OldClaudio

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  • in risposta a: [europecv] a capo? #67372
    OldClaudio
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      nel file sorgente della documentazione c’è almeno un a capo prodotto da una riga baianca, ma dentro all’argomento di \ecvitem:
      `
      \ecvitem{\texttt{arial}}{Uses Arial as the default font. In order for this option to take effect, the font must have been installed and must be accessible through \LaTeX.

      How to install fonts in \LaTeX\ goes beyond the scope of this document: read \emph{The Font Installation Guide} you can find on CTAN. The \textsf{europecv} class expects the font filenames to use \texttt{m} for the supplier (Monotype) and \texttt{a1} for the typeface (Arial). For more information, please refer to the \emph{Fontname} guide you can find on CTAN.}
      `

      In altre parole entrambi i capoversi formano il secondo argomento del comando \ecvitem.

      Da quello che ho capito il comando \\ è sostituito da \\&; poi esisterebbe il comando \newline, ma non l’ho provato; tuttavia mettendo i due capoversi dentro la stessa coppia di graffe la cosa funziona benissimo, a quanto pare.

      in risposta a: Personalizzare indice analitico #67207
      OldClaudio
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        Ho letto con attenzione il file di documentazione di makeindex, ind.pdf.

        La cosa che desideri fare è impossibile con makeindex (non so se sia possibile con xindi, perché non l’ho mai usato, ma ne dubito).

        Ecco perché: le voci \index{pippo} e \index{pippo@\texsc{pippo}} sono due voci distinte che producono due entries distinte nel file ind, quello alfabetizzato e strutturato. Se è così, e chiaramente deve essere cosi, altrimenti verrebbero accomunate due voci distinte in una sola entry, e sarebbe sbagliato, non c’è niente da fare.

        Dunque bisogna rassegnarsi a non mettere in maiuscoletto la voce primaria. Nel caso uno fosse masochista, potrebbe editare a mano il file ind, ma se le voci sono tante ci sarebbe non solo da perderci una vita, ma anche ogni volta che si ricrea l’indice per aggiornarlo, bisognerebbe rifare tutto il lavoro. 🙁

        Scusami se ti ho fatto perdere tempo per una cosa che io ritenevo possibile, ma che invece non lo è. Mi spiace che l’ho imparato a tue spese.:oops:

        in risposta a: MusixTeX #67345
        OldClaudio
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          Se il font sonata regular è truetype, quindi non lo posso fare col solito programmino che si riferisce ad un font codificato entro la prima pagina di 256 caratteri. Però lo puoi sempre aprire con fontforge, se te lo sei installato, e lì la tabella te la fa fontforge direttamente anche se si trattasse di un opentype con migliaia di caratteri. portando il cursore su una croma, nella barra superiore della finestra appare l’indirizzo decimale, quello unicode ed altri, oltre al nome unicode.

          in risposta a: Personalizzare indice analitico #67205
          OldClaudio
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            Il tuo risultato mi ha lasciato di stucco; ho fatto delle prove e il file idx viene come deve venire, mentre poi l’elaborazione attraverso makeindex dà il tuo (e ora anche mio) risultato insoddisfacente. Nota che prescrivere la voce pricipale in carattere normale e il subitem in carattere diverso funziona benissimo.

            Devo penssarci su. Ti farò sapere; e nota che non si tratta di modificare l’ambiente theindex. devo trovare l’inghippo dentro a makeindex.

            in risposta a: MusixTeX #67343
            OldClaudio
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              guarda il tuo comando dovrebbe essere qualcosa come:
              `
              \newcommand{\musi}[1]{\includegraphics[scale=0.5]{#1}}
              `
              dove, come vedi, non c’è l’estensione del file grafico che XeLaTeX sa torvare da solo e dove il valore 0.5 di scala lo devi modificare sperimentalmente provando per esempio con una croma con l’asta in alto e osservando che l’asta non superi l’altezza delle maiuscole; quel valore di scala dovrebbe poi andare bene anche con le altre figure e pause. se non va, mandami privatamente per e-mail quelle figure e pause e vedo se non esiste un comando automatico più complesso o un modo diverso di regolare il fattore di scala. Poi per la curiosità tua e degli altri lettori, magari, se trovo una soluzione decente, la scrivo in questo filone di discussione.

