OldClaudio

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  • in risposta a: problema: “Too many unprocessed floats” #84231
    OldClaudio
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      Caricati il pacchetto afterpage e poi ogni due o trre float, evidentemente grandi e non adatti ad essere collocati lì, il comando \afterpage{\clearpage}; che ti svuota le code ma senza lasciati pagine mozze, Sai basta un solo float che blocchi la coda e anche se le altre tabelle potrebbero fluire fuori nel file di uscita senza problemi, c’è in coda davanti a loro un ciccione che non passa dalla porta.:smile:

      Altra soluzione se hai la sensazione che una tabella o una figura sia grande, mettici il codice di posizione [p] da solo [tt]\begin{table}[p][/tt]; non è onnipotente come la soluzioni precedente, ma risolve la maggior parte dei problemi che nascono dalle code intasate, perché impedisce, in sostanza, l’intasamento.

      in risposta a: Ancora sul greco con XeLaTeX… #84190
      OldClaudio
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        Credo che il tuo esempio d’uso dell’URW Garamond sia errato, ma non saprei come correggerlo.

        Invece ho provato ad adattare a URW Garamond (i cui font avevo installato tempo fa da nonfreefonts) l’esempio riportato a pagina 8 della documentazione di fontspec:`% !TEX TS-program = XeLaTeX
        \documentclass{article}
        \usepackage{fontspec}
        \newfontfamily\unicodefont{Lucida Grande}
        %\usepackage{mathpazo}
        \usepackage[garamond]{mathdesign}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \begin{document}
        A legacy \TeX\ font. {\unicodefont A unicode font.}
        \end{document}`

        Ho compilato ed è uscito il risultato atteso; aperto il file pdf con Adobe Reader e cliccato cmd+D, ho avuto la schermata nella quale si possono elencare i font contenuti nel documento:

        GaramondNo8-Reg (Embedded Subset)
        Type Type 1
        Encoding Ansi
        LucidaGrande (Embedded Subset)
        Type TrueType (CID)
        Encoding Identity-H

        Quindi XeLaTeX è capace di trovare i font URW Garamond installati come font Type1 senza problemi.

        Il font GaramondNo8-Reg è installato nelle mappe pdfonts.map e pdftex.map con il nome del file ugmr8y: la riga dice:

        ugmr8y GaramondNo8-Reg ” TeXnANSIEncoding ReEncodeFont ”

        Stando così le cose, direi che specificare con GaramondNo.8 senza l’appendice -Reg, come nel tuo file di prova, sia errato, ma non ho controllato.

        Naturalmente mathdesign provvede anche ai file di descrizione dei font t1mdugm.fd dove il file vero sarebbe indicat con il nome mdugmr8t, che però si riferisce ad un font virtuale che a sua volta credo che si appoggi al file umgr8y; confesso che non ho esaminato da vero segugio l’intero intreccio dei font reali e virtuali con cui i font URW Garamond sono stati installati.

        in risposta a: Ancora sul greco con XeLaTeX… #84189
        OldClaudio
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          @samiel
          , mescoli diversi argomenti:

          1) la versione sperimentale di microtype usabile anche con xelatex per la sola protrusione, non pe l’espansione si trova cercando in rete il nome microtype beta da microtype. Ripeto: funziona solo la protrusione, non l’espansione dei font; ricorda che XeTeX produce un file dvi esteso all’uso di UNICODE, che viene automaticamante convertito in PDF; è un po’ come usare LaTeX+dvipdfm; solo pdftex riesce ad operare sui font a livello di espansione/contrazione die font e lo fa solo per quelli di cui essitono i file di descrizione specifici di microtype per specificare che cosa fare con ciascun glifo; se usi i tuoi Garamond con pdflatex e microtype, probabilmente non ha l’espansione dei font, ma solo la protrusione, perché mi sembra che questi particolar file non esistano per i font Garamond.

