OldClaudio

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  • in risposta a: miktex 2.9 : problemi di installazione #81658
    OldClaudio
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      Mi pare di avere letto da qualche parte che Win7 e Win8 (forse anche WinVista) richiedono una verificazione di autenticità per ogni programma da installare. In ogni caso richiedono che l’operazione sia fatta da un utente con le prerogative di administrator. Non chiedermi come si faccia su una macchina Windows a prendere le prerogative di administrator, specialmente se sei l’unico utente registrato sulla macchina.

      Direi però che sia per MiKTeX2.9 (che sconsiglio) sia per TeX Live (che consiglio) su una macchina windows sia preferibile scaricare l’immagine ISO e installare da quella (eventualmente dopo averla masterizzata su un DVD); pu`ø darsi che sia richiesta comunque l’autorizzazione all’installazione (su Vista lo chiede sempre).

      Capisco che tu sia affezionato a MiKTeX2.9 o comunque MiKTeX, ma non è mai tanto aggiornato o aggiornabile come TeX Live; entrambi i sistemi comenque, per lavorare normalmente con Latex o pdfLatex, sono indistinguibili e li distingui solo se vuoi andare negli alberi di sistema per fare chissà che cosa (cioé io lo so che cosa si può fare e lo faccio spesso; ma andare a ficcare il naso nei file di sistema è pericoloso e lo può fare solo chi sa che cosa sta facendo e conosce i richi che corre).
      L’unica cosa veramente diversa per i due sistemi è il manager, perché il TeX Live Manger (tlmgr) è molto più efficiente ed efficace del Package Wizard di MiKTeX.

      in risposta a: Guida tematica alla riga di comando. #74649
      OldClaudio
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        Texworks permette di avere un hard wrap e di impostare la larghezza della riga, ma bisogna farlo a file .tex aperto scegliendo la sezione Format > Hard Wrap e poi nella finestrina si può indicare il numero massimo di caratteri per riga; mi pare che sia 64 il valore preimpostato.

        in risposta a: Ingrandire frazioni #81635
        OldClaudio
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          dato che in latex le cose si possono fare in vari modi, cercavo quello che si confacesse più al risultato che volevo ottenere: infatti, l’esempio riportato nella guida è un buon aiuto, ma pone la frazione a sinistra della pagina e per centrarla avrei dovuto usare l’ambiante \begin{center}

          Vuoi scherzare, spero…:!:

          in risposta a: Collegamenti ipertestuali con ricevuta di ritorno #81646
          OldClaudio
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            Clicca qui per tornare alla pagina in cui eri prima.

            Questa è una funzionalità normale dei visualizzatori PDF; è generalmente rappresentata da due triangoli neri che puntano una destra e uno a sinistra. Quest’ultimo serve per tornare alla schermata precedente che può riferirsi a molte pagine di distanza. È un funzionalità insita nel formato PDF che ne consente la navigazione avanti e indietro.

            Per combinazione ho appena aperto Adobe Reader e questo, almeno nella mia versione, non ha le due frecce/triangoli suddetti. Però con il comando cmd + freccia sinistra del tastierino si ottiene lo stesso effetto che con il triangolo rivolto a sinistra. Oppure dal menù: View -> Page Navigation -> Previous View ( similmente per la Next View).

            Ma il visualizzatore che uso abitualmente le ha, come vidi nell’immagine allegata: sotto c’è scritto Back/Forward

            [attachment=561]Toolbar.png[/attachment]

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            in risposta a: Problema con la bibliografia #81642
            OldClaudio
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              silvertelperion” post=80896Scusa ma non riesco a capire: pur avendo letto tutto il capitolo 7 dell’Arte, non riesco a risolvere il problema. Come specifico che voglio usare BibTex? Pantieri mi sembra dica soltanto “si compila con il programma BibTex cliccando l’apposito pulsante…”

              Arte di scrivere con LaTeX, versione novembre 2012, §7.2.1, pag. 124:

