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Non voglio togliere la parola a Enrico, autore di frontespizio. Voglio solo dire che questi pacchetti orientati verso le tesi sono relativamente rigidi. Di solito sono scritti per uno specifico Ateneo e rispettano le indicazioni compositive date dall’ateneo stesso; talvolta sono abbastanza flessibili (vedi suftesi che offre diversi stili compositivi, ma anche in questo caso ogni stile è rigido). Diciamo che se non piace come un dato pacchetto compone la tesi, si può scegliere un altro pacchetto; diciamo che se un dato pacchetto compone il frontespizio in un modo che non piace si può scegliere un altro pacchetto, comporre solo il frontespizio e includerlo con \pdfinclude nela tesi composta con il primo pacchetto. Modificare questi pacchetti per offrirre delle opzioni non è affatto semplice, spostare il lof=go da qua a là, non è una cosa banale.Lo stesso vale per il frontespizio, che serve solo per la prima pagina della tesi, ma è sempre orientato alle tesi e quindi ha certe sue rigidezze..
Tuttavia, se non ti piace come il pacchetto frontespizio crea il frontespizio, puoi modificare quello che vuoi
(a) editando il file main-frn.tex, tanto poi lo compili a parte; oppure
(b) non usi il pacchetto frontespizio, ma nella tua tesi apri un bell’ambiente titlepage e dentro ci metti quello che vuoi e dove vuoi con i font di corpo, forma, serie e famiglia che vuoi. È molto meno difficile di quello che pensi. Naturalmente ti occorre un mezz’oretta per aggiustare le cose come vuoi compilando diverse volte; ecco quindi che usare frontespizio, nonostante la sua “rigidezza” farebbe risparmiare molto tempo.Purtroppo a te non è successo di risparmiare tempo usando frontespizio perché hai dovuto consumare alcuni giorni per arrivare al \pdfinclude come ancora di salvezza; se avessi composto la tua titlepage fin dall’inizio avresti impiegato una mezz’oretta.
Ora, davvero non resta che capire perché sulla tua macchina la procedura indicata da Enrico nella documentazione di frontespizio non abbia funzionato; e sì che sulle macchine Windows non è nemmeno una questione di lettere maiuscole o minuscole (che nei sistemi UNIX nei nomi dei file sono distinte e indicano file diversi). Che io ricordi, sei l’unica persona a cui sia capitata una cosa del genere, quindi è molto, molto strano. 😕
19 Settembre 2012 alle 18:03 in risposta a: ClassicThesis e numeri romani maiuscoli nel frontmatter #78634::
Si può fare, ma non definendo \thepage come \textsc{\value{page}}; bisogna lasciare che hyperref prelevi per i suoi hyperlink il numero romano minuscolo e che in tutti i posti dove può apparire \thepage, qual posto contenga \textsc{…} oppure \scshape, come è più comando a seconda dei casi; quindi nelle testatine/piedini; nell’indice generale, nei riferimenti dell’indice analitico, nell’uso di \pageref (con \vpageref o \vref è molto più complicato), non credo che abbia importanza che hyperref usi per i suoi collegamenti ipertuestuali i numeri minoscoli o maiuscoletti, l’importante è che li possa usare, ma non li mostrerà mai sullo schermo.è un lavoraccio; io, come ho già detto, l’ho fatto per la GuidaGuIt, che per altro usa hyperref con rinvii anche alle pagine in maiuscoletto, ma l’ho fatto con la classe book; l’ho fatto con la classe texnologie basata su book oppure, a scelta, su memoir. Non avrei cuore a mettere le mani sulle classi Koma Script e sui loro derivati come ClassicThesis e ArsClassica, non perché sia particolarmente difficile, ma perché non mi ci trovo con il codice sorgente di quelle classi, anche ce ci ho messo le mani dentro più di una volta.
Non credo, dopo averle provate tutte (almeno tutte quelle che conosco), che si possa risolvere il problema cercando di mettere delle toppe ai comandi esistenti. Ma non escludo che invece sia possibile, solo che non ne sono capace. Chissà con i comandi l3…?
