OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 8,401 al 8,415 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: [Risolto] Paracol e figure*. Compilazione infinita! #75904
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Se è per \textsubscript mettiti nel preambolo dopo \makeatletter il codice:
      `\makeatletter
      \DeclareRobustCommand*\textsubscript[1]{%
      \@textsubscript{\selectfont#1}}
      \def\@textsubscript#1{%
      {\m@th\ensuremath{_{\mbox{\fontsize\sf@size\z@#1}}}}}`
      E hai risolto il problema. Il codice è semplicemente copiato da fixltx2e.sty…:wink:

      Però volevo anche sollevare un dubbio: Ho letto con cura la documentazione di paracol; se deve servire per comporre testi paralleli in lingue diverse, non ha senso mettere figure dentro all’ambiente paracol; le figure suppongo che non siano diverse da una lingua all’altra, al massimo lo è la didascalia; ma a questo punto paracol è in grado di comporre la didascalia in testi paralleli? Non credo, ma non ho provato. Sicuramente si correrebbe il rischio di comandi fragili, visto che il testo della didascalia è un argomento mobile. In sostanza per gli oggetti con didascalia bisogna comporre questi oggetti fuori dall’ambiente paracol e probabilmente è necessario comporre un’unica didascalia con i testi nelle due lingue che si susseguono l’uno all’altro, non su colonne parallele.

      Faccio queste osservazioni a ragion veduta, anche se non conosco il tuo particolare testo bilingue. Io molti anni fa mi sono costruito un ambente simile a quello del pacchetto parallel; sicuramente non simile a paracol, perché non faceva le cose che questo paracol invece fa; ma mettevo in parallelo latino con tedesco, latino con greco politonico, ingelse e copto bohairico, quindi per scopi non banali. il mio ambiente rispettava le liste di tipo description e itemize, non enumerate, non permetteva di assegnare larghezze diverse alle due colonne; tuttavia funzionava bene per lo scopo che mi ero prefissato. Avevo escluso però di mettere figure parallele, equazioni parallele, tabelle parallele, e simili oggetti che sono in generale interpretabili senza bisogno di usare una data lingua; al massimo le intestazioni delle colonne di una tabella potevano richiedere nomi in due lingue e così le didascalie degli oggetti mobili. Ecco perché ti pongo la domanda; io non ho una risposta, ma te la pongo perché tu dia una risposta a te stesso: Le figure separate per colonne parallele sono necessarie nel mio documento bilingue?

      in risposta a: [Risolto] Paracol e figure*. Compilazione infinita! #75902
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        No, nell’esempio della documentazione c’è solo \begin{figure*} senza l’opzione di posizionamento. NOn dico che si essenziale, ma apparentemente la documentazione non è stata composta nemmeno con il pacchetto fixltx2e. Tu scrivi che usi questo pacchetto per “[tt]%per il pedice testuale in inglese[/tt]”.
        Non so che cosa tu voglia dire, ma certamente da un lato fixltx2e cerca di sistemare correttamente la sequenza delle figure in [tt]\twocolum[/tt] mode; ma il modo di comporre di paracol è molto particolare tanto che nell’esempio della documentazione le figure, compresa quella a piena pagina, sono sistemate in modo che i loro contatori siano globali e sono sistemate correttamente, indipendentemente da fixltx2e, perché le figure sono specificate nell’ordine giusto o in un ordine che fortunosamente viene emesso in output nel modo desiderato.

        Il pacchetto è interessante, ma il posizionamento dei floats a piena pagina è docuntato in modo strano, direi opposto a quello che l’esempio sembrerebbe produrre.

        Non mi stupisco che con fixltx2e il programma entri un loop infinito; è il suo tentativo di mettere la tua figura nell’ordine giusto rispetto alle altre figure (che non ci sono); non ho controllato su fixltx2e, ma ho il sospetto che anche quel pacchetto ponga delle limitazioni quando sono presenti figure in colonna e figure a piena pagina se il file contiene altre cose strane. Forse paracol introduce le cose strane.

