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Sono giù di esercizio perché non uso più macchine Windows da almeno 6 anni, ma ho il sospetto che fare quella ca con una procedura batch (.bat) bisogna essere dei maghi…:sad: Io non lo sono più, e non lo sono mai stato, anche se ho usato quelle procedure per anni; ora non saprei da che parte cominciare.Con i comandi ad argomenti delimitati (il delimitatore è uno spazio fra le coppie di numeri e un segno qualsiasi o una macro priva di senso alla fine) si fa con tre definizioni più l’immissione del file prodotto da TpX per acquisire la stringa dei valori. Naturalmente, siccome la stringa può contenere un numero arbitrario di terne di coordinate, dopo la prima, bisogna prevedere dei test per rendersi conto che si è arrivati alla fine del parsing della stringa.
Probabilmente con Lua si fa prima, ma con TeX la cosa non è banale, ma non è nemmeno difficile; anche se sei agli inizi, finché non ti cimenti con cose “serie” resti agli inizi…:lol:
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In realtà Lua o python sono efficientissimi e possono fare un lavoro eccelso, ma anche TeX è in grado di separare la prima coppia di coordinate dalle seguenti, di separare le seguenti coppie di coordinate, iterativamente fino alla fine dalla lista, e poi chiudere tutta l’operazione che esegue lo stroking del path.Basta usare i comandi delimitati (anche lo spazio è un delimitatore); ho scritto apposta un articolo su Ars apposta per introdurre alla definizione dei comandi con argomenti delimitati. Ovviamente se ne parla anche negli Appunti di programmazione in TeX e LaTeX di Enrico.
Io, che non conosco né Lua né python non avrei dubbi; ma riconosco che imparare quei linguaggi, almeno Lua, permette di avere diverse marce in più.
::il manuale di TikZ, a pagina 584, parla di “Bezier splines”. A pagina 581 dice: “This command works like \pgfpathcurveto, only it uses a quadratic Bézier curve rather than a cubic one”. [Il corsivo è mio]. Quindi, in effetti, TikZ, è in grado di tracciare solo un particolare tipo di spline, quelle di Bézier, quadratiche o cubiche. Sarebbe bello poter aver a disposizione un comando \spline che generi una spline dell’ordine necessario a passare per tutti i punti forniti.
Questo che tu citi serve per descrivere il comando \pgfpathquadraticcurveto, che, come dice il nome, serve per disegnare una curva quadratica, non si riferisce alle cubiche di Bézier, che sono di default sia che si usi \draw con i due punti di controllo o che si usino comandi più sofisticati come quelli descritti a partire dal §71.3.
Le spline cubiche (come quelle quadratiche, per la verità) fanno parte del linguaggio PDF e quindi sarebbe poco credibile che Till Tantau, il creatore originale di pgf e di Tikz, le avesse omesse.
Se il programma TpX ti soddisfa, non vedo perché non lo dovresti usare. Mettere i punti guida nei punti giusti usando soli i numeri è difficile, a meno che non si scelgano direzioni particolarmente facili, come up, down, right, left, northeast, eccetera. Capisco quindi l’utilità di quel programma.
Tuttavia ho il sospetto che quando si usa \addplot ed è specificata la chiave smooth, pgfplot sia capace di calcolare da solo i punti guida.
Ora, il file che hai cercato di allegare, non è stato allegato, quindi non possiamo dirti niente in merito, ma ti garantisco che le spline cubiche e, usandone un maggior numero, anche le spline quadratiche danno dei risultati eccellenti purché i punti guida siano determinato adeguatamente; ricordati sempre certe figure che hai sott’occhio anche mentre leggi questo messaggio: i caratteri vettoriali che stai leggendo hanno il loro contorno descritto con spline cubiche se sono Type 1, oppure con spline quadratiche se sono TrueType (se sono OpenType possono venire descritti con spline cubiche oppure spline quadratiche). Ingrandisci pure al pagina quanto vuoi ma non riuscirai mai a vedere dove le spline sono raccordate.
