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marchetto” post=85548Ciao,
ho preparato un file .tex senza dare particolari impostazioni di pagina.Vorrei modificare qualche elemento (come il font, testatina e piè pagina) per farlo somigliare a un documento della normativa europea. Sotto è riportato l’esempio.
Qualche consiglio su come e da dove iniziare?
Per vedere il file:[attachment=717]Formulario_similEC2.tex[/attachment]
Ecco il link per vedere l’esempio
Ciao
Marco
@Marchetto, qualcosa mi dice che il modello che vorresti imitare sia una fotocopia di ina pagina di una norma UNI-EN; capisco che una pagina estratta da una norma di molte pagine è virtualmente priva di informazione, a parte il layout della pagina; tuttavia Le norme ISO, UNI-EN, ecc., come le norme emesse da qualunque altro ente normativo non possono essere fotocopiate ne globalmente ma nemmeno parzialmente, meno che mai messe in rete.Ti avviso solo per farti sapere che potresti essere nei guai e che, in un certo senso, hai messo nei guai anche il GuIT. Forse è necessario eliminare il link alla DropBox.
Detto questo, anche se l’estetica e il layout della pagina non sono uguali a quelli che cerchi, suppongo che tu abbia notato che la tua distribuzione completa del sistema TeX contiene due pacchetti per redigere le norme ISO, entrambi scritti da Peter Wilson che era membro di un Gruppo di Lavoro ISO.
Vai nella cartella …/doc/latex/iso e nella cartella …/doc/latex/iso10303; trovi dei file pidf che descrivono sia il codice sia i pacchetti che servono per produrre gli stampati ISO richiesti.
Purtroppo quei pacchetti producono delle pagine riquadrate in molte caselle, ognuna delle quali contiene informazioni diverse necessarie in documenti molto strutturati come le relazioni dei gruppi di lavoro e le norme stesse.
Però, siccome chiedevi un punto di partenza da cui iniziare, direi che quei due siti ti possono dare non solo un aiuto concreto per redigere rapporti dei WG o le norme stesse, ma anche ti mettono a disposizione del codice da cui puoi trarre idee su come fare per ottenere un layout più simile a quello che hai allegato.
Ti segnalo che testatine e piedini di più righe possono venire composti con fancyhdr, il font di testo può essere un font senza grazie, per il quale ti basterebbe mettere all’inizio del documento la dichiarazione \sffamily (oppure puoi caricare dei pacchetti come helvetica o altri simili.
hai allegato solo una pagina; ma presumo che tutte le pagine siano ugualia questa con un bordo sinistro piendo di note marginali, oltre al numero della pagina e un filetto superiore, staccato dal filetto sovrastante al copro del testo; richede un po’ di smanettamanto; le note marginali nel bordo interno richiedono la dichiarazione \reversmarginipar, ma hai anche bisogno di geometry per definire un disegno di pagina che lasci abbastanza spazio sul margine interno per avere lo spazio per le note marginali. Anche i titoli delle sezioni hanno il numero in questa fascia a sinistra. il pacchetto titlesec dovrebbe aiutarti per comporre in questo modo. Lo stesso vale per la figura con la didascalia sopra e il titolino figura 3.10 messo nel margine sinistro e sograstato da un corto filetto orizzontale; il pacchetto caption potrebbe aiutarti; che poi la didascalia si in serie nera estesa, questo è un dettaglio che caption gestisce benissimo. La figura riportata nel tuo esempio, benché appaia in una pagina di norma UNI-EN, non è conforme alle norme UNI; questa o mi pare una caduta di stile proprio nelle norme che non rispettano le norme. 😉
Vedi tu se eliminare il link, o lasciarlo, assumendotene la responsabilità.
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Non hai scelta; nemmeno il capo ha scelta; se scrivi in italiano, come la lingua delle didascalie lascerebbe supporre, DEVI usare la virgola, non ci sono alternative; siccome poi riporti dati sperimentali, ricordati che i numeri possono venire raggruppati a terne prima e dopo la virgola; ma il separatore di ogni terna è uno spazio piccolo, non un segno “inchiostrato” (norme ISO per le scienze e la tecnologia); per questo motivo, dpo aver ben configurato il pacchetto SIunitx, basta che tu metta ogni numero come argomento di \num{12345.6789012} che te lo scriverà correttamante sostituendo il punto con la virgola e separandoti le terne così: 12 345,678 901 2Le terne non si separano quando prima e/o dopo la virgola la sequenza di cifre da separare contiene un numero di cifre inferiore a 5; da questa norma si può derogare per incolonnare i dati in una tabella.
