OldClaudio

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  • in risposta a: Immagine centrata a tutta pagina #75743
    OldClaudio
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      Puoi omettere [p].

      il pacchetto afterpage è smilzo perché c’è poco da dire; esso trattiene il suo argomento fino a quando la pagina corrente, cioè quella in mezzo alla quale compariva il comando \afterpage{…}, vien emessa e allora quanto era conservato in memoria viene immesso nel flusso del file da comporre e vengono eseguiti i comandi, inserite le figure, composte le tabelle, eccetera.

      Per esempio: non è carino far cominciare una longtable verso il fondo della paigna; ricordiamo che non è un oggetto mobile. Allora componi tutto il codice della longtable e lo metti in un file, diciamo MyLongTable.tex, poi nella pagina prima de=i quella dove dovrebbe cominciare la longtable ci metti
      `\aftepage{\input{MyLongTable}` e la composizione della longtable viene eseguita solo quando tex ha appena “shiped out” la pagina precedente.

      Nella GuidaGuIT, nel file delle macro ho provato a definire un comando per dilazione certo materiale fino ad una pagina pari oppure dispari, non alla prima disponibile. Non funziona benissimo perché eredita i difetti di afterpage su cui si appoggia, ma spesso funziona come ci si aspetterebbe.

      Io trovo il pacchetto afterpage molto utile, ma di sicuro non per emettere una pagina vuota; come sai i preferisco ridefinirmi i comandi e, sempre nel file di macro della GuidaGuIT, trovi la ridefinizione del comando \cleardoublepage al quale puoi specificare come opzione lo stile della pagina vuota da emettere nel caso ce ne sia bisogno; due righe di ridefinizione di cui conosco vita, morte e miracoli, e nessun pacchetto esterno che talvolta fa cose inaspettate (non sarà il caso di emptypage.sty, ma…)

      Parlarne sull’Arte? dipende dal Presidente; credo che mi abbia già risposto di no una volta, alcuni anni fa.

      in risposta a: Gestione delle parti #75584
      OldClaudio
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        Non puoi; infatti ti ho suggerito di creare una Parte II, come per altro tu stesso avevi supposto.

        in risposta a: Formato immagine .xps #75838
        OldClaudio
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          Il formato pdf non sgrana. solo che la sua scala è molto grande; se lo includi con \includegraphics[width=\textwidt]{disegno} (il file esportato si chima per esempio disegno.pdf) non si sgrana, ma probabilmente viene rimpicciolito troppo rispetto alle dimensioni iniziali, quindi le linee sottili potrebbero spariire e le scritte potrebbero diventare illeggibili.

          L’errore di fondo sta in come l’hai creato tu inizialmente; devi disegnare un grafico delle dimesioni tali da stare nella pagina senza dover ricorrere a ingrandimenti o riduzioni di più del 20%

          Rifà il disegno più piccolo e riesportalo in pdf come hai già fatto. Naturalmente ciò non vieta se già ora ti viene bene con il comando che ti ho scritto sopra, tu sia gà a posto. Oppure, se vuoi risparmaire tempo e il grafico già fatto, stampalo su foglio a3 e poi inseriscilo come si fa abitualmente con i disegni tecnico con le pieghe giuste a fisarmonica perché entri nello spazio del fascicolo/documento che stai preparando.

          in risposta a: Gestione delle parti #75582
          OldClaudio
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            Prima di \input{tool-utilizzati} scrivi \art{Miscellanea} oppure \part{Appendici}, oppure \part{quel che vuoi} nello stesso modo con il quale hai indicato le parti I e II.

            Dopo il capitolo sui tool usati comaprirà fra i bookmarks, ma non nella parte II, bensì nella parte III

            in risposta a: Simboli strani tra i capitoli #75830
            OldClaudio
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              Appunto, è il terzo capitolo che è salvato con una codifica diversa da latin1 (se latin1 è quella del main file e dei prim due capitoli).

