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Certo che se non specifichi a polyglossia di voler scrivere in greco, è difficile che lo possa metabolizzare; inoltre perché \begin{greek}…\end{greek} selezioni automaticamente un font specifico per il greco, bisogna definirlo con \newfontfamily:
Per esempio:`…
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{french}
\setotherlanguage[^^^]{greek}
…
\newfontfamily{\greekfont}{Linux Libertine O}% Giusto per indicarne uno; ce ne sono molti altri
…
\begin{document}…
\begin{greek}
Κα᾽γῶ σὲ πατάξας, διαλὺσο τὸ κρανίον.
\end{greek}`Nell’esempio di impostazione dell’indicazione della lingua greca i tre ^^^ indicano le opzioni, per esempio [tt]variant-ancient[/tt] per indicare che vuoi scrivere in greco antico.
Per la scelta dei font che contengano caratteri greci adeguati devi vedere se le proprietà del font che usi come main font contengano anche lo script “grek”, e allora con \newfontfamily puoi ri-specificare lo stesso font che hai dichiarato main; altrimenti, e questo è il caso più frequente, devi scegliere un altro font che vada bene per il greco della varietà che ti interessa (ancient, oppure, polytonic, oppure monotonic); lo script “grek” molto spesso va bene per il greco moderno monotonico; per il greco moderno politonico e per il greco antico è necessario che siano presenti anche i caratteri estesi delle pagine UNICODE che si riferiscono alla miriade ci segni diacritici che vengono usati nel greco politonico. Ce ne sono molti, ma devi stare attenta al fatto che, appunto, il font scelto presenti anche le estensioni per il greco.
Il consiglio di leggere l’appendice per la scrittura delle lingue antiche sulla guida L’Arte di scrivere con LaTeX è quanto mai opportuno.
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Quel pacchetto è un glorioso residuo del passato, sebbene, almeno la documentazione, sia stato aggiornato nel 2012. In realtà il suo scopo principale è il disegno di diagrammi commutativi; oggi poi è dotato di un backend xypdf che gli permette di eseguire i disegni anche quando si compila direttamente il file finale in formato PDF. quindi lo si può considerare anche un glorioso sopravvissuto e degno di essere usato anche oggi.Ma i disegni che vuoi fare esulano “un poco” dai diagrammi commutativi e il pacchetto TikZ è certamente più indicato. Solo che fra gli esperti del forum solo Cfiandra potrebbe aiutarti a occhi chiusi, senza nemmeno consultare il manuale di TikZ 🙂
In questi giorni di feste infrasettimanali che invogliano ai ponti è possibile che cfiandra sia in vacanza, ma non gli sfugge un solo messaggio di aiuto che sia correlato con TikZ. 😉
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Non direi che tu stia usando il font DejaVu, nel per il testo in lettere latine nè per quello in lettere greche: il fonto usato per le lettere latine è il Latin Modern OpenType, che è il font di default, e tu non hai impostato nessun \setmainfont per scegliere un main font differente.
Per il testo greco hai impostato il GFS Didot, non il DejaVu di nessun genere.Il teletype è quello che con pdflatex si seleziona con \ttfamily o con \texttt{…}; è il font per macchine da scrivere, con grazie e monospaziato.
IlLinguista72 probabilmente vuol dire che se devi mostrare del testo in evidenza in una scatola, ben composto e giustificato, quello che hai ottenuto va bene, ma se vuoi esporre un listato di codice sorgente in un qualunque linguaggio,, non devi comporlo con un font da testo giustificato, ma con un font monospaziato; di font monospaziati che contengano anche il greco classico/politonico non ce ne sono molti; Tra quelli distribuiti con il sistema TeX c’è UM Typewriter, per esempio. Ce ne sono anche altri, ma per sapre se contengono anche la pagina del greco avanzato (in sostanza il greco politonico) bisogna saper interpretare quello che dice otfinfo oppure bisogna aprire il font con il programma FontForge e andare a vedere che cosa contiene effettivamente dalle parti degli indirizzi esadecimali U+1F00 fino a U+1FFC; questa è la cosa più sicura da fare.
