OldClaudio

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  • in risposta a: Interfaccia tex/latex per disabile #65774
    OldClaudio
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      Il sistema TeX che contiene anche LaTeX è stato conepito inizialmente per essere scritto solo con i caratteri inseribili con una comune tastiera USA; avendo più di 30 ani di onorato servizio ora può inserire i segni di qualunque tastiera.
      Acquistare Scientific Workplace sarebbe buttare i soldi dalla finestra. In compenso installare dalla rete MacTeX richiede forse una mezz’oretta, ma non comporta l’esborso di un solo centesimo.

      Sul Mac, oltre all’editor TeXShop, si possono usare diversi altri editor, suggerirei Texmake e TeXstudio, molto simili l’uno all’altro, ma io preferisco il seocndo; sono multipiattaforma e quindi vanno anche sul Mac. Dispongono di ampie liste di siboli da introdurre semplicemente selezionando una voce da un menù e i menù sono moltissimi.
      Tuttavia il problema è la tastiera; se suo figlio usa un iPad, perché è touch screen, va benissimo; credo di avere letto da qualche parte che l’iPad può venire anche usato via la connessione Bluetooth come una tastiera per altre macchine che abbiano il software e l’hardware Bluetooth. Ho due Mac, uno portatile e uno fisso, ed entrambi hanno questa interfaccia; quindi, se quel che ho letto è vero (ma bisogna verificarlo sulla documentazione dell’iPad), suo figlio potrebbe benissimo usare l’iPad come se fosse una tastiera wireless per il suo Mac. In questo caso consiglierei di installare e d usare il layout di tastiera corrispondente alla tastiera USA che permette di digitare tutti i caratteri ASCII senza accrocchi di nessun genere. Per le lettere accentate dell’italiano e di molte lingue europee (persino per l’inglese antico) le lettere accentate si possono introdurre sia con le apposite sequenza TeX, per esempio \`e per scrivere è; sia usando apposite combinazioni di tasti (io sto usando la tastiera USA e per scrivere è premo contemporaneamente il tasto alt e il tasto ` poi batto il tasto e); mi rendo conto che questo potrebbe essere un problema per suo figlio, che potrebbe avere difficoltà a premere contemporaneamente due tasti; ma questo problema si ripresenta con qualunque tastiera reale o virtuale e con qualunque interfaccia grafica, che sia TeXShop, TeXstudio o l’editor di Scientific Workplace.

      Ho avuto un allievo fottemente disabile; lui poteva usare solo la mano destra, con la quale riusciva a battere con un matitone impugnato con la destra su una tastiera da officina, dai tasti molto grandi e di metallo sotto forma di “bombature” della superficie della tastiera; egli non poteva battere due tasti contemporaneamente; tuttavia ha conseguito la laurea di primo livello in ingegneria informatica e e ora si guadagna da vivere facendo il programmatore.

      Nulla è impossibile a chi non si arrende; l’aiuto e il supporto della famiglia è importante, ma alla fin fine è il suo ragazzo che deve fortemente voler raggiungere in suoi obbiettivi; vedrà che ci riuscirà e che MacTeX gli sarà d’aiuto.

      in risposta a: Problema con tabelle #65780
      OldClaudio
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        GuidaGuIT, appendice G, paragrafo G.11.2, comando \arraystretch.

        le graffe a cavallo della tabella non servono a niente; \cetering non è un comando che richiede un argomento, ma è una dichiarazione

        in risposta a: Pacchetto copione teatrale #62414
        OldClaudio
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          Su sarovar forse screenplay non c’è ma è distribuito con la TeX Live completa (ache MacTeX che è sempre completa);
          texdoc screenplay

          in risposta a: Parentesi frazione “continua” #65735
          OldClaudio
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            Allora effettivamente non puoi seguire altro che le indicazioni che ti ha dato Enrico.