              Cambiare codifica ad un file senza doverlo rifare completamente è difficile; comunque contralla le impostazioni di WinEdt; poi siccome sei su una macchina Windows hai certamante instalalto(anche se non lo sai) TeXworks; è un editor fortemente consigliabile, non ha tutte le barre di icone di WinEdt e non può eseguire la selezione rettangolare. Tuttavia ce l’hai e si trova fra i file binari/eseguibili della tua distribuzione, sia essa MiKTeX o TeX Live non importa; l’importante è che ce l’hai e lo puoi usare cercandone il file texworks.exe e cliccandoci sopra (magari poi puoi configurare il sistema operativo perché riconosca tewxworks.exe come editor adatto all’estensione .tex – anche alle altre estensioni dei file che servono per il sistema tex — in modo che cliccando su un file con il tasto destro e selezionando “Apri con” puoi scegliere dalla lista anche TeXworks).

              TeXwoks ha una finestrella in basso a destra dove c’è scritta la codifica del file appena aperto; puo cliccarci sopra e chiedere di aprilo con una codifica diversa; se ti appaiono dei rombi neri che contengono un punto interrogativo bianco, quella codifica non è quella del file; cambia codifcia e riapri il file, finché i rombi neri spariscono e a quel punto conosci la codifica del tuo file; scegli ora al codifica con la quale vorresti salvare il tuo file e poi premi Salva. Miracolo! l’esecuzione di pdflatex non dà più i problemi degli accenti sbagliati. TeXWorks ti permette di visualizzare attraverso le su preferenze, anche i caratteri invisibili, quindi ti permette anche di cancellare quel famoso BOM all’inizio del file del terzo capitolo.

              in risposta a: Sei proprio il mio typo #75808
              OldClaudio
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                Mi piace di più il primo link; contiene qualche errore, ma sostanzialmente è corretto.

                In entrambi i link si parla di valigetta; il diminutivo mi dice che o io non ho mai comprato una set di caratteri in metallo (il che è vero) o che parla di valigetta non ha mai visto quanto sia grande una cassa da tipografia a caratteri mobili; anche togliendo il mobile che contiene le casettine disposte in un certo modo, l’insieme dei caratteri di una polizza (contratto di acquisto di un dato bene che specifica le quantità di oggetti che il venditore vende al compratore e la quantità di denaro che il compratore versa al venditore) forse non è così voluminoso, ma certamante è cosi pesante che una valigetta non è certo sufficiente per trasportarl (l’insieme) tutto in un pacco da valigia.

                Il punto sottile, se volgiamo, non è il francese la fonte all’origine dl tutto; perché, sempre se vogliamo, quel francesismo è entrato in Italia quando l’arte tipografica italiana si è temporaneamente uniformata a quella francese e questo è durato almeno fino all’inizio del triste ventennio. Il punto sottile è dato dal fatto che l’informatica, assai prima che la Apple mettesse fuori il suo primo storico calcolatore, la tipografia aveva abbandonato la tipografia in caratteri metallici (a mano, monotype, linotype, ecc.) ed è passata alla fotoincisione e all’offset; per questo sistema di stampa non si usavano più i caratteri fusi singolarmente o in righe, ma si usavano delle pellicole riportanti i disegni dei segni che potevano essere replicati un numero infinito di volte; non si poteva parlare più di polizze, perché la collezioni di segni di una dato corpo, serie e forma non era più frutto di una compravendita di un certo numero di esemplari, ma era affidata alla compravendita di un disco di metacrilato (o altro supporto trasprente) adatto per proiettare i disegni dei singoli glifi sulla superficie fotosensibile delle lastre di zinco da passare successivamente al laboratorio di incisione, dove la “foto” dei segni veniva sviluppata e la zona trattata in questo modo poteva poi ricevere l’inchiostratura e quindi usata per la planografia offset.

                Allora la collezione di segni era diventato un oggetto più o meno immateriale non esisteva più la polizza, non esisteva più il grosso e pesante pacco con le migliaia di pezzettini fusi; non esistevano più quelle macchine ingegnosissime con le quali venivano fusi i caratteri singoli o le linee intere di stampa delle monotype e linotype.

                La parola font, arrivata con la tecnica della fotoincisione e poi con l’informatica non poteva essere tradotta polizza (come hanno conservato in francesi, che per altro hanno rifiutato il byte e usano l’ottetto, il file e usano il fichier, il record e la fiche, il computer e l’ordinateur, e via di questo passo — alcune delle loro traduzioni o dei loro neologismi sono molto esatti mentre altri sono decisamante riduttivi o , mi si consenta, ridicoli).

