OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 7,816 al 7,830 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: ArsClassica, Acronyms e problema nelle testatine #80082
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Hai letto la guida di Enrico Gregorio Appunti di programmazione in LaTeX e TeX? La puoi scaricare dalla sezione Documentazione, qui sopra, nella sottosezione dedicata a Enrico Gregorio.

      Non ti basta? C’è il manuale dei manuali: The TeXbook di D.E. Knuth in persona (Editrice: Addison Wesley 1984).

      Poi basta cercare in rete, da Tex for the impatient a TeX by topic.

      Ma una cosa è avere un “catalogo” dei comandi di un linguaggio, un’altra è imparare a programmare. A suo tempo programmavo in Assembly IBM 370; l’elenco dei comandi e la loro sintassi li avevo tutti, ma per fargli fare quello che volevo io ce ne voleva di astuzia per gestire le memorie/registri e le memorie su file o RAM, oltre che astuzie per non fare giri troppo tortuosi. Anche allora il miglior modo per imparare era studiare il linguaggio, e poi vedere come l’avevano usato gli altri.
      Con LaTeX ho imparato di più cercando di decifrare il file sorgente non commentato latex.ltx, che non leggendo manuali; ho imparato a capire il manuale di hyperref dopo averne decifrato il codice, ho imparato a scrivere classi, scrivendone e imparando dai miei stessi errori, senza chiedere a nessuno, perché ai miei tempi non c’erano i forum e di guide non se ne parlava proprio, tranne per il TeXbook e il LaTeX Manual di Leslie Lamport (editrice Addison Wesley, 1994, 2.a edizione).

      Anch’io ho provato a programmare cose inutili e complicate per vedere se ci riuscivo; è utile per imparare. ma bisogna farselo da soli; se si chiede ad altri magari si arriva alla soluzione ma non si impara quasi niente. Quando arriverai a scrivere codice che contiene 7 \expandafter uno dietro l’altro, allora avrai capito la differenza fra un linguaggio interpretato e un linguaggio compilato. (mi sembra di ricordare che Enrico abbia una volta dovuto ricorrere a 15 \expandafter uno dietro l’altro; ma lui è un TeX guru, e dico solo “guru”, per non togliere la qualifica ufficiale di TeX Wizard al Gran Maestro Knuth) 🙂

      in risposta a: Parentesi graffe tratteggiate #79982
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        LEd non è un compilatore; è solo un editor che, quando clicchi il bottone per compilare, invia al sistema operativo il comando di usare (probabilmente) latex e non pdflatex; se è così, il file pdf si ottiene passando attraverso il formato dvi e il formato ps; ognuno aggiunge le proprie limitazioni.
        Prova a stampare sulla tua stampante (che avrà almeno 300 pixel/punti al pollice se non 600dpi) e guarda come viene sulla carta; se i trattini appaiono anche sulla carta, allora il problema esiste davvero, ma sono sicuro che sulla carta non si vede nessun trattino.

        Nel frattempo, che tu abbia ancora una MiKTeX 2.8 oppure che tu abbia una versione più aggiornata o TeXLive, ricordati che hai a bordo già l’editor TeXworks; se non hai l’icona sul desktop o se cliccando col tasto destro il nome del tuo file .tex e poi scegliendo “Apri con” che ti offre una serie di programmi per aprire il file, e non ti appare TeXworks, apri un terminale, dai il comando texworks seguito dal nome del tuo file tex (senza l’estensione o con l’estensione fa lo stesso), infini premi il tasto invio; i casi sono due:
        1) il sistema operativo ti dice che texworks è un comando ignoto;
        2) il sistema operatiovo lancia texworks che apre la sua schermata del file .tex; clicchi sol bottone verde in alto a sinistra e ti parte la compilazione; quando è finita la compilazione si apre la finestra con il pdf compilato; nel file .tex cerca il punto dove hai suato quelle graffe e control-clicca la formula; la stessa formula composta ti appare evidenziata nella finestra del .pdf. Controlla la presenza dei segmentini.

