OldClaudio

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  • in risposta a: Bibliografia in inglese #73631
    OldClaudio
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      Se la tesi è in inglese, perché hai impostato ad un certo mento l’italiano? Da quel che immagino, perché le tue informazioni sono scarse, tutto quanto viene dopo \begin{document} è in italiano. Se la tesi ha da essere in inglese non specificare nemmeno babel a meno che tu abbia bisogno di comporre qualcoasa in italiano, per esempio il sommario; in questo caso nel rpemabolo deve esserci:
      `
      \usepackage[italian,english]{babel}
      `
      e il piccolo pezzo in italiano può essere composto come:
      `
      \begin{otherlanguage}{italian}
      \begin{abstract}
      …
      \end{abstract}
      \end{otherlanguage}
      `

      Se hai già fatto tutto ciò, allora hai dimenticato un \selectlanguage{italian} prima della bibliografia.

      in risposta a: FancyHDR testatine indice e capitoli #73368
      OldClaudio
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        Vengono usati da te. Se non li usi è come usare una Ferrari per andare al mercatino d’angolo per fare la spesa alle bancarelle.

        Se non li usi, padronissimo; ma allora perché vuoi usare LaTeX?

        Se non usi i riferimenti, allora non usare nemmeno le etichette (\label).

        Uno dei vantaggi di usare LaTeX consiste nel poter usare i riferimenti simbolici; te l’ho già spiegato, ma ora scendo nei dettagli.

        Se in un capitolo che contiene 50 equazioni numerate, aggiungi un equazione numerata fra la seconda e la terza precedentemente numerate, tutti i riferimenti alle equazioni dalla 3 alla 50 li devi correggere a mano. Non parliamo se nel capitolo 3 hai 50 equazioni numerate; poi via via che costruisci il tuo documento trovi che ci vuole una altro capitolo prima del capitolo 3, nel vecchi capitolo, che ora è diventato il capitolo 4 e le equazioni sono numerate da (4.1) a (4.50) devi cambiare a mano tutti i riferimenti anche quelli che si trovano negli altri capitoli e che fanno riferimento alle equazioni del vecchio capitolo 3.

        Capisci bene che, a parte gli scherzi e la Ferrari per andare a fare la spesa, il modo di procedere senza riferimenti incrociati (\label, \ref, \pageref, \vref, eccetera) è masochismo allo stato puro.

        in risposta a: Ambiente abstract in suftesi #73582
        OldClaudio
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          La documentazione di suftesi a pagina 26 ( da terminale dai texdoc suftesi) definisce l’ambiente abstract; in suftesi l’abstract viene stampato come lo stampa article, se e solo se è stata richiesta l’opzione titlepage, altrimenti l’ambiente si limita a inserire centrato il contenuto del comando [tt]\section*{\abstractname}[/tt]; in ogni caso dentro l’ambiente, dopo il titolo, il contenuto viene composto dentro l’ambiente quote.

          quindi non capisco perché, essendo l’ambiente definito, a te dia errore; se vuoi gentilmente indicarci come hai fatto a comporre l’abstract con suftesi, magari scrivendo una frase senza senso come testo del sommario, possiamo dire qualche cosa; se poi riportassi quella parte del file log della tua tesi (si trova nella stessa cartella e ha lo stesso nome del main file della tua tasi, solo l’estensione, invece di essere .tex è .log) almeno 20 righe prima del messaggio di errore e 10 righe dopo, possimao anche fare una diagnosi senza usare… la sfea di cristallo:smile:

          in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72725
          OldClaudio
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            Be’, il disegno che si ottiene con il codice che ho allegato al mio messaggio http://www.guitex.org/home/forum/5-tex-e-latex/71851-il-disegno-programmato-nellarte-di-scrivere-con-latex?limit=15&start=105&lang=en#72701 sembra persino migliore di quello di Mathlab; ripeto tre soli nodi di interpolazione con 2+2 punti di controllo fra ciascuna coppia di nodi.

