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Se usi babel con l’opzione italian viene messa un valore di demerito altissimo ad una penultima riga di un capoverso che sia tagliato nell’ultima parola; ma i demeriti sono dei “pesi fortissimi” in un processo di minimizzazione, non solo il valore infinito.Come dice Enrico si potrebbero impostare a 3 e 4 i numeri minimi dlele lettere del primo e dell’ultimo moncone di una parola da sillabare; ma non basterebbe per evitare la divisone di mae-stra. Io vedo meglio la questione dei demeriti, che potrebbero essere anche aumentati. Attualmente la definizione è
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\finalhyphendemerits=50000000
`
e se conti gli zeri quel numero vuol dire 50 milioni, puoi sempre aggiungere qualche zero, almeno fino a quando non va in overflow.Devo dire che con microtype (ma anche senza) in quasi trent’anni avrò visto due sole volte sceglire una divisione in righe di un capoverso che portasse alla cesura dll’ultima parola. In quel cso io per quel capoverso userei una \loosenes pari a 1, incoragginado il motore di composizione a non essere troppo fiscale con la ristrettezza degli spazi interparola; ma questa soluzione vale solo se il capoverso contiene molte righe.
Rarissimamente si potrebbe usare una cosa del genere:
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{\tolerance=9999
Capoverso abbastanza lungo
\par}
`
(Attenzione a racchiudere bene dentro le graffe). Non si può certo considerare una soluzione elegante ma talvolta, se non si può riformulare il capoverso, bisogna fare di necessità virtù.
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Come al solito unsi una versione Debian di TeX Live che è vecchia di almeno due anni (c’è scritto all’inizio del file .log che è del 2009).
Il fatto che gli errori dicano che questo a quel comaod non siano defniti dovrebbe farti pensare…Allora leggiti il documento di Enrico texlive-ubuntu.pdf per installare accanto alla tua distribuzione Debian, necessaria per soddisfare le dipendenze, la TeX Live 2011 del TUG, completa. Poi se gli errori permangono se ne può riparlare.
Biblatex e i suoi moduli accessori sono in frenetica evoluzione; se non si dispone di una versione aggiornata quello che ti è successo è il meno che possa capitare. Ancora oggi ho aggiornato al mia versione e c’erano due o tre pacchetti di biblatex & company da aggiornare e un paio di nuovi da installare.
::peppo” post=65695
Comunque, ritornando in tema, forse quello che manca all’utilizzatore viziato, si sto pensando a me, è il vero gusto nello scegliere fonts, gabbia e personalizzazioni varie a seconda della circostanza.
Francamente io uso le classi standard (report, article e talvolta i loro analoghi KOMA), senza personalizzazioni, se devo scrivere una breve relazione tecnica. Per le tesi (pluralis maiestatis ? 😀 ) scrivo con classicthesis ed arsclassica, anche qui senza modifiche (proverò con la nuova gabbia), per quest’ultima scelta anche io mi ero domandato se lo stile non fosse troppo opulento però, essendo sia bello sia pronto, l’ho impiegato con soddisfazione (consigliandolo pure).
Per arrivare al dunque, servirebbe qualche direttiva, qualche manualetto ben fatto, magari prodotto e distribuito dal GUIT, per formare il gusto prima ancora delle capacità tecniche degli utilizzatori; senza si corre il rischio di avere documenti da un lato tutti simili e monotoni, dall’altro di avere un guazzabuglio di elementi belli ma che cozzano tra di loro. Un’eventualità meno estrema è quella che, a dire di Ivan, si usa uno stile armonioso ma che stona con il contesto per il quale viene utilizzato. Sono tre situazioni diverse ma, credo, la cui origine è comune.Anche sul forum ho cosigliato spesso di leggere il documento memdesign.pdf (texdoc memdesign).
Non è la documentazione per la classe emmoir, ma è sostanzialmente un bignamino di tipografia dove il tipografo Peter Williams racconta a noi dilettanti le prime nozioni di book design e di tipografia. Poi si può approfondire su altri testi italiani e inglesi (vedi bibliografia di Guida GuIT).