              Ciao
              Claudio

              in risposta a: Il carattere Delta usando helvetica #67328
              OldClaudio
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                Documentazione di sansmath da leggere con il comando texdoc sansfont dato dalla finestra comandi.

                Risposta al tuo quesito a metà della pagina 1.

                `
                \usapackage[EULERFONTS]{sansmath}
                `

                Per altro usare la matematica sans serif è contrario alle norme ISO UNI, ma questa è una tua scelta e quindi sai quello che stai facendo e sai perché stai violando le norme.

                in risposta a: Problemi Indice figure #67269
                OldClaudio
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                  Per carità; anzi dove si parla di tesi, è facile che il sito benché riporti una data recente, riproduca cose di 10 anni fa; l’esempio della Università Politencica delle Marche insegna — discussioni di questi ultimi giorni. 🙁

                  in risposta a: MusixTeX #67340
                  OldClaudio
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                    Andrea, sai benissimo che non ti considero affatto idiota per voler usare musixtex per qualche nota soltanto. Non ti considero idiota affatto in assoluto e sono ammirato da quello che fai e che scrivi; però ti conosco abbastanza per sapere che non ti butti a usare software che hai sottomano, ma che nessuno ti ha detto come usare. In particolare so che non sei un lettore assiduo di file .log. Infatti se di tanto in tanto leggessi quelli che ti scrive XeLaTeX, sapresti che XeLaTeX carica già etex (da me è scritto nella riga 228 di ogni file .log compilato con XeLaTeX) 🙂 Ammetto che non sia una lettura divertente, anzi è terribile, ma il bello è che se cerchi la stringa etex.sty o c’è ,e la trovi istantaneamente, o non c’è, e il programma con cui hai aperto il file .log ti risponde con un sonoro colpo di gong.

                    La soluzione che ti è stata consigliata di comporre con Lillipond e poi ritagliare quel che ti serve dal file pdf prodotto è alla portate dei programmi che usi quotidianamente e del tuo mouse:

                    1) apri un file PDF che contenga, note, chiavi, notazioni varie, composto attraverso Lillipond; Di default il file ti si apre con Anteprima sul tuo Mac. Ma se hai configurato il tuo mac in modo non standard, apri il file espressamente con Antemprima.
                    2) nella barra degli strumenti di Anteprima, hai una serie di strumenti per far lavorare il mouse in modo diversi: la manina per “scrollare” il documento, la freccia per selezionare il testo, un rettangolo dal contorno tratteggiato che ti serve per fare un po’ di graphic editing.
                    3) scegli il rettangolo tratteggiato, poi nella finestra dove appare la pagina composta clicca su un angolo del rettangolo che andrai a definire attorno all’oggetto da ritagliare e, sempre mantenendo premuto il pulsante, sposta il cursore fino all’angolo diametralmente opposto.
                    4) rilascia il tasto del mouse ed eventualmente portalo sui pallini a metà dei lati del rettangolo che circonda il tuo oggetto e cliccando col mouse sposta quei puntini dove ti pare che il lato del rettangolo sia tangente o poco esterno alla parte che vuoi ritagliare; ripeti su tutti i lati.
                    5) dalla tastiera premi contemporaneamente “mela”+C; con questo hai copiato il contenuto del rettangolo nel clipboard.
                    6) vai ora sul menù in alto e apri il menù File
                    7) nel pannello di scelta che si apre, clicca su “Nuovo da clipboard”
                    8) ti si apre ora un’altra finestra di Anteprima che contiene solo l’oggetto ritagliato;
                    9) Prima di “salvarlo con nome”, puoi usare ancora il mouse nella sua modalità di ritaglio, ingrandendo prima il disegno quanto basta e poi selezionando un rettangolo attorno all’oggetto in modo che rimanga meno spazio bianco attorno all’oggetto.
                    10 Stavolta premi “mela”+K e la parte esterna al rettangolo che hai disegnato sparisce (hai eseguito lo scontornamento dell’oggetto, cropping in inglese)
                    11) ora dal menu “File” scegli “Salva con nome”; nella finestra di dialogo scegli il nome che credi, ma nella finestrella in basso scegliti come formato ancora PDF. Seleziona nell’apposita finestrina anche la cartella dove salvare il nuovo file.
                    12 Cliccando il bottone “salva” hai finito l’operazione e nella cartella scelta si trova il file PDF col nome che gli hai dato e che contiene solo l’oggetto che volevi.

