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Per esempio nell’ultima nota dove scrivi \quote]è inutile che metto la $Y$[/quote]. Non ho cercato tutti i congiuntivi mancanti, ma come vedi ce n’è almeno uno.Se mi consenti ci sono altre cosette ortograficamente o programmaticamente errate; te ne segnalo alcune affinché tu possa migliorare la tua tes(in)a
1) perché si scrive con l’accento acuto, non con l’accento grave.
2) È errato scrivere E’ al posto di È. Visto che con la tastiera italiana scrivere la E con l’accento è difficile, TeX ti viene incontro o con \`E o con una macro; Scrivere ripetutamente \`E è noioso, anche perché l’accento grave o backtick con la tastiera italiana si può fare solo premendo Alt (non AltGr) e, contemporaneamente, digitando sul tastierino numero il numero 96. Su un laptop la cosa è ancora più difficile. Sulle macchine Mac il problema si può risolvere facilmente con l’applicazione Keyboard Viewer; sulle macchine Windows bisogna ricorrere all’applicativo Mappa dei Caratteri (accessibile da Start | Programmi | Applicazioni) ma è noioso. Allora c’è la soluzione macro: definisci:`\newcommand\E{\`E\ }` facendo attenzione allo spazio che c’è prima della graffa chiusa; visto che la forma verbale È all’inzio della frase non è mai seguito da un segno di interpunzione. con questo comando puoi scrivere tranquillamente “\E comparso il valore atteso…” e pdflatex ti compone “È comparso il valore atteso…”
3) scrivendo in italiano le doppie virgolette diritte (quelle sopra il 2, tanto per intenderci) sono un carattere attivo e si comportano come una macro; quel segno, infatti non ti compare nel testo composto; cerca
avendo “tagliato” la funzione
e vai a vedere come è stato composto. Esso serve per molte altre cose, ma non per mettere le doppie virgolette simmetriche. Per le virgolette devi sempre usare quelle di apertura con [tt]“[/tt] (oppure con [tt]””[/tt], una delle funzioni del carattere attivo è questa) e quelle di chiusura con [tt]”[/tt].
4) non sottolineare le parole, come hai fatto per esempio quando hai scritto [tt]diventa quindi un’\underline{ottimizzazione parametrica}:[/tt]; le parole o le locuzioni si mettono in evidenza (in enfasi) con il comando \emph: [tt]diventa quindi un’\emph{ottimizzazione parametrica}:[/tt]
5} Evita accuratamente le abbreviazioni; per esempio non scrivere v.a. ma scrivi per disteso variabile aleatoria; Le abbreviazioni sono consentite, anche se si possono evitare, negli incisi parentetici del tipo (v. fig. 3,5), ma scrivendo (vedi la figura 3.15) è meglio.
6) Che cosa significa
E’ questa nuova pdf che si deve considerare
Qui hai usato addirittura un acronimo invece di una abbreviazione; evitalo assolutamente.
7) metti le vigole dove ci vogliono e metti in evidenza le parole inglesi o comunque in lingua diversa dall’italiano: [tt]In sostanza riferendoci alla sensor fusion come facciamo a discriminare una sorgente?[/tt] deve essere scritto: [tt]In sostanza, riferendoci alla \emph{sensor fusion}, come facciamo a discriminare una sorgente?[/tt]
Altri più letterati di me (che non lo sono) potrebbero darti altri consigli di stile letterario e tipografico. Ma penso che con questi ne hai abbastanza per ripulire il tuo testo.
