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Anch’io mi ero procurato il sorgente in inglese e prima di mettermi a tradurla ho chiesto il permesso all’attuale curatore; ha tarpato le ali anche a me, dicendomi che era ora di fare una edizione del tutto rinnovata; che aveva cominciato a lavorarci sopra e che se l’avessi tradotto in tempo la versione corrente in inglese, sarebbe uscita già obsoleta vista l’imminente apparizione della sua nuova versione 😯
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o ho provato TeXpad e ho un collega che lo usa in modo esclusivo; a me non era piaciuto, ma non era molto diferso dai TeXmmaker o TeXstudio, salvo che questi sono più moderni e migliori.
TeXpad andava bene per il mio collega che rimpiange ancora i vecchi editor come TECO, che permettevano di eseguire l’editing di un file rigorosamente ascii, mediante una telescrivente 😯 😕 😛 🙄
La usavamo fine ani 70, inizio anni 80, quando avevamo una linea telefonica commutata a 9400 baud con un main frame che si trovava a due chilometri di distanza. Cia abbiamo fatto cose che allora sembravano meravigliose, risetto a dover preforare shede da pofrtare con apposite cassette materialmente e fisicamente al centro di calcolo; appena ho avuto un editore “grafico” interattivo, ho mollato TECO e non lo rimpiango affatto, ma il mio collega lo rimpiange ancora; quindi il suo giudizio per TeXpad pò darsi che sia viziato da queto suo amore per le cose che oggi consideriamo morte e sepolte. 🙂
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Evitare la numerazione automatica dei teoremi, corollari, lemmi, definizioni, figure, tabelle, capitoloi, paragrafi, sottoparagrafi, eccetera è un suicidio.
LaTeX serve per evitare di suicidarsi.
Se il prof vuole la numerazione T CXXVIII per i teoremi, per esempio, lo si può fare definendo gli opportuni comandi; a quel punto si possono usare \label e \ref usando i riferimenti simbolici sempre corretti dopo la seconda compilazione. Mentre se numeri a mano che cosa succede? Supponi di aggiungere un teorema nel primo capitolo quando il testo è sostanzialmente finito e contiene una decina di capitoli con 157 teoremi in totale; siccome quel tipo di numerazione non ricomincia da 1 ad ogni capitolo, questo significa che l’aggiunta di un teorema nel primo capitolo ti richiedere di modificare a mano la numerazioni dei teoremi successivi non solo nello stesso capitolo ma dovunque e di correggere a mano tutti i riferimenti; capisci bene che questo lavoro un calcolatore qualsiasi lo fa in pochi secondi, mentre a mano ci vogliono ore o giorni e la probabilità di commettere errori è elevatissima.Ripensaci e cerca di convincere il prof che quel tipo di numerazione manuale può anche essere elegante (io ne dubito; in ogni caso non è pratico, perché oggi la maggior parte delle persone fa fatica a leggere i numeri romani, specialmente se, come CXXVIII, contengono molti simboli) ma promette un gran numero di errori che la macchina con il suo processore riesce a fare con molta precisione e senza errori. Io sconsiglio la numerazione romana, ma se il prof la vuole si può fare comprensiva del prefisso.
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Sai esiste una guida intitolata Una mica tanto breve guida di LaTeX; ti dice che impari l’essenziale in un centinaio di minuti.La guida intitolata L’Arte di scrivere con LaTeX ti chiede più tempo, se leggi in fretta e capisci al volo quello che leggi, forse ti bastano tre ore; In realtà, visto che LaTeX non ha nulla a che vedere con Word, perché non è un elaboratore di testi ma un programma di composizione tipografica, è chiaro che ci vuole più tempo per iniziare a fare qualcosa di decente. Però quando si è imparato l’essenziale e lo si ha sulle punte delle dita, fa risparmiare un mucchio di tempo.