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Allora, visto che ci sei potresti scrivere la data nella forma ISO: aaaa-mm-gg; c’è sicuramente anche un modo di scrivere l’ora conformemente a ISO, ma il concetto epr il quale la data ISO sarebbe da preferire, oltre ad essere conforme alle norme e comprensibile in tutto il mondo senza ambiguità, ha le unità di misura, anno, mese e giorno, in ordine discendente di grandezza, come lo sono l’ora, il minuto e il secondo, cosicché l’analisi della stringa permette un confronto lessicale per stabilire quale documento sia stato fatto prima e quale dopo, mentre con l’ordine non ISO italiano, il confronto lessicale non si può fare.Raffinatezze da pelo nell’uovo…:wink:
::Liverpool” post=85512Non so se si applica anche a te: questo può essere utile?
@OldClaudio, io nella bibliografia degli articoli uso sempre il DOI, che nelle intenzioni dovrebbe durare a lungo…Ciao
Sì il DOI potrebbe essere “persistent”, che io interpreto come unico ed “eterno”, ma se si riferisce ad un oggetto in rete e i suoi metadata specificano un URI, è possibile che questi diventino obsoleti, anche se lo stesso URI è usato nel DOI; Il richiedente potrbbe modificare l’URI vero, se l’oggetto viene spostato ad un altro indirizzo, ma non è detto che lo faccia; dopo molti anni il management del DOI potrebbe essere interrotto, ema quel DOI non potrebbe più venire assegnato a nessun altro oggetto, per la sua unicità; risultato anche un DOI potrebbe risultare “morto” e non indicare niente.
Lo so; Internet è una bellissima cosa, ma i documenti in rete non sono sicuri come i documenti cartacei (o simili) in una biblioteca; certo anche questa potrebbe andare a fuoco o venire vandalizzata, ma senza l’avverarsi di questi disastri, una biblioteca può contenere oggetti creati anche secoli prima, quando gli autori e i manutentori di possibili DOI sono abbondantemente morti e sepolti.
In sostanza, spesso non si può fare a meno di citare un oggetto in rete, bisogna citare il fatto che l’oggetto potrebbe essere introvabile.
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@l3on4rdo, io cambierei approccio, sempre che abbia capito bene il tuo problema.Hai una figura, un diagramma, a cui non vuoi attaccare legende, ma a cui vuoi affiancare un (breve) testo; a seconda di come lo vuoi affiancare, puoi usare due minipage con i codici di allineamento che preferisci; senza codici di allineamento sono allineati alle rispettive mezzerie veritcali. Poi metterei le due minipage abbastanza vicine dentro lo stesso ambiente flottante, che comunque avrà una didascalia [Osservazione: il preve testo espicativo potrebbe costituire un secondo periodo della didascalia; ti ricordo che ogni didascalia è fatta di tre parti, di cui le prime due sono obbligatorie e la terza è facoltativa: 1) il titolino corrente, per esempio Figura 3.5:; 2) il titolo, per esempio L’esperimento fondamentale; 3) una spiegazione facoltativa, che, se c’è, fa si che il titolo debba essere terminato con un punto fermo. Naturalmente, se usi la terza parte, fai si che questa non finisca in un eventuale indice delle figure, usando l’argomento facoltativo di capion, nel quale inserirai solo la seconda parte, cioè il titolo.]
Comunque torniamo alle nostre minipage; puoi fare così:
`\begin{figure}[…]
\begin{minipage}{.6\textwidth}
\begin{tikzpicture}
…
\end{tikzpicture}
\hfill
\begin{minipage}{.35\textwidth}
Testo esplicativo…
\end{minipage}
\caption{L'esperimento fondamantale}\label{fig:exp-fond}
\end{minipage}
\end{figure}`
::maria.angonese” post=855081) credo proprio tu abbia individuato il problema, grazie! ..installerò di nuovo Miktex! sai dirmi dove trovo una versione completa, per favore?
3)l’errore di \bibitem non è legato alla bibliografia in sè, ma sempre all’andare a capo riga 🙁
quindi risolto il problema 1), il resto dovrebbe andare!1) @Ivan ti ha giustamente suggerito di scaricare e installate texlive e ti ha dato le dritte per farlo.
