OldClaudio

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  • in risposta a: Altezza numeri di pagina #68028
    OldClaudio
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      Sarà perfetto, ma sei l’unico che usa
      `
      \usepackage[OT1]{fontenc}
      `
      che, anche se stai scrivendo in inglese, non devi usare mai perché:

      1) la codifica OT1 è quella di default, e quindi non c’è nessun bisogno di specificarla, e

      2) anche in inglese ti può capitare di scrivere una parola, magari imprestata dal francese, che contenga un accento, per esempio rôle; non parliamo dell’italiano che di lettere accentate ne usa dodici à, è, é, ì, ò, ù, À, È, É, Ì, Ò, Ù. (le maiuscole con l’apostrofo al posto dell’accento sono vecchi residui di dattilografia…)

      Prendi l’abitudine di specificare sempre la codifica T!, e possibilmente di usare font scalabili con quella codifica; c’è solo l’imbarazzo della scelta; di default sono in CM-super (invece dei CM che hanno la codifica OT1)

      in risposta a: testatine e piè di pagina #68015
      OldClaudio
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        Con memoir puoi personalizzare tutto quello che vuoi; sarbbe stato pù semplice? mah, non lo so; per quel poco che serve a te direi che quanto ti è stato suggerito sia più che semplice per fare quello che desideri.

        Va da sé che \pagestyle{fancy} serve per personalizzare le testatine e i piedini di tutte le pagine “normali”; \fancypagestyle{plain} serve per la pagina iniziale numerata solo nel piedino e con la testatina vuota; è chiaro che le pagine empty restano empty e non hanno bisogno di nessuna personalizzazione e che le pagine myheadigs servono per evitare il \MakeUppercae e le altre impostazioni obbligandoti ogni volta che lo usi a specificare quello quello che vuoi (con dichiarazioni, non con comandi) e a dare \markboth e \markright ad ogni comando di sezionamento (per questo motivo myheadings è standard, ma non viene usato altro che molto raramente).

        Con fancyhdr puoi ridefinire solo plain e puoi definire solo lo stile fancy (anche se puoi ripetere la definizione con parametri diversi diverse altre volte); con memoir può definire diversi stili, puoi definire altri stili, alias per certi stili, salvarli in memoria per richiamarli più tadi, ripristinare gli stili dovo averli cambiati, senza bisogno di ripeterne la definizione; quindi hai un arsenale completo di strumenti per fare quello che vuoi (nel bene e nel male), ma per il tuo caso quanto ti è stato già suggerito direi che sia la soluzione decisamente più semplice.

        Buon Natale

        in risposta a: Modelli di tesi pronti per l’uso #36774
        OldClaudio
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          lorenzo.pantieri” post=67143

          Piuttosto LayAureo usa le opzioni della forma key=value, in particolare binding=5mm; a me esce l’errore:
          `/Users/claudio/Library/texmf/tex/latex/base/local/layaureo.sty:63: Package keyv
          al Error: binding undefined.
          `

          Hai perfettamente ragione, Claudio: l’opzione è “rilegatura”, non “binding”. Ho appena corretto!

          Grazie,
          L.

          Eppure nel file layaureo.sty ci sono le seguenti righe:
          `
          \define@key{LayAureo}{binding}[0pt]%
          {\setlength{\LA@MargineRilegatura}{#1}}
          \newif\if@LA@big
          \define@key{LayAureo}{big}[true]{\@nameuse{@LA@big#1}}
          \define@key{LayAureo}{rilegatura}[0pt]%
          {\PackageWarningNoLine{LayAureo}%
          {Option “rilegatura” is obsolete, use binding instead}%
          \setlength{\LA@MargineRilegatura}{#1}}
          `
          dove si vede che binding è definita come anche rilegatura, ma rilegatura è “deprecata”. Non so se ci sia un errore sintattico o magari un conflitto con un’altra opzione binding di qualche altro pacchetto. Personalmente non ho mai usato layaureo né con binding né con rilegatura; anche se ho inserito un comando del genere nella mia classe toptesi, io non l’ho mai usata: perché? Perché le copisterie dove far riprodurre le tesi e poi rilegarle hanno i loro metodi per riprodurre il file che si consegna loro al fine di produrre le copie; ci mettono loro l’offset che è necessario per “legare” la tesi (in realtà per incollarne il dorso). Per libri e fascicoli più importanti vale lo stesso discorso, solo che se il libro è davvero legato con il file la binding correction non è necessaria nel modo più assoluto. Questa è necessaria solo per gli stampati da mettere in un raccoglitore ad anelli con il fermaglio per tenere fermi i fogli, al fine di poterne consultare il contento anche senza allentare il fermaglio; in questo caso 5mm sono pochi e ce ne vogliono almeno 20 o 25.