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Eccoti i; file prova.tex riveduto e corretto:`%%tipo di documento, dimensione carta, grandezza del carattere, codifiche, lingua
\documentclass [11pt,a4paper]{book}%%pacchetti per i font
\usepackage[english,italian]{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}% Pacchetti di estensione per la composizione della matematica;
% amssymb carica anche amsfonts
\usepackage{amsmath,amssymb,amsthm}% Pacchetto per barrare le sottoespressioni da semplificare
% (buono solo per i manuali di matematica delle scuole elementari;
% da non usare in una tesi)
\usepackage{cancel}% Scelta dei caratteri conformi alla codifica T1 da scegliere fra i seguenti
%\usepackage{pxfonts}% Font Palatino — alti
\usepackage{lmodern}% Font Latin Modern — medi
%\usepackage{txfonts}% Font Times Roman — stretti% font matematici calligrafici
\usepackage{euscript}% Companion fonts per ulterior simboli testuali
\usepackage{textcomp}% geometria della pagina
\usepackage{geometry}
\geometry{a4paper,centering,totalwidth=0.60\paperwidth,bindingoffset=5mm}% Allargamento dello spazio fra le righe
\usepackage{setspace}
\onehalfspacing%%pacchetto per l'inclusione di figure
\usepackage{graphicx}%%pacchetto per l'inserimento di testo verbatim
\usepackage{verbatim}%%pacchetto per l'intestazione carina (riga sotto l'intestazione)
\usepackage{fancyhdr}
\pagestyle{fancy}
\fancyhf{}
\fancyhead[C]{\emph{\leftmark}}
\fancyfoot[C]{\thepage}
\renewcommand\headrulewidth{0.4pt}
\renewcommand\footrulewidth{0pt}\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter. #1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{}}\fancypagestyle{plain}
\fancyhf{}
\fancyfoot[C]{\thepage}
\renewcommand\headrulewidth{0pt}% per creare l'indie catalitico (serve davvero l'indice analitico in una tesi?)
\usepackage{makeidx}% Per lo stile della prima pagina dei capitoli
\usepackage[Sonny]{fncychap}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
%%%%%Per inserire listato Matlab%%%%%
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
% Carico il pacchetto xcolor e
% definisco i colori uguali a quelli di default di matlab
\usepackage[svgnames]{xcolor}
\definecolor{commenti}{rgb}{0.13,0.55,0.13}
\definecolor{stringhe}{rgb}{0.63,0.125,0.94}\usepackage{listings} % inserisce listati di programmi
% Carica le impostazioni per importare script matlab
\lstloadlanguages{Matlab}
% Impostazioni per rappresentazioni script
\lstset{% general command to set parameter(s)
basicstyle = \scriptsize, % print whole listing small
keywordstyle = \color{blue},% blue keywords
identifierstyle =, % nothing happens
commentstyle = \color{commenti}, % comments
stringstyle = \ttfamily \color{stringhe}, % typewriter type for strings
showstringspaces = false, % no special string spaces
%emph = {for, if, then, else, end},
%emphstyle = \color{blue},
firstnumber = 1, % numero della prima linea
numbers = left, % show number_line
numberstyle = \tiny, % style of number_line
stepnumber = 5, % one number_line after stepnumber
numbersep = 5pt,
language = {Matlab}, % per riconoscere la sintassi matlab
extendedchars = true, % per abilitare caratteri particolari
breaklines = true, % per mandare a capo le righe troppo lunghe
breakautoindent = true, % indenta le righe spezzate
breakindent = 30pt, % indenta le righe di 30pt
}
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
%%%%%%fine per listato Matlab%%%%%%%%%%%%%%%
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% Pacchetto per inserire figure affiancate
\usepackage{subfig}% nuovi teoremi
\newtheorem{define}{Def.}
\newtheorem{definsec}{Def.}[section]% Numerazione delle figure sotto le sezioni, non sotto i capitoli.
% Definisco \removefromreset che con la classe book non è definito:
\makeatletter
\newcommand\removefromreset[2]{\begingroup
\def\@@tempa{}
\def\@tempb{#1}
\def\next##1{\def\@tempc{##1}
\ifx\@tempb\@tempc\else\@cons\@@tempa{{##1}}\fi}
\let\@elt\next
\@nameuse{cl@#2}\let\@elt\relax
\expandafter\xdef\csname cl@#2\endcsname{\@@tempa}
\endgroup}
% tolgo equation dalla lista di reset di chapter
\removefromreset{equation}{chapter}
% aggiungo equation alla reset list di section
\@addtoreset{equation}{section}
% ridefinisco il modo di scrivere il numero delle equazioni
\renewcommand{\theequation}{\thesection-\arabic{equation}}% Fine delle impostazioni
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%\begin{document}
%%FRONTESPIZIO
\thispagestyle{empty}
\noindent
\begin{minipage}[c][\textheight][c]{\textwidth}\centering
\vfill
\textbf{\Huge Tesi}
\vfill
\Large{Anno Accademico 2011-2012}
\end{minipage}\newpage
\thispagestyle{empty}
\begin{flushleft}
\vspace*{10cm}
\vfill
Copyright $\copyright$ 2012 Autori:xxx
\end{flushleft}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
% INDICE %
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\newpage
\pagenumbering{Roman}
\pagestyle{fancy} % mmmm ! Sarebbe meglio plain
\tableofcontents%%%%%%%%%%%%IMMAGINI
\listoffigures%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
% TESINA %
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\newpage
\pagestyle{fancy}
\pagenumbering{arabic}
\include{./prova1/prova1}\end{document}`
1) per i file di testo scegli uno dei tre font che ho indicato, o un qualunque altro font che ti piaccia.
