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Biber è diventato il motore di creazione del file .bbl da quando è stato ditribuito TeX Live 2012; non tutti gli editor sono stati aggiornati per usare biber come motore bibliografico predefinito; alcuni lo sono già; comeunaue gli editor moderni sono tutti configurabili e basta andare nelle rpeferenze, on nella configurazione, o nelle opzioni e si può impostare il motore bibliografico che si vuole.
D’altro canto, leggendo la documentazione di biblatex si scopre che biber à sì il motore bibliografico di default, ma che si può specificare una opzione per usare il vecchio motore bibtex; leggi la documentazione di biblatex e vedi come fare con il tuo LEd.D’altra parte vedo sul sito di LEd che l’oltimo aggiornamento risale all’ottobre del 2009, circa tre anni e mezzo fa. L’autore lo ha collaudato con diverse distribuzioni, la più recente delle quali sarebbe TeXLive 2005 e con MiKTeX 2.5; quest’ultimo è di circa 10 anni fa… Il primo quasi 8 anni fa. dunque direi che a parte un bugfix del 2009, LEd non è più sviluppato; quindi stai lavorando con un programma morto.
Non mi sembra carino lavorare con prodotti di archeologia informatica. Se usi LEd sei su Windows, quindi hai una versione di MiKTeX, spero meno archologica di LEd. In questo caso hai già montato l’editor TeXWorks, spero sufficientemente aggiornato; eventualmente aggiornalo; esso è già costruito per usare sia bibtex sia biber.
L’aspetto di TeXworks è minimale ma ci fai praticamente tutto quello che potevi fare con LEd, e in più compilando in formato PDF hai il visualizzatore PDF integrato che ti consente di fare la ricerca diretta e inversa, cosa che è estremamente impostante quando lavori un documento; d’altra parte LEd aveva la seconda finestra con il documento composto in formato DVI e potevi avere le due finestre affiancate sincronizzate l’una con l’altra. Viste le limitazioni del formato DVI, questo non è virtualmente è più usato e rappresenta per il mondo TeX una certa forma di archeologia informatica (sebbene in qualche raro caso sia ancora utile come formato intermedio). TeXworks ti dà la stessa funzionalità ma con il formato PDF.Se poi non ti piace lavorare con TeXworks dalla schermata minimale, puoi sempre installarti il programma multipiattaforma TeXstudio che ha diverse funzionalità da TeXworks ma all’atto pratica fa le stesse cose e molte altre, che alcuni utenti amanti delle barre piene di icone da cliccare apprezzano in modo particolare. TeXstudio è il mio terzo editor preferito (1º TeXshop, 2º TeXworks, 3º TeXstudio) e in certe situazioni mi fa comodi usarlo al posto dei primi due preferiti; qundi il consiglio che ti do è quello di provare ad usare TeXworks e se non ti piace, di scaricare dalla rete e di installarti TeXstudio che, vedrai, ti piacerà certamente anche grazie al suo visualizzatore integrato per il formato PDF.
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Sei sicuro di averlo? se LaTeX non te lo trova, è possibike che tu l’abbia installato a mano nel posto sbagliato, oppure che tu abbia una distribuzione MiKTeX basic, oppure una distribuzione TeXLive/Debian che di sua natura è piuttosto incompleta. Nel secondo caso installa TeX Livecome si deve usando le indicazioni contenute nel file texlive-ubuntu.pdf (cerca in rete mettendo questo nome di file come stringa da cercare). Nel rpimo caso installa la versione MiKTeX completa.
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Penso che spezzare i titoli in più righe debba essere fatto a mano e non lasciato ad un generico \raggedright che spezza dove c’è posto per spezzare e non dove lo stile o le necessità di collegamento richiedono di non spezzare:1) se usi \raggedright, scrivi il titolo (penso ad un titolo di volume non di capitolo o di sezione) con \reggedright o con centering e unisci con la tilde le parole che non vuoi separare (vedi anche punti 3)
2) se lasci il tipo di composizione a pacchetto con gli eventuali rientri dalla seconda riga in poi, metti tu i segni \\ e lega le parole che non vuoi divise con la tilde; magari ti tocca ricomporre più volte spostando i comandi \\ finché il risultato ti soddisfa.