            La curva di terzo grado di Bézier è data dall’equazione:

            z = z_1 t^3 +3 z_2 t^2(1-t) + 3 z_3 t(1-t)^2 +z_4(1-t)^3

            dove i simboli z sono numeri complessi (o coppie ordinate, se si preferisce) e t è il parametro che lega le due equazioni reali eliminando il quale si ricava l’equazione della cubica — equazione che sarebbe difficilissima da esprimere in termini di y=f(x); non così difficile, forse, nella forma f(x, y)=0, ma facilissima da esprimere in forma parametrica.

            z_1 e z_4 sono i nodi di interpolazione; z_2 e z_3 sono i punti di controllo; mentre non c’è nessun dubbio sui valori dei nodi, resta l’arbitrarietà dei moduli dei vettori z_2-z_1 e z_3-z_4. la direzione di questi due vettori è fissata dalla direzione delle tangenti, mentre i due moduli controllano la concavità dell’arco della cubica; due spline si possono raccordare molto bene imponendo la stessa tangente nel punto di contatto; se nel punto di contatto si vuole mantenere la concavità continua si può fare ma alle altre due estremità non ci sono condizioni da imporre; una catena di spline che formano una linea aperta riesce ad avere sufficienti condizioni da imporre sulla direzione della tangente e sulla concavità in tutti i nodi interni, ma solo le posizioni dei nodi dei due nodi esterni; se si chiude la catena si aggiunge una coppia di condizioni e si riduce un nodo; tuttavia per una linea chiusa il problema è definito molto meglio. Nel caso del seno la cosa è definita male, come credo di avere spiegato sopra, e quindi non mi stupisco che proprio agli estremi le cubiche determinate da Matlab siano male adattate alla sinusoide.

            Se il valore di default della tensione degli archi è prefissato al valore 0.5 e gli archi sembrano tropo tesi, forse si deve diminuire il valore, non aumentarlo; in ogni caso bisogna vedere che cosa intendeva Tantau quando ha prefissato il concetto di tensione e il suo valore. Knuth e Hobby hanno definito la tensione in un altro modo, tanto che il suo valore non deve essere inferiore a 3/4; l’intera spiegazione in “inglese matematico” è riportata nelle pagine 130 e seguenti del METAFONT book; ci sono tutte le formule e le equazioni che sono necessarie a METAFONT/METAPOST per determinare le tensioni o i punti di controllo in tutti i casi possibili. Confesso che si tratta di equazioni e formule non difficili, ma per me di difficile interpretazione; richiedono molte equazioni trigonometriche che, ripeto, non sono difficili da calcolare nemmeno con una calcolatrice da tasca, ma il cui esito o valore finale non è facilmente intuibile nemmeno qualitativamente dall’andamento della funzione. Io mi sono fatto una piccola esperienza in merito quando ho scritto il pacchetto curve2e; in quella circostanza NON sono riuscito ad implementare mediate l’aritmetica intera di TeX le formule di Hobby e ho dovuto accontentarmi di una tensione costante — o meglio di una curvatura prefissata agli estremi di ogni arco — e so quindi che cosa succede quando non si riesce a regolare convenientemente la curvatura o la tensione.

            Con spline quadratiche, evidentemente ci vogliono più nodi perché l’errore di approssimazione con l’interpolazione ad archi quadratici sia decente; con l’interpolazione lineare, poi bisogna aumentare i nodi di interpolazione a dismisura. Naturalmente usare spline, vuol dire usare una curva fatta di diversi spezzoni, non una curva unica. Interpolare una qualunque funzione su n+1 punti richiederebbe una funzione con n+1 coefficienti da determinare in modo acconci; se la funzione è un polinomio esso deve essere di grado n-1, anche piuttosto facile da determinare; ma se oi si traccia il polinomio sul range che interessa, l’errore è nullo nei nodi, ma è terribile fuori dai nodi: provare per credere. È per questo che io mi fido di più delle spline, che non di un’unica funzione/polinomio.

            in risposta a: alfabeti matematici con unicode-math #73574
            OldClaudio
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              Non so cosa dirti; i tuoi motivi mi sembrano non sufficienti per cercare di far fare a xelatex o lualatex cose che forse potrebbero fare, ma che on fanno.
              Per esempio ti lamenti che \bar{\mathbb{A}} metta la barra fuori posto con i XITS math di default e i bb presi da un altro font; a me pare normale, anche se sarebbe possibile rimediare. Ti spiego: in tipografia le famiglie di font devono accordarsi; mescolare i XITS Math con gli Asana Math tipograficamente non è corretto perché i parametri del disegno dei due font sono diversi; tra l’altro il primo si accorda con i font di testo Times e altri font “stretti”, mente il secondo si accorda con i Platino. mescolare XITS e Asana in matematica sarebbe come comporre il testi intercalano lettere Times con lettere Palatino; nel testo non lo accetteresti; perché devi accettarlo in matematica?