Nota che per scrivere una cosetta qualsiasi con Word o con Writer (OpenOffice o Libre Office) ci metti una manciatina di minuti, ma se vuoi comporre bene con Word devi studiare la sua documentazione molto a fondo e probabilmente ci metti lo stesso tempo che ti serve per imparare ad usare LaTeX in modo decente.
Resta il fatto che MS Word è un prodotto commerciale che fa quel che fa, e può essere molto, ma se vuoi fare qualcosa di più devi imparare ad usare Visual Basic; OpenOffice e Libre Office sono gratuiti e più o meno open source (cioè lo sono ma, secondo me, è molto difficile metterci le mani dentro); LaTeX e gli altri programmi della distribuzione TeX (TeX Live è la mia preferita, come lo è per molti altri in questo forum; viene aggiornata quasi quotidianamente da un team apposito; MiKTeX come installazione completa dà le stesse prestazioni quando è aggiornata, ma viene aggiornata più raramente e la cosa, a quanto pare non è così semplice da fare a giudicare dalla domande sul forum; io l’ho usata per una quindicina d’anni, poi sono passato a TeX Live).
Ricordati LaTeX NON è un word processor; Se lo vuoi chiamare un elaboratore di testi, può andare, ma il suo scopo sarebbe quello di comporre documenti perfetti dal punto di vista tipografico; certo la perfezione è difficile da raggiungere ma LaTeX ci si avvicina molto.
Ricordati che nel mondo ci sono alcune decine di milioni di utenti che negli anni d’uso di TeX e LaTeX hanno prodotto milioni di documenti, moltissimi dei quali sono stati usati per stampare libri da case editrici che, convinte della qualità, preferiscono che gli autori producano il documento in prima persona usando LaTeX.
Può valere la pena imparare ad usarlo, ma bisogna avere dei documenti da comporre per i quali valga la pena investire una buona dose di olio di cervello (notoriamente molto più efficace dell’olio di gomito).
::Leonardo696″ post=73731Ho cercato di capire la procedura per scaricarlo e installarlo
Ma più vado avanti più mi si incasina l’unico neurone buono che mi è rimasto
Potete darmi qualche info per evitare di finire alla neuro?
Sì, davvero, ti sei dimenticato di dire che cosa vuoi scaricare e installare.
Dato e non concesso che si tratti dell’intero sistema TeX, in [articolare della distribuzione TeX Live 2011, cerca con google o altro motore la stringa texlive e il motore di ricerca ti mostra diversi indirizzi da cui scaricare, il più valido di tutti essendo quello che si chiama CTAN (Comprehensive TeX Archive Network, Rete completa degli archivi di TeX).
Una avvertenza, però: in questo momento la distribuzione 2011 è l’unica accessibile ed aggiornabile fino a comprendere le modifiche e gli aggiornamenti eseguiti fino al 10 maggio scorso; la versione 2012 sarà pronta fra un mese o due, speriamo prima.
Se sei su una macchina Windows devi scaricare il programma di installazione “grande”, perché devi installare su windows diverse cose che non fanno parte della dotazione standard; come per esempio l’interprete del linguaggio Perl. Se disponi di Linux, leggi la guida texlive-ubuntu.pdf, scaricabile da internet (dopo averla cercata con un qualunque motore di ricerca). Se disponi di un Mac, il sito di CTAN ti dice da dove scaricare la versione Mac mediante il pacchetto MacTeX e te ne dà direttamente il link.
Se invece vuoi scaricare e installare un pacchetto; bisogna che dici quale e per quale distribuzione lo vuoi: TeX Live oppure MiKTeX?
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Luigi ha ragione quando dice che esistono delle norme ISO riguardanti le coordinate sferiche.
Tuttavia secondo me come sono gestite le coordinate cartesiane tridimensionali di pgfplots non è tanto conforme alla definizione delle coordinate sferiche se l’azimut deve essere preso a partire dal piano (z)(-y) perché la cosa è del tutto innaturale.