3) non basta evitare di dividere in sillabe nomi o cognomi propri; bisogna anche evitare di separare articoli, preposizioni semplici o articolate, congiunzioni e brevi avverbi come “non” dalla parola che segue; quindi vedi che spezzare un titolo è una cosa molto delicata.
4) All’occorrenza, visto che il titolo è lungo, tanto che lo devi spezzare, usa l’argomento facoltativo dei comandi \chapter, \section, eccetera, in modo da mandare nell’indice e nelle testatine dei titoli brevi; se troppo lunghi non vengono spazzati, ma vengono proseguiti sulla stessa testatina col richi si sovrapporsi al numero della pagina o di uscire fuori della pagina.
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1) Non è vero che la riga magica non abbia influenza sul modo di salvare il file dopo l’editing.
Il mio TeXShop è impostato per utf8; talvolata mi capita di riaprire dei file codificati latin1, ma ai quali ho messo la riga magica. Li apre perfettamente, li modifica senza problemi e li salva perfettamente in latin1.2) nella guida tematica sulle codifiche c’è scritto chiaramente che la codifica usata dall’editor (anche sotto effetto della riga magica) e il codice dalla codifica passato a inputenc devono andare d’accordo, ed è spiegato, spero chiaramente, il perché ci voglia questa “doppia impostazione”. L’uso della riga magica ha due vantaggi anche per chi usasse editor incapaci di auto configurarsi: la sua informazione e quella per inputenc devono essere uguali. Per gli editor capaci di interpretare la riga magica questo è sufficiente; se c’è qualcuno ei collaboratori che non ne vuole sapere di usare editor capaci di auto configurarsi, legge la riga magica come prima cosa sul file appena lo apre e sa che deve cambiare codifica al file o deve cambiare codifica all’editor, ma che non pò modificare e salvare il file con una codifica diversa.
3) TeXshop non è l’unico editor che capisce le righe magiche; ci sono anche TeXworks e TeXstudio, entrambi multipiattaforma; non escludo che anche Texmaker possa essere già in grado di capire anche lui la riga magica. ma il fatto che siano multipiattaforma fa sì che non ci siano problemi ad usare editor capaci di auto configurarsi perché a questo punto “non ci sono scuse” per non voler usare un editor capace di auto configurarsi, se non la pigrizia di non voler imparare ad usare un altro editor; pigrizia che si paga con la necessità di dover cambiare e ricambiare la codifica dei file .tex che ci si scambia fra collaboratori.
4) certo che la soluzione più efficiente è quella che i vari collaboratori si accordino su una codifica comune; la diversità delle macchine e di sistemi operativi consiglia quindi di accordarsi anche sull’uso di editor multipiattaforma o almeno di editor capaci di auto configurarsi. Ora non più, ma fino a qualche tempo fa io tenevo a bordo di miei Mac due editor, uno impostato per utf8 e uno per latin1; poi sono state inventate le righe magiche e alcuni di questi editor sono stati dotati di capacità di autoconfigurarsi, quindi ho lasciato questa impostazione e mi affido solo alle righe magiche.
5) TeXshop, TeXworks e TeXstudio, sono in grado di aprire un file codificato in un certo modo e di salvarlo in un altro file codificato in modo diverso; le azioni da eseguire sono leggermente diverse, ma anche un TeXshop impostato per usare applemac, può aprire un file codificato utf8 e salvarlo in latin1 (esercizio di alta acrobazia, che non serve a niente se si lavora con una piano ben coordinato fra collaboratori); secondo me l’editor migliore, con azioni più semplici da eseguire per cambiare codifica è TeXworks, ma è una questione di gusti; inoltre TeXshop è quello più rigido per quanto rigurada le informazioni da scrivere nelle righe magiche, mentre TeXworks e TeXstudio hanno le loro sintassi ma possono leggere e capire righe magiche scritte con altre sintassi.
