OldClaudio

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  • in risposta a: Più lettere come simbolo matematico: norme? #73794
    OldClaudio
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      Sì, infatti gli informatici hanno acquisito nel tempo cative abitudini. Aneddoto: quando ho scritto su TUGboat il mio articolo sulla matematica secondo le norme ISO e spiegavo che le variabili devono essere rappresentate da una sola lettera, con quanti pedici e attributi si vogliono, ma semre e soltanto una sola lettera, la maggior parte delle persone che mi hanno fornito un feed back hanno espresso la loro soddisfazione nel vedere finalmente nero su bianco delle regole chiare e precise. Gli unici che mi hanno coperto di m… sono stati gli informatici che hanno confuso le variabili matematiche con le “variabili” dei linguaggi di programmazione. Queste ultime sono chiamate variabili in modo improprio; tanto che le variabili che una espressione [tt] A= A + B[/tt] che in matematica ha senso solo se la variabile B è nulla, in informatica le variabili A e B sono solo dei simboli che rappresentano indirizzi di memoria i quali a loro volta possono contenere varie cose; ma sicuramante non sono delle variabili in senso matematico.

      Tornando al tuo problema, Antonio, non conosco nessuna norma che permetta di trattare simboli come queli che indichi alla stessa stregua di variabili matematiche o fisiche; però secondo il mio modestissimo parere, la cosa si risolve abbastanza facilmente se le componi con \texttt oppure \mathtt, come preferisci (\mathtt rispetta i corpi anche nei pedici, \texttt li rispetta solo se usi il pacchetto amsmath, altrimenti mantiene inalterato il copro dello stile matematico \textstyle). Dopo puoi inframmezzare questi simboli con tutti i simboli matematici che vuoi, probabilmente quelli degli insiemi, ma comunque quelli che vuoi.

      in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72775
      OldClaudio
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        Lorenzo, evidentemente non hai letto il mio ultimo post su questo argomento; le informazioni su queste memeoria alta e bassa sono contenute nelle righe di commento di texmf.cnf quella di sistema in /texmf/web2c/

        Nella documentazione di TeX Live si accenna appena a queste memorie e rimanda alla documentazione di Kpathsea, ma in questo io non ho trovato niente.

        in risposta a: Chiarimenti file su “Tesi Classica” #73780
        OldClaudio
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          Mah, secondo me i file che hai su Linux ora sono pasticciati e meglio lasicarli come sono; cambia davvero l’encoding a utf8 sul mac, metti la riga magica in testa al file; poi metti su una chiavetta e trasferisci su Linux.

          in risposta a: Chiarimenti file su “Tesi Classica” #73777
          OldClaudio
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            Tu non lo sai, ma MacTeX installa anche TeXworks.

            Cercalo nella cartella Applications/TeX/

            E se proprio avessi una versione così vecchia di MacTeX che non installa TeXworks, oppure una distribuzione diversa, sempre per il Mac, cercalo su google, scaricalo e installalo; secondo me è quasi equivalente a TeXShop, ma è molto comodo per cambiare codifica; si può fare anche con TeXShop ma, secondo me, è meno comodo.

            in risposta a: Longtable #73503
            OldClaudio
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              Intanto non mettere i filetti verticali, perché non è tipograficamente professionale; Per i filetti orizzontali sono già sufficienti un filetto sopra la tabella, uno sotto alle intestazioni delle colonne, e uno sotto alla tabella; non di più. Li fai bene usando il pacchetto booktab.
              Il fatto che la tabella sia creata da software esterno non impedisce che esso possa creare il preambolo della longtable come si deve.

              Se fai come ti ho suggerito nel mio post precedente, tutte le colonne sono parametrizzate alla larghezza del testo, per cui tutta la tabella viene della larghezza giusta. Solo tu sai però se per le prime cinque colonne un decimo della giustezza (circa 15mm, in generale) sia adeguato a quello che devono contenere, anche se i dati da tabulare sono generati altrove: tu sai di che cosa si tratta e puoi regolare le singole larghezze come ti pare.