Inoltre una cosa sono le coordinate astronomiche, che forse ho citato impropriamente e che in fondo non dice niente di utile, visto che gli astronomi usano una moltitudine di riferimenti sferici, in uno dei quali la parola azimut ha un significato preciso.Tuttavia ISO e le consuetudini dei matematici sono concordi nel dire che le coordinate sferiche \rho, \phi e \theta sono quelle che mettono lo stesso punto in relazione con le coordinate cartesiane aventi l’origine degli assi nel centro della sfera attraverso le equazioni
x=\rho\cos\phy\sin\theta
y=\rho\sin\phi\sin\theta
z=\rho\cos\thetaL’asse z è lasse polare per la trasformazione suddetta (e anche per pfgplots); \phi è la longitudine e \theta è la colatitudine; \rho è la distanza dal centro delle coordinate sferiche e dall’origine degli assi cartesiani.
Ora a noi interessa il punto di vista per una proiezione ortogonale, non una proiezione prospettica dove sono necessarie altre informazioni, cioè sostanzialmente la distanza del punto di vista o, se vogliamo, la coordinata \rho dell’occhio che vede la scena.
Nella proiezione ortogonale è come se l’occhio fosse a distanza infinita; i due angoli \phi e 90°-\theta coincidono rispettivamente con quello che pgfplots chiama azimut e altezza; infatti appunto l’altezza è il complemento alla colatitudine: 90°-\theta. Invece gnuplot usa per davvero le coordinate sferiche, come si legge nella pagina 199 della guida di pgfplots; mathlab invece usa il concetto di altezza come pgfplots, sempre nella pagina 199 della guida.Detto questo, chiunque conosca le coordinate sferiche capisce senza bisogno di disegni; chi vuole fare disegni tridimensionali dovrebbe avere un minimo di conoscenza delle coordinate sferiche. Se poi pgfplots espone il diagramma con le sue impostazioni predifinite mettendo l’occhio dell’osservatore in modo che stia nell’ottante con y negative, è una scelta di chi ha predisposto il programma; ma è una scelta che obbliga a dire che l’angolo che pgfplots chiama azimut deve essere disegnato in modo strano, perché il disegno di pgfplots ha già subito una rotazione di 90° attorno all’asse z, tanto che se l’azimut fosse nullo, nel disegno apparirebbero solo gli assi x e z e l’asse y, perpendicolare al piano (x)(z) si ridurrebe a un punto o, con altezza di vista positiva, sarebbe nascosto dietro lasse z.
Luigi ha già dimostrato che c’è qualcosa che non va nella definizione del punto di vista, quando ha mostrato che cosa succede con il punto di vista impostato con gli angoli giusti per avere la proiezione ortogonale isometrica; l’errore non è vistoso, ma c’è. Ora io non so da dove venga questo errore, se sia solo un effetto dell’aritmetica di TeX oppure se sia un errore di programmazione delle funzioni trigonometriche che usa il modulo di matematica di pgfplots, o cos’altro. Il punto è: vogliamo spiegare che cosa sia l’azimut di pgflots? Secondo me bisogna solo dire che esso rappresenta la rotazione del disegno in senso retrogrado rispetto all’asse z; non penso che sia necessario spiegare che cosa si l’altezza angolare perché si tratta di un concetto più semplice.
Lorenzo, view/h{angolo} vuol dire esattamente quello che è spiegato alla fine della pagina 199, cioè la modifica dell’azimut, senza modificare l’altezza; in fondo alla pagina 200 ci sono i corrispondenti comandi per modificare solo l’altezza senza modificare l’azimut.