                    Se ti occorrono 15 secondi per fare tutto ciò, e già molto;-)

                    Non è detto che l’oggetto selezionato sia abbastanza piccolo per stare nella riga del testo, Credo che con la chiave di violino avrai dei seri problemi, visto che, credo, sia il segno più alto in un rigo di musica (in termini di righe del pentagramma, non occupa l’altezza di due ottave?), quindi stai attento a inserire il segno che hai ritagliato mediante \includegraphics con un giusto fattore di scala, eventualmente con un offset verticale.

                    Prova, vedrai che è facilissimo e ti domanderai come hai fatto per tanti anni a non aver mai usato questa facility.:-D

                    Ciao
                    Claudio

                    in risposta a: Problemi Indice figure #67267
                    OldClaudio
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                      cfiandra” post=66253
                      Ho letto che teTEX non è aggiornata dal 2005 (non conoscevo questa distribuzione) e mi sono ricordato di essermi imbattuto in un nome simile in questo sito; la domanda è: perché è ancora consigliata oggi?

                      Non è certamante più consigliato nelle guide recenti, ma se si va a razzolare in rete si trovano ancora moltissimi siti con roba vecchia, ma senza data, che nominano ancora teTeX come una distribuzione di base, fondamentale, e sulla quale tutte le distribuzioni Linux basavano le dipendenze, fino a circa il 2006 o il 2007; poi molte sono passate alla TeX Live/Debian, che comunque è sempre in ritardo di almeno due anni.

                      Slackware insiste a distribuire e a preinstallare teTeX, benché sia ampiamente outdated; una persona che assistevo via e-mail usava solo Slackware, definendola una vera distribuzione Linux per “Real Men”, e considerava Ubuntu una cosa per signorine (sic! parole sue, non certo mie 😯 )

                      Secondo me il concetto principe è quello di usare il sistema operativo che si preferisce, ma di usare il software più recente e aggiornato; se poi un documento deve poter venire ricompilato a distanza di anni senza modifiche, allora lo si archivia con tutti i suoi file di classe, pacchetti, file accessori, configurazioni, opzioni, encoding, font, eccetera, in modo che il tutto rimanga assolutamente coerente e immutabile nel tempo.

                      Ma per favore, il software sempre aggiornato, aggiornatissimo!

                      in risposta a: anthosthesis.cls #66595
                      OldClaudio
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                        lorenzo.pantieri” post=66313

                        Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.

                        In generale sono d’accordo. Nello specifico, però, qui si tra parlando di scrivere una classe (nuova, con gli inevitabili difetti di gioventù) che emuli lo stesso layout ottenibile con un altro pacchetto (già in circolazione da anni, e quindi molto limato): perché l’utente dovrebbe abbandonare la strada vecchia per quella nuova? Antonio fa benissimo a continuare, naturalmente. Sto solo ragionando a voce alta, visto che sto pensando di trasformare ArsClassica in classe, e questi sono dei dubbi che ho per il mio lavoro.

                        Riguardo ai margini, mi ripeto: quelli di Bringhurst (e quindi di ClassicThesis) sono esagerati. Si scrive una riga, li si aumenta di un bel centimetro, si rinuncia alle note a margine (di regola assenti nelle tesi e nei libri), e si è a posto: il look resta buono, l’A4 meglio riempito. La nuova Arte è scritta così, non mi pare che il risultato sia brutto. 😉

                        Ciao,
                        L.

                        No, il risultato è molto buono, ma da quel che ho capito, Antonio non sta solo scrivendo una nuova classe che emula un’altra classe, sarebbe puro masochismo.
                        Da quel che ho capito Antonio sta scrivendo una nuova classe che non abbia i problemi di retrocompatibilità che ha clasicthesis, e che magari preveda alcune varianti stilistiche preconfigurate e selezionabili mediante opzioni, oltre che ad appoggiarsi su più classi di base a scelta (book, memoir, scrbook,…), giusto per poter disporre di certe possibilità di configurazione che di solito mancano dalla classe book..

                        in risposta a: Didascalia centrata #67357
                        OldClaudio
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                          Pagina 8, sezione 2.1 della documentazione di caption.

