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Non mi stupisco.Hyperref (hai letto il manuale?) non sopporta macro nelle stringhe con le quali deve creare dei collegamenti ipertestuali, se non poche macro che fanno parte normalmente dei comandi di sezionamento, come i loghi di TeX e LaTeX, e qualche comando per i cambiamento di font.
Le tue macro, utili a preparare l’esempio, ma altrimenti non vedo che utilità possano avere, visto che sono più lunghe da scrivere che non il testo che producono, ti mettono il luce questa idiosincrasia di \hyperref. Per evitare questa idiosincrasia ci sarebbe il comando \texorpdfstring (vedi manuale di hyperref) ma non sempre lo si può usare.
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Sì, ce l’ha solo memoir e mi sono domandato spesso come Enrico a che cosa serva.Poi mi sono venuti in mente i libri giuridici, per esempio I quattro codici e ho pensato che un ulteriore sezionamento di rnago precedente a \part, forse non è del tutto inutile. Siccome però, di fatto compone la pagina di separazione come se fosse una \part*, sarebbe bastato quello per dire che è decisamente superfluo. Forse scrivendo \book{…} invece di \part*{…} si risparmia una battuta? 😛
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Nella GuidaGuIT da scaricare dalla pagina Documentazione qui sopra, c’è una intera ppendice dedicata alle codifiche e sul come fare per poter andare avanti con codifiche diverse facendo andare d’accodo il sistema operativo coi suoi default, l’editor e il sistema TeX; si tratta di tre cose distinte e non basta mettere la chiamata a inputenc con una certa opzione, se il file che pdfLaTeX legge non è stato scritto e salvato sul disco dall’editor con la stessa codifica; nello stesso tempo, la tastiera attraverso il sistema operativo potrebbe inviare allo schermo dell’editor codici di caratteri che non corrispondono alla codifica di salvataggio dell’editor.Il problema è delicato.
Esare le macro per gli accenti è noiosissimo e può impedire anche il corretto funzionamento del correttore ortografico oltre a rendere difficile la lettura del documento.
Se usi Kile come editor, tieni presente che è preimpostato per la codifica utf8 e salva i file con questa codifica; quindi l’opzione utf8 per pdflatex andrebbe bene; se vuoi usare la codifica latin1 sei padronissimo, ma devi anche impostare Kile perché salvi i file su disco con quella codifica.
Come suggerimento generale, ti consiglierei di usare sempre la codifica utf8, anche se fino a poco tempo fa ero scettico; per scrivere nelle lingue occidentali non è necessario usare la codifica UNICODE, ma di fatto è l’unica che permette di evitare conflitti fra sistema operativo, editor e padflatex.
::ivan” post=64253
Secondo me si tratta di “comandi” di sezionamento. Per sciogliere il dubbio si potrebbe dire che sono “istruzioni” di sezionamento, visto che alcuni sono ambienti e non comandi. In ogni caso l’Indice è un “capitolo” di un libro e una “sezione” di un articolo, quindi si tratta di un “sezionamento”, generato da un comando o un ambiente. Io dico che tutto ciò che direttamente o indirettamente genera un sezionamento del testo può essere considerato comando o istruzione di sezionamento.Per tagliare la testa al toro non sono istruzioni di sezionamento ma istruzioni che implicano un sezionamento. Qui il capello tagliato in quattro è stato ulteriormente tagliato…
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Guarda come è più semplice fare a mano con tikz seguendo anche le indicazioni di @cfiandra:
`
\documentclass{…}
…
\usepackage{tikz}\usetikzlibrary{shapes.geometric}
…
\begin{document}
…
\begin{figure}\centering
\begin{tikzpicture}[auto, -stealth, thick, scale=0.5]% Definizione dei nodi e delle loro scatole
\node[ellipse, minimum height=7em, draw, very thick,inner xsep=3em] at (0,0) (primo) {A};
\node[diamond,aspect=2,draw, very thick,inner xsep=3em] at (0,-6) (secondo) {B};
\node[rectangle,minimum height=5em,draw, very thick,inner xsep=3em] at (0,-12) (terzo) {C};% collegamento dei nodi
\path (primo) edge (secondo);
\path (secondo) edge (terzo);
\end{tikzpicture}
\caption{…}\label{…}
\end{figure}
…
\end{document}
`I puntini sono quello che compare già nel tuo file oppure il contenuto della didascalia e il suo label
::illinguista1972″ post=64248Secondo voi, i comandi standard che producono gli indici possono essere considerati comandi di sezionamento? Io dico di sì: producono una sezione, che ha tutte le fattezze di un chapter o di una section nel punto in cui vengono date, e producono pure le testatine. Anche i comandi per la bibliografia e l’indice analitico fanno la stessa cosa, ma non sono standard.
