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Ti ringrazio del tuo messaggio; da quello che non capisci per l’albero personale, mi rendo conto che quella parte l’ho scritta tanto tempo fa, quando ancora usare MiKTeX, che non uso più e che consiglio di non usare, anche se sono stato in passato un fervente sostenitore di Christian Schenk e gli anche “pagato” la mia copia di MiKTeX con una offerta generosa. Oggi una bravissima persona come Christian non riesce più a stare dietro all’evoluzione del sistema TeX, che ha mediamente un decina di aggiornamenti al giorno; Con TeX Live, invece, volendo puoi aggiornare la tua distribuzione giornalmente; io lo faccio settimanalmente.
Vedo dal tuo messaggio che io facci riferimento ancora a MiKTeX 2.7, quando forse io giravo ancora con Windows 2000. è chiaro che devo aggiornare.
Nell’altro fileno intestato ERRORE, ti avevo scritto la parte citata sopra.
Allora mi sono messo diligentemente a cercare di editare il file toptesi-doc-xetex.tex per aggiornarne il contenuto. Sorpresa! In questo file non si menziona affatto MiKTeX 2.7 e le istruzioni per creare l’albero personale sono ben diverse da quelle che citavi, che evidentemente erano prese da una distribuzione di toptesi molto vecchia. Suppongo che intanto tu abbia aggiornato la tua distribuzione. Invece io ne ho approfittato per aggiornare la documentazione allo stato attuale della classe toptesi; ho modificato sia la documentazione relativa al file di configurazione e ne ho modificato anche la gestione (salvando la compatibilità con il passato) e ho appena caricato su CTAN la versione 5.61d. Questa nuova versione sarà disponibile fra qualche giorno fra gli aggiornamenti di TeX Live 🙂 e fra diverse settimane fra gli aggiornamenti di MiKTeX 🙁
Spero che quando aggiornerai il pacchetto, leggerai di nuovo la documentazione per prendere atto almeno degli aggiornamenti.
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Ti suggerisco un’idea; prova con la classe che usi, o con fancyhdr a creare le testatine, magari con un filetto sotto, che coprano la larghezza del testo comprese lo spazio riservato alle note marginali e allo spazio di separazione fra le note marginali e il blocco del testo; In questo modo dai una unitarietà alla pagina in modo che sia chiaro che il testo ordinario sta nella sua griglia, ma altre cose possono stare fuori della griglia.
Poi definisciti un comando che metta la figura con la sua didascalia dentro una \parbox larga quanto la testatine, ma messa dentro a una \makeboc[\textwidth][p]{…} con p che cale l per le pagine dispari e r per le pagine pari; per gli oggetti mobili testare la parità della pagina con \ifodd\value{page} .. \else..\fi non è un problema, perché quando la figura viene posizionata nella sua pagina dalla routine di uscita il numero della pagina è già conosciuto.
L’operazione non è difficile e la lettura della guida tematica Latex Reference Manual commentato potrebbe esserti utile.
In questo modo puoi scalare le figure non a \textwidth ma alla larghezza della testatina che ti sarai conservato in un registro di tipo dimensionale (\newlength{…}) e ci guadagni un poco, 4 o 5 centimetri) sullo spazio da dedicare alle figure, che per altro vengono composte nella griglia esterna, quella che è larga quanto le testatine.
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Be’, infatti in quell’articolo non si parla solo di trasformazione, ma di come comporre un file PDF adatto allo schermo di un e-reader o simili dispositivi. Con LaTeX ci si riesce benissimo.
Ora, siccome il formato PDF è uno dei formati accettabili per gli e-reader, oltre al formato e-pub e ad altri formati meno noti, se io dovessi redigere un libro da leggere su uno di questi dispositivi, userei il formato PDF. Debbo anche dire che in passato su ArsTeXnica è apparso un articolo di Bazargan, se ricordo bene, che spiegava come presso la sua ditta avessero realizzato un’applicazione che permetteva di comporre e ricomporre un testo in PDF per poterlo leggere su un cellulare tipo iPoD, adattando la schermata vi via all’orientamento dello schermo. il formato era sempre PDF, ma dietro c’erano LaTeX e TeX; l’esibizione che ha fatto nella see del Meeting era stata entusiasticamente applaudita; quindi che si possa fare Bazargan l’ha dimostrato, che la distribuzione normale del sistema TeX lo possa fare è una cosa del tutto diversa.