            La frazione continua è asimmetrica rispetto all’asse matematico; le parentesi introdotte con \left…\right, oppure con \Bigg… sono sempre simmetriche rispetto all’asse matematico; dunque non ci sono altre strade possibili, se non orribili acrobazie tipo quella di mettere la frazione continua dentro una \vcenter, contornare la \vcenter con le parentesi e l’esponente, ribassare il tutto con una \raisebox con innalzamento negativo il cui valore va cercato per tentativi, oppure misurando altre scatole, da svuotare poi nella \vcenter.
            Come vedi un pasticciaccio.

            in risposta a: Parentesi frazione “continua” #65733
            OldClaudio
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              Poi puoi sempre considerare di omettere le parentesi che non servono a granché attorno a una frazione continua.

              in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47600
              OldClaudio
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                Il problema delle tabelle e della rotazione del supporto fisico sempre nello stesso verso si presenta anche epr gli e-book; a stretto rigore essi dovrebero essere composti oneside, non twoside e dovrebbero avere i margini interno ed esterno uguali, in modo che facendo scorrere le pagine successive,il bloco del testo non si sposta ora a destra ora a sinistra sullo schermo. Siccome nessuno pensa di girare lo schermo (a meno che non usi uno di quegli strumentini moderni…) allora è importante che il testo non abbia tabelle girate; ma se non ci stanno e bisogna girarle è importante che siano girate in verso antiorario perché alla maggior parte della gente viene più spontaneo inclinare il capo a sinistra.
                I problema si ripresenta con la costola delle sovracoperta dei libri. La tradizione europea vuole che quando il libro è in verticale in uno scaffale, si possa leggere il titolo stampato sulla costola inclinando la testa a sinistra e leggendo dal basso all’alto. Secondo la tradizione nordamenricana vale il contrario, quindi per leggere il titolo sulla costola quando il testo è nello scaffale bisogna inclinare la testa a destra e leggere dall’alto al basso. Viceversa quando il libro è appoggiato sul tavolo con la prima di copertina in alto, leggere la costola con la tradizione nordamericana è molto più comoda che con la tradizione europea. Forse è per questo che la tradizione europea sta cedendo il passo a quella nordamericana.
                Tuttavia, visto che io tengo i libri negli scaffali, trovo più comoodo leggerne i titoli inclinando il capo a sinistra e trovo estremamente sgradevole avere libri di tradizioni opposte collocati gli uni intercalati agli altri, cosi da dover ondeggiare la testa da un lato e dall’altro.

                Trovo quindi che la norma UNI sia quanto mai utile e opportuna. Poi è una norma, e io seguo le norme.:cool:

                in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47598
                OldClaudio
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                  Appunto: prova con un vocabolario; girare una lunga tabella su più pagine ora a destra ora a sinistra con un libro da 2 kg non è il massimo.

                  in risposta a: Esportare immagini in formato PDF senza margine #65693
                  OldClaudio
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                    Il problema iniziale del ContediMontecristo, se ho capito bene, era quello che facendo diagrammi con draw/Calc di OpenOffice.org, poteva salvare tutta la pagina contente il grafico e non semplicemetne il grafico.

                    Ho verificato che è vero, però disponendo di un driver di stampa che permetta di salvare su file in formato PDF, si può selezionare il solo grafico, stamparlo scegliendo proprio quel driver, e poi, ottenuto il file lo si può scontornare con pdfcrop; questo programma toglie solo le strisce bianche attorno all’immagine, non può togliere le parti di pagina scritte che non hanno a che fare con il disegno/diagramma da produrre.
                    Ho poi aperto con Excel lo stesso file usato per prova con OpenOffice.org/Calc/Draw; ho selezionato il diagramma e vi ho cliccato sopra con il tasto destro; fra le possibilità mi è uscita quella di salvare come immagine; e fra i formati di immagine mi viene offerto anche il PDF; eseguite queste scelte il diagramma esce già perfettamente scontornato. (Sono su un Mac con MS Office 2011 per Mac).