Tuttavia se vuoi “insistere” con MiKTeX, e sei sicura di avere sempre la rete disponibile quando lavori con LaTeX, allora configuralo in modo che scarichi automaticamente i pacchetti mancanti quando trova qualcosa che li richieda. Se inveve vuoi reinstallare MiKTeX da capo, allor anella stessa pagina di internet http://www.miktex.org/download, sotto la prima schermata c’è da cliccare er fare altri download; cliccaci sopra e ti si apre una scelta di 4 opzioni: scegli la seconda o la terza a seconda che la tua macchina abbia un processore che lavora a 32 bit o a 64 bit; quell’installer ti installa la versione di MiKTeX completa.2) Non credo che la tua ipotesi sia corretta; se ti fa piacere andare a capo (da dove hai preso l’espressione “a capo riga”? — in italiano si dice semplicemente “andare a capo”) potresti usare l’opzione della classe con cui componi la tua tesi [tt]openbib[/tt]; questa opzione ti scrive ogni entri bibliografica andando a capo ad ogni nuovo elemento della bibliografia, quindi usando più righe comunque lunga o corta sia la descrizione del riferimento., ma spezza la riga andando a capo solo alla fine di certi blocchi di informazione, non, per esempio, a metà di un titolo. Fossi in te non mi formalizzerei per ora sulla bibliografia, per giunta composta con un ambiente [tt]thebibliography[/tt] composto a mano; ti conviene di gran lunga usare JabRef o un altro software adeguato per crearti un database bibliografico con estensione .bib (vedi L’Arte di scrivere con LaTeX); da elaborare separatamente con un adeguato stile di bibliografia e tramite l’opportuno programma di estrazione e di marcatura dei riferimenti che interessano per la composizione della tua bibliografia, e successivamente un semplice comando [tt]\printbibliography[/tt] ti genererà la bibliografia con lo stile e i riferimenti che ti interessano, andando a capo da solo dove è necessario e coerente con quello stile.
Nel frattempo la tua tesi riporterà nel testo o dei semplici punti interrogativi o la chiave con cui hi identificato ogni riferimento, fintanto che non avrai elaborato il tuo database bibliografico con il programma giusto. Come fare lo trovi ben descritto nell’Arte.
Se poi vuoi una bibliografia più aperta e conforme allo stile scelto (numerico, alfabetico, autore-anno, eccetera; ordinato alfabeticamente, secondo l’ordine di chiamata; con una sola bibliografia o con più elenchi tematici;…) puoi sempre usare l’opzione [tt]openbib[/tt] da indicare fra le opzioni della classe.
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Non dovresti mai cercare in rete, come regola generale, perché tutta la documentazione di cui hai bisogno ce l’hai già sul tuo disco. Ma bisogna leggerla bene, quindi il forum può essere utile per superare difficoltà di interpretazione della documentazione.Leggere con attenzione significa interpretare correttamente quanto si legge; per esempio: @Ivan ti ha scritto “il pacchetto url è già caricato da hyperref“, ma tu erroneamente interpreti “non sapevo che il pacchetto hyperref fosse compreso in url” 😉
Ti ricordi anche che il pacchetto hyperref va sempre caricato per ultimo nel preambolo?
Gli hyperlink funzionano correttamente in generale, ma i browser talvolta non sono all’altezza. Io lavoro su due Mac, uno fisso con Lion e uno portatile con Snow Leopard; non ho mai notato nessun comportamento anomalo. TeXmaker non c’entra in questa faccenda; TeXmaker è solo un editor. Se apri il file PDF con un lettore qualsiasi, passa il puntatore del mouse sull’hyperlink che “apparentemente” non ti funziona, ma non cliccare; guarda intorno alla finestra del browser, di solito quando il puntatore del mouse è su un link cliccabile e attivo appare nell’angolo sinistro in basso la destinazione del link; oppure vicino al puntatore appare una finestrina gialla contenente la destinazione del link. Se questo non succede il link non è attivo, oppure il visualizzatore del PDF non è in grado di eseguire il collegamento verso una destinazione esterna.
Io non mi fiderei per niente del visualizzatore integrato di TeXmaker; quel visualizzatore è finalizzato per aiutare il compositore nel suo lavoro sul documento per l’editing e il controllo visivo di quello che ha ottenuto, ma non è un visualizzatore specifico per “navigare” in rete. Apri il pdf con Anteprima/Preview e vedi che cosa succede. Se non l’hai installato, installa la versione gratuita di Adobe Reader, scaricandolo dal sito della Adobe; prova con AR; è un tipo di software che conviene avere sul proprio elaboratore, perché consente di ottenere molte informazioni sul documento, compreso l’elenco completo dei font contenuti nel documento. Se AR esegue il link, il link è attivo e funzionante e non ci possono essere più dubbi.