2) il file prova1.tex comincia con un bell’errore di composizione della matematica min non si scrive come hai fatto tu, ma mediante il comando [tt]\min[/tt].
Leggiti la versione commentata del manuale di LaTeX in italiano, qui sopra nella sezione Documentazione / Guide tematiche; così hai la lista completa dei comandi matematici
3) usa il congiuntivo dove ci vuole; parlando ormai è accettato che il congiuntivo sia un optional, ma scrivendo, specialmente una tesi o tesina che sia, il congiuntivo usato correttamente è un obbligo.
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La prima pagina all’interno.
Di solito alla copertina rigida all’esterno ci pensa la copisteria legatoria che ti mette insieme la tesi. solitamente prende il frontespizio e cancella le parti che ritiene meno importanti.Disegnare cover con LaTeX è possibile, ma certamente le funzionalità dei pacchetti che le generano non sono contenute in TOPtesi; bisogna lavorare in landscape su un “foglio” dalle dimensioni da specificare con molta cura, e dove la parte centrale fra la quarta di copertina a sinistra e la prima di copertina a destra sia larga quanto al tesi è spessa; cosa che non si può sapere finché non si sa su quale carta sia stampata, di che grammatura, di quale spessore per ciascun foglio, dal tipo di legatura e, ovviamente, dal numero delle pagine.
Vedi quindi che nessun pacchetto di LaTeX contiene anche le istruzioni per comporre la copertina, ma eventualmente le contiene solo per il frontespizio; non è un caso che abbiano nomi diversi, visto che sono cose diverse.
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Ci proverò, ma mi ci vuole un po’ di tempo libero. Non prima di domani pomeriggio.Amsfonts esplicitamente l’hai chiamato una sola volta, ma puoi cancellare tranquillamente quella chiamata perché poi carichi anche amssymb che a sua volta chiama amsfonts; ecco dove hai chiamato due volte amsfonts; mi pareva di avertelo già detto.
Così come imposti due volte l’allargamento dell’avanzamento di riga, una volta con \linespread{1.3} e una seconda volta con \onehalfspacing che imposta un valore diverso.
Vedo che non ci hai nemmeno provato a cambiare classe per disporre dei comandi necessari per fare quello che vuoi con la numerazione delle equazioni. Eppure ti avevo dato indicazioni precise.
Ti lascerò la classe book, visto che non vuoi cambiare classe, ma dovrò scriverti del codice di bassissimo livello; non chiedermi che cosa faccia, perché devo andare nelle parti intime 🙄 di LaTeX per fare quello che desideri. 😎
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Nella sezione ArsTeXnica (qui sopra) in uno dei fascicoli di due o tre anni fa c’è un articolo intitolato I mark, questi sconosciuti. Non lo dico per mettere il dito nella piaga, ma effettivamente il meccanismo dei mark è poco conosciuto e oggettivamente non è così semplice.In realtà \markboth e \markright servono per generare die mark interni divisi in due testi a graffe bilanciate, quello di sinistra caricato dal primo argomento di \markboth e quello di destra caricato dal secondo argomento di \markboth e dall’UNICO argomento di \markright (scrivere [tt]\markright{…}{}[/tt] è concettualmente errato anche se il secondo argomento, costituisce un gruppo vuoto che generalmente non dà nessun fastidio). In generale \chaptermark ricorre a \markboth usando solo il primo argomento per mettere il titolo e il numero del capitolo nella parte di sinistra del mark corrente; il comando \sectionmark mette il suo unico argomento nella parte di destra del mark corrente.