          2) Il fatto che xelatex cerchi di creare con Metafont i file bitmapped degli URWGaramond è il comportamento normale dei motori di composizione del sistema TeX: trovano i file .tfm ma non trovano i pfb, allore suppongono che si tratti di font bitmpped di cui si dispone dei sorgenti .mf. Potrebbe significare che li hai installati, ma non compaiono nelle mappe generali; può darsi che questa mia affermazione sia una fesseria, perché xelatex è fatto per cercare i font opentype correttamente messi a disposizione/installati/indicati negli appositi file, non per cercare i font type1 nei file di mappa dvips.map o dvipdfm.map o pdftex.map; questo è un dettaglio che mi sfugge; ho usato talvolta font Tipe 1 con xelatex, ma ho evitato accuratamente di usare fontenc e di sostituire il mainfont con qualcosa a livello Type 1. Quindi manco di esperienza ma, a parte la domanda “ma chi te lo fa fare…”, che hai già previsto e hai già messo le mani avanti, capisco benissimo che si voglia imparare a capire come stanno le cose; quello che ho capito io è scritto nella guida tematica Font e tipografia che ti ho già indicato, ma ancora devo anch’io capire molte, moltissime cose.

          in risposta a: Un solo file di setup #84227
          OldClaudio
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            Certo che si può, ci mancherebbe altro; se non si potesse, nemmeno latex potrebbe essere funzionante.

            setup, che suppongo sia in realtà setup.tex, è un file di macro personali, quindi sta bene nell’albero personale; se leggi la documentazione di MiKTeX (Avvio -> Programmi >MiKTeX >2.9 -> MikTeX Help — cito a memoria, perché sono anni che non uso più MiKTeX nemmeno su Windows) vedi che puoi crearti un albero personale; puoi mettere dove ti pare la sua radice; la sua ramificazione deve imitare quella ufficiale, chiamata TeX Directory Structure (TDS), descritta sommariamente nel MiKTeX Help. In pratica se impianti questo tuo albero in C:\ lo costruirai così: C:\texmf\tex\plain\

            Ovviamente visto che questo albero personale ancora non esiste, lo devi creare con i comandi propri di Windows; io non li ricordo più perché sono anni che non uso Windows seriamente, ma se apri un prompt dei comandi e ci scrivi dentro Help e poi premi il tasto , ti si apre tutto l’elenco dei comandi che puoi usare; sono qualcosa come cd per cambiare cartella, mkdir per creare una cartella, ren per cambiare il nome ad un file (non fidarti di questi comandi che ho citato a memoria). Credo che la cosa si possa fare anche operando all’interno del Windows Explorer, almeno nelle versioni più recenti, senza bisogno di aprire il prompt dei comandi.

            Una volta fatto e copiato il file setup.tex nella cartella plain che ti sei creato in quell’albero, devi dire a MiKTeX che disponi anche di questo nuovo albero; questo si fa con il MiKTeX Settings (o nome simile) che attivi dalla stessa posizione dove hai attivato MiKTeX Help.

            Fatto questo non avrai più bisogno di centinaia di copie di setup.tex ma quell’unica copia centralizzata ti basterà per tutti i tuoi lavori; e se mai dovessi per un certo lavoro avere bisogno di una ulteriore macro personale, o la aggiungi al setup.tex centralizzato, oppure scrivi quella macro solo nel file che ne ha bisogno, supponendo che nessun altro file la debba usare.

            in risposta a: Ancora sul greco con XeLaTeX… #84186
            OldClaudio
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              A parte usare pregiudizialmente pdflatex oppure xelatex, bisogna dire che rispetto a pdflatex è molto più agile con i font.
              Tu hai tribolato non poco per spezzare i tuoi Garamaond in file parziali, nel generare i font virtualii, nel creare le mappe, nel configurare il sistema per poter far vedere e trovare questi ofnt a pdflatex; ma come sappiamo dall’altro filone, hai installato i font latini, ma non siamo riusciti a trovare un modo pratico per installare quelli greci; le istruzioni ci sono ma i file che bisogna creare sono troppo complicati da mettere insieme.

