OldClaudio

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  • in risposta a: anthosthesis.cls #66617
    OldClaudio
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      Normalmente 1em è uguale al corpo del font in uso, ma ci sono casi diversi in cui è decisamente maggiore; lo si può sapere facendosi stampare quanto vale una certa dimensione del font, ma più semplicemente con:
      `
      \dimen@=1em
      \showthe\dimen@
      `
      quando esegui pdflatex si ferma per mostrarti il valore della lunghezza 1em assegnata alla dimensione scratch \dimen@.

      Con l’impostazione di default di classicthesis e il Palatino, ho misurato una margine esterno di quasi 70mm; se usi 2em di separazione fra griglia interna e nota marginale, togli a quei 70mm 20 20 a 24pt, cioè circa da 7 a 8 mm; te ne restano più di 60 per farci stare la nota marginale, mentre i 7e, specificati dalla classe corrispondono da una settantina a circa 85mm , da 23mm a 28 mm, un pollice mal contato; dunque la nota può essere decisamente più larga. UNa idea sarebbe quella di farla pari al margine esterno diminuito di due (o tre) volte il \marginparsep.

      Per regolarti meglio con la giustezza e il numero di caratteri usa quel piccolo pezzo di codice che c’è nella guidaGuIT; cerca nnel paragrafo 19.2.4 e adatta il codice per scegliere la collezione di font, e il corpo che ti interessa. Volendo tolgli “CM a 10\,pt” in modo che non possano essserci confusioni se controlli la lunghezza di un altro alfabeto.

      I Minion, ho scoperto, ce li abbiamo tutti di default perché sono distribuiti fra le risorse del Adobe Reader X, solo che non sono riconosciuti come font presenti, in quanto non sono nella cartella degli OpenType di sistema. Per usarli come font da parte di pdfLaTeX bisogna probabilmente usare otf2t1 per creare i file metrici e i file virtuali. Io non l’ho ancora fatto, anche perché, pur essendo un detentore legale di Adobe Reader, non so se quei font sono per uso esclusivo di quel programma, o, disponendone legalmente, non si possano usare anche con altri programmi.

      Non ti preoccupare le l’A5; quello secondo me è un problema di ultima approssimazione; non è possibile usare il double square che stia in una altezza di 210mm lasciando posto anche ai margini superiore e inferiore, alla testatina, e al suo separatore e alla discesa del piedino. La giustezza e l’altezza vanno scelte separatamente, ma probabilmente se si sceglie la giustezza ottimale, le note marginali non ci stanno. Col B5 invece vale la pena di provarci; ormai sai che conti fare e non è difficile farli fare alla classe, proprio usando quelle macro del § 19.2.4 citato sopra; anzi ponendo
      `
      \textwidth= \dimexpr\alfabeto*66/26\relax
      `
      e mettendo \textheight pari a \textwidth moltiplicato per un opportuno rapporto e aumentato dei famosi 75pt per testatine e piedini; l’opportuno rapporto potrebbe essere 2 (per il double square) o 1.618 (per il rettangolo aureo), probabilmente più adatto ai formati minori di carta. Nonostante la carta di supporto abbia il rapporto 1,414, una gabbia con il rapporto 1,6 o 1,7 per i formati più piccoli potrebbe andare bene, la gabbia sarebbe meno snella ma starebbe nell’altezza della pagina. nel documento da leggere con texdoc memdesign nella figura 3.1 ci sono i vari rettangoli sovrapposti con le diverse proporzioni indicate sotto alla figura; puoi avere un’ottima idea della snellezza di ciascuno. Nella tabella 31. ci sono indicate el proporzioni della carta e della gabbia per una quarantina di disegni della pagina che sono presentati e descritti nelle pagine successive, dalla figura 3.2 alla figura 3.19.

      Aggiungo ancora un dato con Minion Pro:

      Corpo 10pt riga di 110mm contiene 69 caratteri
      11pt 110mm 62
      12pt 130mm 68

      Ciao
      Claudio

      in risposta a: problema con kile #67450
      OldClaudio
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        Attento: TeXmaker, TeXstudio, TeXworks, Kile, geany non sono compilatori, sono solo degli editor con dei bottoni per lanciare una shell invisibile dalla finestra dell’editor nella quale il compilatore pdflatex, o quant’altro esegue la compilazione, o meglio la tipocomposizione del tuo file sorgente.

