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Clicca su questo thread discusso qualche giorno fa: http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=63491&Itemid=60&lang=en#63491
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Rispetto alla minpiage di sinistra, quella di destra appare come se contenesse una riga bianca in testa; se prima del testo “questa è la spiegazione…” inserisci \vspace*{-1basleineskip} la situazione migliora non poco; puoi aggiustare il valore unitario a quanto ritieni che sia più appropriato diminuendolo o aumentandolo di un pochino, poco, poco. Però una volta trovato il valore più appropriato, quello vale per tutti gli esempi di codice commentato indipendentemente dal loro numero di righe.Credo che l’aspetto asimmetrico delle due scatole sia dovuto alla presenza dei filetti orizzontali nel listato del codice.
::matborda” post=63538ecco appunto, non mi spiegai bene 🙂
non voglio una lista mista di tabelle e figure.
vorrei che nella lot prima di ogni voce apparisse table
e nella lof prima di ogni voce apparisse figure
Avevo capito bene, ed Enrico ti ha dato la soluzione, ma…
Mettendo anche il nome dell’oggetto nell’indice delle figure o delle tabelle, ti resta meno spazio per la ripetizione della didascalia, quindi devi fare attenzione ad usare attentamente l’argomento facoltativo del comando \caption (quello destinato alla didascalia breve) affinché la didascalia breve sia davvero breve.
Poi nessuno ti vieta di presentarti alla segreteria della tua facoltà per poter conferire con il responsabile di questo “strano elenco delle figure o elenco delle tabelle dove ogni oggetto elencato deve essere rispettivamente qualificato come figura nell’elenco delle figure e tabella nell’elenco delle tabelle. Probabilmente chi ha predisposto il file di stile o le norme per la vostra facoltà si è sbagliato e sarà disposto anche a correggere quelle istruzioni; basta solo essere gentili e non aggressivi.
In questo modo puoi rendere un utile servizio anche alla facoltà e agli altri laureandi della tua facoltà.:smile:
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se togli tutto quello che non serve, il frontespizio con la classe book viene fuori benissimo.`
\documentclass[a4paper]{book}\usepackage[T1]{fontenc} %Codifica font output
\usepackage{lmodern}
\usepackage[utf8]{inputenc} %Codifica font input
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{topfront}
\usepackage{graphicx}\ateneo{POLITECNICO DI TORINO}%default
\facolta{Ingegneria}
\CorsoDiLaureaIn{Corso di Laurea Magistrale in }% default
\corsodilaurea{Ingegneria Meccanica}
\NomeMonografia{Relazione tecnica}
\monografia{Titolo}
\logosede{LogoPolito}
\candidato{Andrea M}
\sedutadilaurea{A.A. 2010-2011}% non usare \today che ti da la data della stampa, e non l'anno accademico%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\begin{document}
\frontespizio\end{document}
`Ho tolto \graphicspath, che comunque aveva la sintassi sbagliata, perché io il logo del PoliTo lo tengo in un’altra cartella, sul mio albero texmf personale.
Spero che tu non abbia scritto la tesi scalando tutti i font a partire unicamente dal corpo 10. Io ho messo i Latin Modern, che col formato PDF vanno benissimo perché sono vettoriali; in più sono scalabili con continuità ma con una legge lineare a tratti , non lineare e basta come quando si usa un solo corpo.
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Perché vuoi fare una cosa così strana? 😕Quando dai il comando \tableofcontents, l’indice viene intestato Table of Contents, in inglese, Indice in italiano, eccetera. Quando dai il comando \listoffigures, questo elenco viene intestato List of Figures in inglese, Elenco delle figure in italiano e questo elenco contiene solo le figure, non anche le tabelle il cui elenco si produce con \listoftables, intestato appropriatamente List of tables in inglese e Elenco delle figure in italiano. Figure e tabelle non sono mescolate e ognuna compare nel suo elenco.
Quindi o io sono duro di comprendonio e non ho capito che cosa vuoi fare 🙁 , oppure tu non ti sei spiegato bene 🙄 .