              Ora io sono un ingegnere matematico, vale a dire un ingegnere ricercatore universitario che ha usato la matematica durante tutta la sua attività di ricerca; so benissimo che la matematica dei tecnologi è meno complessa, anche per i simboli che vi vengono usati, di quella dei matematici, ma se proprio occorrono simboli strani, occasionali, e non sistematici come intere pagine UNICODE di glifi, allora esistono molti artifici come \mathpalette e \mathchoice per usare in matematica glifi tratti da polizze testuali o polizze anche di Dingbats, volendo. Non mi spingerei a dire che uno deve confezionarsi un font OpenType adatto alle proprie esigenze, ma lualatex, da quel che ho letto nella sua documentazione, sembrerebbe capace di assemblare in tempo reale dei font virtuali OpenType.
              Siccome non uso lualatex abitualmente, ho pochissima esperienza in merito e non mi sono mai spinto più in là di qualche semplice esercizio. Altri forse possono dirti di più, ma ti consiglio da dilettante apprendista tipografo autodidatta di non mescolare font diversi.

              in risposta a: POSIZIONE DEGLI OGGETTI MOBILI (FIGURE) #73565
              OldClaudio
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                Quello che ti hanno detto Tommaso e Lorenzo è sacrosanto.

                Io ti ho chiesto se la pagina dove vuoi l’immagine al topo è la pgina iniziale di un capitolo o di un paragrafo.
                Per il capitolo sono certo al 100% che non puoi farlo. Per il paragrafo sono quaisi sicuro che sia così, ma non ci metterei al mano sul fuoco.
                Se anche non fosse così e tu specificassi fra i parametri di posizione il punto esclamativo (tipo: [tt]\begin{figure}[!tp][/tt]), se la figra è più alta del 70% della griglia di stampa (compresa la didascalia e lo spazio fra la figura e la didascalia), il punto esclamativo potrebbe servire, ma poi il titolo del paragrafo e almeno due righe di testo del paragrafo e lo spazio fra testo, titolo, e fine della didascalia non sono sufficienti per evitare la riga orfana o che il titolo stia solo soletto alla fine della pagina (come abitualmente succede con un noto word processor), ecco che LaTeX sposta la figura alla pagina successiva.

                Comunque, siccome alla figure, alle tabelle e agli altri oggetti numerabili, specialmente se mobili, non ci si riferisce con espressioni del tipo “… come si vede nella figura seguente…”,ma ci si riferisce con il numero e, volendo con la pagina, “come si vede nella figura~\ref{fig:…} nella pagina~\pageref{fig:…}…”, il fatto che la figura si lì dove vorresti tu è del tutto irrilevante.

                Se poi usi il pacchetto varioref semplicemente con \vref{fig:…} ti appare nel documento una frase diversa a seconda di dove la figura si trova effettivamente rispetto al punto dove c’è la citazione; per esempio potrebbe uscirti “…come si vede nella fiura 3.17 in questa pagina…”; oppure “…come si vede nella figura 3.17 nella pagina a fronte…”; oppure “…come si vede nella figura 3.17 nella prossima pagina…”; oppure “…come si vede nella figura 3.17 nella pagina 415…”.

                Vedi che con i potenti mezzi di LaTeX il fatto che la figura non sia proprio lì è del tutto irrilevante dal punto di vista della comunicazione, mentre è rilevantissimo per quel che riguarda al qualità della composizione tipografica.

                in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72722
                OldClaudio
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                  a) l’algoritmo di smooth è diverso da quello di \draw .. controls ecc… (che sono entrambi di TikZ)
                  b) l’algoritmo di smooth non è in grado di calcolare correttamente i punti di controllo
                  c) i punti di controllo che tu hai trovato ad occhio, per quanto efficienti, non corrispondono a quelli che si ottengono utilizzando un algoritmo corretto per le Bézier-spline.