              Dalla versione 2012 di TEX Live, il nuovo motore bibliografico predefinito da biblatex è Biber. BibTEX è ancora utilizzabile, ma il fatto che lavori con una versione obsoleta di biblatex suggerisce di preferire senz’altro il primo, il cui sviluppo procede parallelamente a quello del pacchetto presentato in questo capitolo. Ed è questa la scelta qui raccomandata.

              in risposta a: Ingrandire frazioni #81633
              OldClaudio
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                Il vizietto di non leggere la documentazione ti è rimasto: Arte di scrivere con LaTeX, versione novembre 2012, pagina 85, sezione Modificare il corpo nel capitolo destinato alla Matematica; gli esempi sono chiarissimi e specifici del tuo problema.

                in risposta a: Problema con la bibliografia #81639
                OldClaudio
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                  O usi biber, che ora biblatex considera di default, oppure specichi a biblatex che vuoi usare bibtex; sull’Arte di scrivere con LaTeX è spiegato con abbondanza di particolari e di esempi.

                  in risposta a: [L3] Logo grafico da file #81629
                  OldClaudio
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                    Caricare un pdf molte volte e farlo gestire in realtà un unica volta come link nel pdf è un abilità che graphicx fa meglio di PGF come dichiara il manuale.

                    Io non escludo che in beamer i comandi \pgfdeclareimage e \pgfuseimage non ricorrano a graphicx che, comunque, viene caricato da beamer. Né escludo che quei due comandi non facciano uso di una scatola intermedia da caricare inizialmente con l’immagine e poi da usare come se si trattasse di un \usebox. Come ti ho detto non ho letto il codice.
                    Comunque il concetto di usare una scatola vale sia per un file grafico sia per un disegno fatto sul momento come ti ha mostrato Enrico.

                    Capisco il tuo desiderio di imparare LaTeX3 e fai benissimo a porti dei problemi e a risolverli con L3. Tuttavia anche ridisegnare ogni volta il disegno Tikz, la cui macro fosse stivata in un token register attraverso qualche magia di L3, non mi sembra efficiente. Mi sembra più efficiente l’uso della scatola.

                    Anche con il registro scatola, cioè un registro il cui contenuto sia, in questo caso, di tipo grafico, non so quanto sia laborioso, in termini di tempi macchina, copiare il suo contenuto all’esterno (\usebox di LaTeX equivale a \copybox di TeX) cioè nel file da mandare in output. Non ho mai avuto la pazienza di leggere il codice sorgente in linguaggio web del motore di composizione, quindi non ho idea di quello che succede dietro le quinte. Ma certamente lavorare con i registri è molto più rapido che non leggere da disco.

                    in risposta a: [L3] Logo grafico da file #81624
                    OldClaudio
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                      Questo problema è già stato risolto da beamer, dove le figure possono venire dichiarate una volta sola, e poi richiamate da un comando; tipicamante suggerito per inserire il logo su tutti i quadri. Da quello che ho capito, posso essermi sbagliato alla grande, sembrerebbe che la dichiarazione iniziale crei un oggetto PDF interno e che i successivi richiami della figura in realtà la inseriscano solo mediante un link interno all’oggetto creato inizialmente una volta per tutte. L3 non c’entra; ma c’entrano le proprietà del linguaggio PDF usate dietro le quinte attraverso i comandi LaTeX creati per beamer.
                      Prova ad esaminare l’interno di beamer e vedi che cosa ha fatto Tantau per realizzare questo schema; sempre che io non abbia preso lucciole per lanterne; io ho solo dedotto quanto ho detto dal manuale di beamer, non dal suo codice. vedi pagina 74: \pgfdeclareimage e \pgfuseimage.

                      in risposta a: emptypage #81618
                      OldClaudio
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                        Infatti, è una questione di gusti e di opinioni. Al punto che la classe per i testi della Compomat della collana texnologie non hanno il “folio” nemmeno nelle pagine iniziali dei capitoli; così mi è stato chiesto di fare e così ho fatto. Ma secondo il mio parere il “folio” non serve solo per cercare qualche cosa, specialmente in un testo stampato su carta. Per altro è anche vero che prima o poi si trova una pagina numerata, quindi anche quelle bianche senza numero finiscono con l’essere trovate, come anche quelle scritte ma senza il loro numero. Ci si potrebbe domandare: perché non numeriamo le pagine una ogni dieci? tanto si trovano lo stesso. È chiaro che questa è una esagerazione messa lì apposta per pensare all’utilità del numero di pagina.