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È vero che il punto di vista rispetto agli assi è in in certo senso l’opposto della rotazione degli assi rispetto all’occhio. Ma a me il disegno non piace, non tanto per la sua sobrietà, ma perché secondo me non si accorda con quanto scritto ne raffigurato nelle pagine 199 e 200 del mauale di pgfplots. Non si accorda nemmeno con la definizione di azimut(h) che rappresenta una rotazione in senso orario (almeno in astronomia).Io guardo le figure della pagina 200 dove sono mostrati tre disegni con angoli di rotazione orizzontali in senso orario di 10°, 40° e 70° dell’asse x rispetto all’asse z; l’angolo di elevazione è sempre lo stesso; l’occhio che ci dà l’idea del punto di vista guarda in direzione perpendicolare al piano di proiezione. Vedo il primo disegno, ruotato di 10°, dove l’asse x appare sul piano di proiezione inclinato di pochissimo, e l’asse y quasi nascosto dietro l’asse z; con l’angolo di rotazione di 40° l’asse x appare piuttosto inclinato e corrispondentemente l’asse y non è più quasi nascosto dietro l’asse z; con l’angolo di rotazione di 70° l’asse x si avvicina alla verticale e l’asse y all’orizzontale.
Quei tre disegni mi appaiono chiarissimi, e molto più chiari del disegno proposto (senza nessuna critica verso Marco e Claudio); io proporrei quei tre esempi, magari senza usare il modello di colore violetto per il disegno di mezzo; volendo risparmiare sulla memoria, mi accontenterei del disegno dei soli assi, senza nessuna superficie disegnata; al limite con gli assi sostituiti dalle rette orientate e con i nomi x, y e z vicino alla punta delle frecce. Molto minimalista ma anche molto chiaro; i codici per rappresentali sono già lì nella pagina 200. Se poi ci sono anche le superficie colorate è altrettanto chiaro e non è minimalista.
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A me pare del tutto normale che geometry si comporti come tu lamenti; se chiami prima geometry esso fissa una certo \baselineskip per avere 40 righe nella gabbia, ma quando chiami fontspec carichi di default i font opentype Latin Modern (quelli di default) con che ti viene impostato il valore di \baselineskip di default con quei font, cioè 12pt con il corpo di default di 10pt. Se poi usi \linespread con un valore diverso da 1, cambi il fattore moltiplicativo di \baselineskip che ovviamente cambia ancora il numero di righe.
Quindi per avere 40 righe devi prima chiamare fontspec, poi impostare \linespread (meglio non impostarlo affatto, ma se proprio devi…), poi chiamare geometry.Se non sei convinto inserisci una coppia di comandi \show\linespread e \shpwthe\baselineskip prima e dopo aver chiamato ciascuno dei pacchetti e vedrai sullo schermo i valori che queste grandezze assumono via via (ogni volta la compilazione si ferma con un punto interrogativo come se avessi commesso un errore; premi
per proseguire). Ciao
Claudio
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[Off Topic] Come prof universitario mi vergogno un po’ della collega che vuol dare indicazioni di come comporre la tesi (specialmente se di ingegneria come parrebbe leggendo le prime righe del tuo esempio) senza avere la minima nozione di tipografia.A me rimane sempre il sospetto che i prof che chiedono o impongono di farela tesi con Word o simili word processor, lo vogliano per poter chiedere anche il file della tesi da cui scopiazzare impunemente. Non succederà sempre, ma il mio sospetto è fondato.
[fine Off topic]Vediamo un po’ come si può venire incontro alla prof. Il pacchetto titlesec va benissimo per configurare tutti i titoli, compresi quelli dei capitioli. Una via più semplice sarebbe quella di usare il comando:
`
\addtocaptionsitalian{\def\chaptername{}}
`
che elimina la parola capitolo, ma non sposta il numero e non elimina lo sazio superiore. titelsec, dopo averne letto al documentazione (con il comando texdoc titlesec dato nella finestra comandi) permette di aggiustare ogni dettalgio.Quello che fa orrore è la spaziatura 2; mettici 1.5 e la prof non se ne accorgerà nemmeno; questa spaziatura enorme va bene per la brutta copia, ammesso e non concesso che la prof te la legga e ti indichi i commenti e le correzioni nello spazio fra le righe. Nella versione finale invece la buona tipografia vorrebbe la spaziatura unitaria.
ora vengo al tuo preambolo: il pacchetto float NON serve per fissare le figure in un punto preciso; essenzialmente serve per definire altri oggetti mobili oltre a quelli predifiniti figure e table. En passant definisce anche il codice di posizione H (mettilo qui e non fare storie), ma usarlo vuol dire fare della brutta tipografia; caricare float per NON usare il comando per attribuire un punto precisio di posizione ad una figura, mi sembra un po’ fuori luogo.