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Dipende: il rilegatore potrebbe prenderti in giro, questo è vero; però se usa un tipo di legatura in brossura con il dorso segato e incollato, e la tesi è spessa, la curvatura delle pagine a libro aperto potrebbe essere molto pronunciata al centro; e se apri il libro di più per diminuire la curvatura, ti si scolla tutto e le pagine si staccano.Inoltre non confondiamo la copertina e la pagina del titolo: la copertina potrebbe avere anche il suo contenuto fra margini uguali, la pagina del titolo forse, ma generalmente si tratta della 5 facciata, perché fra copertina e pagina del titolo c’è almeno il risguardo che serve anche per connettere la copertina al blocco delle pagine. Quindi la pagina del titolo deve comunque essere una pagina dispari, quindi di destra. All’interno (non badare ai versi della pagina del titolo e di qualche altra pagina) avendo stampato fronte e retro, a libro aperto vedi la pagina pari a sinistra e la pagina dispari a destra; se la legatura è fatta bene il libro aperto non presenta un curvatura importante delle pagine verso il centro, perciò l’occhio non vuole vedere al centro una fascia bianca (l’unione dei due margini interni) più larga di ciascuno dei margini esterni.
Ecco perché da circa 5 secoli (l’età della stampa} e da almeno 15 secoli, contando anche i codici manoscritti, il margine interno di ogni pagina è più piccolo del margine esterno e spesso è solo la metà del margine esterno; ma la legatura a colla per le brossure è una cosa relativamente moderna, è nota per la sua economicità oltre ad essere nota anche per la sua destinazione a stampati da leggere (se mai si leggono) una volta sola. Capisco che stampare la tesi su fogli A3 (magari impaginando detti fogli per formare dei sedicesimi) e poi legare con ago e filo fa crescere il costo di ogni esemplare della tesi a valori improponibili; ma imporre dei margini interni maggiori di quelli esterni per motivi di legatura fatta male, violando ogni regola tipografica, non mi pare una cosa sensata.Parere personale, si intende.
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Certo, nessuno ti può sostituire a fare le cose personali. crea un nuovo albero radicato in ~/texmf e aggiungici i riami con gli stessi nomi che hanno nell’albero principale: quella si chiama TeX Directory Structure (TDS in breve); naturalmente non sei tenuto a creare i percorsi con destinazione di cartelle che non usi; metti solo quelli che usi: per esempio:
~/texmf/tex/latex/beamer/ per le tue cose modificate e ~/texmf/doc/latex/beamer/ se vuoi mettere due righe di documentizione per le tue modifiche.Non so se succeda così anche sul TeX Live/Debian che cè su Ubuntu, ma comunque non guasta che tut ti metta col terminale in ~/texmf e di lì tu dia il comando texhash che ti crea il database dei nomi dei file contenuti nel tuo albero; ricordati sempre di aggiornare questo database ogni volta che modifichi il tuo albero. Su TeX Live, quello vero, che si installa benissimo seguendo scrupolosamente il testo di Enrico texlive-ubuntu.pdf, non è necessario aggiornare il database dell’albero personale.
::spez” post=63497
ho provato a seguire la guida che mi hai consigliato ma mi da dei warning durante l’installazione e non riesco a completare la procedura. Comunque visto che il problema mi si presenta solo in una slide lo risolverò manualmente, creando un box invisibile attorno alla figura e centrandola con quella.grazie a tutti per il supporto, in attesa che Ubuntu aggiorni Tex Live
Perché Ubuntu aggiorni TeX Live ci vogliono circa due anni; suppongo che tu non voglia aspettare tanto.
Scaricati adjustbox da CTAN, e installalo nel tuo albero personale radicato in $HOME/texmf (se non c’è, crealo) seguendo le indicazioni che sono contenute nella documentazione del pacchetto e anche nell’Arte recentemente aggiornata (vedi Downloads nel Vecchio Sito). Quello che temo è che dipenda dalla presenza di altri pacchetti recenti e/o da funzionalità che non erano ancora presenti nella versione TeX Live 2009.