I mark interni sono sostanzialmente tre: \topmark, \firstmark, e \botmark; ma l’utente finale non se ne accorge perché non li scrive direttamente. L’articolo suddetto spiega la loro funzione.
Nelle testatine si usano invece i comandi \rightmark e \leftmark i quali sono definiti per prendere rispettivamente la seconda e la prima parte dei mark interni.
Quindi se tu volessi mettere capitolo e sezione nella testatina di sinistra e la sola sezione nella testatina di destra (a che scopo? lo sai solo tu, e non entro nel merito), nella testatina di sinistra dovresti mettere qualcosa come [tt]\fancyhead[EL]{\leftmark}\fancyhead[ER]{\rightmark}[/tt] e nella testatina di destra [tt]\fancyhead[OC]{\rightmark}[/tt].
Ma non pensare che sia così semplice; in ogni pagina i mark da dove \rightmark e \leftmark prelevano le loro informazioni non sono gli stessi; quindi la sezione indicata nella testatina di sinistra potrebbe essere diversa da quella indicata nella testatina di destra.
I problemi che incontrerai se insisti a volere capitolo e sezione nella testatine di sinistra, saranno causati dalla lunghezza dei loro titoli; probabilmente le due informazioni si sovrapporranno assai spesso e il risultato sarà pessimo.
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La bibliografia non si scrive con filecontents; non che sia impossibile, ma rende tutto molto più complicato; se sei su una macchina Windows, puoi usare l’apposito programma JabRef per generare e modificare il file bib; credo che questo programma, scritto in Java, sia usabile anche sulle altre piattaforme; ma sulle macchine Macintosh è già preinstallato insieme al sistema TeX il programma BibDesk.app che rende le cose molto facili.Ma l’essenziale è che tu tolga quel modo di scrivere il file bib. Se il file ti è rimasto scritto nella cartella con il nome biblio.bib conservalo e usalo per editarlo, volendo, anche con lo stesso editor che usi per i file .tex.
Se il tuo main file del documento che stai scrivendo si chiama IlMioBelDocumento.tex, e contiene i comandi per la bibliografia (che hai già usato nel tuo file prova.tex), lanciando pdflatex produci anche il file IlMioBelDocumento.aux che contene le chiavi di citazione che hai usato nel main file e negli eventuali file tex inclusi. Poi cliccando l’apposito bottone del tuo editor, oppure da una finestra comandi (terminal oppure prompt dei comandi) dài il comando `bibtex IlMioBelDocumento` e il programma bibtex legge il suddetto file aux per ottenere la lista delle chiavi usate, legge il database bibliografico bilio.bib e genera il file IlMioBelDocumento.bbl che contiene i comandi LaTeX per generare la tua bibliografia.
Poi lanci pdflatex almeno due volte; la prima volta compila la bibliografia; la secondo mette a posto i rinvii delle citazioni nel testo; una eventuale terza volta potrebbe, se necessario, mettere a posto gli altri riferimenti incrociati che potrebbero essere cambiati per effetto della precedente compilazione.Se usi strumenti diabolici come latexmk (non ne ho mai capito l’utilità, ma questa è una mia limitazione) tutte le operazioni suddette vengono fatte automaticamente (in altre parole se usi latexmk ad ogni modifica dei file sorgente hai le 5 compilazioni, 4 di pdflatex e 1 di bibtex, nell’ordine giusto) mettendoci un po’ più di quattro volte il tempo strettamente indispensabile, visto che la bibliografia non la cambi altrettanto spesso dell’unico o dei vari file sorgente del tuo documento — e tutto ciò sempre nell’ipotesi che latexmk usi davvero pdflatex, perché generalmente è preimpostato per usare latex per produrre il file dvi, poi dvips per passare da DVi a PS, poi ps2pdf per ottenere il risultato finale in formato PDF — ecco perché non capisco l’utilità di usare questi strumenti “diabolici”).