In particolare l’uscita in e-pub richiederebbe la scrittura di una routine di uscita completamante nuova, probabilmente in xml, cosa che in certo senso esiste anche oggi, con tex4ht, ma i riusltati sono sempre piuttosto modesti sia per le figure incluse, sia per la matematica. Per comporre una novella, basta tex4ht e avanza, ed è già incluso almeno in TeX Live. Se poi sia in grado di soddisfare il formato degli e-book non lo so, ma sono sicuro che l’eventuale riordinamento del testo sullo schermo in base al sensore di gravità del lettore non dipende dal formato di uscita di tex4ht.Sono poco interessato agli e-book, perché quello che ho scritto in passato e quello che scrivo ancora oggi sono cose che vanno letti sulla carta o sullo schermo grando di un PC da tavolo, magari un all-in-one, come il mio iMac, ma non sarebbero leggibili si un iPaD se non cavandosi gli occhi per no poter leggere equazioni che vanno a capo così spesso, mentre sulla carta si leggono benissimo.
Con questo non voglio assolutamente dire che gli e-book siano da evitare; dico solo che finora non mi hanno attratto e che preferisco leggere le novelle su un libro di carta. Sai i vecchietti sono molto legati alle loro tradizioni…:smile:
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È stato appena pubblicato sul sito http://www.tug.org l’ultimo numero della rivista elettronica PracJournal con un interessante articolo su questo argomento. Da quell’articolo non si evince un programma diretto da .tex a .epub, ma si dice come produrre documenti leggibili sugli iPad e simili dispositivi per la lettura dei libri “elettronici”. Vale la pena leggere quell’articolo, ma non so se sia accessibile a coloro che non sono soci del TUG; comunque basta andare in quel siti e provare. Io non posso “provare” perché sono socio del TUG, quindi non posso dire che cosa succeda a un non socio.
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In termini assoluti no, come ti ha già detto @franen.In termini relativi, la risposta è “relativa”, nel senso che potrebbe essere un bruttura, potrebbe far parte del disegno della pagina come nei libri di Tufte.
Io ti suggerirei le tecniche descritte nelal Guida GuIT (sezione Documentazione, qui sopra); prima di tutto c’è l’opzione “width=…” da dare a \includegraphics, e la cosa migliore è quella di usare come larghezza proprio \textwidth; poi ci sono altri trucchi, più adatti alle tabelle che alle figure, perché la soluzione suddetta con le immagini incluse con \includegraphics va benissimo in quel modo; consistono sostanzialmente nel metterle dentro l’argomento di \makebox[\textwidth]{…}, in modo che sporgano metà a destra e metà a sinistra; oppure di scalarle con il comando \resizebox del pacchetto graphicx (documentazione: texdoc grfguide da terminale).
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Un po’ di bad boxes ci sono sempre, alcune troppo larghe altre troppo diradate; dipendono dalle righe che il programma che hai usato per comporre non riesce a dividere in sillabe in fin di riga, perché c’è qualcosa che glielo impedisce; oppure dipende da \linebreak messi male. ma non mi preoccuperei più di tanto all’inizio. Volendo si apre il file .log del file principale e si legge a partire dal fondo cercando tutti i punti in cui dà quel genere di Warning; lì dice anche il numero della riga e in quale file si trova la riga incriminata.I pacchetti inputenc e fontenc vanno caricati solo nel main file, 3.tex, tanto per intenderci.
Suppongo che tu stia scrivendo in italiano; è noto che in italiano si usano gli accenti, che invece in inglese moderno non si usano. I font di default vanno bene per l’inglese; per ogni altra lingua che usi accenti, cediglie e altri diacritici bisogna usare la codifica T1 per i font con cui comporre. il pacchetto lmodern serve per usare appunto un genere di font che ha la codifica T1. Ce ne sono molti altri, ma quelli di default non contengono le lettere con diacritici e le compongono sovrapponendo diversi segni, con il che l’algoritmo di sillabazione può risultarne gravemente compromesso. Tanto per fare un esempio estremo, in francese électricité viene dovoso in sillabe correttamente: é-lec-tri-ci-té (con certe impostazioni per la lunghezza minima della prima e dell’ultima sillaba) con la codifica T1 e non si divide affatto con la codifica di default. 🙁 Nelle guide questo fatto viene spiegato più o meno approfonditamente, ma vien sempre citato.
Il problema di bibtex è banale; se i capitoli di prova preliminari e caitolo1 non contengono citazioni bibliografiche, bibtex non ha di che comporre la bibliografia e quindi segnala quel fatto, che non è proprio un errore, ma, direi, un avviso, un warning, per avvisare che c’è qual caso di non previsto: servono per dire: “dai una occhiata ai sorgenti, forse ti sei dimenticato qualcosa”.
Mi sembra più grave il fatto che non ci sia il file pdf. Sei sicuro di avere compilato con pdflatex e non con latex? il secondo produce in uscita il file in formato dvi, che oggi esiste ancora per certi lavori speciali, ma altrimenti non vien più usato di regola da una quindicina d’anni. Se invece hai usato pdflatex e il file pdf non c’è, in fondo al file .log (nel tuo caso 3.log) trovi scritto perché.
