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L’antipatia degli americani non solo per il SI, ma per le misure scientificamente corrette, nonostante le chiare indicazioni del loro National Bureau of Standards e ora del NIST (National Institute of Science and Technology); tanto che gli esperti che eseguirono la perizia conclusiva del disastro del Columbia, esploso in volo durante il rientro a Terra, furono licenziati in tronco per non aver usato unità di misura coerenti e indicate correttamente; sto parlando i periti esperti non di persone comuni; il tutto è raccontato nei dettagli nel testo La tesi di laurea scientifica di Matricciani. Probabilmente c’è anche in rete.Bravo @Elrond
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\thispagestyle{empty} fa il suo mestiere, perché cambia le testaine di una sola pagina: questa qui, non tutte le paigne successive. Perché la terza pagina sia senza testaina può dipendere da varie cose, ma l’inzio del template degli inci di Lorenzo è questo:
`\cleardoublepage
\pdfbookmark{\contentsname}{tableofcontents}
\setcounter{tocdepth}{2}
\tableofcontents
\markboth{\spacedlowsmallcaps{\contentsname}}{\spacedlowsmallcaps{\contentsname}}
\clearpage`quindi entrambe le testaine, come vedi da \markboth) vengono inizializzate con la parola corrispondente a \contentsname, cioè, in italiano, con la parola Indice, in entrambi i casi composte con \spacedlowsmallcaps.Se poi tu hai modificato il tmeplate di Lorenzo, oppure se hai ricevuto un template già modificato, allora bisogna che vai a vedere come è stato fatto.
Io però tanto per cominciare metterei il comando \markboth con i suoi due argomenti prima di \tableofcontents, almeno proverei a vedere che cosa succede.
Se non succedesse niente, allora mi creerei un nuovo stile di pagina (con fancyhdr, o con comandi di basso livello) chiamato, per esempio, indici, e prima di comporre l’indice generale e gli elenchi delle tabelle e delle figure, specificherei \pagestyle{indici}, tornando a allo stile scrheadings o ad altro stile, come plain, dopo aver composto il file indici.tex; nel creare questo nuovo stile, metterei la parola Indici direttamante nelel testaine, composto in maiuscoletto, fisso e senza possibilità di cambiare la dicitoura, visto che servirebbe solo per la tesi.
In alternativa c’è sempre lo stile di pagina myheadings, dove viene disabilitato l’inserimento automatico delle indicazioni per le testatine mediante i comandi di sezionamento e viene richiesto esplicitamente all’autore di specificarlo lui stesso mediante il comando \markboth esplicito.
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Lorenzo, come hai visto le modifiche al greco sono numerose; per la verità il comando \textlatin nella numerazione delle paigne, nelle testaine, c’era anche prima, ma forse vienva realizzato in modo diverso. Ora però, per il tuo problema di scrivere qualche parola isolata in greco, non hai biaosogno dell’intero armamentario epr il greco, politonico o normale non è importante;Non specificare fra le lingue polutonikogreek; sia perché caso mai (oggi) devi usare greek e poi specificare che vuoi l’attributo politonico, altrimenti quendo vuoi scrivere in greco docresti sempre usare il nome polutonikogreek e non semplicemente greek; anche nei comandi che eventualmente ti sei definito da solo; questo è quanto si legge nella nuova documentazione del greco con texdoc greek.
Ma leggendo accuratamente la documentazione, si scpre che ci sono altri file da usare per la composizione in greco; in particolare, senza invocare la lingua greca, puoi caricare il pacchetto textalpha; nella cartella doc/latex/greek-encoding c’è non solo il file textalpha.pdf con la sua documentazione, ma anche con il suo sorgente; c’è anche textalpha-test.pdf con il suo sorgente; dalla lettura di questo sorgente si vede bene come usare il nuovo comando [tt]\ensuregreek[/tt] che consente la traslitterazione latina che già stai usando, e usa il font greco con tute le sue “meravigliose” legature e i suoi “meravigliosi” accostamenti con qualunque font greco codificato LGR (quindi non solo i CBfonts, ma gli artemisia, i didot, i porson, ti tsfontsb, eccetera), usando i CB di default, oppre gli altri se ne chiami i rispettivi pacchetti. e tutto questo senza invocare la lingua greca, e quindi senza incorrere nei fastidi che ti ha dato backref.
E tutto questo è ufficiale, quindi non c’è da arrampicarsi sui vetri con toppe di vario genere, che tu giustamente stigmatizzi, e anche se Enrico crea delle toppe meravigliose.