              Volendo usare le pagine dei font greci di base e avanzate dei tuoi Garamond, usare xelatex è la via più immediata. Ma i font OpenType scaricati dall’esterno compresi queli distribuiti con TeX, richiedono operazioni diverse sui principali sistemi operativi:

              1) Windows, non bisogna fare niente; non ci credevo, ma ho provato su una mia macchina virtuale, ma è vero.
              2) Mac: bisogna installare i font; la cosa non è difficile, ma richiede o di mettere un link simbolico nella cartelal ~Library/Fonts/ che punti alla cartella del sistema TeX, come /usr/local/texlive/2012/texmf-distr/fonts/opentype/, oppure bisogna installarli più o meno individualmente con Font Bool.app. La via del link simbolico è più semplice, ma bisogna rinnovarlo ad ogni rinnovo della distribuzione TeXLive (MacTeX), cioè una volta all’anno.
              3) Linux; uso talmente poco la macchina virtuale Ubuntu che ho a disposizione che non mi preoccupo più di tanto; tuttavia la guida di Enrico parla esplicitamente fc-cache. La via di Doc di copiare i font nella cartella nascosta ~/.fonts/ è decisamente astuta, ma bisogna essere abbastanza pratici di Linux per sapere che esistono le cartelle nascoste e che per quanto riguarda i font sono la soluzione più semplice e duratura. Probabilmente funziona anche su Mac, visto che è un sistema *NIX, ma visto che Mac dispone di altri strumenti, non è necessario provare questa strada.

              Poi c’è l’annos problema della tastiera:
              1) Windows: mi dicono che è possibile montare sui laptop (sui desktopo si può acquistare ed usare direttamente la tastiera apposita) una tastiera US International, che permette di interagire a livello di sistema per inserire tutti i caratteri latini anche quelli che non compaiono deisegnati sui tasti della tastiera; mi dicono che installando il driver della tastiera greca politonica, quella tastiera consenta di inserire tutti i font greci che si vogliono; non mi hanno detto se esiste una immagine dei tasti che bisogna premere per scrivere in greco, ma non dovrebbero essere diversi da quelli della tastiera politonica di cui si possono trovare immagini in rete.
              2) Mac: ogni Mac è già dotato di una vasta collezione di driver, compreso quello della tastiera greca politonica; si cambia tastiera cliccando sul menù a discesa che si ottiene eseguendo il click sulla bandierina in alto a destra. Ma il meglio, che poichi utenti Mac sfruttano, è quello di marcare la check box del menu delle tastiere che permette di avere in primo piano sullo schermo una tastiera interattiva sulla quale si può agire con il mouse per scrivere in qualsivoglia lingua pur di aver attivato l’apposito driver di tastiera; dopo un po’ si conoscono i tasti a memoria e non c’è più bisogno di usare il disegno della tastiera interattiva, comunque è sempre lì a disposizione caso mai si dovesse inserire un segno di cui non si ricorda il tasto o la combinazione di tasti.
              3) Linux; non sono al corrente dell’esistenza di una applicazione interattiva come quela disponibile sul Mac; male indicazioni date da Doc, per usare i driver giusti che interagiscano con il sistema, non solo con il particolare editor o il particolare programma che si sta usando. Una serie di combinazioni di tasti è in sostanza molto simile alla translitterazione LGR, altre translitterazioni possono far riferimento alla tastiera greca “ufficiale”; altre alla translitterazioni Ibicus o alla BETA. Uno usa poi quella che preferisce.
              4) se si usa emacs (suppongo anche Aquamacs sul Mac) è possibile dirgli che si vuol scrivere in greco con una delle miriadi di combinazioni di tasti di cui emacs dispone, e poi si usa sostanzialmente una translitterazione del tipo LGR, non sono uguali ma molto simili, e sullo schermo appiono direttamente i font greci che poi verranno trasposto ne file pdf in usncita da XeLaTeX.