::la differenza è che \textbf aggiunge un piccolo spazio impercettibile tra le lettere che altrimenti in nero sarebbero piu attaccate?
e label ho capito che inserisce un riferimento ma non capisco a cosa serve tale riferimento
Il piccolo spazio, che si chiama correzione italica, viene aggiunto da \textbf se e solo se l’ultima lettera del testo che viene composto rischia di battere contro la prima lettera che segue il testo in nero; dubito che tu abbia sperimentato una simile evenienza; Io, scrivendo con caratteri non inclinati l’ho incontrata solo per scrivere il simbolo dei femtofarad (fF) dove la f minuscola batte contor la F maiuscola; con i caratteri inclinati, invece, succede abbastanza spesso e questo è il motovo per il quale per bervi testi da inserire fra altro testo si coniglino i comandi invece che le dichiarazioni; comunque se \textbof non ti convince, allor alascia \bfseries ma mettilo dopo graffa non prima.
OK hai capito a cosa serve ‘\label e non hai capito a che cosa serve \ref. Esso serve per riferirsi in modo simbolico al numero del capitolo (o di qualunque altra cosa numerata, figura, tabella, teorema, equazione, eccetera) e \pageref serve per riferirsi simbolicamente alla pagina dove compare quell’oggetto numerato; i riferimenti che vengono così creati sono sempre corretti anche se inserisci un altro oggetto numerato prima di quello a cui ti riferisci simbolicamente.
Vedi che i mauali devoo essere letti completamente, e non andando a cercare solo la piccola informazione che serve in quel momento; o meglio, lo puoi fare quando hai digerito tutta la documentazione. Vedi paragrafo 3.10 dell’Arte
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@Elrond, mi hai scritto:P. S. @OldClaudio: non è che potresti gentilmente tornare a pubblicare il sorgente della Guida GUIT? Proprio ieri volevo controllare una cosa, per fortuna ho il sorgente di una vecchia versione
Con calma, perché ora sono all’estero e non dispongo dell’ultima versione, ma scrivimi un messaggio di posta elettronica al mio indirizzo privato (che trovi su diversi README caricati insieme ai pacchetti che ho fatto per CTAN) [come al solito non lo metto in chiaro qui sul forum, perché con tutti gli sniffer che ci sono in giro diventerei un bersaglio privilegiato dello spam].
Chiunque oltre a @Erond desideri scaricare i sorgenti è pregato di seguire la stessa procedura.
Avviso tutti che sia le macro sia il modo di scrivere la Guida sono il frutto di moltissimi contributi che hanno richiesto macro apposite e il tutto si è stratificato in 6 anni di aggiunte che non rappresentano certamente un modello di stile di programmazione da seguire; se, come @Elrond si è alla ricerca di una particolare macro, forse può essere utile, ma se serve per imparare a scrivere con LaTeX, si tratta di materiale del tutto inutile, anche se qua e la ci sono alcune buone idee.
Visto che si sta parlando di licenze, ricordo che file PDF e tutti i file sorgenti sono soggetti alla licenza Creative Commons, come ricordato nella pagina del retro del frontespizio, e che il detentore del copyright è GuIT stesso.
Per quanto riguarda il problema sollevato da Lorenzo, non posso dargli torto per quel che riguarda l’Arte (Tommaso non si è espresso in merito, ma suppongo che sia d’accordo). Infatti l’Arte è disponibile anche stampata su carta presso una casa editrice che esegue il “print on demand”. Penso che Lorenzo abbia degli obblighi verso questa casa editrice, quindi mi pare giustissimo che non divulghi file sorgente dell’Arte. Per dare una mano a certi problemi che si presentavano nella redazione di questa guida, ho chiesto più di una volta i sorgenti, ma la mia richiesta è sempre stata gentilmente passata sotto silenzio — la mia riservatezza era e sarebbe stata assolutamente garantita, ma ritengo che gli autori abbiano fatto bene a non condividere con nessuno i file sorgente.
Diverso è il problema della LPPL; Enrico ha già scritto a @Kronecker che cosa dovrebbe fare per rispettare la licenza, visto che ora questa licenza è violata, sia pure in buona fede; purtroppo l’ignoranza della legge non è una scusante, però.