Il problema effettivamente resta; Günter Milde lo sa, e sa anche che quel \textlatin può dare problemi quando la macro deve venire sviluppata. Invece è impossibile comunicare con il manutentore di biblatex, se non attraverso sourceforge e l’apposita pagina di segnalazioni di bug e feature requests, al quale si può accedere solo iscrivendosi; io sono contrario a queste iscrizioni, e non lo faccio.
Ciao
Claudio
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Eppure scrivi (qualcosa) in greco…Eppure i tuoi file vanno in mano anche ad altri, come i laureandi, che vdevno cambiare codifica ai vari template.
Eppure il fatto di unificare alcune cose tecniche, non la libertà di espressione, è una cosa molto utile e toglie molti fastidi.
Eppure ci si può permettere di continuare ad usare galloni, miglia e libbre, oltre che le strane gauge per gli oggetti cilindrici o sferici, se lo può permettere solo una nazione che ha la pretesa che le altre si uniformino a lei, e non gliene può importare di meno se gli altri devono fare buon viso a cattivo gioco ed uniformarsi/adattarsi. Hai una scatola di attrezzi in casa? a che cosa ti servono le chiavi fisse e a bussola on frazioni binarie del pollice (e parlo del pollice vero, non quelo degli idraulici); pensi che negli USA ogni pater familaas abbia una scatola di attrezzi con le chiavi metriche? No, siamo noi che dobbiamo adattarci a loro e avere tutto doppio.
Anch’io ho quasi abbandonato latin1, che consideravo una benedizione, e sono passato a UTF-8 che è di una comodità eccelsa e veramente unificatrice. Non più Windows, Linux e Mac, ognuna con la sua codifica di default.
Ciao
Claudio
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La pagina del titolo di un documento diverso da una tesi è una cosa troppo delicata da fare con un comando o un ambiente precostituito; Per una tesi è più semplice, bisogna mettere in un certo ordine il nome e/o il logo dell’ateneo, il titolo della tesi, un eventuale sottotitolo, la lista dei realtori e correlatori, la lista dei candidati/laureandi, la data della seduta di laurea o dell’anno accademico a cui si riferisce la seduta di laurea e il gioco è fatto; sono tante le informazioni da mettere, che si riempie quasi tutta la pagina.Per un libro o un altro dicumento le informazioni da inseririre sono troppo diverse, o meglio, troppo varie. Quindi el posizionic he queste informazioni possono avere sulla pagina sono diverse, si possono aggiungere composizioni in bandiera allineate a sinsitra oppure a destra, si pososno inserire sfondi colorati o rettangolo colorati in maniere diversa e con informazini diverse, si può menttere o non mettere il logo della casa editrice. e via di questo passo.
Attenzione, non confondiamo il frontespizio con la pagina del titolo; il frontespizio va sulla prima di copertina se il libro è brossurato, altrimenti ci pensa il legatore a scirvere quello che seerve sulla prima faccia dell’incassatura (legatura cartonata). La pagina del titolo è spesso la pagina numero 3 del testo; conto le pagine senza tenere conto dei risguardi (pagine di carta più spessa che da una parte sono incollate al piatto anteriore, e dall’altro sono appena incollate con un strisciolina di colla alla prima pagina del libro vero e proprio; su questa prima pagina può apparire l’occhiello, che ripete in modo meno vistoso il solo titolo del libro, oppure il nome della collana di cui il libro fa parte. Il verso della pagina 1 è solitamente bianco, oppure può contenere un’immagine (che una volta veniva chiamata anche frontespizio, ma che oggi è piuttosto in disuso) il recto del secondo foglio contiene la pagina del titolo. che generalmente contiene il nome degli autori (con l’avvertenza che i nomi di ogni autore debbono precedere i rispettivi cognomi — ve l’immaginate la caduta di stile se nella pagina del titolo della Divina commedia ci fosse scritto Alighieri Dante?); eventualmente l’organizzazione a cui gli autori appartengono — ma dipende dal tipo di documento; il titolo, un eventuale sottotitolo, l’eventuale logo della casa editrice il nome della casa editrice. Di spazio ne resta molto sulla pagina.
Gli spazi devono essere gestiti con accortezza, ma non ce ne sono di mille tipi; i comandi di spaziatura verticale e orizzontale sono raccontati tutti nella guida tematica in italiano LatExX Reference Manual commentato. Non ne esistono tanti, quindi l’elenco si ridurrebbe a tre o quattro voci; non è di nessuna fatica andarli a cercare su quella guida tematica. ma per il resto ci vuole solo fantasia.