              Se le celle della sesta colona, esplicative delle altre colonne, non sono troppo lunghe/alte, forse ti converrebbe spostare questa colonna esplicativa in prima posizione, invece che in ultima posizione, perché così tutte le celle sono terminate con il segno & tranne l’ultima, che se contiene un numero, non ha bisogno di specificazioni del tipo allinea a destra o a sinistra e può essere terminata con il solito \\ che termina anche la riga della tabella; altrimenti ti tocca usare, invece di \\, il comando \tabularnewline.

              in risposta a: Chiarimenti file su “Tesi Classica” #73775
              OldClaudio
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                Dunque avevo colpito nel segno. Bene; ora abbiamo capito perché succede così e dobbiamo capire come fare per portare tutto a utf8.

                Sul Mac disponi di TeXworks (nota che mutatis mutandis il lavoro lo puoi fare anche con TeXShop, ma secondo me è un poco più complesso)
                1) apri il file Tesi.tex (e poi eventualmente ripeti tutto il procedimento per i file sussidiari che contengano testo) con TeXworks impostato di default con UTF-8. Le lettere codificate con applemac (MacRoman) ti apparirano come dei rombi neri con un punto interrogativo bianco al centro.
                2) nella terza finestrina da destra in basso a destra secegli la codifica corrispondente ad applema, cio´MacRoma, poi riclicca sulla finestrina e nella prima riga scegli di riaprire il file con la nuova codifica; ti si apre un pannello che ti dice di che il file ha subito modifiche (tu in realtà non ne hai fatte) e ti chiede se lo vuoi riaprire lo stesso senza salvare; rispondi Si
                3) ora il file riaperto dovrebbe apparirti senza rombi neri; se non fosse così scegli altre codifiche che siano in qualche modo legate al Mac (apple Roman, roman8,…) finché riaprendo il file i rombi neri non ci sono più.
                4) ora clicca di nuovo nella solita finestrina e scegli UTF-8, poi salva

                Finalmente hai convertito il fila nella codifica giusta; copia i file così convertiti sul PC Linux lasciandolo impostato a UTF-8. Ti conviene inserire nella prima riga dei file convertiti la riga
                `
                % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                `

                In questo modo gli editor che sono capaci di interpretare questa riga di commento, si autoconfigurano per usare questa codifica, se per caso non lo fossero già; se l’editor non fosse capace di interpretare quella riga, la persona che lo sua appena apre il file vede la riga e sa come comportarsi per usare come si deve il suo editor.

                Natrualmente il main file, sia su Mac sia su Linux avranno la stessa riga riga \usepackage[utf8]{inputenc}

                in risposta a: Longtable #73500
                OldClaudio
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                  Vediamo se ho capito; devi fare una lunga tabella in automatico che però si aggiusti da sola alla larghezza del testo; la tabella ha 6 colonne, di cui le prime 5 contengono cose non tanto grandi, ma di cui la sesta contiene in ogni riga una cella molto piena che richiede il “paragraph mode”. Giusto? Supponiamo di sì.

                  Hai qualche idea di quanto siano larghe al massimo le celle precedenti? se slo sai, allora usa solo campo p e specifica per ciascuna delle prime cinque colonne un frazione di \texwidth sufficientemente piccola, ma grande abbastanza per il contenuto delle celle della colonna; tutto il resto dello spazio lo assegni alla sesta colonna, sempre con un campo p; Naturalmente tieni conto dei 2mm per parte (6pt per l’esattezza) che costitioscono la separazione dai filetti verticali ideali/invisibili che contornano la cella. Sia quindi G=\textwidth – 72pt e le prime cinge celle siano larghe ciascuna 0.1G; la sesta sarà perciò larga 0.5G; il tuo preambolo per la long
                  table sarà perciò:
                  `
                  \newlength{\G} \G=\dimexpr\textwidth-12\tabcolsep\relax % togli i 12 separatori di colonna da \textwidth e assegnalo a \G
                  …
                  \begin{longtable}{*5{p{0.1\G}p{0.5\G)}
                  …
                  \end{longtable}
                  `
                  Naturalmente cambia i numeri come ti pare; se vuoi le prima 5 colonne possono avere larghezze fisse ma diverse e la sesta avrà il complemento a \G della somma delle larghezze delle prime 5 celle.

