OldClaudio

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  • in risposta a: ModernCV: In fede, … e poi la firma. #79952
    OldClaudio
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      @AndT
      , se sei arrivato a scriverti il tuo curriculum e questo è il tuo primo messaggio, bisogna dire che sei piuttosto bravo.

      Il problema della firma (scandita come immagine, suppongo) da spostare secondo le necessità trova soluzione in quel che ti ha detto @Spike; purtroppo il comando \raisebox non è documentato in molte guide iniziali, ma è uno dei comandi del nucleo di LaTeX; io sarei del parere che tutti i comandi del nucleo di LaTeX dovrebbero essere esposti in qualunque guida, ma capisco le motivazioni di chi dice il contrario. È per questo che ho tradotto in italiano e ho debitamente commentato il Reference Manual scritto da Leslie Lamport (il papà di LaTeX — da cui le lettere “La” anteposte al logo di TeX); qui sopra nella sezione Documentazione sottosezione Guide tematiche c’è questa traduzione liberamente scaricabile 😉
      Vi troverai altre cose interessanti oltre a \raisebox, che ti aiuteranno a risolvere molti piccoli e grandi problemi. Tientela sempre a portata di mano (o di mouse), ti sarà utile.

      in risposta a: Referenze immagini #79936
      OldClaudio
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        Il consiglio di @GKT è di leggerlo ora, perché ti fa risparmiare tempo per il lavoro che ti resta da fare, non di leggerlo dopo quando avrai già finito di fare il lavoro con fatica e con errori, comunque non in modo ottimale. Non rimandare a domani quello che ti è stato consigliato di fare oggi.

        in risposta a: utf8x e biblatex #79161
        OldClaudio
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          forse usando XeLaTeX con il pacchetto mathspec; scegliendo i caratteri greci da una polizza unicode, senza nessuna mappatura. Com XeLaTeX usi solo utf8 e non devi specificarlo, perché è il default. Meno che mai devi specificare utf8x.
          Io un tentativo, fossi in te lo farie. Ma benché io abbia già usato XeLaTeX in lungo e in largo, senza veramente trovare grossi problemi (la scelta dei font e delle loro features con mathspec e fontspec [che viene chiamato da mathspec] è delicata, ma bisogna evitare di scoraggiarsi leggendo la documentazione dei due pacchetti), non ho mai usato seriamente biblatex; l’ho usato ma senza cercare di fare cose impossibili per la mia ignoranza. biblatex non è incomptibile con utf8, ma solo con utf8x, che io sappai; inoltre ora la bibliografia può venire anche estratta dal database bibliografico (codificato in utf8) e composta usando biber, che dovrebbe fare anche più cose di quelle che si possono fare con bibtex; bisogna leggere con attenzione la bibliografia per impostare biblatex e le sue risorse in modo adeguato, ma non è difficile, è solo diverso da quanto si faceva fino a giungo 2012.
          Ripeto; non ho assolutamente la certezza che tu possa fare quello che ho detto, ma secondo me varrebbe la pena di fare un tentativo.

          in risposta a: Cambiare la codifica del sorgente #79920
          OldClaudio
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            Guarda, se prendo la lista di iconv e metto una parola/codifca per riga (l’ho fatto a mano) ottengo 315 righe (è possibile che abbia fatto qualche errore, perché almeno uno l’ho scovato e corretto)

            Se do da terminal il comando che hai usato tu, mi viene 141 (ma 141 da me sono le righe (una più una meno) prima di mettere le codifiche una per riga)

            Se invece do il comando ` iconv -l | wc` mi vengono tre numeri:` 141 419 4095`

            Sul mio Ubuntu virtuale il comando `iconv -l > iconv.txt` mi produce il file iconv.txt che contiene 1168 righe con una codifica per riga; ogni riga è terminata da un //.

            Quello che ho notato è che la lista di Ubuntu contiene molti più sinonimi/codifiche; tanto per citarne uno 437, CP437, CSPC8CODEPAGE437, IBM437 Sul MAC i sinonimi sono: nessuno. Su Ubuntu: 850, CP850, CSPC850MULTILINGUAL, IBM850. Su Mac: 850, CP850, CSPC850MULTILINGUAL, IBM850. Sono gli stessi

            Evidentemente la versione iconv per Mac ha tabelle e funzionalità ridotte rispetto a quelle che si hanno su Linux. Pur tuttavia si tratta di 315 codifiche, forse 141 distinte; sono sicuramente abbastanza per le nostre necessità. Fra i miei vecchi file di 30 anni fa non sono riuscito a trovare un solo file codificato 437, come era normale col DOS; non posso quindi fare esperimenti.

            in risposta a: Cambiare la codifica del sorgente #79917
            OldClaudio
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              Roberto, ti ho mandato il file corretto dei refusi che hai segnalato; grazie mille.