Ecco perché non si troverà mai una guida per comporre le pagine dei titoli; una galleria di pagine di titoli è meglio di un calcio nel sedere, essenzialmente per capire che cosa NON fare. Le idee nascono dall’esame dei titoli dei libri che più ci piacciono, che ci sembrano composti con cura; che non si impongono con caratteri fantasiosi e con ornamenti di solito di pessimo gusto (sia i caratteri si gli ornamenti).
Ecco perché anch’io ho scritto: la pagina del titolo può essere composta con l’ambiente titlepage, dove ci si scrive quello che si vuole, come si vuole e dove si vuole; e continuo a dirlo; l’unica cosa che posso raccomandare, ma è solo una raccomandazione, il contenuto completo di questa pagina del titolo dovrebbe stare dentro una gabbia della stessa forma della gabbia del testo e collocata nella stessa maniera; ricordiamoci che si tratta della pagina 3 anche se non è numerata, e quindi tutta la pagina si deve vedere bene come le altre pagine a “libro aperto”, non come nel frontespizio (prima di copertina) che deve leggersi a libro chiuso, solitamente appoggiato su una superficie orizzontale. Inoltre il rettangolo che racchiude il testo vero e proprio di questa pagina dovrebbe avere il suo baricentro collocato un po’ sopra il baricentro della gabbia; quanto? dipende dai contenuti; in realtà per il rettangolo interno non bisognerebbe considerare il baricentro come l’incrocio delle due diagonali, ma dovrebbe essere il baricentro delle parti inchiostrate, quindi un titolo molto scuro attrae verso di sé il baricentro ottico. Ecco questo baricentro ottico dovrebbe essere un o’ sopra il baricentro geometrico della gabbia esterna; rimane la domanda: quanto un po’ sopra? Rimane la risposta: dipende dal contenuto.
Ciao
Claudio
::Il problema è molto sottile, perché non si può eliminare \textlatin al momento del comando \write per la scrittura del file .aux, in quanto proviene da \thepage che deve essere espanso solo durante \shipout. Quindi un \let\textlatin\@firstofone nel secondo argomento di \protected@write (che si usa per neutralizzare comandi “pericolosi” o indesiderati) non serve a niente.
Il problema fondamentale è capire come \abx@aux@backref adopera il suo quarto argomento, dove c’è il numero di pagina effettivo, quello in cui finisce \textlatin. Il motivo per il quale avviene l’errore mi è chiaro, non so se nel caso in cui il documento è in greco l’eliminazione di \textlatin sarebbe dannosa.
Non c’è dubbio che il problema sia sottile, infatti \abx@aux@backref viene reso equivalente a \blx@aux@backref se è stata espressa a biblatex l’opzione backref; e viene reso equivalente ad altre cose in altre circostanze.
Tuttavia mi pare che \blx@aux@backref usi il suo quarto argomento (quello che contiene \textlatin e il numero romano) per aggiungerlo ad una lista di prefissi, e usi il quinto, che contiene il valore numerico del contatore \c@page, per fare una somma aritmetica.Solo che è difficilissimo (per me) capire come agisca il gioco di rendere \abx@aux@backref equivalente a cose diverse in momenti diversi; però il tuo patch funziona benissimo; quindi mi pare la soluzione giusta, almeno per il momento. Certo ci vorrebbe un minimo di coordinamento fra Günter Milde e Philip Lehman.
Ciao
Claudio
::egreg9″ post=88877Il problema è sottile, ma risolvibile almeno con una pezza temporanea: aggiungi prima dell’ultimo [tt]\makeatother[/tt]
`\let\original@abx@aux@backref\abx@aux@backref
\def\abx@aux@backref#1#2#3#4#5{%
\begingroup\let\textlatin\@firstofone
\edef\x{\endgroup
\noexpand\original@abx@aux@backref{#1}{#2}{#3}{#4}{#5}}\x}`Ciao
EnricoEccellente! ottima soluzione; se la vuoi chiamare pezza temporanea, ne sei l’autore e quindi sei padrone di chiamarla come vuoi, ma questo è un capolavoro d’artista.
Questo però significa che la pezza/correzione dovrebbe essere introdotta non nel file per il greco ma in biblatex o in hyperref.
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Sì, Tommaso, e credevo di averlo spiegato; il problema nasce dai numeri romani nella numerazione delle pagine quando è in vigore la dichiarazione \frontmatter che richiede al greco di inserire \textlatin per non avere, talvolta, i numeri delle pagine in lettere greche invece che in lettere latine.