::Comunque non è nessuna delle due alternative di cui hai parlato. È semplicemente l’energia meccanica (nessuna differenza, nessun rapporto). Fisicamente dovrebbe essere costante ma numericamente voglio (e devo) mostrare che oscilla (anche se poi negli schemi di Euler-Cromer e Stormer-Verlet è conservata come media temporale). Questo per gli errori introdotti dall’algoritmo: ma sono proprio questi errori che voglio studiare.
Un’energia che valga circa -1 è una energia un po’ strana; posso immaginare che il segno abbia un qualche significato recondito (per me la potenza può avere un segno [potenza entrante, potenza uscente], ma l’energia no, tuttavia capisco che in certe condizioni le si possa assegnare un segno convenzionale). Certo ci sono delle unità di misura, ma il valore unitario, qualunque sia l’unità di misura ricorda troppo da vicino un valore normalizzato, cioè un rapporto rispetto ad un termine di riferimento che non sarà l’energia attesa, come immaginavo, ma è un qualcosa che abbia senso per dare luogo al valore unitario; d’altra parte ogni misura è il rapporto fra due grandezze. Il mio prof di fisica all’università ce lo inculcò con grande vigore, anche se faceva distinzione fra le lunghezze lungo una direzione e quelle lungo un’altra direzione; aveva un senso ma complicava le cose semplici.
Ora, come ti suggerisce Enrico, aggiungere 1 e moltiplicare per 10^9 ti da la differenza scalata; che significato abbia e quali ondulazioni presenti riguarda te, ma sta attento a non prendere lucciole per lanterne; per me e la sensibilità numerica e sperimentale che ho sviluppato con i miei studi, quello è rumore algoritmico; tutto sta a vedere che autocorrelazione hanno quei dati rispetto a un qualche andamento ragionevole (una retta? dai primi campioni sembrerebbe di sì), ne qual caso forse puoi dedurre che l’errore algoritmico va aumentando linearmente nel tempo con una legge data dalla retta stimata, ma ci andrei con i piedi di piombo; lavorare sugli errori algoritmici di quella entità vuol dire lavorare sul rumore, tipicamente scorrelato.
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In ogni caso la cllonna è la sesta, da quel che dici; è ho il sospetto che quei numeri derivino da una differenza fra l’energia attesa e quella simulata dal calcolo. La differenza da 1 è minima ma si tratta sostanzialmente di runore dovuto agli errori di scalamento e troncamento dell’algoritmo che ti porta a quel risultato. Hai studato un po’ di clacolo numerico? non occore andare molto a fondo, ma l’errore che si ottiene da differenza fra numeri relativamante grandi ma molto vicini, è fortemente “rumoroso” e quindi non è assolutamente attendibile.Se invece quella sesta colonna è il rapporto fra l’energia attesa e quella simulata, la retta orizzontale all’ordinata 1 va più che bene, benissimo! e le oscillazioni che risultano invisibili nel grafico devono restare invisibili perché sono rumore.
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Non hai nessun bisogno di usare toptesi,cfg, ma se la usi scrivici delle cose giuste e vedrai che “Ingengeria” sparisce da sola; il tuo prea,bolo potrebbe essere semplicemente:`\documentclass[11pt]{toptesi}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}\usepackage{lipsum}
\includeonly{%
preliminari,%
capitolo1,%
%capitolo2,%
%capitolo3,%
%appendici,%
%bibliografia%
}\begin{document}
\ateneo{Universit\'a di Venezia}
\nomeateneo{Ca' Foscari}
\facolta{Scienze Ambientali, Informatica e Statistica}
\FacoltaDi{Dipartimento di }
\corsodilaurea{Informatica}
\TesiDiLaurea{Tesi di Laurea Triennale}
%\Materia{Materia della Tesi}
\titolo[Titolo Breve]{Titolo del Frontespizio}
\sottotitolo{Sottotiolo del Frontespizio}
\candidato{XXX}
\relatore{prof.\ XXX}
\sedutadilaurea{Febbraio 2013}
\logosede{logounive}
%
\include{preliminari}
\include{capitolo1}
%\include{capitolo2}
%\include{capitolo3}
%\appendix
%\include{appendici}
%\include{bibliografia}
\end{document}`Il pacchetto lipsum non serve altro che per questi esempi minimi, per scrivere del testo fasullo al fine di vedere come si riempiono le paigne. Cancaella pure la chiamata; io l’ho usato solo per riempire di contenuto il file capitolo1.tex
Per il logo dell’università di Venezia sai tu dove trovarlo se riesci a trovarne uno che contenga solo il “timbro” tondo, senza la scritta da carta intestata accanto sarebbe meglio, magari a colori invertiti rosso su bianco, oppure nero su bianco. possibilmente in formato png, perché con il formato ipg si possono avere degli artefatti che inquinano la figura.