        Scusami; il mio intervento non è una vera risposta e una decente spiegazione di quel che ti è successo, ma non vedo nessun errore concettuale nel tuo codice; se errore c’è, è quel [tt][t][/tt] per la figura a piena pagina, ma non c’è scritto da nessuna parte che sia incompatibile. O meglio, c’è scritto qualcosa nella documentazione di paracol, ma non capisco che cosa voglia dire: vedi pag.5, §5.1, colonna di sinistra, secondo capoverso.

        in risposta a: Bibtex #75892
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Aggiornando la tua distribuzione di TeX Live o di MiKTeX; col secondo forse ti tocca aspettare un po’; con il primo sembra in uscita a giorni o forse un paio di settimane, ma è aggiornabile all’ultima versione di ciò che era disponibile per TeX Live 2011. Se hai MiKTeX, forse puoi fare l’upgrade di biblatex direttamente con il suo package Manager; oppure ti scarichi il pacchetto da CTAN e te lo installi a mano.

          in risposta a: lgrx #75899
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Ho collaborato molto con Günther Milde; su alcuni punti abbiamo idee inconciliabili, ma riconosco che ha fatto un lavoro bellissimo.
            Per la verità alcuni dei difetti che imputa all’encoding LGR sono difetti solo ai suoi occhi, e molte cose che non possono essere fatte nativamente con il processo delle legature, si fanno benissimo con il pacchetto teubner. Ma, è vero, io non sono riuscito ancora a integrare teubner con la codifica unicode, anche se ci sto lavorando sopra da tempo. Penso che interromperò il mio lavoro, o lo ridimesionerò corposamente vista la disponibilità del pacchetto lgrx.

            Chissà perché Milde trova un difetto che con babel/gree/polutoniko/teubner non si possano usare le maiuscole greche con gli accenti precomposti sopra dette lettere; Magari ci fosse spazio nell’encoding LGR per le maiuscole precomposte con gli accenti a sinistra della maiuscola, ma con font di tipo Type 1 ai quali potevo pensare quando ho creato il font greci, con 256 posizioni usabili non c’era spazio per queste cose. Per altro gli accenti sopra le maiuscole sono una bruttura incredibile e tipograficamente interlineano le righe di testo perché sono troppo alte.

            Definitivo? Mah, mi sembra una parola grossa per cose riguardanti il sistema TeX che ha continuato ad evolversi negli ultimi diciamo 34 anni (a partire da TeX78); e poi non c’è limite al meglio (anche se è più frequente che non ci sia limite al peggio, ma non è certo il caso di lgrx).:smile:

            Non ho fretta di collaudare lgrx in prima persona; aspetto tranquillo che MacTeX 2012 venga reso accessibile; direi che non dovrebbe mancare molto.

            in risposta a: \frontmatter: impostazione degli indici e problemi vari #75875
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Cominciamo dicendo che due \clearpage si seguito non fanno nulla, ma si comportano come un solo \clearpage. Se vuoi che funzionino devi sempre metterci qualcosa prima, magari solo \null. Se vuoi che queste pagine bianche siano davvero bianche, carica il pacchetto emptypage, in modo che quando emetti \null\clearpage venga emessa davvero una pagina bianca, totalmente bianca, senza bisogno di specificare \thispagestyle{empty}.

              Proma della dedica specificherei \thispagestyle{empty}, perché il precedente comando si è esauroto con \clearpage.

              Per il resto devi dare un clearpage prima di \markboth: quindi
              `\cleardoublepage
              \pagestyle{myheadings}
              \markboth{\hrulefill\ \small\itshape Scritti di statistica economica} {\small \itshape Indice\ \hrulefill}
              \tableofcontents
              %
              \cleardoublepage
              \markboth{\hrulefill\ \small\itshape Scritti di statistica economica} {\small \itshape Elenco delle figure\ \hrulefill}
              \addcontentsline{toc}{chapter}{Elenco delle figure}
              \listoffigures
              %
              \cleardoublepage
              \markboth{\hrulefill\ \small\itshape Scritti di statistica economica} {\small \itshape Elenco delle tabelle\ \hrulefill}
              \addcontentsline{toc}{chapter}{Elenco delle tabelle}
              \listoftables
              %`
              Poi togli le maiuscole ai nomi e aggettivi comuni; fa molto anglosassone più che tedesco; i tedeschi usano le maiuscoel per i sostantivi, ma non per gli aggettivi.