Ma il punto è che studiare la teoria è una cosa che oggi non va di moda, disabituati come siamo al metodo empirico che ci offrono programmi interattivi come Word di Microsoft o Writer di OpenOffice o di LibreOffice.Inoltre i testi di teoria snobbano la “letteratura tecnica” per cui non si troveranno mai indicazioni serie per disegnare correttamente libri e rapporti tecnici, proposal, norme, e simili, né per scegliere i font più adatti, salvo raccomandare l’uso di font graziati per testi da leggere con continuità, né per comporre la matematica in modo elegante oltre che corretto (le norme ISO UNI, che cito spesso, danno indicazioni solo per la correttezza, non per l’eleganza).
Quindi vedi che un manualetto, come quello che ti piacerebbe fosse disponibile, sarebbe impossibile da scrivere. Oppure diventerebbe un libro di 700 e più pagine come la versione stampata della Guida GuIT, o come la versione che forse sarà stampata della “Guida GuIT XeLaTeX” che ora già supera le 900 pagine e non è finita 🙁
Addio manualetto, …:neutral:
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Kuvio è un vecchi porgramma che non è mai stato aggiornato a lavorare con il formato pdf, ma contiua a lavorare con comandi \special che generano codice PostScript; Bisogna allora comilare con la sequenza latex–>dvips–>ps2pdf; oppure applicare questa procedura solo estraendo le figure disegnate con kuvio e inserendole in piccoli file .tex che invochino il pacchetto kuvio. ognuno di questi piccoli file genera una pagina, che può tranquillamente essere trasformata in PDF (anche solo distillandola con Anteprima/Preview del Mac), scontornata con Anteprima stessa e poi nel file del testo da comporre importare con \includegraphics ogni figura al suo posto.Potrebbe funzionare anche quest’alta variazione valida (forse) usando TeXshop (non so se funzini con textures, ma credo di no): all’inizio del documento, dopo \begin{document} ma prima di eseguire qualunque programma che scriva qualcosa nel file di uscita, si imposta:
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\pdfoutput=0
`
in questo modo quando in TeXShop si clicca il bottone Typeset viene prodotto un file .dvi, ma il visualizzatore te lo distilla trasformandolo in .pdf; puoi configurare nelle Preferenze quale algoritmo di distillazione usare, ma ritengo che dvips+ps2pdf sia adeguato.Io proverei prima questa strada, se funziona sei a cavallo; altrimenti puoi procedere da terminale come ho detto all’inizio.
::Poi, volevo ricordare che a suo tempo segnalai Latexian, un editor nativo di Mac OS X, ma nessuno rispose nemmeno per dire che l’aveva provato
Nessun problema, ovviamente, ma vorrei dire che Latexian e TeXnicle si somigliano per certi versi, e sono molto più reattivi di un TeXstudio, i cui tempi di lancio mi irritano. Essendoci anche Scribo, nativo di Mac, sarebbe interessante stabilire un percorso di prova con alcuni paletti e farne una recensione in questo filone.
A suo tempo avevo aperto la pagina web di LaTeXian, ma non ne ero rimasto impressionato; la live preview sembra un ritorno a Textures. sono abbastanza contrario a queste cose perché inducono a pensare WYSIWYG, anche se, me ne rendo conto, in molte circostanze potrebbe essere utile. Il prezzo è accettabile; lo era anche di più quando il rapporto euro dollaro era diverso, comunque è ancora accettabile.
I però preferisco continuare con TeXShop
24 Novembre 2011 alle 8:10 in risposta a: [RISOLTO] allineamento verticale del testo con \multirow #66709::
\multirow non è così affidabile e questo è uno dei casi in cui non funziona bene. aggiusta il numero 3 finché Immagazianmento ti scende alla posizione che vuoi tu.Oppure apri con texdoc multirow da terminale la documentazione e vai a vedere i suggerimenti per aggiustare il tiro che vi sono indicati, in particolare puoi agire sul valore di fixup, come spiegato all’inizio della seconda pagina e, per la tua situazione, quanto viene detto in fondo alla stessa pagina.
::giannimani” post=65169Caro Enrico,
ho provato il tuo codice. Il risultato è nel file log che ti allego.
Ciao.
Gianni
Quanto hai allegato è il file senza-titolo.tex, il sorgente, non il file log; ci manca la riga \begin{document}, ma una volta aggiunta, il tutto funziona alla perfezione e il comando \setmainfont che esso contiene viene riconosciuto benissimo.