Font: specifiche T1 come fontenc, ma poi non specifichi che font vuoi usare; poco male, quelli di default, se hai una versione completa di TeX Live o di MiKTeX, vanno, non benissimo, ma vanno; I font Latin Modern (pacchetto lmodern) usa font che vanno meglio; poi ci sono diversi altri pacchetti, tipo kpfonts, fourier, mathpazo, e molti altri per usare font con disegni particolari, belli e ben adattati alla matematica. Se ka prof è così affezionata a Word, puoi anche usare il pacchetto txfonts, che usa una particolare versione dei font Times ma con il corredo completo per la matematica anche in stile francese (lettere greche minuscole non inclinate). Fai qualche prova con i pacchetti che ti ho indicato e potrai scegliere quello che ti piace di più.
Se usi la classe book, puoi avvalerti anche dei comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter che con la classe report non sono definiti; te li consiglio; ogni guida, compresa l’Arte di scrivere con LaTeX, ti spiega a che cosa servono e quali siano le loro funzionalità.
`
\geometry{verbose,a4paper,tmargin=31.7mm,bmargin=20mm,lmargin=35mm,rmargin=30mm}
`
rappresenta il solito errore classificato nel forum come “il tormentone dei margini’. Se componi fronte e retro, il margine interno deve essere più piccolo del margine esterno, NON MAGGIOR, come nel tuo caso. Il margine superiore NON deve mai essere maggiore di quello inferiore, come invece è con le tue impostazioni. Certo con Word si può fare; si può fare anche con LaTeX e il pacchetto geometry; ti suggerisco di leggere la guida tematico sul disegno della pagina (qui sopra nella sezione Documentazione nella sottosezione delle guide tematiche); magari non te ne farai nulla, ma almeno sai come dovrebbe essere il disegno della pagina e capisci in che cosa consiste il tormentone dei margini. Poi magari la prof preferisce quel disegno ballato, ma almeno sai come dovrebbe essere.
Se componi solo fronte al massimo puoi mettere i due margini uguali, ma mai il margine sinistro maggiore di quello destro, a meno che non confezione la tua tesi con un raccoglitore ad anelli; non credo che tu voglia fare una cosa del genere…Ciao e buona tesi
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Io ho corretto così:
`
\documentclass{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{graphicx}\makeatletter
\def\maketitle{%
\cleardoublepage
\thispagestyle{empty}%
\begingroup
\topskip\z@skip
\null\vfil
\begin{center}
\LARGE\bfseries \centering
\openup\medskipamount
\@title\par\vspace{24pt}%
\mdseries\@author\par
\vfill
\includegraphics[height=1cm]{LogoPoli.png}
\end{center}}
\makeatother\title{Titolo di Prova}
\author{Autore}
\begin{document}\maketitle
\chapter{Primo}
\end{document}
`
soo perché il logo non mi veniva centrato, così ho reso superflui i vari \centering e \begingroup ed \endgroup perché il gruppo è assicurato dall’ambiente center.Tuttavia il fatto che non ti venga il tuo logo [tt]ARS_logo_colori_rifilato.jpg[/tt] mi fa avanzare l’ipoesi che il lgo si trovi in fondo a sinistra di una pagina A4 non rifilata. Scontorna l’immagine con un programma di fotoritocco o di modifica dei file grafici qualsiasi lasciandogli però l’estensione jpg, al massimo salvando nel formato png (di solito i programmi siddetti non sono in grado di salvare in formeto pdf che sarebbe il più adatto — inoltre il formato jpg va bene per le foto a tinte sfumate; se puoi riscandisci il logo che ti interessa e di allo scanner di salvare direttamente in pdf o in png, entrambi più adatti a linee al tratto, quindi a disegni con un forte contrasto) Ma ricordati sempre di scontrnare, altrimenti il disegno va a finire fuori del foglio.