Perché dici che i comandi per la bibliografie e per l’indice analitico non sono standard? Perché non sono comandi ma sono ambienti? perché usando pacchetti non facenti parte del nucleo di LaTeX, quindi usando pacchetti di estensione i comandi \printbibliographi e \printindex non sono standard?
Ha ragione Lorenzo; non preoccuparti di queste “sezionamenti” impropri, ma anche gli ambienti thebibliography e theindex sono assolutamente standard, fan parte del nucleo di LaTeX e/o di ogni classe standard, e sono loro che sezionano.
25 Ottobre 2011 alle 6:28 in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #6518424 Ottobre 2011 alle 20:45 in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65182::
Infatti amsbook non è una classe standard.
Sì, anche il tuo punto di vista è corretto; siccome non è scritto da nessuna parte perché le didascalie non possano venire poste sopra le tabelle, nonostante il LaTeX3 Team sia condotto da un tedesco che le didascalie le vuole sopra, ogni interpretazione è valida. Invece per eqnarray c’è un numero delle latexnews che lo chiarisce come ho detto io.Però nel messaggio precedente mi sono scordato di ricordare che il pacchetto ctable fa tutto da solo e lo fa bene; Lorenzo e Tommaso sono già al corrente di questa possibilità, e mi pareva di aver capito che avevano recepito il suggerimento di indicare anche ctable fra i pacchetti da usare nella ultima revisione di Ars.
Curiosità per Lorenzo e Tommaso: il codice seguente risolve il problema per la classe book e forse anche per tutte le classi standard e noon richiede interventi da parte del compositore, salvo quello di inserire il comando \caption prima di iniziare la tabella tabular o la tabella array:
`
…
\usepackage{etoolbox}
…
\setlength{\abovecaptionskip}{\medskipamount}% opzionale
\setlength{\belowcaptionskip}{\abovecaptionskip}\makeatletter
\renewcommand\@makecaption[2]{%
\ifcsstring{@captype}{table}{}{\vskip\abovecaptionskip}%
\sbox\@tempboxa{#1: #2}%
\ifdim \wd\@tempboxa >\hsize
#1: #2\par
\else
\global \@minipagefalse
\hb@xt@\hsize{\hfil\box\@tempboxa\hfil}%
\fi
\ifcsstring{@captype}{table}{\vskip\belowcaptionskip}{}}
`
24 Ottobre 2011 alle 20:09 in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65180::
Ragazzi, il pacchetto caption risolverà le cose come si deve, ma la definizione delle classi standard prevede di usare \abovecaptionskip sopra la didascalia e \belowcaptionskip sotto alla didascalia:
`
\newlength\abovecaptionskip
\newlength\belowcaptionskip
\setlength\abovecaptionskip{10\p@}
\setlength\belowcaptionskip{0\p@}
`Come vedete le impostazioni riflettono esattamente quello di cui Lorenzo si lamenta. Il codice per scrivere la didascalia, un codice interno, prevede entrambi gli avanzamenti:
`
\long\def\@makecaption#1#2{%
\vskip\abovecaptionskip
\sbox\@tempboxa{#1: #2}%
\ifdim \wd\@tempboxa >\hsize
#1: #2\par
\else
\global \@minipagefalse
\hb@xt@\hsize{\hfil\box\@tempboxa\hfil}%
\fi
\vskip\belowcaptionskip}
`
per cui un semplice comando del tipo:
`
\newcommand*\fixtablecaptionskips{\abovecaptionskip=0pt\relax\belowcaptionskip=10pt}
`
messo prima della didascalia delle tabelle risolve il problema; naturalmente invece di 10pt si può mettere qualunque altro valore, come per esempio \medskipamount: per esempio:
[code]
…
\newcommand*\fixtablecaptionskips{\abovecaptionskip=0pt\relax\belowcaptionskip=\medskipamount}\begin{document}
…
\begin{table}
\fixtablecaptionslkip
\caption{Diddascalia}
…
\end{table}
viene benissimo senza bisogno di invocare nessun pacchetto, se non per fare le cose che si desiderano veramente fare con il pacchetto caption.Certo si potrebbero invocare pacchetti come etoolbox ed eseguire i test necessari per sapere se gli skip sono da aggiustare o non ne necessitano, e si possono fare cose avanzatissime, ma quel semplice comando ripara un presunto difetto di LaTeX, che è stato scritto in America inizialmente per gli americani e non ha mai avuto modificazioni sostanziali dai tempi di LaTeX209 (no, certo, le modificazioni ci sono state, ma un motorino da Fiat 500 è stato cambiato in un motore da Ferrari) però per motivi di compatibilità con i vecchi documenti non è stato corretto né questo punto, né l’ambiente eqnarray con le sue spaziature sbagliate per davvero.