Prova: al massimo ci avrai perso una decina di minuti.Se non funziona adjustbox, hai sempre la possibilità di usare \includegraphics dentro a $\vcenter{…}$ per allineamento a metà; \vbox{…} per allineamento in basso; \vtop{\null …} per allineamento in alto.
Vuoi un altro allineamento che ti soddisfi di più in relazione alla forma o al contenuto delle immagini? Usa il buon vecchio ambiente picture e con il comando \put(
){ } metti le due figure incluse con \includegraphics come , e scegli le come ti pare, così che puoi spostare una immagine rispetto all’altra nel modo meno vincolato possibile. Provo a buttare giù un esempio:
`
\begin{figure}
\unitlength=0.01\textwidth
\begin{picture}(100,50)
\put(0,0){\includegraphics[width=47\unitlength, height=50\unitlength, keepaspectratio]{figura1}}
\put(53,10){\includegraphics[width=47\unitlength, height=30\unitlength, keepaspectratio]{figura2}}
\end{picture}
\caption{Due figure allineate, la seconda delle quali è più bassa della prima}\label{fig:duefigureallineate}
\end{figure}
`Porre l’unità di misura grafica \unitlength pari all’1% della larghezza del testo, ti permette di stabilire le dimensioni di quanto contenuto in picture senza uscire dai margini. Puoi scegliere qualunque altro valore; se decidi che le figure sono troppo grandi messe una accanto all’altra a giustezza piena, si può scalare semplicemente il disegno diminuendo il valore di \unitlength e mettendo un \centering prima di \begin{picture}.
Occhio alle parentesi graffe e alle parentesi tonde!
L’ambiente picture sembra un po’ rozzo, ma non lo è (io ci disegno i circuiti elettronici, disdegnando il pacchetto circuitikz, basato su tikz), e certamente non fa le cose meravigliose che si possono fare con tikz, ma lo si impara ad usare in dieci minuti:smile: , mentre tikz ha un manuale di 700 pagine circa:sad:.
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Ho recuperato questo codice scritto una ventina di anni fa:
`
\newenvironment{Soluzioni}{\cleardoublepage
\pagestyle{myheadings}\chapter{Soluzioni}
\markboth{Soluzioni}{Soluzioni}\linespread{.95}\small
\def\soluzione##1{\subsubsection*{Esercizio \ref{##1}}}
}{\par\clearpage}
`Mi serviva per raccogliere le soluzioni di tutti gli esercizi del libro di testo che avevo scritto alla fine dei vari capitoli, in modo che le soluzioni non fossero proprio due pagine dopo, altrimenti la tentazione di leggere le soluzioni sarebbe stata troppo forte (In realtà la tentazione non era affatto diminuita mettendo il capitolo delle soluzioni fra le appendici).
Quini l’idea era di farne un capitolo/appendice a se stante. Perché un environment? perché cosi tutte le definizioni all’interno restano locali, compreso il comando \soluzione che serve per dare un titolino al paragrafo che contiene la soluzione; e come vedi questo titolino contiene proprio \ref e l’argomento del comando \soluzione è proprio l’etichetta dell’esercizio di cui si propone la soluzione.
Anche gli esercizi erano contenuti in un environment che cambiava anche la numerazione delle figure e delle tabelle per non confonderle con la numerazione degli analoghi oggetti contenuti nel capitolo. Quindi un capitolo poteva essere formato così:
\chapter{Titolo}
…
\section{…}
…
\begin{Esercizi}
\esercizio{…}\label{es:primo}
…
\esercizio{…}\label{es:secondo}
…
\end{Esercizi}e la parte delle soluzioni sarebbe stata:
\begin{Soluzioni}
…
\soluzione{es:primo}
…
\soluzione{es:secondo}
…
\end{Soluzioni}A quei tempi amsmath non esisteva ancora e si lavorava ancora con LaTeX209, quindi oggi le stesse cose si possono fare in modo più elegante ed efficiente.