6) Non so perché TeXshop nasca preconfigurato per usare Western MacRoman (applemac); posso immaginare che essendo un editor nativo del Mac e fino al sistema operativo OS IX i Mac usavano solo la codifica Wester MacRoman, la scelta si dovuto a retrocompatibilità. Oggi Western MacRoman non dovrebbe più venire usato, specialmente per lavori collaborativi. Però sono d’accordo che TeXshop sotto questo punto di vista potrebbe essere migliorato; è fastidioso che si apra un file codificato latin1 e privo della riga magica e che lui avverta che il file è codificato in Western MacRoman; basterebbe che scrivesse che è codificato in una codifica diversa da quella con la quale è impostato l’editor, senza specificare il nome di una codifica che risulta essere sbagliata. È certo che questa codifica specifica del Mac non dovrebbe essere usata mai quando ci si scambia file TeX.
Scusa la prolissità di questo messaggio, ma vedi bene che le codifiche, una volta capito perché devono essere specificate due volte, una per l’editor e una per il programma di composizione, non presentano più nessun mistero.
4 Febbraio 2013 alle 21:53 in risposta a: installare su lyx modello scaricato da package manager di mi #82523::
Caschi male. Qui consigliamo a tutti di non usare LyX…:sad:Il problema non ≤e tanto installare un pacchetto in MiKTeX con il suo Package Manager, quanto di vedere come realiyyare läinterfaccia tra LyX e il sistema TeX. Dovrebbe essere descritto nella documentazione di LyX.
Tuttavia prima di perdere tempo a cercare di realizzare questa interfaccia, usa uno shell editor che sia LaTeX friendly (per esempio, ecco una piccola lista non esaustiva: editor multipiattaforma: TeXworks, TeXstudio, Texmaker, emacs; editor per Windows WinEdit (shareware), LED; editor per Linux: Kile; editor per Mac: TeXshop, Aquamacs, TeXnicle, TeXpad — naturalmente quelli multipiattaforma funzionano su tutte e tre le piattaforme).
Se hai installato MiKTeX, tu non lo sai, ma disponi già di TeXworks; ha una interfaccia estremamente pulita, non ingombrata da barre di comandi e di icone da cliccare, e inizialmente sembra difficile da usare, mentre al contrario è particolarmente adatto per iniziare, magari da conservare per sempre, anche perché svolge delle funzioni particolari che non sono svolte da altri editor.
Prendi nota dove si trova l’eseguibile texworks.exe; apri l’Explore, configuralo in modo da associare le estensioni .tex, .sty, .cls, eccetera, a TeXworks, cosicché quando clicchi su uno di questi file, ti si apre direttamente con TeXworks. Leggi con attenzione il breve file di Help, dove sono descritte tutte le funzionalità.
… e dimenticati di LyX; vorrebbe essere un front end per LaTeX, in realtà è una palla al piede, come dimostra la situazione in cui ti trovi ora.
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Sono al corrente degli altri formati e sono al corrente die problemi.Il mio messaggio iniziale era un commento al lavoro di Luca Merciadri, che tra l’altro parla anche degli altri formati e del modo di ottenerli. Era anche però un invito a non perdere tempo a cercare di fare degli ebook in formato pdf, almeno non ebook di argomento tecnico; Non è che non c si riesca, per la verità; se si consuma la quantità giusta di tempo per aggiustare le righe che sbordano e si evitano certe strutture, come le tabelle con tante colonne, o con poche colonne ma larghe, ;a cosa non viene malissimo; Infatti sono riuscito ad ottenere da un stesso sorgente la composizione pdf nei formati 210mm per 293 mm (A4), 176 mm per 250 mm (B5), 146 mm per 210mm (A5), 90mm per 120mm (tablet), ma il tempo che ci ho messo non vale la candela.
In realtà io sono affezionato alla carta.
Capisco benissimo che bisognerà adattarsi anche a comporre bene in formati elettronici per piccoli schermi, ma per il momento preferisco vedere (anche sullo schermo) quello che si può stampare sulla carta normale e che sia composto bene, secondo l’arte tipografica, ce per ora mi pare assente o carente nelle pagine degli ebook.