        Nel caso 1) poi attivare la funzione cerca del tuo visualizzatore che apri cliccando su Start | Computer; gli chiedi ti trovare io file texworks.exe, se non lo trova, lascia perdere, sei davvero sfortunata e con una versione datata di MiKTeX (probabile) o TeX Live (molto improbabile); se lo trova vai nella cartella dove si trova il file texworks, cliccaci sopra con il destro e scegli dal meno l’opzione di creare una scorciatoia sul desktop; sul desktop ti appre una icona con una grande T azzura su campo grigio; cliccaci sopra e chiedigli di aprie il file .tex che non era riuscito ad aprire da terminale e procedi come al punto 2).

        in risposta a: ArsClassica, Acronyms e problema nelle testatine #80080
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Non ho capito bene: vorresti che l’acronimo in testatina sia cliccabile?
          direi che se l’acronimo è nella stessa pagina sarebbe molto meglio che lasciassi stare le testaine; se ti leggi la docunentazione tecnica (non quella d’uso) di hyperref, sapresti che la cosa non potrebbe funzionare. Ma sono sorpreso lo stesso per una cosa che, per usare un understatement, è piuttosto insolita e direi anche poco pratica.

          in risposta a: ArsClassica, Acronyms e problema nelle testatine #80078
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Hai presente l’argomento facoltativo dei comandi di sezionamento? Per esempio:

            \section[ titolo breve ]{ titolo lungo }

            Questi due titoli, breve e lungo, possono significare tante cose; certo è che oltre a significato letterale di breve e lungo, c’è un altro significato “nascosto”, tanto ben nascosto che è noto solo a coloro che leggono le guide (:grin: ); cioè: il titolo lungo costituisce il titolo della sezione e viene composto così come viene indicato nella stringa che rappresenta il titolo lungo[\i] comprese le macro per cambiare font, per raccogliere gli acronimi, eccetera. Invece il titolo breve va a finire nelle testatine e nell’indice generale; perciò, anche senza scorciare il titolo, basta evitare di indicare nel titolo breve cose che non si vogliono fare apparire nelle testatine e nell’indice generale; per esempio:`\section[Families of EC variants]{Families of \NoCaseChange{\acs{EC}} variants} % (fold)`

            in risposta a: Parentesi graffe tratteggiate #79980
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::

              alessandra.tex” post=79199sitema operativo: Windows 7 Starter
              distribuzione: MikTeK 2.8

              Però succede anche ad una mia amica che ha Windows Vista!
              Grazie mille per l’aiuto Enrico!

              Il problema è noto e arcinoto e dipende dal visualizzatore del file PDF e da come questo gestisce il fatto che la definizione delleo schero non è adatta a rappresentare con i dettagli necessari quanto dovrebbe visualizzare. Scommeto che se ingrandisci il dettaglio magari el piccole interruzioni delle aste delle graffe si vedono ancora ma in posizioni diverse e quando arirvi al massimo dell’ingrandimento non si vedono più.

              La cosa è dovuta al fatto che l’allungamento in verticale delle graffe non vien fatto disponendo un una serie grandissima di graffe di diverse dimensioni, ma viene eseguita (oltre ad una certa dimensione) inserendo dei segmenti verticali fra il ricciolo in basso, il centro della graffa e il ricciolo in alto, il tutto mantenendo la cuspide del centro della graffa fisso nell’asse matematico della formula. Knuth non ha inventato niente facendo così; si è semplicemente ispirato a quanto si faceva a mano da parte dei tipografi che lavoravano con i caratteri metallici. Ora se questi tratti verticali sono appena giustapposti, il visualizzatore lo disegna uno alal volta, ma ogni volta attiva il filtro bidimensionale per scurire o ingrigire i pixel dello schermo che cadono sul bordo del disegno; questo bordo, quindi si vede come una interruzione, dovuta semplicemente al fatto che i pixel dello schermo non sono abbastanza fitti per il disegno da fare, Non potendo modificare lo schermo, puoi visualizzare ingrandendo l’immagine e il risultato “relativo” è lo stesso.