              La procedura che hai seguito è esattamente quella descritta a partire dalla pagine 32 dove sono elencati anche altri passi, tipo: Prima di tutto salvare una copia del file di partenza… non si sa mai…

              Ma la descrizione della procedura sembra solo un poco più complicata di quella che tu hai esposto benissimo perché è generale; si riferisce a tre codifiche, quella del file, quella di impostazione di TeXWorks, quella nella quale si vuole salvare il file convertito. Include anche come scoprire la codifica del file da convertire se non la si conosce in anticipo.

              Come dicevo nei miei precedenti mail greany magari ti risparmia la fatica di scoprire quale sia la codifica iniziale, ma queste “scoperte” sono sempre sospette anche a causa dei numerosi nomi che una certa codifica ha per davvero; come hai visto nella lista di iconv, riportata anche nella guida, ci sono codifiche che hanno anche più di dieci sinonimi.

              Nello stesso tempo una codifica come la 1252 (che richiede di specificare a inputenc o cp1252 (deprecato) o ansinew (consigliato) differiscono da ISO 8859-1 (latin1) per 26 caratteri su 256; se quei caratteri non sono stati usati nei file, la “scoperta” della codifica può portare ad un nome diverso, ma di fatto la conversione fatta con l’uno o on l’altro darebbe risultati diversi solo se si fossero usati quei pochi caratteri diversi (i caratteri diversi sono una parte di quelli contenuti fra l’indirizzo 128 e 160, estremi compresi — vedi tabella 1.2 che comincia nela pagina 6 della guida tematica).

              È per questo che nella procedura che abbiamo descritto consigliamo di “indovinare” la codifica iniziale tendo d’occhio la sparizione dei rombi neri.

              Ciao
              Claudio

              in risposta a: Cambiare la codifica del sorgente #79911
              OldClaudio
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                Roberto, visto che conosci il mio indirizzo di posta elettronica, ti spiacerebbe mandarmi un file codificato 1252?
                Io non ne ho più sui miei dischi, quindi non sono in grado di fare una verifica diretta.

                Grazie
                Claudio

                in risposta a: per un millimetro in piu #79866
                OldClaudio
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                  Provo a spiegartelo io, visto che le soluzioni di Enrico, anche se semplici, hanno qualcosa di sottinteso che è sempre interessante scoprire.

                  Nel caso della definizione della colonna M, infatti puoi definirla con la larghezza misurata di NUL, stivata nella scatola \gnat e scrivere nel preambolo per esempio;`\begin{tabular}{…*8{M{\gnat}}}`, ma se lavorando con la tabella e le colonne così definite ti pare che qualche entry di quelle colonne richiederebbe uno spazio maggiore, puoi scrivere: `\begin{tabular}{…*8{M{\gnat+3pt}}}` perché puoi scrivere un’espressione. Ma nello stesso tempo se ci hai quasi preso ad usare l’entry NUL per prendere la misura, ma ce n’è un’altra leggermente più larga, allora l’entry leggermente più larga entra ugualmente nella scatola della cella, rimanendo centrata, grazie alla lunghezza elastica \hss che è simultaneamente allungabile infinitamente e accorciabile infinitamente, cosicché se il contenuto della scatola sfora un poco la larghezza definita attraverso NUL, non ha importanza e non vengono emessi messaggi d’errore do overful hbox; la tabella risulta ben composta purché la larghezza definita con NUL non sia tanto diversa dalla massima larghezza dei contenuti delle celle.

                  Certo se usi NUL come indicatore della larghezza quasi massima e poi uno degli elementi della tabella in una di quelle colonne vale VERCINGETORIGE, allora questa parola verrà perfettamente centrata, non verranno emessi messaggi d’errore ma la parola si sovrapporrà sulle celle adiacenti con un effetto mica tanto carino 🙁

                  in risposta a: Cambiare la codifica del sorgente #79908
                  OldClaudio
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                    Vedo con rammarico che il lavoro che abbiamo fatto Tommaso ed io scrivendo la guida tematica sulle codifiche non è stato letto da nessuno di coloro che hanno partecipato alle discussioni di questo filone 🙁 (be’, me escluso perché sono uno dei due autori 😉 )

                    TeXworks permette di scoprire “manualmente” quale sia la codifica di un file codificato in una cinquantina di codifiche diverse, ma bisogna ricaricare il file con la codifica giusta, poi lo si può salvare con una qualunque della cinquantina di codifiche che TeXworks conosce.

