OldClaudio

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  • in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72759
    OldClaudio
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      Finder; Goto Folder, oppure maiuscola cmd G

      Infatti non dovresti modificare il file di sistema, c’è sicuramente il modo di avere texmf.cnf nell’albero locale, che è lì apposta per le modifiche destinate alla macchina locale, non ad un solo utente è in /usr/local/texlive/ senza passare per la cartella 2011.

      Leggiti anche la documentazione di texlive con texdoc texlive.

      Non dico di non farlo, ma pensaci bene prima di ampliare la memoria; come ho detto tante volte c’è sempre un’altra soluzione, ricordando che si tratta solo di disegni, e non dei calcoli di fisica delle particelle alla ricerca del neutrino perduto.

      Se decidi di farlo e devi mettere texmf.cnf da qualche parte nell’albero locale /usr/local/texlive/texmf-local, probabilmente dei essere root o almeno superuser; preparati quindi il file sul desktop, poi spostalo nella cartella dove lo vuoi mettere, e il sistema ti chiede di autenticarti, senza bisogno di lavorare da terminale dopo aver dato la specifica sudo e la parola chiave.

      in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72757
      OldClaudio
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        lorenzo.pantieri” post=72877
        Allora ho pensato di compilare l’articolo, esternalizzare tutte le immagini, metterle in una cartella “pippo”, mettere “pippo” nella cartella di lavoro dell’Arte, includere Grafici nel main dell’Arte ma senza fargli “calcolare” tutte le immagini (così evito lo sforamento), andando a prendere quelle di “pippo”.

        Si può fare? Esistono strade migliori? Qualcuno se la sente di descrivere la procedura per Mac per disporre di più memoria, in modo da evitare lo sforamento?

        Garzie,
        L.

        Certo che si può fare, anzi, sebbene si tratti di un procedimento mauale, è efficace.
        Puoi risparmiare qualche cosa se lasci i file esternalizzati dove te li mette Grafici; mettere nella cartella del capitolo dell’arte uno o più link simbolici ai file che si trovano altrove, in modo che al programma di composizione fai credere che siano lì; se dovessi ricreare qualche file per sostituzioni o correzioni, ma non cambi i nomi, il link simbolici dovrebbero puntare ancora sui file nuovi/corretti — sempre che non cmabi nome.

        in risposta a: gruppo quoziente #73744
        OldClaudio
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          Il pacchetto nicefrac potrebe fare al caso tuo.

          in risposta a: Bibtex problema di compilazione #73738
          OldClaudio
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            Cliccando sul bottone bibtex del tuo editor.

            Mi spiego meglio: ogni editor adatto a predisporre i file sorgente per i documenti da comporre con LaTeX dispone di una batteria di icone, oppure di menu a discesa dove cliccare (bottoni) o scegliere e cliccare le azioni che gli si vogliono far fare. Se tu usi uno dei vari editor consigliati. suggeriti nell’Arte, per esempio TeXworks (ma quel che dico, mutati mutandis, vale anche per gli altri) accanto al bottone verde in alto a sinistra, c’è una finestrina col nome del programma da eseguire; se clicchi a fianco della finestrina, dove compaiono le due freccioline nere volte in alto e in basso, ti si apre l’elenco dei programmi eseguibili: scegli bibtex e poi clicca sul bottone verde.

            Ho citato apposta TeXworks, perché è un editor multipiattaforma che sembra scarno di toolbars, ma ha tutto nei menù a discesa, ed è particolarmente comodo per il fatto che è integrato con il visualizzatore pdf, che permette di cliccare nella finestra di editing e di spostare il cursore nel punto corrispondente della finestra pdf, e viceversa. Il fatto che sia multipiattaforma permette di usarlo su Mac, Linux, Windows senza problemi. Il visualizzatore integrato, da solo, vale la medaglia d’oro.
            Se prendi poi l’abitudine di usare come codifica l’utf8, non avrai problemi a traferire i tuoi file ad altre persone; inoltre se leggi la sua semplice guida, scopri che puoi inserire in testa al file due o tre righe “Magiche” che permettono all’editor di sapere qual sia la codifica del file aperto e vi si riconfigura automaticamente, e di sapere con quale programma il documento debba essere compilato; Puoi anche gestire progetti, come il tuo Documento, che ha i capitoli in cartelle diverse.

