OldClaudio

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  • in risposta a: Guida alla composizione di edizioni critiche #70049
    OldClaudio
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      Sorpresa — non è ancora pronto, ma le previsioni sono per quella mole.:smile:

      Poi Agostino De Marco ed io ne stiamo preparando un altro in inglese sempre per la collezione TeXnologie: LaTeX for scientists and engineers; nel sottotitolo c’è anche “for educators”; è vero: tutto è in fieri, ma l’idea è che anche gli insegnanti e i professori dovrebbero usare LaTeX e farlo usare agli allievi; è un ottimo strumento didattico per attrarre l’attenzione sulla precisione e sulla chiarezza logica dell’impostazione. Mah, vedremo.

      in risposta a: XeLaTeX e Microtype #64909
      OldClaudio
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        La versione beta è un superset della versione normale; quindi se carichi microtype nel tuo albero personale, questo avrà sempre la precedenza sugli altri alberi del sistema TeX, ma tu non ci perdi niente, perché se usi pdflatex usi la versione beta che fa tutto quello che serve; se usi xelatex, usi lo stesso la versione beta, che fa per xelatex quello che può, cioè solo la protrusione. Nota che impostando l’opzione giusta o una impostazione locale, anche con la versione normale si può escludere l’estensione dei font e conservare solo la protrusione; quindi con xelatex ai fini di microtype è come se stessi usando pdflatex con una chiamata a microtype senza espansione.

        Io ho microtype beta installata da tempo, diversi mesi, e quando uso pdflatex non noto nessuna differenza rispetto a prima quando usavo microtype normale.

        Se vuoi maggiori dettagli per sapere in che cosa differiscono la versione normale e la versione beta, te li potrei dare, ma sono veramente molto tecnici.

        Ciao
        Claudio

        in risposta a: Guida alla composizione di edizioni critiche #70047
        OldClaudio
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          A parte il fatto che i membri del GuIT hanno uno sconto del 30%, 25 € per 160 pagine non sono un granché, tenuto conto del fatto che si tratta di print on demand, e che il lavoro che c’è dietro a comporre tutto il libro con XeLaTeX e Ledmac in tutti i suoi risvolti e finezze varie. Certo è un prodotto di nicchia, ma vale quei 17,5 € valgono quel libro fino all’ultimo centesimo.

          Il mio libro sarà di tre volumi di circa 300 pagine ciascuno: quanto consterà per i GuIT-members e per il pubblico in generale? 🙂

          in risposta a: Un bug di babel #67938
          OldClaudio
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            Grazie mille del codice latex3; vedrò di modificare il pacchetto con questo codice.

            Ciao
            Claudio

            in risposta a: Un bug di babel #67936
            OldClaudio
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              Enrico, in teoria (e in pratica, solo quasi, però) hai ragione, ma a me risulta che nel file aux il comando \emph appia scritto benissimo, così come nel file toc.
              D’altra parte l’utente non dovrebbe mi usare la dichiarazione \em ma il comando \emph per i noti motivi.

              Però l’esperimento con il francese ([tt]\usepackage[english, romansh,italian,french, catalan]{babel}[/tt]) e l’inserimento di [tt]\show\em[/tt] prima di [tt]\begin{document}[/tt] e dopo il cambio di ciascuna delle altre lingue mi mostra sempre:
              `
              \show\em
              ?
              > \em=macro:
              ->\protect \em \hz .
              `
              Tranne che prima di [tt]\begin{document}[/tt] dove manca [tt]\hz[/tt], ma solo lì.

              Il codice potrebbe essere migliorato secondo quanto hai suggerito e lo farò di certo, ma per l’uso comune non vengono espanse macro due volte e non si manifestano inconvenienti di sorta con il francese, per lo meno io non sono riuscito a riprodurre i tuoi esempi.

              in risposta a: frontespizio tipo tesi in beamer #70019
              OldClaudio
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                Forse invece della classe beamer dovresti chiamare la classe beamer2thesis?

                in risposta a: Un bug di babel #67932
                OldClaudio
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                  Hai provato con il pacchetto (e la sua documentazione) FiXLtxHyph?
                  [Su TexLive da un mesetto almeno]

                  in risposta a: Numeri minuscoli nel testo… #69980
                  OldClaudio
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                    Con [tt]\rule[…]{…}{…}[/tt] con il quale non scegli solo la larghezza, ma anche l’altezza e la profondità, se scegli una profondità negativa, appena inferiore all’altezza, puoi regolare lo spessore della riga. Istruzioni per l’uso su qualche guida non destinata i principianti (credo che sull’Arte non ci sia nulla; forse mi sbaglio?:neutral: ); GuidaGuIt ne parla; ne parla anche il manuale di Lamport, ma non credo che si trovi in rete. Con TiKZ certamente metti tutte le righe che vuoi.
                    Con i comandi primitivi di TeX puoi scrivere :[tt] \vrule width 23mm height 5pt depth -4.5pt[/tt] (che è lo stesso di scrivere [tt]\rule[-4.5pt]{23mm}{5pt}[/tt]) disegni una riga larga 23mm con il lato superiore a 5pt di altezza e uno spessore di 0.5pt.