                  Se invece continuo a non capire, per favore, spiegati con un esempio minimo compilabile, anche senza usare longtable.

                  in risposta a: Chiarimenti file su “Tesi Classica” #73771
                  OldClaudio
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                    Io ho la versione 3.08.

                    Dai tuoi screen shot il programma sembra configurato bene; a questo punto la domanda sarebbe la seguente; il tuo MacTeX è la versione del 2011? Oppure non usi MacTeX ma usi un’altra distribuzione? Oppure hai messo di default dei font che non dispongono degli accenti nei punti giusti? Qual è la codifica di fontenc? e quali font hai specificato se sono diversi da quelli di default?

                    Il capitolo 1, i cui accenti non ti appaiono, l’ha scritto tu, oppure hai fatto un copia e incolla da un altro documento (di cui ignori la codifica)?

                    Capisco che a questo punto l’ipotesi più probabile di discordanza delle codifiche sembra caduta e le altre ipotesi che ho fatto sono tutte molto improbabili; tuttavia, rivedere le risposte a quelle domande potrebbe essere illuminante.

                    Come pure è illuminante la lettura del file log, dove vedi la sequenza dei file via via caricati e le varie impostazioni che i vari paccheti impongono al tuo programma.

                    in risposta a: Longtable #73498
                    OldClaudio
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                      Lipsum non è certo obbligatorio, ma come frequentatore del forum sai che qui noi consigliamo sempre di scaricare e installare una versione di TeX COMPLETA; quella Debian non è mai completa e se va bene è sempre vecchia di almeno due anni.
                      Trai tu le conclusioni.

                      in risposta a: Chiarimenti file su “Tesi Classica” #73769
                      OldClaudio
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                        Scrivere \usepackage[utf8]{inputenc} NON vuol dire configurare TeXShop con la codifica UTF-8; vuol dire configurare il motore di composizione a interpretare i caratteri NON ASCII come caratteri codificati UTF-*.
                        Se non te li stampa, probabilmente il tuo TeXShop è configurato per applemac (MacRoman) oppure con qualche altra codifica diversa da UTF-8.
                        Controlla nelle preferenze e quando salvi il file leggi la codifica con cui TeXShop è configurato nella finestra sotto a quella che contiene il nome della cartella dove salvare il tuo file. Constaterai che TeXShop non è affatto configurato per lavorare con UTF-8.

                        in risposta a: Longtable #73496
                        OldClaudio
                        Partecipante
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                          E se leggessi la documentazione di longtable troveresti al soluzione (non bellissima, per la verità) alla fine del §5, nella pagina 7.

                          Ma perché vuoi fare una colonna larga \textwidth, quando longtable, che lavora fino a 4 o 5 composizioni per rendere tutte le colonne della stessa larghezza su tutte le pagine, te la centra bene nella pagina e una ctablella di 7 colone facilmente riempie quasi tutta la giustezza?

                          Io non farei proprio nulla, la lascerei longtable fare il suo mestiere; prova e non te ne pentirai.

                          Piuttosto se ti manca poco alla giustezza e la vuoi proprio larga come il blocco del testo, allora gioca sul valore di \tabcolsep; di default è pari a 6pt (componendo a 10 pt, ma ha un valore simile anche se componi con corpi più grandi o più piccoli); cambia \tabcolsep con \setlength dandogli valori sperimentali a tuo giudizio; vedrai che dopo poche di compilazioni avrai dicotomizzato la differenza fra il valore predefinito e il valore desiderato fino a non poter distinguere la larghezza complessiva dalla giustezza del testo o da distingure la tua tabella una tabella con colonne più ravvicinate o più distanziate da una con i valori di default. Tieni presente che \tabcolsep appare da entrambi i lati di ciascuna colonna, quindi la distanza fra due colonne adiacenti è pari a 2\tabcolsep; siccome la tabella ha 6 colonne \tabcolsep compare 12 volte; aumentare o diminuire tabcolsep di 1pt (circa in terzo di millimetro, che in una tabella non si riesce a distinguere ad occhio nudo) vuol dire aumentare o diminuire la larghezza della tabella di 12pt, circa 4mm. giocando sull’aumento o diminuzione di \tabcolsep riesci a recuperare facilmente la larghezza in eccesso o la larghezza mancante, purché non sia eccessiva; insomma una differenza di larghezza di 10mm la recuperi in modo quasi impercettibile modificando \tabcolsep di 2.5pt; ripeto: quasi impercettibile.