            Per altro è tutto spiegato nell’Arte, quindi non sto qui a ripetertelo.

            Se poi scopri che anche sul tuo calcolatore puoi aprire al finestra comandi e dare a mano i comandi che vuoi fare eseguire, scopriai una nuovo universo di possibilità che ti sono precluse quando usi solo il mouse 😉

            in risposta a: Bibtex problema di compilazione #73733
            OldClaudio
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              Benvenuto/benvenuta.

              Non dici se hai seguito la ricetta madre di tute le bibliografie:

              1) compila Documento
              2) esegui bibtex
              3) ricompila Documento
              4) ricompilalo di nuovo

              C’è ancora il punto interrogativo?

              in risposta a: Sommario delle combinazioni di font più usate #73674
              OldClaudio
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                quote]
                Ottima spiegazione Claudio! Quindi per concludere, se uso tgtermes o mathptmx e devo inserire dei brevissimi e pochissimi passi in greco, mi posso anche far andare bene la stonatura dei font cbgreek, caricati in automatico da babel, con il times. Se invece devo scrivere parti sostanziose in greco monotonico, posso usare txfonts con txfontsb. Se invece devo scrivere molti passi in greco, anche politonico, usando il times come font principale, posso usare (vedi sotto) font “alla Computer Modern”, per esempio i CBgreek, oppure Artemisia, Bodoni, Didot. Tra questi quali si adattano meglio secondo te ai font che ho menzionato nella tabella (times, palatino, utopia, garamond)? Sono molto ignorante in materia, però io vedrei bene l’Artemisia con il palatino e garamond. Forse il Didot con il Times? L’utopia non so.
                [/quote]
                Il discorso dei cbgrrek e dei times applicato ai mathptmx o i tgtermes non funziona; evidentemente l’ottima spiegazione non era sufficientmente buona 🙁

                Per gli altri devo pensarci e fare delle prove.

                Per completezza ho aggiunto il pacchetto pxgreeks come accoppiata con i pxfonts. Immagino abbia le stesse limitazioni dei txfontsb.

                No, i pxgreeks servono per accompagnare i pxfonts, solo per consentire loro di usare meglio e più comodamente i caratteri greci matematici obliqui o diritti come serve per la tipografia francese.

                Quindi prendiamo in considerazione solo Artemisia, Bodoni, Didot. Ignoriamo Baskerville, Complutum, Olga, Nehohellenic, Porson, Solomos.

                Neohellenic va benissimo come font sans serif; Olga potrebbe andare bene come corsivo da accompagnare al Didot diritto e al Didot slanted. Con i corrispondenti font OTF, si può specificare il font Olga apposta per la forma italic; l’ho fatto e funziona bene. Nota che i cbgreek dispongono di due corsivi, uno è una mia imitazione di Olga, e l’altro è una mia imitazione del corsivo della casa editrice di Lipsia Teubner (da cui il mio pacchetto teubner). Questo font, che ho chiamato Lispiakos, è venuto molto bene e con i font description file associati a babel con i font CM o LM, dispone anche dei comandi per attivarlo in sostituzione dello pseudo-Olga; ai linguisti specialisti di greco classico piace moltissimo. Secondo me il mio Olga, imitato ad occhio da un testo stampato, ha un paio di caratteri che a confronto con il testo stampato andavano bene, ma confrontati con questo GFS Olga, mostrano delle differenze sostanziali, in particolare la mia “chi” è troppo larga.

