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Documentazione: texdoc pdftex, pagina 18:\pdfminorversion (integer)
This primitive sets the pdf version of the generated file and the latest allowed pdf version of included pdfs. E. g., \pdfminorversion=3 tells pdfTEX to set the pdf version to 1.3 and allows only included pdf files with versions numbers up to 1.3. The default for \pdfminorversion is 5, producing files with pdf version 1.5. If specified, this primitive must appear before any data is to be written to the generated pdf file, so you should put it at the very start of your files. The command has been introduced in pdfTEX 1.30.0 as a shortened synonym of \pdfoptionpdfminorversion command, that is obsolete by now.
Distributions alter the default value here; for example, TEX Live 2010 sets \pdfminorversion=5 when its formats are built, so object compression can be enabled (described below).Nel preambolo, quindi devi impostare [tt]\pdfminorversio=4[/tt]
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Mettere la fonte come “appendice” alla didascalia è una soluzione; ma ha senso crare anche una lista delle fonti separata.Il punto principale è che di ogni immagine deve essrere riconosciuta al proprietà, gli eventuali diritti di copyright e/o la licenza d’uso o il consenso a farne uso.
Quindi si può scrivere sotto una foto del monteBianco:`\caption[Il Monte Bianco visto da Entrèves]{Il Monte Bianco visto da Entrèves. Foto originale di Mario Rossi, \copyright~1927, \url{www./…/…}; Licenza: Creative Commons.}\label{fig:montebianco}`
Omettendo il secondo periodo della didascalia, ma non omettendo il label, si può compilare una lista dentro un ambiente descriptin preceduto da un titolo del tipo “Lista delle illustrazioni” contente entries del tipo:`
\item[Foto \ref{fig:montebianco}] Foto di Mario Rossi,…[code]Più semplice da fare ma dipende dai gusti, sarebbe prendere due piccioni con una fava, mettendo le informazioni di autore, copyright, licenza, strumento usato, eccetera nella Lista delle figure usando al contrario i contenuti dell'argomento facoltativo e di quello obbligatorio nella didascalia[code]\caption[Il Monte Bianco visto da Entrèves. Foto originale di Mario Rossi, \copyright~1927, \url{www./…/…}; Licenza: Creative Commons.]{Il Monte Bianco visto da Entrèves}\label{fig:montebianco}`
Che poi il comando \listoffigures sia dato dopo \tableofcontents o dopo \printbibliography, è una questione di gusti; l’importante è che la parte iniziale, la front matter sia etichettata come tale mediante il comando \frontmatter e che la parte finale sia etichettata come tale mediante \backmatter (la parte centrale sarà etichettata con \mainmatter) Questi tre comandi di sezionamento di una documento complesso, sono disponibili solo con certe classi, non con report o con article; book, memoir, mi pare anche la classe scrbook della collezione KomaScript, certamante la classe suftesi, la classe toptesi, benché basata su report, definisce essa stessa i tre comandi suddetti; a te la scelta.
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@Meo, non confondere il sistema di composizione tipografica TeX (sia esso fatto con la distribuzione MiKTeX oppure TeX Live).Come hai potuto vedere, e come puoi approfondire leggendo l’Arte di scrivere con LaTeX (se non l’hai già fatto scaricala dalla sezione Documentazione di questo Forum), per usare LaTeX hai bisogno di un editor adatto a scrivere documenti LaTeX.
Se hai già caricato MiKTeX basic, ti sei trovato in “regalo” l’editor TeXnicCenter. Purtropo questo è un rudere del passato non più aggiornato da tempo, ma che continua ad essere in auge grazie al fatto che è distribuito con MiKTeX. Buono o cattivo che sia, l’editor è la tua interfaccia con LaTeX, che di per sé sarebbe un programma da lanciare dalla finestra comandi (terminal sulle macchie *NIX, e prompt dei comandi sulle macchine Winduws), quindi è un programma senza interfaccia grafica. Esso (LaTeX) è universale e il suo linguaggio, i suoi comandi, le sue dichiarazioni, i suoi ambienti) non dipende dalla distribuzione MiKTeX o TeX Live. Invece l’editor che costituisce l’interfaccia grafica ha i suoi bottoni, i suoi menù, i suoi pannelli, e questa cose variano da un editor all’altro; ne esistono almeno un centinaio di editor diversi; alcuni specifici di certe macchine e di certi sistemi operativi; alcuni sono multipiattaforma, cioè hanno la stessa funzionalità e lo stesso aspetto grafico su qualunque macchina con qualunque sistema operativo.