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Certamente un editor capace di gestire i progetti è interessante; sembra anche avere un reader PDF interno, ma non ho trovato i comandi per la ricerca diretta e inversa. Questa oggi per me è la caratteristica essenziale per una buona interfaccia grafica per lavorare con i programmi del sistema TeX.
E onestamente con la possibilità di usare le righe magiche con TeXShop e con TeXworks non mi sento così handicappato per gestire i progetti.Per finire la mia recensione: è un prodotto interessante ma più utili da chi proviene da altri sistemi ed ha l’abitudine di avere un file di progetto.
::zippo” post=65636Grazie, non lo sapevo perché è da poco che bazzico in questi lidi. Gradirei allora chiedere Prof. Beccari qualche dritta su cosa consiglia come classe per scrivere un report scientifico (un proposal a dire il vero), ma sempre dal punto di vista di un utilizzatore, perché non mi metto a fare modifiche sul layout da me.
Inoltre, davvero, non ne posso più dei computer modern (e l’occhio vuole la sua parte).Non so per la classe, dipende dal contenuto; ma per i font senza praticamente fare nienti di più di quello che hai fatto finora componendo con pdfLaTeX, dove necessariamente finora hai specificato di voler usare i font Latin Modern (se non l’hai fatto, male, male… I Latin Modern sono vettoriali e sono scalabili con una legge lineare a tratti, cosa che non succede con i Computer Modern), puoi semplicemente sostituire lmodern nella chiamata del pacchetto dei font con txfonts, oppure pxfonts; i primi usano il font Times e i secondi il font Palatino. Quindi vedi che cambiando una sola piccola stringa si cambia completamente l’aspetto del documento anche senza cambiare la classe; se poi usi il pacchetto microtype, ottieni pagine che virtualmente sono prive di cesure in fin di righe e con spazi interparola costanti, non come quelli di Word che non ha la sillabazione impostata di default e se anche la imposti, word non è capace di sillabare da solo le parole precedute da una preposizione articolata con elisione.
Se poi usi XeLaTeX al posto di pdfLaTeX puoi usare tutti i font OpenType già installati nella tua macchina, sostanzialmente gli stessi che puoi usare con Word, e puoi divertirti a usare una miriade di font che possono formare un insieme gradevole e armonioso o una cacofonia di disegni, stili, grandezze come puoi fare con Word. Se usi le classi standard, eventualmente con il pacchetto layaureo per configurare la gabbia di stampa in modo appena un po’ diverso da quello delle classi standard, ti ritrovi con un documento che pochi potranno dire che sia il monotono stile dei documenti LaTeX.Le norme sono un’altra cosa; comunque se scrivi un proposal, vuol dire che lavori in una organizzazione, quindi hai a disposizione un budget per pagare il costo dell’acquisto delle norme dall’Ente Nazionale di Unificazione Italiano (UNI per gli addetti) e per quel che riguarda la scrittura tout court, il modo di presentare i riferimenti bibliografici, il modo di scrivere la matematica tecnologica, e come usare il Sistema Internazionale delle unità di misura, ne hai abbastanza per spender un bel bigliettone €€€€ 😯 😈
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Antonio, io sono della vecchia guardia; prima di usare qualche cosa leggo le istruzioni, per quanto noioso e deprimente possa essere. Quasi trent’anni fa ho letto tutto il mauale di Lamport prima ancora di installare il sistema TeX sul mio vecchissimo IBM AT; il primo esercizio che ho fatto è stato quello di mettere un filetto sotto alle testatine della classe book e di cambiare font per le testatine, su richiesta di una collega, ma di mio non avevo ancora composto nulla. Documentazione sulle classi nessuna; solo lettura del codice di LaTeX209 e di book.sty. Nessuna idea di quel fosse il linguaggio di di quale fosse la sua sintassi.Ho scritto diverse classi prima di dedicarmi allo studio delle classi personalizzabili, quelle di Markus Kohm e quella di Peter Wilson. Quest’ultima mi è piaciuta subito leggendo la documentazione; le classi KoMa mi hanno deluso un po’ a causa della documentazione scritta male e documentata con un layout penoso da parte di Kohm; per capire tante cose ho dovuto leggere il codice. altrimenti dalla documentazione non riuscivo a cavare un ragno dal buco.