              Merita però una raccomandazione; pdflatex e xelatex differiscono nel trattamento delle lingue e dei font; per il resto passare dall’uno all’altro non è un problema. Solo pochi pacchetti funzionano solo con pdflatex e altri solo con xelatex (veramente di questi ultimi ne ho trovati pochissimi; uno in particolare fancyvrb funziona benissimo con xelatex, mentre con pdflatex è azzoppato, a meno che non lo si complementi con un altro pacchetto, perché senza questo patch non gestisce correttamente i caratteri con codifica diversa da quella ASCII). Mi spiace che con xelatex non funzioni (ancora) il pacchetto teubner.

              Quindi usare psdlatex o xelatex richiede all’utente di avere familiarità solo con babel / polyglossia per le lingue e con inputenc+fontenc / fontspec per i font; per il resto è sostanzialmente la stessa cosa Oggi direi che chi deve scrivere in greco antico o moderno la via di xelatex è praticamente obbligatoria; volere usare pdflatex implica delle rinunce sulla scelta dei font, oppure implica la rinuncia a comporre certe strutture di mark-up filologico che offrirebbe teubner che non può essere usato (ancora) con xelatex..

              Piccolo dettaglio per @samiel: la guida di Enrico spiega anche come usare il programma otfinfo per conoscere le caratteristiche di un font, dalle sue “features”, alle varianti, agli script che contiene; quest’ultima è particolarmente importante per conoscere se ci si può scrivere in greco.

              in risposta a: Linea ondulata con Tikz #84166
              OldClaudio
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                devi specificare pthmorphing nella chiamata della libreria, così:
                `\documentclass{beamer}
                \usepackage[italian]{babel}
                \usepackage[latin1]{inputenc}
                \usepackage{tikz}
                \usetikzlibrary{patterns}
                \usetikzlibrary{decorations.pathmorphing}
                \begin{document}
                \begin{frame}
                \begin{tikzpicture}
                \draw [decorate,decoration={snake,amplitude=2mm}](1,0) — (0.1,0);
                \end{tikzpicture}
                \end{frame}
                \end{document}`

                texdoc tikz da terminale, §3.2, in particolare §3.2.2 da pag. 322 a pag.324.

                in risposta a: Da otf a afm e pfb #84117
                OldClaudio
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                  Ho preparato il file fontool-lgr.enc, ma non lo ancora collaudato, perché so in partenza che non potrebbe funzionare; ci vogliono in ordine, nelle 256 righe che ne compongono il nocciolo, i nomi dei glifi che si trovano in ogni posizione. Io ho scaricato da tempo diverse pagine dello standard UNICODE, comprese, ovviamente quelle del greco, ma i nomi ufficiali del greco UNICODE sono molto diversi da quelli della Adobe, che dovrebbero essere usati in questo file. Per i caratteri latini e i normali segni, non ci son problemi, ma per i caratteri greci sì.

                  Inoltre il file deve contenere tutte le informazioni di crenatura e di legatura che si vuole ottenere dell’estrazione del font e che vanno poi finire nel file tfm; saprei come fare per ottenere questo risultato editando li file tpl o vpl, ma anche questo è un lavoro terribile.

                  Tieni presente che quando ho disegnato le circa 1000 polizze di caratteri greci con Metafont le cose erano molto più semplici, perché crenature e legature facevano parte del programma/file .mf in modo tale da integrasi perfettamente con il disegno di singoli glifi, tuttavia per i font greci ci ho messo mediamente un giorno per polizza (in realtà ci mettevo tre o quattro settimane per il font capostipite, poi il resto veniva in modo più o meno automatico con il disegno programmato di Metafont e i glifi completamente parametrizzati); qui invece si tratta di estrarre delle informazioni da file già fatti, che presumibilmente non contengono nessuna o pochissime legature, e che hanno le crenature indicate fra singoli glifi, non per gruppi come è necessario per ottenere quello che si desidera disponendo della sola tastiera latina per individuare in modo pratico e stenografico i 256 glifi greci. In sostanza ci sono una dozzina di alpha variamente decorate con accenti, spiriti e iota sottoscritte, che devono singolarmente essere appaiate per gruppi nella crenatura con ogni altro possibile carattere che le può seguire.

