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Ricorda le tre impostazioni per la codifica devono essere coerenti:1) la codifica preimpostata o impostata per il funzionamento dell’editor
2) la codifica con coi si è salvato il file
3) la codifica specificata al pacchetto inputencSe queste tre codifiche non vanno d’accordo, la composizione del documento non avviene in modo corretto.
Se qualche volta gli accenti non ti appaiono, controlla tutte e tre le codifiche.
Trucco: qualche volta l’editor, attraverso il bottone che si clicca per eseguire la composizione, manda al programma di composizione l’opzione di funzionamanto “nonstopmode”; attraverso le impostazioni dell’editor, cambia questa modalità in “errorstopmode”; in questo modo la composizione si ferma nel punto in cui si incontra un carattere non conforme alla codifica, ne indica la riga, e così puoi andare a vedere nel file sorgente esattamente che cosa c’è in quel punto che distrurba la composizione; se quando il il compositore si ferma vuoi riavviarlo dal punto in cui si era fermato, premi il tasto s (maiuscolo o minuscolo, è indifferente) e la composizione riparte, ma l’informazione relativa a quell’intoppo viene scritta anche nel file log che puoi aprire con lo stesso editor e puoi leggere con tutta calma le informazioni relative all’errore.
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Ti confesso; io uso LaTeX da quasi 30 anni; i primi documenti che ho scritto li ho composti su una macchina DOS, con code page/codifica 437; figurati!
Col passare degli anni, essendo arrivato LaTeX2e con la possibilità di scegliere le codifiche di ingresso e di uscita, sono passato prima ad ansinew, poi a latin1; da quando ho un Mac, mi sono spostato progressivamente su utf8, e uso questa codifica anche se scrivo in inglese; utf8 non accetta solo le lettere accentate, ma anche una quantità di simboli che si hanno in tastiera, come §, ±, °, ç, ed altri, ma in particolare la mia tastiera mi consente di usare sia le virgolette alte (inglesi) sia quelle basse (caporali) e le uso con la massima comodità; inoltre, anche quando si scrive in inglese capita di citare un nome straniero contenente diacritici o l’indirizzo di una strada in tedesco (Straße); anche scrivendo in inglese può essere utile scrivere una breve epigrafe in greco; con la codifica utf8 e i pacchetti giusti scrivi con pdfLaTeX tutto quanto non sia strettamente un carattere ASCII; se poi usi Xelatex scrivi anche con l’alfabeto che ti pare, purché tu abbia scelto font che contengano quell’alfabeto (latino, greco, cirillico,arabo, ebraico, copto, ecc.).Oggi consiglio e raccomando di usare sempre utf8. Consiglio anche di scrivere in testa ad ogni file la riga o le righe magiche che permettono ad un editor di autoconfigurarsi per la codifica usata per salvare il file. Sul Mac ci sono gli editor TeXShop, TeXworks, Aquamacs, emacs, che sono capaci di farlo; sulle macchine Windows e Linux gli editor TeXworks ed emacs sono capaci di farlo; su tutte le macchine e con qualsiasi editor la riga di configurazione serve sempre all’utente per ricordare, leggendolo in chiaro, quale codifica sia stata usata inizialmente per creare il file, cioè serve ad “autoconfigurare” l’utente 🙂 !
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C’è qualcosa di più che non va oltre al numero di sezione aumentato di una unità. La prima riga del testo è distanziata dalle successive e la numerazione delle righe comincia dalla seconda riga; in effetti la riga etichettata 5 è la sesta.Non conosco né ledmac né ledpar, quindi non ti so dire come correggere, ma per quel che potrei dire io, da perfetto ignorante, se i due testi paralleli stessero in due colonne sulla stessa pagina, il comando di sezionamento potrebbe essere messo una volta sola fuori dal testo appaiato. e varrebbe per entrambe le colonne. Probabilmente per fare questo non bisogna usare l’ambiente pages, ma siccome non so niente dei pacchetti che usi, ti ho solo dato una idea ma, purtroppo non ti so indicare come realizzarla.