              Ecco perché un visualizzatore diverso può fare apparire lo stesso disegno della graffa in modo diverso.

              Ora tu hai WinVista e l’amica Win7; è possibile che entrambe usiate un editor senza il visualizzatore pdf incorporato, ma che entrambe abbiate installato MIKTeX (2.9 s’intende; perché lavorare con la 2.8, un programma vecchio con almeno 5 anni di vita che per un prodotto informatico corrispondono a un’era geologica?) oppure, meglio ancora, che vi siate installate o vi siate aggiornate con TeX Live 2012 (vedere sul sito di CTAN come fare, o più semplicemente sull’Arte di scrivere con LaTeX che avrete sicuramente già scaricato, letto e imparato a memoria 😉 ). Bene; allora forse non ve ne siete accorte ma con entrambe le distriuzioni disponende dell’editor TeXworks (certate fra i file binari nelle sotto cartelle di TeXLive o di MiKTeX); può darsi che non vi piaccia perché l’interfaccia grafica sembra scritta da un trappista dedito al silenzio, alla sobrietà, e alla meditazione. Ma è un editor con tante finezze che si apprezzano solo con l’uso. Esso è dotato di un visualizzatore integrato molto buono, per giunta un visualizzatore PDF che permette di eseguire la ricerca diretta e inversa (dal file tex al file pdf e viceversa). Io con questo visualizzatore non ho mai visto (o non ho mai notato) le graffe tratteggiate.

              in risposta a: tabelle con \minipage colorate #80073
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                A un certo punto della tabella scrivi:`\cellcolor[gray]{0.8} & $36/35/34$ (fascio largo)\\`

                Se lasciassi la cella grigia vuota senza colore che cosa verrebbe?` & $36/35/34$ (fascio largo)\\`

                Non prendere sotto gamba il fatto che label va DOP caption, ma non prendere nemmeno sottogamba che le unità di misura non si scrivono fra parentesi quadre: caso mai tonde, ma le norme UNI sul disegno tecnico raccomandano di non metterle fra parentesi e di mettere, invece, la preposizione “in”, per esempio: `$f$ in MHz`

                in risposta a: [Risolto] Formato eps non riconosciuto #80021
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Certo che funziona; latex accetta solo immagini eps, non accetta gli altri formati se non passato attraverso un buon lavoro di “make-up” (consistente sostanzialmente a farli diventare eps)
                  dvips trasforma il file dvi ottenuto da latex in formato postscript, per il quel le immagini incorpaorate nel file dvi sono uno scherzetto.
                  ps2pfd trasforma il file ps in file pdf.

                  Questo è quanto si faceva 20 anni fa e si continua a fare anche oggi quando uno si trova come la tua con una versione della distribuzione TeX decisamente obsoleta oppure quando non può fare a meno di usare PSTricks e non sa che può gestire le figure generate con PSTriks anche con pdflatex. attraverso adeguati pacchetti, purché la versione della distribuzione TeX non sia vetusta e accetti il cosiddetto “shell escape” che permette a pdflatex di lanciare in esecuzione dei comandi passati al sistema operativo (peccato mortale per le distribuzioni Debian…)

                  Oggi ti tocca lavorare al terminale se non puoi sostituire subito al tue distribuzione vetusta con una versione moderna; appena potrai farlo vedrai che non ci saranno problemi a far digerire le immagini eps direttamante a pdflatex.

                  Ma se passando per il formato dvi si può arrivare lo stesso ai file pdf, perché insistete tanto a voler ottenere il risultato con pdflatex, anche se la mia versione non ne è capace?