                  a) con \draw (..,..).. controls. (..,..) and (..,..) .. (..,..); i punti di controllo non sono calolati, ma sono specificati; il tutto venete trasformato in codice pdf del tipo moveto(primo punto) curveto (primo nodo)(secondo nodo)(punto finale) e l’interprete pdf esegue. smooth determina i punti di controllo e li passa probabilmente a \draw o a qualche macro interna di cui fa uso anche \draw;
                  b) non è che ci sia un modo corretto; esiste un certo margine di arbitrarietà che viene impostato in una certa maniera; MFONT/METAPOST, evidentemente lo impostano in un altro modo; controlla le parole chiave tesion e curl sul METAFONTBOOK.
                  c) non esiste un algoritmo corretto per determinare i nodi delle curve di Bézier, a causa di quel margine di arbitrarietà; essistono tanti modi per definire le curve di Bézier pre-impostando un valore della tensione, oppure dando all’utente la possibilità di specificare un valore diverso. Con METAFONT/METAPOST la connessione fra i vari nodi, quando non si specificano i punti di controllo, si indicano con .. (due punti) … (tre punti) — (due trattini) — (tre trattini) e poi, volendo si possono specificare i nodi di controllo oppure i valori della conccavità (curl) oppure il valore della tesione (tension).

                  Come vedi il programma di Knuth ( poi quello di Hobby) è stato pensato per un particolare disegno programmato e per quel tipo di disegno funziona alla grande; so che volendo si potrebbe anche usare METAPOST per tracciare diagrammi; non l’ho mai fatto perché h sempre preferito per i miei diagrammi i programmi che mi sono scritto da solo, quando non sapevo nulla di METAFONT e di METAPOST (parliamo di circa 20 anni fa); oggi ho meno necessità di usare programmi avanzati di disegno programmato e picture mi va bene in moltissimi casi, altrimenti uso tikz; confesso di non aver mai usato pgfplots, anche se seguendo il forum mi sono fatto idee precise su quello che si può fare e non si può fare; comunque si può fare infinitamente di più che con i programmi che mi sono scritto 20 anni fa. Se i verrà voglia ridisegnerò tutti i diagrammi di Bode e gli altri diagrammi dei miei libri, giusto per fare esperienza e per dire che ho i miei libri bene aggiornati.

                  Comunque con l’esperienza e l’occhio che mi sono fatto posso mettere le amni nel fuoco che i parametri di tensione delle curve di Bézier impostati con smooth di default per dirimere il grado di arbitrarietà sono valori piuttosto alti e le curve risultano piuttosto tese fra due nodi consecutivi.

                  in risposta a: alfabeti matematici con unicode-math #73571
                  OldClaudio
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                    quello che intendevo dire è che comunque nel costrutto \DeclareMathAlphabet si deve inserire il nome di una famiglia pfm

                    pfm è altrettanto insensato di tfm; tfm vuol dire TeX font metrics e pfm vuol dire PostScript font metrics.

                    Capisco l’esigenza di vole definire un nuovo simbolo; Se è solo un simbolo, e non una collaezione di simboli, basta sceglierlo in modo testo e usarlo attraverso \mathpalette; vedi TeXbook.

                    Nonostante sembri che non hai le idee chiare sui fot, ma mi sbaglio di sicuro, se vuoi fare quello che dici, dovresti essere in grado di cercarti il TeXbook e studiarti \mathpalette e/o \mathchoice

                    Se si tratta di una intera polizza di caratteri, siano essi TrueType o Tyepe 1, creare un simbolo o una collezione di simboli è decisamente molto difficile, anche se disponi di un editor di font vettoriali; creare un font usabile in matematica con uno qualunque dei motori di composizione del sistema TeX, richiede di saper padroneggiare anche i circa 25 parametri di cui TeX ha bisogno per usare qualsivoglia simbolo matematico; è spiegato nel TeXbook, ma è molto difficile lo stesso.

                    Se il simbolo (o i simboli) che vorresti crearti non sono già presenti nella Comprehensive LaTeX Symbol List di Scott Pakin (da terminale dà il comando texdoc symbol-a4 per consultare questa lista), deve trattarsi di un simbolo piuttosto insolito e aprirebbe il dubbio che se qualcuno non l’ha già disegnato dopo più di trenta anni che i matematici usano il sistema TeX, forse quel simbolo non sia così utile e necessario da usare in matematica. Inoltre mi sono stampato la lista completa dei simboli contenuti dentro la collezione OpenType XITS Math, e si tratta di più di 80 pagine di simboli, uno per riga; fai tu la stima di quanti siano, io direi circa 3200; è mai possibile che fra tanti simboli non ci sia quello che vuoi?