                          in risposta a: MusixTeX #67338
                          OldClaudio
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                            Carica anche il pacchetto etex, oppure etoolbox (che a sua volta carica etex); l’errore che hai avuto dipende dalla miriade di pacchetti che carichi nel preambolo e che per lo più, probabilmente non usi; quindi loro definiscono dei registri per loro conto e ti consumano memoria inutilmente. In ogni caso Musixtex è pesante come ingombro di memoria, e forse l’errore ti sarebbe capitato anche con la pulizia dei pacchetti inutili.

                            Ora, come “vecchio” utente di plain TeX, sai che tradizionalmente il massimo numero di registri di ciascuna specie è 256 (numerati da 0 a 255). Il pdflatex che stai usando contiene le estensioni di etex, ma queste consentono l’uso diretto dei registri oltre il 256, ma non ne consentono l’allocazione per nome come previsto dal mark-up di plain e di latex. se però direttamente o indirettamente carichi il pacchetto etex, allora ripristini questa funzionalità fino ad un massimo di (mi pare di ricordare) 256*128 registri, che dovrebbe fare circa 32500 o giù di lì; non ci sono praticamente più limiti ai contatori, tranne la memoria fisica del calcolatore.

                            Ciao
                            Claudio

                            in risposta a: Template PhD-UNIVPM non funzionante #66431
                            OldClaudio
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                              È apparsa qui sopra in “Documentazione” la sezione delle guide tematiche e una di queste riguarda la scrittura di classi e pacchetti. 😉

                              in risposta a: anthosthesis.cls #66593
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Noi tutti, usando i programmi di composizione del sistema TeX, le sue classi, i suoi file di stile, i sui file di estensione, usiamo software libero che, proprio perché libero, si avvale per andare a regime del contributo e il feedback che gli utlilizzatori forniscono ai creatori/manutentori.
                                Questo vale per ClassicThesis come per qualsiasi altra classe più recente o più antica; e quando l’autore decide di renderla incompatibile con il passato, sono sempre gli utenti che devono arrangiarsi modificando, correggendo, eccetera, ma dando possibilmente il feedback all’autore. Questo vale per la prossima ventura classe anthosthesis, come vale per la mia vecchia classe/estensione toptesi. Questa mia classe è su ctan da una mezza dozzina d’anni, diciamo un lustro; ma è in uso, distribuita gli studenti del PoliTO, da circa quattro lustri; dovrebbe essere già abbondantemente limata e a regime. Ma non lo è, e forse non lo sarà mai, perché i tempi cambiano, perché il feedback degli utenti richiede altre funzionalità, perché … Ad ogni modifica si ripresentano i grandi o piccoli guai dell’infanzia; ma ad ogni modifica si risvegliano altri appetiti di altri utenti che richiedono altre modifiche. Questo è il bello del software libero.

                                Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.

                                Ciao
                                Claudio

                                PS: Perché la ClassicThesis a me piace poco? Non è solo una questione di font inadatti a scrivere la matematica delle “scienze quantitative” (quelle che lavorano con equazioni fra grandezze, non fra variabili, quelle regolate dalle norme ISO UNI); è una questione di disegno tipografico. Nella presentazione di classicthesis, Miede si lamenta della bruttezza delle tesi che ha avuto per le mani e della motivazione che l’ha portato a creare la classe per creare tesi ben composte di stile classico; conseguentemente ha prodotto un disegno la cui gabbia interna è molto slanciata ma, per ovvi motivi pratici, la pagina viene stampata su fogli A4. Questo, nonostante la premessa dica che la classe è ispirata a The Elements of Typografic Style di Bringhurst, produce la perdita proprio di uno degli elementi stilistici di Bringhurst grazie al quale la pagina di Bringhurst è bella e quella di ClassicThesis non lo è, anche se tampona il difetto con le note marginali. Secondo Bringhurst le proporzioni della pagina rifilata e quelle della gabbia interna devono essere regolate da certe proporzioni basate sull’armonia delle note musicali e quindi su proporzioni pitagoriche; nella mia versione in inglese del libro di Bringhurst (spero che ci sia anche nella edizione italiana), i risguardi contengono il disegno geometrico che ha portato allo stile del libro, alla scelta delle proporzioni della gabbia interna e alla sua collocazione nella pagina rifinita; non è certo il disegno di Miede, e mancando quelle proporzioni si perde metà della bellezza del disegno di Bringhurst. Il resto, come la scelta dei font, il maiuscoletto spazieggiato nelle testatine e nei titoli, l’assenza dei font neretti, sono tutti elementi raccomandati da Brighurst, e va bene, ma non è il totale dello stile Bringhurst. Anche il libro di Serra sulle norme tipografiche, nonostante il contenuto (troppe ripetizioni) e certe norme assurde che Serra espone (le figure raccolte alla fine del libro) e i gravi errori metrologici, è composto con una gabbia interna ben proporzionata al taglio della pagina, ma non ha le proporzioni di Bringhurst, tuttavia è un bellissimo libro (geometricamente parlando); insomma le proporzioni pitagoriche di Bringhurst, se applicate a pagina e gabbia sono belle, ma se le si disgiunge come ha fatto Miede (per necessità pratiche), allora non lo sono più e altre proporzioni potrebbero essere migliori.