                    Non sto qui a spezzare una lancia in favore del prodotto commerciale MS Office, ma questa apparentemente sembra una delle poche cose che questo prodotto riesce a fare molto meglio che Open/LibreOffice; io me lo sono comperato perché debbo fare molte elaborazioni statistiche con risultati grafici decenti e non sono mai riuscito a farle con fogli di calcolo liberi o gratuiti. Questo, ovviamente, non ha nulla a che vedere con TeX & friends, ma l’output di questi fogli di calcolo sì, ha a che fare con TeX & friends.

                    in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47596
                    OldClaudio
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                      Infatti, la norma UNI parla chiaramente.
                      Ma esiste un’altra regola di buon senso: ruotare le tabelle delle pagine dispari in verso antiorario e quelle delle pagine pari in verso orario ha il solo vantaggio, se così si può chiamare, di mantenere sempre la didascalia verso il marigne interno (se sta sopra la tabella) o verso il margine esterno (se sta sotto la tabella), ma obbliga a girare il documento ora a desta ora a sinistra per leggere le tabelle, non parliamo di tabelle su pagine affacciate, un supplizio terribile; provare per credere.
                      Tant’è che ho convinto al primo colpo ‘autore del pacchetto ctable di modificare le impostazioni del pacchetto, o almeno di mettere delle opzioni con cui mantenere il verso antiorario per la rotazione delle tabelle sulla carta; sidewaystable ha una apposita opzione per mantenere sempre lo stesso verso, ance se di default gira le tabelle a seconda della parità della pagina.

                      in risposta a: Formato “capitoli” per tesi #56498
                      OldClaudio
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                        \chapter* non numera i capitoli, quindi quello che gli dai come argomento lui lo scrive tale e quale.

                        Se vuoi avere delle esercitazioni numerate e che siano elencate nell’indice, allora puoi ridefinire la macro \@chapapp con la stringa Esercitazione (normalmente cotiene la stringa Capitolo o la stringa Appendice).

                        in risposta a: Gli elementi dello stile tipografico #1214
                        OldClaudio
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                          Io ho letto la versione in inglese; lo trovo un libro composto benissimo, ci mancherebbe altro; dove si dicono in modo semplici cose che noi comuni dilettanti conosciamo poco o non conosciamo per niente. Come al solito parla dei libri formati quasi esclusivamente di testo, come romanzi, saggi, e simili. Non palra di libri sicentifici, che trattino di filologia romanza o dei buchi neri non ha importanza; entrambe le discipline usano linguaggi di settore specializzatissimi, che richiedono l’uso di font particolari, costruzioni tipografiche a due dimensioni, e compagnia bella.

                          Ora questo è il rammarico che ho sempre quando leggo questo genere di libri: Che cosa hanno i libri scientifici, di qualunque disciplina che usi notazioni o gerghi di settore. Sono condannati ad essere brutti?

                          Prendiamo un esempio: se inserisco una formula fuori testo (in display) non posso permettermi di lasciare spazi sopra e sotto grandi quanto basta per far sì che la linea di base della formula sia esattamente sulla griglia che tutti i book designer vorrebbero rispettata con grande scrupolo; perché o sono spazi troppo piccoli e sono troppo grandi; in entrambi i casi perché una espressione matematica, anche semplice, ma non banale (per esempio contenente una radice quadrata), in verticale è più alta di una riga di testo. Perciò o si rimpicciolisce la formula (schifo) o si mettono sopra e sotto spazi tali da lasciare la formula sulla grigia, ma o metto spazi di una frazione di riga, e la formula risulta troppo appiccicata al testo circostante, o metto spazi di una riga e un po’ e questi sono troppo grandi, e la formula sta male perché troppo spaziata.

                          Forse il problema è più facilmente solubile con gli inserti di figure o di tabelle, ma il problema resta. Poi c’è il problema degli spazi aggiuntivi fra capoversi per evitare le righe vedove e le righe orfane; entrambi questi tipi di righe sono brutti, ma sono brutti anche gli spazi fra i capoversi; soluzione” Cambiare il testo. Ma un testo scientifico non si può cambiare facilmente come un testo letterario, certe cose vanno dette in un certo modo e non esistono perifrazi corrispondenti; cert non tutto il linguaggio scientifico è così rigido, ma certo pone maggiori difficoltà.

                          Concludendo: Bringhurst va letto, certamente va letto. Ma non bisogna essere troppo frustrati se poi non si riescono e seguire le sue indicazioni alla lettera, specialmente in quei settori che lui non tratta.