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Ragazzi, aveta ragione a lamentarvi che la documentazione di moderncv è scarna. ma per scarna che sia l’uso di texdoc è tamente semplice che se da quualcoa di nuono uno ha il risultato subito. Se da una documentazione come quella di moderncv, la strada è un’altra, visto che se si ha a bordo moderncv si ha a bordo anche tutta la sua documentazione anche quella meno scarna. Bata cercare l’albero principale del sistema TeX sul propio disco rigido; tutti sappiamo usare Explorer su Windows, Finder su Mac, Navigator o uno degli altri programmi adatti allo scopo con Linux; Bene usiamolo, prima di andare a disturbare la rete.In [radice dell’albero del sistema TeX]/doc/;atex/moderncv/examples si sono diversi file .tex e diversi corrispondenti file .pdf che esemplificano l’uso di moderncv. (per Windows cambiare lo slash in backslash)
Dov’è la radice dell’albero? Non lo so dove sia con i vari sistemi operativi e le varie distribuzioni, ma ognuno di voli lo può trovare facilmente se usasse il visualizzatore di cartelle e file, comunque si chiami sulla vostra macchina.
Se poi per un dato pacchetto sotto doc/ non si trovasse proprio niente, allora si può ricorrere alla rete, con cautela, perché sulla rete si trova di tutto e il contrario di tutto.
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L’errore è stato mio, di interpretazione delle tue richieste. Prova questo codice:`\documentclass{book}
\usepackage{rotating,booktabs, multirow,array}\newcolumntype{P}[1]{>{\centering}p{#1}}
\begin{document}
\begin{sidewaystable}[hp]
\caption{Scheme of the historical phases of colorimetry, vision stages, visual fields with reference to CIE standard systems}
\label{tab1}
\centering
\begin{tabular}{llP{0.2\columnwidth}P{0.2\columnwidth}P{0.2\columnwidth}}\toprule
& & \multicolumn{3}{c}{\textbf{Historic evolvement}} \\\cmidrule{3-5}
& \multirow{5}*{ } & 1\textsuperscript{st} historic phase & 2\textsuperscript{nd} historic phase & 3\textsuperscript{rd} historic phase\tabularnewline
& & \emph{“colour appearance”} & \emph{“colour difference”} & \emph{“colour appearance”}\tabularnewline[2ex]
& & 1\textsuperscript{st} vision stage & 2\textsuperscript{nd} vision stage & 3\textsuperscript{rd} vision stage\tabularnewline
& & \emph{transduction} & \emph{adaptation} & \tabularnewline[2ex]
& & psychophysic system & psychometric system & \dots \tabularnewline\cmidrule{2-5}
\multirow{4}*{field of view\rule{0pt}{3ex}}& \multirow{2}*{foveal vision} & CIE 1931 std observer & CIELUV/LAB systems & CIECAM Retinex \tabularnewline
& &\textsc{Judd-Vos} observer \tabularnewline[2ex]
& extra-foveal vision & CIE1 964 supplemental observer & CIELUV/LAB systems & \dots \tabularnewline\bottomrule
\end{tabular}
\end{sidewaystable}
\end{document}` Nel [tt]\rule{0pt}{3ex}[/tt] aggiusta il coefficiente 3 con opportuni decimali in più o in meno.
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Tanto nella non è, come tabella, ma se proprio insisti devi caricare il pacchetto array e definire, per tua comodità un nuovo tipo di colonna (incidentalmente è del tutto inutile che alleghi un file tex identico a ciò che si trova nel riquadro del codice, senza che sia un esempio minimo compilabile; questo vuol dire che, scaricato il file e salvatolo con un nome (se occorresse), esso deve essere subito compilabile senza bisogno di andare a cercare in giro i pacchetti che potresti avere usato)
Io di do il codice completo compilabile:`\documentclass{book}
\usepackage{rotating,booktabs, multirow,array}\newcolumntype{P}[1]{>{\centering}p{#1}}
\begin{document}
\begin{sidewaystable}[hp]
\caption{Scheme of the historical phases of colorimetry, vision stages, visual fields with reference to CIE standard systems}
\label{tab1}
\centering
\begin{tabular}{llP{0.2\columnwidth}P{0.2\columnwidth}P{0.2\columnwidth}}\toprule
\multirow{12}*{field of view} & & \multicolumn{3}{c}{\textbf{Historic evolvement}} \\\cmidrule{3-5}
& \multirow{5}*{ } & 1\textsuperscript{st} historic phase & 2\textsuperscript{nd} historic phase & 3\textsuperscript{rd} historic phase\tabularnewline
& & \emph{“colour appearance”} & \emph{“colour difference”} & \emph{“colour appearance”}\tabularnewline[2ex]
& & 1\textsuperscript{st} vision stage & 2\textsuperscript{nd} vision stage & 3\textsuperscript{rd} vision stage\tabularnewline