                Ho dato una occhiata più approfondita al lavoro che Tsolomitis ha fatto per adattare i font della GFS a LaTeX; la maggior parte di questi font permettono di scrivere sia in caratteri latini, sia in caratteri greci; in particolare Artemisia, Bodoni, Didot, Neohellenic permettono di usare entrambi gli alfabeti; Non ho esaminato tutto questi font, voglio dire il file pfb per il formato Type 1; ma vedo che non dovrebbero esserci problemi né con la codifica OT1, né con la T1, sebbene Tsolomitis metta le mani avanti in merito ai font latini codificati T1; quelli greci sono predisposti per lavorare con la codifca lgr, in accoppiata con i loro compagni latini della stessa collezione; i font greci hanno codifica LGR e Tsolitis dice che sono completi; mmmm, questa mi sembra una affermazione azzardata, ma si può sperare che sia vera o abbastanza vera. FontForge dice che sia i latini sia i greci sono piuttosto completi.
                Tranne i Neohellenic che Tsolimitis accoppierebbe con i cmbright, gli altri li li accoppierebbe sempre con i txfonts;
                Io invece trovo che gli Artemisa potrebbero andar bene insieme al Platino I Didot vanno bene sia con i CM/LM; i Bodoni direi che vanno bene anche loro con i CM.LM, ma probabilmente, scalando i font adeguatamente, i Didot sono quelli che potrebbero andare meglio con i font stretti come i Gyre Termes, anch se risultano un poco più chiari. Ma se non ci sono problemi con la matematica, per la quale Tsolomits ha già previsto di usare i font della collezione txfonts, I font greci che ho elencato sopra sono “bifronti” e in questo senso possono venire usati da soli Un testo competamante scritto in latino Artemisia e in greco Artemisia è piuttosto gradevole. Se bisogna usare la matematica Tsolomitis ha già previsto di usare i glifi della collezione TX, quindi le cose marciano bene così, senza bisogno di forzare l’accoppiamnto dei font GFS con i tradizionali font latini come Times, Platino, Utopia, & Company.

                Questo uso esclusivo dei font GFS si può fare anche con i font OTF; per la matematica però, bisogna caricare i XITS Math o gli Asana Math; sapendo però che la forza di xelatex e lualatex sono in font OTF, si possono pensare anche accoppiate diverse, vista la facilità con la quale si può associare un font ad una determinata lingua; con l’input codificato utf8 o unicode, non ci sono problemi di sorta né con le famiglie né con le collezioni di font.
                Se si volessero usare questi quattro font insieme ai font latini specifici, bisogna caricarene i pacchetti in anticipo

                in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72730
                OldClaudio
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                  Tommaso, sai che io me ne esco sempre con le norme.
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                  A che distanza metti le tacche? evidentemente ad una distanza tale da non sovrapporre i numeri (ci mancherebbe altro) ma lasciando uno spazio adeguato fra due numeri consecutivi in modo da escludere che possano essere presi per cifre consecutive appartenenti ad un solo numero. Quindi la distanza dipende anche dal numero di cifre esposte; le unità di isura insieme ai loro prefissi SI consentono di non usare più di tre cifre in qualsiasi diagramma fatto come si deve; ma se il diagramma fosse un diagramma “matematico”, senza unità di misura, è meglio farci un pensierino per farlo come si deve. per esempio qualche giorno fa si stava discutendo su quanti nodi sono necessari per disegnare un periodo completo della funzione seno; Lorenzo tracciava le ascisse in radianti; io ed altri in gradi; la cosa è tutto sommato irrilevante, ma nel disegno di Lorenzo, il fatto che il periodo fosse espresso da (2*pi greco che è circa uguale a 6,28, ma in realtà è un numero irrazionale, anzi trascendente) rendeva la scala in numeri interi poco significativa (per la discussione sul numero di nodi la cosa era irrilevante, ma…) sarebbe stato meglio se avesse messo le tacche in corrispondenza di multi interi di (pi/2); usando la scala in gradi il problema non si pone nemmeno, ma se la grandezza del diagramma l’avesse consentito sarebbe stato desiderabile procedere con le tacche di 10° in 10°, in modo da avere le debite tacche anche in corrispondenza di 90°, 180°, 270° 360°. Naturalmente è possibile usare anche le tacche secondarie; per esempio nel diagramma del seno applicare la tacca ai multipli interi di 100, ma avere tacche secondarie non numerate in corrispondenza del mezzo centinaio, e tacche ulteriormente “terziarie” in corrispondenza delle decine.