La risposta alla tua domanda è un’altra domanda: Perché \vref{…} non dovrebbe funzionare?
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Ho sott’occhio aperti entrambi alla pagina 27 la versione di settembre e la versione di ottobre dell’arte, dove le opzioni sono in BeraMono nel secondo e (credo) in Iwona bold il primo. Non c’è dubbio che sia meglio ora. Se proprio voleste mantenere un poco di continuità cromatica con il passato potreste stampare le voci dell’ambiente description ugualmente in colore marrone.
Secondo me sarebbe usabile anche il font Monaco, come disegno delle lettere, ma sarebbe necessario ricorrere a XeLaTeX per usarlo, visto che esiste solo OpenType. Probabilmente esiste un metodo per usare un sotto-insieme di un OpenType con pdfLaTeX. ma onestamente non me la sento di rimettermi a studiare al gestione dei font, quando c’è XeLaTeX che risolve tutti i problemi.Invece, se volete qualcosa di più nero, ma non troppo, ma solo nelle voci delle descrizioni, magari alleggerito usando il colore marrone, potete usare il font typewriter codificato T1; l’avete usato alla grande dal corpo 10 al corpo 24,88 quindi non avete nemmeno bisogno di introdurre un font nuovo — ripeto: sempre e solo per le descrizioni di oggetti che fan parte della sintassi di LaTeX come, per esempio, le opzioni.
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Il tutto è cominciato un paio di settimane fa, e lho comunicato sul forum col messaggio http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=60641&limit=15&limitstart=45&Itemid=60&lang=en#62835E il messaggio successivo di Doc specificava la necessità di caricare xkeyval prima di polyglossia.
Per la vertià anche a me non funzionava più olyglossia, ma per me era più importante sistemare la matematica.
La matematica è stata sistemata da coloro che ci stanno dietro. Per polyglossia siamo in una empasse, perché il manutentore/curatore/riferimento François Charette ha gettato la spunga; si mormora che il prossimo sarà Arthur Reutenhauer, ma fino a quando non sarà ufficiale sarà necessario caricare a mano xkeyval.
Perché serve a polyglossia? Ti sarai certamente accorto che quando specifichi le opzioni di lingua a polyglossia usi le opzioni nella forma key=value, per esempio \setotherlanguage[variant=ancient]{greek}; ecco, serve a quello.
::egreg9″ post=63436
Per centrare c’è “vcenter=c”; “vcenter=t” è per avere l’immagine alla stessa altezza della prima riga di testo (è simile a \parbox[t]). Nel messaggio ci sono due usi diversi!Evidentemente non mi sono spiegato bene:
`
\includegraphics[valign=m,…]{figura}
`
non dà lo stesso risultato di
`
$\vcenter{\includegraphics[…]{figura}}$
`
anche se la differenza è forse inferiore a un terzo di 1ex, e quindi si tratta di una pignoleria.Controlla a pagina 14 dove è specificato l’uso della chiave valign, (ma in tutto il documento non si parla mai di vcenter=…, almeno io non l’ho trovata nemmeno facendola cercare al comando mela+F). Nel mio messaggio precedente ho sbagliato a scrivere t invece di m (il valore della chiave specificato nella pagina 14 — non devo mai scrivere messaggi in fretta e dopo mezzanotte — a quell’ora non sono abbastanza lucido 🙁 )
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Grazie, Enrico; conoscevo troppo superficialmente il pacchetto adjustbox; grazie a te ho letto tutta la documentazione e in effetti è utilissimo.Anche se si tratta di una pignoleria di un paio di punti, \vcenter e il centraggio verticale con la lettera t non sono la stessa cosa; \vcenter centra l’asse matematico; t centra sull’altezza dell’occhio. Pignoleria, d’accordo, ma merita sapere anche questi dettagli che io ho appena scoperto e te ne ringrazio perché prima avevo classificato adjustbox come una cosetta di poco conto; non è vero: è utilissimo.