              PS Se proprio voi l’indicazione di “pag.”, scrivimi all’indirizzo e-mail che trovi nei miei pacchetti su CTAN o negli articoli si ArtTeXnica, che trovi qui sopra nel nostro sito. Non lo metto nel sito, proprio per evitare che a qualcun altro venga voglia di intestare la colonna dei numeri di pagina con l’indicazione che si tratta di numeri di pagina. Senza cattiveria, visto che anche mia moglie è laureata in giurisprudenza; ma come fanno i giurisperiti a perdersi in una infinità di piccoli dettagli come questo, se non per esercitarsi nell’arte del cavillo. Prima della norma ci vuole la testa; nel nostro diritto positivo la testa deve essere usata sempre, visto che nessuna legge, per quanto dettagliata, pu`ø prevedere tutte le fattispecie; e quindi per non perdersi nei cavilli bisogna evitare di usare parole inutili. “pag.” in testa alle colonne dei numeri di pagina è inutile, quindi è un aggancio per un cavillo. 😉 🙂 😀

              Comunque ho buttato giù una bozza che richiede di aggiungere al preambolo 43 righe di codice…:sad:

              in risposta a: \frontmatter: impostazione degli indici e problemi vari #75873
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::

                P.S. per quanto riguarda il numeri romani, il problema maggiore non è che sono minuscoli, ma che la numerazione dell’indice spesso cambia e, per esempio, mentre sulla prima pagina dell’indice delle figure viene riportato il numero xi, nell’indice generale ad essa viene associato il numero xiii. Non è la prima volta che mi capita, ma solitamente, se procedo con il lavoro, dopo qualche decina di compilazioni, l’errore sparisce magicamente. Io non sono ancora riuscita a capire il perchè del fenomeno. Per caso è capitato anche a qualcun altro?[/quote

                Capita a tutti, perché la composizione degli indici è asincrona; va in sintonia ogni volta che compili due volte; la prima serve per mandare i nuovi dati al file aux, la seconda per prelevarli e usarli. Non ti preoccupare di avere gli indici sempre sincroni con l’ultima modifica; basta che siano a posto per la versione finale.

                È di nuovo la casa editrice che chiede che gli indici delle figure e delle tabelle compaiano nell’indice generale? Non è certo vietato, ma devi anche stare attenta a dove metti \addcontentsline, e se ci metti o non ci metti un \clearpage prima di dare \listof…
                Infatti le liste delle tabelle e delle figure vengono composte usando il comando \chapter* che da solo non mette niente nell’indice generale e bisogna farlo a mano.

                Scusa ancora se insisto su “pag.”, ma la richiesta non è mia bensì della casa editrice (anch’io sono dell’opinione che il rasoio di Occam è stata una delle migliori invenzioni dell’essere umano!); quindi mi confermi che questo obbrobrio tipografico non è fattibile in Latex?

                Tutto si può fare, talvolta arrampicandosi sui vetri e ottenendo risultati discutibili, molto discutibili; quello dell’intestazione della colonna dei numeri di pagina con l’indicazione “pag.” mi sembra uno dei casi decisamente più discutibili; che cosa mai potrebbero rappresentare quei numeri in un indice?

                in risposta a: \frontmatter: impostazione degli indici e problemi vari #75870
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Mentre affrontavo quanto ti ho scritto nel messaggio precedente, mi è tornato alla mente perché non avevo “corretto” il modo di stampare i numeri romani nell’indice della GuidaGuIT: perché con il font usato di default, il Latin Modern, non è disponibile il maiuscoletto nero.