::\strip@pt fa qualcosa di più: se il valore del registro è un numero intero di punti, elimina il .0 che rimarrebbe dall’espansione di \the\ypanel
È vero, ma qualche volta rimpiango che lo faccia; ci sono circostanze in cui preferirei che il [tt].0[/tt] restasse. E per rimettercelo dovo fare altre (piccole) acrobazie per esaminare il valore che \strip@pt mi ha lasciato e eventualmente appendere quella piccola stringa.
11 Luglio 2012 alle 14:00 in risposta a: Problema di compatibilità di Latex con Adobe Reader X #75976::lorenzo7″ post=75259Sì, ho compilato il file sorgente con Texworks (già dentro MIkTex) ed ha visualizzato subito. E in effetti Texstudio o Texlive possono fare comodo se hanno una barra ricca di comandi (a differenza di Texworks).
Grazie.
LorenzoTeX Live? In realtà la distribuzione del sistema TeX chiamata TeX Live è forse un po’ diversa dalla distribuzione dello stesso sistema chiamata MiKTeX (entrambe installate nella forma completa) differiscono solo perché TeX Live è più aggiornata, ma viste l’una o l’altra attraverso TeXstudio o TeXworks o qualunque altro editor le minime differenze di aggiornamento si manifestano molto raramente.
La differenza grossa è che l’installatore di TeX Live di default installa la distribuzione completa, mentre l’installatore di MiKTeX di default installa la distribuzione di base, tutt’altro che completa. Poi ci sono operazioni, come aggiungere un font comperato, o impostare il necessario per una nuova lingua (io l’ho fatto relativamente spesso) l’editor non c’entra niente perché bisogna dare solo comandi nella finestra comandi, per le quali con TeX Live non ho problemi, con MiKTeX talvolta sì.
È per questo che pur essendo stato uno dei primi ad usare MiKTeX in Italia (ancora sotto Win95 con processore a 16 bit), l’ho lasciato dando la preferenza a TeX Live e MacTeX.
::robitex” post=75246Non era poi così banale…
Grazie mille per le accurate spiegazioni.
ps. \strip@pt\ fa parte del nucleo di LaTeX vero?
R.Le magie di Enrico non sono per niente banali, ma sono pensate e prendono in considerazione anche questioni riguardanti l’eventuale numero di espansioni e di conseguenza la fragilità dei comandi.
Tuttavia, come dice Enrico, usare \strip@pt, comando del nucleo di LaTeX da quando questo genere di conti deve essere eseguito per gestire i font con il New Font Selection Scheme (che a noi non sembra nemmeno più nuovo, visto che lo usiamo dal 1994, da quando è uscito il LaTeX2e). Ovviamante non è documentato, almeno non lo è se non si vanno a leggere i documenti ltx….dtx nella cartella source.
Io ho scoperto \strop@pt un 7-8 anni fa e da allora per me è diventato un comando di uso quasi giornaliero. Non trovo che sia fragile, anche se forse lo è; dipende da come viene usato, naturalmente, ma non mi è mai capitato che il comando mi si “rompesse” fra le mani; tra l’altro la sua sintassi è semplicissima:[tt]\strip@pt[/tt]
Nel tuo caso, per esempio:
`\edef\yp{\strip@pt\ypanel}`
permette di stivare in \yp solamente il valore in punti senza “pt”; esattamente quello che volevi fare e fatto in modo semplicissimo.
Certo se la definizione di \strip@pt fosse fatta con la seconda definizione di Enrico ne guadagnerebbe anche il codice interno di LaTeX.
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Ti avrei risposto”Guarda sull’Arte a pagina…”, ma non sono riuscito a trovare la pagina e nessuna descrizione della differenza fra i comandi normali e quelli asteriscati.Ti direi allora “guarda sulla guida GuIT a pagina …” ma il fatto che il titolo di un capitolo composto con un comando di sezionamento asteriscato non vada a finire nelle testatine non è descritto nemmeno lì (provvedo subito)..