                    in risposta a: Gestione tabelle in Emacs/AUCTeX + align.el #60194
                    OldClaudio
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                      WinEdit (shareware, Windows) ha avuto da “sempre” la selezione rettangolare; è forse l’unica cosa che rimpiango da quando non uso più macchine Windows.
                      (Sì, ne ho una virtuale sul mio Mac, ma mi serve per altri scopi; i documenti destinati alla TeXcomposizione li faccio solo sul Mac).

                      in risposta a: Ruotare immagine e relativa didascalia #70001
                      OldClaudio
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                        lad” post=69184Grazie prima di tutto..

                        potrei chiedere un esempio di un compilato del pacchetto rotating?????

                        probabilmente sono io ma nn riesco a trovare un esempio in rete……

                        Non devi cercare esempi in rete; devi solo leggere la documentazione che si trova già nel tuo hard disk. Se hai una distribuzione TeX Live recente basta che da terminale/prompt dei comandi dai il comando texdoc rotating e ottieni molto di più di un esempio preconfezionato (che per altro Enrico ti ha già mandato).

                        in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49492
                        OldClaudio
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                          Hai dato un’occhiata al pacchetto titling?

                          Secondo me fa quello che desideri.

                          in risposta a: St. Louis e St. Moritz #69937
                          OldClaudio
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                            La tilde fa proprio quello che chiedi; lo spazio non separabile introdotto dalla tilde è il normale spazio interparola come lo spazio introdotto da “\ “.

                            Se apri il file latex.ltx trovi la definizione [tt]\def~{\nobreakspace{}}[/tt] e [tt]\DeclareRobustCommand{\nobreakspace}{\leavevmode\nobreak\ }[/tt] dove la tilde è definita esattamente con un “\ ” preceduto da una penalità per impedire l’ “a capo” prima dello spazio.

                            Per quest dettagli raffinati, come quelli che vorresti tu, vale sempre la pena di leggere il file sorgente del formato di LaTeX, latex.ltx che si trova in …/tex/latex/base/; può talvolta essere una lettura difficile, ma si imparano molte cose e si mettono a fuoco questi dettagli fini.

                            in risposta a: Classe article: indice su due colonne con titolo centrato #69967
                            OldClaudio
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                              Mah, la documentazione di multicol dice esattamente come fare nella seconda pagina, secondo paragrafo, fine prima colonna, esempio nella seconda colonna.:wink:

                              in risposta a: St. Louis e St. Moritz #69935
                              OldClaudio
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                                Andare a capo dopo un appellativo abbreviato che si riferisce ad un nome specifico, St., prof., sig,. cav., dir. … non sta bene; come non sta bene seprarare a fine riga le iniziali del nome dal cognome. Proprio perché l’appellativo è abbreviato, o le iniziali sono così corte, mandale a capo assieme a ciò che accompagnano non è una cosa che disturbi la composizione della riga; ricordiamoci inoltre che stiamo facendo tipografia non word processing 😉

                                “\ ” si usa per esempio dopo le macro per fa sì che resti nel file composto lo spazio che segue il nome della macro: prova a scrivere “\LaTeX è bello” e “\LaTeX\ è bello”, e vedi la differenza. La tilde mette lo spazio non separabile, “\ ” mette lo spazio separabile.

                                \@ serve solo a cambiare lo space factor associato al carattere che lo segue; se si usa la dichiarazione \frenchspacing, lo space factor di tutti i segni è uguale, se si usa \nonfrenchspacing (che è l’impostazione predefinita) la virgola ha uno space factor di 1000 e il punto di 2000; altri segni hanno space factor intermedi; questo numero diviso per mille da il fattore di scala con cui moltiplicare la larghezza del normale spazio interparola.