                          Questo però è un lavoro da fare quando il documento è praticamente pronto e fai solo gli ultimi ritocchi.

                          in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72770
                          OldClaudio
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                            Tommaso, la RAM non è completamente disponibile per i programmi degli utenti, ma per una buona metà è occupata dai processi di sistema, dai programmi aperti e mssi da parte cliccando il bottoncino giallo della finestra e per altre cose che non sembrano dare fastidio, ma ci sono eccome.

                            Ma 8GiB è una schioppettata; se anche aumentassi la high memory di 10.000.000 parole, (invece che come 2.000.000, come fa context e come suggerì Enrico) quelli occuperebbero solo 40MiB di memoria; ricorda che 1MiB sono $2^{20}$ byte, mentre 1GiB sono $2^{30}$ byte. 40MiB sono un bicchierino da grappa rispetto alla grandezza della damigiana della tua RAM da 8GiB.

                            Inoltre il fatto che i tuoi disegni siano di 63mm di larghezza (e, supponiamo, siano quadrati) non vuole dire assolutamente niente per il disegno vettoriale; il disegno vettoriale differisce dalle immagini bitmap, proprio perché la sua occupazione di memoria è sostanzialmente la stessa, indipendentemente dalla dimensione del disegno; una bitmap contiene l’immagine completa già digitalizzata; un disegno vettoriale contiene solo le istruzioni di basso livello per disegnarlo; ci pensa poi il visualizzatore PDF (Anteprima, Skim, Adobe Reader, eccetera) a usare quelle istruzioni per creare l’immagine digitalizzata sullo schermo o sulla carta.

                            Se ti va in saturazione anche dopo aver allargato la memoria allora potrebbero esserci problemi che mi sfuggono e non riesco ad immaginare, ma potrebbe essere anche un certo calcolo, interno all’aritmetica di pgfplot, che va in loop infinito allocando nuova memoria ad un ciclo (è solo un esempio irreale, perché ciascuno di quei disegni viene eseguito correttamente; è la loro presenza simultanea che da problemi, se ho capito bene).

                            Certo che un \clearpage dopo ogni disegno, potrebbe risolvere il problema; se fosse così, allora più memoria alta e più memoria bassa potrebbero aiutare a trattenere in memoria più disegni contemporaneamente.

                            Ciao
                            Claudio

                            in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72767
                            OldClaudio
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                              Sono riuscito a trovare qualche piccola documentazione a proposito delle memorie top e bot; una brevissima frase c’è anche sulla documentazione di TeX Live, ma è detto meglio nel file texmf.cnf di sistema, non quella modificabile:
                              `
                              main_memory = 3000000 % words of inimemory available; also applies to inimf&mp
                              extra_mem_top = 0 % extra high memory for chars, tokens, etc.
                              extra_mem_bot = 0 % extra low memory for boxes, glue, breakpoints, etc.
                              `
                              Il valore di main_memory può essere modificato nella configurazione personale, ma siccome è rilevanto solo per initex (la versione che genera i formati) se lo si cambia bisogna ricreare i formati; gli altri due valori sono specificati nelle righe di commento; quindi si tratta di due aree di memeria distinte e non c’entrano per niente le mis supposizioni sbagliate che fossero dei limit minimo e massimo; se li si modifica nel file di configurazione personale, essi permettono di aggiungere quegli spazi di memoria a quelli accessibili dal formato esistente, quindi non è richiesto di ricreare i formati. Vale la pena di notare che per context essi sono posti a:
                              `
                              % ConTeXt needs lots of memory.
                              extra_mem_top.context = 2000000
                              extra_mem_bot.context = 4000000
                              `
                              e, come si vede, il motivo è che context richiede un mucchio di memoria aggiuntiva.