                  Questa potrebbe essere ora la tua domanda cruciale. Il punto è che il file dvi non può contenere certe informazioni, dvips e ps2pdf potrebbero aggiungerle se l’utente fosse capace di aggiungere gli script necessari. Siccome questo è piuttosto insolito, passare per il formato dvi vuol dire rinunciare a certe possibilità consenti dal formato pdf fin dalla nascita. Tanto per citarti un caso che a te potrebbe interessare; se scrivi la tesi e la tua università la volesse in formato pdf archiviabile, passando per il formato dvi non puoi farlo, nemmeno con texmaker come shell editor; devi lavorare da terminale per far eseguire ps2pdf, o meglio devi lavorare al terminale usando direttamente ghostscript ma dopo ave predisposto un file .ps che contenga i metadata necessari e che non potevano essere contenuti nel file dvi. Complicato?, sì, ma non così tanto, se c’è qualcun che ti indica la procedura step by step. La procedura è descritta nella GuidaGuIT (nella sezione Documentazione qui sopra) ma io ci ho messo circa sei mesi per capirla, per adattarla, per correggere gli errori e per illustrarla ai lettori di quella guida.

                  in risposta a: [Risolto] Formato eps non riconosciuto #80019
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Be’, nel frattempo puoi continuare ad usare pdflatex, convertendo e smarginando prima le figure eps che ti ritrovi a dover inserire; non devi snaettare il sistema (per altro seguendo le indicazioni di texlive-ubuntu, non devi fare assolutamente niente sulla versione Debian di TL; se vuoi segui i link che ti ha dato Elrond per simulare la presenza della TL/Debian in modo da poterla rimuovere e liberare spazio su disco, ma non è necessario in senso assoluto).

                    Per convertire puoi usare gv che hai sicuramente sul tuo Ubuntu; usalo come interfaccia grafica per fare un semplice editing del bounding box e per convertire in pdf.; apri il file eps con gv; con il mouse disegni il bounding box in modo che sia praticamente tangente alla parte disegnata; applichi questa impostazione del bounding box; salvi in pdf. Semplice, no? ma purtroppo lo devi ripetere per ogni figura, consumandoci una decina di secondi per ogni figura 😉

                    in risposta a: \fbox #80043
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      Giusto per ricordarlo, il comando \fbox, come il suo compagno \framebox fanno parte del nucleo di LaTeX e sono descritti daLeslie Lamporto nel manuale di LaTeX (che da quel che vedo in giro pochi hanno e nessuno legge), Nuoi qui al GuIT abbiamo tradottoin italiano il reference manual che si trova nella sezione Documentazione, Guide tematiche. C’è tutto sulle scatole 🙂

                      in risposta a: [Risolto] Formato eps non riconosciuto #80017
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Come raccomandiamo sempre agli utenti di versioni Debian di Linux, bisogna installare TeXLive 2012 (comunque sempre quella più recente) accanto alla versione Debian compliant di TeX Live che i sistemi Linux/Debian usano per soddisfare alle dipendenze di altri programmi. Per installare la TeX Live vera, non quella vetusta, bast aleggere il documento texlive-ubuntu.pdf (cerca con google in rete) e ricordati di cambiare l’anno in 2012, visto che la guida è stata ascritta inizialmente per installare la versione 2010 ma negli aggiornamenti è rimasto 2010, invece di essere aggiornato a 2012. Non cambia nulla, se non, forse, la creazione di un comando per il launchpad laterale. Non essenziale, ma comodo. Io seguo quela guida da quando esiste, ma non mi sono mai preoccupato di vedere come si fa a creare il nuovo bottone di aggiornamento nel launchpad; ho il comando/script nella mia cartella di eseguibili e questa cartella è inserita nel PATH di ricerca dei programmi.

                        Ricordati: TeX Live viene aggiornata quasi quotidianamente; qualunque altra distribuzione è quindi per definizione sempre in ritardo rispetto alla TeX Live vera, curata da una squadra di maintainers, mentre altre distribuzioni attingono da TeXLive e poi i rispettivi distributori sudano sette camicie per adattare gli aggiornamenti a quelli di TeX Live e quindi passa del tempo prezioso. Non avere ami a bordo del software obsoleto, a meno che tu non lo tenga in qualche disco esterno di backup, perché non si sa mai che sia necessario compilare un vecchio documento che con la versione aggiornata non risulta piì compatibile.