                                in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49489
                                OldClaudio
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                                  Forse non mi sono spiegato bene. Ma non vorrei essere polemico con nessuno: sto solo esprimendo delle mie considerazioni in merito alla classe suftesi.
                                  Certo il nome richiama le tesi; la classe è adatta a qualunque scritto, direi; anche Classic Thesis richiama le tesi, ma anche Lorenzo l’ha usato per scrivere libri e per costruirci sopra un pacchetto di estensione che serve essenzialmente per libri, ma anche per tesi, volendo. In fondo anche una tesi è un libro, quindi…

                                  Solo che la tesi richiede una pagina del titolo contenente un mucchio di informazioni e disposte solitamente secondo precise prescrizioni delle facoltà o degli atenei. La difficoltà di creare un frontespizio del genere è tale che un programma creato da chi ne è in grado (Enrico) può svolgere il lavoro richiesto per venire incontro alle richieste (burocratiche) più svariate.

                                  Ma dal documento di Peter Wilson: memdesign.pdf, cito:

                                  The title-page states, in words, the actual title (and sub-title, if there is one)
                                  of the book and the name of the author and publisher, and sometimes also the number of illustrations, but it should do more than that. From the designer’s point of view, it is the most important page in the book: it sets the style. It is
                                  the page which opens communication with the reader. . .
                                  If illustrations play a large part in the book, the title-page opening should,
                                  or may, express this visually. If any form of decoration is used inside the book, e.g., for chapter openings, one would expect this to be repeated or echoed on the title-page.
                                  Whatever the style of the book, the title-page should give a foretaste of it. If the book consists of plain text, the title-page should at least be in harmony with it. The title itself should not exceed the width of the type area, and will normally be narrower. . .

                                  Ora è evidente (per me, voglio dire) che nessun programma può realizzare quelle sottigliezze che sono espresse nel testo citato, (Ruari McLean; vedi lla citazione nella pagina 59 di memdesign.pdf; texdoc memdesign); ci viole la sensibilità che anche un buon programma non può avere.

                                  Certo modelli preconfezionati ci sono e Wilson ne mette a disposizione diversi (pacchetto tilepages; texdoc titlepages) che sono abbastanza belli ma certamente asettici. Basta usarli e qualunque utente anche principiante è a posto; basta che legga la documentazione e guardi con attenzione le figure riportate (che sono poi sostanzialmente le stesse che appaiono in memdesign,pdf).

                                  Allora il materiale preconfezionato esiste; i frontespizi ottenuti sono tutti decorosi. ma sono asettici. non esprimono l’anima del testo; I loro codci danno delle ottime idee a LaTeXiani esperti per confezionarsi un frontespizio che possibilmente esprima anche l’anima del suo testo; non è detto che ci riesca, ma certamente usando i modelli preconfezionati non ci riesce di sicuro.

                                  Il contenuto del frontespizio “normale” è semplicissimo: autore/i, Titolo, eventuale sottotitolo, casa editrice, luogo anno, logo della casa editrice; quindi concentrarsi sul contenuto non ha lo stesso senso che ha quando ci si occupa del testo; per il frontespizio queste poche informazioni, alcune delle quali facoltative, devono apparire in modo corretto perché la tipografia esprima al lettore quelle sensazioni di cui parla Ruari McLean. Quindi è proprio l’apparenza quella che conta, perché il contenuto è scontato.

                                  Ecco quindi che avere un ambiente “frontespizio” dove basta specificare le poche informazioni indispensabili con quei pochi comandi come \author, \title, \subtitle, eccetera, non risparmia un gran che, cioè risparmia solo le informazioni di formattazione \vspace{…} e \large, \centering e simili; è qualcosa, ma non è molto, perché il frontespizio verrà fuori in modo asettico; può andare bene per i frontespizi di una collana, o per le tesi di una data università, ma non va bene per un libro, stando a McLean.

                                  Ci si può accontentare, ma per fare le cose per bene bisogna studiare molta tipografia ed avere una bella fantasia creativa. Come ho scritto prima, io ho studiato molta tipografia, non so ne ne ho studiata abbastanza, ma non ho abbastanza fantasia creativa; quindi mi accontento, sebbene cerchi sempre di usare l’ambiente titlepage per fare le cose a modo mio cercando di esercitare quella poca fantasia creativa che mi ritrovo. Invito gli altri utenti a non seguire il mio esempio, ma di riferirsi ai modelli preconfezionati di frontespizio (il pacchetto titlepages contiene una quarantina di modelli preconfezionati e si possono usare anche con suftesi); poi se hanno fantasia creativa e capacità programmatorie potranno imparare a fare i frontespizi che vogliono, magari bellissimi e adattissimi ai loro testi, come auguro loro.

                                  Se suftesi consente/consentisse di avere almeno un modello completo di frontespizio per libro, non sarebbe male; un solo frontespizio per libri, non una quarantina di frontespizi diversi, non sarebbe male; Ivan potrebbe adattarne uno della quarantina di modelli di Wilson e non ci spenderebbe nemmeno tanto tempo.

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