        Non confondere assolutamente l’editor con il programma di composizione. Non è solo una questione di terminologia.

        Tant’è che nemmeno si Windows era TeXmaker che ti installava i pacchetti mancanti, era MiKTeX che lo faceva e MiKTeX è la collezione dei programmi di composizione assieme ai vari file di classe, di stile, eccetera.

        in risposta a: includere immagini #67461
        OldClaudio
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          Prima soluzione: evita i disegni fatti con pstricks, e usa tikz che é comapitbile sia con latex sia con pdflatex e sostanzilamante ha le stesse potenzialità. Ma visto che il lavoro l’hai già fatto compila con un altro piccolo file creato apposta, i tuoi disegni pstricks, trasforma il risultato in pdf, estrai e inserici i disegni in pdf nello stesso modo con il quale inserisci le tabelle da file pdf. E la volta prossima evita pstrick a meno che i disegni non siano di natura tale da non porli fare con tikz.

          Seconda soluzione: trasforma le singole tabelle, una pagina alla volta adeguatamente scontornat in file eps usando pdf2ps; non lo consiglierei al peggior nemico, ma è una strada.

          Terza soluzione: usa il pacchetto pst-pdf dopo averne letto la documentazione. Con questo pacchetto usi sempre solo pdflatex per comporre, ma ci pensa il pacchetto stesso farti la maggior parte del lavoro, la quasi totalità della prima soluzione, e a te resta pochissimo da fare a mano usando la finestra comandi.

          C’è anche il pacchetto pst2pdf che fa cose simili; leggi la documentazione.

          in risposta a: Consiglio per citazioni di interviste in testo di tesi #65904
          OldClaudio
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            Dai anche un’occhiata alla documentazione sui font con il comando da terminale texdoc fntguide; se il mio esempio non è chiaro, in quella guida c’è tutto quello che serve per usare i font gel sistema TeX già installati con una installazione completa. Con una installazione di base, probabilmente devi installare altri pacchetti; ma in sostanza in ogni distribuzione del sistema TeX ci sono diverse centinaia di font diversi che puoi usare. Se poi usi XeLaTeX come compilatore, invece di pdfLaTeX, hai accesso a tutti i font opentype installati sulla tua macchina nelle cartelle del sistema operativo.

            in risposta a: Consiglio per citazioni di interviste in testo di tesi #65901
            OldClaudio
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              Cambiare font non è particolarmente delicato o difficile, basta conoscere il nome della famiglia.

              1) come conoscere il nome della famiglia:
              Esistono dei pacchetti che permettono di cambiare font in modo globale; prendiamo per esempio il pacchetto pxfonts, che servono per sostituire tutti i font proporzionali con grazie con una forma del Palatino, tutti i font proporzionali senza grazie senza grazie con una forma dell’Helvetica, tutti i fonto monospaziati con una variante del Courier. Per non dover costringere l’utente a scendere all’uso di comandi farraginosi, il pacchetto legge dei file con estension .fd che si triovano nella stessa cartella dove si trova il pacchetto pxfonts (cercarlo con trova) ci sono sostanzialmente tre file con quell’estensione: t1pxr.fd, t1pxss.fd e t1pxtt.fd.
              Ognuno di questi file comincia con una dichiarazione \DeclareFontFamily…. con diversi argomenti il seocndo dei quali è la sigla del nome della famiglia.

              2) supponiamo di voler poter selezionare uno dei font della famiglia di caratteri proporzionali con grazie; il nome della famiglia sarà dunque: pxr.

              3) Definiamo allora un nuovo comando per selezionare il palatino proporzionale con grazie:
              `
              \newcommand*{\palatino}{\fontfamily{pxr}\selectfont}
              `

              Ecco allora che dopo la dichiarazione \palatino compongo con questo carattere e posso usare i vari comandi per scegliere serie (media, nera) oppure forma ( diritto, maiuscoletto, inclinato, corsivo, corsivo diritto).

              La parola dichiarazione è evidenziata in rosso perché il suo effetto deve essere delimitata da un gruppo o da un comando che internamente forma un gruppo; se volessi scrivere col Platino corsivo io scriverei \textit{\palatino Pippo} così la dichiarazione \palatino resta in vigore finché scrivo l’argomento di \textit.