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La tua ridefinizione di \theequation è sbagliata concettualmente, perché il contatore equation è inserito nella lista di azzeramento del contatore chapter; quindi ad ogni nuovo capitolo la numerazione delle equazioni ricomincia da 1; per mettere equation nella lista di azzeramento delle sezioni bisognerebbe prima toglierlo dalla lista di azzeramento di chapter e poi aggiungerlo alla lista di azzeramento del contatore section. Con la classe book, che io sappia, questa cosa non si può fare; con altre classi è possibile, cito per esempio le classi della collezione KOMA Script; ho visto che si può far con la classe anthosthesis.
Il concetto è che bisogna usare un comando \@removefromreset (che contenendo il segno @ non è uno di quelli che si possono definire con i comandi LaTeX \newcommand o \renewcommand e quindi bisogna ricorrere a programmazione avanzata) che tolga equation dalla lista dei contatori da azzerare quando il numero cel contatore chapter viene incrementato; invece il comando \@addtoreset esiste già nel nucleo di LaTeX.Con la classe memoir hai però a disposizione i comandi \counterwithin e counterwithout; a pagina 337 della documentazione di memoir (leggila con texdoc memoir dato da terminale/prompt dei comandi) è descritto esattamente quello che fanno; Nota che \counterwithin esegue el due operazioni di rimuovoere il contaotre dalla lista di azzeramento di un altro contatore e di aggiungerlo alla lista di azzeramento di un altro contatore; esegue anche la ridefinizione del modo di scrivere il contatore; Se cambi classe passando a memoir hai diversi vantaggi: puoi scrivere direttamente:`\counterwithin{equation}{section}` e poi correggere con i comandi di memoir alcuni degli errori che qui di seguito ti indico.
Piuttosto controlla il tuo preambolo che contiene numerosi errori, per esempio babel è chiamato due volte, per fortuna con le stesse lingue, cosicché LaTeX non protesta. I font amsfonts sono chiamanti due volte (la seconda da amsssymb); \hoffset non deve venire mai usato; se vuoi aggiungere spazio per la rilegatura usa il pacchetto geometry; lo stesso vale per l’impostazione del margine sinsitro; devi farlo in un altro modo, con geometry, perché impostarlo in quel modo è erraro (produce un margine di 1.6 pollici invece che di 0.6 pollici — senza tenere conto dello spostamento per la rilegatura). Le opzioni 11 pt e a4 paper sono errate, non devono venire scritte con gli spazi. Magari LaTeX è di bocca buona e non ti dà messaggi d’errore, solo alla fine ti dà l’elenco delle opzioni non usate nel file .log.
Suppongo che il tuo preambolo si riciclato da altri con una provenienza estremamente dubbia; i commenti messi qua e là nel preambolo indicano chiaramente che chi ha scritto quel preambolo aveva le idee un po’ confuse. Non ripetere questo errore; scriviti il tuo preambolo, usando per davvero i pacchetti che vuoi tu e per gli scopi che vuoi tu.
Se passi a memoir, non ti scoraggiare da un manuale di istruzioni così lungo; non è necessario leggerlo tuto, ma via via che ti serve qualche cosa cerca nell’indioe analitico o leggiti solo il capitolo che tratta dell’argomento che presumi possa interessarti; non ci vuole molto a prenderne possosso, ma richiede inizialmente un po’ di pazienza.
3 Ottobre 2012 alle 19:17 in risposta a: Problema con classicthesis usando kile o texmaker su ubuntu #79505::
Appunto; hai un’installazione parziale e datata con la versione Debian di Ubuntu. Togli tutti quei pacchetti che hai messo a caso nello stesso folder dove c’è il main file del tuo documento. I pacchetti non si installano in quel modo, specialmente quando riguardano i font.Cerca in rete il documento texlive-ubuntu.pdf,
profs.sci.univr.it/~gregorio/texlive-ubuntu.pdf
e segui religiosamente quello che c’è scritto in quel documento. Stai attento all’anno della versione di texlive in modo da usare l’anno giusto nei vai comandi che la procedura ti indica.
::Non è perfetto, perché “dell’italiano” non viene sillabato se inverti l’ordine delle lingue dichiarate per babel.