                  In sostanza si tratta di un lavoro che potrebbe portare via un mese; capisco che cosa fatta capo ha, ma onestamente ora non me la sento più di dedicare tanto tempo ad una cosa di questo genere; me ne pentirò in futuro, ma per ora non me la sento.

                  Scusami

                  Ciao
                  Claudio

                  in risposta a: Da otf a afm e pfb #84116
                  OldClaudio
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                    Scusami, è un mio errore di copia e incolla. Però non tutti i mali vengono per nuocere. tu hai bene installati i font Linux Libertine e i Biolinum, ma sono quelli estratti dai file OpenType del loro curatore, non contengono il greco, sono nelle mappe generali e pdflatex li può usare, non usando fontspec, che non sa che cosa sia, ma usando un pacchetto come \usepackage[…]{libertine} (o qualcosa del genere).

                    Il fatto invece che fontspec non sia riuscito a trovare i font Opentype può dire diverse conse, una delle quali, la prima che mi viene in mente, è che non hai completato per la tua piattaforma le manovre necessarie per aggiornare la cache dei font; Ty hai questi font in $TEXMFMAIN/fonts/opentype/public/ ma probabilmente, non avendo aggiornato la cache, il sistema non li vede. Se questa ipotesi è false, se non possono fare altre.

                    Sto lavorando sul greco; bisogna disporre di un file fontool-lgr.enc, che non viene distribuito, non è installato, e bisogna crearselo da soli; non è facile, anzi, ed è terribilmente facile commettere errori o dimenticare qualche cosa. Ci sto provando.

                    in risposta a: Da otf a afm e pfb #84114
                    OldClaudio
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                      \documentclass[a4paper]{article}
                      \usepackage{fontspec}
                      \setmainfont{Linux Libertine O}
                      \usepackage{polyglossia}
                      \setmainlanguage{italian}
                      \setotherlanguage[variant=ancient]{greek}

                      Non lo so; come ti ho detto io non ho mai usato autoinst, ne ho solo letto la documentazione quel tanto che bastava per farmi un’idea. Tuttavia, ammesso che –targhet=… sia la strada giusta, credo che sia necessario specificare il percorso corretto da/usr a texmf-local compreso, senza dimenticare i due puntini, perché texmf-loca è allo stesso livello di 2012, appena sotto texlive, ma non è subalterno a 2012. C’è tutto psiegato (questa faccenda dei due puntini) nella documentazione di TeX Live; se vuoi saltare i due punti devi specificare come target /usr/local/texlive/texmf-local.

                      Suppongo che sia così l’uso dell’opzione target, ma non lo so per certo. Sono certo invece che /texmf-local è appena sotto /texlive.

                      Dalla documentazione di autoinst leggo:

                      −target=DIRECTORY
                      Install all generated files into the TEXMF tree at DIRECTORY.
                      By default, autoinst searches your $TEXMFLOCAL and $TEXMFHOME paths and installs all files into subdirectories of the first writable TEXMF tree it finds (or into subdirectories of the current directory, if no writable directory is found).

                      Lavorando come utente comune, quindi, installa i vari file nella struttura TDS (TeX Directory Structure) dell’albero personale ($TEXMFHOME); se agisci come sudo, allora può scrivere in $TEXMFLOCAL) cioè nell’albero locale. Di conseguenza –target è da usare quando si vole scrivere in alberi diversi dai due indicati. Questo è quello che capisco dalla documentazione; se poi nessuno dei due è scrivibile, scrive nella cartella corrente. Nessuno vieta poi di muovere la radice di questa struttura di cartelle dove vuole, ma deve comunque essere uno di quei due alberi, che sono gli unici che non vengono sovrascritti in occasione dell’aggiornamento di TeXLive