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Lo so che listings non è compatibile con UNICODE, ma in un lavoro che ho fatto con altri interlocutori del forum ho specificato:`
\lstset{%
literate={à}{\`a}1 {è}{\`e}1 {é}{\'e}1 {ì}{\`i}1 {ò}{\`o}1 {ù}{\`u}1 %
{È}{\`E}1 {«}{{<<}}1 {»}{{>>}}1 {ā}{\=a}1 {ă}{{\u{a}}}1
}`e ho compilato con XeLaTeX, e il tutto è riuscito bene. Quindi mi domando che cosa ci sia che non vada in quello che hai scritto tu e in quello che ho elaborato io sul tuo modello.Comunque vale la pena di provare tcolorbox, anche perché permette di eseguire dei listati molto “migliori” di quelli che si possono ottenenre con listings.
::samiel” post=84753
Tuttavia continua a non capire una cosa: se esiste la soluzione
di definire un certo segno mediante \literate,
l’altra soluzione, ovvero l’inserimento del codice che ho riportato,
è equivalente? Pià economica? Più farraginasa?
O ha un’altra funzione?Ha un’altra funzione; serve per rendere usabili i caratteri non-ASCII delle codifiche a 8 bit, latin1, ansinew, applemac, latin9, eccetera. Ma questi caratteri non-ASCII sono codificati con 8 bit di cui il primo vale 1; il codice utf8 usa i caratteri strettamente ASCI (a 7 bit, cioè identificati dal un byte di 8 bit in cui il primo vale 0) e posi dagli altri caratteri codificati con due o più byte.
Quella tabella del codice che hai allegato al primo messaggio, contiene solo i 128 caratteri codificati con 8 bit dei quali il primo vale 1, quindi niente UNICODE e niente UTF-8 (utf8).
La soluzione con literate non è male perché le lettere non ascii che si scrivono abitualmente (in italiano) sono una dozzina circa; se vuoi davvero mettere in un listato listings anche, supponiamo, del greco sarebbe davvero complicato, ammesso che sia possibile.Ci sarebbe una soluzione, forse; quella di usare il pacchetto tcolorbox (leggere la documentazione) perché consente di mettere di tutto dentro alcuni tipi di scatole, interagendo anche con listings e assicurando la compatibilità con utf8; questo pacchetto generalmente mette dei bordi colorati e degli sfondi colorati a queste scatole, ma si può sempre scegliere il colore bianco se non si vogliono questi bordi e questi sfondi.
Fai attenzione che la versione di tcolorbox che fa queste cose è stata caricata su CTAN dopo il congelamento di TeX Live, quindi non la puoi installare con il soliti metodi; non so che cosa succeda con MiKTeX, che di solito è in ritardo rispetto a TeX Live, ma può darsi che Christian Schenk scarichi direttamente da CTAN i pacchetti da re-impacchettare per distribuirli con MiKTeX.
In ogni caso, io l’ho scaricato da CTAN, e l’ho semplicemente “dezippato” in una cartella che ho creato nel mio albero personale (non quello locale, ma quello personale (Mac): ~/Library/texmf/tex/latex/tcolorbox/) e il tutto funziona alla perfezione; quando a luglio caricherà MecTeX 2013, toglierò questa intera cartella dal mio albero personale. Certo non è una installazione “canonica”, perché nella mia attuale artella oltre ai file .sty e i file associati, ci sono anche quelli di documentazione, i sorgenti, eccetera, ma temporaneamente va bene.
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Le tue colonne impegnano 70mm; poi ci sono gli spazio intercolonna, quindi puoi pensare ad un ingombro complessivo di almeno 80mm forse 90mm.La tabella è quindi più larga della colonna e sporgendo fuori dal margine destro della colonna si sovrappone alla colonna adiacente.
Sarebbe quindi meglio che tu parametrizzassi la larghezza delle colonne a specifiche frazioni della \columnwidth e che la loro somma risulti minore almeno di 01\columnwidth rispetto alla larghezza della colonna.
Se i contenuti delle celle non ci stanno in meno di 20mm, allora prova a ridurre lo sazio intercolonna, puoi guadagnare un buon tratto, se tieni presente che lo spazio che viene messo ai due lati di ogni cella è di circa 2mm a destra e 2mm a sinistra. Come impostazione predefinita quelsto spazio a destra o a sinistra è fissato da [tt]\tabcolsep=6pt[/tt] — ricorda che 3pt equivalgono a circa 1mm. se imposti [tt]\tabcolsep=3pt[/tt] guadagni due millimetri per ogni cela: Hai 8 colonne; riduci la larghezza di 16mm.