& & \emph{transduction} & \emph{adaptation} & \tabularnewline[2ex]
& & psychophysic system & psychometric system & \dots \tabularnewline\cmidrule{2-5}
& \multirow{2}*{foveal vision} & CIE 1931 std observer & CIELUV/LAB systems & CIECAM Retinex \tabularnewline
& &\textsc{Judd-Vos} observer \tabularnewline[2ex]
& extra-foveal vision & CIE1 964 supplemental observer & CIELUV/LAB systems & \dots \tabularnewline\bottomrule
\end{tabular}
\end{sidewaystable}
\end{document}`Le colonne p hanno il contenuto centrato (ma l’effetto non è carino; l’ho fatto lo stesso per mostrati come si fa) i fine riga sono sostituiti con \tabularnewline, pratica normale quando si specifica un tipo di composizione diverso da quello giustificato dai due lati; è mostrato come si definisce un nuova colonna con parametro, adatta al tuo caso; è tolta la riga vuota prima di \toprule; se vuoi dello spazio, metticelo esplicitamente oppure usa il pacchetto caption e configura le didascalie delle tabelle come oggetti da mettere sopra la tabella. Infine, come vedi la tabella è centrata nella pagina senza bisogno di fare nulla; a te non viene centrata?
Il parametro di posizionamento h te l’ho lasciato, ma è ovvio che non ci sta a fare nulla, una tabella da girare di solito è a piena altezza, o comunque piuttosto larga, quindi “qui” (here) non ci sta proprio.
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Come al solito, aprendo un terminale o prompt dei comandi, scriverci dentro texdoc moderncv, premere invio e poi leggere quanto appare sullo schermo.
La documentazione ufficiale è sempre la prima che va letta, capita e seguita; il resto sono dettagli, qualche volta utili, ma che spesso non ci si accorga che non sono compatibili con la documentazione ufficiale.
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Ma tutto quello che descrivi per il controrelatore è compito del relatore. Il controrelatore dovrebbe in seduta di laurea attaccarti senza preavviso e confutare le tue tesi o criticare i tuoi risultati; il suo compito non è quello di “proteggerti” da errori ma di metterli in pubblico davanti alla commissione di laurea.
Per fortuna nell’ateneo dove lavoravo non esisteva questo ruolo ingrato, e per fortuna da noi era il laureando che presentava il suo lavoro, non il relatore, al quale era fatto esplicito divieto di intervenire durante l’esame vero e proprio. Quindi in un certo senso tutti i membri della commissione potevano porre delle domande cattive o chiedere spiegazioni a cui il candidato non sapeva rispondere, ma non erano controrelatori, erano semplicemente degli esaminatori.
Poi, a candidato congedato e con la commissione d’esame di laurea riunita a porte chiusa, la commissione decideva tutto quel che c’era da decidere sul voto da assegnare all’esame appena sostento; qui il relatore poteva intervenire, essenzialmente per descriver il modo di lavorare del candidato, quanto aveva fatta propria le tecnica di ricerca e di studio del problema trattato nella tesi, quali erano i suoi modi di interagire con il relatore e gli eventuali correlatori e altee simili informazioni valide per valutare l’immersione totale del candidato nella problematica della tesi.Ma che il controrelatore sia una figura ufficiale o non lo sia i un particolare ateneo, egli, come il relatore e gli eventuali correlatori non sono da ringraziare, perché hanno svolto il loro lavoro istituzionale; vanno ringraziati, eventualmente, i tutori aziendali, perché nell’assistere un laureando hanno fatto qualcosa che esula dei loro compiti istituzionali/contrattuali nell’azienda dove lavorano.
Quindi vedi che i ringraziamenti , chiunque si ringrazi, sono per lo più superflui e un tentativo di ingraziarsi le persone ringraziate, se hanno svolto un compito ufficiale. Gli altri, dai genitori, ai fratelli, sorelle, fidanzati, fidanzate, mogli, mariti, figli, nonni, zii, e amici vari non hanno titolo ad essere ringraziati; nemmeno i genitori, che per altro, per lo più hanno mantenuto agli studi il lareando; per legge hanno fatto il loro dovere istituzionale. Questo non vuol dire che non si debbano nutrire sentimenti filiali o fraterni o comunque di calda amicizia con tutte le persone che non si dovrebbero ringraziare, ci mancherebbe altro, ma questi sentimenti si esprimono in circostanze e in modi diversi.