                  Il problema quindi va posto in altri termini (a cui ho risposto): come si graduano gli assi?

                  Ricordo ancora che con gli assi graduati, non ha nessuna importanza dove sia il punto di coordinate (0,0), che di solito cade fuori del diagramma; il diagramma rappresenta con i suoi assi graduati una “finestra” attraverso cui vedere parte del disegno; in matematica evidentemente questo potrebbe non essere quello che si desidera, ed è invece meglio disegnare diagrammi su scale non graduate, ma che mostrino le peculiarità della funzione tracciata, anche in relazione alla sua posizione assoluta rispetto all’origine degli assi.

                  in risposta a: Sommario delle combinazioni di font più usate #73671
                  OldClaudio
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                    Problema greco e txfontsb: in teoria questi font greci potrebbero essere usati con qualunque font di titpo Times; in pratica non è così semplce (non è nemmeno complicato, basta usare teubner); ciò dipende dal meccanismo con il quale babel cambia quando passa da una lingua scritta con un font, diciamo, con un alfabeto in codifica T1 e passa al greco o torna indietro dal greco. Le cose stanno in questi temrini: il greco si cambia soltanto cambiando codifica; quindi se si urano i font Latin Modern, per scrivere con al famiglia “graziata” i dati relativi ai font vengono letti dal file t1lmr.fd : per passare al greco i dati relativi ai corrispondenti font vengono letti dal file lgrlmr.fd. Con in font latini txfonts, i dati vengono letti dal file t1txr.fd e passando al greco i dati vengono letti dal file lgrtxr.fd; vedi donque che la sigla della famiglia rimane la stessa, mentre cambia lsolo la sigla della codifica.
                    Se volessimo usare i gyre termes, al posto dei tx, allora i font latini graziati avrebbero di dati letti dal file t1qtm.fd; per usare i font txfontsb bisognrebbe creare, visto che non ci sono, dei file di descrizione dei font del tipo lgrqtm.fd, che contengano gli stessi riferimenti ai font times greci di Tsolomitis, ma assegnando loro nomi di famiglia diversi, in modo da rendere i due alfabeti gestibili coerentemente da babel. Invece se si usa teubnemr si può creare un file di questo tipo semplicemente con un comando descritto nella documentazione di teubner, che però usa i CBgreek, non i font di Tsolomitis txfontsb.
                    quanto detto vale anche per i font del pacchetto mathptmx, si può fare ma non è banale, perché bisogna creare file che non sono presenti nella distribuzione TeX.

                    Naturalmente dipende dalle esigenze, ma personalmente, se fossi un filologo greco, non userei i font di Tsolomitis, perché sono (erano?) incompleti proprio per scrivere il greco politonico e mancano di altre funzionalità, come quella di poter scrivere i numeri con la notazione letterale greca che usa l’anotonos e il catatono per indicare la natura numerica della stringa di lettere che rappresentano un numero.

                    A questo proposito gli ottimi font greci OTF (e quindi anche le versioni Type 1, che non ho idea di come si usino, forse, semplicemente con al codifica utf8 in input, ma non ci ho mai provato in altro modo, sono particolari: sono i font Artemisia, Baskerville, Bodoni, Complutum, Didot, Neohellenic, Olga (solo “italico”), Porson e Solomos, vanno bene per scrivere in greco politonico, ma Baskerville, Complutum, Olga, Porson, Solomos, mancano dei diacritici numerici suddetti; Inoltre Complutum è troppo diverso dai font a cui siamo abituati e alcune lettere minuscole, di stile anticheggiante, sono difficili da riconoscere come tali; Anche Solomos è un po’ troppo ornato per i miei gusti.

                    Per Gyre Termes & company, le poche lettere greche presenti non sono sufficienti nemmeno per scrivere in greco monotonico; potrebbero essere un patch accettabile per usarle in matematica, ma sicuramente non per scrivere nemmeno in greco moderno.