                                in risposta a: anthosthesis.cls #66589
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  antonio.macrì” post=65964Sui formati di carta.

                                  @ivan


                                  @illinguista1972


                                  @OldClaudio

                                  L’A4 non mi dispiace particolarmente, anche se forse è un po’ troppo slanciato, soprattutto se confronto classicthesis A4 e con classicthesis A5 (forse il primo è un po’ troppo slanciato, il secondo troppo poco).

                                  Concordo però che i formati da 24cm sono un passo avanti! Mi son costruito una libreria con ripiani alti apposta 25cm per metterci i libri da 24cm! Ecco: ora che mi avete instillato quest’idea, in effetti sarebbe una cosa interessante. 🙂

                                  Leggo che il B5 è alto 25cm. Quelli alti 24 che formati sono? Hanno un nome?

                                  Siccome il rapporto è minore che per l’A4, bisognerebbe evitare che aumenti quell’horror vacui che dicevi proprio tu in un altro post. Non saprei però come stabilire le geometrie secondo i sacri crismi della tipografia: questo è un lavoro per voi! 😉

                                  Ragazzi, in effetti è una proposta fantastica! Devo trovare la copisteria giusta!

                                  Antonio,
                                  secondo le consuetudini tipografiche i libri si classificano con la loro altezza (apparentemente la larghezza non conta, quindi un album di 300mm di base per 230 mm di altezza viene classificato nella stessa maniera di un libro di 160mm di base e 230mm di altezza. Tuttavia i formati dei libri prendono questi nomi in funzione di un intervallo di altezze (fonte Wkipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Libro)

                                  Formato pieghe carte pagine altezza (cm)
                                  in plano o atlante – 1 2 oltre 50
                                  in folio 1 2 4 oltre 38
                                  in quarto 2 4 8 28-38
                                  in ottavo 3 8 16 20-28
                                  in sedicesimo 4 16 32 15-20

                                  Oggi si stampa a foglio continuo, quindi le pieghe hanno un significato incerto o meglio, sono il numero di pieghe, ma siccome il foglio continuo può essere tagliato come si vuole, non è il foglio da piegare che determina il formato; in effetti, poi i libri alti da 20cm a 28cm si realizzano con formati diversi piegati tre volte, quindi hanno 8 pagine e 16 facciate.

                                  Il B5 è alto 25cm, ma tieni presente che il legatore ha bisogno di rifilare i margini, quindi di fatto quei 25 cm diventano facilmente 24cm o 24,5cml lo stesso vale per la larghezza di 176mm, che rifilato arriva praticamente a 17cm.

                                  Per altro il formato 17cm per 24cm ha lo stesso rapporto di forma dell’A4 e del B5; è il 16cm che è un pochino più slanciato. Per la gabbia, se la tua classe usa lo stesso algoritmo per i formati ISO, la gabbia e i margini sul 17×24 (B5) dovrebbero avere le stesse proporzioni del 21×29.7 (A4) o del 14.8x 21 (A5)… con l’algoritmo di canoniclayout.sty succede appunto così. Non è perché l’ho programmato io, ma a me piace la gabbia di canoniclayout per i formati ISO. Non va bene per i formati americani, mentre con una gabbia a rettangolo aureo, su carta delle stesse proporzioni lascia margini esterno e inferiore esagerati (secondo il mio gusto), però ad altri potrebbe piacere.

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