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`%\usepackage[polutonikogreek,italian]` ovviamente non funziona, perché manca il nome del pacchetto di cui polutonikogreek e italian sono le opzioni da passare al pacchetto babel. Invece`\usepackage[polutonikogreek,italian]{babel}`funziona come si deve.Per quel che riguarda le lettere accentate i vari pacchetti che carichi devono essere caricati SOLO nel preambolo del main file; non li devi caricare in nessuno dei file inclusi, ma bisogna che anche il file inclusi siano composti con la stessa codifica specificata nel main file e usata per scrivere il main file.
Direi che la guida tematica sulle codifiche che ti è stata consigliata è molto specifica sull’importanza di evitare questo genere di errori.
Se proprio vuoi usare le vecchie sequenze per gli accenti (che non si usano quasi più da anni) per scrivere l’accento grave, che manca dalla tastiera italiana (l’unica tastiera al mondo insufficiente per scrivere tutti i segni richiesti in questa lingua à, è, é, ì, ò, ù, À, È, É, Ì, Ò, Ù — sostituire l’accento sulle maiuscole con l’apostrofo posposto è una pratica di tradizione dattilografica, da evitare quando si compone tipograficamente) devi usare il tasto Alt e mentre lo tieni premuto digiti il numero 96 sul tastierino numerico. Per altro questo è scritto molto chiaramente nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX (scaricabile liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito) nella tabella 7 (riportata nella pagina 25 dell’edizione del novembre scorso).
PS: la lista delle lettere accentate minuscole e maiuscole che ho riportato sopra scrivendole direttamente con la mia tastiera è stato possibile perché non uso la tastiera italiana (forse ho qualche altro inconveniente, ma nessuno insuperabile o così arcano come conoscere a memoria il codice 96 per il carattere ASCII dell’accento grave)
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Dopo aver avuto dei sospetti, avresti potuto formulare delle ipotesi… 😉Io ragionerei così: innanzi tutto distinguerei fra frame e slide; la lingua italiana in questo settore non sembra così specifica come la lingua inglese, o forse sono io che non conosco l’italiano abbastanza. Infatti la prola “diapositiva”, oltre a riferirsi ad una tecncica di proiezione ormai desueta, non indica bene quello che si fa con una presentazione, sia essa generata con PowerPoint, con Beamer, o con qualunque altro strumento software.
In realtà l’immagine proiettata sullo schermo potrebbe chiamarsi “quadro”; quello che appare nel quadro è molto spesso la sovrapposizione di molte immagini; pensa ad un quadro dove appaiono in successione i vari punti di una elencazione; Il quadro rimane fisso, ma quello che vi appare sono successivamente i vari oggetti elencati. Ora è vero che spesso ogni quadro è formato da una sola immagine, ma , forse altrettanto spesso, il quadro è dinamico e si forma via via mediante la sovrapposizione di diverse immagini.
La terminologia inglese per questo cose usa frame per il quadro, slide per la singola immagine, e overlay per le immagini che vengono sovrapposte.
Citare una slide, quindi, non vuol dire granché. direi che piuttosto si potrebbe citare un quadro. Ma lo citerei in bibliografia? Io non lo farei; in bibliografia citerei il documento elettronico che contiene l’intera presentazione; ci sono degli stili bibliografici che contengono il “tipo di pubblicazione” electronic; altri che contengono il tipo url; in mancanza il tipo misc va benissimo, e il suo campo Note permette di aggiungere qualunque cosa che permetta di specificare al meglio il luogo dove si trova il documento.
Nel testo poi userei una forma di citazione del tipo \cite[quadro 7]{paperino2013}, dove “paperino2013” è la solita chiave di citazione e la parte facoltativa racchiusa fra parentesi quadra specifica il punto preciso a cui si sta facendo riferimento.; insomma niete di diverso da quello che si potrebbe fare citando un canto della Divina Commedia: \cite[Inferno: canto 7]{Alighieri2013] [OT] è ovvio che Dante non ha scritto la DC nel 2013, ma quella è solo la chiave di citazione di una edizione critica pubblicata da un opportuno curatore nel 2013, e i dettagli sono riportati nella bibliografia [/OT]
::samiel” post=87071In un testo mi dovrebbe risultare la firma (scansionata)
al di sotto dei dati. Più precisamente ho
`\begin{tabular}{cc}
\hspace*{6cm} & {Il Re del Belgio} \\
\hspace*{6cm} & \emph{(Filippo)}
\end{tabular}`
e sotto, approssimativamente centrata,
vorrei posizionare la (immagine della) firma.