          Tuttavia questa mia antipatia per la binding correction è appunto solo una mia idiosincrasia. Altri possono invece considerarla essenziale; è per questo che ti ho segnalato il fatto e ti segnalo la mia perplessità su binding vs. rilegatura in Tesi Moderna; se non altro per risolvere il mistero del perché, pur essendo definite entrambe le opzioni, la deprecata “rilegatura” funzioni e la preferita “binding” risulti indefinita.

          Ciao e Buon Natale
          Claudio

          in risposta a: Modelli di tesi pronti per l’uso #36771
          OldClaudio
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            Nella Tesi Moderna non ho visto specificazioni di font di nessun tipo; da un lato è giusto, ma se uno non ha installata un versione sufficientemente completa, usando i font con codifica T! senza specificare nessuna collezione, vengono usati i CM-super; spesso questo sono assenti dalle distribuzioni di base; Se @Zippo ha una distribuzione di base, aggiunga nel preambolo una specidiifcazione, per esempio \usepackage{lmodern} e controlli che nella sua installaziione ci siano.

            Piuttosto LayAureo usa le opzioni della forma key=value, in particolare binding=5mm; a me esce l’errore:

            `
            /Users/claudio/Library/texmf/tex/latex/base/local/layaureo.sty:63: Package keyv
            al Error: binding undefined.

            See the keyval package documentation for explanation.
            Type H for immediate help.

            l.63 \ProcessOptionsWithKV{LayAureo}
            `

            Io proseguo comunque dando nella console il comando S, il il file PDF viene prodotto regolarmente; non sono in grado, però di dire se i 5mm siano stai ignorati o ne abbia tenuto conto comunque.

            in risposta a: Un bug di babel #67928
            OldClaudio
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              L’ultima versione aggiornate di italian.ldfsu CTAN porta la data:

              2008/03/14 v1.2t Italian support from the babel system

              Io fino ad oggi ho usato la versione personale (che però ho inviato a CTAN a più riprese, l’ultima volta l’anno scorso):

              2010/01/03 v1.2w Italian support from the babel system

              Come sai, oggi ho prodotto la versione:

              2011/12/24 v1.2x Italian support from the babel system

              che risolve il problema di Ivan a livello di proprietà della lingua.

              Ovviamente si tratta comunque di un patch; nel senso che con calma provvederò a staccare il codice e metterlo in un file a parte da inviare a CTAN non nel settore lingue, ma nel settore contributed, perché lo si possa usare anche in catalano, francese e romancio (le uniche lingue di cui ho qualche nozione e che usano l’apostrofo di elisione vocalica).

              in risposta a: Un bug di babel #67926
              OldClaudio
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                Ci sto lavorando su; non disperare.

                L’unica cosa è che mandare una nuova versione di italian.ldf a Johannes Brams per aggiungere una modifica (ne ho in mente diverse) vuol dire, se va bene, che forse sarà disponibile fra due anni su CTAN. È per questo che circa un anno fa avevo proposto al GuIT di avere una cartella di upload/download di pacchettini anche piccoli o di aggiornamenti anche modesti di file che siano utili solo per gli utenti italiani. Ancora non se ne è fatto niente, ma la discussione è ancora aperta.

                in risposta a: Un bug di babel #67924
                OldClaudio
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                  egreg9″ post=67099
                  Che è esattamente la mia opinione.

                  In realtà l’algoritmo di Liang non c’entra; è che Knuth, di fronte al problema di scrivere il programma che lo realizza ha scelto (con ottimi motivi) che le parole candidate alla sillabazione fossero tutte in un unico font.

                  Ciao
                  Enrico

                  Infatti; dividere in fin di riga una parola evidenziata le fa perdere buona parte dell’evidenza; non può essere che l’autore a decidere se dividere o non dividere una parola evidenziata.