Ma una volta che un certo lavoro è stato pubblicato con una certa licenza lo resta per sempre; per cambiare licenza bisognerebbe cambiare nome al main work e ai derivative works. Non impossibile, ma servirebbe a qualche cosa? se la licenza non fosse libera, nessuno potrebbe usare quel sofwtare che, a differenza del codice macchina, è uno script in chiaro e chiunque, senza cambiare una virgola, potrebbe affermare di averlo scritto in prima persona. Ho visto diverse persone soccombere in giudizio per queste cose. E siccome qualunque problema di ingegneria, in particolare di ingegneria del software, è soggetto ai due assiomi dell’ingegneria:
1) in ingegneria se un problema ha una soluzione allora ne ha infinite;
2) in ingegneria se un problema non ha una soluzione allora bisogna trovargliene una lo stesso.e il primo assioma rende vana ogni possibile licenza e proprietà intellettuale, se non ricorrendo a trucchi astutissimi (esempio: quando Singer inventò la macchina da cucire, non la brevettò, ma brevettò l’ago con la cruna in punta…:cool: )
Quindi lo zio Bill, che vende licenze d’uso per software proprietario, il disassemblaggio (reverse engineering) del codice macchina del quale costerebbe di più dell’acquisto della licenza, riesce a vincere le sue cause, non solo per la sua forza economica, ma perché il disassemblaggio può essere dimostrato.
Conclusione; io sono contento di contribuire all’Open Source e al Software Libero e non me ne importa niente se molti traggono ispirazione dai pacchetti che ho scritto, anzi sono contento perché l’esigenza di fare qualcosa di diverso da quello che ho fatto io implica la presenza di esigenze che io non potevo o non sapevo prevedere e a cui ha provveduto qualcun altro.
Ho preso ispirazione anch’io dal lavoro altrui e ho sempre citato l’autore originale delle mie ispirazioni, licenza o non licenza, perché è corretto farlo; non ci sono altre discussioni da fare, secondo me.
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La documentazione che appare nella pagina 584 relativa a \pgfarcmaxstepsize è errata nel senso che il titoletto riguarda \pgfarcmastepsize e il testo esemplifica questo stap size massimo usano erroneamente il comando \pgfpatharctoprecomputed.Le spline di Bézier si disegnano normalmente con \draw specificando il punto di partenza, i due punti di controllo e il punto di arrivo; ci vuole la parola chiave controls, per esempio [tt]\draw [thin] (0,0) .. controls (0,2) and (3,0) .. (3,2);[/tt].
Leggi anche i paragraif 71.3, 71.4 e seguenti per vedere come aggiungere archi o curve di vario genere baseta sulle spline di Bézier cubiche o anche quadratiche ad un path da disegnare.
::P. S. @OldClaudio: non è che potresti gentilmente tornare a pubblicare il sorgente della Guida GUIT? Proprio ieri volevo controllare una cosa, per fortuna ho il sorgente di una vecchia versione.
Lo farei volentieri, se solo il forum (o l’amministratore del forum) lo accettasse; negli ultimi tre upload solo il file pdf è stato inserito nel forum; il primo dei tre conteneva anche i sorgenti; visto che i sorgenti non venivano inseriti, nei successivi due upload ho inviato solo il PDF.
Mi rendo conto che l’intero folder con i suoi subfolder occupa non poco spazio anche se zippato; non solo, ma non è certo un modello di perfezione della gestione del materiale della Guida; è un gran pasticcio; un ordine disordinato o un disordine ordinato, dipende dai punti di vista, dove io mi ci ritrovo ma dove un altro risulta completamente disorientato. Ne parlerò con l’amministratore.