                    Cerco di metterti delle pulci nell’orecchio; non sto criticando. Ma quando si vuole fare qualcosa di molto insolito, bisognerebbe fermarsi un attimo e domandarsi perché. Te lo dico come uno che ha disegnato un migliaio di polizze di font…; dovrei avere qualche esperienza in merito, anche se non si finisce mai di imparare, per cui nessuno può mai chiamarsi esperto, malgrado l’esperienza accumulata.

                    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72718
                    OldClaudio
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                      Sul fatto che smooth possa ridurre il numero dei campioni siamo d’accordo; mi pare giusta l’osservazione di @maumau sul fatto che con un numero dispari di campioni si ottenga la simmetria. Ora guardate questo diagramma dove il rpeambolo del documento è sempre lo stesso:
                      `
                      \begin{tikzpicture}
                      \begin{axis}[
                      ymin=-1.5,
                      ymax=1.5,
                      xmin=0,
                      xmax=400,
                      axis lines=middle]
                      \addplot [
                      domain=0:360,
                      samples=40,
                      smooth,
                      thick,
                      color=blue
                      ]
                      {sin(x)};
                      \draw[red] (0,150) .. controls (71,283) and (109,283) .. (180,150);
                      \draw[red] (180,150) .. controls (251,17) and (289,17) .. (360,150);
                      \end{axis}
                      \end{tikzpicture}
                      `

                      Il diagramma con 40 campioni eseguito con pgfplots e il diagramma con tre camcpioni ottenuto con \draw praticamente si sovrappongono; certo i punti di controllo li ho dovuti cercare a tentoni, mentre almeno pgfplots li trova doa solo; ma…
                      Il mio punto è che nonostante pgflotos con smooth usi le spline cubiche, coasa che nessuno di noi ha mai messo in dubbio, e che questo fatto consenta di diminuire il numero di campioni, cosa sulla quale abbiamo potuto convergere dopo diversi messaggi, il lavoro di pgfplots produce delle spline troppo tese. la tensione è un concetto che deriva dalla terminologia di METAFONT/METAPOST; una spline è tesa quando la concavità al centro dell’arco tende a zero (ovvero il raggio di curvatura della circonferenza osculante tende a infinito). questo vuol dire che il livello di arbitrarietà nel definire i due punti di controllo per mantenere ai nodi la continuità della tangente e della curvatura, in pgfplots è usato in modo tale da avere i punti di cointrllo piuttosto vicini ai nodi così a ottenere un curva piuttosto tesa. Devo dire che i parametri di default di METAFONT/METAPOST producono un risultato migliore di quello che fa pgfplots.

                      Per capire queste affermazioni e valutare che cosa intendo per “migliore”, ahimè, bisogna avere un discreta/notevole esperienza con METAFONT/METAPOST; so che siamo in pochi ad usare questi programmi; ma credetemi; il lavoro di pgfplots è modesto a meno che i punti di interpolazione (i nodi) non siano piuttosto ravvicinati; ecco perché occorrono molti nodi anche con smooth, anche se il numero ottimale con smooth è decisamente inforiore a quello dell’interpolazione lineare; 40 conto 200 per tracciare la curva del seno la dice lunga a favore di smooth; ma tre contro 40 la dice ancora più lunga sulla potenza delle spline di Bézier usate nella loro piena efficienza; peccato che anche con la curva del seno il lavoro manuale da fare sia molto pesante e sia molto più facile specificare 40 campioni, piuttosto che rimanere con soli tre campioni e tribolare una buona oretta per trovare “sperimentalmente” le coordinate dei punti di controllo.

                      in risposta a: alfabeti matematici con unicode-math #73569
                      OldClaudio
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                        anddm-pii” post=72692salve!
                        premetto che attualmente sto usando esclusivamente lualatex.
                        dunque per poter gestire le formule matematiche sono costretto ad usare il pacchetto unicode-math.
                        il problema è che questo pacchetto è un casino…

                        la mia domanda è:
                        come posso usare il comando primitivo \DeclareMathAlphabet con l’accoppiata fontspec+unicode-math?
                        per usare tale comando, occure specificare l’encoding del font e soprattutto la famiglia, che il comando si aspetta essere tfm.
                        ho provato con \newfontfamily dal pacchetto di fontspec ma niente…

                        potete aiutarmi?