Per l’editor ti consiglio di usare TeXstudio (scaricabile dalla rete); ma già con MiKTeX hai ricevuto in regalo anche l’ottimo, ma semplice e disadorno TeXworks (ne trovi il file binario texworks.exe da qualche parte nell’albero di C:\Programmi\miktex\2.9\miktex\bin (se ricordo bene a memoria questo indirizzo): createne una scociatoia sul tuo desktop, oppure configura il tuo Explorer in modo da associare l’estensione .tex dei file da compilare con LaTeX all’editor TeXworks, cosicché quando hai parto l’Explorer e fai un doppio click su un file sorgente TeX, questo ti viene aperto direttamente con TeXworks.
Tornando a MiKTeX a confronto con TeX Live (per Windows), la differenza sta solo nel modo di caricarlo e di aggiornalo; il linguaggio LaTeX è assoltamente lo stesso, come sono identici i vari pacchetti. Ripeto: le uniche differenze che si possono notare da parte dell’utente “comune” stanno nel modo di installarlo e in quello di aggiornarlo. Per l’installazione quella di TeX Live di default è quella completa; per MiKTeX quella di default è quella di base; L’aggiornamento con TeX Live si fa con una interfaccia grafica da usare a mano (la si lancia dalla finestra comandi anche se credo che sia possibile creare una scorciatoia sul desktop, ma non mi è mai venuto in mente di provarci) che permette di mantenere aggiornato la distribuzione, volendo, giorno per giorno con gli ultimissimi upgrade, il che vuol dire che i piccoli bug e gli ampliamenti di funzionalità dei vari pacchetti vengono continuamente aggiornati e migliorati). Anche con MiKTeX esiste un Wizard con interfaccia grafica per gestire i pacchetti, ma è difficile eseguire l’aggiornamento di tutta la distribuzione, anche se è solo quella di base.
Noi consigliamo sempre la TeX Live completa per i motivi detti sopra. Ma si sopravvive benissimo anche con una MiKTeX di base abilitata a caricare al volo i pacchetti non ancora installati, purché si sia sempre connessi in rete.; questo perché per caricare al volo qualche pacchetto, bisogna disporre della connessione internet in qualunque momento.
Tornado al tuo problema delle poesie dialettali; LaTeX è già fornito di suo dell’ambiente verse, non hai bisogno di caricare il pacchetto verse, che aggiunge solo altre funzionalità all’ambiente esistente; lo farai, magari, quando ti sarai impratichito di più. nel frattempo puoi sempre usare l’ambiente normale:
`\begin{verse}
L'albero a cui tendevi la pargoletta mano\\
il verde melograno dai bei vermigli fior\\
\dots
\end{verse}
`Più semplice di così?
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Non devi leggere il file .dtx a meno che tu non vaglia vedere come è scritto; caso mai lo devi compilare con pdflatex; allora vedrai che quella stringa diventa:`\renewcommand{\litachiesa}{Santo NomeSanto, & prega per noi\\}` Esso ti dice chiaramente che devi mettere qualla riga nel preambolo dove stanno le definizioni e le ridefinizioni dei comandi esistenti, e poi ti esce automaticamente la scritta “Santo NomeSanto” incolonnata al posto giusto con “prega per noi” altrettanto incolonnata al posto giusto.Naturalmente se la chiesa è intitolata a San Giuseppe, scriverai`\renwcommand{\litachiesa}{San Giuseppe, & prega per noi\\}` e se la chiesa fosse intitolata ai santi apostoli Pietro e Paolo scriverai `\renewcommand{\litachiesa}{Santi Apostoli Petro e Paolo, & pregate per noi\\}`
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@Liverpool, Io ho comiinciato con MiKTeX quando ancora disponevo solo di Win95; prima su macchine DOs usavo una delle prime compilazioni dei sorgenti tradotte in C; ho quindi una lunga storia alle spalle. MiKteX era il meglio e forase l’unica coasa gratuita esistente fino al 2006 per le piattaformae Windows. Credo di essere stato uno dei pochi frequentatori del forum a inviare a Chritina Schenk una donazione piuttosto generoa (almeno per le mie tasche), coforntabile con il costo per studenti e docenti dei prodotti commerciali allora esistenti.