                    Come ho scritto nel mio precedente messaggio, può darsi che geany scopra la codifica di un file in modo automatico, ma siccome non dispongo di questo programma, non sono in grado di sapere esattamente i dettagli; ma occhio e croce, da quanto descritto, geany fa le stesse cose di TeXworks, forse meglio, ma sicuramente geany non è multipiattaforma mentre TeX works lo è, ed è per questo che nella guida tematica indicata sopra Tommaso ed io abbiamo parlato sostanzialmente solo di TeXworks. Abbiamo detto qualcosa anche di TeXshop, ma io che uso abitualmente TeXshop come editor, uso sempre TeXworks come modificatore di codifica, tanto è comodo e semplice da usare.

                    Ripeto, non disponendo di geany, non posso sapere se geany sia più semplice da usare di TeXworks, ma fa le stesse cose, sempre che la lista delle codifiche su cui operare sia la stessa. Quella di TeXworks è una lista veramente molto lunga, tanto che non sta nella schermata e bisogna farla scorrere.

                    in risposta a: distanza tra immagini #79900
                    OldClaudio
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                      L’approccio è completamente sbagliato; gli ambienti figure e table sono ambienti per dare la possibilità a LaTeX di collocare gli oggetti in essi contenuto nei luogho dove tipograficamente stanno bene non “qui e non protestare” com l’uso del punto esclamativo lascerebbe supporre.

                      Detto questo, prima di \beginPfigure} o \begini{table} bisogn alasiare una riga bianca, e lo stesso dopi i corrispondenti \end. In altre parole questi ambienti devono essere specificati in modo verticale; quando LaTeX li legge li elabora e li mette in memoria in attesa che la routine di output limetta fuori in qualche pagina. i segni di \⎵ e di \\ sono comandipepr il modo orizzontale, quindi ci stanno come i cavoli a merenda, sono proprio fuori luogo.

                      Veniamo al punto esclamativo: Il punto esclamativo, (come si legge nella guida tematica sul LaTeX Reference manual commentato, scaricabile dalla sezione Documentazione, qui sopra) non agisce sulla lettera di posizionamento p; agisce solo su h, t e b; il suo scopo è quello di far sì che \LaTeX dia meno importanza alle frazioni di pagina destinate agli oggetti flottanti rispetto a quelle destinate al testo, ma non vuol dire “metti qui quest’oggetto anche se non ci sta”.

                      L’uso della lettera h per il posizionamento non è vietata, ma è sconsigliabile; è quella che viene considerata per prima, e se è accompagnata dal punot esclamativo diventa cogente; ma se la figura è troppo grande e lì non ci sta, è probabile che non ci stia nemmeno nella pagina successiva, dove “lì” (o meglio “qui”) non ha più senso, e quindi rischia di bloccare la coda degli oggetti flottanti, addirittura di saturarla, con gravi conseguenze (Lost Floating objects…).

                      Quindi h si può usare solo se accompagnata anche dalle opzioni t e b; meglio ancora sarebbe di non usarla mai.

                      Tutto ciò premesso, se per caso vuoi avere le due figure vicine l’una all’altra ma, evidentemente, non appiccicate l’una all’altra, allora mettile entrambe nello stesso ambiente figure distanziate da un bel \bigskip:`\begin{figure}[p] % oppure [!tb] ma te lo sconsiglio
                      \centering
                      \includegraphics[width=0.7\textwidth]{immagini/hdlF}
                      \caption{Valori medi di HDL colesterolo nelle femmine diabetiche e non diabetiche}
                      \label{hdF}

                      \bigskip

                      \includegraphics[width=0.7\textwidth]{immagini/hdlM}
                      \caption{Valori medi di HDL colesterolo nei maschi diabetici e non diabetici}
                      \label{hdM}
                      \end{figure}` E, per favore, non usare nelle didascalie una frase colloquiale, come diabetici e non; certamente puoi aggiungere un altro “diabetici”, cioè “maschi diabetici e non diabetici” (facendo lo stesso per le femmine – ma sono maschi e femmine di ratti da laboratorio, o si tratta di persone? se sono persone chiamali uomini e donne); ti assicuro che il secondo “diabetici”, che sembra ridondante parlando, non è affatto ridondante scrivendo.

                      in risposta a: Cambiare la codifica del sorgente #79902
                      OldClaudio
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                        Non hai usato bene texworks; anche nel menu di texworks c’è la codifica windows 1252; magari geany lo decifra da solo, io non sono in grado di verificarlo, ma se in qualche modo sapevi che era codificato ansinew (che vuol dire ansi 1252) allora anche texworks sarebbe andato benissimo

                        in risposta a: ModernCV: non compila la bilbiografia #79817
                        OldClaudio
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                          Se il tuo computer è Windows, dir ti da l’elenco (directroy = elenco) dei file; se sei su una macchina Mac o Linux allora il comando equivalente è ls (list= elenco).