Mi permetterei di fare il seguente commento: nella versione del 1995 delle norme ISO sui file PDF archiviabili, i link esterni risultavano interdetti; il pacchetto pdfx disponibile con il sistema TeX, quando gli viene specificata l’opzione 1-a, disabilita i link esterni; se invece gli si specifica l’opzione 1-x disabilita tutti i link perché questa opzione serve per i PDF stampabili. La limitazione della norma ISO ha una senso; i link verso destinazioni internet sono molto evanescenti e spesso muoiono senza preavviso: è esperienza quotidiana quando si naviga in internet scliccare su qualcosa e versi rispondere che l’indirizzo è errato (in realtà non esiste più). Quindi è poco prudente mettere nei propri documenti indirizzi internet; Secondo me è anche poco prudente inserire una sitografia, a meno che non si specifichi a chiare lettere che i siti elencati erano attivi al momento di scrivere la sitografia; la cosa dovrebbe essere ovvia, ma chi trova una sitografia clicca senza pensare che anche solo una settimana dopo che è stata scritta qualche link potrebbe non essere più disponibile.
Quindi fai bene a domandarti perché il tuo link non ti porti da nessuna parte; ma, fossi in te, io toglierei del tutto quel link, anche se si tratta della Home page di Google.
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1) hai installato una versione non completa di MiKTeX; per giunta non l’hai configurata in modo che scarichi e installi automanticamente i pacchetti mancanti. Per installare pacchetti usa il MiKTeX Wizard che trovi deguendo Start -> Programmi -> MiKTeX -> 2.9 -> Wizard.2) Se non va a capo automaticamente quando non usi \\, vuol dire che nella riga c’è ancora spazio per scriverci qualcosa; Se vuoi scrivere dei versi, usa l’ambiente verse dopo aver letto la guida L’Arte di scrivere con LaTeX, liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.
3) che genere di errore ti da quel \bibitem{…} … (non metter la virgola dopo la graffa chiusa)? Sai che per avere le citazioni giuste devi eseguire LaTeX almeno due volte; non devi eseguire il programma esterno bitex oppure biber, perché hai composto la bibliografia a mano, ma pur sempre hai bisogno di almeno due compilazioni affinché non ti segnali l’errore di una “undeifned citation key’ (o qualcosa del genere.
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[tt]keepaspectratio[/tt] serve solo se specifichi entrambi gli scalamenti mediante width=… e height=…; non serve a niente se ne specifichi una sola; il suo compito è quello di valutare quale sia il minore dei fattori di scala verticale e orizzontale e di usare quello per entrambi gli scalamenti; nel tuo caso è probabile che il fattore di scala orizzontale sia sempre il minore, quindi di fatto specificare height=.. non serve a niente e di conseguenza anche keepaspectratio diventa inutile.Io non cercherei di usare sempre lo stesso comando per inserire tutte le figure grandi o piccole; ma lo farei consapevolmente per ciascuna figura al fine di ottenere risultati ottimali; eventualmente specificherei per tutte solo width=0.7\textwidth salvo, correggendo le bozze, modificare la larghezza specificata con un fattore moltiplicativo diverso da 0.7, oppure aggiungendo altre specifiche per figure dall’altezza e larghezze insolite.
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Apri un terminale: digita `kpsewhich hf-tikz.sty` e poi premi invio. Ti dovrebbe rispondere:`/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/tex/latex/hf-tikz/hf-tikz.sty`La risposta è sì, mi da proprio quell’informazione? allora il pacchetto ce l’hai a bordo; Non ti dà niente? allora va e cerca in quella cartella che cosa ci trovi. Non trovi la cartella, nonostante ti abbia indicato il percorso completo a partire dalla radice del disco? Allora tlmgr non te l’ha caricato;
Apri tlmgr in modo grafico ([tt]tlmgr –gui[/tt]); seleziona packageses e all; ti viene l’elenco di pacchetti installati; cerca ht-tikz; c’è? allora è installato, però devi scoprire perché kpsewhich non te lo trova; non c’è? installalo a mano nel tuo albero personale. Non sai che cosa sia l’albero personale? è un albero radicato im ~ e con la stessa struttura generale dell’albero /usr/local/texlive/2012/texmf-distr a partire da texmf-distr. Non necessita di avere un database dei nomi dei file, perché texlive cerca, se c’è, in questo albero prima degli altri,e siccome non è in generale molto ramificato, fa prima a trovare i file che gli servono seguendo le regole normali di ricerca dei file, non quelle interne che usa kpsewhich.