Ora Lorenzo ha spiegato che non rinuncerebbe alla frontmatter con le pagine numerate con numeri romani minuscoli (o maiuscoletti o maiuscoli); quindi la tua soluzione va benissimo, ma non è quello che Lorenzo vuole fare.
Ho spiegato come fare per scrivere parole isolate o frasi brevissime in greco, senza invocare la lingua greca che interferisce con i numeri romani. Ho spiegato come ho fatto io in un caso diverso da quello di Lorenzo per liberarmi di quel \textlatin. Ma ha ragione Lorenzo che bisogna segnalare il bug.
@Lorenzo: ci penso io.Ciao
Claudio
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Non direi che le due cose siano slegate come lo spremiagrumi e i jeans.Il file per il greco sta dando diversi piccoli fastidi e uno di questi è quello che lamenti, la la colpa è tutta di hyperref e, volendo è di backref. Le ancore e i bersagli di hyperref richiedono quel particolare argomento del label e quel dannato \textlatin dà fastidio; ora la soluzione che ti avevo inviato ieri era quella che mi permetteva di liberarmi di quel fastidio quando facevo riferimento a pagine della front matter, e quindi quando hyperref doveva gestire l’ancora e il target da usare. è chiaro che la backref agisce sostanzialmente nello stesso modo. ma le mie macro servivano per inserire anche i maiuscoletti nei vari punti odve servivano; per tes la cosa non serve, ma devi liberarti di quel \textlatin e il trucco sporco che ho indicato lo fa benissimo.
Purtroppo il greco deve inserire quel comando proprio per quando ci sono le pagine in maiuscoletto, altrimenti se la pagina viene emessa quando è in vigore il greco, invece di lxvii in latino minuscolo, otterresti λξιι (senza il corrispondente della v, che con la codifica LGR è un carattere invisibile).
Vedi quindi che le cose sono legate.
Siccome non uso mai backref, non ho idea di come sia implementato, quindi non ho idea di come modificare le macro di servizio a cui huperref fa riferimento per gestire la questione.
Esiste un altro modo per scrivere qualche parola isolata in greco: basta usare i font greci senza cambiare lingua; fra le opzioni di fontenc metti anche LGR, (non in ultima posizione, che diventerebbe quella di default) poi ti definisci un comando per scrivere in greco specificandone il font, o meglio la codifica ([tt]\fontencoding{LGR}\selectfont[/tt; e poi mettendoci l’argomento che inserirai sotto forma di greco traslitterato in lettere latine come al solito; se usi font particolari, specifica anche la famiglia dei font greci, non solo la codifica. Capisco che così si tratta di scopra la spazzatura sotto il tappeto, ma di solito funziona, anche se la sillabazione, se occorresse, non viene bene.
3 Ottobre 2013 alle 8:01 in risposta a: È corretto iniziare un paragrafo subito dopo una sezione? #89364::
@Liverpool, scusa, ma non ti spieghi bene.Se ho capito bene tu chiami paragrafo il sottoparagrafo e ti domandi se il titolo di un sottoparagrafo sta bene subito dopo il titolo di un paragrafo: giusto?
Be’, due righe di testo non ci stanno male in mezzo, ma non è obbligatorio, secondo me, e la cosa dipende molto dal tipo di testo che stai componendo; con certi testi mi sentirei di dire che almeno un capoverso fra i due titoli è obbligatorio, con certi altri che è facoltativo.
Non sbagli di certo se inserisci un breve capoverso introduttivo in ogni caso.
Ciao
Claudio
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Lorenzo, ho dovuto risolvere questo problema con al Guida GuIT, come ti hao già scritto quando avevi aperto l’altro filone.Come ti ho detto, tutto si può fare, pur di volersi sporcare le mani. Avevi detto che se avevi una front matter di 40 pagine ti sarebbe spiaciuto di avere il primo capitolo che comincia nella pagina 41. Dipende dal libro che si ha sottomano e dai gusti personali, ma nel caso specifico di avere una frontmatter in numeri romani che permettano anche di eseeguire i collegamenti a ritroso (back ref) quando ci sono di mezzo i numeri romani dipende da un mucchio di cose, alcune delle quali fanno riferimento a comandi primitivi, ed altra a idiosincrasie di hyperref, da come sono composte le classi, eccetera.