                              Continuo a pensare che bisogna sempre cercare di scoprire perché sia necessaria tanta memoria e possibilmente trovare il modo di evitarlo: pensare prima di agire…:smile: È vero che con i calcolatori di oggi con parecchi gibibyte di RAM, la memoria non è un problema, però…

                              in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72766
                              OldClaudio
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                                Secondo il manuale di TeX Live, a pagina 15 si descrivono gli alberi rappresentati dalle variabili d’ambiente TEXMFLOCAL (che sul Mac corrisponde a /usr/local/texlive/texmf-local/) e TEXMFHOME (che sul Mac corrsiponde a ~/Library/texmf/ cioè, espandendo la tilde, /Users//Library/texmf/)

                                Secondo lo stesso manuale, nel §7.1.2 si descrive esplicitamente il file texmf.cnf e si dice che se uno deve apporare modifiche dovrebbe intervenire solo sulla copia che si trova in…/texlive//, cioè sul Mac e con la versione di quest’anno in /usr/local/texlive/2011/ Non parla affato di un file texmf.cnf nell’albero TEXMFLOCAL, quindi la mia supposizione era sbagliata. Conviene però leggere il §7.1.2 a fondo.

                                Io ho avuto spesso la tentazione di aumentare la memoria, ma ho sempre trovato do’era l’inghippo che me la saturava; vorrei che fosse chiaro che :
                                1) non so a che cosa corrispondano i due limiti rappresentati dalle variabili extra-mem_bot e extra_mem_top; le appendici dei nomi farebbero supporre ad un limite minimo e a un limite massimo, ma non ho mai visto un limite minimo maggiore di un limite massimo; quindi evidentemente non sono quello che il nome lascerebbe supporre.
                                2) la main memory è di 3 000 000 di parole; ciascuna parola è di 4 byte; dunque la main memory è di 12 MB; a me pare una quantità enorme, e tutte le volte che guardo l’ultima dozzina di righe dei file log, vedo che si tratta di un limite lontano dall’essere raggiunto in condizioni normali. Perché pgfplots non dovrebbe comportarsi in maniera normale? Ecco, questo è un problema abbondantemente dibattuto su questo forum e in particolare in questo filone; tutavia continuo a pensare che normalmente vengano usati troppi nodi sia in diagrammi 2D e a maggior ragione in diagrammi 3D. Continuo a pensare che prima di specificare un numero di samples così alto, bisognerebbe pensarci due volte; la curva è regolare e priva di discontinuità? allora le spline cubiche sono il modo per ridurre il numero dei campioni; La corva in realtà rappresenta i campioni di una serie di misure?, allora ha senso riportare lo sciame, ma non la curva, che assomiglierebbe ad un andamento rumoroso leggermente strutturato. I puntini dello sciame andrebbero rappresentati con piccoli glifi, non con cerchietti disegnati mediante circle o cose del genere. I “punti fermi” testuali in corpo tiny sono più che sufficienti; dei quadratini disegnati con un piccolissimo rectangle sono più che sufficienti; bisogna infatti ricordare che anche se i puntini non sono uniti fra di loro, le istruzioni di basso livello che ne definiscono il contorno, il colore, e la posizione, occupano molti byte di memoria; molti quanti?, non lo so; non ho mai fatto esperimenti per determinare il loro ingombro di memoria, ma stimerei che la cosa non impegni meno di una trentina di byte. Mettere su un grafico uno sciame di 100 000 puntini sarebbe ingegneristicamente parlando poco sensato; darebbero solo l’idea della fluttuazione casuale delle misure attorno al loro valore atteso, ma sarebbe carta sprecata.

                                Credo di avere espresso queste idee in una forma o nell’altra diverse volte; lo ripeto come Catone il Censore che continuava a concludere i suoi discorsi con …
                                Ma non ne parlerò più, non voglio seccarvi con i miei pallini e le mie idee poco condivise; non mi offendo affatto se non le codividete. Voglio solo incitarvi a pensare prima di ricorrere a mezzi drastici.

                                in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72762
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Ci siamo sovrapposti; ma se leggi il mio post precedente hai la soluzione.

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