4 Febbraio 2013 alle 12:15 in risposta a: Font libertine: il teletype è più grande del corpo normale #82505::Aggiungo una proposta di modifica di topcoman.sty. Il comando \obeyspaces alla riga 71 dovrebbe essere sostituito da
\begingroup\lccode`~=`\ \lowercase{\endgroup\let~}\ %
Questo cambierebbe il significato dello spazio attivo solo nell’ambito del gruppo aperto dal comando \listing.
La riga 77 dovrebbe essere rimossa.
Ricevuto. Grazie
Claudio
3 Febbraio 2013 alle 7:45 in risposta a: Cerco esperto che possa mostrare tex a un ragazzo disabile #82354::
È qualche giorno che vedo il tuo messaggio, e provo un senso di colpa per non essere in grado di aiutarti: semplicemente abito troppo lontano per andare avanti e indietro fra l’area metropolitana di Torino e Cantù. Mi stupisco che qualcuno che abiti nelle province di Como, Lecco o Monza-Brianza non abbia risposto al tuo appello.Per altro, senza scendere in dettagli troppo personali e “sensibili”, sarebbe utile sapere duale tipo di disabilità ha il ragazzo: motoria, visiva, mutilazione,…
Sempre senza scendere in troppi dettagli, capisci bene che conoscere il tipo di disabilità può rendere meno problematica la decisione di dare una mano al ragazzo.Nel frattempo, se il ragazzo è in grado di leggere a suo piacimento, scaricagli ed eventualmente stampagli la guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX, che trovi qui sopra nella sezione Documentazione. Si tratta di una guida che non richiede conoscenze pregresse con TeX, ma richiede solamente di saper usare il calcolatore non solo per scrivere usando una qualche forma di tastiera e cliccare il mouse o il track pad o altro dispositivo simile. Talvolta, infatti, è necessario aprire la finestra che si chiama “terminale” oppure “prompt dei comandi” (a seconda del sistema operativo) nel quale immettere comandi da “linea di comando”.
Non si tratta di cose difficili, ma sono necessarie; tutto si apprende se c’è l’interesse a farlo, e i ragazzi/e disabili sono particolarmente aperti verso l’apprendimento di quelle cose che possono rendere meno pesante convivere con la propria disabilità. Conosco una ragazza spastica che ha seri problemi di controllo del movimento, delle mani in particolare; ma ha imparato a controllare il movimento della mano destra per guidare la sua carrozzella elettrica; e, se non bastasse, ha imparato ad usare il calcolatore senza bisogno di ricorrere ad una tastiera speciale, e ora è tutta soddisfatta perché riesce a risolvere problemi d’uso della macchina e dei programmi che sono insuperabili per suo padre; grazie a questa sua abilità ora è impiegata in un servizio di assistenza ai clienti (studenti di una università) e la sua vita ora è quella di una ragazza indipendente.
Coraggio: qualcuno più vicino a Cantù risponderà certamente al tuo appello; se nel frattempo il ragazzo comincia a leggere L’Arte di scrivere con LaTeX, chi lo aiuterà troverà il terreno già “dissodato” e sarà molto più semplice per il ragazzo e per chi gli darà una mano.
Ciao
Claudio
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Davide, per andare a capo, nel senso di voler cominciare un nvo capoverso bisogna lasciare slo una riga vuota nel file sorgente; per enadare a cao prima della fine di una riga all’interno di un capoverso ci sono diversi comandi: \\ (che si usa anche per le tabelle e le matrici alla fine di ogni riga), \linebreak, con un possibile argomento facoltativo per incoraggirare o scoraggiare un a capo in quel punto; se vuoi anche \nolinebreak per incoraggiare o scoraggiare di evitare un a capo in quel punto.Trovi questi argomenti trattati nella guida tematica LaTeX Reference Manual commentato (in italiano) da scaricare dalla sezione documentazione qui sopra.