Devo ricorrere a una ulteriore tabulazione?grazie
m[OT] @samiel, tu sei un umanista/scienziato di scienze umane, quindi conosci l’italiano certamente molto meglio di me.
Ciò non toglie che “scansionata” mi faccia orrore, come il verbo scansionare, e i compagni scannerizzato, scannerizzazione, scannerizzare.
Scansionato ha dalla sua la radice “scansione” ma “scansione” indica l’operazione di scandire il cui participio passato “scandito”. Questo secondo me è il termine corretto; 60 anni fa, all’inizio della televisione si parlava correttamente di velocità o di frequenza di scansione; eppure la radice inglese del verbo to scan era la stessa di oggi. Perché allora scansione, scandire, scandito erano usati correttamente, mentre oggi sono virtualmente dimenticati?
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La classe refman è del 1988, precedente all’avvento di LaTeX2e; dal 1994 fino al 2006 è stata adattata a LaTeX2e e dal 2006 non è stata più toccata.Ammetto di non averla mai usata, ma da quel che capisco (*) serve per comporre il manuale d’uso dei pacchetti e delle classi che vengono inviate dal volonterosi che ne scrivono e li inviano a CTAN per il beneficio di tutti. Non la raccomanderei per scrivere un manuale d’uso di qualche cosa d’altro, ma il mio parere è sicuramente molto personale e di uno che non ha mai usato quella classe. Il manuale stesso di refman non sembra molto diverso da quello che si potrebbe ottenere con la classe standard ltxdoc; mi stupirei se gli autori dei refman non avessero documentato refman stesso usando proprio refman. Non sarebbe una gran réclame per il loro operato.
Tornando al tuo problema, per costruire il manuale che ti serve, devi decidere prima che aspetto vuoi dargli, poi puoi scegliere fra classi o pacchetti quelli che ti permettono di essere più efficace.
Non necessariamente un pacchetto o una classe creati apposta per comporre manuali, sono adatti per comporre il tuo manuale; probabilment una clase qualsiasi come book, può venire personalizzata sia nella geometria della pagina, sia nell’uso dei colori, sia nell’uso di medaglioni che possono svilupparsi su una sola pagina o su più pagine; il modo di inserire le figure; se sia necessario un indice analitico di tutti i comandi che si possono usare sia del linguaggio (se si tratta di un linguaggio) sia del pannello di controllo (se si tratta di hardware), eccetera, fanno si che una classe precostituita si probabilmente la scelta peggiore; quella classe non ti lascerebbe la possibilità di personalizzare il layout del mateiale da esporre nel modo migliore in relazione al tuo particolare manuale.
Mi spiace inviarti questi commenti che sembrano inconcludenti; ma servono ad aiutarti per renderti conto dell’importanza dell’analisi preliminare del documento; che cosa deve documentare, a chi, cioè a quali lettori/utenti è destinato, quanto deve essere dettagliato, quale livello di sobrietà deve avere la sua veste grafica. Solo dopo esserti risposto a queste domande e ad altre chene conseguono, puoi poi decidere che cosa fare, quale classe usare, che pacchetti aggiungere, eccetera.
Quel poco che ho capito da quel che hai scritto è che qualunque file pdf che contenga i bookmarks ha a destra o a sinistra l’indice cliccabile e strutturato che ti permette di navigare nel manuale; basta impostare correttamente il pacchetto hyperref, eventualmente caricare anche il pacchetto bookmarks e il giochetto è fatto.
(*) usando il comando texdoc refman da terminale si apre la documentazione della classe ma, leggendo bene, c’è solo la descrizione del codice; non c’è una parola sullo scopo della classe, né sul suo uso. Tempo perso e classe “inutile”.