Perché ho abbandonato MiKTeX? Per due motinvi:(a) mi sono comprato in Macintosh e da allora uso solo Macintosh; MiKTeX non può girare sul Mac, a meno di non crearv sopra una macchina virtuale;
(b) grazie al fatto di avere cominciato sul Mac con il GWtex, il cui unico manutentore Gerbert Wierda lla TUG Conference di Marrakesh del novembre 2006 annunciò di non fare più nulla per distribuire quella versione, sono “dovuto” passare a MacTeX, e di conseguena ho scoperto TeXLive che era già nato da qualche anno ma non mi sembrava confrontabile con MiKTeX. Essendo però MacTeX basato su TeX Live ho scoperto quanto sia vivace la parte creativa del mondo TeX, e quanti aggiornamenti o o upgrade di pacchetti si risultavano disponibili ogni 7-10 giorni. MiKTeX non riesce ora più a tenere il passo con lo sviluppo tumultuoso di TeX Live, perché il manutentore è semrpe formato da una sola persona il bravissmo Chritian Schenk.In altre parole con TeX Live, multipiattaforma (nel senso che esiste la versione installabile su qualunque piattaforma e con qualunque sistema operativo non “archeologico”), puoi sempre disporre dell’ultima versione, presumibilmente priva dei piccoli o grandi bachi che si trovano nelle versioni precedenti, Mente con MiKTeX, anche se hai installato la versione completa, per necessità di cose disponi sempre di una versione che è due o tre mesi in ritardo.
Aggiungi che con MiKTeX puoi installare i pacchetti mancanti al volo se disponi di un decktop sempre connesso in rete; se usi un portatile e non hai una rete libera disponibile non puoi scaricare nulla; a nulla vale avere inizialmente scaricato tutti i file .cab della versione completa sul proprio hard disk e da questa collezione di file .cab installare una versione base che installi al volo quel che serve: per prima cosa perché i .cab occupano sul disco molto spazio, anche se non così tanto quanto i file estratti dai .cab, e come secondo punto i file .cab nella migliore delle ipotesi erano aggirnati al momento dell’iniziale scaricamento sull’hard disk, ma dopo un mesi possono già essere obsoleti.
Ecco perché continuo a raccomandare a tutti di installare TeX Live completa anche sulle macchine Windows; una raccomandazione è solo un consiglio; poi ognuno lo segue o non lo segue a seconda di quel che ritiene più opportuno.
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Quella E, visto che la IEEE, nonostante il file di classe messo a disposizione dei possibili autori, ricompone sempre tutto ex novo, risulta non essere un carattere, ma un disegno, oltretutto nemmeno tanto bene fatto; apri il file del pdf che hai indicato con Adobe Reader, selziona i continous zoo, e ingrandisci quella E finché puoi; vedrai gli spigoli segettati e gli “arrotondamenti” delle estremità delle aste orizzontali seghettati.. Quindi è un disegno, forse vettoriale, ma più probabilmente non vettoriale,; per averne riprova premi cmd+D oppure Ctrl+D e nella finestra che si apre scegli la linguetta Fonts: ne vedrai elencati 5 di cui un helvetoca TrueType e quattro Times nelle solite forme e serie Roman, italic,, bold e bold italic, e non sono indicati altri font; Perciò quella E non viene da un font. nemmeno da Helvetica TrueType, perché se lo fosse, non si vedrebbero le scalettature.Può darsi che mi sbagli, ma mi pare che la mia anlaisi abbia qualche possibilità di essere giusta.
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[attachment=626]TEST_H.tex[/attachment]
Tieni presente che i font IMprrint MT shadow hanno solo la forma regolare, non hanno né neretto né corsivo.
Io userei i Linux Libertine O per il latino e lo stesso font definito oer l’ebraico; a me sebra che buona parte dei diacritici siano centrati.