                    Mah; cancellare la riga Times3 mi sembra eccessivo; è vero che i txfonts offrono le stesse funzionalità nel testo e nella matematica, compresi i font greci diritti per la tipografia di stile francese. Però ci sono pareri diversi sulla qualità dei txfonts; io ho sempre usato questi invece dei mathptmx, e mi sono sempre trovato benissimo e io li consiglierei, ma sono al corrente di altri autorevoli membri del forum li guardano con il tipico stiff nose britannico. Certo gli uni e gli altri (mathptmx e txfonts) non hanno i corpi ottici, quini i pedici e gli apici in matematica lascinao sempre un po’ a desiderare; ma bisogna fare di necessità virtù, visto che i font con corpi ottici sono pochi e quelli della collezione TeX (CM, LM, EC, CM-super, CBgreek) sono eccezioni notevoli e rare e ne distinguono la qualità tipografica. Tra i font OTF i Latin Modern sono gli unici che ho accertato come possessori di corpi ottici; non posso giurare che siano gli unici, ma non solno lontano dalla verità.

                    in risposta a: Sommario delle combinazioni di font più usate #73669
                    OldClaudio
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                      Lavorando con pdflatex, comporre in greco o in cirillico richiede di usare pacchetti oppure di dare adeguate opzioni a babel.

                      Per il greco ti posso dire che se dai greek o polutonikogreek come opzione a babel vengono usati di default il font che ho disegnato io (CBgreek) e si accoppiano bene con i font EC, quindi con i font Latin Modern; li ho disegnati usando per lo più gli stessi parametri degli EC (quelli veri di Knappen, non la versione usata con cm-super); se si vogliono usare font diversi dai Latin Modern ci sono diverse strade; o si usano i font della collezione txfonts e si chiama il pacchetto txfontsb, oppure si usa il pacchetto teubner che mette a disposizione dei comandi per generare dei font description file che si accordinao con gli altri font usati per il testo in alfabeto latino. La prima soluzione usa certi free font di disegno simile al times della collezione txfonts, ma non sono completi come i CBgreek, in particolare la forma corsiva; sono quindi adatti al greco monotonico, ma non vanno bene per il greco politonico (almeno così succedeva l’ultima volta che li ho esaminati; ho scritto all’autore, ma o mi è sfuggito o non ha fatto nessun aggiornamento). Viene usato abitualmente dai greci per scrivere con la codifica d’entrata iso8859-7, di default sulle loro tastiere; buona per la scrittura monotonica. La seconda soluzione serve solamente per superare un ostacolo, ma l’appaiamento fra, per esempio, Palatino e CBgreek non è il massimo. Però scrivi politonico senza problemi. I CBgreek hanno si corpi ottici; i txfontsb no.

                      Per il ciriillico non ho nessuna esperienza, se non quella di avere usato i font cirillici della collezione della Wisconsin University, disponibili solo bitmapped (almeno così era quando ci ho provato uno o de anni fa) ma ho trasformato in Type1 binari pfb senza problemi con mftrace (solo la polizza che ho usato).

                      Ne esistono di migliori e Enrico dovrebbe saper consigliare diversi font cirillici con codifiche T2A, B o C, visto che lui conosce le lingue slave e ha scritto anche un articolo per TUGboat, se ben ricordo, (o per Ars?) in merito a questo problema.