                  Per aggirare questo problema è possibile aggirare il problema usando un comando come \simulatedSC descritto nel §17.4, ma poi esaminando meglio la questione, ieri sera ho scoperto che quella strada funziona solo in parte e ci vuole una macro molto più complessa, che tenga conto anche il fatto che il maiuscoletto riguarda solo le lettere minuscole dell’alfabeto latino e deve funzionare anche quando le lettere da trasformare hanno codice di categoria 12 (altro segno, segno analfabetico), invece che categoria 11 (lettera).
                  Ci ho messo una buona oretta e modificare il codice e finalmente ci sono riuscito; modificherò il §17.4 conseguentemente, perché la spiegazione richiede un paio di pagine e sarebbe troppo lunga per un intervento qui sul forum.

                  Se si volesse aggirare la difficoltà della mancanza della serie nera con il maiuscoletto dei Latin Modern, basterebbe adottare un font che ne disponga, come per esempio quello che si ottiene con il pacchetto fourier (font Utopia, se non ricordo male) e poi usare le impostazioni del pacchetto tocloft che ti ho già citato.

                  Il pacchetto fourier, secondo il mio parere personale, dovrebbe essere tenuto in considerazione più spesso; esso è completo anche per quel che riguarda la matematica ed è scritto dai francesi che hanno delle esigenze tipografiche molto particolari e molto più complesse delle nostre; le impostazioni del pacchetto consentono di riservare la composizione “alla francese” solo a scelta, ma anche disabilitando la composizione alla francese, restano disponibili molte cose che mancano con altri font o altri pacchetti, per esempio le lettere greche diritte in matematica (le si ottengono anche con i pacchetti txfonts e pxfonts, ma non è frequente trovare pacchetti che lo facciano).

                  in risposta a: Interlinea: come usarla? #75880
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    A meno che tu non abbia ricevuto prescrizioni *…* dalla tua facoltà o dal tuo relatore per comporre la tesi, non modificare assolutamente l’avanzamento di riga (chiamato anche interlinea, ma propriamente l’interlinea è lo spazio bianco fra due righe adiacenti, come per altro dice il nome; l’avanzamento di riga è la distanza fra le linee di base di due righe adiacenti, propriamente la somma del copro del font usato e dello spazio bianco aggiunto fra due righe adiacenti).
                    Impostare l’avanzamento di riga per tutto o per parte del documento è una pratica che deriva dall’uso improprio dei soliti word processor. LaTeX non è un wordprocessor ma un programma di composizione tipografica.
                    Certo anche con LaTeX, se sai quello che stai facendo, puoi modificare l’avanzamento di riga, ma per sapere quello che stai facendo devi avere studiato un mucchio di tipografia. Io non saprei farlo con competenza, perché la cosa dipende da molti fattori,per lo più estetici, che dipendono dalla scelta dei font, dal disegno della pagina, e da altri fattori relativi alla leggibilità del testo; noi dilettanti è meglio che non ci mettiamo le mani.

                    A meno che una facoltà o un relatore che non conoscono nulla di tipografia non prescrivano valori solitamente non solo sbagliati, ma molto sbagliati…:sad:

                    in risposta a: \frontmatter: impostazione degli indici e problemi vari #75869
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      Per la larghezza dello spazio che deve contenere il numero della sezione, c’è un passo nella GuidaGuIT, §17.4, che si riferisce alla formattazione delle righe indice per la lista delle figure e delle tabelle; comunque, nel tuo caso, basta mettere nel preambolo:
                      `\makeatletter
                      \renewcommand*{\l@section}{\@dottedtocline{1}{1.5em}{2.8em}}` e lo spazio di default di 1.5em diventa di 2.8em, che io giudico adeguato alla situazione, ma che puoi cambiare a tuo piacimento.

                      Pag. in testa alla colonna delle pagine ci sta malissimo; che cosa dovrebbero essere quei numeri e quelle lettere a fondo riga, se non i numeri delle pagine?