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Il dizionario di Luigi Bianchi non contempla accenti; ogni utente di WinEdit, dunque, all’inizio si trova spaesato ma se via via clicca su Add to dictionary, il proprio dizionario italiano diventa sempre più ricco e dopo una settimana, avendo fatto il lavoro per bene, l’eventualità di dover aggiungere parole accentate diventa sempre più scarsa. L’imprtante è che fra i dizionari attivi ci siano anche i dizionari italian e user e che siano marcati come dizionari in cui si può aggiungere (scrivere), non solo leggere, le parole che vi sono contenute.Il fatto che dopo una settimana i dizionario di Bianchi sia rimasto intonso, e ce il dizionario User contenga alcune centinaia di parole, a WinEdit non interessa perché li contempla entrambi. La cosa migliore è prendere un documento consistente, per esempio la tesi, scritto con gli accenti di tastiera; poi far eseguire lo spell check che invariabilmente troverà errate tutte le parole con accenti; ad ogi parola cliccare Add to dictionary. Questa sola operazione arricchisce il dizionario della maggior parte delle parole accentate che si usano abitualmente. Successivamente l’eventualità di dover aggiungere altre parole diventerà sempre più rara. È importante che il dizionario italian.dic sia marcato come dizionario in cui si può scrivere; il dizionario user.dic è meglio usarlo solo per i nomi propri, i loghi, e simili parole non facenti parte, propriamente, della lingua italiana.
La scelta dell’autore di WinEdt di usare solamente caratteri ascii e di usare un tipo di dizionario di tipo look-up, dove le parole sono intere e ordinate nel dizionario secondo due ordinamenti: primo secondo il numero di lettere che componga la parola, poi in ordine alfabetico, fa si che WinEdt sia facilitato nella ricerca della correttezza ortografica, ed in effetti è molto veloce; ma rende l’algoritmo di WinEdt incompatibile con i dizionari di tipo UNIX (dico di tipo UNIX perché inizialmente erano usati dal programma ispell che funzionava solo su macchine UNIX e Linux; ora ci sono molti altri spell checker che funzionano con lo stesso principio e per tutte le piattaforme) e che io sappia WinEdt è rimasto fedele al suo algoritmo.
I dizionari di tipo UNIX consentirebbero sia la ricerca delle parole con le lettere direttamente accentate, sia accentate con la sintassi TeX; si basano sulle radici delle parole e dei prefissi e dei suffissi modificatori e sono quindi più versatili.
Ma c’è un punto importante: Windows solo recentemente si è messo a lavorare con UNICODE, dove le lettere accentate italiane sono codificate con due byte; fino a poco tempo fa lavorava con codifiche varie e code page diverse per cui il metodo di ricerca delle parole accentate a parole intere era comunque fortemente legato al tipo di codifica di default. Non so come Aleksander avesse risolto il problema con i dizionari francese, spagnolo, portoghese,o con i dizionari delle lingue slave, ma è certo che il suo metodo di check spelling era fortemente legato alla codifica di default. Il metodo scelto non è male ed è veloce; ma certamente oggi mostra le sue crepe di vecchiaia.
Io non uso più Windows da almeno 6 anni, quindi nemmeno WinEdt, che per altro rimpiango un po’ per certe sue qualità; quindi non seguo più l’evoluzione di WinEdt da 6 anni. Prima di “cancellarmi” dalla discussion list di WinEdt avevo chiesto anch’io: (1) di passare ad uno spell checker di tipo “ispell”, e (2) di integrare in Winedt un visualizzatore interno con cui eseguire la ricerca diretta/inversa su file in formato PDF. Aleksander mi rispose che era impossibile, perché lui usava il compilatore Delphi e a quello era legato per ogni sviluppo. Questo avveniva 6 anni fa quando esisteva WinEdt 5; ora siamo a WinEdt 7, ma non mi pare che Aleksander abbia lasciato il compilatore Delphi.
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Lorenzo, ti ricopio quello che ho scritto come ultimo messaggio al filone iniziato da Kronecker.Lorenzo, confesso che non ho letto la tua licenza, quindi quello che dico si riferisce all’ipotesi che tu abbia usato una licenza del tipo Creatiive Commons oppure GPL oppure LPPL.
Queste licenze di solito consentono la modifica dei file open source coperti da quelle licenze purché siano rispettate tutte le condizioni dlela licenza. Una di queste condizioni è che il file deve cambiare nome, la seconda è che la proprietà letteraria dell’autore originale e dei successi precedenti modificatori siano tutte riconosciute e che rimangano nei file stessi insieme ad altre informazioni relative alla nuova modifica e al nuovo modificatore; terzo la licenza originale non può essere modificata.