                        in risposta a: Acronimi e ArsClassica #75546
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::

                          Sono su Mac/TextMate e di solito apro i pdf dei pacchetti tramite help di TextMate che li indicizza in automatico. Forse per questo non ho mai trovato definizione di \makeatletter: indagherò più a fondo!

                          Anch’io sono su Mac, ma non conosevo nemmeno l’essitenza di TextMate; texdoc mi basta e avanza, ma capisco benissimo che se uno avesse interesse per alte cose, tip e-books, si doterebbe di certo di qualcosa di molto piè efficace.

                          Per altro [tt]\makeatletter[/tt] e [tt]\makeatother[/tt] sono due comandi indicati da Leslie Lamport in persona, il papà di LaTeX, e sono riportati tradotti in italiano nel Latex Reference Manual commentato, qui sopra nelle guide tematiche; dubito che TextMate ti indicizzi anche quelle guide. Poi c’è sulla GuidaGuIT, qui sopra nella Documentazione e si spiega anche che cosa fa e perché è talvolta necessario usare questi comandi.

                          in risposta a: Acronimi e ArsClassica #75544
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            Certo, metti tutto quel che hai scritto nel preambolo facendolo precedere dal comando [tt]\makeatletter[/tt].

                            Sarebbe più furbo se il file che hai modificato lo rinominassi con un altro nome, per esempio acronimi.sty, e lo salvassi nel tua labero personale, non semplicemente nella cartella del lavoro che stai facendo.

                            L’albero personale è utilissimo, con qualunque distribuzione, ma sembra che la maggior parte degli utenti ne abbia un reverenziale timore.

                            Informazioni sull’albero persona si trovano nella GuidaGuIT, qui sopra nella documentazione; nella documentazione di MiKTeX e nella documentazione di TeXLive/MacTeX. Son troppi anni che non leggo la guida di MikTeX quindi non sono in grado di dirti come si faccia a leggerla, anche se ce l’hai già sulla macchina, ammesso che tu usi MiKTeX. Per chi dispone di TeXLive su qualunque delle tre piattaforme basta il comando texdoc texlive per leggere tutto lo scibile sull’argomento.

                            in risposta a: pgfplots: singoli punti da vari files #79954
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              Hai quattro file corrispondenti a 4 passi di tempo in progressione geometrica che contengono la posizione nello spazio e le tre componenti della velocità nello spazio.

                              Vuoi tracciare l’errore fra i moduli delle posizioni e delle velocità all’ultimo campione di ciascun file, visto che tutti e quattro i file si riferiscono ad un intervallo complessivo di 50s.
                              Dunque vorresti fare un diagramma con quattro ascisse in progressione geometrica che in ordinata abbiano l’errore finale (sicuro la differenza fra i moduli e non il modulo delle differenze?). Secondo te questo diagramma dovrebbe rappresentare un diagramma lineare in cui l’errore diminuisce linearmente con il passo scelto in progressione geometrica.

                              Mah; non metto lingua nell’approccio concettuale che evidentemente non ho capito, perché per quel che ho capito (ed evidentemente non l’ho capito) esso è errato.

                              Ma veniamo al punto che chiedi; invece di spremere le meningi a trovare un accrocchio che ti permetta di scrivere del codice complicatissimo epe fare una cosa che a mano si fa in pochi secondi, io ti suggerirei di fare a mano.

                              Prepari un quinto file dove nella prima colonna metti il passo di tempo e nelle colonne 2-4 le tre coordinate della posizione simulata e nelle colonne 5-7 le tre coordinate della posizione calcolata analiticamente; nelle colonne 8-10 e 11-13 fai lo stesso per le tre componenti di velocità simulate e calcolate; Il file contiene solo quattro righe e i valori da mettere nelle colonne sono trasferiti per copia e incolla dai file che hai già. Poi con questo quinto file disegni quello che credo di aver capito che tu voglia disegnare.