                        Il testo di Wilson (tipografo) nella pagina 18 è esplicito sul fatto che le pagine della main matter siano tutte numerate, eccetto, volendo, ma non obbligatoriamente, le pagine iniziali dei capitoli e l’eventuale pagina bianca che li precede; quindi il disegno eseguito per la collana texnologie risponde a questo dettato. Tuttavia Wilson non dice che devono essere senza folio, ma che possono essere senza. Ecco dove secondo me la scelta del pacchetto emptypage. sia pure caricabile a scelta, è rigido e non consente alternative; ed ecco perché preferisco la mia macro, cosicché posso scegliere io che cosa fare. È solo, appunto, una questione di gusti.

                        in risposta a: emptypage #81616
                        OldClaudio
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                          ivan” post=80869Potrebbe essere un’idea per un nuovo pacchetto che permetta di scegliere, con un’opportuna opzione plain, come trattare le pagine vuote.
                          Potrebbe benissimo essere un’integrazione di emptypage.
                          Personalmente carico sempre emptypage, ma sono consapevole che è una questione di abitudine.
                          Prima d’ora non ci avevo mai pensato.

                          Ciao
                          Ivan

                          Vedi Ivan: questa, la tua, è la tipica situazione dove la definizione di un comando può dare funzionalità maggiore ad una classe; la classe suftesi potrebbe giovarsene.
                          Caricare emptypage va bene, ma non caricarlo, secondo me, s’intende, va ancora meglio e nella classe ci sta bene un \cleardoublepage sia con empty predefinito, sia con plain predefinito. Addirittura potresti pensare ad una opzione avanzata grazie al fatto che già stai usando xkvalue.

                          in risposta a: Flusso di lavoro in Latex #81580
                          OldClaudio
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                            Vedi se fra questi c’è l’editor che fa per te:

                            http://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_TeX_editors

                            in risposta a: Flusso di lavoro in Latex #81578
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                              Utilizzo un iMac da 27 pollici e come editor, dopo avere provato TexShop e Latexian, sono approdato a Texmaker (ogni consiglio a questo proposito è ben accetto).

                              Sul mio iMac ho sia TeXmaker sia TeXstudio (oltre a TeXshop, TeXworks, TeXnicle,TeXpad, Aquamacs, Emacs+auctex); Non ho dubbi che i due programmi citati siano molto simili, ma TeXstudio secondo me è certamente migliore; riconosce le righe magiche ed è più facilmente gestibile/personalizzabile con le sue Preferenze.

                              Non sono d’accordo sul fatto che le istruzioni di markup debbano essere nascoste; nascondi quelle e non sai più che pezzo di testo stai leggendo; certo potresti cliccare un opportuno bottone e far riapparire le istruzioni di markup, ma, sempre secondo me, sarebbe molto più fastidioso che non disporre del sorgente “sporcato” con questi comandi. È solo una questione di farci l’abitudine.
                              Se arrivi ad un editor che è in grado con un bottone/interruttore che sia capace di far sparire o riapparire il markup, sei sulla buona strada per reinventare LyX. LyX fa già quello che vorresti avere; inoltre mostra il file sorgente sullo schermo con alcune parti già formattate (per esempio i titoli delle sezioni i grassetto e corpo più grande, ma anche tante altre cose). LyX afferma che è un editor del tipo What You See il What You Mean, ma non è vero o lo è solo in parte; ti induce però a lavorare come se stessi lavorando con Word o Writer o altri simili word processor.

                              Aquamacs ha una funzionalità apparentemente simile e gradita ad alcuni utenti; ti lascia esposti tutti i comandi di markup, ma talvolta riesce a “interpretare” il loro contenuto colorando e usando font diversi, per esempio, per l’argomento dei comandi di sezionamento. A me non dispiace anche se non mi manda in visibilio, ma ad alcuni dispiace moltissimo.

