblicato da Paravia. Mettere insieme l’Artemisia (che a me non sembra tanto graziato (con le grazie — ovviamente stiamo parlando del minuscolo, non del maisucolo) e contiene una eta che a me non piace in modo particolare, anche se poi ci si fa l’abitudine (sembra una `n’ latina) con il lipsiano si può fare, certamente, ma mi sembra che il tuo comando mescoli capra e cavoli, senza una vera necessita; ti suggerisco un altro codice (che non ho collaudato) che ti permette di conservare \textlipsias e di usare contemporanemaente l’artemisia o, mutatis mutandis, qualunque altro font greco usabile con pdflatex:`\newcommand\artemisa{\fontenconding{LGR}\fontfamily{artemisia}\selectvont} % dichiarazione
                                  \DeclareFontTextCommanf{\textartemisia}{\artemisia}% comando`
                                  In questo modo con la dichiarazione \Lipsiacostext dentro un ambiente o con l’ambiente Lipsiakostext puoi scrivere con il font lipsiano e con il comando \textLipsias puoi usare il comando con il testo greco come argomento da comporre con il lipsiano; analogamente con la dichiarazione \artemisia o l’ambiente artemisia ovvero con il comando \textartemisia puoi comporrre con il font Artemisia; se vuoi l’Artemisa inclinato/corsivo (il corsivo in realtà non esiste con i font greci, esistono dei font inclinati con un disegno talvolta diverso da quello dei font “tondo”) lo dovresti poter fare specificando un’analoga dichiarazione e un analogo comando dove non selezioni solo la famiglia artemisa ma anche la forma inclinata (dovrebbe bastare aggiungere \itshape o \slshape dentro la definzione della dichiarazione \artemisia, prima di \selectfont).

                                  Per altro se vuoi avere davvero un font greco minuscolo graziato (non inclinato) i font della collezione CBfonts ne contengono uno che si attiva con i comandi previsti e descritti sia nella documentazione di teubner sia in quella di cbfonts-fd (sempre leggibili con texdoc)-doc; il comando specifico è \textrs (“rs”, sta per “regular serifed”).

                                  Comunque, mentre non devi fare quasi niente per usare i font della GFS (artemisia & company) per usarli , salvo definire o specificare la famiglia artemisia, hai già scoperto da solo come creare con \ifFamily i file di descrizione dei font per accomapgnare i miei font greci con qualunque font latino tu voglia usare; lo puoi fare ache con i mathppazo, basta che tu conosca il nome della famiglia latina a cui voi associare uno dei miei font greci.

                                  Il perché funzioni così, è perché il passaggio dall’alfabeto latino a quello greco, e viceversa, avviene cambiando solo l’encoding, senza cambiare né famiglia, né serie, nè forma, né corpo; ma per fare questo è necessaria la disponibilità di ffile .fd (font definition) il cui nome sia formato agglutinando il nome della codofica in lettere minuscole, con il nome della famiglia; in particolare per l’artemisia esiste già il file lgrartemisia.fd, ma il nome della famiglia non corrisponde a nessuna delle famiglie dei CBfonts, quindi questo passaggio non si può fare, ma si possono tranquillamente definire la dichiarazione e il comando come ti ho mostrato sopra.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 6,571 al 6,585 (di 11,287 totali)

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