                In italiano il traduttore ha lasciato font e ha fatto benissimo, come ha lascito byte, file, record, eccetera. avrebbe potuto usare la prola calcolatore o elaboratore al posto di computer, e avrebbe forse potuto inventare una nuova sigla al posto di PC, che oggi identifichiamo solo col senso riduttivo di un elaboratore da tavolo o portatile con sistema operativo della MS. Guai a chiamre PC una Lin:shock: ux box o un Mac.

                Ma il genere grammaticale che in inglese è neutro, in italiano non può essere neutro, perché non esiste nella nostra lingua. Il femminile? perché dovrebbe usarsi il femminile? solo perché in francese è femminile? ma in francese sono femminili nomi che in italiano sono maschili: la douleur, la couleur, eccetera. Non mi sembra un buon motivo. Perché la polizza è femminile? ma la polizza non esiste più e non è il font.

                Semplicemente usiamo prevalentemente il maschile perché così facciamo seguendo la regola di attribuire il genere grammaticale a forestierismi entrati nell’uso corrente a seconda del genere grammaticale che una possibile traduzione avrebbe; Ora siccome font non è sinonimo di polizza, allora la traduzione sta per carattere, oppure insieme di caratteri, o stile dei caratteri, certamente maschile. Perché allora diciamo “la directory”? perché sbagliamo ancora, pensando che una traduzione potrebbe essere lista, ma in inglese lista si chiama list e directory significa elenco (teplephone directory = elenco telefonico) oppure cartella, ma cartella in inglese si chiama folder, non directory.

                Insomma, io resto del mio parere di conservare il maschile sia per font sia per directory. Ma non mi scaglio contro nessuno che usi il femminile né mi affinaco ai puristi che vorrebbero usare sempre le traduzioni dei termini tecnici spesso intraducibili oppure facilmente italianizzabili; il transitore è semplice, ma che cosa facciamo con il klystron?

                Ciao a tutti
                Claudio

                in risposta a: Referenziare una ctable #75800
                OldClaudio
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                  Intanto compila almeno due volte, poi scrivi (in buon italiano):
                  [code]
                  I suddetti numeri identificativi sono stati e saranno attribuiti a scaglioni, come riportato nella tabella~\ref{tab:scadenzario}.
                  [/\code]
                  Naturlamente la prima compilazione scrive nel file aux il numero effettivo della tabella associato all’etichetta tab:scadenzario; la seocnda compilazione legge il fil aux della precedente compilazione e recupera il valore del numero della tabella che pdflatex le ha ha assegnato al giro precedente.

                  in risposta a: Articolo scientifico multi-autore e multi-affiliazioni #75803
                  OldClaudio
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                    Nella cartella texmf-dist/doc/latex/revtex4/ ci sono esempi; in realtà usando \author{…}, \email{…}, \affiliation{…}, la classe fa tuto da sola.
                    Leggi la documentazione: copiati auguide.tex in una cartella dove hai accesso alla scrittura e compilalo, oppure leggilo direttamante come sorgente; hai un mucchio di spunti per l’uso corretto di revetex4.

                    in risposta a: Referenziare una ctable #75796
                    OldClaudio
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                      Usando \ref{tab:scadenzario}

                      OldClaudio
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                        la presentazione in realtà avrà massimo 10 frame perchè ho circa 10min per discutere e 5 per le domande

                        Nonostante @cfiandra sia disponibile da darti una soluzione “d’autore”, ti ripeto che 10 titoli di frame non stanno in nessuna sidebar; al massimo ce ne stanno 4 e solo se i titoli sono corti; tieni presente che devono essere composti in colonne con una giustezza di una decina, quindicina di caratteri e saranno sicuramente composti ragged right, quindi ogni titolo occuperà mediamente 3 righe; 4 titoli occupano mediamente 12 righe e hai finito l’altezza della sidebar.


                        @cfiandra
                        ti può mettere tutte le sidebar che vuoi, ciò al massimo una, ma ne può regolare la larghezza; non puoi pensare di avere mezzo frame occupato dalla sidebar per poterci far stare 10 titoli.