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Forse è off topic, ma visto che vorresti usare AA.VV., mi permetto di segnalare il mio disgusto per questa abbreviazione “plurale”; nel ho già parlato altre volte, ma raddoppiare le abbreviazioni con VV.F., OO.SS., pagg., eccetera è tipico stile burocratese. In una bibliografia lo eviterei, anche se sono perfettamente al corrente della sua diffusione, ma se non si comincia, non si adotterà mai l’abbreviazione corretta A.V. (che non può essere interpretata come “autore vario” al singolare, se non da un burocrate…:wink: )Ti prego, dopo aver consultato l’editore che altrimenti potrebbe evitare ti pagarti gli emolumenti che meriti, cerca di convincerlo ad usare A.V.
Ciao
Claudio
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1) l’argomento non ha nulla a che vedere con la bibliografia; sarebbe meglio che aprissi un nuovo topic.2) con il file che hai allegato non incontro particolari difficoltà, salvo il fatto che non si tratta di un esempio minimo compilabile; infatti non è minimo, mancano le figure e manca la bibliografia.
3) tuttavia osservo che hai forzato LaTeX (pdfLaTeX) a fare cose per le queli si potrebbe parlare di tortura:
a) non mettere formule nei titoli delle sezioni; quei composti avranno ben un nome (industrilae, commerciale, comunque anche chimico ma esposto a parole);
b) non scrivere lunghe formule chimiche nel testo ma mettile in dislay come formule matematiche in display; suppongo che mhchem ti consenta di usare anche i comandi \[…\] per mettere in display le formule chimiche come se fossero formule matematiche non numerate, dentro le quali puoi incrementare il contatore comp con i comandi che hai detto– Incidentalmente il contatore comp non ha nulla a che vedere con il pacchetto textcomp (questo carica il font Text Companion e ha ha che vedere solo con simboli testuali che non trovano posto nella codifica di uscita (fontenc) T1, in particolare già contiene il simbolo dell’euro attraverso il comando \texteuro; se ti disturba un comando così lungo puoi sepre mettere una equivalenza del tipo [tt]\let\E\texteuro[/tt] e puoi usare \e per inserire il simbolo dell’euro).
c) il preambolo contiene diversi errori: amsfonts viene caricato da amssymb, quindi non è necessario caricarlo; hyperref va caricato per ultimo; la geometria della pagina con 45mm di margine interno e 25mm di margine esterno grida vendetta — al massimo fai entrambi i margini di 25mm, anche se sei in composizione oneside [chissà perché?]; non è chiaro perché usi il pacchetto footnote, viso che non usi note al piede; Per carità: non usare wrapfig che non va assolutamente bene per includere figure a fianco di testo che contiene formule chimiche che sbordano alla grande; Non è chiaro perché tu voglia mettere un indice analitico in una tesi; nel caso ci sia un motivo serio, usa imakeidx, che te lo genera simultaneamente al testo; il pacchetto float ti serve davvero? visto che usi il pacchetto inputenc con l’opzione utf8, al posto delle accentazioni TeX, sempre valide ma che non consentono in generale il controllo ortografico delle parole che le contengono, puoi usare le lettere accentate della tastiera con il vantaggio che il tuo testo diventa maggiormente leggibile e il controllo ortografico funziona correttamente; se hai una tastiera priva di lettere accentate, il tuo sistema operativo ha sicuramente delle combinazioni di tasti per scriverle direttamente.
::Riguardo al software per la stampa di libretti… sempre l’opzione booklet di pdfpages!
Naturalmente, ma dipende da come si imposta e per stampare le pagine fronte e retro con una comune stampante, bisogna impostare pgfpages in un modo particolare che non capovolga alternativamente le pagine. Inoltre, almeno sul Mac (ma se funziona sul Mac, funziona anche sulle altre piattaforme — be’, non so per Linux, perché sembra che il reader non sia disponibile per Linux), non è opportuno stampare attraverso il click della icona della stampante presente in molti visualizzatori di file pdf, ma è conveniente serrsi di Adobe reader (o, ovviamente, Adobe Acrobat) che permette di selezionare le pagine pari o le pagine dispari; per cui in una stampante senza dispositivi duplex, rimettere i fogli dentro la stampante diventa semplice ed è impossibile sbagliarsi, perché il Reader (o l’acrobat) inverte automaticamente l’ordine di emissione delle pagine di quelle pari rispetto a quelle dispari. Per altro, affinché non ci siano offset indesiderati, bisogna impostare la stampa nel dialogo offerto dal Reader in modo particolare.
Quindi come vedi, la cosa, che io ho ridotto a poche righe, andrebbe descritta con un po’ di precisione, perché non è così immediato. Sono banalità, d’accordo, ma se si trovano spiegate bene uno ottiene il risultato voluto al primo colpo.
Tu che hai fatto i libretti, sai perfettamente di che cosa sto parlando, quindi a te non occorre altro.
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