                          in risposta a: virgolette con texmaker #65655
                          OldClaudio
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                            Come ti ho detto io ho una tastiera USA extended, ma non è tanto l’extended che conta; conta il fatto che il backtick è un carattere ASCII e ogni tastiera dovrebbe poterlo scrivere premendo un solo tasto, o al massimo un tasto con non più di due tasti di controllo. Con la tastiera USA il segno ` si ottiene con un solo tasto, ma con la tastiera italiana sai benissimo che per avere [ devi premere AltGr +è, e per avere la { devi premere Maiu+AltGr+ è.

                            Per il backtick sul Mac e la pessima tastiera italiana (l’unica tastiera al modo che non riesce a introdurre i caratteri ASCII senza acrobazie e non dispone di nessun mezzo non acrobatico per scrivere le maiuscole accentate, obbligatorie per la corretta scrittura della lingua italiana) devi ricorrere ad acrobazie, che però sul Mac sono meno acrobatiche che su altri sistemi. Infatti il Mac, se spunti una opportuna casella, ti permette di avere un menù a discesa quando clicchi sulla bandierina italiana in altro a destra; nelle voci del menù compare anche Show Keyboard Viewer (probabilmente in italiano); se da te non succede, clicca sull’icona in basso corrispondente a System Preferences (cito sempre in inglese perché ho il sistema operativo in inglese); nel pannello che si apre clicca sull’icona Language & Text; nella nuova finestra clicca su Input Sources e nella finestra che ti appare c’è da spuntare il quadratino di fianco a Keyboard & Character viewer. [Alternativamente, sul mio sistema operativo Lion, l’ultima voce del menù a discesa, cliccando la bandierina, serve proprio per aprire la finestra relativa alle Input Sources]

                            Ciò fatto il menù a discesa quando clicchi la bandierina ti offre di aprire il visualizzatore della tastiera. Proava a vedere e a prendere dimestichezza con questo visualizzatore; vedrai che premendo i tasti di controllo cambiano i disegni nei tasti e fra i tanti troverai anche quello per il backtick; scoprirai che ci sono alcuni tasti marrone quando premi il tasto alt (detto anche option) e il tasto che corrisponde alla cifra 9 quando non hai tasti di controllo premuti è marrone e contiene l’accento grave detto anche backtick. Generalmente i tasti marrone servono per combinare l’accento con una lettera; ma nel tuo caso se premi alt e poi premi in sequenza 99 e poi uno spazio hai i due backtick che ti servono per generare le virgolette alte aperte; Se poi esplori meglio trovi che puoi inserire direttamente le virgolette doppie alte aperte e chiuse con un solo segno, così come può direttamante inserire le virgolette caporali aperte e chiuse; così come puoi inserire le lettere maiuscole accentate; dopo un po’ non hai più bisogno di aprire il Keyboard Viewer e quelle azioni ti diventeranno del tutto meccaniche e spontanee. Naturalmente per molti di questi segni è importante che tu specifichi un encoding completo, oggi, direi, il migliore sarebbe l’encoding utf8, ma anche il latin1 va benissimo; l’importante è NON usare il Mac Roman, perché difficilmente puoi inviare un tuo file a qualcun altro che non disponga di un Mac.

                            in risposta a: Subcaption – classe memoir #65648
                            OldClaudio
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                              Normalmente se un pacchetto è stato caricato con \usepackage o \RequirePackage, viene impostata una variabile interna con il nome del pacchetto, se il pacchetto viene caricato per la prima volta; se invece si cerca di ricaricare il pacchetto, la variabile esiste e contiene le informazioni relative al pacchetto, per cui il caricamento viene omesso.

                              memoir genera queste variabili per tutti i pacchetti che emula, per cui quei pacchetti non possono venire caricati dall’utente.

                              subfig non è né simulato né caricato; come fa subcaption a determinare che non può collaborare in presenza di subfig? Non so rispondere, perché non ho esaminato il codice di subcaption, però è possibile che subcaption, invece di controllare la presenza della famosa variabile interna legata alla caricamento di subfig, variabile che non esiste perché subfig non è né caricato né simulato da memoir, controlli l’esistenza di una particolare macro definita solamente da subfig; è un controllo molto facile da fare; ma è così che si comporta subcaption? Ripeto, non so rispondere, perché non ho esaminato il codice di subcaption.