Ho scritto a Javier Bezos, l’attuale curatore di babel; non ho ancora ricevuoto risposte, ma intanto dico agli interessati che il problemino descritto da Enrico è davvero causato da otherlanguage (con o senza asterisco) e da \foreignlanguage; la soluzione che cura tutti i malanni in qualunque lingua che usi l’apostrofo per qualunque motivo è quella di attaccare un grumetto di colla (di larghezza nulla e inseparabile) a destra dell’apostrofo; questo grumetto di colla permette all’algoritmo di sillabazione di prendere in considerazione la successiva stringa di lettere come un parola suscettibile di essere divisa in sillabe; la larghezza nulla non fa vedere il grumetto e l’inseparabilità impedisce che si possa andare a capo dopo l’apostrofo; infatti l’apostrofo in fin di riga poteva forse essere accettato quando si scriveva con la macchina da scrivere; può forse essere accettato ancora oggi nelle colonne dei giornali dove la giustezza è di una manciata di centimetri, ma per il resto va evitato assolutamente. Ecco il codice:`\usepackage{etoolbox}
\makeatletter
\newcommand*\hz{\nobreak\hskip\z@skip}
\AtBeginDocument{\addto{\textquoteright}{\hz}}`Funziona con qualunque codifica di uscita, per lo meno l’ho provato con T1 e OT1, che non è molto, quindi idre “qualunque” è un po’ eccessivo; non l’ho provato con XeLaTeX, ma con pdfLaTeX funziona benissimo e non è più necessario ricorrere allo scambio delle lingue come aveva suggerito Enrico nel suo esempio d’uso del campo hyphenation di biblatex.
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1) È una questione di gustil trovo ce moderncv sia una buona classe per i curriculum vitae; piace anche a Lorenzo che nel suo sito ha messo anche un template (un modello da replicare mutatis mutandis, naturalmente).2) Io penso che sia più efficace andare a ritroso nel tempo, cominciando con le attività più recenti.
Per quel che vale, perché non esiste una regola…
3 Ottobre 2012 alle 11:15 in risposta a: Problema tabella: compilazione dai tempi lunghissimi #79494::
Più o meno è quello che ti avevo detto; ma io avevo capito un’altra disposizione dei deu loghi; e nella terza minipage avrei evitato di usare l’ambiente center ma avrei usato \centering controllando che il contenuto della terza minipage abbia il fine capoverso richiesto dal fatto che altrimenti \centering da solo potrebbe non funzionare. Ma sono dettagli minimi di cui non vale la pena preoccuparsi.
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Tommaso,
anch’io, come sai ho avuto molto recentemente il rimbrotto “Bastava guardare sull’Arte”.È vero; bastava guardare sull’Arte; ma di solito a me non basta; forse nemmeno a Teomat, e mi domando se non esagero anch’io dicendo spasso “C’è nella GuidaGuIT:, capitolo tale, paragrafo tal altro.
Prometto che in futuro guarderò di più sull’arte, il cui indice analitico è un po’ troppo scarne per usarlo come sono abituato. Attento: scagli al prima pietra chi è senza peccato; talvolta trovo che anche nella Guid GuIT certe cose che cerco negli indici analitici non ci sono, ma sono rare e ogni volta che ne incontro una cerco di rimediare. Tuttavia, sul Mac faccio prima con l’Arte a cercare con Preview/Anteprima una parola chiave (meta+F) che non a cercare nell’indice analitico, e, a cause del fatto che non faccio parte del target di lettori a cui la vostra guida è destinata, spesso e volentieri non trovo nulla, perché proprio non c’è.
Ecco perché mi nasce la pigrizia di cercare sull’Arte. Ma prometto che cercherò di smettere di essere così pigro. 😉
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Probabilmente, no; probabilmente non hai disinstallato completamente la versione precedente, togliendo d mezzo anche i file nascosti.Ci sono in rete delle app gratuite che servono per lavare a fondo il disco do ogni traccia di un programma da disinstallare. Io uso AppCleaner.app, ma non è l’unico esistente. Usa perciò uno di questi sciacquatori del disco, poi reinstalla con il disco pulito; ne vale la pena. Sempre.
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