                              Che l’errore diminuisca al diminuire del passo è un fatto noto; che diminuisca linearmente con il passo non credo che si possa vedere da un diagramma lineare errore vs passo; forse con entrambe le scale logaritmiche, ma non certo con le scale lineari specialmente se il passo è in progressione geometrica. Stai attento all’errore algoritmico che potrebbe consegnarti funzioni di errore per passi piccoli costituite da rumore “deterministico”.

                              Naturalmente se non o capito il tuo problema, è evidente che ho fatto commenti e ho dato suggerimenti che non stanno in piedi. 😐 😯 🙄

                              in risposta a: Esiste una documentazione parziale in italiano #58163
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::

                                PS. Per quel che riguarda tutto l’abc dei motori di composizione, bhè, quello è scurissimo

                                Be’, certo, questo è un argomento che non si può esaurire in quattro parole; del resto ho scritto diverse pagine su questo argomento sulla GuidaGuIT, dove forse non sono stato più chiaro che nel messaggio precedente.
                                Ma la questione, che oggi potrebbe apparire di lana caprina date le dimensioni della memoria degli elaboratori e della loro velocità di elaborazione, è che il file latex.ltx con tutte le macro inizialmente scritte da Leslie Lamport è un file di poco più di 8000 righe; contiene alcune migliaia di definizioni di macro, alcune costituite da pochi comandi, altre da alcune righe di programma, altre ancora di molte decine di righe. Se ogni volta che si lancia pdflatex il programma dovesse interpretare ogni macro ogni volta che la deve usare, il tempo di esecuzione per compilare un documento sarebbe decisamente lungo. Se invece il file latex.ltx viene letto da un motore di composizione (quelli che ho indicato con l’estensione.exe) e ogni macro è non solo convertita in un linguaggio facile da eseguire da parte del programma, e facile da reperire in una struttura di record facile da esaminare per trovare le istruzioni da eseguire per ciascuna macro, il tempo di esecuzione cala moltissimo; questa traduzione in linguaggio macchina viene salvata una volta per tutte nel file di formato xxxlatex.fmt, dove xxx è un prefisso che dipende dal motore usato.. è per questo che né da terminale, né attraverso gli editor dedicati vengono mai dati i comandi primitivi “motore & formato” (cioè per esempio “pdftex & latex,fmt”), ma viene dato un comando “pdflatex” che solleva l’utente dal ricordarsi come si fa ad usare ogni comando primitivo e tutto sommato nasconde la vera natura del problema all’utente finale. Se l’utente conosce queste cose è anche in grado di capirne altre. se non le conosce può guidare la macchina lo stesso, ma al primo bubù, non sa che cosa fare e dove andare a cercare la causa del bubù.
                                In fondo tutti abbiamo la patente a guidiamo un veicolo, ma pochissimi di noi patenetati conoscono la differenza fra il ciclo termodinamico di tipo Otto o di tipo Diesel. Per guidare non serve, e se la macchina si ferma, è inutile andare a cercare le candele in un motore funzionante con il ciclo diesel, o andare a pulire gli iniettori in un motore a ciclo Otto; peggio ancora: constatando che il cadometro del serbatoio segna “zero” e non conoscendo la suddetta differenza, sarebbe un errore caricade di benzina senza piombo il serbatoio di un motore a ciclo Diesel, o di gasolio il serbatoio a ciclo Otto.
                                Non so se questa metafora non culinaria come quella di Luigi renda l’idea a proposito dei motori e dei formati.

                                in risposta a: Esiste una documentazione parziale in italiano #58160
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Luigi è il grane esperto di ConTeXt mkiv e di LuaTeX, quindi è la persona più indicata per risponderti.