Scusami; sembra che io ce l’abbia con te. Non è così; anche se l’argomento è un po’ off topic rispetto al titolo del filone, credo che non guasti ricordare di non abbandonarsi ad abitudini spagnolesche d’altri tempi, col rischio di fare delle figure miserrime.
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Se metti due loghi, devi anche indicare due università, due facoltà, eventualmente due dipartimenti, due relatori, eccetera.
Non ha molto senso.Ma se proprio vuoi creati un file jpg che li contenga tutti e due; qualunque programma di fotoritocco te lo lascia fare, a cominciare dal programma gratuito GIMP multipiattaforma.
Oppure con un semplice file tex e la classe standalone, ti crei una figura con i due loghi affiancati e separati da uno spazio adeguato, scalati in modo che siano almeno alti uguali; compili con pdflatex e il risultato è un file pdf già scontornato, facilmente usabile per l’inserimento della coppia di loghi nel frontespizio.
Ricordati però quello che ho detto sopra: o metti tutto in doppio, o non ha senso.
18 Settembre 2012 alle 19:43 in risposta a: Errori e warnings nell’articolo con ClassicThesis #78760::
Il messaggio che hai riportato nel primo riquadro è piuttosto chiaro: square non è definito fra le cose che si possono definire mediante opzioni del tipo chiave=valore. Questo fatto succede nel file biblatex2.sty sembrerebbe alla riga 10286.Può darsi che nel chiamare biblatex to abbia esplicitato una opzione square o un valore square che non puoi specificare, come è possibile che l’errore sia nell’adattamento di ClassicThesi per scrivere articoli.
Forse basta consultare la documentazione di biblatex2.sty, Forse l’errore c’è ma è stato causato da qualcosa che prima andava, poi con i continui aggiornamenti di biblatex non va più.
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Quando lavoravo con LaTeX209 che non disponeva delle macro per caricare i pacchetti, avevo usato un file epsfig.sty che credo funzionasse anche con plain tex; lo si invocava mettondo il nome del pacchetto senza estensione come se fosse stata una opzione di \documentstyle (quello che corrispondeva più o meno al moderno \documentclss).Con l’avvento di LaTeX2e, il pacchetto è stato riscritto per offrire un certo livello di compatibilità con il vecchio pacchetto. Non so fino a che punto questo sia vero e in particolare se l’epsfig moderno sia in un certo senso compatibile con plain TeX. Però uoi provare; oppure se riesci a mettere le mani sui dischetti di qualche distribuzione del sistema TeC degli anni ’80 forsi ritrovi il vecchio epsfig.sty e forse te la cavi con l’inclusione del logo dell’università. Per il resto del frontespizio non ci sono problemi nemmeno con plain TeX; l’unica difficoltà che vedo è prorpio quella di includere il logo; naturalmente il vecchio epsfig.sty lavorava solo con figure encapsulated postscript, eps.
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Se mi permetti un commento del tutto personale, non è legante usare plainTeX per comporre qualunque cosa.Se uno ne sa abbastanza di TeX e di Plain Tex, allora può tranquillamente definrsi le proprie mcro LaTeX per fare qulunque divoleria che gli venga in mente; la maggior parte — non tutti, però — dei compandi di plain sono comresi dentro LaTeX; la totalità dei comandi di base di TeX sono il sottofondo su cui lavora LaTeX; quindi non ci sono problemi a definirsi delle macro usando i comandi “primitivi” su cui sono costruite le macro di plain e le macro di LaTeX e le macro di qualunque pacchetto che si voglia usare con LaTeX.
Solo che LaTeX ha molti più utenti e quindi la maggior parte dei pacchetti esistenti fra gli oltre 2500 che vengono distribuiti con TeX Live completo sono essenzialmente pacchetti la cui interfaccia per essere usati è l’interfaccia LaTeX.
Nei limiti in cui io conosco il linguaggio primitivo, quello di plain e quello di latex, e li conosco benino, io mi sono fatto cose che mi soddisfano molto, ma non ho mai scritto anche soltanto due righe con plain TeX
Non ti voglio dare del masochista, assolutamente; ma pensaci bene prima di ricorrere a plain TeX per comporti qualsiasi cosa, meno che mai la tesi.
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