Se però usi la classe book e i capitoli non numerati li usi solo nella parte preliminare, cioè quando è in vigure la dichiarazion (implicita) \frontmatter, indichi tali capitoli con il comando NON asteriscato e il loro titolo va nell’indice e nelle testatine senza problemi.
se invece hai bisogno di un capitolo non numerato nella parte principlae del tuo documento, dopo che hai dato la dichiarazione \mainmatter (perché vorresti fare una cosa simile? ha poco senso) allora devi dare i tre comandi seguenti:
`
\chapter*{Capitolo non numerato}
\addcontentlsline{toc}{chapter}{Capitolo non numerato}
\markboth{Capitolo non numerato}{Capitolo non numerato}
`La seconda riga serve per aggiungere l’indicazione nell’indice, e la terza riga serve per metterne il titolo in entrambe le testatine; generalmente i capitoli non numerati non sono divisi ulteriormente con \section* e \subsection*, ecc, quindi lo stesso titolo nelle testatine destra e sinistra ci sta bene.
[EDIT]
Ho appena aggiornato la GuidaGuIT alla versione 0.98t del 2012/07/11, ma ci vorrà qualche giorno perché sia disponibile sul forum
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Be’, non so se il testo sia abbastanza chiaro, ma lhai rivisto anche tu, almeno in parte; o estrai della appendice Codifiche di entrata e di uscita dalla Guda GuIT quello che vuoi, o reindirizzi direttamente a quella appendice.
Chiaro poi che se uno non legge le guide, nemmeno quando si da loro il link, c’è poco da fare.E se facessimo una guidina tematica partendo da quell’appendice? Si potrebbe dare direttamente il link alla guida tematica e non ci sarebbero scuse per non leggere perché spaventati dalla mole dei “libri” mallopposi come l’Arte o, peggio, la GuidGUIT.
10 Luglio 2012 alle 13:41 in risposta a: \frontmatter: impostazione degli indici e problemi vari #75877::
Hai ragione; ho corretto il messaggio precedente perché non ci vuole \clearpage, ma \cleardoublepage. Scusami per la svista.Per rendermi tuo complice ti ho già detto come fare.
Per i ringraziamenti non saprei che cosa dirti: se si tratta di una tesi io non li metterei; se si tratta di un saggio li metterei non come capitolo, sia pure non numerato, a se stante a ma come ultimo capoverso dell’introduzione o della tua presentazione (generalmente la Presentazione è un testo di poche pagine scritto da una persona diversa dall’autore, ma esistono altri tipi di sezionamento come, per esempio Premessa, Impostazione del testo, o con la modestia che distingue gli accademici tedeschi, il celeberrimo Konrad Lorentz, premio Nobel ecc ecc ecc, scrisse un testo “L’altra faccia dello specchio” (se ricordo bene) con finalità divulgative, dirette ad un pubblico non specialistico, con una Premessa intitolata “Prolegomeni gnoseologici” 😯 Nonostante questo, il libro era interessantissimo.)
Spero che tu non introduca i tuo saggio con un titolo così “insignificante” 😉
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Dopo aver letto l’appendice D citata nel filone che ti Ha indicato Lorenzo, ricordati, prima di fare qualunque modifica, di deciderti se vuoi continuare ad usare la codifica latin1, oppure se vuoi passare alla codifica utf8. In ogni caso la codifica con cui il file è ceato e salvato e quella indicata come opzione di inputenc devono coincidere.Siccome usi TeXworks hai due possibilità:
1) passi a utf8: per fare questo segui la procedura dell’appendice D e cambia l’opzione data ad inputenc, impostandola a utf8.