                      Ora mi documento sulla codifica LGR per estrarre in font greci.

                      in risposta a: pedici formule matematiche #84155
                      OldClaudio
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                        Tutto si può fare, ma mentre la riduzione del corpo del pedice, trattandosi di lettere maiuscole, non è una cosa indecente, abbassare il pedice lo sarebbe. Non lo dico in base a chissà quali teorie estetiche, ma in base al fatto che la matematica composta con il sistema TeX è il meglio che si possa ottenere; quindi qualunque modifica, compresa la riduzione del copro dei pedici, riduce la qualità della composizione. Se ti leggi il TeXbook (da acquistare direttamente in libreria o da comperare nei vari bookshop in rete) capisci che la quindicina di parametri che caratterizzano i font del sistema TeX in generale e gli ulteriori due dozzine circa che si aggiungono ai precedenti per comporre la matematica sono una particolarità dei motori di composizione del sistema TeX, studiati apposta affinché un matematico (il prof. Donald E. Knuth che l’ha concepito e realizzato) potesse comporre la matematica al meglio della tecnologia e con la professionalità dei vecchi compositori che ne sapevano una più del diavolo per comporre le formule richieste dagli autori quando si componeva in caratteri metallici.

                        Se ti leggi il TeXbook impari anche gli sporchi trucchi per fare quello che desideri, ma ti prego, non chiedere sul forum a nessuno di dirti come si fa; sarebbe come bestemmiare in chiesa:shock:

                        in risposta a: Da otf a afm e pfb #84112
                        OldClaudio
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                          Un’altra cosa: l’Adobe Garamond Premier Pro
                          ha un suo greco; ma limitandomi a inserire il comando
                          `
                          \newcommand{\GR}[1]{%
                          \begin{otherlanguage*}{greek}#1\end{otherlanguage*}}
                          `

                          in greco non scrive. Come posso richiamare i caratteri greci
                          “autoctoni” del font?

                          Hai chiamato babel con l’opzione greek o polutonikogreek?
                          Hai usato il pacchetto LGRx o qualche altra cosa che ti permetta di trasformare la traslitterazione latina per il greco nei font Garamondd? Oppure l’input in greco con utf8 ma dove ogni carattere utf8 punti al corrispondente carattere nel font Garamond trasformato in Type1?

                          E, più importante di tutto, hai estratto le pagine greche del font otf Garamaond nella pagina a 256 caratteri che pdflatex può gestire? ne hai chiesto l’estrazione con la codifica LGR? Se non hai fatto questa operazione, devi poi creare dei file virtuali per riallocare i glifi greci, oppure ti tocca definire un encoding che ti permetta di mappare i caratteri in input nei caratteri del font.

                          Tutto ciò è veramente complesso, non so se autoinst, adeguatamente istruito, lo faccia. Farlo a mano, oltre a produrre una sequela infinita di errori, porta via settimane, per non dire mesi.

                          Una domanda: se volessi installare i font con autoinst
                          non nell’albero personale, ma in quello locale, ossia
                          in/usr/local/texmf-local? Perché se mi limito a lanciare
                          autoinst da root ho l’impressione che il programma
                          installerebbe i font nella home di root, che è l’unica
                          soluzione del tutto insensata… Basta l’opzione –target
                          lanciando in questo caso il programma da root?
                          Lo chiedo per essere sicuro prima di fare danni…

                          Non lo so. Suppongo che tu stia lavorando su una piattaforma Linux, perché non mi ritrovo con nessuno dei percorsi che citi; la documentazione di TeXLive, quella distribuita con il TeXLive scaricato da CTAN,, a parte l’albero personale, innesta un unico albero sulle piattaforme *NIX in /usr/loca/texlive//. Su questo tronco innesta i vari texmf, texmf-dist, texmf-var, eccetera, tranne il ramo locale che sempre su questo tronco è attaccato in ../texmf-local. La presenza dei due puntini fa si che di fatto questo ramo sia parallelo al ramo 2012/ e non subalterno. Con questa logica, all’aggiornamento del 2013, un ramo 2013/ viene innestato su texlive/ e il ramo locale non viene toccato.