In genere è così. Poi ci sono altre clausole differenti da licenza a licenza, ma le licenze pubbliche di solito hanno questi tre capisaldi.
Ora se Kronecker ha modificato anche solo un virgola, non dico una riga nel codice, ma ha rispettato tutte le clausole della licenza, è nel suo diritto di farlo e l’autore originari non ha diritto di lamentarsene.
Non ho letto nemmeno il lavoro di Kronecker, quindi non so nemmeno se abbia citato qualche licenza. perciò non sono in grado di dire se abbia commesso un plagio oppure no.
Una cosa è certa: qui da noi nel nostro beato paesse tutti siamo abituati a fare quello che ci pare, senza badare alla legge; non dico per reati gravissimi, ma per reati piccoli come il plagio, nessuno ci pensa e fa quel che gli pare, anche se ammette che non è tutta farina del suo sacco; Nonè mai farina del sacco di una sola persona qualunque cosa si faccia oggi, ma citare la farina altrui con nome e cognome sembra una operazione difficile.
Ora non voglio spingerti a citare in giudizio Kronecker; nè a ritirarti sull’Avetino, ritirando tutti i tuoi ottimi contriuti dal pubblico dominio.
dico soltanto a tutti che ho fatto parte di una commissione di ateneo per dirimere una questione su un supposto plagio di una tesi di laurea quinquennale; la commissione, valutato l’eventuale plagio, doveva anche valutare se la laurea concessa al plagiario dovesse essere annullata; tutto ciò per richiesta del tribunale. La commissione ha riconosciuto che almeno un terzo iniziale della tesi era copiata da internet col metodo del copia e incolla e senza citare le fonti; che i restanti due terzi circa erano originali, e che quindi nonostante il plagio sulla descrizione dello stato dell’arte, il lavoro svolto per la tesi era originale e ha confermato la validità dell’esame di laurea. Il tribunale, invece, dovendo giudicare un ricorso per plagio, condannò il plagiario sul piano penale; non ho seguito la vicenda nei passi successivi, ma da conversazioni informali ho saputo che la persona la cui parte iniziale della tesi era stata copiata, ha adito le vie legali anche sul piano civile e, forte della precedente vittoria nel processo penale, abbia lasciato il plagiario sul lastrico.
Questa brutta faccenda è stata adeguatamente divulgata fra i laureandi, ma sembra che la pratica del copia e incolla senza citare la fonte sia rimasta immutata.
Ora tu conosci sia quello che tu hai fatto e quello che Kronecker ha fatto e sei in grado di valutare. La differenza in questo caso è che il pacchetto per le tesi di laurea non è una tesi di laurea che richiede un minimo di originalità dei risultati, ma è un’opera di ingegno la cui proprietà letteraria è coperta da un licenza pubblica che pone delle restrizioni piuttosto limitate al copia e incolla…
Ciò detto, anche se non hai intenzione né di adire le vie legali, né di ritirarti sull’Aventino, è bene che tu abbia sollevato il problema; che almeno fra le persone che operano nell’ambito del nostro software libero, anche se animate dalle migliori intenzioni, le licenze vanno sempre rispettate e le citazioni del lavoro altrui vanno sempre fatte.
Happy TeXing!Old Claudio
Coloro che s’innamorano di pratica senza scienza sono come nocchiero che entra in nave senza timone o bussola che mai ha certezza dove va. – Leonardo da Vinci
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è meglio il margine esterno, secondo me; ma dipende un poco da quello che vuoi ottenere; con lo stile di fancyhdr è difficile, non impossibile, mettere sia la pagina, sia il mark entrambi spostati verso l’esterno; comunque si può fare.L’errore di mettere le cose da mettere in neretto con [tt]\bfseries{…}[/tt] è comune, ma denota che non conosci bene la differenza fra un comando (\textbf{…} in questo caso) e una dichiarazione ({\bfseries …}, in questo caso). Leggiti una buona guida, per esempio l’Arte di scrivere con LaTeX scaricabile dalla sezione di documentazione qui sopra.