              Come vedi la cosa più difficile è ricercare il nome della famiglia, che richiede solo di sapersi muovere con agilità fra le cartelle del proprio PC.

              in risposta a: Problema legature #67398
              OldClaudio
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                Sì, stavi confondendo il significato di “legare” con il significato di “accostare” Parli del puntino della i sovrapposto alla parte terminale della f, non comportano una sovrapposizione, ma un disegno diverso; lo stesso il diegno della legatura ff o fl comportano una maodifica del disegno, ancora più modificato è il disegno di ffi.

                Se hai una minmia dimestichezza dei testi precedenti al XIX secolo, ti sarà sembrato strano che scirvessereo f al posto di s; poi, forse, guardando melgio, avrai notato che quella “s lunga” non era fatta come un f , perchè la sbarretta orizzontale non attraversa l’ast come succede con la f. Si era soliti usare la “s lunga” all’inzio e nel mezzo di una parola, a meno che non si trattasse della seconda s di ss, o la s finale; bene il gruppo ss legato ß sopravvive solo in tedesco, ma fino quasi alla fine del ‘700 era usato anche in Italia e nelle altre nazioni occidentali; prendi il brevissimo esempio seguente:
                `
                \documentclass{minimal}
                \usepackage{lmodern}
                \begin{document}
                \fontize{50}{60}\itshape
                ss \ss
                \end{document}
                `
                compila con pdfLaTeX e guarda bene come sono fatti i due gruppi di lettere; la ss legata mostra chiaramente in corsivo la presenza della s lunga a sinistra e della s corta a destra e si vede che per disegnare un solo glifo con le lettere legate, non semplicemente accostate, il disegno sia della s lunga sia di quella corta sono stati modificati per avere un unico tratto che disegni l’intero glifo.

                in risposta a: anthosthesis.cls #66613
                OldClaudio
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                  Quando Miede parla di double square doublesquare textblock intende un rapporto altezza diviso larghezza pari a 2, quando parla di gloden section textblock parla di un textblock in cui altezza diviso larghezza vale 1,618; poi però ad areaset speciifica di includere anche testatina e piedino e aumenta quei rapporti, perché il textblock corrisponde alla gabbia interna, quella che contiene solo il testo ed esclude testatina e piedino.

                  Io non dico che tu abbia cambiato qualcosa nelle specifiche di layout, ma quando leggo:
                  `
                  %*********************************************************************
                  % Textblock size
                  %*********************************************************************
                  \ifant@avpaper
                  % A5
                  \ifant@minionpro
                  % Minion gets some extra sizes
                  \ClassInfoNoLine{\thisclass}{A5 paper, MinionPro}
                  \areaset[current]{278pt}{556pt}
                  \setlength{\marginparwidth}{5em}
                  \setlength{\marginparsep}{1.25em}
                  \else
                  % Palatino or other
                  \ClassInfoNoLine{\thisclass}{A5 paper, Palatino}
                  \areaset[current]{288pt}{555pt}
                  \setlength{\marginparwidth}{4em}
                  \setlength{\marginparsep}{1.25em}
                  \fi
                  \else
                  % A4
                  \ifant@minionpro
                  % Minion gets some extra sizes
                  \ClassInfoNoLine{\thisclass}{A4 paper, MinionPro}
                  \areaset[current]{312pt}{684pt}% 609 + 33 + 42 head \the\footskip
                  \setlength{\marginparwidth}{7.5em}
                  \setlength{\marginparsep}{2em}
                  \else
                  % Palatino or other
                  \ClassInfoNoLine{\thisclass}{A4 paper, Palatino}
                  \areaset[current]{336pt}{750pt} % ~ 336 * factor 2 + 33 head + 42 \the\footskip
                  %\areaset{336pt}{761pt} % 686 (factor 2.2) + 33 head + 42 head \the\footskip 10pt
                  \setlength{\marginparwidth}{7em}
                  \setlength{\marginparsep}{2em}
                  \fi
                  \fi
                  % Here are some suggestions for the text widths and heights:
                  % Palatino 10pt: 288–312pt | 609–657pt
                  % Palatino 11pt: 312–336pt | 657–705pt
                  % Palatino 12pt: 360–384pt | 768pt
                  % Minion 10pt: 264–288pt | 561–609pt
                  % Minion 11pt: 288–312pt | 609–657pt
                  % Minion 12pt: 336pt | 672pt
                  % Libertine 10pt:
                  % Libertine 11pt:
                  % Libertine 12pt:
                  `
                  trovo che a pari font non ci sono le stesse proporzioni altezza/larghezza; e il tutto va solo parzialmante d’accordo con le suggestions che sono negli ultimi commenti; ma trovo, nel ramo A4 del test, che il rapporto varia molto tra l’uso del Minon e quello del Palatino.
                  Prendi con l’A4 la base e l’altezza con il Minion: 312pt e 684pt. Con il Palatiino i dati sono 336pt e 750pt. Nel primo caso altezza/larghezza vale 2,192, mentre nel secondo caso vale 2,232. I rapporti sono quindi quasi uguali, ma tutti e due superiori a 2, perché includono le testaine e i piedini. siccome altezze e distanze di testatine e piedini sono le stesse, a giudicare dai commenti, vuol dire che il blocco del testo col Platino è di 66pt maggiore che nel caso del Minion, mentre le giustezze sono quasi uguali; Il Minion sembra essere leggermente più stretto del Platino, ma il corpo è lo stesso; dunque con unn corpo di 10pt, il baselinesckip è di 12 pt, quindi la pagina col Platino contiene 5,5 righe in più della pagina col Minion.