                      Per xelatex e lualatex che possono usare i font OTF, ci sono moltisisme polizze di caratteri unicode che contengono anche il graco; fra queste mancano i Latin Modern e tutti i font della collezione Gyre; nessuno di questi font contiene i caratteri testuali per il greco, nemmeno l’ortografia semplificata monotonica. Ma la distribuzione TeX contiene i font della Greek Font Society e altri font creati apposta in forma abbastanza completa per poter scrivere greco sia monotonico sia politonico. Sono tutti font testuali con grazie (nel senso che le maiuscole hanno le grazie); per font sans serif direi che il GFS Neohellenic può andare benisimo; non ne conosco di monospaziati tranne i CM-unicode, i Biolinux Libertine; Tuttavia per i sans serif gli Arial, che possono piacere o non piacere, sono completissimi e proprio per questo sono quelli usati spesso dai browser della rete, perché servono praticamente per tutto il mondo. Il font Iwona fra i font “sgraziati” è molto gradovole, ma non credo che comprenda il greco e/o il cirillico.
                      Per i monospaziati c’è UMTypewriter che in pratica è il typewrtiter CM esteso a coprire diversi alfabeti; è infatti piuttosto completo; per scrivere in monospaziato ci sarebe anche l’originale forma del font Monaco, che io personalmente trovo gradevole, ma potrebbe non piacere ad altri perché non assomiglia affatto al solito carattere da macchina da scrivere come il Latin Moderm Mono, o il Courier.

                      in risposta a: Sommario delle combinazioni di font più usate #73664
                      OldClaudio
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                        Per sapere quali alfabeti e per quali lingue un dato font OTF sia usabile, si può seguire la procedura indicata da Enrico per eseguire il programma otfinfo con le debite opzioni.
                        Sul Mac l’applicazione FontBook permette di avere molte delle informazioni che si possono ottenere con otfinfo. Tuttavia per alfabeti oltre il latino, spesso è indicato il greco, ma altrettanto spesso non è indicato se si tratta solo di greco monotonico o anche di greco politonico.

                        Io trovo molto comodo usare il programma di editing dei font FontForge, con il quale posso esaminare tutta la tabella unicode, anche se moltissime caselle sono vuote (caselle nere); ma è importante vedere se ci sono le pagine con le estensioni del latino e del greco; se si volesse scrivere in copto, bisogna vedere se esistono solo gli otto caratteri che il che sono presenti nel copto oltre a quelli greci, ma per gli altri 24 si usano quelli greci; questo è un patch normalmente presente, ma impresentabile; invece se c’è davvero al pagina del copto, i glifi hanno davvero al forma che devono avere, e non sono solo dei prestiti dal greco.
                        Per il cirillico valgono più o meno le stesse osservazioni, ma per essere sicuri che ci sia tutto quello che serve, FontForge certamente è utile, ma bisogna conoscere la lingua che si vuole scrivere con quei caratteri.
                        Non ti dico per l’arabo, il cinese, il giapponese, il coreano; non cito il devanagari, il telugu, e altri alfabeti meno noto; direi che cirillico e greco sono i più usati fra quelli diversi dal latino, almeno dagli studiosi qui in Italia.

                        Ho visto la pagina TTF/OTF. I Latin Modern OTF mancano sempre del greco e del cirillico (vedi con FontForge) ma permettono di usare varianti non normalmente accessibili con pdflatex (ma accessibili, almeno in parte, con cfr-lm) come per esempio (oltre alle cifre minuscole) i typewriter type a spaziatura variabile.

                        Sì, certo, con xelatex e lualatex le possibilità di uso dei font sono moltissime, con o senza matematica, anche se questa ancora contiene solo i XITS math, Asana Math, Latin Modern Math, e Cambria (se sulla macchina hai installato anche MS Office, perché è un font creato perr Word (credo da quando Knut ha dato loro consulenza per scrivere decentemente la matematica con Word); io l’ho confrontato con il XITS e non lo userei mai per davvero con xelatex o lualatex. Stanno arrivando anche altri font adatti alla matematica avanzata, ma la dotazione per la matematica per Xelatex e lualatex è ancora carente rispetto alla dovizia di font testuali disponibili (tutti quelli che sono installati sulla macchina anche non dipendenti dalla distribuzione TeX).

                        In teoria il disegno di questi font matematico OTF sono:

                        XITS Math per XITS, Times, Libertine,Gyre termes e simili font stretti
                        Asana Math per Palatino, Gyre Pagella e simili font larghi
                        Latin Modern Math per Latin Modern e simili font di occhio medio e tratto un filino più sottile

                        Ma dire quali sono sono tutte le accoppiate “possibili e accettabili” è decisamente difficile.