A maggior ragione devi leggerla se non sai a che cosa serva [tt]\label{cap:name}[/tt]…:sad:
8 Maggio 2012 alle 19:07 in risposta a: Template per Tesi, Facoltà di Ingegneria, Università di Pisa #73421::
Lorenzo, confesso che non ho letto la tua licenza, quindi quello che dico si riferisce all’ipotesi che tu abbia usato una licenza del tipo Creatiive Commons oppure GPL oppure LPPL.Queste licenze di solito consentono la modifica dei file open source coperti da quelle licenze purché siano rispettate tutte le condizioni dlela licenza. Una di queste condizioni è che il file deve cambiare nome, la seconda è che la proprietà letteraria dell’autore originale e dei successi precedenti modificatori siano tutte riconosciute e che rimangano nei file stessi insieme ad altre informazioni relative alla nuova modifica e al nuovo modificatore; terzo la licenza originale non può essere modificata.
In genere è così. Poi ci sono altre clausole differenti da licenza a licenza, ma le licenze pubbliche di solito hanno questi tre capisaldi.
Ora se Kronecker ha modificato anche solo un virgola, non dico una riga nel codice, ma ha rispettato tutte le clausole della licenza, è nel suo diritto di farlo e l’autore originari non ha diritto di lamentarsene.
Non ho letto nemmeno il lavoro di Kronecker, quindi non so nemmeno se abbia citato qualche licenza. perciò non sono in grado di dire se abbia commesso un plagio oppure no.
Una cosa è certa: qui da noi nel nostro beato paesse tutti siamo abituati a fare quello che ci pare, senza badare alla legge; non dico per reati gravissimi, ma per reati piccoli come il plagio, nessuno ci pensa e fa quel che gli pare, anche se ammette che non è tutta farina del suo sacco; Nonè mai farina del sacco di una sola persona qualunque cosa si faccia oggi, ma citare la farina altrui con nome e cognome sembra una operazione difficile.
Ora non voglio spingerti a citare in giudizio Kronecker; nè a ritirarti sull’Avetino, ritirando tutti i tuoi ottimi contriuti dal pubblico dominio.
dico soltanto a tutti che ho fatto parte di una commissione di ateneo per dirimere una questione su un supposto plagio di una tesi di laurea quinquennale; la commissione, valutato l’eventuale plagio, doveva anche valutare se la laurea concessa al plagiario dovesse essere annullata; tutto ciò per richiesta del tribunale. La commissione ha riconosciuto che almeno un terzo iniziale della tesi era copiata da internet col metodo del copia e incolla e senza citare le fonti; che i restanti due terzi circa erano originali, e che quindi nonostante il plagio sulla descrizione dello stato dell’arte, il lavoro svolto per la tesi era originale e ha confermato la validità dell’esame di laurea. Il tribunale, invece, dovendo giudicare un ricorso per plagio, condannò il plagiario sul piano penale; non ho seguito la vicenda nei passi successivi, ma da conversazioni informali ho saputo che la persona la cui parte iniziale della tesi era stata copiata, ha adito le vie legali anche sul piano civile e, forte della precedente vittoria nel processo penale, abbia lasciato il plagiario sul lastrico.
Questa brutta faccenda è stata adeguatamente divulgata fra i laureandi, ma sembra che la pratica del copia e incolla senza citare la fonte sia rimasta immutata.
Ora tu conosci sia quello che tu hai fatto e quello che Kronecker ha fatto e sei in grado di valutare. La differenza in questo caso è che il pacchetto per le tesi di laurea non è una tesi di laurea che richiede un minimo di originalità dei risultati, ma è un’opera di ingegno la cui proprietà letteraria è coperta da un licenza pubblica che pone delle restrizioni piuttosto limitate al copia e incolla…:sad:
Ciò detto, anche se non hai intenzione né di adire le vie legali, né di ritirarti sull’Aventino, è bene che tu abbia sollevato il problema; che almeno fra le persone che operano nell’ambito del nostro software libero, anche se animate dalle migliori intenzioni, le licenze vanno sempre rispettate e le citazioni del lavoro altrui vanno sempre fatte.