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Il codice sembra incomprensibile perché vi sono elencati gli indirizzi esadecimali dei vari segni che comapiono nella tabella dei caratteri dall’indirizzo 128 all’indirizzo 255. ma non so se risolva il problema, nel senso che con XeLaTeX e la sua codifica “obbligatoria” UTF8, quella serie di indirizzi non dovrebbe venire usata mai, Tuttavia se leggi lla documentazione di listings, trovi ad un certo punto come dire al pacchetto che un certo segno deve venire riprodotto in modo letterale; il tutto è descritto nel §5.4. In sostanza si tratta di dire che cosa si deve rappresentare con comandi TeX di basso livello. per esempio:`
literate={à}{\`a}1 {è}{\`e}1
`eccetera.
Enrico in diversi post ha fatto anche esempi più estesi.
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Per le immagini ti basta dare il comando \lisoffigures; per le tabelle il comando \listoftables; per le equazioni non esiste un indice, quindi non puoi fare una coasa del genere. Però i riferimeti incrociati delle equazioni e le citazioni bibliografiche sono normalmente cliccabil e ti mandano alla pagina dove compare l’elemento cercato. È il funzionamento normale di hyperref e non bisogna fare niente per attivare queste funzionalità; al massimo si tratta di rendere colorati i vari riferimenti; può essere che a te non sembrino cliccabili perché sono colorati di nero.Naturalmente è necessario che il pacchetto hyperref si caricato per ultimo (con oche eccezioni), altrimenti altri pacchetti possono ridefinire le ridefinizioni che hyperref esegue su comandi interni di LaTeX al fine di aggiungervi gli hyperlink necessari. Nell’esempio che hai inviato il pacchetto sembra caricato per ultimo, quindi va bene.
Poi naturalmente nessun hyperlink funziona se compili con LaTeX, ma devi compilare con pdfLaTeX.
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Be’; è importante impostare inputenc con l’opzione utf8,, così puoi usare tutte le lettere accentate che puoi immettere con la tastiera e tante altre.
Ma scrivendo in italiano devi anche comporre con lettere accentate e devi poter sillabare a fine riga in modo completo; devi quindi usare certamente fontenc con l’opzione T1, ma non basta: devi anche scegliere un font che contenga i segni delle lettere già accentati; se ti piacciono i font di default con la codifica T1, allora di default LaTeX fa riferimento alla collezione CM-super; ma se usi i Latin Modern (pacchetto lmodern) secondo me è meglio; se poi preferisci cose come Times. Palatino, eccetera, ci sono tanti altri pacchetti che funzionano benissimo e hanno font piuttosto belli.Invece non devi caricare il pacchetto amsfonts, perché amssymb lo carica da solo.
Per l’indice analitico hai già avuto la risposta di cui avevi bisogno; per l’indice generale secondo me non hai bisogno di niente, salvo mettere il comando \tableofcontents dove vuoi che l’indice generale venga composto.
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Nella Guida GuIT, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito ci sono molti esercizi; potrebbero essercene molti di più, naturalmente, ma già coosì la guida è troppo ponderosa ed è stato necessario dividerla in 3 tomi.Ma secondo me gli esercizi, o meglio i problemi, potrebbero essere stimolanti; quelli che compaiono el TeXbook lo sono ma le soluzioni spesso sono laconiche, perché presentano, appunto, solo una soluzione senza commenti e senza siegare perché, e perché quella è LA soluzione, quando è noto e risaputo che le soluzioni ai problemi che si possono impostare con LaTeX sono sempre molteplici.
Se le soluzini non vengono fornite, secondo me è meglio; LaTeX è tale che se trovi una soluzione è perché hai fatto girare il codice e i codice gira fornendo il risultato che volevi. Se non fosse così, quella non sarebbe una soluzione, ma uno suto per domandarsi come si potrebbe fare diversamente, oppure per scovare il sasso nel quel si era inciampato.
Ma per fare questo, non solo bisogna conoscere abbastanza bene la teoria, ma bisogna anche saper legere i risultati e i messaggi d’errore; se non si capisce un messaggio d’errore, allora non si conosce abbastanza teoria.
Poi ci sono i grandi mezzi: per esempio il pacchetto trace, con ilquqle è possibile vedere l’operato del programam di composizione al rallentatore; è chiaro che bisogna saper leggere centinaia o migliaia di righe; l’ultima volta che ho dovuto analizzare poche righe di codice scritto da me e che non funzionava a dovere, il tracciato prodotto dal pacchetto trace era di circa 30 000 righe; per leggerlo tutto, riga per riga, fin dall’inizio ci sarebbe voluto un anno; ma se si prende dimestichezza con questi tracciati s’impara a saltare i “capitoli” che non interessano e arrivare trepidamente al punto critico. Si impara molto. Però queste sono faccende di alta acrobazia senza rete, e non le consiglierei ad una persona alle prime armi.