                              in risposta a: Garamond #73228
                              OldClaudio
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                                Mah, la v e la ν (noti la differenza con il font del forum? il secondo è una \nu) sono sempre molto simili; a parte decorazioni di vario genere, si distinguono se la v (latina) ha la base arrotondata; quando invece ha la base a punta sono troppo simili per non confondersi; è per questo, per esempio, che i font TX anche nella nuova versione dei newtxmath fonts, sono con la v latina con la base arrotondata, mentre nella versione precedente (pacchetto txfonts) era necessario fare uso di una opzione criptica “varg” che usava varianti della g e di altre lettere, tra cui la v, in modo che la v fosse quella con la base arrotondata.
                                Di più è difficile fare.
                                Storicamente la V latina deriva da una deformazione della Y greca e aveva più o meno lo stesso significato; in latino classico la U non esisteva; Quintiliano se ne lamentava dicendo che quel segno corrispondeva a tre suoni: alla V, alla Ü e alla U (in scrittura moderna) e faceva degli esempi molto chiari, pur mancando di un alfabeto IPA adatto allo scopo. Quando è subentrata la scrittura rustica, poi unciale, poi carolingia, e poi le varie grafie medievali, rinascimentali, moderne e contemporanee, la U e la V sono state differenziate (verso la fine del XVIII secolo), la scrittura della V minuscola ha avuto delle varianti con la base arrotondata altre con la base aguzza, e nessuna delle due è prevalsa, per cui ancora oggi si vedono entrambe; quando si scrive solo testo il problema di distinguere la V minuscola comunque disegnata, dalla U minuscola non esiste; ma quando si mescola l’alfabeto latino con quello greco, in una scrittura codificata compatta e priva di ridondanza come la matematica, è necessario distinguere bene i due segni V minuscola e ni greca; non sempre i font disponibili sono attenti a questo dettaglio. I Kpfonts lo sono ma, ripeto, si potrebbe fare di meglio.

                                in risposta a: Flusso di lavoro in Latex #81576
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  EmilLask” post=80856
                                  Se, però, l’obiettivo di Latex è quello di consentire una maggiore concentrazione e attenzione al testo, tale obiettivo rischia di non essere raggiunto da una scrittura che non si presenta scorrevole, ma zeppa di inciampi o priva di quelle disposizioni, che permettono di leggere e rileggere quello che si è scritto e di modificarlo o confermarlo

                                  Già, mi dimenticavo di dirlo; per controllare quello che via via si scrive, le bozze come giustamente le chiama Roberto, il lavoro deve essere fatto sul PDF, ma bisogna usare un visualizzatore sincronizzabile con il sorgente. Ne dispongono TeXShop, TeXworks, TeXstudio e TeXmaker; emacs e Aquamacs possono venire sincronizzati con visualizzatori diversi, su Mac con Skim, su Windows con SumatraPDF, su Linux non saprei ma mi meraviglierei se non ne esistesse uno; mi parlano di Eclipse, ma mi pare che questo sia un editor con visualizzatore sincronizzato o qualcos’altro; siccome uso pochissimo Linux, mi accontento di TeXstudio che è multipiattaforma e funziona benissimo anche su Linux.

                                  Non si può apprezzare abbastanza la sincronizzabilità di sorgente e visualizzatore, che davvero permette di rileggere il testo senza il “disturbo” dei comandi di mark up; basta un click per passare da una finestra all’altra e questa funzionalità è preziosa. È necessario, o comunque fortemente desiderabile, uno schermo 16:9 perché così le due finestre possono stare una accanto all’altro senza sovrapporsi.

                                  Sul Mac ci sono altri programmi gratuiti (TeXnicle) o shareware (TeXpad) che sfruttano a meraviglia ll’intero schermo, specialmente di un iMac, schermo da22 pollici o di più a seconda dei modelli; e le due schermate sono meravigliose e ben sincronizzate; dal punto di vista della qualità e delle possibilità di editing, non li trovo avanzati come TeXworks, TeXstudio e TeXmaker, ma forse è una questione di abitudine.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 7,666 al 7,680 (di 11,287 totali)

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