                        grazie!

                        Premetto che non ho mai usato lualatex in modo serio; ma ho usate xelatex abbastanza per fare qualche commento.

                        Con fontspec e unicode-math l’alfabeto matematico si pseifica con \setmathfont e non con \DeclareMathalphabet; non escludo che quest’ultimo comando del nucleo di LaTeX possa essere usato ma penso onestamente che sia completamente inutile.

                        occure specificare l’encoding del font e soprattutto la famiglia, che il comando si aspetta essere tfm

                        è una frase che epr me non ha senso, tfm non è una codifica né una famiglia di font, è semplicemente l’estensione di file mterici che usa TeX per gestire i font alla vecchia maniera (tfm = teX font metrics); xelatex e lualatex che lavorano con i font opentype fanno a meno dei file metrici perché le in=formazioni metriche sono già contenute dentro i file .otf

                        Un font matematico opentype come Xits Math contiene già tutte le forme possibili usabili in matematica con xelatex e lualatex; mi pare strano che tu voglia usare un’altra forme diversa da quelle che XITS Math può fornire; hai letto il documento introxelatex.pdf di Enrico? vale anche in un certo senso, almeno per quel che riguarda la matematica, per lualatex.

                        D’altra parte usare un altro font matematico con latex e pdflatex potrebbe essere più semplice; di fatto non lo è; \DeclareMathAlphabet impegna comunque un’altra famiglia matematica e TeX dispone dolo di 16 famiglie; a me è già capitato di (tentere di) superare questo limite e ovviamante ho ricevuto un messaggio di “Fatal eerror”.

                        Spiega meglio che cosa vuoi fare e che ulteriore font vuoi caricare.

                        in risposta a: POSIZIONE DEGLI OGGETTI MOBILI (FIGURE) #73563
                        OldClaudio
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                          È per caso la pagina iniziale di un capitolo o di una sezione?

                          in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72714
                          OldClaudio
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                            Ragazzi, la filosofia del bug a confronto di feature mi lascia indifferente; è chiaro che si tratta solo di dialettica; Lorenzo sta cercando giustamente di portare esempi per i neofiti; quindi ha bisogno di dare regole semplici e intuitive.
                            Mi paiono giuste le annotazioni presentate, di enlarge y axis, di clip, di non mettere nulla lasciando i valori di default per gli assi, eccetera. e Lorenzo ha fatto benissimo a sollevare la questione.

                            Io vi propongo un altro aspetto: la chiave smooth fa un lavoro abbastanza modesto; invece di mettere samples=40 (un campione ogni 9 gradi d’angolo) provate a mettere samples=6 (un campione ogni 60 gradi): il disegno appare inaccettabilmente deformato.

                            Mi direte: già, con così pochi campioni che cosa pretendi?

                            In realtà non voglio pretendere nulla, ma mi aspetterei di più dall’algoritmo di determinazione dei nodi e dei punti di controllo delle spline, almeno la simmetria, mentre il disegno appare palesemente smooth, ma asimmetrico; se si mettono di valori di samples minori di 40 (o di 36) si migliora la simmetria ma vedono ad occhio nudo gli estremi delle varie spline che di default sono troppo tese (la concavità al centro di ogni arco è piuttosto bassa). METAFONT E METAPOST ci riuscirebbero molto meglio.

                            Vi mostro questo grafico dove in blu cè quanto fa pgdplots con samples=6, e due spline (corrispondenti in un certo senso a samples=3) con le quali l’approssimazione del seno non so dire se sia migliore o peggiore di quella ottenuta con samples-6, ma almeno è simmetrica e qualitativamente assomiglia di più alla funzione seno — attenzione: qualitativamente, perché con le spline abbiamo sempre approssimazioni, anche con spline di ordine uno e moltissimi punti, che danno l’interpolazione lineare). Non preoccupatevi delle coordinate strane; il comando \draw fa riferimento a coordinate assolute, senza tenere conto delle scale dei due assi coordinati.