::pisi86″ post=72509Buongiorno a tutti!
Il problema persiste, ma dopo aver aggiornato Adobe Reader alla versione 10, essere tornato alla 9, aver installato Sumatra, aver aggiornato TeXniCenter, ecc ecc ho pensato: E se la “colpa” del malfunzionamento fosse di MiKTeX ???
Ho notato che oltre all’errore [DocOpen… ecc, in TeCniCenter mi esce che sono state generate 0 pagine.
Inoltre, gli stessi documenti, su altri 2 PC vengono eseguiti senza problemi e le versioni di Adobe Reader e TeXniCenter sono le stesse che ho su quest’altro PC dove ora non funziona nulla.Qualcuno ha avuto a che fare con questo problema o con qualcosa di simile?
Oppure semplicemente può darmi conferma che chissà è proprio MiKTeX che per qualche motivo da me sconosciuto non lavora come prima (ho scritto una tesi di laurea poco tempo fa con questo PC)?Grazie mille a tutti e buona giornata!
DavideSei sicuro che la versione MiKTeX 2.9 che usi siu tutti i tuoi calcolatori sia la stessa? Voglio dire; completa e aggiornata? Sai la versione 2.9 potrebbe essere al stessa, ma quella del calcolatore dove le cose non funzionano potrebbe essere soltanto una versione basic, mentre le altre hanno pacchetti in più o sono addirittura complete. Oppure potrebbero essere complete tutte ma con pacchetti non allo stesso livello di aggiornamento.
Una cosa ben fatta potrebbe essere quella di ripulire il calcolatore dove non funziona niente seguendo la procedura di “Instala nuovo software” del tuo sistema operativo; poi reinstallando di novo la 2.9 completa; nel sito di MiKTeX scendi un poco con il browser sotto al riquadro dovo si parla dell’installazione basic, e vedi di installare la versione completa.
Meglio ancora, nel calcolatore dove non funziona niente, disinstallata MiKTeX e installa TeX Live 2011 competa (non importa se tra qualche mese ci sarà la versione 2012); se la installi da rete, ammesso che tu abbia un collegamento internet veloce e affidabile, già in prima installazione è aggiornata alla peggio alla versione del giorno prima, non di mesi prima come succede con MiKTeX.
Su questo forum si sono scritti molti messaggi a proposito dell’installazione di TeX Live su Windows; se non ritrovi i messaggi, leggi come si fa nell’Arte di scrivere con LaTeX (link qui sopra nella sezione documentazione).
::Sto scherzando! E poi lo considero un complimento… Io non mi sento obsoleto e sinceramente penso che non lo sia neanche tu. Conoscere il DOS lo ritengo una risorsa. Probabilmente non serve a niente, ma solo di ricordi mi si illumina la giornata. Ti ricordi le tavole trigonometriche e dei logaritmi?
No serve ancora; infatti ancora oggi, quando mi capita di usare una macchina Windows scrivo delle procedure batch e per far quello bisogna conoscere i comandi DOS, ora estesi con i sistemi operativo più recenti, che hanno conservato, emulandolo, lo scripting DOS, e gli aggiornamento che hanno aggiunto non portano alla potenza del Bourne shell o di altri linguaggi di scripting, ma permettono di fare un mucchio di cose. Gli utenti Windows giovani di solito non sanno nemmeno di avere questa risosrsa; l’ho scoperto anni fa, quando i miei allievi venivano con dei problemi e mi portavano il loro CD con il loro programma registrato, ma non funzionante; trasferivo sul mio PC tutti i file annessi e connessi e poi con una solo comando DOS li rendevo accessibili anche in scrittura, non solo in lettura come era normalmente per i file copiati da un CD. Risultato: scoprivo che gli allievi non sapevano nemmeno che esistesse la finestra comandi, e di conseguenza non sapevano che esistono i comandi scritti e il linguaggio DOS.
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