                        Ripeto: una volta che @cfiandra ti ha creato una sidebar a piacere, bisogna usare \section{…} fra due successivi frame; non bisogna superare la ripetizione di 4 volte questo comando, quindi…

                        in risposta a: Derivata parziale #75592
                        OldClaudio
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                          La definizione di \substack è
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                          \newcommand{\substack}[1]{\subarray{c}#1\endsubarray}
                          `
                          dunque le varie espressioni vengono centrate l’una sull’altra grazie all’argomento “c” che vedi nella definizione. He diverse possibilità: o usi direttamante l’ambiente subarray specificando il codice di incolonnamento l oppure ti definisci un altro comando, tipo:
                          `
                          \newcommand{\lsubstack}[1]{\subarray{l}#1\endsubarray}
                          `
                          che ti allineai a sinistra.

                          in risposta a: Beamer2Thesis, help please #75794
                          OldClaudio
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                            Hai scritto anche nel filone di TeX Help e ti ho già risposto con il messaggio
                            http://www.guitex.org/home/forum/5-tex-e-latex/62893-beamer2thesis-un-tema-per-realizzare-presentazioni-di-tesi?lang=en#74932

                            La tua relatrice non può chiedere l’impossibile.

                            Se ha detto qualcosa che hai frainteso allora spiegale quello che ti ho già scritto e fatti spiegare meglio quello che vuole.

                            È possibile che chieda le freccioline di navigazione in colore tenue molto trasparente in basso a destra nel frame; quello si può fare, basta leggere la documentazione di beamer, visto che c’è scritto come fare; ma naturalmente quelle freccioline non sono link a tutti i fame della presentazione, ma link al precedente, al seguente, al primo, all’ultimo, e simili; il freme non è abbastanza grande per metterci i link a tutti i frame. Da quel che mi risulta queste piccole icone di navigazione ci sono già nella classe beamer2thesis.

                            Se vuole le anteprime (thumbnail) come si può ottenere con PowerPoint, Impress e simili, a me risulta che non si possa fare; non l’ho mai visto; in ogni caso quello è utile in un programma interattivo (come NON è pdfLaTeX) per procedere agevolmente all’editing dell’intera presentazione. Con pdfLaTeX l’editing si fa in un file diverso da quello della presentazione grafica.

                            in risposta a: Codice colorato #75786
                            OldClaudio
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                              Sì, basta leggere la documentazione di listings dando nella finestra terminal il comando texdoc listings

                              in risposta a: Modifiche a \maketitle #75780
                              OldClaudio
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                                Pacchetto footmisc con l’opzione flushmargin; leggi prima la documentazione dando nella finestra terminale il comando texdoc footmisc

                                OldClaudio
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                                  O la tua presentazione ha solo tre frame, oppure la tua richiesta non è “fisicamente realizzabile”

                                  Il bordo delle diapositive può contenere un piccolo elenco di voci cliccabili per navigare nella presentazione, ma devi usare i comandi \section fra due frame successivi, stando attento a non inserirne più di quattro in tutto, specialmente se hanno titoli formati da più di una parola.

                                  Siccome la tua presentazione, per breve che possa essere conterrà 20 o 25 frame, è chiaro che non puoi inserire 20 o 25 comandi \section{…} perché i loro contenuti non troverebbero posto nella barra laterale.

                                  Ricordati fra l’altro che se hai 30 minuti per presentare la tesi, devi lasciarne almeno 5 , magari di più, per domande e risposte e per qualche tempo morto. ti restano 20-25 minuti; la regola d’oro è di non presentare più di un frame al minuto; senza scriverci dentro troppo, ma dicendo a voce qual che non c’è scritto. Questa è una regola d’oro, ma ovviamente se presenti un frame mediamente ogni 50-55 secondi non è che cambi molto; se ne presenti uno ogni 10 secondi, la commissione ti congeda in modo gelido e il tuo voto di laurea non sarà quello che speravi che fosse. Se prepari 100 frame, dopo 30 minuti la commissione ti congeda e tu non sei riuscito a presentare la tesi.

                                  Ecco che devi farti un piano per essere chiaro ed esaustivo, senza scendere in troppi particolari, ma andando al sodo della metodologia e dei risultati; la navigazione fra un numero di frame tutto sommato modesto, ma troppo grande per stare nel margine è facilmente risolvibile limitandosi al sezionamento della tesi stessa in scopo, stato dell’arte, metodologia e risultati; ognuna di queste sezioni conterrà 5 o 6 frame, e quindi cliccare su un link per andare all’inizio di una sezione, richiede poi qualche click per andare al fatidico frame che ti interessa ripresentare.

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