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I font OpenType preinstallati con il sistema operativo sono per lo più diversi; solo alcuni hanno i nomi coincidenti; certo si possono scaricare molti altri font dalla rete, o dal repository Ubuntu che ne è ricchissimo.Non so se sia legale, credo di no, spostare/copiare alcuni font distribuiti con un sistema operativo su un’altra macchina con un sistema operativo diverso.
Certo l’identità di font c’è se ci si limita a quelli distribuiti con il sistema TeX; al massimo potrebbero essercene alcuni diversi perché la distribuzione non è la stessa o perché non sono aggiornate allo stesso giorno, ma sono casi rari e che si risolvono sincronizzando le distribuzioni. Invece quelli di sistema no; per esempio, ho provato a cercare gli Hiragino Mincho Pro su macchine diverse dal Mac, e non l’ho trovato.
Mi dirai: ma chi è che scrive in cinese/giapponese/coreano qui da noi? Bella domanda. Ma se ci si limita agli alfabeti occidentali, ce ne sono fin troppi se non proprio uguali almeno indistinguibili gli uni dagli altri per chi non abbia un occhio esercitato, però il nome è diverso e la specifica per fontspec deve essere scritta in modo diverso;, se io decidessi di scrivere con te un libro che faccia uso del font Nadeem e scrivessi la specifica
`
\newfontfamily{hebrewfont}{Nadeem}
`
e tu non ce l’avessi dovremmo pasticciare per scambiarci i font o per indicare due diverse specifiche una da usare quando si compone con il Mac e un’altra per quando si compone con Ubuntu.Per carità, sono problemi che si risolvono in un lavoro cooperativo, ma potrebbero per motivi di licenze impedire la trasportabilità.
Tant’è che diversi file pdf di documentazione che compaiono fra quelli distribuiti con TeX Live dicono espressamente “…è stato usato il font commerciale tal dei tali; se voi volete ottenere lo stesso risultato o ve lo comprate o usate un altro font…”
Questa frase, in particolare l’aggettivo “commerciale”, potrebbe valere anche per i font del sistema operativo, specialmente se questo è “proprietario” come uno qualunque dei Windows o uno qualunque dei Mac — e forse anche per uno qualunque dei Linux commerciali.
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Non occorre vedere il tuo pdf; è una questione nota e arcinota, Nell’Introduzione (GuidaGuIT — vedi qui sopra c’è un intero paragrafo dedicato all’allineamento delle figure in una tabella; il problema è lo stesso. Ogni oggetto viene allineato su una riga allineando i punti di riferimento; se vuoi le due figure allineate sulla base della loro mezzeria (l’asse orizzontale passante esattamente a metà fra il bordo inferiore e quello superiore allora fai così:
`
\begin{figure}
\centering
$\vcenter{\includegraphics[width=.45\textwidth]{Diagrammi/rpw.eps}}$
\hfill
$\vcenter{\includegraphics[width=.45\textwidth]{Grafici/phaseNoise1.eps}}$
\end{figure}
`Puoi aumentare anche un poco quel .45 senza però superare .5, visto che devi lasciare dello spazio in mezzo.
Il comando primitivo \vcenter, che si può usare solo in modo matematico e che sta alla base dell’ambiente minipage e del comando \parbox, ha come punto di riferimento cella scatola il punto di mezzo del bordo sinistro. Come tutti i comandi primitivi che accettano materiale verticale, non è necessario specificare la larghezza della scatola che viene formata (mentre con minipage e con \parbox} è necessario, se il materiale che costituisce il suo argomento è una scatola (se è testo questo viene composto in modo paragrafo interno e richiede la specificazione della giustezza); \includegraphics produce appunto una scatola larga quanto la figura che vi viene messa dentro, e questa scatola ci sta benissimo dentro \vcenter senza bisogno di dire a \vcenter quanto è largo il materiale che esso verrà a contenere.
Non ti preoccupare se trovi oscura questa spiegazione; quando vorrai studiare il TeXbook (non necessario per comporre bei documenti, ma necessario per scrivere belle macro) allora ti diventerà tutto più chiaro.
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