                  Ecco dove dico che ci sono delle discrepanze

                  Nel foglio A4 dove i 210mm corrispondono a 597.5pt con entrambi i font la giustezza è poco maggiore della metà della pagina, e in effetti i margini sono molto larghi, come sappiamo tutti. Con la pagina A5 che è di 149mm per 210mm, la larghezza della carta in punti è 424pt. quindi, con il Palatino la giustezza di 288pt e in proporzione più grande di quella del foglio A4 (0.679 contro 0,562) quindi l’aspetto della gabbia interna nei due casi è decisamente diverso. con canoniclayout questo rapporto vale 0,707, quindi la composizione con anthosthesis con Palatino e carta A5 è molto simile alla composizione con canoniclayout, mentre entrambe sono molto dissimili dalle proporzioni che si hanno sul foglio A4.

                  Sul fatto poi di dare le misure in millimetri piuttosto che in punti o in pica è una questione di gusti; in effetti mi stupisco di miede, perché in Germania sono molto metrici, persino in UK lo sono, mentre negli USA usano punti e pica. per le parti tipografiche e pollici per la carta; la loro solita confusione per cui nessuno sa nulla in merito perché i multipli duodecimali, le frazioni palindrome 72,27 e compagni ablele non eprmettono di fare i conti al volo, se non per le persone che lavorano quotidianamnte con quelle cose.

                  Quando poi si specifica il marignparsep e il marginoarwidth in em, si fa forse una cosa forba, ma difficile da gestire; usi il copo 10 e in quei 7em ci stanno pressappoco 14-16 caratteri, due o tre parole; altrettante ce ne stanno nel corpo 14, ma quei 7em sono 24,5mm, praticamente un pollice, mentre a 12pt essi sono 29.5mm; va bene che in A4 i margini sono larghissimi, ma vedi l’inconsistenza, con spazi risicati non ci si rende bene conto che usare unità di misura disomogenee non è una gran cosa.

                  Poi si sa, è una questione di gusti.

                  Ti faccio un altro conto: la regola di Bringhurst diche che l’ottimo di leggibilità si ha con 66 caratteri in ogni riga, contando in quel 66 anche gli spazi e i segni di interpunzione; trattandosi di un “massimo” la tolleranza rispetto a questo valore è relativamente alta, ma Bringhurst da ±6caratteri; da ingegnere i darei di più, ma non discuto. Bringhurst stesso dice che si ha un’ottima stima dei caratteri in ogni riga se si usa come unità di misura un vetiseiesimo della lunghezza dell’alfabeto corrente; ho le lunghezze per il Palatino e per il Libertine:

                  Per il palatino di corpo 10 l’alfabeto minuscolo è lungo 46.8mm pari a 133.2pt e la riga di 66 caratteri è di 118.8mm pari a 338pt
                  11 51,6mm 146.8pt 131.0mm 372pt
                  12 55.9mm 159.1pt 141.9mm 404pt
                  Per il libertine 10 44.2mm 125.8pt 112.2mm 319pt
                  11 48.5mm 138.1pt 123.1mm 350pt
                  12 53.3mm 151.7pt 135.3mm 385pt

                  Vedi dunque che nonostante l’aspetto classico, i valori suggeriti nei commenti sottostanti al codice di Miede, sono minori (di poco) rispetto ai valori suggeriti da Bringhurst; invece i valori impostati ad areaset sono pracimante giusti per il platino in corpo 10, ma sono troppo corti per i due corpi maggiori; per il formato A5 invece la giustezza è sempre molto minore del valore dato da Bringhurst.

