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22 Febbraio 2012 alle 16:33 in risposta a: Ruotare una longtable o inserire pagine formato a3 [RISOLTO] #70241::
Da un vecchio messaggio di Ivan http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=64004&lang=it&Itemid=71#64004Il sito è http://xetex.tk/mediawiki/index.php/Microtype_package_(preliminary_version), e il messaggio di Ivan parlava di una cosa provvisoria del settembre 2011, io poi l’ho riscaricata dallo stesso sito il 23 novembre e dentro i il file zip porta tutte date del 19 novembre.
In realtà, come risposta a Ivan, avevo verificato il funzionamento della versione di settembre, e per quel che posso dire funzionava bene allora e funziona bene anche quella che da me riporta la data di novembre;
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Il mio messaggio parlava espressamente di albero personale.Capisco che non tutti sanno che cosa sia l’albero personale, benché ci sia scritto anche nell’Arte e in tutte le guide.
Come ha detto Enrico, il tuo albero personale è radicato nella Libreria della tua “Home”, quindi devi solo aprie il finder, andare nel ramo intestato, diciamo, Teodoro, l’ì trovi una Libreria, che non è la Libreria di sistema ma è la tua Libreria personale, e qui crei sempre con finder una cartella texmf/ dentro alla quale metti tutte le parti di microtype beta nelle sottocartelle che ti ho indicato; Se e quando nella distribuzione/aggiornamento di TeX Live 2011 inserireanno la versione di microtype di novembre 2011, allora potrai staccare i ramoscelli che cominciano con il nome microtype dal tuo albero personale, lasciando però il troco e i rami principali, perché ti potrà tornare utile per tuoi file, per altri pacchetti beta, per pacchetti non distribuiti da o con TeX Live.
Ma l’albero personale è sempre radicato in una parte personale del sistema di cartelle del PC; ~ per Linux, ~/Libreria/ per Macintosh, c:/users/>nome utente> per windows 7, eccetera.
Ciao
Claudio
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Antonio, Enrico sono d’accordo con voi, a se invio una aggiornamento a Braams con questo codice, prima di prenderlo in considerazione ci mette almeno due anni; poi è possibile che lo bocci, perché se si fa così per l’italiano deve farsi così per tutte le lingue. Purtrpoo babel è in crisi; se volgiamo farlo per polyglossia non ci sono problemi di sorta.Ciao
Claudio
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Capisco che il modello che ha creato Braams per scrivere i file ldf per le varie lingue avrebbe potuto contenere il codice di Enrico; maa la descrizione dell’italiano l’ho fatta io e curata io negli ultimi diciamo 20 anni; prima era stata fatta da Maurizio Codogno, un ricercatore dell’allora CSELT, credo. ma sempre di Torino. Credo che in pratica Braams non abbia mai messo le mani su italian.ldf, se non indirettamante con il suo template minimo per creare questi file.Avrei potuto pensarci anche da solo, ma quello era proprio l’ultimo problema che mi sfiorava la mente, visto che un periodo (uno vero) non può con il nome di un mese facente parte di una data (certo si può scrivere “bla bla. Febbraio è un messe abbastanza freddo.” ma in questo caso il nome del mese non fa parte di una data; altro esempio bla bla bla. Settembre 2001 fu un mese teribile per gli avvenimenti luttuosi che vi accaddero; ma anche in questo caso non vedo “settembre” come cosa da scrivere per messo di \today o di datetime.). E questo credo che valga per ogni lingua in cui i mesi sono nomi comuni.
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Lorenzo, il problema esiste per davvero. Se commenti nel tuo preambolo (tesiclassica del 23 dicembre 2011) la riga che contiene [tt]twoside,openright[/tt]
in calce ti vengono due numeri di pagina, uno a destra e uno al centro.La causa è la presenza o l’assenza di twoside. (openright, senza \twoside non serve a niente, salvo che l’inizio di chapter fa un test su openright, ma, di fatto, lo trova false se manca twoside, quindi vale proprio meno di zero specificarlo o non specificarlo quando si è in modalità oneside).
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le liste non sono costruite dentro scatole; se tu metti una lista dentro minipage tu centri la scatola formata da minipage, ma dentro la scatola itemize è composto nel solito modo, cioè a parte i pallini allineato a sinistra; se vuoi che il tutto sia centrato verticalmente dentro il quadro (frame) costruito con beamer, beamer lo fa già da solo.
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Non entro nel merito di scrivere nella parte destra di tutte le testatine sempre e soltanto il “CapitoloTitolo”. L’aspetto tecnico di ciò che tu chiedi è questo: se unsi book o simili, subito dopo \begin{document} metti \frontmatter} e prima del primo capitolo da numerare metti \mainmatter; alla fine dopo l’ultimo capitolo numerato metti \beckmatter che conterrà presumibilmente solo la bibliografia, ma potrebbe contenere alcune delle appendici (non numerate) uno o più indici analitici, glossari, lista di acronimi e simili.