Se invece il tuo logo è adeguatamente scontornato, non riesco a capire perché non ti appaia sulla pagina del titolo.
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Si, Tesi Moderna usa la classe book, ma poi invoca il pacchetto layaureo che cambia tutto; devi andare a leggere layaureo (la sua documentazione) per capire perché succede quel che lamenti; se ben ricordo, ma puoi verificare in prima persona, la larghezza della griglia di stampa è calcolata in mdo da essere un filino più grande della larghezza ottimale, ma l’altezza è in rapporto aureo con la larghezza; quindi con una piccola giustezza (font piccolo) si ha una piccola altezza, e quindi grandi margini; con un font più grande del 20% si ha una giustezza del 20% più grande e corrispondentemente anche l’altezza diventa più grande e i margini superiore e inferiore più piccoli.Se Lorenzo, nello scrivere Tesi Moderna, ha usato il pacchetto layaureo ha avuto le sue buone ragioni estetiche e tipografiche e il risultato è proprio quello che osservi; se non ti piace, devi abbandonare tesi Moderna, perché non puoi togliere il pacchetto layaureo e questo a sua volta non è configurabile, ma è da prendere così com’è. C’è scritto anche nella documentazione di layaureo.
::kamet69″ post=73620Salve ragazi 🙂
è possibile togliere i numeri di pagina a tutte le pagine con la classe book?
grazie 🙂
Come dice Enrico, i tuoi lettori ti malediranno.
Tuttavia esamina la questine da un altro punto di vista: la classe book serve per scrivere libri; un libro è uno scritto molto strutturato diviso in capitoli, sezioni, eccetera con indice generale, praticamente sempre con una bibliografia, spesso con altri elementi come appendici, glossari, e simili. La mancanza dei numeri delle pagine rende inutilizzabile il libro.
Ma se tu stessi invocando la classe book in modo improrpio? cioè per scrivere un breve documento non strutturato dove i numeri delle pagine non sono essenziali? Per breve intendo meno di 10 pagine, e 10 potrebbero già essere molte.
In questo cao non usare la classe book, ma usane un’altra meno strutturata, persino la classe “minimal” (la classe minimal non contiene praticamente nessuna definizione che non faccia già parte del nucleo di LaTeX). Non è che ti consigli minimal, che serve specialmente agli autori che vogliono collaudare le loro macro su un un testo minimale; la cito solo per mostrarti la necessità di ri-esaminare la tua decisione di usare la classe book senza i numeri delle pagine.
1 Giugno 2012 alle 8:25 in risposta a: Elenco delle figure ed Elenco dei codici nella stessa pag #72525::
Il file bibliografia.tex alla vicina o alla lontana usa l’ambiente thebibliography; questo a sua volta comincia con \chapter*; come saì \chapter* crea un “capitolo” non numerato e quindi l’indice potrebbe essere errato nel senso che tu lamenti, anche se hai aggiunto la riga \addcontentsline; quindi metti un \clearpage prima della riga \addcontentsline e successivamente il comando \chapter*, pur attivando un \clearpage, essendo già in modo verticale (a causa del tuo \clearpage esplicito), non produce più una nuova pagina.Se poi usi i riferimenti ipertestuali prima del tuo \addcontentsline, ma dopo il tuo \clearpage mettici \phantmsection{\bibliographyname}, in modo che hyperref possa creare il necessario collegamento alla pagina giusta.
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