                      Piuttosto se vuoi essere perfetta (secondo il mio gusto) potresti vedere nella GuidaGuIT come mettere i numeri di paigna in maiuscoletto, invece che in minuscolo; i romani non conoscevano il minuscolo (anche se avevano dei modi di scrivere che precorrevano l’unciale con le lettere minuscole, vedi le iscrizioni a Pompei), a il puntino sulle i è apparso, se sono bene informato, solo verso la fine del 1400 presso il famoso protipografo Aldo Manuzio. Quindi i numeri romani minuscoli scritti in tondo minuscolo sono, sempre secondo me, orrendi. Sulla Guida GuIT e nel file che contiene le sue macro ci sono tutte le redifinizionil quella relativa ai numeri romani maiuscoletti è ampiamente descritta nella Guida, in una sua forma precedente alla attuale; vale la pena leggere il §17.4; ora la cosa si è fatta più complessa da quando le pagine dell’indice della Guida sono state rese link ipertestuali e il pacchetto hyperref non ha gradito le modifiche precedentemente eseguite. Ora sono ridefinite gli stili per comporre le pagine preliminari, in modo da rigenerare i piedini o le testatine con l’indicazione di scrivere il numero della pagina con \textsc; [scrivendoti scopro solo ora che ho il maiuscoletto dappertutto, tranne che nell’indice, 😳 debbo provvedere]. poi ti faccio sapere come ho risolto.

                      Queste cose si possono fare anche usando il pacchetto tocloft, ma io non amo usare pacchetti per fare cose che sono capace di fare da solo; e ogni volta che le faccio, imparo sempre qualche cosa di nuovo.

                      in risposta a: Immagine centrata a tutta pagina #75750
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Lorenzo, ti capisco, ma come diciamo sempre in questo forum, LaTeX è un text processor, non un word processor.

                        LaTeX è un linguaggio di markup, ma non solo, è anche un linguaggio di programmazione. Tu nell’Arte spieghi in pratica solo la parte markup, senza accennare alla programmazione se non in modo molto lieve. Giusto, se vuoi che l’Arte sia solo una introduzione al markup.

                        Ma perdi metà della bellezza di LaTeX se accarezzi troppo lievemente la programmazione; ogni dichiarazione ogni comando è anche una comando di un linguaggio di programmazione; ogni definizione è allo stesso livello di una procedura che restituisce un risultato; ogni ambiente è una procedura che tratta un oggetto. Se guardi LaTeX da questo punto di vista, ti accorgi che le dichiarazioni e i comandi non sono molto diversi, forse solo più scomodi, dei click di mouse che puoi fare con un word processor quando scegli qualcosa nei menù oppure quando evidenzi qualcosa poi apri un menù a tendina e scegli una operazione da fare sulla parte evidenziata. La differenza fra LaTeX usato in questo modo e un word processor è che in quest’ultimo il markup non appare sullo schermo, mentre con la composizione asincrona di LaTeX tu sai esattamente quale markup hai usato e come.

                        Che differenza c’è fra un word processor, e TeXshop, quando evidenzi una parola, scegli dalla barra dei menu Macros, Text styles, Emphasized? L’unica differenza è che il comando \emph con le sue parentesi graffe appare nel file sorgente, e per avere il file composto devi cliccare su Typeset. Le stesse azioni, con menu diversi, che faresti con Word, il quale, essendo sincrono, ti mostra subito il risultato.

                        E allora? Certo la programmabilità con i linguaggio LaTeX, o con Plain TeX, o con il linguaggio primitivo permette di scrivere file di classe, di estensione, eccetera, meglio che con la programmazione delle macro di Word (per lo meno meglio riguarda la mia esperienza, non dico che sia una affermazione assoluta). Allora ti accordi che minipage e \parbox sono essenziali, che LRbox è essenziale, che \providecommand. \renewcommand, \renewenvironment, e persino, sapendo quel che si sta facendo, \def, \edef, \gdef, \xdef sono utilissimi; ti accorgi che bisogna usare espressamente \@ifdefined e \@ifdefinable; ti accorgi che pacchetti come etoolbox sono comprensibili, solo se conosci gli inner working e ti accorgi della loro utilità perché sapendo come sono gli inner working usi quegli strumenti a ragion veduta. Ti accorgi che i codici di categoria sono essenziali, ti accorgi che c’è molto di più dietro a LaTeX che non soltanto del markup.