Oppure visto che certamente non usi quei comandi ma usi \chapter*{Introduzione}, scrivici dopo \markboth{Introduzione}{Introduzione};
Oppure specifica di voler usare lo stile plain da subito dopo \begin{document} e poi specifichi lo stile fancy subito prima del primo capitolo da numerare.
Oppure…
Puoi sbizzarrirti a trovare altre soluzioni (una delle quali implica di non usare lo stile fancy e usare gli stili predefiniti, ma se è questo che vuoi…)
::nouturn4″ post=69362
Approfitto della vostra disponibilità per un’altra domanda: ho impostato il pagestyle headings nel mio report, ma nei capitoli che inserisco con “*” (per non assegnarli una numerazione) l’header è quello del capitolo precedente (ad esempio nell’introduzione ho l’header con scritto “indice”). E’ possibile ovviare?Giacomo, a questa domando è stao già risposto tante volte; se usi la classe book o simili, usa \frontmatter, mainmatter e \backmatter, dove solo nella parte preceduta da \mainmatter i capitoli sono numerati. Se non ti va di usare quei tre comandi, o non puoi perché nella calsse che usi non sono definiti (come report, quella che stai in effetti usando) metti:
`
\chapter*{Titolo del capitolo}
\markboth{Titolo del capitolo}{Titolo del capitolo}testo del capitolo
`NB: il secondo argomento di \markboth di solito viene lasciato vuoto; ti suggerisco di non lasciarlo vuoto, perché certamente non vuoi spezzare un capitolo non numerato con \section e altri comandi di sezionamento del genere.
19 Febbraio 2012 alle 22:08 in risposta a: Didascalia immagini con iniziale maiuscola solo in toc #70165::
Il titolo della didascalia deve cominciare con una maiuscola. Ma i due punti sono veramente brutti, anche se sono inseriti per impostazione predefinita di quasi tutte le classi.
Io preferisco avere il titolino corrente (Figura 3.12) separato dalla didascalia da uno spazio di un \quad o da un punto fermo: (Figura 3.12….Didascalia della figura) (i puntini servono per evidenziare lo spazio di un quadrato). Non metto il punto fermo , invece alla fine del titolo della didascalia, proprio perché si tratta di un titolo; hai mai visto titoli che finiscano con un punto fermo? Se però il titolo è seguito in linea da un capoverso descrittivo o esplicativo, allora metto il punto fermo sia dopo il titolo sia alla fine del capoverso.Il pacchetto caption dovrebbe consentirti di cambiare il separatore fra titolo e titolino; i punti fermi alla fine del titolo e del capoverso dipendono invece da te.
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[tt]\at[/tt], come dice la definizione mette in una ascatola l’argomento del comando cosicché la parola inscatolata non possa essere divisa in sillabe in fin di riga.[tt]\tolerance=600[/tt] serve per convincere pdflatex ad essere un po’ piò tollerante nell’accettare righe un filino piì spaziate fra una parola e l’altra pur di non andare a capo troppo spesso o di sbordare fuori dallo specchio di stampa.
In itlaino non dovrebbero essere necessari né l’una né l’altra perché l’italiano si divide in sillabe molto più facilmente del tedesco e in italiano non esistono le prole composte chilometriche che esistono in tedesco e che andrebbero divise etimologicamente, non foneticamente. Tuttavia n´ela definzione di [tt]\ac[/tt] né l’impostazione della tolleranza danno alcun fastidio e non è il caso di preoccuparsene.fastidio
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Allora, fra i tanti, usa il pacchetto cfr-lm, invece di Times o txfonts o altro; sono i Latin Modern (tutto sommato un po’ più chiari e larghi dei Times, ma accettabili e completi anche dal punto di vista della matematica).Leggi la documentazione con texdoc cfr-lm dando questo comando da terminale; le possibilità sono talmente tante che se non leggi il manuale non puoi usarli correttamente; se non esprimi nessuna opzione i numeri sono “minuscoli” sempre, non solo nelle testatine; per averli solo nelle testatine devi usare i potenti comandi del pacchetto che ti segnalo.
Ancora è un pacchetto sperimentale, ma sufficientemente stabile tanto da essere già distribuito in TeX Live completa; non so per MiKTeX completa, ma il pacchetto che è in rete sembra essere del 30 maggio 2010, quindi non è una novità di questi giorni.
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Ho preferito usare etoolbox e i suoi comandi; il codice ora credo che senza un solo expandafter sia molto più leggibile.Ma, qui ci vuole un grazie speciale di origine serendipica per Enrico: con le sue osservazioni mi ha costretto a rimeditare ogni piccolo dettaglio di quel che avevo fatto:i \addto (come per altro anche g@addto@macro, se non sbaglio) aggiungono il comando in coda al testo sostitutivo, non all’inizio, quindi la definizione che avevo fatto forse funzionava per miracolo o per errori che si compensavano, ma conteneva un errore logico.
Ora impacchetto il tutto ed eseguo l’upload su CTAN, questa volta il comando robusto \em non è stato minimamente toccato ma è stato toccato il comando con lo spazio in coda al suo nome.
Grazie di cuore, Enrico.
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