2) vuoi conservare la codifica latin1; allora ripristina qla codifica originale seguendo la procedura dell’appendice D, ma prima di salvare con quella codifica scrivi in testa al documento questa riga di commmento “magica”:
`
% !TEX encoding = IsoLatin
`
poi salva.Questa riga magica fa sì che, anche se TeXworsk è preimpostato per usare la codifica utf8, quando legge quella riga la interpreta e si autoconfigure con la codifica specificata (IsoLatin in questo caso, che sarebbe latin1) e continua a trattarti il file coerentemente con la codifica che vuoi conservare
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TeX Live 2012 e MacTeX mantengono lo stesso meccanismo per la scelta dei pattern di sillabazione da inserire nei formati.Quindi se qualche utente dispone di qualche pattern file non standard e per il 2011 ha creato il file language-local.dat oppure il file language-local.def, dopo avere installato la nuova versione di TL deve eseguire come amministratore il comando [tt]sudo tlmgr generate language.dat[/tt] oppure o anche [tt]sudo tlmgr generate language.def[/tt] poi puoi lanciare l’applicazione per rigenerare tutti i formati o solo quelli che gli interessano; la cosa più semplice è di rigenerarli tutti con il comando: [tt]sudo fmtutil-sys –all[/tt].
Ricordo che language.def contiene la lista dei file di pattern compatibili con utf8 e language.dat i file che non richiedono il meccanismo speciale messo in piedi per gestire i pattern utf8-compatibili. I file utf8-compatibili riguardano quasi tutte le lingue; quelli che non sono utf8-compatibili riguardano file sperimentali o per lingue strane per le quali occorrono mezzi diversi per gestire i loro pattern; per impostazione predefinita quando si guarda l’elenco delle lingue i cui pattern siano caricati nel formato, prima vengono elencate le lingue particolari o i pattern sperimentali gestiti con language.dat, poi in ordine più o meno alfabetico le lingue gestite con language.def. per impostazione predefinita attualmente pdflatex ha un formato con 75 lingue i cui pattern siano già caricati nel file di formato.
Spero che in un prossimo futuro anche questa questione delle lingue “locali” venga gestita nella stessa maniera delle lingue “ufficiali”.
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Nella versione 2012 di TeX Live e MacTeX la gestione delle mappae dei font è cambaita leggermente rispetto al passato; la maggior parte degli utenti non se ne accorgerà nemmeno, ma per chi avesse installato dei font particolari e avesse seguito la procedura della updmap-local.cfg suggerita nella intestazione della updmap.cfg e nella documentazione di TL2011, può procedere semplicemente così:1) va in …/texmf-local/web2c/ dove aveva creato updmap-locla.cfg e le cambia nome (autenticandosi con sudo o comandi simili a seconda del sistema operativo per avere i privilegi necessari) chiamandolo updmap.cfg; alternativa, sempre con i privilegi di amministratore, ne crea una copia o un alias o un symlink con il nome updmap.cfg; tutto ciò sempre nella stessa cartella dell’albero locale.
2) con i privilegi di amministratore, se necessario, aggiorna i database dei nomi dei file: [tt]sudo mktexlsr[/tt]; con [tt]kpsewhich –all updmap.cfg[/tt] verifica che fra le configurazioni per le mappe ci sia anche quella vera o simbolica creata al punto 1) nell’albero locale.
3) con i privilegi di amministratore ora lancia il programma updmap-sys: [tt]sudo updmap-sys[/tt]; qualche istante dopo le mappe sono aggiornate e contengono anche i suoi font non standard.
Per gli utenti di MiKTeX non so se anche questa distribuzione sia stata aggiornata nello stesso modo per quanto rigurada la gestione delle mappe; ma se e quando MiKTeX verrà aggiornato in questo senso non è dato sapere, perché il povero bravissimo Christian Schenk non riesce da solo a stare dietro a tutta la frenesia del numeroso gruppo di lavoro che opera sulla distribuzione TeX Live.
Ciao
Claudio
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Mettere pagine bianche è sempre possibile, ma scrivendo oneside è sicuramente uno spreco, e non ha senso parlare di pagina di destra, se non per quando guardi il tuo file allo schermo visualizzandolo due pagine alla volta. Guardando due pagine alla volta non c’è niente che sfarfalli; guardando una pagina alla volta, la destra e la sinistra non esistono più.La soluzione è di usare twoside e di impiegare il pacchetto geometry per impostare il rapporto dei margini pari a 1: hmarginratio, pagina 9, §5.4 della documentazione di geometry.
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