                        Se non vuoi illustrare questo “molto di più”, puoi almeno dedicare mezza pagina a spiegare la differenza fra il semplice markup e il linguaggio di programmazione; il lettore novizio saprà dunque che sta usando un programma in modo elementare, anche se può fare grandi cose sapendone pochissimo o quasi niente di inner workings; ma sa anche che se ha la pazienza di imparare il linguaggio e di conoscere gli inner working può fare grandi cose.

                        Visto che il nostro Grand Wizard sa fare magie impensabili, come pensi che ci sia arrivato? Tieni conto che lui, come me, abbiamo cominciato a usare TeX o LaTeX quando non c’era uno straccio di documentazione; voi della nuova generazione siete fortunati ad avere tutta la documentazione che ora è disponibile. Solo che talvolta, anche apparendo molto esperti, siete timorosi di provare vie alternative; apparite come persone (penso a dei bambini — voi non siete bambini, ma cercate di vedere la metafora) che, avendo un trenino a molla, non hanno il minimo desiderio di sapere come è fatto dentro.

                        Venti anni fa, quando chiedevo all’inizio del corso di alzare la mano a coloro che avevano smontato e rimontato un telefono di casa, mezza aula alzava la mano; quando nel mio ultimo anno accademico feci questa domanda agli allievi che avevo di fronte, nessuno alzò la mano. Certo sono i tempi che cambiano e la click generation non è interessata nemmeno a sapere che cosa c’è dietro il click. Nonostante la dimestichezza con il loro portatile, quanti sapevano che anche con Windows disponevano di una finestra per dare i comandi e scrivere dei piccoli script per fare cose che con il mouse sarebbero state impensabili? Risposta semplicissima: nessuno.

                        Ecco qual è la differenza fra i 20-enni, i 30-40-enni e i 60-70-enni. Non è detto che sia un male; anzi; per fortuna ci sono le differenze.

                        Ciò non toglie che hai avuto una idea bellissima a pensare all’Arte e di immaginare il tuo lettore tipo come un novizio assoluto o quasi assoluto. Non avevamo mai avuto in Italia un libretto così ben fatto; ora che ci ha messo le mani anche Il Linguista, è diventato ancora più chiaro e ancora più bello.
                        Quindi perché scrivo queste cose, visto che l’Arte mi piace? Perché osservo una certa resistenza culturale ad andare un po’ più in là del solo markup.

                        Ciao
                        Claudio

                        in risposta a: Sei proprio il mio typo #75811
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          No, come si sa bene, il sistema TeX è un segreto ben conservato da molti milioni di utenti 🙂

                          No, come spiega nelle faq, la classifica dei più apprezzati (non necessariamente più usati o più belli in assoluto) deriva da una media di classifiche fatte fra gli studi di design grafico, i font designer, gli uffici, per lo più di pubblicità, che usano i font commerciali; i CM e i loro numerosi figli non sono commerciali e non derivano dall’estro di disegnatori che, leggendo il libro che ho citato, sembra abbiano avuto vite avventurose, compreso Hermann Zapf, che di ha regalato i Dingbats oltre al Palatino, all’Optima, ed altri.
                          Ora noi nella distribuzione TeX abbiamo molti font in uso gratuito, sia nati dai nostri lombi, sia messi nel pubblico dominio a titolo gratuito (magari ristretto all’uso personale, ma comunque gratuito) dalle compagnie che li vendevano. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta fra font che in generale sono ottimi; se poi usiamo XeTeX (XeLaTeX) possiamo usare anche molti font commerciali distribuiti con i nostri rispettivi sistemi operativi e si suppone (almeno io suppongo) che le licenze d’uso siano già state pagate forfettariamente con l’acquisto del sistema operativo.

                          Il nostro fatto è che non siamo tipografi professionisti; nemmeno designer dell’industria libraria o pubblicitaria. Quindi non siamo nessuno.
                          Poi si scopre che molte classi che noi usiamo sono talmente belle che nessun professionista le userebbe, perché non c’è dietro al loro mano, i loro programmi da diversi bigliettoni, i loro font personalizzati con altri programmi da molti bigliettoni; visto che non consumiamo i loro beni o servizi, non siamo nessuno, anche se talvolta ci capita di comporre testi più belli dei loro.