Ora, come ho detto, la classe memoir ha un difetto apparentemente non correggibile; mi sono rivolto al nuovo curatore Lars Madsen, ma ho trovato poca comprensione, per non dire che mi ha silenziosamente scaricato. Ovviamente nella cooperazione su base volontaristica non puoi pretendere da nessuno che faccia qualcosa che ti farebbe comodo, quindi non ce l’ho con Madsen, ma mi stupisco che non capisca il problema o non ne voglia sentir parlare. Il problema è la generazione sincrona degli indici analitici che per me sono molto importanti, anche se fino a qualche anno fa non mi servivo del macchinario distribuito con il sistema TeX. Non avevo voglia di studiarmi i file .ist e la documentazione era scarsa; quindi me ero scritto un programma in Fortran ( 😯 ) che mi leggeva il file (uno solo) .idx e me lo trasformava nel file ordinato e strutturato .ind, non molto diversamente da come l’avrebbe fatto makeindex con un opportuno file .idx; questo avveniva verso la fine degli anni ’80; funzionava, e per me stava bene così. L’abitudine è una cosa a cui non bisognerebbe abituarsi mai 😉 Parafrasando il titolo di un libro, che vorrei che fosse letto di più, direi “Sono abitudinario, ma sto cercando di smettere” (il titolo del libro al posto di abitudinario dice “razzista”).
Venendo al tuo caso, io farei una serie di file .def o .sty da immettere nel flusso della classe e sulla base di opzioni con la sintassi key=value, scegliere tutte le impostazioni con comandi del tipo, per esempio, stile=Bringhurst, e ti viene fuori il layout di Bringhurst; oppure stile=classicthesis, e ti viene fuori lo stile di classicthesis, senza bisogno di dare quella miriade di opzioni; magari alcune opzioni potrebbero essere paperformat=a5, ma non mi preoccuperei di cose come noenddot che hanno significato solo per i tedeschi che usano il punto dopo un numero scritto in cifre per leggerlo come ordinale, invece che come cardinale.
Sto scrivendo una classe di cui, spero si parlerà molto nel Gruppo e forse anche nel forum; la prima versione l’ho scritta basandomi su memoir, poi alcune persone coinvolte mi hanno chiesto che si potessero file più indici analitici; ecco che è rispuntato fuori il solito problema; ho riscritto la classe con book e ho messo le due versioni dentro lo stesso file di classe che grazie ad una pozione permette al compositore di scegliere memoir o book; entrambe le varianti possono venire compilate con pdfLaTeX o XeLaTeX, ma le personalizzazioni sono modestissime, praticamente vietate. Se dovessi implementare una vera classe personalizzabile alla grande mi appoggerei su memoir, non avrei dubbi.
Il manuale di memoir potrebbe far tremare le vene e i polsi, ma è fatto talmente bene che se uno non trova quel che cerca nell’indice generale o nell’indice analitico, basta che cerchi la parola con le funzionalità del reader PDF (tutti hanno questo genere di funzionalità) e trova i 30 posti in cui compare quella parola o frase e poi è facile selezionare quella che interessa veramente; molto più facile che disporre della versione cartacea (stampare fronte retro un malloppo da 587 pagine richiede un mucchio di carta comunque e non è altrettanto comodo). La documentazione è in inglese? che differenza fa? quando si decide di usare il sistema TeX bisogna sapere che qualche rudimento di inglese ci vuole, puoi con il tempo i termini tecnici si imparano e il tutto diventa abbastanza facile.
L’arte è certamente interessante ma non fa riferimento a classicthesis o a memoir o a book o a qualche altra classe; sì, si appoggia alle classi standard, ma per ottenere personalizzazioni di qualunque genere indica i pacchetti appositi. Per un principiante è sicuramente la via più facile rispetto a specificare una miriade di opzioni criptiche come quelle che hai indicato nel tuo esempio.Pensaci e, se vuoi una mano, io ci sono, ma non sono tanto disponibile a studiare il codice di classicthesis per modificare direttamente il codice di quel pacchetto.
Ciao
Claudio
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