                                  Io non ho mai usato ConTeXt, anche se l’ho studiato per vedere se avrebbe potuto essermi utile. Ho deciso che per le cose che faccio io il buon vecchio LaTeX è quello che fa per me, ma, come vedi è una conclusione del tutto personale. però conosco abbastanza il sistema TeX per affermare quanto segue:

                                  1) motori di composizione del sistema TeX sono cinque — probabilmente bisognerebbe citare anche aleph, ma ho il sospetto che da quando sono in giro gli altri motori, stia perdendo il suo fascino, anche perché una buona fetta delle librerie di aleph sono state integrate in LuaTeX. I motori sono (li indico con l’estensione .exe, che manca nelle macchine non Windows, ma preferisco usare questa estensione per essere sicuro di essere capito quando parlo di motori di composizione); (a) tex.exe; (b) pdftex.exe; (c) xetex.exe: (d) context.exe; (e) luatex.exe. Forse per context.exe bisognerebbe fare dei distinguo, ma per semplificare supponiamo che sia così. tex.exe viene ancora distribuito ma di fatto non viene mai usato, perché le sue funzionalità sono tutte incorporate in pdftex.exe, che però può produrre l’uscita in formato .dvi, come tex.exe, oppure in formato .pdf ed è questo formato che lo caratterizza nel nome e lo distingue da tex.exe grazie alle maggiori funzionalità del formato .pdf rispetto al formato .dvi. Di fatto i motori usati si riducono a quattro.

                                  2) ogni motore di composizione lavora in congiunzione con un file di formato che ha estensione .fmt; quando dai il comando pdflatex, in realtà dai il comando pdftex.exe & latex.fmt; di formati ce ne sono diversi; il più antico, creato da Knuth stesso è plain.fmt; gli altri sono tutti più o meno moderni; alcuni sono usati in ambiti strettissimi; il più diffuso è latex.fmt. In realtà si tratta di una semplificazione; il file di formato viene creato dal motore di composizione nella sua funzione di inizializzatore, e motori diversi creano formati diversi perché le funzionalità del codice eseguibile sono diverse; quindi pdftex.exe può creare pdflatex.fmt, xetex.exe può creare xelatex.fmt; eccetera, ma questi sono sempre la traduzione in linguaggio macchina e in relazione al motore di composizione dello stesso insieme di macro.

                                  3) Io metterei (pdf)tex.exe & plain.fmt e context.exe sullo stesso piano; non fanno le stesse cose, ma sono essenziali entrambi; context.exe fa molto, molto, molto di più di plain, ma sostanzialmente non richiede pacchetti esterni; sì ne esistono, ma sono pochissimi, non perché non ci sia interesse ad usare context.exe, ma perché context.exe fa già moltissimo per conto suo. Non ho notizie di un xeplain.fmt o di un luaplain.fmt; forse esistono, forse no, ma ho visto usato xetex.exe da solo e anche luatex.exe da solo; Quando Johnathan Kew presentò XeTeX nel 2005 o 2006 ci volle un po’ di tempo prima che uscisse XeLaTeX (xetex.exe & xelatex.fmt) quindi le prime composizioni eseguite con xetex.exe avevano (apparentemente) solo il programma eseguibile e un certo numero di macro definite nella prima parte del file da comporre.

                                  4) L’enorme sistema di macro scritte da Leslie Lamport ha permesso ad un numero enorme di utenti di affacciarsi al mondo del sistema TeX; non è un caso che esistano pdfLaTeX, XeLaTeX, LuaLaTeX, formati dai relativi motori e l’insieme di macro di LaTeX. A fianco dell’insieme di macro di Leslie Lamport moltissimi autori hanno contribuito con una miriade di pacchetti, senza però coordinarsi reciprocamente e senza un controllo superiore che verificasse la compatibilità reciproca; questo con ConTeXt non succede, come ha ben spiegato Luigi.