Ci sono diversi punti in cui si incontrano numeri romani minuscoli:
a) nella numerazione delle pagine,
b) nell’indice e anche negli indici analitici
c) nei file aux che contengono le informazioni che usa hyperref per disporre delle ancore e dei bersagli giusti1) Negli indici generali bisogna ridefinire il modo di scrivere al rigaa che riporta l’informazione che riguarda i capitolli; direi che i pacchetto tocloft dovrebbe permetterti di specificare il maiuscoletto simulato senza problemi (simulato, perché generalmente il maiscoletto non disponde altro che della seria chiara, quindi bisogna simulare un maiuscoletto della serie nera rimpicciolendo al 70% il corpo normale)
2) per i numeri delle pagine bisogna specificare la dichiarazione \scshape oppure il comando dem maiuscoletto simulato a seocnda dei font in uso, ma è una scelta a livelo di classe, a livello generale, cioè, perché non è che si cambi stile nello scrivere i numeri delle pagine da una pagina all’altra. Cose come fancyhdr o classi come scrbook o memoir che consteno di personalizzare i numeri delle pagine permettono di risolvere questo problema senza sporxarsi le mani.
c) bisogna sporcarsi le mani invece con l’argomento di hyerref che contiene la dichiarazione \textlatin o \doscroman, quella che mostri nel tuo messaggio d’errore.In questo ultimo caso bisogna sporcarsi le mani perché bisogna creare un comando che elimini \textlatin o \doscroman; allora io mi sono sporcato le mani in questo modo: ho creato due macro, una che determini se almeno la stringa da concvertire si scritta in lettere minuscole — non sono stato a badare se sian lettere della numerazione latina o lettere qualsiasi. Una seocnda macro, dentro un ambiente, elimina il comando \docsroman eseguendolo. poi per il resto non ci sono particolari problemi, salvo che non bisogna avere paura a scrivere in modo da sporcarsi le mani.
La prima macro è ad argomenti delimitati:`\newif\iflettere\letterefalse
\def\testlettere#1#2!{\count256=`#1 \ifnum\count256<`a \letterefalse\else \ifnum\count256>`z \letterefalse\else\letteretrue\fi\fi}`
La seconda è quella più sporca:`\DeclareRobustCommand*{\simulatedSC}[1]{{\def\textlatin##1{##1}\relax\edef\@tempA{#1}%
\expandafter\testlettere\@tempA!\iflettere\textormath{%
\hbox{\check@mathfonts
\fontsize{\sf@size}{\f@baselineskip}\selectfont\uppercase\expandafter{\@tempA}}%
}{%
\scriptsize\mathrm{\@tempA}}\else#1\fi}}`Come vedi il trucco sporchissimo è contenuto nelle prime due righe di questa definzione; il paramentro #1 arriva dal file .aux scritto come tu hai mostrato: [tt]\textlatin {i}[/tt], quindi quando \@tempA viene definito mediante l’espansione dell’argomento \textlatin {i} si ritrova solamente i e non più la macro \textlatin. Dopo il resto è normale amministrazione \textormath è la solita macro definita da babel per comporre qualcosa indifferentemente (o differentemente) in modo matematico o in modo testo..
Ben con queste due macro messe nel preambolo (magari con un bel \makeatletter prima e un bel \makeother dopo) e dopo aver modificato la riga di scrittura dei capitoli nell’indice generale e lo stile dei numeri di pagina nelle testatine, mi consente di avere la parte preliminare con la numerazione delle pagine in maiuscoletto vero, di avere le righe dell’indice relativi ai capitoli i nero maiuscolo ridotto di corpo; mi permette di avere i riferimenti incrociati alle pagine in numeri romani in modo corretto senza l’errore di “missing \begin{document}”.
Per gli indici analitici per essere sicuro ho sempre scritto l’argomento del comando \index con l’appendice |textsc, che è la sintassi giusta per per i numeri di pagina in maiuscoletto medio, tanto i numeri del maiuscoletto e quelli del tondo sono gli stessi (nel senso che vengono da font diversi, ma hanno la stessa forma).
Naturalmente usando il linguaggio L3 si potrebbe fare di meglio, ma per imbracciare quel fucile di precisione bisogna avere il porto d’armi che io non ho. Però bisogna sporcarsi le mani — non conosco nessun pacchetto che faccia tutte queste cose, comprese quelle delicate per mettere a posto questa insufficienza di comandi appositi e questa limitazione sui font di forma maiuscoletta, ma dotati solo della serie media, che non dispongono né di neretto né di “corsivo/inclinato”, tanto meno del corsivo nero.
😉
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