                  Ecco, non avevo mai fatto questi conti prima, ma ora che li ho fatti per te, mi convinco sempre di più che il disegno di Miede è fatto per attirare l’attenzione, non per ottimizzare la gabbia con il testo e il suo font di default nel suo corpo normale.

                  Scusa la lunghezza di questo messaggio. Capisco, e ti ho esortato anch’io a farlo, che la tua classe voglia essere in prima battuta coerente con classicthesis, ma se poi prevederai non una completa personalizzazione, ma la scelta di un certo numeri di layout preconfezionati, la cosa sarà bene accetta come una aggiunta valida, e non solo come sarebbe ora, cioè un esercizio per avere una classe invece che uno o più file di estensione (descrizione molto riduttiva e che sminuisce il quanto hai già fatto; non volermene, ti prgo; sai bene che non è questo lo scopo di questo messaggio).

                  Ciao
                  Claudio

                  in risposta a: Problema legature #67394
                  OldClaudio
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                    Non ci sono errori, se non nella comunicazione.

                    Mi spiego: dici testualmente “Le legature le voglio si inserire ma che siano corrette naturalmente”, poi però cerci soluzioni per NON isnerirle, non eseguirle;
                    se usi {} interrompi l’adiacenza di due lettere legabili, quindi non inserisci i caratteri legati, che si chiamano appunto legature “”la legatura ff” la legatura “fi”, eccetera. Se usi \disableLigaturas{…}, specificando la codifica e la famiglia del font nel quale vuoi eliminare le legature, “disable} vuol dire di “disabilitare”, cioè di disabilitare la possibilità di legare i caratteri usando le legature.

                    Queste funzioni si usano in automatico con \DisableLigatures, sempre e incondizionatamente perché esistono delle lingue dove le legature NON devono essere eseguite, come per esempio il portoghese. Se usi {} disabiliti le legature dove proprio non ci vuole, ma quali sono i suffissi dove la legatura deve essere tolta? almeno in italiano io non ne conosco; in tedesco ci sono molti casi, ma bisogna gestirli a mano mediante il carattere attivo ” che ha funzioni speciali in tedesco di babel, non so se anche con polyglossia, credo di sì. Secondo le norme UNI, le parole composte di suffissi o prefissi e di diversi altri elementi grammaticali, sono da considerarsi parole come tutte le altre, sebbene non sia vietato trattrarle come parole composte in modo da dividerle sul word boundary.

                    Non è per caso che usi la stessa parola per “legatura” e “accostamento” (kerning)? Credo di no, ma chiedere non guasta.

                    Che cosa vuoi dire con “ma che siano corrette naturalmente”? Se lo guardi da un punto di vista del glifi da legare, i font che ne dispongono lo fanno sempre, a meno che non ne siano impediti con \DisableLigatures o con {}. Se lo guardi da un punto di vista ortografico, devi intervenire a mano per evitare la sostituzione di due lettere legate con la loro legatura (attento alla differenza fra “lettere legate” e “legatura”).

                    Altri membri del forum possono aver capito quello che chiedi, io invece, come hai letto, credo di non aver capito.

                    in risposta a: Problema legature #67392
                    OldClaudio
                    Partecipante
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                      Il tuo problema è non eseguire le legature? o è quello di eseguirle/

                      pdfLaTeX con la maggioranza dei font che usa, esegue le legature in automatico; per quei pochi font dove non esegue le legature è perché il font ha la forma della f poco sporgente a destra.

                      Con XeLaTeX hai maggior libertà di manovra; leggi la guida che ti ha segnalato Tommaso.