                          A parte spostarti nella cartella giusta come ti ha detto @Spike (se sei in grado di riportarci il file .aux, vuol dire che sai in quale cartella si trova, quindi devi dire nel terminale di usare quella cartella come default; il comando [Windows, Mac, Linux] è sempre cd seguito dal percorso relativo o assoluto della cartella che vuoi specificare), il terminale non ha questa schizofrenie, ma TeX sì: in generale non gli piacciono i nomi dei file con l’underscore o con gli spazi al punto che per usarli bisognerebbe racchiuderli far le virgolette doppie diritte (nella tastiera svizzera non so su che tasto siano, ma è il segno ” tanto per intenderci).

                          Certo che quando dai il comando pdflatex CV_long_en e pdflatex ti dice che non trova il file su cui lavorare, vuol dire che proprio la cartella dove si trova il file non è quella giusta. Dai un’occhiata alla Guida tematica alla riga di comando, all’indirizzo /wp-content/uploads/joomla-images/doc/GuideGuIT/guidaconsole.pdf; è molto utile. Tra l’altro vi dovresti trovare il significato di percorso relativo e di percorso assoluto e il significato di Home (~) sulle macchine Mac e Linux.

                          Vedo dal tuo file .aux che usi \nocite{*}, quindi le informazioni necessarie sembrano esserci tutte perché bibtex possa fare il suo lavoro.

                          in risposta a: ModernCV: non compila la bilbiografia #79813
                          OldClaudio
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                            Cristina, se non legge il file aux, vuol dire che il file non c’è nella stessa cartella dove c’è il file tex, oppure che hai una di quelle installazioni che cancellano i file ausiliari e quindi ti tolgono dai piedi anche il file aux.

                            1) Apri il terminale e da il comando: pdflatex CV_long_en;
                            2) quando ha finito dà il comando: dir CV_long_en.aux
                            3) se il file aux non c’è apri il file CV_long_en.log e leggi ciò che è andato storto;
                            4) se il file aux c’è, dà il comando: bibtex CV_long_en
                            5) ripeti il punto 1 almeno due volte.

                            Ciao
                            Claudio

                            in risposta a: Bibliografia biblatex #71731
                            OldClaudio
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                              biber ce l’hai già fra gli eseguibili di qualunque distribuzione TeX Live o anche MiKTeX di epoca recente. Se intendi usarlo, allora sarebbe meglio che tu configurassi il tuo editor in modo che quando clicchi sul tast per la composizione della bibliografia esso editor mandi al sistema operativo il comando di usare biber invece di bibtex; in fondo non hai bisogno di sapere dove si trovi l’eseguibile e come dargli i comandi per compilare al bibliografia in formato bbl, quelo che viene letto da \printbibliography e composto nel documento. Come configurare il tuo editor? non lo so, ma ogni editor ha una documentazione che dice come configurarlo; generalmente ha anche una voce di menù per attivare le schermate di configurazione.

                              Per il resto devi modificare il codice che hai scritto in base alle esigenze del nuovo biblatex; piccole modifiche, ma devi leggere la documentazione; siccome io per ora ho usato troppo poco biblatex, la documentazione te la dovrei andare a leggere io e poi dirti che cosa c’è scritto; fai prima a leggertela da solo. 😉

                              in risposta a: sgame #79884
                              OldClaudio
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                                Hai caricato il pacchetto egameps, che definisce i comandi per il disegno come \putbranch? Direi di no se ottieni il messaggio suddetto.

                                egameps richiede il pacchetto pstricks, quindi o usi pdftricks (o pacchetti simili) o devi compilare con latex, non con pdflatex, e poi seguire tutta la sequenza di trasformazioni necessarie per avere l’albero del game in formato pdf includibile nel tuo documento.

                                in risposta a: per un millimetro in piu #79863
                                OldClaudio
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                                  1) 😉
                                  2) però anche il mio suggerimento diceva di usarli nelle righe della tabella preceduti o seguiti da un filetto orizzontale;
                                  3) @{} serve per non mettere niente fra un colonna e l’altra; @{\hspace{0pt}} invece ci mette uno spazio nullo; fra il niente e lo spazio nullo, all’atto pratico non si vede nessuna differenza, ma concettualmente è diverso;
                                  4) Bene, ora sai a cosa serve \string
                                  5) prego 🙂 !

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 7,831 al 7,845 (di 11,287 totali)

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