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Benvenuto nel forum.
Siccome è il tuo primo messaggio se scusato se confondi Texmaker con il programma di tipocomposizione pdfLaTeX o uno degli altri programmi del sistema TeX, Texmaker è solamente un editor e non deve riconoscere nessun fancyhdr o qualsiasi altro pacchetto, Texmaker serve per comporre il file sorgente che dovrà poi essere tipocomposto (composto tipograficamente) per esempio da pdfLaTeX.Allora scaricati da qua sopra nella sezione Documentazione –> Guide di Lorenzo Pantieri, la guida L’Arte di scrivere con LaTeX. Ti do un consiglio non richiesto: leggitela tutta anche se ti pare di perdere del tempo; non hai idea di quanto ne risparmi avendo metabolizzato quello che c’è scritto; non importa impararla a memoria, per carità, ma è importante saper quali cose sono descritte e come ricercarle; davanti ad ogni difficoltà apri la guida con il tuo visualizzatore PDF e cerca una parola chiave che ti possa portare rapidamente al punto preciso di ciò che ti interessa; impara ad usarne l’indice e l’indice analitico; impara ad usaren i collegamanti ipertestuali. Vedrai che comodità.
Troverai anche le risposte alle altre domande che hai fatto, tutte esplicitate in un italiano facile e scorrevole; ti divertirai anche nel leggere quella guida.
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Se volessi avere \vocale con argomenti, dovrei poi passagli \let@token che comunque dovrebbe essere già in memoria, ecco perché ho definito \vocale senza argomenti.Per altro \vocale senza argomenti funzionerebbe benissimo in LaTeX2e se lo definissi con un ciclo tfor del nucleo di LaTeX2e; bisognerebbe solo espandere la macro che LaTeX usa per scandire la lista di vocali, ma basta un solo expandafter per risolvere il problemino.
::o uso texstudio e la compilazione pdflatex l’ho trovata ma la bibtex non riesco a capire dove sia!
Ammetto di usare poco TeXstudio, ma a ma pare che aprendo il menù Tools (Strumenti) e poi selezionando Bibliography (Bibliografia) parta la compilazione delle bibliografia; al massimo potrebbe venire eseguito bibebr invece di bibtex, ma basta cambiare l’opzione della chiamata a biblatex per usare il motore giusto.
Poi c’è sempre la console da cui lanciare a mano vuoi bibtex vuoi biber specificando solo il nome del file principale senza estensione.
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Sei sicuro di voler produrre file archiviabili secondo la norma ISO 19005:1 del 2005?
Hai letto a che cosa serve pdfx?Ti ringrazio del tuo messaggio; da quello che non capisci per l’albero personale, mi rendo conto che quella parte l’ho scritta tanto tempo fa, quando ancora usare MiKTeX, che non uso più e che consiglio di non usare, anche se sono stato in passato un fervente sostenitore di Christian Schenk e gli anche “pagato” la mia copia di MiKTeX con una offerta generosa. Oggi una bravissima persona come Christian non riesce più a stare dietro all’evoluzione del sistema TeX, che ha mediamente un decina di aggiornamenti al giorno; Con TeX Live, invece, volendo puoi aggiornare la tua distribuzione giornalmente; io lo faccio settimanalmente.
Vedo dal tuo messaggio che io facci riferimento ancora a MiKTeX 2.7, quando forse io giravo ancora con Windows 2000. è chiaro che devo aggiornare.
Nel frattempo, se insisti per crearti l’albero personale per caricarci pdfx (non è vietato, ma può essere molto poco utile so non si deve soddisfare la norma che ti ho scritto), leggiti la documentazione di MiKTeX; credo che si possa ancora passare per Start-> Programmi -> MiKTeX Settings -> 2.9 -> MiKTeX Help.
In questa documentazione c’è scritto in modo abbastanza chiaro che cosa fare per l’albero personale e dove mettere/creare la sua radice; dipende dal sistema operativo XP, Vist, 7, 8 eccetera. Direi che con Windos 7 l’albero personale possa essere creato in \Users\
\ Ma l’importante è che con il programmino MiKTeX Settings (lo trovi accanto a MiKTeX Help) puoi far sì che il tuo albero personale venga letto prima di quelli del sistema TeX, in modo che quello che c’è di tuo, anche se ha lo stesso nome, venga usato con precedenza rispetto a quello di sistema. Per cui copiati la cartella \pdfx con tutto il suo contenuto e incollala nel tuo albero personale; credo che MiKTeX ti richieda anche di creare/aggiornare il database dei nomi dei file anche del tuo albero personale, e questo lo fai sempre con l’apposito bottone di MiKTeX Settings.
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