                      Se invece vuoi disabilitare le legature in alcune parole ti pbaste inserire un gruppo vuoto fra le lettere che non vuoi legare tipo shelf{}ful, non hai bisogno di una scatola, anche se, bene inteso, la scatola non fa nessun danno.

                      in risposta a: Acronimi nel titolo di una sezione #67382
                      OldClaudio
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                        Se non sai come usare l’argomento opzionale di subsection, hai bisogno di una buona guida; leggiti l’Arte di scrivere con LaTeX il cui link è qua sopra nella linguetta “Documentazione”.

                        in risposta a: anthosthesis.cls #66607
                        OldClaudio
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                          Antonio ti ponevi il problema di altri layout oltre a quello predefinito e che caratterizza classicthesi su carta A4.

                          L’ho rivisto e più lo rivedo meno mi piace quel layout alto e smilzo con un rapporto altezza su larghezza (header e footer compresi) che supera il valore 2,2 (che tu hai ridotto a 2).

                          In verità le dimensioni specificate in punti ad areaset sono difficilmente valutabili rispetto alla dimensione della carta in millimentri; vabbe’ che tutti sappiamo che tre punti sono praticamente un millimetro, però…

                          Non ho esperienza con i Minion, però i valori numeriche hai scelto sia per il formato a5paper, sia per l’altro (che in mancanza di altri rami dell’\if non può essere altro che a4paper –poi dove metti il ramo per il b4paper?), non mi convincono; suggerirei di rivederli anche se dovessi cambiarli rispetto a quelli di Miede.

                          Ho fatto un esperimento con il formato A5 sia con la classe anthosthesis nuda e cruda (il tuo esempio di book.tex con una variante in una chiamata di lipsum al fine di avere delle pagine piene) e una seconda prova con il layout canoniclayout, il cui pacchetto ho invocato subito prima di begin{document}. I risultati sono nelle due paigne allegate. Giudica tu l’equilibrio, specialmente delle testatine.

                          [attachment=108]Book-anthonthesis.pdf[/attachment]

                          [attachment=109]Book-anthosthesis-canoniclayout.pdf[/attachment]

                          Ciao
                          Claudio

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                          You must be logged in to view attached files.
                          in risposta a: anthosthesis.cls #66603
                          OldClaudio
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                            Alla riga 288 devi aggiungere
                            `
                            \@clubpenalty=\clubpenalty
                            `
                            Come mi fece notare Enrico diverso tempo fa, la variabile con @ serve per ripristinare il valore della variabile senza @ quando in certi contesti quest’ultimo viene modificato.

                            Capisco che il tedesco sia una bella lingue, specialmente per Miede, ma Schusterjungen in italiano si chiama (riga) orfana, e Hurenkinder (alla lettera “figli di una min…”) si chiama (riga) vedova. La filastrocca italiana per ricordarlo è: le orfane non hanno un passato ma hanno un futuro; le vedove hanno un passato, ma non un futuro. (la metafora connette il passato alla righe precedenti e il futuro alle righe seguenti — ma anche in italiano la filastrocca non è molto gentile nei confronti delle vedove, quelle non metaforiche 🙂 )

                            in risposta a: anthosthesis.cls #66602
                            OldClaudio
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                              Non avevi detto che avevi sostituito la chiamata a subfigure con la chiamata a subfig? perché allora nella riga 132 passi le opzioni a subfigure e non a subfig?

                              in risposta a: anthosthesis.cls #66600
                              OldClaudio
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                                [OT]
                                Andrea, la dizione TURIN INSTITUTE OF TECHNOLOGY è severamente vietata dal PoliTO; Politecnico di Torino (sia in maiuscolo/minuscolo, sia in maiuscoletto, sia tutto maiuscolo) è la sola forma corretta, perché è la “ragione sociale” dell’ente. Al massimo puoi scrivere la dizione inglese come sottotitolo. Credo che ci sia una delibera del Senato Accademico in merito. Comunque puoi sempre chiedere conferma alla Segreteria Studenti, non agli sportelli, ma all’open space del primo piano.

                                in risposta a: [europecv] a capo? #67375
                                OldClaudio
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                                  Se ce l’hai installato, sì, ma in genrale non è un font instalalto di default nella distribuzione dei sistemi TeX; probabilmente se usi XeLaTeX e se europecv è compilabile con XeLaTeX, allora fra i font del sistema operativo probabilmente Arial Narrow è presente.

                                  Personalmente io non sarei tanto contento di leggere un Cv scritto con un font così stretto e senza grazie. Sarà che sono un po’ tradizionalista.

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