                              Vado allora a vedere che cosa fa subcaption:
                              `
                              \caption@ifundefined\subfigure{}{%
                              \PackageError{subcaption}{%
                              This package can't be used in cooperation\MessageBreak
                              with the subfigure package}{RTFM}%
                              \endinput}
                              `

                              Allora come si vede all’interno di subcaption.syu, alle prime righe compare quel controllo che verifica se esiste ed è defintia la “control sequence” \subfigure;
                              siccome la trova definita, subcaption ne deduce che il pacchetto subfigure è già stato caricato, e senza eseguire altri contorlli, termina l’input del file dopo aver dato il messaggio di errore che vedi sopra e che riporto in pulito:

                              This package can’t be used in cooperation
                              with the subfigure package

                              Subito dopo subcaption esegue un altro controllo:
                              `
                              \caption@ifundefined\subfloat{}{%
                              \PackageError{subcaption}{%
                              This package can't be used in cooperation\MessageBreak
                              with the subfig package}{RTFM}%
                              \endinput}
                              `
                              e stavolta cita esplicitamente il pacchetto subfig, perché trova che la macro \subfloat è già definita.

                              Ora fra i pacchetti emulati non compare né subfig, né subfigure, tuttavia memoir permette di definire dei subfloat mediante il comando \newsubfloat e certamente dispone del comando \subcaption; vi dedica tutto il capitolo 10 intitolato Floats and captions; in particolare è interessante il paragrafo 10.9.

                              Quindi se ti interessa avere sottofigure in un ambiente figure, ognuna con la sua didascalia, e poi una didascalia generale relativa all’insieme delle didascalie, allora non hai bisogno di caricare pacchetti perché la funzionalità che ti serve è già contenuta in memoir.

                              in risposta a: virgolette con texmaker #65652
                              OldClaudio
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                                Dipende dalla lingua che usi, dalla tastiera che hai, dai font che usi per il documento composto.

                                Se scrivi in italiano e usi babel, e hai una tastiera italiana puoi inserire la sequenza “” Nle file sorgente vedrai du coppie di virgolette diritte, ma nel file composto trovi due virgolette alte aperte.

                                Credo che Texmaker contenga una impostazione per le virgolette intelligenti, ma siccome non uso Texmaker se non una volta all’anno, non saprei dirti nient’altro che esaminare le impostazioni avanzate di Texmaker. TeXstudio da questo punto di vistà è più facile da gestire. Io per latro uso il mac da sei anni e uso TeXShop, che trovo semplicemente ottimo, senza fronzoli e pulito, adatto al mio modo di usare l’editor. Naturalmente non è detto che il mio modo sia il migliore né che tutti debbano trovarsi comodi con TeXShop; il punto cruciale è che io uso la tastiera USA extended e non ho problemi né con i caratteri ASCII puri nè con i caratteri nazionali italiani e di altre lingue; posso scrivere anche in greco moderno o classico, in russo e, dato e non concesso che coosca la lingua, persino in ebraico.
                                Peccato che i normali negozi Apple in Italia vendano solamente tastiere italiane, per cui per avere una tastiera USA extended o si dispone di un fornitore che fa per te il lavoro “sporco” o lo compri in rete scegliendo la tastiera che vuoi; il prezzo non cambia e ti arriva a casa per corriere dopo una settimana circa dall’acquisto; piccolo inconveniente, ma che affronto volentieri, anche perché non compro un nuovo mac una settimana sì e una no 😉

                                in risposta a: Subcaption – classe memoir #65646
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Intanto vai in fondo alla pagina xxix della documentazione di memoir e guarda l’elenco di tutti i pacchetti simulati. è pur vero che subfig non vi è caricato, ma bisogna poi vedere con subcaption determina se può o non può collaborare con altri pacchetti; su due piedi non saprei dirti come faccia senza andare a leggere il codice di subcaptiion.

                                  Però quando vai a controllare quell’elenco di pacchetti già simulati vedi che ne hai caricati alcuni che non servono e che memoir rifiuta, come se li avesse già caricati; non vedi errori perché memoir provvede da sola a passare sotto silenzio questo genere di cose; forse trovi dei warning nel file log.

                                  Uno fra tutti: booktabs; ma non è l’unico, mi pare.

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