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La virgola non è di per sé né giusta né sbagliata (può avere anche altre funzioni, come quella di iniziare una battuta di un dialogo, ma nel tuo esempo si tratta di un inciso). Dunque la virgola ci va o non ci va a seconda che la frase precedente l’inciso, la virgola e il testo che segue la virgola hanno una loro logica interpuntiva.Ora la virgola ci è stato insegnato che serve per marcare un pausa breve; questa funzione è secondaria, invece, rispetto a quella di separare logicamente le parti di un discorso; ora se togliendo l’inciso con i suoi lineati la virgola ci sta bele, allora sta bene anche dopo il lineato, altrimenti essa non svolge il suo compito, ma svolge solo il compito prosodico che dopo l’inciso, già letto con un tono di voce distinte, non richiede un altro cambiamento di tono, se non quello di tornare al tono normale. Nella Guida GuIT ho cercato di scrivere qualcosa a questo proposito, ma è meglio leggere i libri che vi ho indicato come riferimenti autorevoli — non mie opinioni personali, ma quelle di italianisti certamente più autorevoli di me.
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La soluzione è il pacchetto amsmath e il suo ambiente subequations.Ma il commento essenziale, del tutto superfluo se leggi i messaggi che contengono la parola LyX nel titolo del messaggio, è: prima abbandono LyX prima vivi felice.
LyX va benissimo per fare quello che sa fare, e dà agli utenti unesperti l’idea che lavorare con LaTeX attraverso LyX sia quasi come usare Word.
Ma LaTeX è un programma di composizione tipografica, non un word processor. Quindi l’approccio è intrinsecamente sbagliato.
Dalla sezione Documentazione di questo sito puoi scaricare sia l’Arte di scrivere con LaTeX e la Guida GuIT; entrambe nei primissimi capitoli spiegano perché dopo qualche tentativo iniziale sia opportuno abbandonare LyX e lavorare direttamente con un vero editor LaTeX che consenta di specificare pacchetti, nuovi comandi, nuovi ambienti e quant’altro sia funzionale alla composizione dei propri documenti. Dopo un inizio promettente, visto che lappetito vien mangiando, LyX si dimostra una palla al piede; quindi prima l’abbandoni meglio è per te stesso.
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Ecco l’esempio minimo compilabile basato sull’esempio di @alegenn:`\documentclass[a4paper,12pt]{book}\usepackage[greek,italian]{babel}
\usepackage{hyperref}
\begin{document}
\frontmatter
\tableofcontents
\chapter{Presentazione}
\chapter{Premessa}\mainmatter
\chapter{Uno}
\chapter{Due}
\chapter{Tre}\end{document}`
Come dice @alegenn, basta togliere il greco e la numerazione romana funziona; ma con il greco (anche quello monotonico) la numerazione romana non funziona più.
Strano che i greci non se ne siano ancora accorti…:wink:
Claudio
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Mi ci vorrà un po’ di tempo per presentare un esempio che riproduca l’errore; infatti l’esempio minimo di @ansys funziona a dovere.
stando così le cose temo che sia io che ho fatto un errore nelle varie macro che ho definito; quindi spetta sostanzialmente a me trovare l’errore.Ciò non toglie che prima il documento si compilava bene e ora senza modifiche essenziali (che a me non paiono essenziali) non compila più bene,
Farò sapere come è andata, se riesco a trovare l’inghippo.
Grazie e scusate tutti del tempo che vi ho fatto perdere.
Claudio
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Credo che quanto lamenti dipenda dal fatto che lo spazio \tabcolsep viene messo sia a sinistra sia a destra del contenuto di ogni cella; visto che stai andando sul “difficile” sarebbe bene che comprendessi appieno il funzionamento delle tabelle: ti suggerisco di leggere la guida tematica LaTeX Reference Manual commentato (e tradotto in italiano) — vedrai che l’uso attento delle @-espressioni risolve i tuoi problemi.La guida tematica si scarica dlla sezione Documentazione di questo sito.
13 Luglio 2013 alle 7:05 in risposta a: importare documento openoffice con note a pie’ di pagina #87460::OldClaudio wrote:
Inoltre, componendo a due colonne, diventa indispensabile caricare fixltx2e, per correggere delle imperfezioni ereditate nella composizione a due colonne dal vecchio LaTeX 209.
che tipo di problemi, se mi è permesso chiedere?
Sono molti problemini, descritti tutti nella documentazione di fixltx209; alcuni riguardano l’inserimento di figure a piena colonna e a piena pagina, che senza il fix possono risultare numerate non in ordine crescente in realzione a come viene letto un documento a due colonne che contenga le une e le altre. `
`poi ci sono altri problemi che ora non ti saprei citare a memoria, ma che puoi tranquillamente leggere con texdoc fixltx2e da terminale.
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