Ma il punto è stilisticamente un altro:
1) molti principianti usano il comando \\ per terminare un capoverso e iniziarne un altro senza il tipico rientro del capoverso; questo è uno stile da lettera commerciale, non da buona tipografia, e va sempre evitato. va male anche per quel che riguarda la composizione dell’intero capoverso spezzato con \\ che il programma di composizione tratta come un unico oggetto e non come due capoversi.2) Interrompere un capoverso per mettere in evidenza qualcosa, come una formula, un URL, una citazione, o qualcosa che, pur facendo parte del capoverso, ne è staccato visivamente non si fa andando a capo ma usando il mark up di LaTeX per spiegarli che cosa è questo oggetto dentro il capoverso che però ne interrompe il testo; un’equazione si marca con \begin{equation}…\end{equation} (anche con l’ambiete asteriscato di cui si dispone quando si usa il pacchetto amsmath), oppure con \[…\]; un indirizzo internet (URL) si mette magari in evidenza dentro un ambiente ceter; una citazione si mette in evidenza con un ambiente quote oppure quotoation; un teorema… eccetera.
Quindi, come vedi andare a capo dentro un capoverso può avere diversi significati che vanno marcati con l’ambente giusto; in ogni caso non simuli mai l’inizio di un novo capoverso andando a capo con \\
Quando Lorenzo ti ha suggerito di leggere l’Arte ha fatto benissimo; ognuno di noi, anche se usa LaTeX da quasi tet’ani, come il sottoscritto, deve ricorrere alla documentazione in ogni momento, perché non riesce a ricordare tutto; sarebbe molto sgradevole se si dovesse chiedere in Internet ogni vola che si potrebbe trovare la risposta nella documentazione, avendo, ovviamente, dimestichezza con la documentazione. La raccomandazione di rivolgersi alla documentazione è ancora più importante quando la si dà ad una persona inesperta, perché così oltre a indirizzarla alla soluzione motivata al suo quesito, lo si abitua anche a familiarizzarsi con la documentazione. Mi viene in mente quel detto: “a uno che ha fame non dare un pesce, ma dagli una canna da pesca e insegnagli a pescare” (non è citato bene, ma rende l’idea).
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I filetti verticali non si possono spezzare lungo tutta loa loro estensione, ma solo di riga in riga, quindi è necessario ricorrere a \multicolumn per modificare le singole celle di ogni riga modificando il separatore di destra (il filetto a sinistra della prima cella della riga lo si deve modificare anch’esso con \multicolumn).
Tuttavia sull’Arte di scrivere con LaTeX c’è scritto che i filetti verticali non si devono usare.
Detto in altri termini, leggiti la documentazione del pacchetto booktabs (da terminale il comando texdoc booktabs) per capirne la ragione; dopo di che usa quel pacchetto per distinguere il primo e l’ultimo filetto orizzontale della tabella, dai filetti intermedi e usa l’apposito comando di quel pacchetto per interrompere i filetti orizzontali in quei rarissimi (ripeto: rarissimi) casi in cui sia necessario un filetto orizzontale che non attraversi ‘intera tabella.È una questione di stile usare molti o pochi filetti, verticali o orizzontali; ma in buona tipografia si usano generalmente al massimo tre filetti orizzontali (sopra l’intestazione delle colone, sotto l’intestazione delle colonne, alla fine della tabella), rarissimamente un filetto orizzontale parziale, nessun filetto verticale.
LaTeX consente anche di disegnare i filetti verticali, ma non è un buon motivo per usarli solo perché tecnicamente è possibile farlo. Quella dei filetti verticali non è una questione di buono stile, ma di cattivo stile.
Perciò il tuo problema di spezzare i filetti verticale non si pone se decidi di ripensare alla tabella senza i filetti verticali.
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Ti è successa una cosa prevedibile, ma che succede raramente; hai troppe tabelle in coda, quindi ricevi messaggi balordi di difficile interpretazione, in quanto il programma si confonde e non lavora più come dovrebbe.Nella dropbox c’è il solito link per scaricare il file aggiustato: Marchetto
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