Notare che per rendere “universale” il comando \caption basterebbero piccole modifiche al comando di ogni classe standard e non standard, sempre pensate per gli americani; basta un test per l’ “European style” e una impostazione degli skip del tipo di \fixtablecaptionskips, solo in ambiente table nel comando \@makecaption. Si tratta di poche righe di codice che riparano permanentemente il presunto errore mantenendo la compatibilità con il passato, se il test per l’ “European style” è falso. Ma so che a Lorenzo questi aggiustamenti del codice non piacciono, quindi \fixtablecaptionskips è l’unica possibilità.
24 Ottobre 2011 alle 12:51 in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65175::
Non direi proprio che il pacchetto caption contenga un errore; stabilito il fatto che la distanza fra la didascalia e la tabella si può regolare come caratteristica dell’intero documento il problema è risolto cone le tabelle tabular.Le tabelle array non sono tabelle nel senso stretto della aprola, tant’è che le puoi comporre solo in ambiente matematico; e se usi per questo ambiente la scrittura \[…\] metti la tabella array in display con il suo bravo \abovedisplayskip e \belowdisplayskip. eventualmente usando Ima non lo vedo facile dopo una didascalia) le versioni short se il testo che precede l’ambiente amtematico o quello che segue sono formati da righini così corti
Se invece racchiudi la tabella dentro un \makebox{}$\displaystyle …$ sei o vai in modo testo, senza spaziature ulteriori, e se all’inizio di tabular hai scritto \centering, questo pezzetto di testo viene composto al centro.
Ripeto, l’errore non è di caption o di LaTeX, ma l’errore è di usare \[…\]
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In effetti mi domando perché ti fai fare i diagrammi da un programma che non è in grado di produrre un codice decente.Espresso il mio mugugno, confesso che non ho capito perché non ti centri l’immagine, anche perché il codice è così confuso che si riesce a malapena a capire che cosa faccia ogni descrizione di path o di nodo.
Ma non ho voglia di ridisegnarti il codice usando tikz per davvero con i suoi comandi, non con i comandi pgf, benché questi ultimi stiano alla base di primi, ma forse tikz li usa meglio.
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Può anche darsi che tu ci tenga a togliere la numerazione dalle prime due pagine, e può anche darsi che si possa fare senza troppo sforzo. Ma stai perdendoti dietro un dettaglio insignificante; una presentazione non è un testo stampato, quindi che i quadri siano o non siano numerati è irrilevante, come è irrilevante che siano numerati ma il numero non sia mostrato (come il quadro iniziale in stile plain, numerato, ma senza che il numero venga mostrato). In un certo senso una presentazione è un documento che viene mostrato agli uditori una volta sola, non letto e riletto, meno che mai annotato.Tieni presente che il numeri di frame sono cose molto importanti per beamer, per poter eseguire i salti mediante i collegamenti ipertestuali e hyperref, che viene caricato direttamente da beamer, è di bocca difficile per quel che riguarda le numerazioni, in quanto deve comunque generare delle ancore e dei bersagli univoci sulla base delle numerazioni degli oggetti a cui puntare.
Io ti suggerirei di lasciar perdere, perché il gioco non vale la candela, secondo me, s’intende.
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Sì è possibile; e lo fa a ragion veduta, perché talvolta l’argomento dell’\item è una parola lunga o una intera locuzione di diverse parole. quindi ogni testo comincia ad una certa distanza dalla fine dell’etichetta nella prima riga, comunque lunga o corta sia questa etichetta.Naturalmente puoi definirti un altro ambiente simile a description sulla falsa riga diell’ambiente thebibliography, che prende le misure della etichetta più lunga per controllare correttamente l’allineamento; tu potresti prendere le misure sull’etichetta più corta; però stai attento perché la larghezza dell’etichetta è una cosa delicatissima da trattare e si rischi di otteneere risultati poco simpatici.
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