                  Per il resto, probabilmente Enrico ha letto da tesi di Frank Liang, e sa quanto quell’hash per accedere ai pattern sia complicato; magari oggi ci sono algoritmi migliori, chissà; ma allora era già una decisione forte che una parola contenente comandi (control sequence o caratteri attivi), compreso quello dell’accento (che fu il motivo principale per il quale Ferguson inventò MLTeX) non venisse sillabata; altrimenti l’hash avrebbe dovuto essere molto più complesso, credo, e molto più lento per svolgere il suo lavoro, tanto da rallentare in modo insopportabile le macchine della fine degli anni ’70. Ricordiamoci che la prima versione si chiamava TeX78. Poi con la versione 3 di TeX la maggior parte dei problemi sono svaniti e sono rimasti questi nèi, che in fondo danno pochissimo fastidio.

                  in risposta a: Un bug di babel #67921
                  OldClaudio
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                    Ho appena avuto una piacevole discussione con Daniel Flipo (frenchb.ldf — il file di descrizione della lingua per scrivere in francese).
                    Giustamente egli mi fa osservare che il problema nasce dall’algoritmo di Frank Liang, l’ideatore della sillabazione del sistema TeX.

                    Ma giustamente mi fa notare che la soluzione (tolto il doppio apice, che in francese è attivo, ma non ha le stesse funzioni che ha in italiano) deve essere lasciata all’autore che sa quando si può sillabare un parola evidenziata e quando no. L’autore ha diversi mezzi, dal riformulare la frase perché la prola evidenziata non cada in fin di riga, all’introduzione della cesura discrezionale (che in italiano verrebbe inserita con il doppio apice).

                    A questo punto io propendo per l’uso di \hz che ho mostrato in un precedente messaggio di questo forum e che in quei rari casi in cui il problema si dovesse presentare non sarebbe una cosa grave che l’autore decida se sillabare o non sillabare e come.

                    Mi fa piacere sentire che in luatex il problema non esista più; se l’algoritmo di luatex è adattabile, può darsi che venga adottato anche da LaTeX3 e da XeLaTeX; speriamo…

                    in risposta a: Un bug di babel #67918
                    OldClaudio
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                      Confermo (con un po’ di stupore):
                      `
                      \documentclass{minimal}
                      \usepackage[latin1]{inputenc}
                      \uspeackage{T1]{fontenc}
                      \usepackage[italian]{babel}
                      \begin{document}

                      \showhyphens{l'elettricità \emph{elettricità} l'\emph{elettricità} l'\emph{\hskip0pt elettricità}}
                      \end{document}

                      Non produxce nulla in unscita, ma nella “console” appaiono queste indicazioni
                      [code]
                      Underfull \hbox (badness 10000) in paragraph at lines 14–14[]
                      \T1/cmr/m/n/10 l'e-let-tri-ci-t‡
                      \T1/cmr/m/it/10 elet-tri-ci-t‡
                      \T1/cmr/m/n/10 l'\T1/cmr/m/it/10 elettricit‡
                      \T1/cmr/m/n/10 l' \T1/cmr/m/it/10 elet-tri-ci-t‡
                      \T1/cmr/m/n/10 l'\T1/cmr/m/it/10 e-let-tri-ci-t‡
                      `
                      che ho riformattato un pochine per confrontarle meglio.

                      Si noti che il nome interno del font non indica il cambiamento di font, ma il nome del font in vigore nel momento di trattare la parola divisa o non divisa in sillabe. il segno ‡ rappresenta à, ma non è questo quello che influisce sulla sillabazione.

                      Come si vede il pizzichino di colla di larghezza nulla risolve il problema. E, scrivendo in italiano, il doppio apice lo risolve ancora meglio.

                      in risposta a: Un bug di babel #67914
                      OldClaudio
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                        E se LaTeX sillaba automaticamente lo deve fare anche in quel caso, altrimenti mi aspetto che non sillabi mai quando c’è di mezzo un apostrofo.