                        in risposta a: Bibliografia in inglese #73634
                        OldClaudio
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                          … che per altro ora è inutile o quasi, visto che l’inglese è la lingua di default 🙂

                          Richiamanre babel specificando l’inglese come ultima lingua, (quindi di default) ha un senso se vuoi usare anche altre lingue, oppure se scrivi pacchetti o classi che facciano uso di comandi interni di babel.

                          Comunque, sta tranquillo, quella chiamata è unitole, ma non produce danni.:wink:

                          in risposta a: Sommario delle combinazioni di font più usate #73662
                          OldClaudio
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                            Junicode non l’ho ancora trovato nella tabella, ma non è importante alla luce di quello che scrivo sotto;
                            1) Osservazione preliminare: la tabella serve per gli utenti di pdfLaTeX? Se sì non devi elencare xelatex e lualatex (e meno che mai pdftex, xetex, luatex; che `si sono i motori di composizione, ma sono anche i comandi per compilare con plain come formato; quindi la loro indicazione non è chiara.) Xelatex e lualatex lavora bene con i font OpenType, mentre pdflatex non li può gestire; xelatex e lualatex possono gestire anche i Tyoe 1, ma se li vuoi combinare con anche uns solo font OpenType devi fare qualche acrobazia.
                            2) la specifica della codifica di uscita T1 qualche volta è necessaria (perché la collezione prevede anche la possibilità di lavorare con la codifica di default OT1), ma, per esempio, nella documentazione del pacchetto fourier c’è scritto esplicitamente di NON specificare la codifica. Con mathdesign non sono sicuro che ci voglia la specificazione della codifica; comunque dovrebbe essere semplice verificarlo sulla sua documentazione.
                            3) I Latin Modern contengono solo l’alfabeto latino e qualche altro raro segno analfabetico, ma sono forse gli unici font fra le collezioni che hai indicato dotati dei corpi ottici.
                            4) i font cfr-lm svolgono le stesse funzioni dei Latin Modern, am permetto di usare altre forme, e di poter specificare le cfre minuscole di default; si rifanno a font virtuali dei Latin Modern Type 1.
                            5) Noto l’assenza dei font cm-super e hanno i copri ottici, che contengono anche il cirillico; dei font lgc che contengono latino, cirillico e greco senza corpi ottici.
                            6) Credo che i due punti interrogativi che hai lasciato a Palatino 3, possano essere tranquillamente riempiti con le stesse indicazioni che hai messo per Tymese 3.

                            7) Per xelatex e lualatex io indicherei le combinazioni più adatte anche esteticamente ma riferendoti solo ai font OpenType; e qui ci sta bene junicode, ma ci stanno bene i font xits, stix, Old standard, tutta la collezione Gyre (solo latino), Linux Libertine O, e tanti altri; nota che per il gerco vanno benissimo anche i font distribuiti con TeX Live della GFS (Greek Font Society): alcuni di essi hanno caratteri greci molto eleganti, ma hanno anche i caratteri latini che is accordano per disegno e corpo.; ma le combinazioni con i sanserif e i monospaced sono di vari tipi, però aggiustabili automaticamente in modo da conservare l’occhio mediano uguale per tutte le famiglie, oppure l’altezza del maiuscole uguale per tutte le famiglie; insomma, per i font OpenType la tabella diventerebbe molto complicata, specialmente se si volesse lasciare la tabella così com’è, con il nome della collezione nella prima colonna e le varie famiglie indicate in certe colonne successive.

                            Ora, nonostante queste osservazioni, peraltro relative ad una prima bozza, vorrei ringraziarti per questa tua iniziativa che è veramente meritoria; Bravo. La tabella sarà molto utile a tutti.

                            Ciao
                            Claudio

                            in risposta a: Metodologie di riempimento pagina #73636
                            OldClaudio
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                              La cosa migliore è lasciarle galleggiara sul testo fino al punto che a LaTeX pare il migliore — si chiamano “floating objects apposta); Per LaTeX “migliore” significa una posizione che rispetti i vincoli e renda minimo il valore della “bruttezza” della pagina.