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Fai a mano; definisci una cella con \multicolumn che occupi due colonne, dentro ci metti l’esponente, magari con \tmark prima del testo della nota, usando il suo argomento facoltativo, nello stesso tempo metti lo stesso \tmark con lo stesso argomento facoltativo nelella celal che vuoi annotare, naturalmente la cella “doppia” che accoglie le note deve avere un descrittore adeguato: l (L minuscolo_ va bene per note brevi; altrimeni usa il campo P{…} specificando ua larghezza al posto dei puntini.Naturalmente dovrai lavorare a mano parecchio, ma è il prezzo che bisogna pagare per voler usare delle cose non standard ; probabilmente se nessuno ci ha pensato fino ad oggi è perché
(a) il problema è insolubile, oppure
(b) perché è una soluzione tipograficamente inaccettabile.Noi qui sul forum sconsigliamo sempre di usare le note nelle tabelle; le note stanno meglio nella didascalia; e se proprio si vogliono le note (a piena tabella) si usa il pacchetto threparttable.
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Se sei su Ubuntu è probabile che tu stia lavorando con la distribuzione TeXLive di default di Ubuntu, che è estremamente scarna e ridotta all’osso, e se va bene non hai nemmeno caricato il moduli di estensione di quella versione per usare l’italiano.Sono ormai un tre o quattro anni che consigliamo sempre di installare la versione completa di TeX Live su Ubutu e il documento di riferimento è texlive-ubutu.pdf che puoi scaricare dalla rete specificando quella stringa nella casella di ricerca.
è evidente che se ti manca mhchem e biblatex hai una versione ridotta; le versioni ridotte servono per usare la bicicletta per correre un gara di formula 1.:razz: L’aiuto che ti possiamo dare, vale se si dispone di una versione completa; quindi scarica quel documento che ti ho indicato, leggi e capisci perché su Ubuntu è opportuno avere la versione Debian (ridotta e obsoleta) di TeX Live per soddifare le dipendenze Debian, e la versione moderna, aggiornata e e completa per lavorare davvero con il sistema TeX.
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Non conosco uno sotile bibliografico di quel tipo, anche perché rispetto alle normali convensioni il titolo di un articolo in una rivisata va fra virgolette e il titolo della rivista va in corsivo, come i titoli di tutti i libri.Detto questo, se vuoi avere qullo che chiedi, la cosa è difficilotta, ma si può fare; Nella guida GuIT, scaricabile da qui sopra nella sezine Documentazione, nelle paigne 223 3 227 c’è scritto qualcosa; in particolare viene spiegato che la cosa è allo stesso tempo semplice e complicata: semplice perché c’è un programmino interattivo che è in grado di farlo, complicato per che le domanda a cui bisogna rispondere interattivamente sono talvolta misteriose abche per chi conosce bene l’inglese, figurioamoci se uno l’inglese non lo conosce per niente; magari tu lo conosci benissimo, ma ti assicuro che i termini tecnico usati la prima volta che li incontri sono molto ambigui o misteirosi.
Il lavoro si fa tutto con pdflatex: basta eseguirlo sul file mkakebst.tex, che è già caricato con la distribuzione completa del tuo sistema TeX, quindi pdflatex sa dove trovarlo; devi aprire un terminale e collocarti nella cartella che più ti fa comodo: poi scrivi nel terminale pdflatex makebst premendo il tasto di invio subito dopo: cominciano le domande con le risposte chiuse a cui rispondere (chiuse fino ad un certo punto, perché puoi sempre scegliere l’impostazione di default). quando il programma ha finito le domande che deve fare produce il fil.bst con il nome merlin (hai presente il mago Merlino? c’è un po’ di magia sotto); gli puoi cambiare nome, anzi è meglio che tu gli scelga il nome.
La documentazione si legge dando da terminale il comando texdoc makebst; sono 19 pagine estremamente utili, ma all’inzio farai molti errori; prova via via con un database bibliografico che abbia una decina di riferimenti di vario tipo, e vedi se la cosa ti piace; altrimenti ricominci rispondendo alle domande in modo diverso; ti suggerisco di segnarto ogni vola come hai risposto alle varie domande, coì che se devi provare altre impostazioni sai esattamente che cosa hai riposto prima e non ripeti la stessa risposta alla domanda pertinente.
Buona fortuna! 😀
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