                          Con i percorsi che tu scrivi non mi ci ritrovo, perché queste caratteristiche descritte nel manuale leggibile con texdoc texlive sono specifiche di TeX Live, quello vero scaricato da CTAN; probabilmente non lo sono più per quello Debian, installato con le piattaforme Linux conformi alle direttive del consorzio Debian; su queste non saprei dire molto, anzi niente, visto che le evito accuratamente sulla mai macchina virtuale Ubuntu, ma ad ogni aggiornamento del SO re-installo la TeXLive di CTAN secondo quanto descritto nel documento di Enrico texlive-ubuntu.pdf.

                          in risposta a: problema con hyperref #84093
                          OldClaudio
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                            Ho rigirato il tuo file d’esempio come un guanto; ho tracciato i singoli comandi e le singole macro; non sono riuscito a trovare chi o che cosa generi il duplicato di (name{equation.2.4}); nel tracciare la composizione dell’equazione 2.4 mi è parso che generi il link (anchor+target) due volte, ma la lettura del tracciamento è complessa e si possono incrociare gli occhi. 🙁 😡 😳 😈

                            In ogni caso questo warning è del tutto innocuo: Ho aggiunto l’opzione [colorlinks] alla chiamata di hyperref e ho controllato comunque che le cose siano come appaiono; ho aggiunto in un paio di punti il testo “Vedi\eqref{bvertk}”, ho compilato e il warning resta ma i link risultano colorati e attivi e il visualizzatore del fiel PDF si sposta al punto giusto quando ci clicchi sopra.

                            Dunque la cosa è fastidiosa, ma è innocua.

                            in risposta a: Da otf a afm e pfb #84110
                            OldClaudio
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                              Cominica a togliere i path in quella mappa:`
                              Map GaramondPremierPro.map
                              Map GaramondPremierPro.map`

                              I file vengono cercati attraverso kpsewhich dal programma di generazione delle mappae globali; Io non ho mai messo i path completi e me li ha sempre trovati.

                              in risposta a: problema con hyperref #84092
                              OldClaudio
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                                Sì anche a me da quell’avviso; il file aux funziona correttamente e non ci sono errori il nome equation.2.4. appare una sola volta.

                                Ho provato a tracciare l’operato di pdflatex, ma non sono riuscito a trovare il punto esatto dove viene generato quel messaggio; so che è la routine di uscita, quando pdflatex accoda una pagina composta al file finale, ma non sono riuscito a trovare che cosa lo scateni. Ci lavorerò su ancora un po. Ora è troppo tardi per avere la mente lucida…

                                in risposta a: Da otf a afm e pfb #84108
                                OldClaudio
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                                  Prova a dare il comando kpsewhich GaramondPremierPro.map

                                  Se te lo trova dovresti essere a posto, se non te lo trova vuol dire che la tua home non ha subito l’aggiornamento del file name data base; se lanci mktexlsr da amministratore dovrebbe aggiornarti tutti gli alberi del sistema.

                                  Ma c’è una cosa che non mi torna rispetto a mio Mac (TexLive anche questo); da me non cerca nulla nella cartella nascosta .texlive/ come succede da te.
                                  Io personalmente tengo i file updmap.cfg nel mio albero personale; e i miei file di mappa nel mio albero personale, ma sul Mac non è necessario creare per questo albero il database dei nomi dei file; una volta, prima della distribuzione 2012, era ancora obbligatorio usare un file updmap-local.cfg e doveva stare in texlive/2011/../texmf-local/ (nota i due puntini) ma era necessario aggiornare il data base dei nomi dei file per questo albero; me ne scordavo sempre e dovevo eseguire diverse volte la procedura di creazione delle mappe globali, fin quando non mi davo una botta in testa e dandomi dello stupido.

                                  Risolvi questo fatto intanto.

                                  Poi per il resto si vedrà.

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