                        Ivan, come ti ho già detto non è colpa dell’apostrofo, ma del cambiamento di font; Enrico dice giustamente che vuole essere padrone di decidere quando eseguire la cesura. Io penso che il problema si possa mettere al contrario; quando non ci vuole la cesura? in questo caso la soluzione manuale esiste ed è quella o di mettere la parola dentro una scatola, oppure di definizre un comando molto stenografico con il quale all’inizio del testo racchiuso dentro uno dei comandi \text..{…} o di \emph{…} si invochi la lingua “nohyphenation”, cosa che Enrico ha mostrato più volte [la lingua nohyphenation è una delle lingue di default nelle distribuzioni contemporanee del sistema Te].

                        Io penso che a livello di fixltx2e si potrebbe mettere un patch in fondo a tutte le definizioni (non dei comandi) di cambio di font; oppure si potrebbe pensare ad un pacchettino fixltxhyph2e che lo faccia e chi vuole se lo carica. Potrebbe anche diventare una opzione di fixltx2e. è una cosa banale da fare, ma forse resterebbero fuori alcuni comandi che l’utente si potrebbe definire da solo o che non sono così frequenti, difficile da usare con il comando \fontfamily quando i nomi delle famiglie sono in numero sterminato.

                        Impedire la sillabazione dopo l’apostrofo sempre, anche quando non c’è cambiamento di font? certo sarebbe possibile e facilissimo da fare, ma si cadrebbe in quello che fa già Word per conto suo; giammai! 😈

                        Le lingue che usano l’apostrofo normalmente come segno di elisione sono poche; io conosco solo l’italiano, il francese, il catalano, e il romancio; non conosco il romancio (conosco un poco quello ufficiale della Confederazione Svizzera, che leggo senza problemi) parlato dalla gente e non so quanti grigionesi usino LaTeX per scrivere in romancio, sennò mi cimenterei anche con la sillabazione del romancio. Per ora non mi pare che esista nelle distribuzioni del nostro sistema.

                        Voglio vedere come fanno per il france e il catalano; per il francese è una cosa seria, perché elidono sempre e lo fanno molto più spesso di noi in italiano. Per noi non sarebbe sbagliato omettere l’elisione e scrive della \emph{enciclopedia} ma per il frances sarebbe un errore grave omettere l’elisione; per altro anche se omettiamo l’elisione e perciò non abbiamo apostrofi fra i piedi, \emph{enciclopedia} non verrebbe comunque divisa in sillabe. Invece \emph{enciclopedia britannica} manche mancherebbe di cesure nella prima parola ma “britannica” si dividerebbe benissimo.

                        Il problema, come vedi è molto complesso.

                        Resta il fatto che né pdftex né pdflatex, forse nemmeno context, xetex e luatex eseguono cesure nella prima parola dopo un cambiamento di font.

                        in risposta a: Modelli di tesi pronti per l’uso #36748
                        OldClaudio
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                          C’è un piccolo glitch che non si può vedere con i latinorum di Lorem Ipsum; nella pagina 25 c’è un “è” diventato un Ë per errore di codifica.

                          Per il resto sono d’accordo con te: è molto bella Tesi.pdf.

                          in risposta a: Compilazione classe memoir #67995
                          OldClaudio
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                            Se non ci fai vedere il messaggio è difficile che possiamo indovinare; anche perché normalmente io non ricevo messaggi di questo genere.

                            in risposta a: Derivate parziali #67981
                            OldClaudio
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                              Dipende se quella frazione è in una formula in display per conto suo o se fa parte di una matrice, o se fa parte di un’altra struttura matematica a più piani.

                              Bisogna sempre ricordarsi che il motore di composizione usa il textstyle per le cose che non sono sulla riga principale di una espressione matematica; quindi tende a schiacciare con \scriptstyle quando vuol contenere le dimensioni verticali e non vole allargare le righe si una matrice o, nel testo, le righe del testo.

                              Non bisogna poi farsi ingannare dall’aspetto di una frazione con il denominatore molto più largo del denominatore; L’aspetto rettangolare di una simile costruzione tende a sottovalutare l’altezza del tuto.

                              Comunque se allegassi un po’ più di codice che preceda e che segua quella derivata parziale si potrebbe analizzare meglio il problema.