                                  5) Se un utente di LaTeX fosse costretto a usare sistematicamente molti pacchetti, potrebbe costruirsi una classe da solo nella quale sarebbe lui il responsabile di ogni macro e sarebbe lui stesso ad auto coordinarsi per non ridefinire cose esistenti e per gestire le sue macro in modo compatibile; si preparerebbe la minestra da solo, seguendo la metafora di Luigi. Volendo quell’utente potrebbe anche crearsi un file formato con il nome che preferisce, purché abbia estensione /fmt e purché non usi il nome di uno dei formati esistenti, in modo da includere sia l’insieme di macro di LaTeX, sia quelle dei pacchetti che vuole usare. Secondo me non è una buona idea, ma si può fare; anzi è fatto dal sistema TeX commerciale noto come VTeX dove i file di sillabazione in linguaggio macchina sono compilati ad uno ad uno per ogni lingua (almeno così era fino ad alcuni anni fa) e usati come file .fmt secondari da caricare al momento dell’esecuzione senza bisogno di ingombrare la memoria dell’elaboratore con strutture hash di pattern che non vengono usate. Oggi direi che la cosa sia diventata irrilevante data la grandezza delle RAM di tutti i calcolatori piccoli e grandi, personali, nettop, laptop, oppure mainframe.

                                  6) Se vuoi avere una idea di quanti formati esistono e se hai una distribuzione TeXLive o macTeX va nella cartella …/texlive/2012/texmf-var/web2c/pdftex/per vedere quali e quanti formati sono stati costruiti solo con il motore pdftex.exe; la cartella web2c di quell’albero in pratica contiene sol i file di formato .fmt e i file .log corrispondenti alla loro creazione con tutti i motori possibili, compresi alcuni che non ho nemmeno elencato al punto 1) perché non ho idea di che cosa siano (mi pare che il motore ptex.exe riguardi il giapponese)

                                  Detto questo, non so se hai le idee più chiare o più scure. ma queste sono cose difficili da spiegare senza fare esempi; se hi mai provato ad usare plaintex (cioè tex.exe & plain) puoi avere una idea abbastanza chiara della differenza fra plain e latex; con context.exe è molto più difficile fare esmepi, perché esso è costrito con il medesimo approccio diretto ad ogni singolo aspetto della composizione tipografica, ma fa con un approccio diverso molte delle cose che si pososno fare con LaTeX; per esempio la gestione dei font è molto diversa, am di fatto puoi selezionare le 5 caratteristiche di ogni font in modo autonomo come con LaTeX ma, per esempio, i corpi sono scelti con comandi del tipo \larger oppure \smaller, quindi comandi relativi al corpo del font in uso in quel momento, e non con comandi assoluti come \Large, \small, eccetera che si possono usare con LaTeX; gli ambienti cominciano con \startambiente e finiscono con \stopambiente, ma non sono sicuro che qualunque cosa definita fra questi due delimitatori rimanga locale (questo dipende dalla mia ignoranza, non da un mio dubbio consapevole). Comunque si può accedere ad un qualunque aspetto tipografico dello stampato senza bisogno di pacchetti esterni o di comandi particolarmente complicati. La rigidezza del formato LaTeX non permette di fare certi errori (ne consente molti, ma certi sono evitati per costruzione); context in mani inesperte può produrre danni non indifferenti; in mai esperte fa cose deliziose.

                                  Usare pdflatex o xelatex o lualatex o context dipende da quello che vuoi fare; ognuno ha pregi e difetti; ognuno ha applicazioni preferenziali; direi che context è particolarmente adatto in una tipografia avanzata dove vengono predisposti stampati molto complessi e molto strutturati con informazioni raccolte da database adeguati e dove si usano molte tabelle con figure incluse. Luigi fa cose di quel genere, quindi per lui context è particolarmente utile. Per un libro di novelle o per un testo scolastico, specialmente di scienze “dure”, non credo che context sia particolarmente adatto. Tuttavia l’ho detto all’inizio: l’ho studiato, ma non l’ho mai usato per davvero, quindi Luigi può smentirmi alla grande.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 7,816 al 7,830 (di 11,287 totali)

                                Go to top▲