                          Fra, accontentiamoci di divertirci, vuoi componendo testi, vuoi disegnando caratteri, vuoi progettando classi, vuoi producendo file di estensione; magari siamo un po’ conservatori e non abbiamo i loro voli di fantasia, ma facciamo del bel lavoro lo stesso; loro hanno i loro alti e bassi; Baskerville, famosissimo e imitato ancora oggi, era uno sfrenato gaudente dai gusti molto licenziosi, che, sembrerebbe, si consolava così per compensare le frustrazioni del suo lavoro; molti sono morti senza un becco di un quattrino in tasca. Altri si sono rovinati con processi volti a far riconoscere i loro diritti.

                          Vedi, noi siamo avvantaggiati: il lavoro che facciamo usando il sistema TeX ci piace, ci diverte, e se mettiamo nel pubblico dominio qualcosa lo facciamo senza attendere nessuna ricompensa; lo facciamo per hobby e sempre gratis. È un bel grosso vantaggio! 😉

                          in risposta a: Sei proprio il mio typo #75809
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            Il libro “Sei proprio il mio typo” termina con la “Tavola periodica dei caratteri”, un disegno che assomiglia alla Tavola di Mendeleyev, La Tavola degli Elementi, ma che al posto dei nomi degli atomi contiene i nomi dei font con una loro minima rappresentazione su una o due lettere. È affascinante, e può piacere o dispiacere, ma certamante non è una cosa da perdere; se volete scaricare una bella immagine, da usare anche come Scrren saver la trovate per un wide screen in fondo a questa pagina: http://www.squidspot.com/Periodic_Table_of_Typefaces.html

                            Altrimenti nella stessa pagina http://www.squidspot.com/Periodic_Table_of_Typefaces.html potete trovare come “acquistare” questa tavola in formato poster; per alcuni varrebbe la pena di acquistarne una copia; in ogni caso lì c’è l’indirizzo web.

                            Claudio

                            in risposta a: Immagine centrata a tutta pagina #75748
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::

                              Sai farmi un altro esempio di ambiente come argomento di un comando? Dico davvero: in questo momento non mi vengono in mente altri esempi.

                              Anche a me su due piedi non me ne vengono in mente, ma non ci vedo niente di strano; non è proprio la stessa cosa, ma è un po’ come mettere un ambiente nella definizione di una macro; dipende da che cosa se ne fa il comando; anche
                              `\aftepage{\input{MyLongTable}` contiene un argomento che a sua volta contiene un ambiente (contenuto nel file MyLongTable.tex).

                              Se ti impressiona il fatto che un ambiente contiene, attraverso \begin e \end, l’apertura e la chiusura di un gruppo, se si è sicuri che non ce ne sia bisogno, basta omettere \begin e \end ed usare i comandi di apertura e di chiusura nudi: per esempio, \figure e \endfigure. Nelle definizioni, di solito ci sta bene. Infatti \begin e \end servono a diverse cose utili: oltre a creare un gruppo essi controllano che ogni ambiente aperto venga chiuso nell’ordine giusto, senza che ne venga chiuso un altro (ogni \end{ambiente} chiude il suo \begin{ambiente} e non è possibile incrociarli o dimenticarsi di chiuderli)); ma se questo sta in una definizione o se sta nell’argomento di un comando, si suppone che chi scrive quei comandi sappia quello che fa e apra e chiuda gli ambienti nell’ordine giusto.

                              Questi trucchi però non sono per l’Arte e per i lettori a cui è destinato; sono d’accodo con te. ma mettere un intero ambiente come argomento di un comando non mi sembra proprio niente di strano.

                              PS: hai mai incorniciato un ambiente minipage? Prima che esistesse il pacchetto mdframed, il metodo normale era quello di racchiudere l’ambiente minipage con le sue dichiarazioni e il suo testo dentro l’argomento di \fbox; funzionava benissimo, ma richiedeva un po’ di creatività da parte dell’utente, nel senso che doveva pensarci, visto che non era documentato da nessuna parte. Poi è venuto mdframed e tutto è cambiato…
                              `% !TEX TS-program = pdflatex
                              % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                              \documentclass{article}
                              \usepackage{lipsum}
                              \begin{document}
                              \centering
                              \fbox{\begin{minipage}{.5\textwidth}\lipsum[1]\end{minipage}}
                              \end{document}` Prova il codice sovrastante; puoi constatare che funziona benissimo nonostante l’argomento di \fbox sia un ambiente.