                              Togli i vari parametri di posizione del tipo [H], oppure {!h} o simili; e riferisciti alle figure e alle tabelle con il metodo della cross reference: \label, \ref, \pageref\ \vref,…

                              Vedi: chiedevi chi usa queste cose; chiunque voglia avere un buon riempimento delle pagine, oltre a non dover rinumerare a mano gli oggetti numerabili quando ne aggiungi (o ne togli) uno.:smile:

                              in risposta a: Idea nuovo pacchetto gestione brani biblici #71366
                              OldClaudio
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                                Se hai una versione recente di Win (vista, 7, 8,…) puoi definire un link simbolico nella cartella del tuo main file. Se hai Linux o OS X, i link simbolici esistono da sempre , ma Win li definisce con un comando diverso da quelli di UNIK

                                Dunque i tuoi 1300 e passa file si provano nella cartella /Bibbia (o \Bibbia) innestate dove ti pare, ma non in /texmf; questa cartella, a meno che non sia la radice dell’albero personale, dettaglio che non si evince dal tuo messaggio, ti viene sovrascritta ad ogni nuova versione del sistema TeX, quindi sarebbe un bel disastro se ciò succedesse. supponiamo allora che la tua cartella /Bibbia si radicata in ~/ (la tua Home su un sistema UNIX) oppure in C:\Users\franen\, che sarebbe la tua home su Windows); supponiamo che il tuo main file sia residente nella cartella ~/Vangelo/; allora apri il terminale e, a forza di cd , ti sposti nella cartella del main file e poi dai il comando

                                ln -s ~/Bibbia Libro

                                Il programma Finder, Navigator, o quel che è, ti mostrerà ora una nuova cartella /Libro assieme agli altri file che compaiono insieme al tuo main file se ci clicchi sopra, miracolo! (senza essere blasfemi, l’argomento si presta ad una esclamazione del genere) ci trovi elencati dentro tutti i 1300 e passa file, che in realtà continuano ad essere dove erano prima, ma ora sono accessibili da pdflatex in una cartella virtuale subalterna a quella del tuo main file.

                                Su Win il comando sarà:

                                mklink Libro c:\Users|franen\Bibbia

                                Ma per il resto succedono le stesse cose. (Attento; ora non ho sottomano il PC di mia moglie con Win7, quindi non posso verificare se sia mklink o mklnk; ma se nella finestra comandi digiti il comando help seguito da uno dei due, te ne da la sintassi se il comando è giusto oppure ti dice che il comando non esiste). Provare per credere; Gli utenti unix sono abbastanza abituati ai link simbolici; gli utenti Windows non lo sono e questo giochetto pare loro una cosa da prestidigitatore.

                                in risposta a: UBUNTU e Texlive 2011: quando su repository? #63536
                                OldClaudio
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                                  Io sono quasi nella stessa situazione: macchina virtuale su Mac OS X, Ubuntu 11.10 (ho già avuto l’avviso che sarebbe disponibile la versione 12.04) ma preferisco tenermi al vecchia versione e non aggiornare ogni sei mesi, visto che il programma di aggiornamento, almeno sulla mia macchina virtuale non funziona, e devo cancellarla completamente e ricreala da zero — tempo perso per l’uso che ne faccio). Però so che quando ubuntu apparentemente non fa niente, di solito sta aggiornando qualcosa dalla rete; bisogna solo aspettate, anche se è molto noioso; probabilmente basta impostare il pacchetto di aggiornamento del database dei file disponibili in modo che abbia priorità minima rispetto agli altri processi. Io comunque ho seguito la procedura di Enrico, ma gli ho già segnalato che le indicazioni per creare il louncher di tlmgr con le istruzioni che lui ha indicato non funzionano più; almeno a me non funzionano più. Non è una cosa terribile, ma sicuramente è un filino fastidioso dover ogni volta specificare il percorso completo. Per carità, non aggiorno TL su ubuntu tutti i giorni, quindi va bene così;

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