                              Comunque il segno di derivata parziale è un simbolo, non è una lettera in senso stretto; i font che normalmente sono usati con (pdf)LaTeX di solito si servono della polizza di caratteri cmsy, non della polizza delle lettere matematiche corsive cmmi ne tanto meno dalla polizza degli operatori cmr; quindi non si può scegliere lo stile, la forma di quel segno e non avrebbe nessun senso scrivere \mathrm{\partial} perché la polizza attivata da mathrm sostanzialmente coincide con la polizza degli operatori. Esistono dei font opentype che dispongono del simbolo inclinato e diritto, ed entrambi si di nerezza media sia decisamente neri, ma sono difficili da scovare e da usare anche on XeLaTeX o LuaLaTex, che sono in grado di gestire direttamente le polizze OpenType.

                              Detto questo la tua soluzione 3 è certamente da scartare, ma… non l’ho controllata, però dovrebbe sortire l’effetto voluto:
                              `
                              \newcommand*{\dpar}{\mathop{}\!\partial}
                              `
                              così si è sicuri che prima della derivata parziale venga inserito uno spazietto come prima degli operatori; poi pdflatex sa quando eliminare questo spazietto per esempio quando scrivi:
                              `
                              \frac{\dpar^2f}{\dpar x \dpar y \dpar z}
                              `

                              in risposta a: Un bug di babel #67909
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Ciao Ivan,
                                siccome sono io che mi occupo della parte italiana di babel, ho dei dubbi ad implementare una cosa del genere; forse posso studiare qualcosa di più intelligente (dal punto di vista di babel, non della soluzione trovata) che non tocchi nient’altro dentro alle definizioni del nucleo di LaTeX. Ci penserò.

                                Nel frattempo ci sono due punti da notare:
                                !) il motore di composizione (che sia tex, pdftex, xetex, luatex) non divide in sillabe la prima parola dopo un cambiamento di font
                                2) Nella GuidaGuIT, verso la fine del paragrafo C.1 sulla sillabazione, si suggerisce di inserire un grumo di colla di larghezza nulla come ti ha suggerito Enrico; la penalità è giusto che ci sia in modo che il motore di composizione non vada a capo dopo l’apostrofo; tuttavia io definirei un comando \hz, brevissimo da scrivere (babel definisce un comando simile che si chiama, mi pare, \allowbreak), così:
                                `
                                \newcommando\hz{\nobreak\hskip0pt}
                                `
                                e poi scriverei semplicemente
                                `
                                dell'\emph{\hz enciclopedia}
                                `
                                Non capita spesso di dover inserire \hz nei punti da sillabare quando il programma di composizione non è capace di farlo da solo. Io ho alle mie spalle almeno 5000 pagine di libri e documenti vari composti con LaTeX nell’arco di una trentina di anni e ho incontrato problemi di questo genere solo due o tre volte in questo arco di tempo… e di pagine.

                                Comunque ci sono questi due trucchi molto semplici
                                1) quando scrivi in italiano (e il problema si presenta in questo caso) puoi sempre mettere un doppio apice dopo la prima sillaba della parola che non si divide:
                                `
                                \dell'\emph{en”ciclopedia}
                                `
                                Il doppio apice in italiano è attivo e segna un punto lecito di cesura, in pratica spezzando senza spazio intermedio una parola in due monconi; se deve avere una cesura proprio fra i due monconi ci mette una trattino di cesura e va a capo.

                                2) se nel tuo file hai caricato il pacchetto etoolbox, questo ridefinisce e definisce un certo numero di macro che permettono di “riparare” o di modificare le macro che interessa modificare. nel tuo caso continua a usare \emph che a sua volta usa \em, ma nel preambolo o in un tuo file di classe o di estensione aggiungi questo poco codice:
                                `
                                \makeatletter % non serve nel file .cls e .sty; serve solo nel preambolo
                                \addto\em{\nobreak\hskip\z@}
                                `
                                e il tuo \emph funziona come desideri.

                                Ciao
                                Claudio

                                in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47638
                                OldClaudio
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                                  Con Adobe Reader X, invece, non succede nulla; forse è diverso l’algoritmo di ricerca, ma AR becca solo i match visibili; se ce ne sono di invisibili, non li segnala.

                                  Anche Skim prende solo i match visibili.

                                  AR sulla versione di novembre invece trova anche i testi invisibili; lo stesso fa Skim.

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