                            Questo mi da un leggero sconforto; se da un lato le due spline di ordine tre descritte con le coordinate assolte, sono difficili da specificare, ma richiedono pochissimi nodi e punti di controllo per disegnare una curva del seno abbastanza bene approssimata, certamente accettabile “qualitativamente”, dall’altra pfgplots non è capace di fare altrettanto e con un numero doppio di nodi di interpolazione presenta una curva inaccettabile anche qualitativamente.

                            Certo il problema si risolve specificando un numero maggiore di campioni della curva, ma il mio assunto iniziale era e resta che con l’opzione smooth bastano meno punti per avere un risultato decente; certo occorrono più punti e se occorrono più punti si mette a dura prova la memoria di TeX.

                            Comunque valutate voi il codice seguente:

                            `
                            \documentclass{article}
                            \usepackage{pgfplots}

                            \begin{document}

                            \begin{tikzpicture}
                            \begin{axis}[
                            ymin=-1.5,
                            ymax=1.5,
                            xmin=0,
                            xmax=400,
                            axis lines=middle]
                            \addplot [
                            domain=0:360,
                            samples=6,
                            smooth,
                            thick,
                            color=blue
                            ]
                            {sin(x)};
                            \draw[red] (0,150) .. controls (55,279) and (125,279) .. (180,150);
                            \draw[red] (180,150) .. controls (235,21) and (305,21) .. (360,150);
                            \end{axis}
                            \end{tikzpicture}
                            \end{document}
                            `
                            e sperimentate con diversi valori di samples. Ho messo direttamente la scala delle ascisse in gradi, invece che in radianti, così i numeri, almeno per me, hanno un significato più immediato.

                            in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72704
                            OldClaudio
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                              Più che un difetto di pgfplots, lo chiamerei un difetto del disegnatore; Non è una buona idea disegnare gli assi in modo che siao al limite della curva da tracciare; certo pgfplot fa fatica a disegnare qualcosa al limite del bordo della tela, e la chiamerei una feature, ma se da fisico metti il nome della grandezza tracciata , le unità di misura e la scala nelle ordinate, non metteresti mai la tacca del valore 1 sulla punta della freccia dell’asse per tracciare il seno di un angolo. Il primo disegno col difettuccio che hai messo nel forum sarebbe un disegno impresentabile non per il difettuccio della linea del seno, ma per il disegno dell’asse verticale e orizzontale.:smile:

                              Ecco, questo esempio, invece sarebbe utile nella tua monografia sull’uso di tikz e pgfplots per dire come NON bisogna fare i disegni dei diagrammi, spiegando il perché e magari facendo riferimento alla norma UNI relativa al disegno di diagrammi, cartogrammi, e simili. Ora non ho il riferimento sottomano, ma c’è nella bibliografia della guidaGuIT.

                              Ciao
                              Claudio

                              in risposta a: Creare un nuovo fattore di misura #73543
                              OldClaudio
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                                Non hai bisogno di chiedere scusa, figuriamoci!

                                Io ho preso alla lettera quel che avevi scritto e pensavo che ci fosse un pacchetto che io non conosco che definisse quel comando, magari per altri scopi e che forse tu l’avessi usato in modo improprio.

                                Il concetto è che non c’è bisogno di definire nuove unità di misura che il sistema tex possa usare alla stessa stregua di pt, mm, in, em, eccetera. Invece ogni lunghezza può essere usata come “metro” per usare delle lunghezze, alla stessa maniera con cui si specifica [width=0.75\columnwidth] quando si usa \includegraphics, o quando si definisce la giustezza di una minibox o la larghezza di una scatola, o la larghezza di una colonna in una tabella, o un “pilastrino” per distanziare oggetti di vario genere. Ecco, questo è quello che volevo sottolineare, ma ero curioso di sapere se esistesse davvero un pacchetto che definisse una nuova unità di misura come se si trattasse di quelle che si usano abitualmente.:smile:

                                in risposta a: Creare un nuovo fattore di misura #73541
                                OldClaudio
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                                  Dove hai pescato \newunit?

                                  Io non l’ho trovato nel nucleo di LaTeX né in altri pacchetti.

                                  Non me ne stupisco perché in tex qualunque grandezza dimensionale può essere usata come unità di misura e le soluzioni che ti sono state segnalate da Roberto e Orlando si basano proprio su questa proprietà.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 8,671 al 8,685 (di 11,287 totali)

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