Quindi, anche se gli esercizi non ci sono, in qualunque momento si incontri in uno stampato qualcosa di insolito, ecco l’esercizio: Io come lo farei in LaTeX?
::Mazzacane” post=84694Scrivo per segnalare un comportamento di curve2e che mi sembra abbastanza insolito.
Con il seguente codice, su distribuzione TeX Live 2012 aggiornata (Linux), la compilazione produce un errore; senza il caricamento di curve2e no.
`
\documentclass{article}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{curve2e}
\renewcommand{\footnoterule}{\centering\line(1,0){200}\\[1ex]}
\begin{document}
aaa\footnote{bbb}ccc
\end{document}
`
Nella stesura del mio lavoro, il problema è stata risolto commentato curve2e, ho ritenuto però utile cominicare questo inconveniente che mi ha fatto perdere un buon quarto d’ora per trovare il problema 🙂
AlessandroMi spiace, Alessandro, che tu abbia dovuto perdere un quarto d’ora per eliminare la chaiamta a curve2e e a togliere \\ per sostituirlo con \vspace e \line con qualcos’altro.
Ma non è colpa di curve2e. Se mi passi una battuta, direi che il querto d’ora la’vresti speso meglio l’avessi usato epr leggere la documentazione. Ti suggerisco in primis di leggere il manuale di LaTeX tradotto in italiano e commentato (guida tematica Il LaTeX Reference Maunal commentato, da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito). Poi, se non ti bastasse, potresti leggere la documentazione di curve2e, dando da terminale il comando texdoc curve2e; avresti scoperto che curve2e è una estensione di pict2e, il quale serve per realizzare le estensioni all’ambiente picture stabilite da Leslie Lamport, il papà di LaTeX, già dal 1994.
Ma vediamo che cosa c’è che non va:
1) il comando \\ si può usare solo in modo orizzontale; Le note cominciano in modo verticale con l’esecuzione del comando \footnoterule; \centering non cambia modo, \line inserisce una scatola di tio \hbox, e non cambaii modo di composizione, quindi il modo di composizione resta sempre verticale e \\ non va bene.
2) se vuoi ridefinire il filetto di separazione delle note devi seguire il manuale, che dice che la sua definzione deve essere composta solo con comandi di tipo verticale, ma che gli spazi prima e dopo il filetto sommati allo spessore del filetto devono ammontare globalmente a zero; la tua deifnizione di \footnoterule non contiene solo comandi verticali e non mantien altezza complessiva nulla.
3) [tt]\line(1,0){200}[/tt] ha senso solo dentro l’ambiente picture; inoltre non richiede nessun artificio di nessun genere perché il comando è disponibile fin dai tempi di LaTeX 1.0, cioè, credo, dal 1985, forse anche un anno prima. Curve2e sarebbe del tutto superfluo come anche pict2e; ma il punto è che esso può essere usato solo dentro l’ambiente picture che nella tua definizione manca del tutto.
Vedi dunque che il tuo allarme per un pacchetto, certamente non perfetto, ma che viene usato da molte persone con grande soddisfazione da circa 7-8 anni, non presenta il difetto che tu lamenti.
Tornando alla battuta, leggi la documentazione. Non usare mai un pacchetto senza averne letto la documentazione; non ridefinire comandi se non sai che cosa la ridefinizione possa portare in termini di effetti collaterali. Questo è particolarmente vero per i comandi del nucleo di LaTeX e del nucleo delle classi e dei pacchetti standard.
24 Aprile 2013 alle 12:31 in risposta a: [Risolto] Emulazione TesiClassica su documento generico #85235::
Be’ vedo che hai 630 pacchetti da aggiornare; non ero andato tanto lontano nel pronosticare un migliaio di pacchetti.Poi tieni presente che il mirror da cui stai scricando, Roma 2, se non ricordo male, brilla per la sua lentezza. Il mirror italiano di bologna, quello del Garr, è decisamente meglio. Ma i mirror stranieri sono equipaggiati meglio anche rispetto a Bologna.
Io da Torino sarei abbastanza viciono se mi connettessi a bologna,; invece mi connetto al mirror olandese http://archive.cs.uu.nl/mirror/CTAN/systems/texlive/tlnet e ci metto metà del tempo rispetto a Bologna.
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