                              in risposta a: Inserire bookmark senza che appaiano nell’indice #75866
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Se metti \addconttsline dopo\listof… il comando viene eseguito dopo che la lista è finita e quindi dopo che è stato emessoed eseguito un \clearpage. Usa il solito trucco:
                                `
                                \clearapge
                                \phantomsection
                                \addcontentsline{toc]{chapter{\listoffiguresname}
                                \listoffigures
                                `
                                e lo stesso per l’elenco delle tabelle; l’uso del nome simbolico ti permette di copiare e incollare il pezzo di codice anche la prossima volta che ne hai bisogno in un documento scritto in un’altra lingua.

                                in risposta a: Immagine centrata a tutta pagina #75746
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::

                                  Bentornato fra noi!

                                  Sì, ben tornato e complimenti per essere sopravvissuto; ora probabilmente aspetterai dieci anni prima di fare il presidente di nuovo 😆

                                  Forse il codice di afterpage non sarà elegante (ma perché, poi?), però se permette di fare a colpo sicuro quello che voglio e mi evita di fare prove su prove, non credi che sia tutto riguadagnato?

                                  Afterpage non si apprezza finché non lo si usa; tuttavia ci sono delle circostanze nelle quali afterpage è utile.

                                  Sono d’accordo con Lorenzo che si tratta di una cosa che dovrebbe possibilmente essere evitata per due motivi:
                                  1) quando si usa afterpage e poi si modifica il documento, potrebbe succedere che \afterpage con il suo argomento debba essere spostato oppure cancellato, senza cancellarne l’argomento; il che toglie un certo tipo di automazione al lavorio di LaTeX dietro le quinte. Non mi sembra il caso di Tommaso, tuttavia ci sono delle circostanze in cui \aftepage garantisce certe cose, come nell’esempio della longtable che ho fatto qualche messaggio fa, e delle altre in cui bisogna rimetterci le mani ad ogni modifica del documento.
                                  2) Funziona al 90%; be’ 90% è una stima ad intuito, non è frutto di una accurata indagine; tuttavia esistono delle circostanze in cui non funziona e il contenuto dell’argomento di \afterpage svanisce. L’autore di afterpage lo dice (e me l’ha confermato in comunicazioni private) che esistono delle circostanze in cui afterpage si scontra con l’algoritmo di output, quando ci sono altri float in sospeso e quando si va ad una nuova pagina con il titolo di un comando di sezionamento; sembra che ci sia un conflitto; quindi bisogna sempre verificare sul documento composto se afterpage ha fatto correttamente il suo lavoro; praticamente questa verifica è automatica perché si compila spesso e altrettanto spessi si esamina il documento composto; ma in questo caso una qualche modifica nei file sorgente prima della posizione di \afterpage potrebbe spostare in fine pagine in una posizione diversa e mettere in crisi l’algoritmo di afterpage; questo potrebbe succedere molte pagine dopo il punto che si è modificato e allora ci si può facilmente dimenticare di andare a controllare dove è finito il materiale che afterpage avrebbe dovuto inserire.

                                  Tuttavia è utile e, usato con prudenza e con attenzione, risolve problemi che altrimenti sarebbe difficile risolvere con i codici di posizione, punto esclamativo compreso. Io uso afterpage da circa 15 anni, da quando l’ho scoperto; debbo dire che non lo uso più frequentemente di una volta ogni 200 o 300 pagine; quindi riesco a risolvere i problemi di posizionamento di oggetti ingombranti in modo più automatico. Ma, come dicevo, esistono delle circostanze dove il suo uso è virtualmente indispensabile.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 8,401 al 8,415 (di 11,287 totali)

                                Go to top▲